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Vella (Oms): “E’ urgente prepararsi a molte altre imminenti pandemie, anche peggiori del Covid-19”

(di Riccardo Panigada, giornalista scientifico e consigliere Argav) “Attenzione: la pandemia di COVID-19, per quanto catastrofica, non può essere considerata un evento isolato. Dobbiamo prepararci a un COVID-19 endemico e al rischio già attuale di pandemie più frequenti e gravi” ha avvertito il professor Stefano Vella, personalità eminente sul panorama delle scienze mediche a livello internazionale, componente del Comitato consultivo tecnico del “Pandemic Fund” dell’Oms, in occasione del corso di aggiornamento per giornalisti organizzato in occasione dell’assemblea annuale dell’Ugis (Unione Giornalisti Italiani Scientifici).

“Vaccinare la maggior parte della popolazione in tutti i Paesi è oggi la priorità più urgente della comunità internazionale. Prevenire future pandemie è anche una corsa contro il tempo e deve essere un obbligo fondamentale della governance nazionale e globale. Bisogna garantire che il mondo sia meglio equipaggiato per individuare, prevenire e contrastare un’altra grave epidemia. Potrebbe essere peggiore del COVID-19″ ha proseguito Vella.

Sarebbe meglio dargli retta, visto che poco prima dell’esplosione del COVID-19 aveva pubblicato un articolo in cui prevedeva che qualche nuovo virus sarebbe presto passato dagli animali all’uomo, venendo trasportato in giro per tutto il mondo a causa della globalizzazione, e in cui spiegava dettagliatamente i motivi per cui, ciò che poi è veramente accaduto, sarebbe successo. Data la fatalità per cui il Covid-19 è arrivato proprio l’anno successivo alla pubblicazione di tale articolo, continua a indurre alcuni giornalisti carenti di una pur sommaria cultura scientifica, e che troppo spesso vengono ancora inviati a intervistare i ricercatori, a pretendere che il professor Vella possa pronosticare con precisione quando ci sarà una prossima pandemia… ma invece di cercare fatidicamente di rispondere a insensate esigenze dei propri lettori, bisognerebbe che i giornalisti sapessero investirsi del ruolo di promotori della lettura con senso critico della realtà.

Oggi le cause che hanno permesso quella del Covid19 non sono cambiate, per cui un nuovo evento analogo potrebbe esserci con altissima probabilità anche domani, anche se ovviamente è una cosa sciocca pretendere che si possa prevedere il momento specifico e in quale parte del mondo avverrà uno spillover, mentre ciò che si sa con precisione è che i tempi sono molto stretti, e bisogna prepararsi con la massima urgenza con tutti gli strumenti che si hanno a disposizione per prevenire e limitare gli eventuali danni. Vediamo perché.

Solo in Italia si contano 35 diverse specie di pipistrelli delle oltre 1400 diffuse nel mondo. Sono mammiferi fondamentali per il controllo degli insetti e l’impollinazione, quindi assolutamente necessari come tutti gli altri esseri viventi della Terra che contribuiscono all’equilibrio della biosfera (a condizione che l’ambiente sia rispettato). Non bisognerà quindi prendersela con questi simpatici e unici mammiferi volatili notturni, se, come diversi altri animali, possono essere serbatoi di molti virus pericolosi per l’uomo. Infatti i chirotteri possono essere portatori di molti virus senza ammalarsi, in quanto il loro sistema immunitario è altamente specializzato e tiene sotto controllo anche i virus più pericolosi. Alcune delle malattie trasmesse dai pipistrelli più note sono quelle sostenute dai virus: Virus Nipah, Ebola, Marburg, SARS, MERS, COVID-19 (sospetta origine: pipistrello attraverso ospiti intermedi)

