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15 marzo 2013, a Padova, giornata di informazione e confronto “Gli insetti vanno a tavola”, scenari possibili dell’entomologia applicata all’alimentazione sostenibile e come nuova opportunità di lavoro

Incontro EsapolisFolclore, cucina, scienza, ecologia, sostenibilità e legislazione della nuova frontiera dell’alimentazione globale: tante le motivazioni per cui può interessare la giornata di informazione e confronto in programma venerdì 15 marzo 2013 dalle 15 alle 22 presso Esapolis, il grande museo del MicroMegaMondo della provincia di Padova. L’incontro è rivolto soprattutto ad addetti ai lavori, studenti e a tutti coloro che manifestano interesse per un possibile futuro alimentare.

Programma. Ore 15, Enzo Moretto, direttore Esapolis, parlerà del ruolo del museo da lui diretto nella divulgazione del mondo degli insetti anche per incentivare un utilizzo sostenibile delle risorse e la creazione di nuovi mercati e professioni. Ore 15.50, Maurizio G. Paoletti, Università di Padova, parlerà dell’utilizzo sostenibile della biodiversità, gli insetti. Ore 16.50, Valerio Giaccone, Università di Padova, parlerà di come far diventare gli insetti un “alimento” per l’uomo: aspetti igienico sanitari e di normativa. Ore 18.20, Elisabetta Torcoli, laurenda Università di Padova, parlerà dell’esperienza di allevamento di Acheta domestica (il grillo) e Galleria Mellonella (la tarma) con caratterizzazione chimica e microbiologica a scopo alimentare umano. Ore 18.50, Silvia Cappellozza, Ricercatrice CRA, parlerà di quando mangiare insetti fa bene alla salute: il baco da seta fra nutrizione e nutraceutica (neologismo sincratico da “nutrizione” e “farmaceutica”). Ore 19.20 Irene Amoruso, Università di Padova, parlerà degli spin-off universitari: come valorizzare il ponte tra la ricerca accademica e le imprese. Ore 19.40, Enzo Moretto riprenderà la parola per un’introduzione all’entomologia con la presentazione di alcune specie di artropodi utilizzati. Alle ore 20.00 c’è la Prova del cuoco, con incontro con un cuoco professionista che interagirà con il pubblico. Ore 20.45. La cena, per chi desidera fermarsi (costo a carico del partecipanti, con 20% di sconto sul listino) sarà però nella pizzeria Daniel, accanto al Museo (via dei Colli 28, con parcheggio sul retro da via Eulero, lat. di via Ciamician). Prenotazione obbligatoria: tel. 049.89.10.189 email: info@butterflyarc.it

Partner. L’iniziativa è realizzata dal Museo Esapolis in collaborazione con Università di Padova, Provincia di Padova, Centro di Ricerca Agricoltura (CRA), Unità di Apicoltura e Bachicoltura di Bologna del CRA, Associazione Universitaria Studenti Forestali, Amici della Terra Italia Onlus.

(Fonte: Museo Esapolis)

Orticoltori custodi della biodiversità: il progetto Aop Veneto Ortofrutta

biodiversitàOrticoltori veneti “custodi consapevoli” della biodiversità, di un ecosistema equilibrato, bene tutelato, dove la variabilità biologica è un valore da conservare, da far conoscere e da promuovere. E’ l’obiettivo che si propone l’Aop “Veneto Ortofrutta”, Associazione di organizzazioni di produttori, presieduta da Fausto Bertaiola, direttore Cesare Bellò, con il progetto “Biodiversità risorsa strategica del settore ortofrutticolo del Veneto”, presentato nell’ambito della Misura 124 “Cooperazione per lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e tecnologie nel settore agricolo, agroalimentare e forestale” del PSR 2007 – 2013 (Programma di sviluppo Rurale) della regione Veneto.

