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Cambio clima, sorgo, coriandolo, amaranto e cicerchia tra le colture emergenti in Veneto

Schermata 2016-01-25 a 19.23.07Dopo i vigneti in altura, il grano duro in Pianura Padana, dove si registrano estensioni di pomodori da sugo ed ettari di arachidi,  i cambiamenti climatici portano al Nord sempre più  coltivazioni di sorgo, coriandolo, cicerchia e amaranto. E’ quanto mettono in campo gli agricoltori veneti – commenta Coldiretti – per rispondere ai problemi di scarsità d’acqua dovuti a prolungati periodi di siccità.

Mais, frumento e soia  mantengono il podio della produzione regionale, ma con l’approssimarsi delle semine e con un inverno particolarmente asciutto che non ha favorito le scorte naturali, gli imprenditori agricoli corrono ai ripari investendo sia in impianti irrigui altamente tecnologici per ridurre lo spreco di risorsa idrica oppure scegliendo di convertire l’ordinamento colturale privilegiando varietà alternative a quelle tradizionali. Da qualche anno il sorgo è stato piantato in molte aree in quanto resistente ai deficit idrici, ma ultimamente anche il coriandolo da seme rientra tra le valutazioni agronomiche in quanto non necessita di irrigazione, disinfestazione del terreno o trattamenti fitosanitari. Altro vantaggio ambientale è legato al disinteresse della fauna selvatica perchè sgradevole all’olfatto di cinghiali ed ungulati.

Dal territorio, nuove indicazioni per la PAC. Tra gli indirizzi produttivi optati dalle aziende agricole del Nord Est spunta anche la cicerchia, antico legume che si trova a suo agio in appezzamenti ciottolosi. Si sta affermando pure l’amaranto pianta erbacea, un pseudo cereale che non contiene glutine, non ama irrigazioni frequenti né i ristagni. Se per ora è impossibile sapere in quali province si concentreranno le semine – conclude Coldiretti – è sicuro che a questi orientamenti rientrano nei codici attribuiti dalla nuova Politica Agricola Comunitaria la cui programmazione sicura avviene in base alle indicazioni fornite dal territorio”.

Fonte: Coldiretti Veneto

 

Dal 28 gennaio al 18 febbraio 2016, a Verona l’agri-aperitivo va in tavola per quattro giovedì

Sarde spinate fritte

Agri-aperitivo a km zero è la nuova iniziativa degli imprenditori agricoli di Coldiretti Verona e  Campagna Amica rivolto ai buongustai del territorio. I produttori scaligeri prepareranno e illustreranno per quattro giovedì a partire dal prossimo 28 gennaio dalle 17.30 alle 19.30 al Primo Kilometro, il locale che si trova al piano terra del palazzo in viale del Lavoro n. 52 sede di Coldiretti Verona, sfiziose degustazioni con i loro prodotti.

I quattro giovedì. Il primo appuntamento con l’Agri-aperitivo sarà giovedì 28 gennaio con una degustazione di formaggi e miele della Lessinia delle aziende agricole Malga Vazzo e apicoltura Falasco con vino Valpolicella Doc della cantina Recchia di Negrar. L’Agri-aperitivo di giovedì 4 febbraio sarà dedicato alla degustazione del pesce d’acqua dolce: lavarello e sarde del Lago di Garda con verdure in agrodolce delle aziende agricole Loro Claudio e Schiavo Andrea . Il tutto accompagnato da vino Soave Doc della cantina Villa Canestrari. Giovedì 11 febbraio protagonista dell’Agri-aperitivo sarà il broccoletto di Custoza da degustare in vari modi a cura dell’azienda agricola Quei Mille accompagnato dal vino Lugana Doc della cantina Valerio Zenato. Per concludere il ciclo di appuntamenti, giovedì 18 febbraiosalame e stortina veronese dell’azienda agricola Merlin Filippo saranno al centro dell’Agri-aperitivo con vino Valpolicella Doc della cantina Gamba Gnirega. Il costo dell’agri-aperitivo è di 5 euro.

Iniziativa nata per coinvolgere i giovani. “E’ importante trovare sempre nuove modalità per far assaggiare e apprezzare le eccellenze agroalimentari del territorio – commenta Claudio Valente, presidente di Coldiretti Verona. Con questa iniziativa miriamo a interessare i consumatori anche giovani che dopo l’orario di lavoro del giovedì possono rilassarsi e apprezzare prodotti buoni, sani, accompagnati dalla spiegazione dei produttori. Il nostro territorio è davvero ricco di particolarità sia nel cibo che nel vino ma a volte si rischia che siano più conosciute all’estero che non a livello locale”.

