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Parlamento europeo: no a galline ovaiole in batteria e al commercio illegale di uova

Qualsiasi tentativo di eludere il divieto UE sulle gabbie di batteria per le galline ovaiole, che avrà effetto nel gennaio 2012, deve essere contrastato. Lo afferma una risoluzione del Parlamento europeo approvata a fine dicembre 2010. Il benessere degli animali deve essere salvaguardato e deve essere contrastata la concorrenza sleale da parte di quei produttori che continuano illegittimamente ad utilizzare questi metodi.

Entro il 31 dicembre 2011, lista di produttori di uova, trasformatori e commercianti che non rispettano la legge. I deputati europei hanno chiesto agli Stati membri di adottare piani di azione nazionali con sanzioni dissuasive al fine di far rispettare le norme. Tuttavia, i deputati ritengono che un numero consistente di Stati membri e il 30% della produzione di uova in Europa non siano pronti a rispettare il divieto dal 1 gennaio 2012. Si teme che questo comporti scarsità di offerta di prodotto e un conseguente aumento dei prezzi, così come il commercio di uova non conformi alla direttiva non  negoziabili legalmente nell’Unione Europea. Nonostante questo, il Parlamento si oppone a qualsiasi rinvio o deroghe al divieto dal momento che questo potrebbe danneggiare gravemente il benessere degli animali. Con questa risoluzione il Parlamento europeo chiede alla Commissione di rispettare il divieto e di opporsi ai tentativi da parte degli Stati membri di ottenere un differimento. Il documento chiede inoltre di presentare, entro il 31 dicembre 2011, un elenco di produttori di uova, trasformatori e commercianti che non rispettano la legge. I deputati, tuttavia, ritengono opportuno trovare anche una soluzione per quei produttori che hanno iniziato a cambiare i sistemi di allevamento ma che non riusciranno a completare il processo prima della scadenza.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Il 1 gennaio 2011 diventa operativo Sistri, nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti. Chiesta proroga di un anno dalle Organizzazioni agricole.

Una proroga del periodo di sperimentazione di almeno un anno per il Sistri, il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti che diverrà operativo dal primo gennaio 2011. Si tratta di una misura indispensabile per consentire a tutti gli operatori di acquisire sufficiente dimestichezza con i nuovi strumenti e procedure e, nel contempo, per arrivare alla definizione normativa dei punti lacunosi della nuova disciplina.Questa la richiesta contenuta in una lettera inviata al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo da parte dei presidenti di Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi, di Confagricoltura Federico Vecchioni, di Copagri Franco Verrascina, di Fedagri-Confcooperative Maurizio Gardini, di Legacoop-Agroalimentare Giovanni Luppi e di Agci-Agrital Giampaolo Buonfiglio.

Mancano ancora o non funzionano i dispositivi elettronici per la gestione del sistema. I presidenti segnalano problematiche del nuovo sistema di tracciabilità a seguito delle notevoli difficoltà riscontrate dalle aziende nell’applicazione di tale sistema. “Numerose sono le questioni ancora irrisolte, a livello interpretativo e operativo, che potrebbero -scrivono nella lettera- esporre a sanzioni le imprese obbligate, benché incolpevoli”. In particolare, viene evidenziato che “a tutt’oggi, nonostante le proroghe intervenute, non risultano consegnati o funzionanti numerosi dispositivi elettronici necessari alla gestione del sistema. Anche a livello formativo sono riscontrabili carenze non colmate dai limitati incontri di approfondimento rivelatisi insufficienti ad un’adeguata preparazione degli operatori”.

Necessario aiutaree le piccole e piccolissime imprese ad adeguarsi. Inoltre, anche sul piano normativo -avvertano i presidenti delle organizzazioni agricole e cooperative- “persistono lacune e disarmonie che non abbiamo mancato di sottolineare negli incontri tecnici in sede ministeriale”. I presidenti ritengono, infine, “necessario un maggiore sforzo per delineare -per le piccole e piccolissime imprese, spesso sfornite degli strumenti informatici e telematici necessari– un percorso di adesione al sistema Sistri che, mantenendo l’efficacia in merito alla tracciabilità dei rifiuti, non generi costi economici e burocratici aggiuntivi, difficilmente sostenibili e non coerenti con le esigenze di semplificazione che il sistema delle imprese pone”. Da qui la richiesta dei presidenti di “un autorevole intervento” per “un indispensabile ulteriore periodo di riflessione per superare le criticità ancora esistenti” e, quindi, la concessione di una proroga di almeno un anno dell’entrata in vigore del Sistri.

