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Mozzarelle blu, è colpa di un batterio

foto Ansa

Le hanno già soprannominate “mozzarelle dei puffi” perché, a contatto con l’aria, diventano blu. Due donne, una a Torino e l’altra a Trento, hanno lanciato l’allarme denunciando l’accaduto ai carabinieri. E i militari del Nas (nucleo antisofisticazioni) hanno effettuato un primo maxi-sequestro di 70 mila confezioni, mentre il pm Raffaele Guariniello, della procura torinese, ha aperto un’inchiesta. Le mozzarelle, prodotte in Germania, erano destinate ai banconi di una nota catena di supermercati discount, che le distribuiva a costi compresi fra 1,75 e 2 euro. Le donne hanno aperto le confezioni e hanno dato l’allarme. L’improvvisa colorazione del formaggio è stata anche documentata con la minitelecamera del telefonino.

Test eseguiti dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. La società – hanno spiegato gli inquirenti – si è comportata bene, collaborando con i carabinieri e dandosi da fare per ritirare tutti i pezzi entrati in circolazione. Guariniello, intanto, medita di attivare una rogatoria internazionale per individuare i responsabili dell’azienda tedesca e iscriverli nel registro degli indagati. Il reato ipotizzato – per ora a carico di ignoti – è la violazione dell’articolo 5 della legge del 1962 sugli alimenti. I test svolti dall’Istituto zooprofilattico delle Venezie, secondo quanto si è appreso, avrebbero accertato che all’origine del fenomeno c’é un batterio, forse capitato nel formaggio durante le ultime fasi della lavorazione. Il ministro della salute, Ferruccio Fazio, comunica che è già stato attivato il sistema di ‘allerta rapido’ comunitario con la segnalazione alla Commissione europea e alle autorità tedesche della contaminazione delle mozzarelle. E dopo l’intervento dei Nas non dovrebbero più esserci esemplari nei banchi frigo della piccola e grande distribuzione.

Metà delle mozzarelle italiane sono fatte con latte straniero o cagliate industriali. Il ministro delle Politiche agricole, Giancarlo Galan, dal canto suo, invita la Camera dei deputati ad approvare con urgenza la legge sulle etichettature “per garantire in tutto e per tutto i consumatori”. La Coldiretti sottolinea come “la metà delle mozzarelle in vendita in Italia siano fatte con latte straniero o addirittura con cagliate industriali (semilavorati) provenienti dall’estero”. E Paolo Russo, presidente della commissione agricoltura alla Camera, lamenta che “tra mozzarelle blu, latte alla melamina, pomodori taroccati provenienti dall’est asiatico ed oli di importazione spacciati per nazionali l’agricoltura italiana davvero non ce la fa più”. La procura di Torino si sta già occupando della questione sul più ampio fronte possibile. “Le insidie – dice Guariniello – arrivano da tutte le parti e noi dobbiamo fare in modo che tutti i prodotti siano sicuri. Anche a tutela dei marchi italiani“. “Per questo – aggiunge senza scendere nei dettagli – ci stiamo avvalendo dell’aiuto di varie forze di polizia. Che negli ultimi tempi hanno dimostrato grandissima professionalità”.