Fonte: Coldiretti Verona

Zootecnia, la Regione Veneto ha in progetto un impianto innovativo in grado di dar reddito al settore, in grossa sofferenza. E ai giovani agricoltori, finanziamenti a fondo perduto per le start-up.

Pan e dirigenti settore agricoltura Regione Veneto

Giuseppe Pan, assessore all’Agricoltura regione Veneto

(di Marina Meneguzzi)  “Se da qui a fine gennaio non dovesse piovere, sarà necessario attivare una procedura di emergenza per affrontare la siccità, che sta mettendo in difficoltà non solo il settore agricolo ma anche quello civile, specie in alcune zone montane”. A dirlo è stato l’assessore regionale all’Agricoltura, caccia, pesca e bonifiche Giuseppe Pan, che ieri a Legnaro (Pd), nelle sale della Corte Benedettina, ha incontrato i giornalisti ARGAV prima del tradizionale appuntamento di presentazione dei primi dati sul settore agroalimentare veneto 2015, forniti da Veneto Agricoltura. 

Irrigazione di precisione e filiere del latte. Pan ha ricordato come nel 2015 si sia registrato un 20 per cento in meno di precipitazioni in Veneto. “I laghi montani sono pressochè a secco, li ho visitati nei giorni scorsi, e questo è problema, perché è l’Alto Veneto a fornire acqua al resto della regione. Tutti speriamo in una Primavera meno siccitosa, in ogni caso sarà bene incentivare sempre più l’irrigazione di precisione, anche se poi, recenti studi hanno dimostrato come il sistema tradizionale vada a ricaricare le falde irrigue“, ha aggiunto l’assessore. Che, tra gli argomenti affrontati, ha anticipato la realizzazione di un progetto innovativo destinato a soccorrere il settore zootecnico, in profonda crisi (nei paragrafi successivi trovate tutti i dati forniti da Veneto Agricoltura), vale a dire la realizzazione di un impianto per il trattamento del siero, refluo generato dalla lavorazione del formaggio. “Il progetto è destinato a coinvolgere le latterie del Veneto, e comporterà un investimento di 30/40 milioni di euro, presto lo presenteremo al Ministero dell’Agricoltura, siamo molto fiduciosi nell’aver trovato una fonte di reddito alternativa che vada a contrastare la continua diminuzione del prezzo del latte”, ha riferito Pan.

Ai giovani agricoltori, un aiuto a fondo perduto di 40 mila euro. Ma ecco i dati presentati poi nel dettaglio da Alessandro Censori e qui riassunti da Pan. “Quella del 2015 è stata un’annata agricola di alti e bassi, con alcuni settori in piena salute (vino su tutti) e altri in sofferenza (latte e carne), e che ha visto da una parte diminuire il numero delle aziende attive ma dall’altra aumentare il numero degli addetti, in particolare di quelli dipendenti.  Il settore primario – ha sottolineato Pan – vale ben 5,7 miliardi di euro e si presenta in costante trasformazione, grazie anche al concreto supporto fornito dal Programma di Sviluppo Rurale (PSR) regionale. Basta ricordare che saranno 1,2 i miliardi messi a disposizione dal PSR 2014-2020. Un supporto finanziario strategico, che offre importanti opportunità di rinnovamento alle aziende agricole e di ricambio generazionale attraverso l’aiuto al primo insediamento dei giovani (dai 18 ai 40 anni), che ora possono contare anche su finanziamenti a fondo perduto (ben 40.000 € su presentazione di business plan la cui validità sarà verificata da Avepa) e/o a tassi agevolati, in accordo con la Banca Europea per gli Investimenti. Senza tralasciare il supporto al sistema di qualità dei nostri prodotti, all’ambiente, alla diversificazione delle attività agricole, ecc.”.

Nel dettaglio. Il dato più importante riguarda il valore complessivo della produzione lorda agricola veneta, che nel 2015 è da stimarsi in 5,7 miliardi di euro, sostanzialmente in linea (-1%) rispetto all’anno precedente; un risultato sul quale hanno inciso, negativamente, il calo di produzione (causa meteo) e di prezzo (mercati) delle principali colture erbacee, assieme alla flessione del settore zootecnico, dovuta in particolare al ribasso delle quotazioni del latte; ottima la performance dei prodotti vitivinicoli, con incremento di produzione e prezzo. Prosegue il calo del numero di imprese agricole iscritte alle Camere di Commercio del Veneto, sceso nei primi nove mesi del 2015 a 65.192 unità, -1,8% rispetto allo stesso periodo del 2014. Il numero di imprese dell’industria alimentare è invece salito a 3.714 unità attive (+1,4%). Lieve aumento per gli occupati in agricoltura, che nei primi tre trimestri del 2015 si attestano su una media di 61.224 unità (+2%), come risultante del calo dei lavoratori indipendenti (-9,5%) e la notevole crescita di quelli dipendenti (+23%).

