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Confartigianato Imprese Veneto traccia la prima mappa interattiva del patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato per farne una futura risorsa

Schermata 2022-11-06 alle 21.56.39“Dopo diversi anni nel corso dei quali il settore delle costruzioni è stato oggetto di decine di interventi legislativi, da quelli finalizzati alla nuova residenzialità, per passare a quelli volti alla riqualificazione del patrimonio pubblico e privato, fino quelli più recenti dedicati alla ristrutturazione edilizia ed efficienza energetica nonché, dopo la pandemia da COVID-19 che ha influito anche sul nostro stile di vita, nasce l’esigenza di individuare nuovi obiettivi e nuove strategie compatibili con un approccio alla pianificazione ed alla progettazione urbanistica sempre più orientate a soddisfare esigenze di benessere e salute dei cittadini. Da queste considerazioni, è nato il progetto diConfartigianato Veneto, mirato a definire un quadro del sistema del recupero edilizio e territoriale del futuro, in supporto alle politiche economiche e territoriali della Regione del Veneto, a partire dal patrimonio pubblico inutilizzato, valutando le opportunità generate dalla riconversione e/o rottamazione di tale patrimonio sia dal punto di vista economico che ambientale. Un processo in grado di trasformare tali vuoti in risorsa per le imprese, i cittadini e il territorio”. A dirlo Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Veneto, nel presentare la prima mappa interattiva da loro tracciata con i dati del Veneto su 58mila unità immobiliari pubbliche.

I dati. Il patrimonio pubblico del Veneto è composto da 58.130 unità immobiliari per un totale di 35,6 milioni di mq di superfici. Un immobile su quattro è stato costruito prima del ’45. A livello di unità immobiliari il 46% è da ricondurre a residenza. A livello di superfici invece prevale la destinazione scolastica, che ricopre il 26% delle superfici pubbliche. I principali proprietari del patrimonio pubblico sono i Comuni sia a livello di unità immobiliari (83%) che di superfici (45%).  L’8% di tale patrimonio pubblico in Veneto è inutilizzato: si tratta di 4.900 unità immobiliari, per una superficie complessiva pari a 1,67 milioni di metri quadrati. Di questi 1.430 inutilizzabili (il 30% dell’inutilizzato). Sono 429 mila metri cubi circa da demolire ed eventualmente ricostruire. A livello di unità immobiliari l’inutilizzato si concentra prevalentemente nei comuni con oltre 100.000 abitanti ma a livello di superfici sono i comuni più piccoli tra 10.000 e 50.000 abitanti quelli che concentrano la maggior parte di patrimonio inutilizzato.

Dunque sono i comuni i principali interlocutori nel processo di valorizzazione dei beni pubblici: 1 fabbricato su 2 del patrimonio pubblico dismesso è infatti di proprietà del comune (pari al 45% delle superfici totali inutilizzate). Del patrimonio dismesso inutilizzabile quasi 1 fabbricato su 3 è stato costruito antecedentemente al 1945 e il 54% tra il 1945 e il 1980, mentre a livello di superfici la maggior parte dell’inutilizzato è stato costruito antecedente al 1945 (circa il 50%). La maggior parte delle superfici inutilizzate ha una destinazione ricollegabile a strutture quali carceri, penitenziari e caserme (19%), fabbricati produttivi (13%), abitazioni (13%), edifici scolastici (12%), ospedali e case di cura (9%) e uffici (8%).

L’indagine ha mappato tutti i 4.900 edifici nel territorio, attraverso una analisi georeferenziata che andrà a costituire un sistema informativo a disposizione di Confartigianato Imprese Veneto per promuovere azioni di intervento e riuso sul territorio. Nel sistema informativo web sarà possibile conoscere nel dettaglio ogni singolo elemento costituente ciascun bene immobiliare, grazie alle informazioni mappate e derivanti dalla banca dati del MEF – Dipartimento del Tesoro.  Il patrimonio pubblico inutilizzato rappresenta un costo rilevante per gli enti pubblici oltre che un elemento di disvalore per il territorio in termini di qualità urbana, sicurezza ed in termini sociali (spazi potenziali di interesse sottratti alla comunità per i nuovi bisogni). Intervenire sul riuso funzionale di tale patrimonio significa per il Veneto attivare processi sostenibili e circolari in direzione di una riduzione del consumo di suolo, di un miglioramento della qualità e della sicurezza delle città; si tratta di un’opportunità in grado di restituire una nuova identità ai territori, ridando valore agli spazi non solo fisicamente (mediante ristrutturazioni e miglioramento delle performance energetiche) ma anche socialmente attraverso processi e meccanismi in grado di far incontrare all’offerta di spazi la nuova domanda sociale.