Ma i ricercatori hanno identificato altri 20 nuovi virus presenti nelle popolazioni di pipistrelli che mostrano un’alta probabilità di infettare l’uomo. Questi virus, simili ad altri virus noti che hanno causato epidemie passate, possono: legarsi alle cellule umane aumentando il rischio di infezione, e mostrare la capacità di mutare e adattarsi rapidamente. Il rischio di eventi di salto di specie virale, in cui i virus si evolvono e si diffondono a nuovi ospiti, è elevato. Tali caratteristiche rendono i virus dei pipistrelli una seria minaccia per future infezioni emergenti. Molti di questi virus dei pipistrelli causano infezioni asintomatiche negli animali. Ciò significa che possono circolare silenziosamente finché non trovano un ospite umano. Quando il virus si adatta all’uomo, i sintomi spesso compaiono tardivamente, rendendo difficile la diagnosi precoce. Pertanto l’unica arma efficace contro le epidemie virali è la prevenzione, da intendersi come priorità globale. Bisogna infatti monitorare le malattie animali attraverso la sorveglianza e la ricerca sulla fauna selvatica, al fine di individuare le minacce prima che si trasformino in emergenze sanitarie.

Quando tutto il mondo era stato avvertito del rischio d’insorgenza della pandemia COVID-19, molte nazioni non erano preparate ad affrontare rischi pandemici, per non aver imparato nulla dal passato: hanno adottato un comportamento “wait and see” (aspettiamo a vedere cosa succede) – invece che il necessario approccio di contenimento strategico aggressivo -, anche svalutando il ruolo degli scienziati nella loro fondamentale funzione di orientare la presa di decisioni. Bisogna invece essere sempre preparati al peggio.

Altri virus che provocano zoonosi nell’uomo sono il vaiolo della scimmia, che in giro per il mondo provoca centinaia di vittime; il West Nile, scoperto presso le sorgenti ugandesi del Nilo nel 1937, veicolato da un tipo specifico di zanzara, che, a causa del riscaldamento globale, sopravvive bene anche nel sud dell’Europa; il Marburg, terribile virus delle scimmie verdi al quale si devono dal ’75 14 epidemie che si sono diffuse a partire dagli stabularisti che le accudivano; e il virus influenzale, che ha una capacità di mutazione incredibile, e che oggi ha prodotto il nuovo ceppo H5N1, il quale sta devastando le galline in Nord America (causa della penuria locale di uova) e ammazza i bovini in Texas. “All’H5N1 manca un attimo per lo spillover all’uomo: in vitro si è visto che basterebbe cambiare un gene perché possa riuscire a infettare le vie respiratorie umane… ricordo che in una sua celebre conferenza, Bill Gates potrebbe aver dato correttamente l’idea circa la pericolosità dei virus influenzali, quando, dopo aver mostrato una prima slide che illustrava gli effetti della bomba atomica, è passato alla seconda, nella quale compariva appunto un virus influenzale, pronosticando che quello, e non la bomba avrebbe illustrato la più probabile fine dell’umanità” ha rilevato Stefano Vella.

Oggi ci sono ben 600.000 virus animali che vengono studiati, sequenziando il genoma virale mediante apparecchiature biotecnologiche specializzate per la produzione di vaccini a Rna. “I driver maggiormente rilevanti per lo spillover animale-uomo e lo scatenarsi di una pandemia sono le migrazioni animali, i viaggi per il mondo delle persone, gli allevamenti intensivi, e l’urbanizzazione che induce un’alta promiscuità tra le persone. In un certo senso lo può dimostrare “per contrario” il caso del coronavirus Mers (Middle East Respiratory Syndrome) comparso e scomparso rapidamente perché trasmesso dai cammelli che abitano quasi esclusivamente i deserti…”.

Ma non è poi certo da sottovalutare l’effetto prodotto dalla deforestazione, che induce gli animali selvatici ad abbandonare i loro habitat naturali per avvicinarsi alle aree antropizzate, e la carenza dei sistemi sanitari di molti paesi a basso reddito. “Bisognerebbe pertanto identificare i rischi di malattie zoonotiche, analizzando le caratteristiche delle diverse zone geografiche mediante un sistema di sorveglianza globale (da implementare al più presto), in modo che non si possa più verificare quel disorientamento iniziale dei clinici avvenuto con la comparsa del COVID-19: soluzioni efficaci possono essere poste in atto solo mediante attività di Enviromental Science e con il supporto del Pandemic Found nel cui comitato tecnico monitoriamo e finanziamo i progetti dei paesi (a medio e basso reddito) maggiormente significativi per la prevenzione delle pandemie, promuovendo la costituzione di community anche locali, anche al fine di rendere autonomi tali i paesi per la produzione di vaccini.