L’operazione è fatta in sinergia con la Wba, World Biodiversity Association, la onlus presieduta da Gianfranco Caoduro e con l’Università di Padova. In sostanza, si tratta di “un nuovo standard per valutare la conservazione della biodiversità in agricoltura e specificatamente nelle aziende orticole”. Attraverso metodologie sintetiche e semplificate di biomonitoraggio sarà possibile valutare la qualità dell’acqua, dell’aria e del suolo attraverso l’individuazione in campo di invertebrati e di licheni epifiti. Per validarne l’efficacia tali metodiche semplificate saranno confrontate con le metodiche standard di biomonitoraggio. Gli orticoltori, con il nuovo protocollo, potranno comunicare ai consumatori il loro impegno per la tutela della biodiversità e del territorio. Si prevede uno strumento agile e di facile applicazione per verificare la qualità dell’acqua, dell’aria e del suolo, nel quale siano inoltre specificate le buone pratiche agricole che garantiscano la sicurezza alimentare e il rispetto dell’ambiente. Dunque, gli agricoltori e, specificatamente, gli orticoltori saranno più consapevoli, più responsabili e più coinvolti in materia di ambiente, di sostenibilità e di biodiversità. Il progetto è perfettamente in linea con gli obiettivi della politica agricola comunitaria e con lo spirito della “misura 124”, che prevede di poter finanziare progetti finalizzati a “sviluppare o perfezionare modelli di gestione sostenibile delle superfici agrarie in funzione della conservazione della biodiversità”.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Lunedì 5 novembre 2012, a Brescia giovani invitati alla presentazione del progetto “BiodiversaMente Consapevoli”, tra i partner anche Fondazione Edmund Mach di Trento

Lunedì 5 novembre p.v. dalle ore 10.30 – 12.30, nella sala Conferenze dell’Istituto Giuseppe Pastori di Brescia  (viale Bornata 110),  verrà presentato il progetto “Biodiversamente consapevoli. Giovani e partecipazione nella tutela delle aree rurali”, cofinanziato da UPI (Unione Provincie Italiane) e che vede come capofila la Provincia di Brescia, con Fondazione Edmund Mach (TN), Fondazione Fojanini (SO), Provincia di Bergamo e Valtemo (BS) come partner.

Le peculiarità del progetto. Sono molte, innovative ed affascinanti. In sintesi: 1) il coinvolgimento dei giovani e l’importanza di una loro formazione specifica per sviluppare una coscienza dell’importanza del monitoraggio, della gestione e del miglioramento della biodiversità negli ambienti agrari. I giovani sono il futuro della conoscenza tecnica e della coscienza ambientale e vanno pertanto formati in modo da rendere ciascuno consapevole del proprio determinante ruolo di indirizzo delle scelte aziendali prossime venture; 2) il controllo della biodiversità e la sua misurazione come strumento per la valutazione delle azioni migliorative che le Aziende Agricole possono intraprendere, anche in vista dei nuovi incentivi e vincoli del prossimo Piano di Sviluppo Rurale; 3) la proposta di modelli per lo sviluppo di programmi e strategie per l’incremento della biodiversità nelleAziende Agricole, viste come attori di una agricoltura evoluta e multifunzionale.

Programma. Ore 10,15: accoglienza e registrazioni; ore 10,30: Prov. di Brescia: Presentazione del progetto e sue specificità: Dott. Agronomo Graziano Lazzaroni, in particolare, si descriverà il valore del coinvolgimento dei giovani come attori della nuova agricoltura multifunzionale e strumenti chiave della diffusione delle conoscenze nell’agricoltura del futuro. ore 10,45: Saluti delle Autorità, Il Dirigente Prof. Luciano Tonidan del porta i saluti anche a nome di tutti i Dirigenti i cui Istituti sono coinvolti nel progetto. Intervengono per i saluti l’Assessore all’Agricoltura della Provincia di Brescia Gian Francesco Tomasoni e l’Assessore all’Urbanistica e all’Agricoltura della provincia di Bergamo Ing. Enrico Piccinelli; ore 11,05: Cristina Micheloni, Dott. Agronomo, responsabile scientifico AIAB, La biodiversità, significato, valore ed esperienze significative all’estero ed in Italia; ore 11,25: Centro Vitivinicolo Provinciale di Brescia: Dott. Agronomo Marco Tonni, Linee guida di Biodiversamente Consapevoli e valore applicativo per le Aziende e gli Enti; ore 11,40: Fondazione Edmund Mach: Prof. Marco Dal Rì, L’esperienza di FEM al servizio della biodiversità. Un Campus formativo per il nostro futuro sostenibile. La biodiversità entomologica, strumento efficace ed affascinante: il bello degli insetti, il buono del dato. ore 11,50: Fondazione Fojanini: ricercatore Dott. Fausto Gusmeroli, La biodiversità botanica come indicatore strategico. La Montagna come banco di prova per le nuove regole della condizionalità; ore 12,00: Associazione Val.Te.Mo: Prof.ssa Anna Giorgi; Prof. Alberto Tamburini, Le biodiversità colturali, agronomiche e zootecniche: un’opportunità per le aree montane; ore 12,10: Dibattito, ore 12,25: Conclusioni.