Si tratta di un’azione che mette in gioco tanto gli aspetti economici (in termini di investimenti per il settore delle costruzioni e in termini di risparmio o introiti per le pubbliche amministrazioni) quanto quelli sociali ed ambientali e che presuppone l’attivazione di sinergie tra pubblico-privato tra singolo-collettività, tra operatori economici e sociali. La forte varietà del patrimonio pubblico inutilizzato comporta modalità di intervento e azioni di messa in valore che si diversificano in base allo stato manutentivo, all’epoca di costruzione, alla destinazione d’uso attivando tutta la filiera delle costruzioni: dal restauro conservativo, alla demolizione e ricostruzione, alla ristrutturazione, ai piccoli interventi di adeguamento, all’efficientamento energetico; interventi di piccole e grandi dimensioni rivolte quindi sia ai piccoli artigiani che alle grandi società.

“In prospettiva dopo il 110% -conclude Boschetto- intervenire sul patrimonio pubblico inutilizzati del Veneto consentirebbe nel complesso di generare un beneficio economico per il settore di 1,7 miliardi di euro: 40 milioni dalle demolizioni, 7,5 milioni dalle rinaturalizzazioni, 116 da ricostruzioni; 258 da restauro conservativo, 38 milioni da adeguamento e256 da efficientamento. Ma gli effetti benefici vedono anche la possibilità di rinaturalizzare 185.000 metri quadrati di suolo, risparmiare 1,23 milioni di kg di CO2, ridurre ulteriormente la CO2 grazie a interventi di efficientamento energetico negli immobili pubblici, con un risparmio a regime di oltre 29 milioni di kg di CO2, risparmiare suolo per nuove costruzioni pari ad una superficie di 607.800 metri quadrati, altro elemento molto positivo considerando che il Veneto è la seconda regione italiana per suolo consumato. Da considerare infine l’occasione per dare una risposta concreta alle nuove domande della società, generando contesti urbani più vivibili, più belli e più sicuri. Il nostro obiettivo è progettare tutto questo assieme in primis ai Comuni proprietari di 1 immobile su 2 inutilizzato e a seguire con tutti gli altri enti in una rete che porti beneficio a tutti”.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto 

Legge anticemento. Manzato: sparite dal testo del governo le norme di salvaguardia

Dopo aver plaudito alla presentazione formale da parte del governo della proposta di legge anticemento,lL’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato si è accorto assieme ai colleghi delle altre Regioni che il vero contributo dato dalle regioni non è neppure stato preso in considerazione ed è sparito dal testo licenziato dal Consiglio dei Ministri.

Sparita la clausola di salvaguardia. “Sto parlando della clausola di salvaguardia, che prevedeva un blocco immediato di tre anni dall’approvazione della Legge per ogni modificazione dell’uso del suolo, per evitare assalti alla diligenza dell’ultima ora in attesa che venga portato a termine tutto il complesso iter burocratico – amministrativo – istituzionale previsto dal testo governativo. Il quale prevede sì la salvaguardia del territorio agricolo, ma di fatto ci vorranno anni perché questa sia effettiva, mentre noi volevamo che invece lo fosse da subito”.

Rischio di corsa alla cementificazione. Le Regioni hanno formalmente obiettato che “il testo così come approvato dal Consiglio dei Ministri presenta numerose lacune, probabilmente generate da un approccio parziale ad una problematica complessa e multidisciplinare, e risulta essere di difficile applicazione concreta, portando al paradosso di esporre, nella prima fase di applicazione, ad una corsa alla cementificazione”. “Fa rilevare, altresì, le criticità relative alla ripartizione costituzionale delle competenze tra Stato e Regioni nei diversi ambiti in cui interviene il provvedimento”.

Vittoria delle lobby cementiere? “Io aggiungo che a pensar male si rischia di indovinare – ha concluso Manzato – e così com’è questa sembra una proposta di legge elettorale alla ricerca di un facile consenso ma, nel migliore dei casi, di una difficile e posticipata applicazione che oltretutto non agisce sui motivi della cementificazione, che riguardano il continuo impoverimento delle casse comunali da parte dello Stato. Nel peggiore dei casi è solo l’ennesima vittoria di lobby cementiere”.