La categorizzazione per la scelta dei Paesi da includere risponde a motivazioni strutturali ed economiche, alla vicinanza all’Africa, alla potenziale vulnerabilità dei sistemi sanitari locali, all’attenzione per le zone in cui sono in atto conflitti armati. A una seria azione di prevenzione, basata sulle attività a carattere scientifico dell’Oms non è possibile sottrarsi, anche qualora si volesse agire solo in ossequio alla logica del profitto economico, che attualmente viene così vivacemente perpetrata e promossa a livello globale dal governo USA: basti ricordare quale disastro economico sia stato prodotto dalla pandemia del Covid19, che ha fatto crollare il Pil di tutti gli stati del mondo”. “Per affrontare le emergenze ci vuole un lavoro di “intelligence“, bisogna mettere insieme virologi, infettivologi, epidemiologi, ed esperti di sanità pubblica. Così come bisogna usare bene i vaccini e crearne di nuovi. Per il vaiolo il giovane Jenner inventò il vaccino nel 1798: la malattia è stata eradicata nel 1977… ci sono voluti 200 anni, speriamo oggi di fare più in fretta” ha concluso Vella.

Sars Cov 2, secondo Coldiretti la chiusura alle 18 costa 1 Mld in cibo e vino

La chiusura anticipata alle 18,00 della ristorazione con il crollo delle attività di bar, gelaterie, pasticcerie, trattorie, ristoranti e pizzerie ha un effetto negativo a cascata sull’agroalimentare nazionale, con una perdita di fatturato di oltre un miliardo per le mancate vendite di cibo e bevande nel solo mese di applicazione delle misure di contenimento. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti, in riferimento al varo del Dpcm, sull’impatto che la chiusura serale di ristoranti, bar, gelaterie e pasticcerie nonché la diffusione dello smart working che taglia le pause pranzo, avranno sull’intera filiera agroalimentare.

L’impatto drammatico interessa anche il Veneto – spiega Daniele Salvagno presidente di Coldiretti Veneto – dove l’agroalimentare regionale vale 5,7 miliardi ed è fatto di tipicità e denominazioni 14 Docg, 28 Doc, 10 Igt, 14 Dop e 15 Igp e tante altre specialità frutto del lavoro di 60mila aziende agricole che portano la regione ai vertici nazionali per qualità e distintività. Un drastico crollo dell’attività che – sottolinea la Coldiretti – pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione – precisa la Coldiretti – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato.

La spesa degli italiani per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima dell’emergenza coronavirus – sottolinea la Coldiretti – era pari al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani. Nell’attività di ristorazione – continua la Coldiretti – sono coinvolte circa 330mila tra bar, mense e ristoranti lungo la Penisola ma anche 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole lungo la filiera impegnate a garantire le forniture per un totale di 3,8 milioni di posti di lavoro.

Ristoro economico. “Le limitazioni alle attività di impresa devono dunque prevedere un adeguato sostegno economico lungo tutta la filiera e misure come la decontribuzione protratte anche per le prossime scadenze superando il limite degli aiuti di stato” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare la necessità di “salvaguardare il sistema agroalimentare nazionale che rappresenta la prima ricchezza del Paese e svolge un ruolo da traino per l’intero sistema economico Made in Italy in Italia e all’estero”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti

Allo studio all’Università di Verona un vaccino anti Covid 19 da foglie di tabacco, Confagricoltura ne premia l’autore Mario Pezzotti, con il suo gruppo di ricerca tutto al femminile

da sx Ferrarese, Pezzotti, Pan

“L’Università di Verona è da sempre pioniera nelle biotecnologie vegetali e nel molecularfarming, cioè l’utilizzo delle piante come piccole fabbriche di farmaci. Ora stiamo lavorando alla produzione di un vaccino per il Covid-19 dalle foglie di tabacco, già da noi utilizzate per generare vaccini efficaci contro il diabete e l’artrite reumatoide”. La notizia è stata data da Mario Pezzotti, ordinario di Genetica Agraria dell’Università di Verona, durante l’assemblea annuale di Confagricoltura Verona, che lo ha premiato con l’inserimento nell’Albo d’oro dell’associazione per le sue ricerche sulle tecniche per accrescere la resistenza alle malattie delle piante e per la sua capacità di divulgazione.