Produttori campani, la Dop è un’altra cosa. Puntare sulla qualità per difendersi dalle adulterazioni: dopo il sequestro delle “mozzarelle blu” eseguito a Torino e Trento i produttori della Campania, patria della mozzarella dop, ribadiscono l’invito ai consumatori. C’é ovviamente anche timore per il danno di immagine derivante da episodi del genere, “ma occorre chiarire – dice Luigi Chianese, presidente del Consorzio tutela mozzarella bufala campana dop – che le mozzarelle sequestrate sono prodotte con latte vaccino e non di bufala. Non si tratta quindi del prodotto dop, ma di un prodotto a basso costo e bassa qualità”. Secondo i dati dei produttori riuniti nel Consorzio di Tutela della mozzarella di bufala, la mozzarella dop non conosce crisi. “Anche l’ effetto dell’allarme, poi rientrato, sulla brucellosi e la diossina è svanito e adesso la nostra produzione non riesce a soddisfare la richiesta per mancanza di latte”, dice Chianese. Dello stesso avviso è Albert Sapere, tra gli organizzatori del Salone della Mozzarella di bufala di Paestum (Salerno), rassegna che nel maggio scorso ha toccato il record di 120 espositori e 40mila visitatori: “Il prodotto di qualità resiste a tutti gli scossoni. La mozzarella dop piace e conquista anche i grandi chef, come Massimo Bottura che nel suo ristorante di Modena ha inserito più piatti a base del nostro prodotto”. Secondo Sapere il sequestro “deve rassicurare i consumatori, perché testimonia la validità dei controlli eseguiti. Controlli che premiano i produttori impegnati sul versante della qualità. Comunque la miglior difesa per chi compra è la conoscenza del prodotto: fidarsi dei produttori conosciuti o di marchi di garanzia come quello del consorzio campano, evitando confusioni tra la mozzarella di bufala dop e prodotti a basso costo”.

Le frodi alimentari più comuni.
Se una mozzarella diventa blu è facile accorgersi che c’é qualcosa che non va, ma anche una mozzarella bianchissima potrebbe essere taroccata, col gesso, come è stato in passato scoperto grazie ai sequestri effettuati dai Nas in Italia. Milioni di controlli e ispezioni, settore per settore, vengono effettuati ogni anno da Nas, Guardia di finanza, servizi veterinari e di igiene delle Usl, in difesa del consumatore italiano. In Italia nel periodo 2008-2009 le frodi agroalimentari sono aumentate vertiginosamente (+32%), un giro d’affari illecito di tre milioni di euro al giorno, secondo i dati del rapporto FareAmbiente presentato in questi giorni. Tra i prodotti più colpiti ci sono, oltre ai latticini, anche olio, vino, riso e conserve di pomodoro, per parlare solo delle sofisticazioni con aggiunte ‘non lecite’. Tra i latticini, la mozzarella di bufala é sicuramente la più ‘taroccata’. Secondo la legge, per chiamarsi tale, deve contenere almeno il 50% di latte di bufala, ma i Nas hanno scoperto mozzarelle di bufala fatte con latte comune in polvere, oppure con latte di mucca sbiancato con calce e soda e proveniente dalla Colombia o dalla Bolivia, dove costa circa 50 centesimi al kg invece che 1,35 euro di quello campano. In cima alla classifica dei prodotti più adulterati ci sono l’olio extravergine e il vino. Risale a nemmeno un mese fa l’ultimo sequestro di olio adulterato da parte dei Carabinieri del Nas di Bari, si trattava di comune olio di semi colorato con clorofilla e spacciato per olio d’oliva extravergine. Due anni fa è stata sgominata un’organizzazione che operava in varie città italiane producendo in questo modo finto olio d’oliva extravergine e sequestrati sette oleifici. Oli alimentari esausti, e dunque potenzialmente pericolosi, sono stati scoperti dai Nai in ristoranti e fast-food di diverse regioni italiane lo scorso anno. Il vino senz’uva, denunciato più volte dalle organizzazioni agricole, è un classico della sofisticazione. Con l’aggiunta di alcol, magari di contrabbando, e zucchero si possono produrre fraudolentemente ulteriori quantitativi di vino da successive spremiture di uva. Ma c’é anche chi ha aggiunto al mosto acido cloridrico e acido solforico oltre ai più innocui acqua e zucchero. Per questo il proprietario di una cantina vinicola di Veronella (Verona), C.B., è stato arrestato dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato di Verona su disposizione del Gip della Procura del Tribunale di Verona. L’uomo aveva dei precedenti per sofisticazione che risalivano a una ventina di anni fa, allo scandalo del vino al metanolo.