Bene il commercio con l’estero: il deficit della bilancia commerciale veneta dei prodotti agroalimentari relativa al terzo trimestre 2015 risulta dimezzato (-52,5%) rispetto allo stesso periodo del 2014, scendendo a circa 400 milioni/euro a causa del lieve incremento delle importazioni, che si attestano sui 4,7 miliardi di euro (+1%), e della notevole crescita delle esportazioni (+12,8%), salite a 4,3 miliardi/euro, un livello record mai raggiunto nel periodo gennaio-settembre.

I risultati delle varie colture agricole. Le alte temperature e la scarsa piovosità del periodo estivo 2015 hanno penalizzato soprattutto mais e soia, le principali colture del Veneto per estensione (rispettivamente 209.000 e 134.000 ettari), che hanno subìto diminuzioni di resa intorno al -20% e conseguente flessione produttiva; non dissimile il calo di resa della barbabietola da zucchero. L’annata è stata invece moderatamente favorevole per riso, tabacco e per i cereali autunno-vernini come frumento tenero, frumento duro (che ha triplicato la superficie coltivata) e orzo. Ma la globalizzazione delle commodity ha causato una certa pesantezza dei mercati anche dove si è verificata una contrazione produttiva, con quotazioni mediamente di segno negativo. Le colture orticole hanno fornito risultati diversi a seconda della stagionalità: si è osservato un aumento di resa per patata (+10%) e radicchio (+21%), e un calo per lattuga (-19%) e fragola (-1%). La superficie complessivamente investita a patate e ortaggi è aumentata del 2,5% rispetto al 2014, quale risultante dell’aumento delle coltivazioni in piena aria (+4%) e in serra (+7%) e del contestuale calo delle piante da tubero (-12%).

La frutticoltura, in particolare quella estiva, sembra non essere ancora uscita dalla crisi che ha contraddistinto le ultime annate e che ha causato un significativo ridimensionamento di tali colture. Rispetto al 2014 la produzione è risultata in lieve crescita per actinidia (+4%), pero (+2%) e melo (+1,4%), in calo pesco (-3,6%) e ciliegio (-27%). Ancora note dolenti dal punto di vista commerciale (prezzi) per le pesche (-38%) e le mele (-15%). Da segnalare il ritorno a livelli normali della produzione olivicola (+37,5%) dopo il disastroso raccolto 2014.

La vitivinicoltura ha beneficiato di una vendemmia molto positiva sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Rispetto all’anno precedente, infatti, la produzione di uva è stimata in aumento di circa il +20%, mentre quella di vino dovrebbe raggiungere i 9,7 milioni di ettolitri (+18%). Anche i prezzi di uve e vini risultano generalmente in aumento, sospinti dall’andamento crescente delle esportazioni (+10,3% in valore nei primi 9 mesi del 2015).

In difficoltà il settore zootecnico. Il prezzo del latte è calato su base annua di oltre il -10%, mentre la produzione è risultata sostanzialmente stabile. La carne bovina ha subìto la pesantezza dei mercati al consumo, registrando quotazioni in leggero ribasso e un’analoga contrazione produttiva. Il comparto suinicolo ha dimostrato un incremento della produzione (+10%) al quale è corrisposto un calo dei prezzi del -7% e il medesimo andamento, ma in misura meno accentuata, è stato osservato per la carne avicola. Tuttavia, la riduzione dei costi per l’acquisto di mangimi e prodotti energetici ha parzialmente preservato la redditività degli allevamenti da carne. Pesca: ancora in calo la flotta peschereccia veneta (-5,4%), ma i quantitativi prodotti nei primi 6 mesi 2015 dalla pesca marittima sono in aumento del +13%.

 

Le “cinque stagioni” della cucina vicentina, Biblioteca “La Vigna” e Università del gusto insieme per valorizzare l’enogastronomia del territorio vicentino

5stagioni_logopag_21636_1Per far conoscere ancor più la ricchezza del connubio tra cucina e produzione agro alimentare della provincia di Vicenza, l’Università del Gusto e Biblioteca Internazionale “La Vigna” lanciano l’iniziativa “Le Cinque Stagioni della Cucina Vicentina“.