Il gruppo di ricerca, che comprende le professoresse Linda Avesani e Sara Zenoni, lavora infatti da decenni su varie applicazioni biotecnologiche ed è internazionalmente noto in particolare per lo studio della pianta della vite e del suo adattamento all’ambiente. Attraverso tecniche di analisi dei genomi, si cerca di capire come questa pianta possa adattarsi ai cambiamenti climatici e resistere ai patogeni e come possa dare il meglio di se stessa in alcuni territori rispetto ad altri. “A Verona ci stiamo interessando anche di piante di tabacco che possono produrre vaccini – ha spiegato il docente -. In questo momento siamo coinvolti nella produzione di un vaccino per il Covid, perché il tabacco è una pianta modello che si può istruire geneticamente per produrre antigeni e anticorpi. Le piante sono degli ottimi bioreattori e possono essere utilizzate per incrementare la capacità di produzione di vaccini per immunizzare la popolazione mondiale. Non a caso sono state utilizzate per produrre gli anticorpi anti Ebola che hanno ricevuto l’avallo dell’Oms. Il nostro obiettivo, nell’ambito di un progetto europeo, consiste nell’istruire geneticamente le piante e portarle a produrre la proteina necessaria per il vaccino. Gruppi di scienziati in tutto il mondo si sono lanciati nella corsa al vaccino contro il Covid-19. La sfida sarà quella di produrre la molecola migliore e in grandi quantità, perché serviranno miliardi di dosi in tutto il mondo”.

A favore degli Ogm. Il professor Pezzotti, durante l’assemblea di Confagricoltura Verona, ha ricevuto il riconoscimento dal presidente Paolo Ferrarese e dall’assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan: “È con commozione che ricevo questo premio – ha detto -. Il rapporto con Verona è stato molto positivo. Sono arrivato a Verona nel 1998 con la mia famiglia, e il rapporto con questa città è sempre stato molto buono. Da allora sono passati 22 anni e ho percorso la mia carriera universitaria studiando la genetica delle piante. Ho fatto molte battaglie a favore degli Ogm e continuerò a farle. È ora di colmare il gap tecnologico tra noi e gli altri Paesi. La ricerca ha bisogno di finanziamenti, sia pubblici che mediante l’apporto di privati. Produzione primaria, innovazione e sostenibilità sono le tre parole fondamentali che devono guidare la ricerca agricola. Perciò l’Italia deve far capire all’Europa l’importanza della ricerca in questo settore”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Fase 2 emergenza Covid-29, ricordiamo uno dei comportamenti basilari per contenere il contagio

Nel primo giorno di inizio della Fase 2, riteniamo opportuno ricordare uno dei comportamenti base nel contenimento della diffusione del nuovo coronavirus (SARS-CoV-2), lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con gel a base alcolica. Di seguito pubblichiamo un video sulla modalità corretta per il lavaggio delle mani realizzato dal Laboratorio comunicazione della scienza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

Emergenza Covid-19, nuova ordinanza regione Veneto, vendita fiori nei negozi e nei mercati, riaprono anche gli orti sociali, take away anche negli agriturismi

“Riaprono gli orti urbani e i fiori si potranno vendere nei mercati agricoli oltre che nei negozi”. Coldiretti Veneto commenta il valore sociale ed economico dell’ordinanza firmata dal presidente Luca Zaia e in vigore già da ieri pomeriggio.

Segnali positivi. “La ripresa di alcune attività – afferma Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova – come la coltivazione del terreno ad uso agricolo per autoconsumo e la vendita in esercizi anche commerciali, quali fiorerie, di prodotti florovivaistici come fertilizzanti, semi, piante ornamentali sono segnali positivi per le imprese agricole che si stanno preparando alla ripresa per recuperare le perdite subite a causa dell’emergenza sanitaria. Centinaia di imprenditori florovivaistici potranno finalmente consegnare i prodotti freschi ai garden e a tutti gli altri punti vendita. Abbiamo visto questa settimana, con l’iniziativa di distribuzione di piante e fiori con il Comune di Padova, di fronte al tutto esaurito, quanto fosse sentito il bisogno di portare un po’ di profumo e colore nelle nostre case”.