(fonte Cia)

Direttiva Nitrati: deroghe e non deroghe

Dopo un anno di negoziato la risposta della UE alla richiesta italiana di innalzare il limite dei 170 chili di azoto spandibili per ettaro l’anno nelle zone vulnerabili, sembrerebbe slittare a metà 2011. Sullo sfondo lo scadere a fine anno dei Piani d’Azione quadriennali delle regioni del bacino padano veneto (Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia) che stabiliscono in modo dettagliato come applicare la “direttiva nitrati” per rientrare nei parametri di spandimento consentito. Piani da revisionare in conformità alla normativa nazionale e che saranno sottoposti alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica).

Con questo scenario, il progetto RiduCaReflui“, di Regione e Veneto Agricoltura diventa ancora più importante perché analizza “percorsi modello” per il trattamento dei reflui zootecnici in grado di consentirne il loro riutilizzo trasformandoli, così, in una risorsa energetica (produzione di biogas a monte del trattamento) e agronomica (produzione di fertilizzanti organici da trattamenti conservativi dell’azoto), . “Non è più nostra intenzione percorrere la strada dei rinvii – ha recentemente ricordato l’Assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Franco Manzato – rispetto ad una normativa europea che non risponde alle esigenze degli agricoltori”. E proprio per questo i percorsi analizzati con “RiduCaReflui” forniranno alle aziende venete diverse soluzioni logistiche, tecnologiche e contrattuali per operare entro i limiti della “direttiva nitrati”.

Un esempio. All’Azienda Agricola Casar Sant’Anna a Valeggio sul Mincio (VR), dove si allevano suini all’ingrasso destinati ai circuiti DOP del prosciutto di Parma e di San Daniele, la potenzialità produttiva della struttura è pari a circa 12.000 capi; attualmente vengono allevati tra i 4.200 e i 6.500 suini, di peso compreso tra i 25 kg/capo sino a 160÷170 kg/capo. La rimozione delle deiezioni avviene mediante lavaggio delle corsie con la frazione liquida del digestato in pressione. Qui il liquame alimenta un impianto di digestione anaerobica, in cui viene eventualmente co-digerito siero e insilato di mais. La co-digestione garantisce la produzione di biogas necessaria per alimentare il cogeneratore installato (120÷135 kWe sino a 170 kWe), qualora il numero di suini e la relativa quantità di liquame prodotta non sia sufficiente. L’impianto di produzione di biogas risale al 1985 (impianto “semplificato”, funzionamento in regime di psicrofilia); nel 2006 è stata aggiunta una specifica parte operante in regime mesofilo. I terreni in proprietà sono pari a circa 20 ettari coltivati a mais e orzo. A questi vanno aggiunti 180 ettari in asservimento necessari per l’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e/o digestati prodotti.

Giorgio Piazza di Coldiretti Veneto:” Il problema non è solo agricolo“. I dati comunicati dall’Assessore Franco Manzato in merito alla produzione di nitrati in agricoltura  evidenziano la trasparenza del comparto zootecnico mentre altrettanto non si può dire per altri settori”. Giorgio Piazza, presidente di Coldiretti Veneto associazione che ha provveduto al 45% delle comunicazioni presentate dagli allevatori, punta il dito verso l’abitudine di considerare la zootecnia l’unica responsabile dell’inquinamento di azoto delle falde acquifere. “Gli allevatori sono in grado di fornire quantitativi esatti di produzione di reflui e la loro destinazione: procedure burocratiche e verifiche delle autorità garantiscono la completa rintracciabilità per letame e liquami – spiega Piazza –  stessa prassi non è possibile, ad esempio, in caso di presenza di depuratori comunali che per la sanificazione dell’acqua producono azoto e altri agenti che vengono riversati direttamente nei corsi d’acqua”. Nessun tentativo, da parte di Piazza,  di scaricare le colpe da un sistema all’altro, ma solo cercare di dare almeno una visione più obiettiva del problema legato alla Direttiva Nitrati, regolamento comunitario che disciplina la fertilizzazione organica dei terreni.

Su tutto deve prevalere la tutela dell’agricoltura italiana. “In questi anni le  nostre aziende sono ricorse a vari opportunità manifestando una capacità reattiva non indifferente – insiste Piazza -. Nonostante i casi di insurrezione popolare molti sono gli  impianti a biogas realizzati in zone vulnerabili mentre sempre più sono gli accordi registrati tra imprese agricole per la distribuzione ad hoc, quella su  superfici  che non utilizzano sostanza organica quale elemento fondamentale per prevenire la perdita di fertilità. “Fa ben sperare la cordata politica degli assessori all’agricoltura delle regioni più zootecniche d’Italia – conclude Piazza – che pur proponendo soluzioni alternative confermano una linea comune, quella della tutela dell’agricoltura italiana”.

Venerdì 17 dicembre p.v. a Pedavena (BL) il convegno “Mangia Dolomitico”, a moderare il dibattito il socio Argav Edoardo Comiotto

Venerdì 17 dicembre p.v. presso la sala convegni Birreria Pedavena (BL) a partire dalle 9.30 fino alle 12.30 si svolgerà il convegno “Mangia Dolomitico, cogli i prodotti agricoli tipici bellunesi cooperando dal campo al consumatore” organizzato da Confagricoltura Belluno, CIA Belluno e Confcooperative Belluno.

Una cooperazione vincente. L’iniziativa vede unire le forze delle organizzazioni per dare risposte concrete ai produttori agricoli. E’ cosa nota, infati, come il settore primario sia in notevole difficoltà, non ultimo il fatto che i prezzi delle produzioni presentano un divario crescente fra i costi e la remunerazione dei prodotti agricoli è stagnante, se non in alcuni casi flettente. Nella provincia di Belluno anche prodotti di alta qualità e tipicità come i formaggi a latte crudo o Dop come i rinomati formaggio Piave, il fagiolo di Lamon e gli agnelli di razza alpagota, hanno difficoltà a trovare sbocchi commerciali tali da compensare e remumerare adeguatamente i notevoli sforzi degli agricoltori.

Con il progetto “Mangia Dolomitico”, benefici agli agricoltori e a tutto il sistema produttivo bellunese. Con le vendite dirette le aziende riescono a commercializzare solo limitati quantitativi di prodotto e non risolvono il problema delle aziende più strutturate che producono per il mercato. Di contro si avverte una crescente sensibilizzazione del consumatore verso il prodotto locale. Al fine di unire le esigenze del produttore e le richieste del consumatore, le tre organizzazioni hanno ideato e realizzato il progetto “ Mangia Dolomitico, cogli i prodotti agricoli tipici bellunesi cooperando dal campo al consumatore”. Il progetto ha l’obiettivo di coinvolgere l’intera filiera valorizzando le realtà già esistenti sul territorio e portando beneficio non solo agli agricoltori ma a tutto il sistema produttivo bellunese, dal commercio alla ristorazione e all’artigianato.

A moderare il dibattito, il socio Argav Edoardo Comiotto, direttore Confagricoltura Veneto. Tra le tematiche affrontate durante il convegno figurano: ore 10.15 “Linee di sviluppo dei prodotti agricoli e marchi di qualità della Regione Veneto” tenuto da un dirigente regionale;  ore 10.45Ruolo ed opportunità della cooperazione agricola” tenuto da Confcooperative Veneto; ore 11.15 presentazione progetto “Mangia Dolomitico, cogli i prodotti agricoli tipici bellunesi cooperando dal campo al consumatore”, tenuto da Marco Caliandro, direttore Confcooperative Belluno. Ad aprire i lavori saranno Diego Donazzolo, presidente Confagricoltura Belluno e Marta Zampieri, presidente Cia Belluno. Al termine del dibattito, seguirà una degustazione di prodotti tipici bellunesi.

(fonte Confagricoltura Belluno)

Maltempo in Veneto: secondo Coldiretti, – 30% di latte da mucche per lo stress da alluvione

L’eccezionale ondata di maltempo ha spaventato anche gli animali che in molti casi sono stati costretti ad abbandonare le stalle allagate sottoponendosi ad uno stress straordinario che sta provocando il crollo nella produzione di latte fino al 30 per cento nelle mucche, tra le quali si stanno registrando anche casi di malattie da raffreddamento.  E’ quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti sugli effetti del maltempo, in occasione dell’annuncio degli stanziamenti da parte del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e della visita nella Regione del Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

Ecomiabile solidarietà tra imprenditori agricoli. Dopo l’emergenza immediata nelle stalle e nelle campagne del Veneto riprende, anche se con grande difficoltà, il lavoro grazie – sottolinea la Coldiretti – alla solidarietà e alla grande caparbietà dei veneti. Chi ha subito l’allagamento delle case e dei magazzini sta verificando la funzionalità dei mezzi agricoli mentre nei campi lasciati liberi dall’acqua è in corso la verifica dello stato delle colture alcune delle quali, come le asparagiaie, dovranno essere ripiantate. Da segnalare l’’encomiabile solidarietà che – sostiene la Coldiretti – si sta manifestando tra gli stessi imprenditori agricoli. Nel Padovano tornano a ripopolarsi le stalle evacuate dopo la rottura del Bacchiglione, del Frassine e del Tesina. Sono più di un migliaio i capi bovini che sono tornati a “casa” dopo oltre una settimana di difficoltà da parte degli allevatori, costretti a peregrinare più volte al giorno anche in più stalle in cui erano ospitati provvisoriamente gli animali. A Casalserugo, Ponte San Nicolò, Bovolenta, Cartura sono almeno una ventina le stalle ripulite a tempo di record dal fango dell’alluvione e ripopolate, anche grazie alla solidarietà degli altri agricoltori della Coldiretti che si sono offerti per un aiuto.

Allarme per l’alimentazione del bestiame. Si torna lentamente alla normalità anche negli allevamenti fra Veggiano, Mestrino, Saccolongo dopo l’alluvione ma ora – evidenzia la Coldiretti – resta grave il problema dell’ alimentazione del bestiame con i foraggi che sono stati nella quasi totalità distrutti dall’acqua. Nella Bassa Padovana, fra Saletto, Ospedaletto, Vighizzolo, Carceri, Megliadino San Fidenzio e San Vitale, gli allevamenti di pollame maggiormente colpiti hanno perso tutti gli animali che sono morti affogati e devono quindi ripartire da zero: ripuliti i capannoni è in corso il recupero ed il ripristino di tutte le strutture. In provincia di Vicenza in particolare a Arcugnano, Caldogno  si torna a mungere in una quindicina di allevamenti gli stessi che avevano dovuto interrompere le consegne alle latterie di latte prodotto da più di 500 mucche. Le cantine del veronese – continua la Coldiretti – stanno ripristinando le attrezzature e i macchinari (trattrici,muletti,linee di imbottigliamento, impianti di filtraggio). Ancora da quantificare i danni alle scorte di concimi, mangimi, fieno e altri mezzi tecnici con il sistema dei Consorzi agrari del Veneto che – conclude la Coldiretti – sta già rispondendo con consegne direttamente nelle aziende, ripristinando la dotazione necessaria per la ripresa del lavoro.

Coldiretti Veneto sollecita nell’immediato la sospensione delle scadenze fiscali e previdenziali ed  il rifinanziamento della legge 16/2009 che eroga un credito di esercizio agevolato alle imprese che oggi devono recarsi in banca per disporre delle somme necessarie per l’avvio della propria attività.

(fonte Coldiretti Veneto)

Produttori Carne Bovina del Veneto: dopo l’alluvione, necessario provvedimento per spargimento reflui nel periodo invernale

L’alluvione che ha invaso molti paesi del Veneto ha causato pesanti danni e disagi anche al settore zootecnico.  “Da una rapida indagine tra i nostri associati – spiega il Presidente di Azove, Pier Luigi Lovo – possiamo dire che fortunamtamente non ci sono bovini morti annegati, ma le nostre attività sono state duramente colpite: campi e strade sott’acqua, case e strutture per il ricovero degli animali seriamente danneggiate, danni alle colture, difficoltà logistiche e di trasporto, difficoltà nel garantire l’alimentazione agli animali,  impossibilità di effettuare lo spandimento degli effluenti zootecnici sui terreni, proprio in questo periodo che è l’ultimo periodo utile prima del blocco stagionale imposto dalla normativa. A tal proposito sarebbe opportuno un  provvedimento della Regione che, come conseguenza dello stato di calamità, consentisse lo spargimento dei reflui anche nel periodo invernale, in deroga al divieto imposto dalla direttiva nitrati.”

(fonte Azove)

Fatturato in aumento per l’organizzazione produttori carne bovina del veneto

Fatturato in aumento del 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2009: è questa la notizia che il Presidente di Azove Pier Luigi Lovo ha portato nei giorni scorsi ai numerosi incontri territoriali con i soci. “Il settore della zootecnia bovina da carne sta vivendo una situazione complessa e difficile. – Ha spiegato il Presidente Lovo – Nel primo semestre 2010 Azove ha risposto a questa crisi investendo con coraggio nella realizzazione di un nuovo stabilimento di lavorazione delle carni (a Loria – TV) ed investire nell’ innovazione e nell’ implemento dei servizi ci ha premiati con dati importanti.” + 4,5% sui capi da ristallo acquistati sui mercati comunitari, + 9% di vitelloni da macello conferiti dai soci e + 8% di capi macellati direttamente.

“Anche il numero dei soci è aumentato, oggi sono 155, – prosegue il Presidente Lovo – ribadendo il trend di crescita della compagine sociale degli ultimi anni e confermando la validità dei servizi offerti. Obiettivo principale di quest’anno: – ha annunciato il Presidente – aumentare del 10 % la percentuale di bovini trasformati direttamente da Azove. In questo modo possiamo valorizzare l’alta qualità della carne ottenuta con un sistema di produzione certificato e garante di un alto benessere dell’animale oltre che della sostenibilità ambientale.”

La cooperativa gestisce interamente il ciclo produttivo curando tutte le seguenti fasi: approvvigionamento bovini selezionati e collaudati, vendita bovini da macello a garanzia di pagamento, assistenza veterinaria, assistenza nutrizionale, fornitura materie prime e mangimi propria formulazione, convenzioni con Istituti bancari per acquisto bestiame, servizi informatici, servizi disciplinari di qualità ed etichettatura, informazione e formazione per rispondere agli impegni legislativi e alle richieste dei clienti.

(fonte Azove)

Venezia, 21 ottobre ore 12:30: a Palazzo Ferro Fini s’inaugura lo “Scrigno delle carni”. Tre cuochi “km zero” e un “maestro macellaio da Guinness” presenti per l’occasione.

Sarà presentato a Venezia domani, giovedì 21 ottobre 2010 alle ore 12:30, in occasione della riunione del Consiglio Regionale a Palazzo Ferro Fini, il progetto di filiera corta lo  “Scrigno delle Carni” di Unicarve. Nell’occasione, il presidente di Unicarve, Fabiano Barbisan, consegnerà  al governatore della Regione Veneto, Luca Zaia e al
Presidente del Consiglio Regionale, Clodovaldo Ruffato uno “Scrigno delle carni”.
Un buffet con piatti a base di vitellone, vitello a carne bianca e suino a kmzero. Terminata la presentazione, al piano superiore, in due sale, sarà ospitato il buffet organizzato da tre cuochi “speciali”, testimonial dello Scrigno delle carni venete, da portare  sulle tavole dei ristoranti del menu a kmzero. I tre cuochi del circuito regionale presenteranno in anteprima i piatti a base di vitellone, vitello a carne bianca e suino. Dal bollito al fagottino, dalla tagliata aromatizzata, alla costata piccante.  Sono alcune delle ricette che i talenti della cucina locale proporranno all’attenzione degli Amministratori del Veneto ed ai giornalisti presenti, per annunciare l’accordo tra trattorie, osterie, taverne, mense che adotteranno il prezioso “forziere” di carne.
I tre chef che prepareranno il menu e il Maestro Macellaio. Carne proveniente da allevamenti veneti, tracciata ed etichettata, di qualità, confezionata in modo innovativo (sottovuoto con pellicola) che consente una frollatura ottimale, stivabile nei normali frigoriferi per 28 giorni e poi, se non consumata entro la scadenza, stivabile senza toglierla dalla confezione, nel congelatore domestico per circa un anno, senza perdere le caratteristiche qualitative. Confezioni, che rispettano l’ambiente, perché riciclabili. I tre Chef “speciali” sono: Beppe Agostini del Teatro dei Sapori di Castelfranco (TV), cuoco di Miss Italia nel Mondo 2010, Fabio Legnaro della Trattoria Ballotta di Torreglia (PD), leader regionale del kmzero, e Domenico Longo del Ristorante Casa Coste di Collalto (TV), vice campione mondiale di pasticceria, originario della Calabria, seconda Regione d’Italia dopo il Veneto ad avere una legge regionale per orientare i consumi verso i prodotti di provenienza regionale. Insieme ai tre cuochi, un Maestro Macellaio, recordman nel 1998 della salamella più lunga al mondo (3.680 mt.), Bruno Bassetto di Treviso che preparerà una battuta di carne all’olio extra vergine, rigorosamente del territorio e si cimenterà con il disosso di una pera (di carne) per mostrare l’arte del taglio, ricordando il libro da lui scritto nel 2002, “Fra tagli e frattaglie”.
(fonte Unicarve)

Unicarve lancia sul mercato “Scrigni” di carne garantita a prezzi contenuti. Prossimi obiettivi: “Strade e Confraternita della carne”

Dopo oltre un anno di sperimentazione, Unicarve presenterà giovedì 21 ottobre 2010, alle ore 12.30, in occasione della riunione del Consiglio Regionale a Palazzo Ferro Fini a Venezia, il progetto di filiera corta dello “Scrigno delle Carni”. Una buona notizia per i consumatori e in particolare per le famiglie perché potranno acquistare circa 5 kg. di buona carne di qualità, proveniente dagli allevamenti associati Unicarve, aderenti a disciplinari di qualità e di etichettatura per dare la massima garanzia anche in materia di tracciabilità.

Prezzi da 6,99 a 14,99 euro. I consumatori potranno scegliere fra 7 proposte di Scrigno: il Plus, il Premium, il Convenienza, il Gran Risparmio, tutti con carne di vitellone, lo Scrigno di solo vitello a carne bianca, di solo suino od il Gran Mix (vitellone, vitello e suino). I prezzi vanno da €. 7,95 al kg. sino ad un massimo di €. 11,99 al kg per il vitellone, €. 6,99 per il suino ed €. 14,99 per il vitello a carne bianca.

Acquisto in negozi convenzionati, Gas e on line. Innovativo il sistema di commercializzazione che dà ai consumatori la possibilità di ordinare lo Scrigno delle Carni direttamente nei negozi convenzionati con Unicarve, come ad esempio il Gruppo Ama Crai di Montebelluna, che per primo ci ha creduto (oltre 220 punti vendita in Veneto e Friuli V.G.) oppure di acquistarlo direttamente tramite i G.A.S. (Gruppi di Acquisto Solidale) o, nel caso di consegne superiori a 5 Scrigni anche a domicilio, con possibilità di ordinarlo direttamente dal sito web www.loscrignodellecarni.it. Il progetto è stato presentato anche alla Società Consorzi Agrari d’Italia che ha manifestato l’intenzione di partecipare alla commercializzazione dello Scrigno delle Carni dando la possibilità ai consumatori di ordinarlo e ritirarlo presso le numerose e capillari Agenzie sparse in tutta Italia. Il primo ad inserirlo nelle proprie Agenzie sarà il Consorzio Agrario di Treviso e Belluno. Unicarve ha previsto anche uno Scrigno dedicato ai ristoranti ed agli agriturismo, soprattutto per quelli che non dispongono di un proprio allevamento e voglio offrire ai consumatori la carne del territorio.

Prossimi obiettivi: “Strade e Confraternita della carne”. Unicarve ha in cantiere anche l’organizzazione delle “Strade della carne” che prevede il coinvolgimento di allevatori, agriturismo, ristoranti e punti vendita che accetteranno di commercializzare la carne bovina tracciata (etichettatura), con indicate le informazioni utili al consumatore per individuare chi ha allevato la carne, dove ed in che modo. Completerà il progetto dello Scrigno anche l’organizzazione della “Confraternita della carne”, un sodalizio che promuoverà con eventi ed iniziative la buona tavola con protagonista la carne prodotta in Italia.

(fonte Unicarve)

Dura reazione degli allevatori italiani alla risposta del ciclista spagnolo Contador, positivo al test antidoping

“Ho mangiato un filetto spagnolo”, questa è stata la ridicola risposta di Alberto Contador, il ciclista spagnolo reputato il migliore al mondo, all’Unione Ciclistica Internazionale che aveva annunciato la sua positività ad un test antidoping,  parlando di intossicazione alimentare per una “piccola concentrazione di clenbuterolo (farmaco broncodilatatore che se usato in dosi elevate può causare effetti anabolizzanti)” per avere mangiato il 20 luglio della carne che gli era stata portata dalla Spagna durante il Tour de France su richiesta del cuoco della squadra.

La smentita londinese. La spiegazione di Contador è stata smentita da Andrew Franklyn Miller, medico dello sport presso il Centre for Human Performance di Londra e responsabile dello staff sanitario della nazionale britannica di canottaggio, che ha commentato la difesa del ciclista affermando: “I quantitativi di clenbuterolo trasmessi nell’organismo umano attraverso carne contaminata sono incredibilmente contenuti, a meno che non si consumino enormi quantitativi di carne”.

La presa di posizione italiana. Dura la reazione del Presidente degli allevatori del Consorzio Italia Zootecnica e di Unicarve, Fabiano Barbisan:  “Ancora una volta si tenta di screditare il comparto produttivo dell’allevamento bovino, che diventa capro espiatorio quando bisogna sviare l’attenzione da altri argomenti. La carne è troppo spesso ingiustificata vittima di attacchi da tutti i fronti, ora addirittura dal mondo sportivo! Chi si batte quotidianamente per garantire ai consumatori un prodotto al 100% di qualità, non può non esser stanco di queste continue ingiurie. E’ logorante ed inaccettabile che per la carne bovina gli unici messaggi trasmessi siano quelli di chi cerca di screditarla.”

Obiettivo: obbligatoria l’etichetta ora facoltativa. Sono anni ormai che gli allevatori italiani, guidati da Fabiano Barbisan, lottano per far diventare obbligatoria l’etichettatura facoltativa per le carni, uno strumento indispensabile per il consumatore, una vera e propria “carta d’identità” per avere tutte le informazioni sul prodotto. Attraverso l’etichettatura facoltativa è infatti possibile ottenere maggiori informazioni sulla carne, dall’allevamento dove è stato ingrassato l’animale, all’età, sesso, razza, alimentazione, oltre alle informazioni obbligatorie per legge quali il Paesi di nascita, allevamento, macellazione e sezionamento.

Sicurezza alimentare. “Noi allevatori– afferma Barbisan –  siamo certi  che il sistema di allevamento confinato/protetto, tipicamente italiano, dia la massima sicurezza alimentare poiché c’è il controllo totale dell’alimentazione, dell’acqua di abbeverata, dell’assenza di parassiti, del benessere animale  ed il controllo veterinario che accompagna il bovino, prima, durante e dopo la macellazione”. “La zootecnia da carne è già penalizzata dal mercato e dalla burocrazia – prosegue Barbisan – è vergognoso dover combattere quotidianamente contro le maldicenze. Se poi queste arrivano da sportivi di “caratura mondiale” per giustificare il doping- a che Santo dobbiamo votarci?”

(fonte Consorzio Italia Zootecnica)