“Cinque” come forzatura per mettere in risalto un piatto che potremmo definire l’autentico “fuoriclasse” della gastronomia berica, inserito tutto l’anno nei menu, quasi a rappresentare una stagione a parte: il Bacalà alla Vicentina. “Le Cinque Stagioni” è un’iniziativa rivolta agli appassionati con la quale si intende diffondere la conoscenza gastronomica del territorio, favorendo un avvicinamento più consapevole alla cucina vicentina, che va al di là del semplice “consumo” e permette, invece, di scoprire i legami esistenti tra terra e tavola, tradizione e contemporaneità. Ogni piatto genuinamente vicentino è infatti sintesi di un lavoro di filiera non solo “produttiva”, ma anche “culturale”, a cui si vuole dare evidenza attraverso l’iniziativa.

Si inizia venerdì 19 febbraio con il Broccolo Fiolaro di Creazzo, ortaggio invernale interpretato dallo chef Nicola Portinari (La Peca di Lonigo, 2 stelle Michelin); si prosegue con la primavera dell’Asparago Bianco di Bassano secondo la visione dello chef Giuliano Baldessari (Aqua Crua di Barbarano Vicentino, 1 stella Michelin); l’estate dei Piselli sarà messa nel piatto dallo chef Marco Perez (docente dell’Università del Gusto e del Master della Cucina Italiana); l’autunno dei Funghi vedrà impegnato lo chef Alessandro Dal Degan (La Tana Gourmet di Asiago, 1 stella Michelin) e, a concludere, la “quinta stagione” del Bacalà alla Vicentina che troverà ai fornelli un guru del piatto tipico vicentino come lo chef Antonio Chemello (nominato ambasciatore dello stoccafisso dal Norwegian Seafood Export Council).

Approfondimento sulle caratteristiche e sulle tradizioni dei singoli prodotti di stagione. Ogni incontro sarà aperto da un approfondimento dell’enogastronomo e consigliere scientifico della Biblioteca “La Vigna” Alfredo Pelle, sulle caratteristiche e sulle tradizioni dei singoli prodotti di stagione, mentre al termine dei cooking show è previsto un approfondimento sui vini da abbinare ai vari piatti. Gli incontri si svolgeranno tutti, con orario 17.30-19.30, nella cucina dimostrativa dell’Università del Gusto, la struttura formativa di Confcommercio Vicenza, che ha sede a Creazzo in via Piazzon 40. Partecipazione gratuita per chi si prenoterà sul sito www.universitadelgustovicenza.it

Fonte: Biblioteca La Vigna

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Asiago Dop, da gennaio a maggio 2016 laboratori teatrali nelle scuole per far conoscere le specificità nutritive del formaggio

Cuore di formaggio_Quadrato_BASSAHa le caratteristiche di un giallo a tutto tondo, condito con un’innocente storia d’amore, Cuore di formaggio, il  percorso di educazione alimentare realizzato dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago con la collaborazione di Fondazione Aida.

Un laboratorio teatrale portato nelle scuole. L’iniziativa è stata pensata per far conoscere le qualità e le specificità nutritive del formaggio, in particolare, del formaggio Asiago DOP, agli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo livello degli istituti delle province di Treviso, Padova, Vicenza, Verona, Trento, Mantova, Bergamo, Udine e Bologna. Scritto e diretto da Pino Costalunga, scrittore e regista specializzato nel teatro per i ragazzi e condirettore artistico di Fondazione Aida, il giallo sarà portato in scena in 54 appuntamenti dal 22 gennaio a fine maggio 2016 in forma di laboratorio teatrale da Gioele Peccenini ed Elisabetta Borille. Completa il percorso educativo, il libretto didattico illustrato da Timoteo Frammartino che, contestualmente al laboratorio, verrà distribuito a tutte le classi.

I principi della sana e corretta alimentazione vanno appresi fin da giovani. “Questo progetto, parte del percorso educativo Asiago School dedicato alle scuole, – afferma Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio di Tutela –  e nasce dal desiderio di voler offrire ai più giovani nuove occasioni per conoscere ed apprezzare un formaggio che esprime, accanto alle sue innegabili proprietà nutrizionali, un mondo fatto di valori, tradizioni e cultura. Il nostro auspicio è quello di condividere la crescente curiosità e la voglia di sperimentare delle giovani generazioni contribuendo a diffondere i temi dell’educazione alla sana alimentazione”.

