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Rapporto Ispra 2022, Veneto seconda regione in Italia per aumento di superficie cementificata

agricoltura

“I dati presentati dal rapporto ISPRA 2022 sul consumo del suolo, che vedono ancora il Veneto tra le regioni dove la cementificazione aumenta maggiormente, sono la cartina tornasole di un modello di sviluppo non più sostenibile. È necessario un cambio di rotta, perché la perdita di suolo naturale o semi naturale comporta nel tempo un impoverimento dell’agricoltura, del paesaggio e pregiudica la sicurezza idraulica, anche alla luce dell’estremizzazione degli eventi meteorologici. Dalla cementificazione derivano un maggiore rischio allagamenti e ondate di calore più intense, ma anche la perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici. Il nostro auspicio è che la tendenza rallenti fino ad arrestarsi, perché oltre agli aspetti economici e di sicurezza, compromettendo il nostro paesaggio si mette a rischio la nostra stessa identità”. Ad affermarlo, Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto, nel commentare il rapporto Ispra sul consumo del Suolo nel quale il Veneto è la seconda regione (dopo la Lombardia) per aumento di superficie cementificata: +684 ettari impermeabilizzati nel 2021 rispetto al 2020, un aumento del 11,90%.

Regione Veneto: “Il Rapporto Ispra va studiato prima di evocare catastrofi”.  “E’ vero che il consumo risulta ancora elevato, ma è altrettanto vero che dopo la legge del 2017, da me fortemente voluta e sostenuta sul consumo zero del suolo, che dovrà portare all’azzeramento al 2050 come indicato dagli obbiettivi europei di protezione del suolo, la situazione ha iniziato a invertirsi vistosamente, passando dai 1.138 ettari del 2017 ai 683 ettari del 2021. E’ questo il commento del Presidente della Regione del Veneto ai dati contenuti nel Rapporto Ispra. Dal rapporto si evince anche – aggiunge Zaia–, che degli 813 ettari assegnati al Veneto, 129 sono di suolo già ripristinato, riducendo così l’occupazione reale a 683 ettari; 230 sono dovuti a indispensabili strade, 92 a edifici residenziali; 4 ad aeroporti, 19 per aree impermeabili non edificate tipo parcheggi e piazzali, 51 per cave che però sono tecnicamente considerate ‘consumo di suolo reversibile’ (e in Veneto lo sarà), 28 per edifici produttivi”.

Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto e Regione Veneto

Presentato il bando dell’edizione 2022 del premio “Jean Giono, l’uomo che piantava gli alberi”, previsti quattro distinti riconoscimenti (250 piantine autoctone) da destinare a chi si è impegnato in azioni di promozione e realizzazione di aree boscate di pianura, candidature entro il 17 ottobre

boschi

Torna il Premio “Jean Giono – L’uomo che piantava gli alberi”, edizione 2022, che Veneto Agricoltura e Regione del Veneto dedicano ormai da cinque anni a chi si è contraddistinto per la promozione e la realizzazione di impianti di vegetazione legnosa (alberi ed arbusti) in pianura. Il Premio, lanciato nel 2017 in occasione della presentazione della “Carta di Sandrigo” – documento con il quale Enti pubblici e operatori privati erano stati chiamati alla non facile sfida di contribuire a decuplicare, entro il 2050, a superare nella nostra Regione i 5.000 ettari di superficie boscata di pianura, puntando di raggiungere l’1% della superficie agricola, come avveniva ai tempi della Repubblica Serenissima di Venezia. Un’iniziativa unica nel suo genere in Italia e proprio per questo meritevole di essere conosciuta, promossa e partecipata.