(fonte Ansa)

Additivi alimentari e coloranti: consumatori più tutelati

Il prossimo 20 luglio entrerà in vigore il Regolamento Ce n. 1333/2008, che prevede nuovi obblighi per l’indicazione della presenza di additivi negli alimenti, a garanzia del consumatore. La norma interessa tutte le imprese che vendono prodotti alimentari, che d’ora in poi dovranno riportare in etichetta le nuove indicazioni: tra queste imprese, le più interessate sono senza dubbio le pasticcerie.

Obbligo indicare in etichetta presenza e conseguenze di additivi e coloranti. «In effetti le nostre attività sono direttamente chiamate in causa» conferma Federica Luni, Presidente del Comitato Pasticceri Padovani, nonché Vice Presidente dell’Associazione Provinciale dei Pubblici Esercizi (APPE). Ma qual è il contenuto della normativa? «Si tratta di un Regolamento voluto dalla Comunità Europea a garanzia del consumatore, che deve essere informato su quello che è contenuto negli alimenti che acquista e consuma. In pratica, in caso di presenza di determinati coloranti e altri additivi artificiali, non solo è obbligatorio indicarne la presenza, ma anche le possibili conseguenze sui consumatori».

Additivi artificiali: hanno effetti negativi sul nostro fisico? “Tutto ciò che non è naturale, potenzialmente, è pericoloso per la salute dell’uomo – continua Federica Luni -. Ecco perché, le pasticcerie artigianali, da sempre, preparano dolci prodotti da consumarsi nel giro di poco tempo, utilizzando principalmente ingredienti naturali. Proprio per questo, il non venduto viene eliminato a fine giornata». In che modo questa nuova normativa interessa le pasticcerie artigianali? «Purtroppo viviamo in una società in cui l’apparenza dà impulso all’acquisto. I clienti ci chiedono dolci sempre più colorati e attraenti e noi ci dobbiamo adeguare.

Appe organizza un seminario gratuito di aggiornamento. Proprio per questo, abbiamo organizzato un seminario di aggiornamento, che si terrà nel pomeriggio di lunedì prossimo 21 giugno, al quale parteciperanno importanti relatori: un consulente internazionale di pasticceria, un tecnico di laboratorio esperto in additivi e coloranti naturali e un professionista in tema di autocontrollo igienico-sanitario». E per quanto riguarda gli aromi artificiali? «Nessun aroma artificiale può sostituire il sapore genuino di burro, uova e farina che si può sentire solo entrando in una pasticceria artigianale».

Per l’iscrizione al seminario del 21 giugno, assolutamente gratuita, è sufficiente telefonare all’APPE al n. 049.7817222.

(fonte Appe)

Vino e giovani: nessuna rinuncia ma consumo critico

Bere poco o bere tanto vino non dipende da regole o leggi, ma è una questione culturale: se si conoscono gli effetti non se ne abusa, ma ci si affida al buon senso e si trova la giusta misura. Il vino è un moderno veicolo di qualità della vita, di emozioni e socialità; è un alimento, di cui non si deve abusare, ma al quale non si deve rinunciare, puntando sulla diffusione di un consumo che sia critico.

Il gusto della moderazione. E’ questo il messaggio per i ragazzi che arriva dal talk show “Vino, identità e relazioni sociali”, tenutosi nei giorni scorsi all’Università degli Studi di Trento, appuntamento di “Vino e Giovani”, la campagna di educazione alimentare e comunicazione ad hoc per le nuove generazioni di Enoteca Italiana e Ministero delle Politiche Agricole, in partnership con il progetto europeo “WineInModeration. Art de vivre”.

Bere responsabile: s’inizia dall’educazione al territorio. “Per trasmettere ai giovani questo messaggio – sottolinea il presidente di Enoteca Italiana Claudio Galletti – occorre prima di tutto liberare il campo dagli equivoci legati al suo consumo, troppo spesso sotto accusa quando si parla di problemi legati all’alcol, e ripartire dall’educazione al territorio e alla sua cultura, dove il vino è da sempre presente”. Ma da dove cominciare? Prima di tutto dal concetto fondamentale che il vino è un alimento e come tale deve essere considerato: “per fare cultura è importante anche partire dagli aspetti negativi che si attribuiscono al vino, per portare degli esempi e quindi informare correttamente – spiega Carlo Cannella, presidente dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione – non c’è altro alimento come il vino che va consumato con moderazione perché è una bevanda alcolica. Ma non è una medicina da dosare, perché la sua natura è anche quella di veicolare emozioni. L’abuso fa male, ma un pasto accompagnato da un bicchiere di vino allieta la giornata e fa bene all’umore”.