Un giallo ambientato sull’altopiano di Asiago. “Il testo è nato – spiega Pino Costalunga – pensando al pubblico a cui è diretto e cioè ai ragazzi che vanno dai dieci ai tredici anni circa. Ho creato una storia che ha la forma del giallo, che contiene i temi dell’amicizia e del primo innamoramento, tipico dell’età, usando uno stile che si pone tra il diario personale, – che molti ragazzi ancora usano scrivere – la narrazione e il testo teatrale e che quindi funziona bene sia come narrazione teatrale che come testo da leggere da soli o in classe. Il formaggio Asiago è naturalmente uno dei protagonisti del racconto ed ho lavorato in modo che le informazioni riguardanti le sue ottime qualità e la sua lavorazione fossero inserite come parte necessaria e fondamentale del racconto”.

Fonte: Consorzio Tutela Formaggio Asiago

 

Cinghiali, Regione Veneto: “Sì a piani di controllo, no a caccia libera, presto nuove regole”

Terreno rovinato dai cinghiali in Lessinia IMG00617-20121127-1139 (1)

L’effetto del passaggio dei cinghiali sul terreno

La caccia al cinghiale non è l’unico mezzo per affrontare l’”emergenza” creata dal proliferare dei dannosi ungulati. Bisogna pensare a interventi diversificati e integrati di controllo, che possono anche prevedere l’intervento selettivo dei cacciatori. Questo l’orientamento dell’assessore regionale all’Agricoltura e alla caccia Giuseppe Pan, sollecitato da associazioni agricole e comunità locali a seguito del dilagare della specie invasiva e dei danni provocati a colture, persone e automezzi.

Prelievo venatorio autorizzato solo in provincia di Verona. “Siamo in attesa del parere tecnico-scientifico dellIspra (l’istituto nazionale di riferimento  per  la protezione ambientale) sulla sperimentazione in atto nel parco regionale della Lessinia – dichiara l’assessore Pan – per tirare le fila sulla modalità più efficace e conveniente per gestire l’emergenza cinghiali e impostare una corretta politica di gestione della specie. Ricordo che, allo stato attuale, solo in provincia di Verona è autorizzato il prelievo venatorio della specie cinghiale limitato  all’altopiano della Lessinia, secondo quanto disposto dalla Delibera di Giunta regionale n. 1027 del 4 agosto 2015.

Un piano di contenimento articolato. “L’Ispra – prosegue Pan – da sempre sconsiglia l’assoggettamento del cinghiale al regime venatorio in quanto soluzione addirittura controproducente al fine del contenimento della specie che, va ricordato, è presente in Veneto a causa di immissione abusive dall’Appennino, dai Balcani e dai Carpazi. Gli esperti dell’Ispra e i tecnici regionali hanno messo in evidenza che estendere a tutto il Veneto la caccia a questa specie particolarmente invasiva, rischierebbe non solo di non far diminuire il numero dei cinghiali, ma al contrario di provocarne un drastico aumento, anche a causa del rilascio abusivo di ulteriori esemplari. Meglio, invece, il controllo effettuato a livello provinciale, con l’ausilio di cacciatori opportunamente formati. La pratica venatoria, opportunamente regolata e delimitata, può essere uno strumento integrativo di un più articolato e mirato piano di contenimento,  da adottare soprattutto nelle aree agricole, dove i danni causati  sono particolarmente consistenti”.

Obiettivo: rendere compatibili sicurezza dell’uomo e dell’attività agricola con tutela dell’ambiente e delle risorse faunistiche. A sostegno del ‘modello integrato’ di contenimento (cioè controllo più caccia) Pan cita l’esperienza maturata nel parco Colli Euganei dove l’interazione tra ‘guardie’ del parco, polizia provinciale e corpo forestale dello Stato, integrata dall’apporto di cacciatori selezionati e adeguatamente formati, ha consentito di abbattere o catturare 6500 cinghiali negli ultimi 14 anni, di cui 900 nell’ultimo anno. “La pratica combinata di catture con ‘chiusini’, recinzioni elettrificate in prossimità del bosco e abbattimento da parte di controllori abilitati (cosa diversa dall’inserire tout court i cinghiali tra le specie cacciabili) appare allo stato attuale il comportamento migliore per limitare il dilagare incontrollato delle specie selvatiche nocive per gli insediamenti umani e l’attività agricola.  La giunta ha proposto, con un proprio disegno di legge attualmente al vaglio della commissione regionale Agricoltura, nuove regole mirate al contenimento dei danni causati dalle specie selvatiche (cinghiali, lupi e orsi).  Attendiamo le valutazioni dell’Ispra sulla fase sperimentale di caccia a cinghiale condotta in Lessinia e gli utili apporti che la commissione e i rappresentanti del mondo agricolo e venatorio potranno dare, per formulare l’approccio più corretto. Il nostro obiettivo – conclude Pan – resta quello di rendere compatibili la sicurezza dell’uomo e dell’attività agricola con la tutela dell’ambiente e delle risorse faunistiche”.