(Fonte: Regione Veneto)

Legge anticemento, Manzato: Regioni unanimi, moratoria di almeno tre anni

L’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato, ha proposto e fatto accettare all’unanimità dagli assessori regionali, assieme al collega della Puglia Dario Stefano, la modifica al testo governativo che prevede una moratoria immediata di almeno tre anni all’erosione del suolo agricolo, senza attendere tutti gli adempimenti previsti.

La modifica recita, in sostanza: “dalla data di entrata in vigore della presente legge e sino al recepimento negli strumenti urbanistici dei vincoli conseguenti al limite di superficie agricola di cui all’articolo 3 della presente legge, e comunque non oltre il termine di tre anni, non è consentito il consumo di superficie agricola”, fatte salve “le previsioni degli strumenti urbanistici vigenti, le opere pubbliche, nonché gli interventi strumentali all’esercizio delle attività” necessarie all’imprenditore agricolo.

Ora spetta al Parlamento agire. “Ringrazio Catania per l’impegno personale, ma gli ricordo che una cosa del genere non può essere decisa sulla base dei tempi dell’emergenza elettorale a fronte di obblighi costituzionali, dopo che per decenni i Governi se ne sono disinteressati e anzi hanno operato, sottraendo loro risorse, per mettere i Comuni nelle condizioni di ‘dover’ ricorrere alle lottizzazioni che hanno ridotto pesantemente il suolo coltivato e coltivabile. Noi in Veneto abbiamo messo mano alla questione, ma non potevamo intervenire su materia di competenza comunale e soprattutto sugli introiti che questa ha garantito di fronte ai tagli continui dello Stato. Al quale ora ripassa la palla perché, dopo il necessario passaggio del confronto con le regioni, spetta al Parlamento l’approvazione concreta e definitiva del provvedimento. Ho visto leggi assurde approvate in un paio di giorni e leggi necessarie rimaste nel limbo. Vediamo in quale categoria i parlamentari inseriranno questa che è una legge doverosa ed etica. Il mio auspicio è che la approvino in un paio di giorni. Sono troppo ottimista?”.

(Fonte: Regione Veneto)

Lotta alla cementificazione, da Veneto e Puglia proposta al ministro Catania moratoria quinquennale immediata

Gli assessori all’agricoltura del Veneto Franco Manzato e della Puglia Dario Stefano hanno proposto al Ministero delle politiche agricole di istituire un periodo transitorio di 5 anni durante il quale sia vietata qualsiasi trasformazione di suolo agricolo, in attesa che la proposta del Governo contro la cementificazione del territorio diventi legge vigente.

“Cementificazione a ‘quota zero’ è una proposta rivoluzionaria – ha sottolineato Manzato – che non vuole attendere le lungaggini della politica, nè procedimenti di durata biblica per bloccare lo sfruttamento e la rovina del territorio verde sottraendolo all’uso edificatorio”. Le finalità dell’iniziativa del Governo sono ampiamente condivise da tutte le Regioni, che vogliono essere in prima fila nella tutela di una risorsa primaria e irripetibile per l’economia nazionale. “Ciononostante, per noi non è sufficiente – ha ribadito Manzato – e per questo motivo Veneto e Puglia hanno deciso di attivarsi, lavorando fianco a fianco, per avviare da subito un regime di salvaguardia, tenuto conto della complessità del testo governativo, che rischia di rallentare il raggiungimento di una effettiva operatività, lasciando spazio ad una ulteriore e magari grave erosione di terreni fertili”.

Timore di “un assalto alla diligenza”. Insomma: in questa fase di transizione, che potrebbe anche essere molto lunga, le Regioni sono preoccupate per un possibile “assalto alla diligenza”, con trasformazioni repentine che produrrebbero un effetto esattamente contrario alle finalità del DDL. Le Regioni del Veneto e Puglia, in coordinamento con le altre, hanno dunque deciso di consegnare in mano al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali un provvedimento capace di avviare al più presto un inversione rispetto all’attuale situazione. Anche ieri, le direzioni agricoltura, urbanistica e paesaggio interregionali si sono incontrate per coordinare la proposta tecnica, il cui obiettivo è quello di migliorare l’efficacia del provvedimento del Governo che punta a ridurre il consumo del suolo.

(Fonte: Regione Veneto)