Consumo critico: legato alla qualità piuttosto che alla quantità. Secondo l’indagine “Etnografia del consumo del vino negli spazi pubblici” del professor Omar Calabrese, docente di Semiotica delle arti del Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Siena, e di Luca Acquerelli – nuovo capitolo della collona “I Fogli di Bacco” di Enoteca Italiana – è il consumo critico, legato alla qualità piuttosto che alla quantità, la tendenza che si fa sempre più strada tra i giovani, e sulla quale puntare. Il vino è sinonimo di intimità, perché è prima di tutto in famiglia che ci si avvicina al suo mondo, e di contatto diretto tra le persone, anche che non si conoscono. I giovani amano berlo in compagnia e se prediligono le mura domestiche, una volta fuori di casa lo considerano il tramite per fare conoscenza, scambiarsi sapere ed esperienze, parlare del proprio territorio.

In Italia, il bere giovane non è un consumo di massa. “Il vino è identità territoriale- sottolinea Carlo Buzzi, direttore del Dipartimento Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Trento -, di gruppo e personale. Legato a un preciso stile di vita, il consumo di vino è più competente, fa la differenza. Tra molti giovani, in particolare in Italia, il consumo di vino non è un consumo di massa, ma di gran lunga inferiore alle altre bevande alcoliche. Ha caratteristiche élitarie, il suo consumo aumenta con il crescere dell’età ed è più intenso tra i giovani con un background culturale medio alto. Il vino non può essere omologato alle altre bevande alcoliche. Prima di tutto perché prima della quantità conta la qualità”. Senza dimenticare, aggiunge Charlie Barnao, sociologo dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, “la sua importante funzione di integrazione tra le persone. Messaggi che le famiglie, le istituzioni e il mondo della ricerca devono trasmettere tutti insieme alle nuove generazioni”.

(fonte Enoteca Italiana)

Nasce la Carta d’Identità Dolce che accompagna la torta in tavola

Federica Luni, vicepresidente Appe e portavoce pasticceri padovani

Il dolce artigianale è un prodotto di grande qualità ma particolarmente delicato, e bisogna seguire istruzioni e norme di conservazione precise per gustarlo al meglio nel sapore e nelle garanzie igieniche. Con questo spirito i pasticcieri aderenti all’APPE (Associazione Provinciale Pubblici Esercizi) di Padova, primi in Italia, hanno deciso di realizzare la “Carta di Identità Dolce”, documento che raccoglie le caratteristiche produttive, igieniche e di consumo dei prodotti acquistati per asporto nelle pasticcerie artigiane della provincia di Padova.

L’Associazione ha già messo a punto un format con gli elementi essenziali che andranno riportati nel documento, che sarà pinzato direttamente sull’incarto a garanzia di chi acquista il dolce e di chi lo andrà a consumare. La “Carta” riporta una serie di informazioni sulle caratteristiche igieniche e produttive e, soprattutto, specifica le  regole per la conservazione ed il consumo. Secondo Federica Luni, vicepresidente APPE e portavoce dei pasticceri padovani, «i nostri dolci rappresentano la grande tradizione pasticciera della provincia padovana: non si può rischiare di consumarli in un modo sbagliato, pena di comprometterne il sapore e la digeribilità. Sino alle imprescindibili cautele igieniche. Dopo questa fase di sperimentazione padovana la proposta arriverà, attraverso il presidente Erminio Alajmo, sul tavolo nazionale».