Il Premio “Jean Giono” prevede quattro distinti riconoscimenti da assegnare ad un rappresentante di altrettante categorie: amministratore di bene pubblico; tecnico/agronomo-forestale; imprenditore; volontario. Ciascun premiato riceverà 250 piantine di alberi e arbusti prodotti dal Centro Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta di Veneto Agricoltura con sede a Montecchio Precalcino (Vi). Il Premio prende ispirazione dall’omonimo romanzo scritto da Jean Giono (1895 – 1970) che racconta la storia di un uomo che negli anni oscuri della prima guerra mondiale compie una silenziosa quanto straordinaria opera di rimboschimento delle spoglie pendici della Francia meridionale, ridando così vita alla terra e alla comunità del luogo. Si tratta, dunque, di una iniziativa che ben incarna la natura di Veneto Agricoltura nel promuovere la cultura forestale, ma anche le finalità produttive e naturalistico-ambientali del bosco. In questo ambito va ricordato, infatti, che Veneto Agricoltura oltre a gestire 16.000 ettari di boschi, pascoli e riserve del demanio regionale, coordina – su incarico della Regione del Veneto – i Servizi Idraulico Forestali; inoltre gestisce il Centro di Montecchio dove la tutela del germoplasma delle specie legnose autoctone si traduce in una produzione vivaistica di piantine di oltre 300 specie tra alberi, arbusti e piante erbacee.

La  consegna dei riconoscimenti del Premio “Jean Giono 2022” avverrà in occasione degli “Stati generali dei Boschi di pianura” in programma nella settimana del 21 novembre prossimo, Giornata nazionale degli alberi. Le candidature dovranno pervenire a Veneto Agricoltura entro il 17 ottobre 2022. Info: giovanna.bullo@venetoagricoltura.org; tel. 0498293889; cell. 3406355351; modulo di partecipazione: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSei7aMj0-RTPVg4oEFu8mQVbOhWjBCA5KNG-RIV64e8QFD25w/viewform

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

West Nile, confermata in Veneto la circolazione di due ceppi virali

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In Veneto stanno circolando due ceppi di virus West Nile (WNV), denominati WNV-1 e WNV-2. La conferma arriva da ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie (IZSVe) e dell’Università di Padova, sulla base di analisi genetiche condotte contemporaneamente su zanzare, uccelli e uomo. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Eurosurveillance.

Rispetto al 2021, quando la circolazione del WNV in Veneto veniva evidenziata dalla metà luglio con un picco ad agosto, quest’anno la trasmissione stagionale del WNV è iniziata molto prima, già a giugno, probabilmente favorita dalle alte temperature dei mesi primaverili. La prima positività in pool di zanzare è stata rilevata il 7 giugno nella provincia di Vicenza, per poi allargarsi a quasi tutto il Veneto. Ad oggi il virus è stato trovato nelle zanzare di tutte le province venete, ad eccezione di Treviso e Belluno. L’attenzione dei ricercatori si è concentrata in particolare sul ceppo WNV-1, che è ricomparso nel 2021 dopo otto anni di assenza dal nord-est e sembra oggi essersi stabilizzato in quest’area geografica. La sorveglianza veterinaria sugli uccelli selvatici ha consentito di identificare WNV-1 in esemplari di tortora dal collare, piccione, corvidi e rapaci notturni rinvenuti nelle province di Padova, Rovigo e Venezia. L’ipotesi è dunque che la reintroduzione di questo ceppo possa essere stata favorita all’origine da uccelli selvatici che hanno riportato il virus in questa parte di territorio.

I ricercatori ribadiscono il ruolo fondamentale giocato dai cambiamenti climatici nelle dinamiche di insorgenza di focolai di WNV nel serbatoio animale (uccelli, mammiferi) e nei vettori di malattia (zanzare). Secondo alcuni modelli epidemiologici, le scarse precipitazioni invernali e le alte temperature primaverili registrate negli ultimi anni in Europa potrebbero aver influenzato i meccanismi di diffusione della malattia, aumentando i tassi di crescita della popolazione di zanzare, di puntura e trasmissione del virus. L’approccio integrato One Health per la sorveglianza del WNV in tutti e tre i settori – uomo, animali e zanzare – ha dimostrato la sensibilità del sistema di sorveglianza a livello regionale. L’allerta ha consentito di far scattare prontamente lo screening di tutti i donatori di sangue residenti in Veneto, in modo da evitare la diffusione dell’infezione attraverso le donazioni. Al momento non si hanno evidenze di diverse manifestazioni cliniche nell’uomo per entrambi i ceppi. Tuttavia, l’acquisizione sistematica delle informazioni genetiche del virus nel corso delle attività di sorveglianza sarà fondamentale per monitorare l’evoluzione della circolazione del virus e per ottenere informazioni sul potenziale epidemico e patogeno del ceppo WNV-1.

Fonte: Servizio stampa IZSVe

Siccità estate 2022. Alpeggi senza acqua e fieno, prati secchi e fontanili prosciugati, Coldiretti lancia sos animali in oltre 600 malghe venete 

siccità pascoli

È emergenza siccità negli alpeggi, con i pascoli che sono sempre più secchi e le pozze per abbeverare gli animali asciutte a causa della mancanza di pioggia e delle alte temperature. È quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti sulla situazione in montagna, in riferimento all’ultima ondata di caldo che coinvolge anche i monti veneti.  “Una situazione drammatica sui pascoli in altura, che coinvolge il territorio bellunese, quello vicentino e la Lessinia con prati secchi che costringono greggi e mandrie  a spostarsi sempre più in alto, o dentro nei boschi, per fuggire al caldo anomalo. Con le fonti d’acqua in affanno  gli animali che rischiano di non avere da bere e in alcuni casi vengono dissetati da rifornimenti di emergenza trasportati con gli elicotteri, con le autobotti e con le cisterne trainate dai trattori”.

Oltre che in pianura gli effetti del cambiamento climatico si fanno sentire anche in montagna, con un profondo cambiamento del paesaggio dai pascoli ai ghiacciai. Oltre 600 malghe punto di presidio degli allevatori e meta di migliaia di turisti registrano difficoltà dovute al climaMolti imprenditori agricoli stanno valutando il ritorno a valle forzato e anticipato di diverse settimane per la difficoltà di approvvigionamento del fieno necessario per sfamare gli animali. Negli alpeggi in difficoltà per scarsità d’acqua e prati pascoli secchi è scattata la solidarietà fra gli agricoltori per ospitare pecore e bovini in stalle situate più in alto. “La situazione dei pascoli in montagna è critica – aggiunge Coldiretti Veneto  – e in diverse zone si sta procedendo anticipatamente con il secondo taglio di fieno, per salvare il salvabile, visto che dal punto di vista della quantità si sta raccogliendo il 40% del foraggio, che molte aziende sono costrette ad acquistarlo a prezzi altissimi, quando riescono a trovarlo”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

20 azioni virtuose per sprecare meno acqua 

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Sprecare meno acqua dovrebbe essere una buona regola da seguire sempre, ma ora più che mai è diventata un’esigenza imprescindibile. La drastica riduzione delle precipitazioni dallo scorso autunno a oggi sta portando a una condizione di sofferenza idrica il nostro Paese, non solo il centro Nord (il Po è ai minimi storici e sono in crisi anche i laghi): infatti, questo trend si sta spostando verso Sud. A questo si aggiunga poi che la disponibilità di risorsa idrica nell’ultimo trentennio 1991-2020 si è ridotta del 19% rispetto al 1921-1950 (fonte Ispra).

Cosa fare? Se da una parte occorre intervenire per efficientare una rete acquedottistica che perde in un anno il 41,2% dell’acqua immessa (dati Arera riferiti al 2021), d’altro canto occorre anche agire per risparmiare acqua nei settori produttivi e a livello domestico. Gli sprechi, infatti, hanno impatti negativi non solo sul consumo di acqua, ma anche di combustibili. Ecco quali comportamenti virtuosi suggerisce ENEA per ridurre gli sprechi. 1) Mantenere efficiente l’impianto idrico e verificare la presenza di perdite occulte (con un rubinetto che gocciola si perdono fino a 5 litri al giorno). 2) Chiudere bene il rubinetto per evitare che l’acqua scorra inutilmente: mentre ci stiamo lavando le mani (in un minuto evitiamo lo spreco di almeno 6 litri d’acqua), i denti (se lasciamo scorrere l’acqua, sprechiamo fino a 30 litri, solo 1,5 litri se non la lasciamo scorrere), durante la rasatura (risparmio fino a 20 litri). 3) Raccogliere l’acqua fredda non utilizzata quando si attende di ricevere quella calda; effettuare prima le operazioni che richiedono acqua fredda (per esempio per lavarsi i denti) e poi quelle che richiedono acqua calda (per esempio per farsi la barba). 4) Stesso consiglio in cucina: per le operazioni di preparazione degli alimenti o il lavaggio della verdura usare le bacinelle anziché l’acqua corrente. Si calcola che per bere e cucinare vengano consumati circa 6 litri di acqua al giorno pro capite e per lavare i piatti a mano almeno 40 litri. Tuttavia lo spreco può arrivare anche a 12 litri al minuto se non si chiude il rubinetto. 4) Riutilizzare l’acqua di cottura della pasta o del lavaggio delle verdure per sciacquare i piatti prima di metterli in lavastoviglie o per annaffiare (quando non è salata) .5) Utilizzare lavastoviglie e lavatrici sempre a pieno carico. Per un carico di lavastoviglie (classe A) senza prelavaggio vengono utilizzati fino a 15 litri (7 litri in classe A+++), mentre per uno di lavatrice (classe A) si impiegano 45 litri. Preferire inoltre programmi di lavaggio a temperature non elevate (40-60 °C). Inoltre, con l’installazione di pannelli solari si eviterebbero i consumi elettrici per scaldare l’acqua necessaria agli elettrodomestici. 6) Preferire, quando possibile, rubinetti con sensori o con rompigetto aerato che riducono il flusso dell’acqua e hanno maggiore efficacia di lavaggio, avendo cura di mantenerli in efficienza. 8) Installare sciacquoni a doppio tasto per risparmiare anche 100 litri al giorno (a ogni utilizzo di modelli con un solo pulsante si usano fino a 16 litri di acqua).
8) Scegliere la doccia invece che la vasca, risparmiando così fino a 1.200 litri all’anno. Si stima che per fare un bagno in vasca si consumino mediamente fra i 100 e i 160 litri di acqua, mentre per fare una doccia di 5 minuti se ne consumano al massimo 40 litri, ancora meno se si chiude il rubinetto quando ci si insapona. 9) Chiudere l’impianto centrale in caso di periodi prolungati di mancato utilizzo (per esempio, quando si parte per le vacanze). 10) Installare sistemi di raccolta per l’acqua piovana per usi non potabili (lavaggio toilette, lavaggio auto) e per innaffiare, evitando di farlo nelle ore calde per ridurre l’evaporazione. In Italia cadono mediamente circa 800 mm di pioggia l’anno: questo significa che su una superficie di circa 80 m2 si può raccogliere l’acqua necessaria per una persona per un anno. 11) Utilizzare per l’irrigazione sistemi temporizzati, a goccia o in subirrigazione, in virtù della loro maggiore efficienza. 11) Evitare di lavare la propria auto con acqua potabile. 12) Coprire la superficie delle piscine con teli per evitare l’evaporazione. 13) Recuperare l’acqua di condensa dei condizionatori o dell’asciugatrice, per usi domestici. 14) Diversificare l’uso dell’acqua a seconda della sua qualità (potabile, piovana, grigia, nera). 15) Utilizzare, ove possibile, tecnologie per il riutilizzo delle acque grigie, cioè delle acque generate dalle operazioni di igiene personale. Un impianto dedicato al riciclo delle acque da docce, lavabi e vasche e, in alcuni casi, dalle condense dei condizionatori o dalle caldaie ne garantisce il trattamento per il successivo impiego per usi “secondari”, come lo sciacquone del water, l’irrigazione delle aree verdi, le operazioni di lavaggio. 16) In giardino, attorno alle piante, effettuare un’adeguata pacciamatura in modo da mantenere il più possibile l’acqua nel terreno; inoltre preferire piante che necessitano di minori quantità di acqua e fare attenzione a non irrigare zone impermeabili. 17) Installare coperture vegetali sui tetti e giardini pensili. Si tratta di soluzioni che permettono di assorbire fino al 50% di acqua piovana e di rallentare il deflusso della pioggia nel sistema idrico della città, riducendo la possibilità di allagamenti in caso di forti precipitazioni. I tetti verdi favoriscono inoltre l’isolamento termico del tetto, riducono le polveri sottili e favoriscono un microclima più gradevole. 18) Nelle superfici esterne agli edifici utilizzare pavimentazioni drenanti al fine di conservare la naturalità e la permeabilità del sito, favorire la ricarica delle falde, ridurre la subsidenza e mitigare l’effetto noto come isola di calore.

I costi energetici dell’acqua. Qual è l’impatto del consumo d’acqua? I costi energetici dell’acqua, in base ai consumi per persona o per anno sono (dati Enea): doccia: 25.000 litri di acqua – 320 litri di petrolio; bagno: 50.000 litri di acqua – 620 litri di petrolio; rubinetto tradizionale: 40.000 litri di acqua – 240 litri di petrolio; rubinetto a risparmio d’acqua: 23.400 litri di acqua – 150 litri di petrolio; lavatrice tradizionale: 4.700 litri di acqua – 55 litri di petrolio; lavatrice a basso consumo: 2.600 litri di acqua – 40 litri di petrolio; lavastoviglie tradizionale: 7.300 litri di acqua – 250 litri di petrolio; lavastoviglie a basso consumo: 3.650 litri di acqua – 160 litri di petrolio.

Fonte: Viverelacasaincampagna.it

West Nile, meno zanzare, grazie, questa volta, alla siccità, ma l’attenzione rimane alta

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Anche quest’anno il virus della West Nile (WNV) ha fatto la sua comparsa nelle zanzare, negli animali e nell’uomo. Fin dalla prima osservazione nel 2008 in Veneto, la sua circolazione è stata evidenziata tutti gli anni fino ad oggi; il 2018 è stato un anno caratterizzato da un’intensa circolazione virale, con numerosi casi negli animali e nell’uomo e molti ritrovamenti di zanzare positive al virus, mentre gli anni successivi sono stati relativamente “tranquilli” con meno casi a tutti i livelli.

Anche se siamo ancora a metà stagione (il periodo estivo è quello dove si registrano i casi d’infezione, che corrisponde al periodo di attività delle zanzare) si evidenzia un elevato tasso di positività per WNV in zanzare catturate in tutta l’area della Pianura Padana. Finora (metà luglio 2022) è stato trovato un numero di pool di zanzare positivi pari alla totalità di quelli trovati durante tutto il 2021. Tali evidenze indicano un’elevata circolazione del virus nell’ambiente, confermata anche dal ritrovamento di uccelli positivi. Fortunatamente il numero di zanzare presenti quest’anno è inferiore allo scorso anno e al 2018. La siccità è la principale causa del ridotto numero di zanzare, in quanto vengono a mancare molti ristagni e raccolte d’acqua che vengono usati dalle zanzare per deporre le uova e dalle larve di svilupparsi.

Allo scopo di prevenire la circolazione virale anche nell’uomo, negli anni è stato messo a punto un sistema di sorveglianza integrata su tutto il territorio nazionale, descritto nel Piano Nazionale Arbovirosi 2020-2025, che consente di attivare un dispositivo di allerta rapida ed effettuare lo screening di tutti i donatori di sangue e organi per WNV, al fine di evitare la trasmissione del virus con trasfusioni e trapianti. In aggiunta, la Regione del Veneto ha istituito piani regionali che definiscono le attività sanitarie di Aziende ULSS, Comuni e Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), nei rispettivi settori medico e veterinario, comprese quelle di controllo ordinario e straordinario delle zanzare. La Regione Veneto ha già emesso una circolare diretta a tutte le Aziende Sanitarie con l’indicazione di rafforzare le attività di sorveglianza entomologica e di controllo delle attività di disinfestazione per fronteggiare l’elevata circolazione virale osservata. Si ricorda che la malattia può essere tramessa all’uomo tramite la puntura delle zanzare. Pertanto è importante ricordare alla popolazione di proteggersi dalle punture di questi insetti e di evitare di lasciare raccolte d’acqua accessibili alle zanzare.

Fonte: Servizio stampa Istituto Zooprofilattico delle Venezie

La laguna di Venezia non è più mare, raggiunto l’obiettivo del Progetto Life Lagoon Refresh coordinato da Ispra per ripristinare l’habitat naturale lagunare

laguna di venezia

Lo scorso 7 luglio sono stati presentati a Venezia i risultati finali di Life Lagoon Refresh, progetto europeo coordinato da ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), partito nel 2017 con lo scopo di ricreare nella laguna di Venezia zone a bassa salinità e favorire, tramite l’immissione di acqua dolce dal Sile, la ri-colonizzazione di circa 20 ettari di canneto e il ripopolamento di numerose specie ittiche e di uccelli.

I cambiamenti avvenuti nella flora e nella fauna lagunare. Nonostante le difficoltà incontrate in questi anni come l’alta marea eccezionale del 12 novembre nel 2019, la pandemia dal 2020 e negli ultimi mesi la siccità, i risultati sono stati raggiunti: il gradiente salino è stato ripristinato e i livelli di salinità (prima degli interventi superiori a 30 in tutta l’area di progetto) sono scesi a valori inferiori a 15 in un’area di 25 ha. In Laguna di Venezia è tornata l’acqua dolce, per cui si rivedono le specie tipiche di questo habitat, anche di interesse conservazionistico, come il ghiozzetto cenerino e quello di laguna, pesci caratteristici degli ambienti lagunari a bassa salinità. Tornano a popolare l’area anche molti esemplari giovani di cefali che utilizzano gli ambienti lagunari dissalati come nursery. Anche la vegetazione è in fase di trasformazione: nell’area vicina al punto di immissione dell’acqua la dominanza delle specie alofile delle barene sta lasciando il posto al canneto che ha ormai attecchito in tutte le aree con salinità idonea e si sta progressivamente diffondendo intorno alle zone di trapianto. Tra settembre e ottobre 2021 si è assistito alla fioritura dell’Aster Tripolium e da giugno 2022 l’Inula tinge di giallo i bordi delle barene più dissalate. Ottimi i risultati ottenuti anche con le piante acquatiche sommerse (Zostera marina, Zostera noltei, Ruppia cirrhosa) che oggi formano chiazze anche di parecchi metri di diametro.

Nei 4 anni e mezzo di monitoraggio il progetto Life Lagoon Refresh ha censito complessivamente più di 32.637 uccelli presenti nell’area di progetto e 128 specie delle quali 62 riferibili al gruppo degli uccelli acquatici. Dal 2018 ad oggi si è assistito ad un cambio nella composizione e abbondanza di varie specie all’interno della comunità ornitica, segnale tangibile a riprova di effetti positivi conseguenti all’apertura dell’acqua dolce. Inoltre, sono stati organizzati corsi di formazione sul riconoscimento dell’avifauna e sulla fotografia naturalistica, seminari e attività didattiche in aula e in campo. Complessivamente sono stati coinvolti oltre 1000 studenti delle scuole primarie e secondarie, ma anche delle Università di Padova e Venezia con seminari e attività didattiche in aula e in campo.

Progetto a tutto campo. Ma le e attività di Life Lagoon Refresh non si fermano: i partner saranno impegnati nella fase “After life” sia per quanto riguarda la gestione dell’opera idraulica, sia per le attività di monitoraggio ambientale in modo da continuare a verificare gli effettivi benefici. Al seguente link il Video del progetto “LIFE Lagoon Refresh: https://www.youtube.com/watch?v=Rnb0eX1j7EI

Fonte: Servizio stampa Ispra

Trattenere la pioggia al suolo: Anbi e Coldiretti annunciano i primi 223 progetti, che potrebbero essere immediatamente cantierabili, per realizzare 10 mila invasi medio-piccoli e multifunzionali

Assemblea ANBI 6 luglio 2022

Sono 223 i progetti definitivi ed esecutivi, cioè immediatamente cantierabili, approntati da ANBI e Coldiretti nell’ambito del “Piano Laghetti”, che punta a realizzare 10.000 invasi medio-piccoli e multifunzionali  entro il 2030, in zone collinari e di pianura; i nuovi bacini incrementeranno  di oltre il 60% l’attuale capacità complessiva dei 114 serbatoi esistenti e pari a poco più di 1 miliardo di metri cubi, contribuendo ad aumentare, in maniera significativa, la percentuale dell’11% di quantità di pioggia attualmente trattenuta al suolo.

La realizzazione dei primi 223 laghetti comporterà nuova occupazione stimata in circa 16.300  unità lavorative ed un incremento di quasi 435.000 ettari nelle superfici irrigabili in tutta Italia, nel solco dell’incremento dall’autosufficienza alimentare, indicato come primario obbiettivo strategico per il Paese. Il maggior numero di attuali progetti interessa l’Emilia Romagna (40), seguita  da Toscana e Veneto come evidenziato dall’emergenza idrica in atto; per quanto riguarda il CentroSud è la Calabria a vantare il maggior numero di progetti sul tappeto.  L’investimento previsto per questa prima tranche del Piano Laghetti è quantificato in € 3.252.946.916,00.

A corollario degli invasi, perseguendo  l’altro e determinante obbiettivo strategico dell’autosufficienza energetica, dovranno essere realizzati 337 impianti fotovoltaici galleggianti (potranno occupare fino al 30% della superficie lacustre)  e 76 impianti idroelettrici, capaci di produrre complessivamente oltre 7 milioni di megawattora all’anno. “Quella attuale è la sesta emergenza siccità nei recenti 20 anni e ha già provocato danni per circa 2 miliardi all’agricoltura –precisa Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – Servono investimenti infrastrutturali ed il Piano Laghetti è una scelta di futuro.” “L’Italia – aggiunge Ettore Prandini, presidente Coldiretti – è al terz’ultimo posto in Europa per investimenti nel settore idrico. Serve programmazione per uscire dalla logica dell’emergenza ed un piano di laghetti diffusi e con funzioni anche  ambientali è la soluzione all’impossibilità di realizzare grandi invasi come è stato negli anni scorsi per il Sud Italia.”“Se il Governo ha la reale volontà di realizzare almeno 20 grandi interventi infrastrutturali per il settore idrico entro il 2024, non potrà prescindere dalle progettazioni, in avanzato iter procedurale, redatte dai Consorzi di bonifica ed irrigazione. E’ un parco di soluzioni, che mettiamo a servizio del Paese” conclude Massimo Gargano, direttore generale di ANBI. Che ribadisce, infine, la richiesta di una struttura commissariale, che abbia l’autorità per gestire la fase dell’emergenza idrica, ricercando, nel rispetto delle normative, la compatibilità fra i diversi interessi economici e territoriali, che gravano sulla risorsa idrica.

Fonte: Servizio stampa ANBI

Regione Veneto dà il via al bando per la rottamazione delle vecchie stufe, priorità ai redditi bassi

Pellet

La Giunta del Veneto ha approvato i criteri del bando finalizzato a incentivare la sostituzione dei generatori di calore domestici alimentati a biomassa (legna, pellet o cippato) con potenza a focolare inferiore o uguale a 35 kW. Oobbiettivo: rottamare i vecchi apparecchi per il riscaldamento domestico e sostituirli con impianti a basse emissioni in atmosfera e ad alta efficienza energetica.

L’iniziativa è rivolta ai residenti privati nel territorio regionale con una situazione economica familiare non superiore a 50mila euro (con riferimento all’ISEE ordinario 2022). Il contributo regionale è aggiuntivo rispetto all’incentivo assegnato dal GSE quantificato in rapporto alla situazione economica familiare (fattore principale), nonché sulla base delle emissioni di particolato primario generate dal nuovo impianto. “In un momento di grave difficoltà, in primis per le famiglie – specifica l’assessore regionale all’Ambiente Gianpaolo Bottacin -, abbiamo scelto la formula di sommare il nostro contributo a quello statale previsto dal conto termico così da ampliare la platea dei possibili richiedenti, che potranno ottenere un contributo molto alto, vicino al 100% della spesa ammessa. Ovviamente, per le medesime ragioni, abbiamo scelto come criterio principale il reddito familiare, così da aiutare chi ne ha veramente bisogno”.

La disponibilità finanziaria messa in campo dalla regione sarà di 3.880.000 euro (di cui 1,6 milioni sul bilancio 2022 e la differenza nel 2023). Nella determinazione della graduatoria si terrà, altresì, conto del Comune in cui viene realizzato l’intervento, con un ulteriore coefficiente premiale per quei Comuni che, dal 2019, abbiano adottato ordinanze per il miglioramento della qualità dell’aria. “Oggi parliamo delle vecchie stufe, ma in programma c’è anche il bando per la sostituzione delle auto, che sarà pronto a breve – conclude l’assessore regionale -. Questo per confermare l’attenzione nei confronti dell’inquinamento atmosferico che si concretizza con importanti e continui investimenti, che negli ultimi anni ammontano complessivamente ad oltre 1 miliardo di euro, per incentivare la sostituzione dei mezzi pubblici con treni e autobus a basso impatto ambientale, con il miglioramento delle infrastrutture e con l’efficientamento energetico”. Per informazioni specifiche sull’incentivo è possibile contattare la Direzione Ambiente e Transizione Ecologica – U.O. Qualità dell’Aria e Tutela dell’Atmosfera tel. 041 2792186 – 2792143 – e-mail: atmosfera@regione.veneto.it.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Siccità, sì ai decaloghi antispreco ma il problema è ben altro…

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(di Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV) Di fronte alla siccità vanno di moda i decaloghi sul risparmio idrico casalingo: utili, anzi utilissimi sempre, perché l’acqua è una risorsa preziosa. Fermarsi qui, però, equivale a guardare il dito, invece che la luna. Attenzione, quindi alle distrazioni di massa, perchè oggi il problema non sono le condutture degli acquedotti, che perdono (uno scandalo di inefficienza), ma è che non c’e’ più acqua da fare scorrere in tutte le tubature. E questo non è colpa di qualche rubinetto aperto troppo, ma dell’incapacità della classe politica ed in primis dei governi di programmare la resilienza dei territori di fronte ad emergenze largamente annunciate dagli scienzati. Il Piano Invasi per raccogliere acqua piovana venne presentato dall’Associazione dei Consorzi di bonifica e dalla Struttura di Missione Italia Sicura nel 2017. Da allora nulla o quasi è stato fatto e non e’ stato neanche inserito nel PNRR, dove solo il 2% delle risorse è destinato ad infrastrutture idriche. Quindi, di cosa stiamo parlando?