Fonte: Regione Veneto

PSR Veneto 2014-2020: aperti i bandi per accedere ai finanziamenti

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiLo scorso 8 gennaio sono stati pubblicati sul Bollettino ufficiale della Regione Veneto i nuovi bandi per il finanziamento dello sviluppo rurale regionale 2014-2020. I beneficiari avranno dai 60 ai 90 giorni di tempo per presentare domanda e accedere ai finanziamenti previsti.

Contributi per 100 milioni di euro. “Cominceremo così a erogare i 100 milioni previsti dal Programma 2014-2020 – ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan – mettendo in moto una serie di misure innovative, come il sostegno ai giovani imprenditori. Si tratta di una robusta leva finanziaria per la competitività del comparto agricolo che si somma agli oltre 240 milioni di euro già stanziati per i bandi dello scorso maggio per l’agroambiente, l’agricoltura biologica e le indennità in zona montana”. I bandi riguardano interventi differenti, dagli investimenti per l’ammodernamento delle aziende agricole e delle imprese agroalimentari, al primo insediamento dei giovani in agricoltura (mediante il cosiddetto Pacchetto Giovani), alla formazione, al sostegno per la certificazione e la promozione dei prodotti di qualità, ai lavori di ripristino dei danni causati dal tornado dell’8 luglio nella Riviera del Brenta.

A chi sono rivolti i bandi. Per le azioni di formazione professionale e acquisizione di competenze, i bandi si rivolgono agli organismi di formazione accreditati (3 milioni di euro); per i regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari, i destinatari sono i Consorzi tutela e loro consorzi, consorzi e associazioni di produttori, organizzazioni di produttori e loro associazioni, Cooperative agricole non associate (1 milione di euro); per la promozione su qualità dei prodotti agricoli e alimentari, possono accedere ai bandi consorzi e associazioni di produttori, cooperative agricole non associate, associazioni temporanee d’impresa (5 milioni di euro); per investimenti per migliorare le prestazioni e la sostenibilità globali dell’azienda hanno accesso ai bandi gli imprenditori agricoli professionali, le cooperative di produzione che svolgono attività di coltivazione e allevamento (9,5 milioni di euro per le zone montane e 28,5 milioni di euro per le altre zone); per investimenti per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli i bandi si rivolgono a  imprese agroalimentari che svolgono attività di trasformazione e commercializzazione (30 milioni di euro). Infine, per il ripristino di terreni e del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali, l’importo messo a bando è di un milione di euro, riservato agli agricoltori ‘attivi’; per l’insediamento di giovani agricoltori (18-40 anni) ci sono 3,25 milioni di euro, per le zone montane e  9,75 milioni di euro per le altre zone; e per la creazione e sviluppo della diversificazione delle imprese agricole sono a bando altri 9 milioni di euro.

Fonte: Regione Veneto

10 gennaio 2016, AltraAgricoltura Nord Est organizza a Padova un pranzo condiviso per la raccolta firme contro lo sgombero dell’Associazione

VolantinoAltrAgricoltura Nord est organizza domenica 10 gennaio 2016 alle ore 12, nella sede in Corso Australia 61, Padova, un momento conviviale aperto a tutti. Scopo della giornata è fare un primo punto sulla raccolta firme che verrà presentata il 14 gennaio all’incontro con i dirigenti del comune di Padova per evitare lo sgombero dell’Associazione dai locali.
Petizione, si può anche sottoscrivere on line. I partecipanti sono quindi invitati a portare i fogli firme raccolti. Si può anche sottoscrivere la petizione on line al seguente link: https://docs.google.com/…/17phpvB6EP9DS460D0N7-TRl…/viewform. Oltre alla raccolta firme,  l’incontro ha come obiettivo la condivisione e il confronto di opinioni in merito all’attuale e futura situazione dell’Associazione. Il brunch è strutturato in modo tale per cui ogni partecipante prepara e porta qualcosa (piatti pronti di qualsiasi genere esclusivamente da riscaldare). A corollario del convivio, saranno organizzate numerose altre attività, tra cui laboratorio e giocoleria per i bambini, musica, danze.