Utile in asili e scuole. «Siamo sicuri che la “carta d’identità” verrà molto apprezzata – prosegue Federica Luni – anche dagli asili e dagli istituti scolastici dove le maestre stanno ultimamente prendendo le distanze da tutti i dolci casalinghi, le cui garanzie igieniche non sono comprovate». «Il documento è già operativo – conclude Luni –  e tutti i pasticceri di Padova lo stanno utilizzando, con grande soddisfazione, proprio per tutelare il consumatore finale».

(fonte Appe)

In arrivo il decreto attuativo che definisce il pane fresco

“Mi impegno ufficialmente per arrivare in tempi brevi al decreto attuativo che definisce il pane fresco, completando così un percorso che è stato abbandonato dopo la legge Bersani sulla liberalizzazione». Queste le parole pronunciate al Siab, il Salone Internazionale dell’arte bianca in corso fino al 26 maggio 2010 a Veronafiere, da Francesca Martini, sottosegretario alla Salute.

Panificazione artigianale: un mercato di 7 miliardi di euro l’anno con una varietà di 400 prodotti territoriali. D’altronde, la definizione del pane fresco – con le relative conseguenze di tutela per gli artigiani del pane – era attesa da qualche anno. Soprattutto in questa fase, ha affermato il presidente di Fippa, la Federazione italiana del panificatori, pasticceri e affini, Luca Vecchiato, «in cui la concorrenza è stata serrata e talvolta oltre la linea delle chiarezza, con prodotti surgelati o congelati denominati egualmente pane e che, in una fase di mercato non proprio brillante, rischiano davvero di mettere alle corde i 25mila panettieri italiani». Ricordiamo che, il mercato del comparto, ha un fatturato, nella sola parte relativa alla panificazione artigianale, di 7 miliardi di euro l’anno, con una varietà di 400 prodotti territoriali.

Il pane «mezzo sale» di Fippa.Una forza che si esprime anche in altri segmenti della filiera, dai 2,8 miliardi di euro di fatturato della pasta ai 650 milioni di euro sviluppati dall’industria dei forni. Un comparto dunque dinamico, che segue i ritmi della ricerca tecnologica, ma anche di prodotto. A questo proposito, tra le novità presentate al Siab, si colloca il «pane mezzosale», oggetto di un’intesa tra Fippa e ministero della Salute. «Senza alcuna ripercussione sul gusto né tantomeno sulla qualità – ha dichiarato il sottosegretario Martini – questa nuova tipologia di pane prodotto ridurrà progressivamente del 50 per cento la quantità di sodio contenuta nell’impasto, con l’obiettivo di prevenire le patologie collegate all’ipertensione».

La guerra alle malattie cardiovascolari passa anche attraverso il pane e la riduzione di sale. Secondo i dati dell’Inran, in Italia il consumo medio di sale pro-capite è di 10-12 grammi al giorno, mentre l’Organizzazione mondiale della Sanità raccomanda di non superare il limite dei 5 grammi. Il pericolo immediato è l’ipertensione arteriosa, patologie che in Italia colpisce mediamente il 33 per cento degli uomini e il 28 per cento delle donne. Secondo le cifre fornite dall’Istituto superiore di Sanità, riferito ad un campione di uomini e donne fra i 35 e i 74 anni, i più colpiti sono gli uomini nel Nord Est (36 per cento) e nel Nord Ovest (32 per cento), mentre le donne nel Sud e nelle Isole (31 per cento) e nel Centro (27 per cento).

(fonte Veronafiere)

Mercoledì 12 maggio a Rovigo c’è “la carica dei 1000”

Iniziativa Kit merenda sana Coni e Coldiretti Rovigo

Una carica colorata di un migliaio di persone alle stadio Battaglini di Rovigo. Mercoledì 12 maggio, dalle 9 e trenta a mezzogiorno, si terrà, infatti, la giornata conclusiva del progetto Giocosport del Coni, con l’intervento di Coldiretti per la distribuzione dei “kit merenda sana”. Una festa per la promozione delle attività motorie e dell’educazione alimentare dai grandi numeri: parteciperanno 842 bambini di 50 classi seconde e terze, provenienti da 25 scuole primarie, per un totale di 14 istituti comprensivi di tutta la provincia di Rovigo; con 98 insegnanti e 60 docenti-animatori messi a disposizione gratuita dal Coni provinciale.