Con 450 aziende su 1.487 Padova è leader del settore florovaistico veneto che, nonostante il calo strutturale delle imprese, aveva registrato una sostanziale tenuta della produzione, il cui valore è di circa 215 milioni di euro con un patrimonio di 1,6 miliardi di piantine. In provincia di Padova, dove il florovivaismo è diffuso nel distretto di Saonara come in diversi centri della Bassa Padovana, le aziende fatturano poco meno di 70 milioni di euro. La produzione di fiori e piante vale in Veneto circa 52 milioni mentre quella vivaistica è a 29 milioni e il servizio di sistemazione di parchi e giardini offerto dalle imprese vale 126 milioni.

Take Away. “Bene l’apertura per il cibo da asporto anche mediante l’acquisto con contratti a distanza ove possibile – aggiunge Diego Scaramuzza, presidente regionale di Terranostra – una opportunità importante per gli agriturismi veneti obbligati alla chiusura per lunghe settimane. Dall’inizio della emergenza sanitaria il sistema agrituristico regionale ha perso 30 milioni di euro. Per evitare dubbi interpretativi abbiamo sollecitato la Regione del Veneto a confermare nel più breve tempo la possibilità del take away anche nelle realtà agrituristiche. Dalla crisi si esce ripartendo con la produzione – conclude Scaramuzza – ovviamente laddove è possibile, in attesa  dei finanziamenti e risarcimenti annunciati, ma che ancora non si sono visti”.​

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

A.A.A. Cercansi volontari per organizzare eventi la prossima estate in malga, ricavato in beneficenza pro emergenza Covid-19

Un allevatore padovano cerca volontari per la sua malga di montagna che organizzino eventi, o qualsiasi altra attività, per la raccolta di fondi da destinare in beneficienza a chi si trova in difficoltà in seguito all’emergenza coronavirus. È Matthias Paolo Peraro, allevatore di Gazzo referente degli allevatori dell’Alto Padovano per Confagricoltura Padova, deciso a fare la sua parte per aiutare chi si trova in difficoltà a causa dell’emergenza coronavirus.

L’idea. Peraro ogni anno porta un centinaio di vacche, più 40 altri animali tra cavalli, pony e asini, a Malga Calleda e Malga Duran nel Bellunese, ai piedi delle Dolomiti, e anche a Melga Melago, che si trova sull’Altopiano di Asiago. Di solito si sposta in malga, insieme alla compagna e socia dell’azienda agricola Manila Leonardo, da fine maggio fino a fine settembre. “Quest’anno siamo ancora nell’incertezza totale – dice -, però ci piace già pensare qualche idea che dia aiuto a chi ne ha bisogno. Lassù disponiamo di un pascolo di oltre 100 ettari, continuare con la nostra attività di agriturismo e vendita formaggi credo sarà più che possibile, dato che possiamo garantire distanze e precauzioni previste dall’emergenza. Poi ci piacerebbe appunto dare vita ad alcune manifestazioni con musica dal vivo, teatro o attività sportive e ludiche per i bambini, magari con spuntini o pasti tipici di montagna da consumare nei prati, il cui ricavato verrebbe devoluto in beneficienza ad associazioni o enti in prima linea contro il virus. Per questo chiediamo l’aiuto di volontari”.

Malghe abbandonate restituite al territorio. Nelle malghe, che si trovano a 1.600 metri di altitudine, Peraro produce e vende formaggi e stagionati di montagna, oltre latte, burro e salumi autoprodotti. Ogni estate di lì passano centinaia di escursionisti, alpinisti e turisti stranieri, che hanno anche la possibilità di pernottare e mangiare nell’agriturismo. “Quest’anno la situazione è ancora molto incerta – spiega Peraro -. Vedremo quando si potrà aprire al pubblico e come ma, avendo grandi spazi all’aperto, dovremmo avere meno problemi rispetto a negozi e ristoranti. Noi comunque andremo su già a fine aprile per sfalciare l’erba e pulire. Abbiamo recuperato quelle malghe abbandonate e restituite al territorio. Siamo orgogliosi di questo e non vogliamo mollare. Anche se abbiamo sempre più pressante il problema del lupo. L’anno scorso ci ha mangiato alcuni animali e quest’anno dovremo difenderci maggiormente, creando nuovi recinti più alti e resistenti”.