(Fonte: Associazione Val.Te.Mo)

Biodiversità, cresce l’interesse del mondo ortofrutticolo

Biodiversità, un valore aggiunto per frutta e verdura. Nei suoi confronti sta crescendo l’attenzione del mondo agricolo e in particolare dell’orticoltura. Quando essa è praticata secondo standard certificati e quindi è riconosciuta, rappresenta una garanzia per i produttori e per i consumatori, sempre più attenti a cibi genuini, maturati in un ambiente sano.
Esperienze, progetti e impegni sono stati esaminati nella assemblea 2012 della WBA (World Biodiversity Association), associazione con sede a Verona, presieduta da Gianfranco Caoduro. Si è ragionato, in particolare, sugli standard che devono essere rispettati da un’azienda agricola o da un territorio per ottenere il certificato di biodiversità. Ci sono esperienze in atto che stanno confermando la validità dei criteri indicati dalla WBA, che si caratterizzano per scientificità, essenzialità, praticabilità ed efficacia. Comparati ad altri “disciplinari” molto più complessi e impegnativi sotto tutti i profili, essi portano agli stessi risultati e si dimostrano altrettanto funzionali ed efficaci. Lo confermano le esperienze fatte nel Polesine e gli sviluppi che sono seguiti in altre realtà orticole e in altri settori agricoli, compreso il vitivinicolo.
Misurare il “tasso di biodivesità”. La questione è, rileva Francesco Arrigoni, vicedirettore di OPO Veneto, associazione di produttori, partner di WBA, arrivare a indicatori “scientifici”che, in maniera oggettiva e con criteri pratici e semplici, diano l’indice di inquinamento o di sanità di un terreno e quindi consentano o meno la certificazione di biodiversità. WBA ha in programma la pubblicazione di un manuale che aiuti l’ortofrutticoltore e l’agricoltore in generale a misurare il “tasso di biodiversità” dell’azienda e dell’ambiente in cui essa è inserita. Commenta Gianfranco Caoduro: “Dovrà essere una pubblicazione snella, scritta con un linguaggio capibile da tutti perché possa essere veramente utile e funzionale”.
In atto il progetto Sos, scuola orientata alla sostenibilità. “E’ oggi interesse sia dei consumatori che dei produttori percorrere la strada della biodiversità.Per i consumatori è soddisfatta l’esigenza di mangiare cibi sani e genuini; i coltivatori della terra possono offrire prodotti di qualità garantita con il valore aggiunto di aver operato nel rispetto della biodiversità. Ci sono poi altre considerazioni da fare, che si riferiscono alla responsabilità sociale legata ai prodotti alimentari”. Sta intanto procedendo nelle scuole il “Progetto Sos, scuola orientata alla sostenibilità”, che si propone di coinvolgere studenti, famiglie e operatori sociali in azioni di responsabilità ambientale, finalizzate a sostenere iniziative dirette alla conservazione delle risorse naturali e della biodiversità.


30 gennaio e 1 febbraio 2012, a Chiampo le “Serate Natura” di educazione ambientale

Le ciliegie della valle vicentina del Chiampo, le gustosissime durone, sono tra le più tardive e pregiate. Sono grosse, hanno una polpa molto soda e un colore rosso intenso, sono resistenti. Si coltivano soprattutto in un ambiente sostanzialmente sano: parliamo soprattutto di quelle che si raccolgono sulle colline a nord di Chiampo, ai margini dei monti Lessini.

Salvaguardare la biodiversità. Sarebbero nelle condizioni di fregiarsi del certificato “biodiversity friend”, rilasciato dalla Wba onlus (World biodiversity association), organizzazione internazionale che opera per la salvaguardia della biodiversità. Il territorio è sostanzialmente pulito, il paesaggio ordinato. I ciliegeti sono curati con buone pratiche agronomiche e con criteri a basso impatto ambientale. L’agricoltura sostenibile, il rispetto per l’ambiente, l’attenzione per la salvaguardia del territorio, la lotta all’inquinamento sono temi ai quali si è molto sensibili nella valle del Chiampo e ne sono conferma le “Serate Natura”, organizzate dall’Amministrazione comunale. Una vera e propria scuola di “educazione ambientale” con lezioni teoriche e uscite didattiche per verifiche sul campo, tra orti, frutteti e coltivazioni varie, che cosa accade e come si può lavorare la terra rispettando la qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo. Sono serate frequentate oltre ogni aspettativa, arrivano “allievi” anche da fuori zona.

Consigli utili e risposte pratiche. L’iniziativa, originale e di prestigio, è seguita con molta attenzione dal sindaco Antonio Boschetto e dal vicesindaco e assessore all’ambiente Samuele Negro.  Le relazioni sono tenute da specialisti di larga esperienza e notorietà che si distinguono per il forte impegno sul fronte ambientale. Vengono dati consigli utili e risposte pratiche. Due serate quest’anno (30 gennaio e 1 febbraio) sono dedicate alla biodiversità e alla certificazione “biodiversity friend”. Sono realizzate in collaborazione con OPO Veneto, organizzazione alla quale fanno riferimento molti cerasicoltori della Valle del Chiampo, e con Wba Onlus. Relatori Gianfranco Caoduro, presidente di Wba, e Francesco Arrigoni, responsabile promozione di OPO Veneto. Sono previsti, inoltre, interventi di Cesare Bellò, direttore di OPO Veneto, e di Ettore Ramponi responsabile della formazione della stessa organizzazione. Per i partecipanti alle lezioni è in programma, inoltre, un’uscita nel parco del Sile (sabato 4 febbraio) per visitare OPO Veneto  e le aziende associate specializzate nella produzione di radicchio Igp rosso di Treviso e variegato di Castelfranco Veneto, asparago Igp di Badoere (Treviso) e altri ortaggi tipici e di pregio.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Ortaggi e frutta più sani e vari dove si tutela la biodiversità

foto Gianfranco Caoduro

Conservare la diversità biologica vuol dire anche garantire sulla tavola prodotti della terra più sani, più vari e più genuini. Dovrebbe essere quindi un impegno di tutti lavorare per la biodiversità in agricoltura e, in particolare, in orticoltura proprio in funzione della qualità e del valore della differenza delle produzioni. Nel Veneto ci sono alcune esperienze interessanti e altre sono in programma. OPO Veneto, organizzazione veneta di produttori con sede centrale a Zero Branco (TV), ne sta seguendo alcune che rientrano in quella prospettiva di orticoltura sostenibile che si presenta come una carta vincente.

Un pezzetto di foresta equatoriale salvata da studenti veronesi. Di questo si è sempre più convinti, alla luce delle crescenti esigenze di consumatori motivati, che richiedono prodotti sani, genuini, tipici di un territorio dove si rispettano natura e ambiente. La Giornata della biodiversità, undicesima edizione, svoltasi a Vicenza, nel Museo naturalistico e archeologico, curato da Antonio Dal Lago, ha dato lo spunto per ragionare su tutto questo nel contesto più ampio del tema dell’anno dedicato alle foreste. Lo slogan: “Salvare le foreste per difendere la biodiversità”. E’ una iniziativa promossa dalla “World biodiversity association”, presieduta da Gianfranco Caoduro. I lavori si sono aperti con la relazione di uno studioso di entomologia di livello internazionale, il professor Giovanni Onore, presidente della Fondazione Otonga in Ecuador, una benemerita organizzazione che ha acquistato e gestisce nella provincia di Cotopaxi, un “pezzetto” di foresta (oltre 1.500 ettari), che è impegnata ad allargare e a valorizzare. Hanno contribuito all’iniziativa ragazzi delle scuole superiori veronesi che con generosità e intraprendenza si sono impegnati a raccogliere fondi per il progetto “Otonga”: sono arrivati a 90 mila euro, grazie ai quali sono già stati acquistati quasi 50 ettari di foresta. Altri saranno comperati nel prossimo futuro, visto che si conta ad allargare il coinvolgimento dei giovani delle scuole in questa operazione che sta incontrando tra loro tanta sensibilità. 

Ogni anno condannate all’estinzione 30 mila specie di organismi e foreste equatoriali grandi quanto il Nord Italia. Silvano Biondi ha tenuto una dotta relazione, ricca di riferimenti storici ma molto istruttivi per l’attualità, sull’abate Francesco Disconzi e su Paolo Lioy, illustri naturalisti vicentini dell’Ottocento, studiosi della biodiversità locale. Per capire quanto sia attuale il tema della conservazione della diversità biologica nel pianeta, sottolinea il prof. Gianfranco Caoduro, è sufficiente ricordare alcuni dati: ogni anno sarebbero condannate, a causa della distruzione di foreste e di ecosistemi, 30 mila specie di organismi. E’ un deciso impoverimento della vita sulla terra, dove finora sono state catalogate 2 milioni di specie su un totale stimato attorno ai 10 milioni. Ogni anno si distruggono 140 mila chilometri quadrati di foreste pluviali tropicali, una superficie pari al Nord Italia. La giornata della biodiversità a Vicenza si è rivolta in particolare al mondo della scuola con l’obiettivo di sensibilizzare allievi, genitori e docenti ai temi ambientali nella prospettiva di uno sviluppo sostenibile.

(fonte Opo Veneto)

22-23 ottobre, torna “Biodiversamente” week-end tra scienza e natura organizzato da WWF e Ass.ne Naz.le Musei Scientifici

Per la seconda edizione di “Biodiversamente”, il Festival dell’Ecoscienza organizzato dal WWF con l’Associazione Nazionale Musei Scientifici, viene lanciato il bando per due progetti di ricerca dedicati alle specie italiane più preziose e ai servizi naturali che garantiscono. Il WWF chiede l’aiuto di tutti per sostenere la ricerca scientifica per la biodiversità e finanziare in questo modo le due borse di studio.

Tanti i Musei di Scienze Naturali, Orti Botanici, Acquari e Oasi WWF in tutta Italia che, il 22 e il 23 ottobre, daranno vita a iniziative speciali: laboratori interattivi, viaggi virtuali nel tempo e nello spazio sotto la guida di noti ricercatori e appassionati. Domenica 23 ottobre l’evento si estende alle Oasi WWF e alle aree di interesse naturalistico in tutta Italia, per scoprire i segreti della biodiversità insieme ai protagonisti della ricerca scientifica “made in Italy”. Scopri tutti gli appuntamenti.

(fonte WWF Italia)

 

Biodiversità misurata dallo spazio, premiato scienziato dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige

Duccio Rocchini, senese, è il primo ricercatore italiano premiato dalla Earth and Space Foundation, un ente senza scopo di lucro internazionale con sede in California che si propone dal 1994 di riconoscere il lavoro effettuato da scienziati che applicano le immagini satellitari allo studio dell’ambiente terrestre. Rocchini, che fa parte del gruppo di ricerca GIS e Telerilevamento coordinata da Markus Neteler del Centro Ricerca e Innovazione dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, si è distinto come miglior ricercatore nel campo della stima della biodiversità da immagini satellitari. Rocchini è attualmente coordinatore di un network di ricercatori internazionali che include i più importanti istituti europei e statunitensi e che ha come oggetto la ricerca nel settore telerilevamento applicato all’ecologia spaziale.

I metodi sviluppati da Rocchini permettono la stima della biodiversità da dati acquisiti da piattaforme spaziali ed hanno ricadute dirette sulla gestione delle aree protette. Oltre alla profonda esperienza maturata nel proprio specifico ambito di studio, le numerose collaborazioni strette dal ricercatore con vari istituti europei e statunitensi segnano un ulteriore arricchimento nella rete di contatti internazionali del Centro Ricerca e Innovazione.

(fonte IASMA)

Biodiversità: favorire le produzioni locali di nicchia

Azienda Sasse Rami di Veneto Agricoltura

In Veneto, fino a pochi decenni fa, la maggior parte delle aziende agricole coltivava pochi alberi di molteplici varietà: oggi queste stanno rapidamente scomparendo. “Progetto di recupero e salvaguardia delle biodiversità frutticole del Veneto” è la pubblicazione che Veneto Agricoltura ha dedicato al recupero delle specie di melo e pero in Veneto.

E’ l’Anno internazionale della Biodiversità: ebbene, allo scopo di ovviare alla scomparsa di queste tipiche e tradizionali varietà locali di melo e pero, Veneto Agricoltura, fin dagli anni ’90, ha avviato un programma di reperimento, coltivazione e caratterizzazione del “germoplasma autoctono”, quindi della base genetica delle varietà. Un vero e proprio tesoro conservato presso l’azienda Sasse–Rami di Ceregnano (RO), oggetto continuo di osservazioni e verifiche vegetative, pomologiche e organolettiche.

Rosa Gentile, Pom Ruggine, Pero Trentosso e Madonna delle nevi dei Colli Euganei. L’attività di recupero e conservazione dell’Azienda regionale ha portato, fino ad oggi, al reperimento di ben 136 varietà di melo e di 62 di pero; in questo volume sono presentate le cosiddette “schede pomologiche” delle prime 32 varietà di melo e 19 di pero. Tra queste la Rosa Gentile, mela profumata e croccante dell’ area pedemontana, il Pom Ruggine delle Prealpi Vicentine, il Moscatello della provincia di Rovigo, la Madonna delle nevi dei Colli Euganei, il Pero Trentosso della zona della Valpolicella, per citarne alcune.

Una “gene bank frutticola”. L’obiettivo di Veneto Agricoltura attraverso il progetto è quello di procedere alla identificazione e valorizzazione delle varietà autoctone di melo e pero nell’ottica di una frutticoltura volta alla riscoperta degli antichi sapori e per la salvaguardia del loro patrimonio genetico. Ovvero costituire una “gene bank” frutticola che risponda a quanto auspicato dalla Convenzione sulla Diversità Biologica di Rio de Janeiro del 5 giugno 1992. Ricorda l’Amministratore Unico Paolo Pizzolato che finalità della conservazione di queste varietà è anche l’utilizzazione delle più interessanti tra di loro per costituire piccoli frutteti per produzioni di nicchia nei luoghi d’origine, valorizzando così le loro potenzialità; altro traguardo, molto concreto, resta quello di poterle utilizzare nei programmi di miglioramento genetico a fini commerciali.

(fonte Veneto Agricoltura)

Giornalisti Argav in Cansiglio, ospiti di Veneto Agricoltura

I soci Argav in visita alla foresta demaniale reg.le del Cansiglio gestita da Veneto Agricoltura (foto Mirka Cameran Schweiger)

(di Umberto Tiozzo, socio Argav) Il 2011 sarà l’anno delle foreste, così Veneto Agricoltura ha inserito, tra le novità dei percorsi didattici per le scuole della Regione, anche la foresta del Cansiglio. E una “scolaresca” abbastanza singolare, costituita da una delegazione di giornalisti dell’Argav, è stata qui ospitata in anteprima lo scorso 11 ottobre, accolta dall’Amministratore unico, Paolo Pizzolato, e dal Capo ufficio stampa, Mimmo Vita, promotore e organizzatore dell’iniziativa.

La Dr.ssa Paola Berto "fa lezione" ai soci Argav. Alla sua sx, Paolo Pizzolato, Amm.me Unico Veneto Agricoltura (foto Umberto Tiozzo)

Un bosco pubblico da sempre. Dei circa 4.500 ettari di foresta del Cansiglio, la cosa più interessante è la fustaia di faggio, che la rende unica in Italia e che, all’epoca della Serenissima Repubblica di Venezia, le è valso l’appellativo di “Gran Bosco da remi di San Marco”. Un bosco che è stato sempre pubblico – ha spiegato Paola Berto nella “lezione” introduttiva tenuta presso gli uffici di Veneto Agricoltura situati proprio al centro della piana – sin dall’epoca dell’imperatore Berengario I, ben prima dell’anno mille. Oltre al faggio ci sono abete rosso, abete bianco (pur se in quantità ridotta), e qualche acero, che in mezzo all’ocra scuro dei faggi si riesce ad apprezzare bene in questo periodo in cui si tinge di oro. Dalla foresta gestita in maniera sostenibile certificata è nato il progetto “Assi del Cansiglio” per la produzione di pavimenti in legno, una vera novità nel comparto forestale, che valorizza tutto il territorio.

Effetto visibile dellinvesione termica conifere verdi in basso e latifoglie bruno ocra piu in alto (foto Umberto Tiozzo)

Cansiglio (Canséi, in dialetto locale) non è solo foresta, ma anche agricoltura di montagna. Ci sono cinque aziende a conduzione familiare con indirizzo zootecnico, il cui latte (anche biologico) viene lavorato nella latteria di Tambre, i cui prodotti si fregiano dell’appellativo “Cansiglio”, e in quella di Fregona (latte alta qualità). L’attività turistica riveste nel luogo una certa importanza solo nei fine settimana: con l’autostrada si arriva velocemente ai piedi della foresta, quindi in una mezz’oretta si sale nell’altopiano. La forte pressione del sabato e domenica, con pochissima gente infra-settimana, non crea condizioni economiche favorevoli per uno sviluppo significativo dell’offerta turistica. I ristoranti sono numerosi, ma c’è carenza di strutture ricettive; inoltre la stagionalità è breve, con inverni estremamente rigidi ma senza neve ed estati piovose. Si registrano precipitazioni intorno ai 1800 mm/anno, concentrate in piogge intense: il Cansiglio è il primo contrafforte alpino che incontrano le correnti d’aria umida provenienti dalla pianura. Il microclima dell’altopiano è particolare, la forma a catino impedisce il movimento dell’aria, per cui quella fredda, che è più pesante, si deposita sul fondo, generando il fenomeno dell’inversione termica. Un fenomeno che ben si apprezza nella stagione autunnale, quando le latifoglie virano dal verde all’ocra evidenziando la loro presenza nella parte più alta del catino che sale verso i 1.400 metri, mentre i margini della piana a quota mille si mantengono verdi per le conifere.

"lama" dove ristagna l'acqua piovana (foto Umberto Tiozzo)

La morfologia dell’altopiano è tipicamente carsica, per cui qui non ci sono corsi d’acqua, che percola nel terreno permeabile e va ad alimentare le falde della pianura. L’unica acqua presente da quando qui ha iniziato ad insediarsi l’uomo è quella delle “lame”, piccoli avvallamenti detti doline che si formano, appunto, per il carsismo e si riempiono poi di sostanze argillo-limose, che, impermeabilizzandone il fondo, permettono il ristagno dell’acqua piovana. Questi sistemi umidi sono estremamente importanti per l’abbeveraggio del bestiame e perché spesso costituiscono l’unico rifornimento idrico per la fauna selvatica.

Faggeto del Cansiglio (foto Umberto Tiozzo)

Cansiglio, terra di Cimbri. Ritrovamenti archeologici testimoniano che l’uomo preistorico ha visitato il Cansiglio, successivamente (12mila anni fa) oggetto di frequentazioni stagionali da parte di cacciatori seminomadi provenienti dalla vicina pianura. L’uomo ha iniziato a fermarsi più stabilmente quando qui sono arrivati per lavorare il legname i Cimbri, popolazione di abili taglialegna provenienti dall’altopiano di Asiago, di origine bavarese. (Cimbro è italianizzazione dal dialetto medievale bavaro-tirolese “zimberer”: boscaiolo, carpentiere e ancor oggi, in tedesco carpentiere si dice “zimmerer”, n.d.r.). Il loro primo insediamento è stato a Vallorch, con una famiglia Azzalini nel 1796. Gli insediamenti erano di minime dimensioni, costituiti dalla casa e dalla “hutta”, piccolo fabbricato dove veniva lavorato il legno, con il quale d’inverno si costruivano scatole e setacci che venivano venduti per sopravvivere. Inizialmente si fermavano solo stagione estiva, poi, alla decadenza di Venezia che non permetteva il soggiorno stanziale, i Cimbri iniziarono ad essere un po’ più stabili, anche se si racconta che fino alla fine del 1800 le donne andassero ancora a partorire a Roana (oggi circa 120 km per la via più breve, 25-30 ore di cammino, percorribili ragionevolmente in 3-4 giorni). Oggi i Cimbri del Cansiglio, riuniti in associazione, hanno ricostruito alcuni dei villaggi e mantengono viva la memoria delle tradizioni conservando ancora il loro dialetto, riconosciuto come minoranza linguistica.

Sul sentiero forestale in mezzo ai faggi (foto Umberto Tiozzo)

Ogni anno si ricavano 5-6mila metri cubi di faggio e 4mila di abete rosso. Terminata la “lezione in aula”, dopo una veloce visita alla retrostante “Casema Bianchin”, base missilistica Nato ormai dismessa, che Veneto Agricoltura intende riqualificare per scopi dimostrativo-didattici, tutti in jeep su, lungo una stradina forestale, per una escursione in mezzo alla fustaia di faggio. Le aree a faggeta sono costituite da piante tutte più o meno della stessa età. Il ciclo vitale dura 160 anni, che inizia dalla germinazione spontanea del seme, quindi si interviene col taglio ogni 15 anni, fino ai 140, togliendo le piante più brutte e sofferenti, lasciando quelle più grosse e più belle, che devono arrivare verso il 160esimo anno d’età. Gli alberi vengono tagliati in modo tale che il vento passi tra loro modellandoli ben dritti (fronti di correnti forti piegherebbero, rovinandoli, i fusti). Partendo da 3000 piante ettaro si arriva a 50, di un’altezza attorno ai 30 metri. Dalle chioma espanse cade giù tutt’intorno il seme, che origina la “rinnovazione”: alcune piante si lasciano ed altre si levano e ricomincia il ciclo. I tagli di piante in giovane età danno legna da ardere, successivamente si ottiene legna da opera (imballaggi, tavolame per pavimenti, le già ricordate “Assi del Cansiglio”).

Vivaio Pian del Spin (foto Umberto Tiozzo)

Faggi: tutti simili ma sempre diversi. Dopo la gradita e gustosa pausa pranzo al rifugio Col Indes, raggiunto percorrendo la strada che lambisce la riserva orientata Pian di Landro-Baldassarre, la giornata è proseguita con la visita al vivaio Pian dei Spin. Il vivaio è diretto da Roberto Fiorentin, il quale ha spiegato ai giornalisti che qui si producono piante per la rinaturalizzazione e la ricomposizione ambientale e specie adatte agli ambienti montani, partendo da seme raccolto direttamente nei boschi e in aree ecologicamente omogenee. Sono circa 150 le specie legnose, tra alberi ed arbusti, che qui si producono e recentemente l’attività si è ampliata alle specie erbacee (fiori, erbe) che hanno più problemi di sopravvivenza; spesso, infatti, le specie più rare albergano tra quelle erbacee. L’attività vivaistica di Veneto agricoltura si propone di contemplare tutta la biodiversità geografica che c’è nella nostra Regione. Si parte perciò da piante che vivono nelle dune del litorale per arrivare a quelle che vanno oltre il limite della vegetazione arborea. L’obiettivo è mettere a disposizione degli utenti alberi e arbusti con la garanzia della diversità genetica degli ecotipi locali, cioè provenienti da specie legnose autoctone. Un esempio: alberi di faggio se ne trovano anche in Danimarca e non si riesce a distinguerli visivamente dai nostri, ma il loro corredo genetico è stato diversificato dai millenni di selezione genetica che c’è stata per l’adattamento ai diversi ambienti naturali. Se dicessimo che un faggio vale l’altro non si tutelerebbe l’aspetto genetico: una parte della biodiversità è proprio quella che non si vede, cioè quella scritta nel codice genetico selezionato dalla natura, e che fa la differenza.

Conifera al 3° anno di vita (foto Umberto Tiozzo)

Una talea, per radicare, deve avere piedi al caldo e testa al fresco. Dopo questa presentazione generale, il gruppo è stato guidato tra i diversi appezzamenti dal responsabile Massimo Cason, il quale ha spiegato che in questo vivaio di quota (Pian dei Spin è situato a 1.077 metri sul livello del mare) vengono sviluppate la filiera delle conifere, quella delle latifoglie e quella della propagazione vegetativa. Le conifere necessitano di almeno 1-2 anni di semenzaio prima del trapianto, dato che i primi stadi della plantula sono molto lenti. Ad esempio, per l’abete bianco ci vogliono tre anni in semenzaio per avere una piantina trapiantabile e poi almeno altri due in contenitore per ottenere una pianta di altezza idonea e un buon apparato radicale nel pane di terra. Le latifoglie, invece, vengono seminate direttamente in contenitore perché nel giro di 1-2 anni sviluppano bene apparato radicale e parte epigea. La moltiplicazione vegetativa si effettua in serra, ponendo le talee nei “letti caldi” cioè su bancali con base riscaldata e irrigazione nebulizzata. Gli addetti ai lavori dicono: “una talea, per radicare, deve avere piedi al caldo e testa al fresco”. Le foglie, cioè, non devono disidratarsi, mentre, perché si sviluppino gli ormoni che servono per la formazione delle radici, il substrato che ospita la talea deve essere tenuto a determinate temperature (18-25°).

I cervi in Cansiglio (foto Mirka Cameran Schweiger)

Il bramito dei cervi in amore. Ultima tappa, quando il sole già scivolava dietro le montagne, al giardino botanico alpino “G. Lorenzoni” dove, in un solo ettaro e mezzo, si trova il compendio della vegetazione presente in Cansiglio. Gli ambienti, realisticamente e sapientemente riprodotti, sono quelli della foresta, degli arbusteti, dei prati, dei pascoli, dei macereti, delle vallette rivali, delle rupi, degli ambienti umidi (lame e torbiere). Giornata finita? Macché! Rientrando oramai all’imbrunire dalla fugace visita al villaggio Cimbro, mentre ci si accingeva a risalire in auto per rientrare, ecco lo spettacolo unico e insperato: numerosi branchi di cervi scesi sui prati ai margini del bosco, il maschio circondato dalle sue femmine, quasi incuranti della presenza umana. E allora fuori di nuovo le macchine fotografiche e via con gli scatti. Infine, finalmente davvero tutti in partenza, accompagnati dal bramito dei cervi in amore.