Coldiretti ha previsto un servizio di distribuzione di “kit merenda sana” per un migliaio di persone, che saranno consegnate intorno alle ore 11, nella pausa dalle attività sportive. Visti i grandi numeri, per diminuire la produzione di rifiuti, il “kit merenda sana” non sarà contenuto nelle consuete eco-borsine di mais, ma i prodotti sono stati appositamente confezionati in pratiche e igieniche monoporzioni. Questa la merenda prevista: biscotti di farina di riso e cocco di produzione dell’azienda Coldiretti Marangon Valentino di Porto Viro e bevande biologiche a base di mela, pera e riso di Abafoods di Badia. Queste merende sono state scelte perché particolarmente energetiche e leggere, adatte anche a bambini con intolleranze alimentari, i quali non dovranno sentirsi discriminati proprio nel momento collettivo della merenda.

Per star bene, sport e un corretto stile di vita. Durante la mattinata i bambini saranno coinvolti in diversi giochi e attività motorie a cura del Coni, come momento conclusivo di una serie di lezioni svolte gratuitamente durante l’anno scolastico, nelle scuole polesane aderenti, allo scopo di promuovere lo sport e un corretto stile di vita. Si conclude così, anche in provincia di Rovigo, il progetto nazionale Giocosport, coordinato in Polesine da Matteo Cecchettin del Coni Rovigo.

(fonte Coldiretti Rovigo)

Kit merenda sana ai giovani sportivi polesani

Staff Coni Coldiretti Scuole

Prosegue il progetto di educazione alimentare dei ragazzi sportivi, di Coni e Coldiretti Rovigo,  che hanno predisposto uno speciale “kit merenda sana” in occasione della terza e ultima giornata dei Giochi della gioventù, in programma al campo sportivo di Polesella (Ro) mercoledì 21 aprile, a partire dalle 9:00.

Il kit merenda sana. Così, per il ristoro di mezza mattina, sarà proposto  yogurt intero, panino al salame o al formaggio (caciotta fresca di latte polesano) per incontrare le esigenze alimentari dei ragazzi di tutte le fedi religiose e con intolleranze, una mela e acqua.

Lo yogurt scende in campo…con il camion frigo. La manifestazione coinvolgerà circa 150 ragazzi di prima media, provenienti dagli istituti comprensivi di Trecenta, Costa, Fiesso Umbertiano, Lendinara e Polesella, in attività a metà strada tra il gioco e lo sport agonistico. «Abbiamo pensato – spiega Angela Pellielo del Coni – ad un percorso, che esalta le capacità coordinative dei ragazzi, lancio della palla medica, salto in lungo da fermo e 40 metri di staffetta velocità». Il momento aggregativo del ristoro sarà contraddistinto dalla distribuzione del “kit merenda sana”, direttamente dalle aziende di Coldiretti. Lo yogurt verrà portato al campo direttamente con camion frigo per mantenerne intatte le caratteristiche.

Cultura sportiva e alimentare. «E’ fondamentale che l’alimentazione sia promossa in tutte le attività coi giovanissimi – spiega il presidente del Coni Rovigo, Bruno Piva – in particolare proprio coi ragazzi che praticano sport. Siamo felici di questa collaborazione con Coldiretti che ci consente, non solo di promuovere l’educazione alimentare, ma anche di far conoscere il nostro territorio attraverso i suoi prodotti agroalimentari, cioè di fare cultura a tutto tondo attraverso una manifestazione sportiva». «La “merenda sana” ai Giochi – aggiunge Angela Pellielo – è lo strumento giusto per promuovere la corretta alimentazione con i ragazzi di prima media ed è un modo di forte richiamo per valorizzare i nostri imprenditori locali ed i loro ottimi prodotti».

(fonte Coldiretti Rovigo)