Gli agricoltori di Coldiretti rispondono all’appello del Parco Faunistico Valcorba, portando quintali di frutta e verdura. Fieno, invece, per cammelli, pony e lama del circo bloccato a Rovigo.

Da Padova a Pozzonovo il furgone degli agricoltori di Coldiretti ha trasportato i primi 25 quintali di frutta e verdura per sfamare gli animali del Parco Faunistico Valcorba di Stroppare. Il  pronto intervento  prevede una seconda consegna oggi pomeriggio, per continuare ad assicurare il pasto a giraffe, scimpanzé, mandrilli, suricati e altre specie esotiche ospiti dello zoo.

Pronto intervento. A 24 ore dall’appello lanciato dai gestori dell’area protetta, gli operatori agricoli di Coldiretti Padova hanno raccolto asparagi, biete, zucche, pere, mele, arance, limoni e fragole, quest’ultime molto gradite dalla comunità delle scimmie, mentre le giraffe hanno gradito molto l’insalata di Lusia tra l’altro Igp. Da questa località è in partenza una seconda fornitura dello stesso quantitativo oggi pomeriggio. Sempre in provincia di Rovigo, Coldiretti Veneto segnale la solidarietà degli imprenditori agricoli polesani che hanno donato un carico di fieno al Circo Busnelli-Niuman bloccato da due mesi a Borsea con cavalli, pony, cammelli e lama.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

Emergenza nuovo coronavirus. Il Parco Faunistico Valcorba di Pozzonovo (PD) lancia un appello: “Abbiamo bisogno di frutta e verdura per gli animali”

Il collega e consigliere Maurizio Drago ci informa che anche lo zooparco Valcorba di Pozzonovo (PD) risente dell’emergenza nuovo coronavirus. Doveva aprire i battenti ai primi di aprile, rimane invece chiuso come moltissime altre strutture
Le oltre 90 specie di animali dello zoo stanno bene, vengono seguiti ogni giorno da curatori e veterinari. Ma dalla direzione del parco faunistico arriva la richiesta di frutta e verdura per le centinaia di animali erbivori. “Per quanto riguarda le forniture, la vera difficoltà riguarda la reperibilità dei prodotti vegetali freschi di cui abbiamo bisogno tutti i giorni e dei quali è ora molto faticoso approvvigionarsi, data la situazione”, è l’accorato appello del direttore dello zooparco Andrea Mazzonetto.
Di solito la merce ortofrutticola veniva prelevata dalle giacenze, dal surplus dei magazzini generali e ortomercati. Purtroppo il blocco coronavirus rende tutto estremamente più difficile. Ma le scimmiette, i lemuri e tante altre specie di animali  hanno bisogno di frutta fresca e verdure. “Se qualcuno avesse la possibilità di fornirci frutta e verdura invenduta o volesse semplicemente aiutarci, questo sarebbe senza dubbio un modo utile e apprezzato! Il nostro zoo è un’impresa privata e dipendiamo esclusivamente dalle entrate dei visitatori, quindi la speranza è di riaprire quanto prima, ovviamente in  massima sicurezza. Per gli animali carnivori possiamo contare su scorte sufficienti per le prossime settimane, così pure per il fieno, ci manca solo frutta e verdura fresche” continua Mazzonetto. Che aggiunge: “Ci teniamo a dire che la priorità a qualunque donazione va agli ospedali e a tutti gli enti che si impegnano ogni giorno per la salute dei cittadini. Altro appello che ci sentiamo di fare al pubblico: acquistare dei biglietti sul nostro sito per utilizzarli alla riapertura e vivere finalmente nuove giornate serene e  spensierate in mezzo alla natura”. Ulteriori informazioni: www.parcovalcorba.com tel.0429-773055 (parco), 049-605820 (amministrazione).