Agroalimentare artigiano Veneto, crescono le vendite e vola l’export (+11,9%)

festa-dop-venetePane, pasta, dolci, vini, birre ed olio, carni e salumi, formaggi, pesci e conserve sono solo alcuni dei prodotti dall’agroalimentare artigiano veneto che hanno registrato un vero e proprio “boom” nell’export nei primi 6 mesi del 2015.

Le esportazioni hanno registrato un +11,9% rispetto al 2014 con un giro d’affari di 2.371milioni di euro (secondo valore assoluto dopo quello lombardo). Il tutto è realizzato dalle 6.751 imprese artigiane del Veneto, laboratori e botteghe che offrono produzioni straordinarie per qualità, gusto, tradizione e genuinità, producendo ben 371 prodotti tradizionali riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole, di cui ben 36 riconosciuti a livello europeo con le denominazioni Dop (18) ed altrettanti Igp. Questi sono i dati sul Veneto del dossier dedicato all’ “Artigianato Alimentare Speciale Natale”, elaborato dall’Ufficio Studi Nazionale di Confartigianato, sui numeri del terzo trimestre 2015 del Ministero delle Politiche Agricole e Alimentari e dell’ISTAT.

In ripresa anche le vendite: il dato nazionale segna una crescita, positiva seppur flebile, dello 0,5% rispetto a tutti gli anni passati. Ma il dato più straordinario, anche per un settore da annoverare tra quelli che dal 2008 regge meglio la crisi, è dato dal saldo tra aperture e chiusure, positivo nella nostra regione di 84 imprese equivalenti a un +1,3% su base annua. La migliore performance a livello italiano e ben al di sopra della invarianza registrata in media in Italia 0%.

Il Veneto è sempre più la “Food Valley” del Paese. Gli indicatori delle vendite e dell’export dell’agroalimentare artigiano veneto sono ottimi ma ci vuole cautela e tanto lavoro -afferma Luigi Curto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto– occorre poi capire se questi segnali siano l’effetto trainante dell’EXPO; rimane il fatto che l’indice di propensione all’export del Veneto (valore delle esportazioni su valore aggiunto del territorio) è stato del 3,55%, secondo risultato dopo quello di Emilia Romagna (3,61), molto importante per un settore che ha potenzialità enormi”. “Bisogna però lavorare sulla solidità delle imprese –continua Curto–. Il comparto è sano è bisogna crederci e investire”. “Crediamo e confidiamo molto nel nuovo piano per l’internazionalizzazione presentato da poco dalla Regione – aggiunge – perché è necessario agevolare e promuovere la capacità di esportazione delle imprese venete”.

L’artigianato alimentare veneto in cifre. Delle oltre 6.700 imprese attive nell’artigianato alimentare, 3.166 sono pasticcerie, panifici e gelaterie, 2.754 sono attive nella ristorazione e nei servizi da asporto, 140 sono pastifici, 197 sono attive nella lavorazione e trasformazione della carne, 93 nel lattiero caseario, 70 nell’ambito delle spezie e condimenti, 105 nell’ambito dei vini, birre e distillati vari, 8 nella produzione di oli e grassi vegetali e animali, 47 nella lavorazione e conservazione di frutta, ortaggi e pesce, 65 nella lavorazione delle granaglie e altre 102 in altre produzioni. A livello percentuale, impennata delle imprese di produzione di olio (+14,3%) e conserve (+11,9%) bene anche l’industria lattiero casearia e quella di condimenti e spezie (+4,5%). Tra le province, ben due venete entrano nella classifica dei primi sette territori che rappresentano il 34,9% di tutto l’export agroalimentare italiano: prima in assoluto Verona con oltre 1 miliardo di euro (1.023 milioni), e settima Treviso con 509 milioni. Estendendo l’analisi alle trenta provincie che presentano un export del settore superiore all’1%, nel primo sem 2015 si osservano crescite tendenziali sopra la media nazionale (+7,1%) in ben quattro nostre province: Vicenza (+18,7%) quinta in classifica, Treviso (+12%) e settima piazza, Verona (+11,1%) nona, e tredicesima Venezia con (+9,4%). Quattro infine le province venete tra le 30 principali per propensione all’export agroalimentare: Verona terza, Treviso tredicesima, Rovigo diciottesima e Vicenza trentesima.

Dicembre, con le festività di Natale, rappresenta un mese di grande rilevanza per le vendite al dettaglio di prodotti alimentari che sono il 23,6% superiori alla media mensile del resto dell’anno. Produzioni dell’artigianato agroalimentare che, soprattutto quelle a “chilometro zero”, sono la parte essenziale della “dieta mediterranea”. “Grazie proprio ai prodotti sani e genuini che gli italiani mangiano –commenta Curto– il nostro tasso di obesità è il più basso di tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo”. La nostra Nazione ha una percentuale di obesi del 10,4% contro la media europea del 16,7%. Tra i nostri “dirimpettai”, la Francia registra il 14,5% e la Spagna il 16,6%. “Quindi possiamo dire che –sottolinea il presidente– se mangiamo con moderazione e con equilibrio, i nostri prodotti agroalimentari sono anche molto salutari”.

I prodotti veneti a Denominazione. “E’ necessario spendere anche qualche istante sui 36 prodotti agroalimentari a marchio DOP e IGP che il Veneto annovera (come per esempio la soppressa vicentina e il prosciutto berico, l’asiago il montasio e la casatella trevigiana) –riprende il presidente- e soprattutto sulle imprese artigiane venete che si dedicano alle 371 produzioni tradizionali  e a quelle con marchio di garanzia europeo. Un patrimonio di conoscenze e competenze straordinario che si dedica alla produzione di olio extra vergine d’oliva, ai formaggi, all’ortofrutta e cereali, alle carni fresche e lavorate e alle lavorazioni varie. Questi numeri sono la dimostrazione di quanto sia forte il collegamento della popolazione veneta con le sue tradizioni più profonde. Legame che si deve sempre più tradurre in un sistema integrato e sinergico tra prodotti di qualità, territorio e percorsi turistici enogastronomici”. In conclusione Curto lancia il consueto appello ai consumatori: “In un momento come il Natale, seppure difficile economicamente, si affidino alla tradizione e alla qualità che possono garantire i nostri straordinari artigiani dell’alimentazione e della ristorazione”. “Anche un solo acquisto di questo genere – chiude il presidente – è un “piccolo valore” che può contribuire a dare ulteriore forza a un comparto che è tra i pochi a resistere alla crisi garantendo occupazione e lavoro a decine di migliaia di lavoratori veneti”.

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Veneto

Nel bellunese, piccoli agricoltori si ri-uniscono per la chiamata a raccolto

per web(di Alessandro Bedin) Il 28 e 29 novembre scorso, in contemporanea alle marce per il clima, si è tenuto a Sedico (BL) l’annuale ri-unione di molte persone consapevoli dell’importanza di curare e custodire Madre Terra nonché di preservare la biodiversità che tanto ci arricchisce e protegge.

Agricoltori del futuro. Sotto la sapiente regia di Tiziano Fantinel, il gruppo Coltivare Condividendo, ha organizzato una bellissima due giorni di scambio semi, mercatino del bio, conferenze sul rispetto della Terra e dei suoi frutti. Il tutto impreziosito da incontri e un pranzo vegetariano con un minestrone strepitoso a base di fagioli bellunesi. Alla chiamata a raccolto hanno risposto in tantissimi e Villa Patt, sede dell’incontro, era stracolma di agricoltori del futuro, curiosi, appassionati. Da ricordare è che Coltivare Condividendo è un gruppo auto-finanziato e aperto a tutti che sta proponendo da alcuni anni il “Recupero e miglioramento delle varietà antiche riproducibili”, ed in particolare una “Filiera dei cereali antichi” con una attenzione ai più piccoli, e cittadini del futuro, con “La biodiversità a scuola”.

Ritorno alla Terra. Il gruppo fa parte anche di “TerraChiAma”, una comunità respons-abile pulsante e molto attiva. Il Manifesto di quest’ultima è un condensato concreto che parla di ritorno alla Terra ed in cui i fatti importanti sono: Generosità (della Terra), Fiducia (per il futuro), Umiltà (nel nostro approccio quotidiano), Ascolto (della Natura Maestra), Immaginazione (un nostro potere forte). In contemporanea, a Montecchio Maggiore (VI), si è tenuta l‘8a Fiera della Mostarda, manifestazione organizzata per riscoprire gusti antichi (ma non troppo) e l’uso di un albero (e il suo frutto), il Cotogno, ricco di mille virtù e da riscoprire.