Emergenza nuovo coronavirus, nei laboratori della Fondazione Edmund Mach (TN) parte l’analisi dei tamponi a supporto della sanità trentina

Fondazione Edmund Mach

In relazione all’emergenza Covid-19 la Fondazione Edmund Mach di Trento e l’Azienda provinciale per i Servizi Sanitari di Trento hanno sottoscritto e reso operativo un accordo di collaborazione tecnologica con il quale l’ente di San Michele contribuisce a potenziare la capacità produttiva giornaliera diagnostica sui tamponi.

Il protocollo, firmato dai direttori Mario Del Grosso Destreri e Paolo Bordon, si affianca alla collaborazione già iniziata nelle scorse settimane, concretizzatasi con la fornitura da parte di FEM di dispositivi tecnologici che consentono di velocizzare l’estrazione dell’ Rna del virus dai tamponi. L’attività analitica che verrà svolta a San Michele, vede coinvolti ricercatori, tecnologi e tecnici dei laboratori di genetica della conservazione, biologia computazionale con la piattaforma di sequenziamento, nutrizione e nutrigenomica ed ecologia applicata, per effettuare le analisi in stretto raccordo con il Laboratorio di microbiologia e virologia dell’Ospedale S. Chiara. Un vero e proprio sforzo collettivo del Centro Ricerca e Innovazione FEM che analizzerà l’RNA estratto presso APSS per confermare la positività o la negatività dei tamponi che verranno restituiti alla stessa Azienda Sanitaria per la validazione finale dei risultati del test.

A servizio dell’emergenza. “Nell’arco di pochi giorni – spiega il direttore generale Del Grosso Destreri- sono stati compiuti in FEM notevoli sforzi per convertire tecnologie e tecniche finalizzate ad attività di ricerca in ambiti differenti e metterle a servizio dell’emergenza che il territorio sta affrontando. Ringrazio, pertanto, tutti i colleghi che hanno messo impegno e passione fuori dal comune per rendere possibile tutto questo”. Paolo Bordon, direttore APSS: “Dobbiamo ringraziare FEM per aver accolto l’appello a collaborare al contenimento della diffusione del virus Sars-Covid-2. Dopo aver messo a disposizione della nostra microbiologia un macchinario per la lettura dei tamponi ora si è resa disponibile ad analizzare i campioni nel proprio laboratorio aumentando così la capacità diagnostica nella nostra provincia. Con questo rinforzo potremo ampliare ulteriormente il numero di campioni letti con una migliore capacità di risposta nel monitoraggio degli operatori impegnati nei servizi essenziali”.

Fonte: Servizio stampa Fondazione Edmund Mach

Emergenza coronavirus, Zaia dichiara stato di crisi in Veneto per agricoltura e pesca

Nel Bollettino Ufficiale della Regione Veneto di ieri è stato pubblicato il decreto con cui il presidente della Regione Luca Zaia ha dichiarato lo stato di crisi per il settore primario in Veneto.

Il decreto, che sarà ratificato nella prima seduta utile della Giunta regionale (si prevede martedì 7 aprile), motiva la richiesta di ‘stato di crisi’ con la necessità di “limitare con tempestività gli impatti economici, sociali ed ambientali che l’emergenza del COVID-19 ha arrecato e continua ad arrecare al settore primario”. Il provvedimento specifica che la pandemia in corso, con le relative misure di contenimento e restrizioni, sta causando “rilevanti difficoltà per il settore primario, sia in termini di mancato raccolto dei prodotti stagionali, sia per l’assenza dell’importante canale distributivo al dettaglio, dell’Horeca e delle vendite dirette, che rappresenta un ambito fondamentale nei rapporti commerciali delle medie e piccole imprese, fulcro del sistema produttivo agricolo ed agroindustriale veneto”.

Con la dichiarazione di ‘stato di crisi’, la Regione Veneto chiede siano definiti “gli strumenti finalizzati alla resilienza e ripresa economica, nell’ambito delle disposizioni nazionali e comunitarie”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto