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Drosophila suzukii su vite, se ne parla l’8 febbraio 2014 a Fieragricola (Verona, 6-9/2)

SuzukiiDrosophila suzukii è un problema reale in vigneto? Certamente la vite non è l’ospite preferito dell’insetto che, infatti, finora non ha determinato danni economici rilevanti. Tuttavia la preoccupazione tra i viticoltori è elevata e il Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella in seno a Fieragricola 2014 ha voluto organizzare un convegno per fare il punto della situazione, che si terrà sabato 8 febbraio dalle ore 10:30 alle ore 13:30 presso il Centro Congressi Europa – Sala Salieri (piano -1).

La diffusione dell’insetto. Dopo i primi ritrovamenti ufficiali del 2009 in Trentino, Drosophila suzukii si è diffusa con estrema rapidità tanto sul territorio nazionale, arrivando a interessare a tutt’oggi ben 12 regioni, che in quello dell’Europa Centrale, dove è presente in 13 Paesi.  E’ estremamente polifaga: attacca i frutti prossimi alla maturazione di molte specie, quali piccoli frutti, ciliegio e altri fruttiferi, ma è stata segnalata anche su uva da vino in alcune realtà viticole italiane ed europee.  “Dalle prime esperienze – rassicura Luisa Mattedi della Fondazione E. Mach di San Michele all’Adige (Trento) – sembra comunque che l’uva non rappresenti il frutto preferito da questo moscerino e infatti non si assiste al disfacimento tipico dei frutti di altre colture anche se permane il rischio che i fori di ovodeposizione possano rappresentare delle vie indirette di penetrazione di marciumi, quali botrite e marciume acido”.

Il ciclo di sviluppo molto breve e non strettamente condizionato dalla temperatura fa sì che le numerose generazioni (fino a 13 all’anno) di Drosophila suzukii si sovrappongano determinando una capacità di crescita esponenziale. Il momento dell’attacco prossimo alla raccolta, inoltre, rende difficile la difesa. I qualificati relatori del convegno comporranno un quadro di insieme per capire quale è la reale pericolosità di Drosophila suzukii nei diversi ambienti in cui è stata monitorata. Partendo dalla sua biologia, verranno illustrate le conoscenze finora acquisite nelle esperienze condotte in Trentino, in Alto Adige, nel Veronese – e in particolare in Valpolicella –, in Svizzera e in Europa.

Le domande a cui dare risposte. Quali sono le trappole migliori per il monitoraggio? Su quali elementi si basa la suscettibilità varietale? Quale influenza sul comportamento dell’insetto hanno le condizioni ambientali e agronomiche? Esistono delle condizioni che inibiscono lo sviluppo delle uova dell’insetto nell’acino? E che ne impediscono il passaggio allo stadio di adulto? E nel caso particolare nella produzione di Amarone della Valpolicella in cui l’appassimento delle uve in fruttaio permette la chiusura del ciclo, da stadio preimmaginale ad adulto? Quali sono le possibili strategie di controllo? Per informazioni: info@consorziovalpolicella.it

Programma del convegno. Saluti.Christian Marchesini, presidente del Consorzio Vini Valpolicella. Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere. Cenni su riconoscimento, biologia ed ecologia,  Alberto Grassi, Fondazione E. Mach, San Michele all’Adige (Trento). Pericolosità in vigneto: stato dell’arte, Luisa Mattedi, Fondazione E. Mach, San Michele all’Adige (Trento). Le esperienze in diversi territori, Trentino, dalla segnalazione del 2009 ad oggi, Luisa Mattedi, Fondazione E. Mach, San Michele all’Adige (Trento), Alto Adige, l’esperienza su Schiava, varietà sensibile, Florian Sinn, Beratungsring Südtirol. Attività di monitoraggio in vigneto e in fruttaio in Valpolicella Classica e Valpantena, Renzo Caobelli, Consorzio Tutela Vini Valpolicella. Indagini nei vigneti e nei fruttai del Veronese, Enrico Marchesini, Agrea – Centro Studi. L’importanza della Drosophila suzukii per la produzione viticola svizzera ed europea, Mauro Jermini, Agroscope Changins-Wädenswil, ACW Centro di ricerca Cadenazzo (CH). Discussione e conclusioni. Modera Clementina Palese, giornalista da L’Informatore Agrario.

(Fonte: Consorzio Tutela Vini Valpolicella)

Kiwi. Una ricerca scientifica veronese individua la migliore strategia per prevenire la malattia killer dell’actinidia

Foglia Kiwi batteriosi

La foglia di una pianta di kiwi colpita dalla batteriosi

E’ allarme a Verona per la batteriosi del kiwi, la più pericolosa delle malattie batteriche che colpiscono le piante del noto frutto verde. A rischio ci sono 2.500 ettari coltivati a kiwi nella provincia scaligera che producono circa 600.000-700.000 quintali di prodotto per un giro d’affari di 45 milioni di euro per le aziende agricole più tutto l’indotto.

Un batterio che colpisce la pianta ma non il frutto. Una ricerca scientifica, giunta al secondo anno di sperimentazione, commissionata dal Consorzio di Tutela del kiwi di Verona al Centro Studi Agrea, società veronese specializzata in fitoiatria che opera nell’ambito della ricerca e sperimentazione in agricoltura, ha ottenuto, attraverso sperimentazioni in campo, risultati interessanti e promettenti per contenere in modo significativo l’infezione del batterio attraverso soluzioni contenenti sali di rame e attivatori delle difese delle piante ma resta fondamentale una linea di difesa coordinata da parte dei produttori per un’efficacia maggiore. Il batterio colpisce solo la pianta del kiwi, non il frutto.

Nel veronese, si produce l’80 per cento della produzione veneta di kiwi. Le zone con la maggiore concentrazione di frutteti si trovano a Valeggio sul Mincio, Villafranca, Mozzecane, Sommacampagna, Sona, Bussolengo e Pescantina. La provincia di Verona rappresenta l’80%, della produzione regionale che a sua volta rappresenta il 13% della produzione nazionale (terza Regione italiana). Del resto, l’Italia è il principale produttore a livello mondiale con 24.000 ettari coltivati per una produzione di 460.000 tonnellate (Dati Istat 2010) di cui il 70% esportato prevalentemente nei Paesi UE tra i quali la Germania. Appare quindi di estrema importanza e urgenza la sperimentazione di alcune strategie di difesa al fine di individuare una serie di misure atte a contenere l’espansione del Psa, Pseudomonas syringae pv actinidiae, nell’areale del territorio per permettere la ricostruzione degli impianti già colpiti.

Ad oggi, la malattia si combatte unicamente con la distruzione della pianta. Attualmente per questo batterio non esistono azioni curative se non l’asportazione e la bruciatura della piante colpite (per tentare di limitare l’inoculo ambientale) e per quanto riguarda la protezione preventiva delle piante non risultano essere stati fin’ora individuati prodotti o strategie efficaci.  Molto importante, quindi la sperimentazione messa in campo dal Consorzio di Tutela del kiwi di Verona al Centro Studi Agrea, grazie al finanziamento tra gli altri della Camera di Commercio e della Provincia di Verona, al fine di valutare i prodotti o le strategie migliori per il contenimento della malattia che prevede l’applicazione dei prodotti rivelatesi più promettenti direttamente in un campo sperimentale allestito ad hoc. “La ricerca – ammette Fausto Bertaiola, presidente del Consorzio di Tutela del kiwi di Verona – è nata dalla richiesta degli agricoltori di conoscere cosa fare in concreto per prevenire il batterio. Infatti, a livello nazionale e regionale sono in corso ricerche scientifiche per risolvere il problema all’origine ma i risultati si avranno in tempi medio-lunghi. Una volta individuati gli strumenti e stabilito che funzionano, è di estrema importanza che questi siano utilizzati in modo sistematico su vasta scala per avere una maggiore efficacia. In questo modo ci sono più probabilità di raffreddare la malattia e portare avanti le coltivazioni”.

La sperimentazione di Agrea consiste in una prova in un campo sperimentale parcellare a blocchi randomizzati con l’applicazione ripetuta dei prodotti rivelatisi più promettenti, ossia sali di rame, un attivatore delle difese della pianta e durante la fase della fioritura anche un paio di batteri antagonisti. La prova si compone di circa 10 tesi, con 4-5 ripetizioni su una varietà di actinidia chiamata Hayward. Ciascun blocco è costituito da 4 piante per un totale di circa 200 piante (10 prodotti in 4-5 ripetizioni). Il campo è sottoposto a infezione naturale per provvedere alla sperimentazione dei prodotti.  “La realizzazione del campo sperimentale a Zevio (Vr) – sottolinea Lorenzo Tosi, responsabile della ricerca, Agrea – segue un protocollo unico concordato e condiviso da altre regioni che hanno già allestito campi sperimentali analoghi (Emilia-Romagna, Piemonte e Lazio). I dati ottenuti sono così confrontabili e complessivamente la ripetizione delle prove in diversi areali, con condizioni pedoclimatiche differenti, permette di valutare la migliore strategia di difesa. Consigliamo di effettuare i trattamenti dopo ogni pioggia. Il trattamento, da fare soprattutto sulle piante sane ma anche su quelle malate, ha una copertura di una decina di giorni, poi va ripetuto”.

(Fonte: Consorzio Tutela Kiwi di Verona)

Cancro del kiwi, proposta della Giunta veneta per contributi su eradicazione

La Giunta veneta ha adottato un provvedimento di disciplina regionale degli indennizzi a favore delle aziende produttrici di kiwi che hanno eradicato le colture per prevenire il diffondersi del cancro batterico dell’Actinidia. L’intervento passerà ora all’esame della competente Commissione consiliare prima della definitiva approvazione.

Il provvedimento. “Proponiamo in sostanza l’apertura dei termini per la presentazione di domande di indennizzo – ha ricordato Manzato – da parte degli imprenditori agricoli le cui aziende sono state interessate da provvedimenti obbligatori di estirpazione. La procedura sarà quella già utilizzata lo scorso anno per un analogo intervento. Abbiamo infine proposto di finanziare prioritariamente le domande d’indennizzo per i frutteti di actinidia in produzione, in ordine decrescente di superficie estirpata, seguite dalle domande che riguardano frutteti non ancora in produzione”.

Kiwi, la produzione in Veneto e malattia. La coltivazione di Actinidia in Veneto interessa una superficie complessiva di oltre 3.200 ettari, per una produzione di 76 mila tonnellate e un valore di oltre 40 milioni di euro. Il cancro batterico del kiwi, o Pseudomonas syringae pv. Actinidiae, ha fatto la sua comparsa nel territorio regionale nel 2010: i suoi attacchi provocano un deperimento delle parti colpite e la successiva morte della pianta. Il batterio si diffonde nell’ambiente in maniera epidemica e, al momento, non vi sono metodi di difesa attiva efficaci per contrastarlo. In seguito alla diffusione della batteriosi, il Ministero per le politiche agricole ha approvato nel 2011 le “Misure di emergenza per la prevenzione, il controllo o l’eradicazione” della malattia.

Sinergia con il Friuli per combattere la batteriosi. “Come Regione – ha detto ancora Manzato – abbiamo anche aderito al “Progetto di ricerca interregionale sul Cancro batterico del Kiwi”, in base al quale l’Università degli Studi di Udine – Dipartimento di Scienze Agrarie ed Ambientali, condurrà uno studio sulle possibilità di contrasto alla batteriosi, soprattutto in chiave intravarietale, ossia selezionando piante naturalmente resistenti. Nello stesso tempo la Giunta ha vietato per tutto l’anno corrente nuovi impianti di actinidia nell’intero territorio regionale.

(Fonte: Regione Veneto)

Alto Adige, piccoli frutti e drupacee possono essere una fonte di reddito alternativa

In Alto Adige sono circa 1.000 le aziende agricole attive nel settore piccoli frutti e drupacee per complessivi 155 ettari coltivati con piccoli frutti (di cui 110 ettari a fragole e 30 ettari con lamponi) e circa 140 ettari a drupacee, suddivisi fra albicocche, ciliegie e prugne. Durante il convegno annuale del settore tenutosi venerdì 10 febbraio scorso a Terlano (BZ), l’assessore all’agricoltura della Provincia di Bolzano Hans Berger ha sottolineato come queste coltivazioni di nicchia stiano assumendo sempre maggior importanza e possano costituire una fonte alternativa di reddito.

Presto un servizio di consulenza ad hoc. È necessario, però, valutare attentamente le condizioni base prima di avviare queste tipologie di coltivazione. I piccoli frutti richiedono, infatti, una grande quantità di acqua ed un maggior carico lavorativo; inoltre, deve esserci la possiblità di uno smercio diretto e rapido in considerazione della freschezza richiesta al prodotto. Per venire incontro alle esigenze degli agricoltori che intendono attivare tali coltivazioni l’assessore Berger ha annunciato l’intenzione di istituire un servizio di consulenza ad hoc.

Il punto sulla Drosofila Suzukii. Durante il convegno di Terlano si è fatto anche il punto in merito alle attuali conoscenze sulla Drosofila suzukii, un moscerino della frutta polifago proveniente dall’Asia orientale che colpisce preferibilmente piccoli frutti, ma anche drupacee ed uva durante la loro maturazione. Le attività di monitoraggio della drosofila su tutto il territorio della provincia di Bolzano sono partite subito dopo la scoperta dell’insetto in Alto Adige nel 2010. Gravi danni si sono registrati nel 2011 sulle colture dei piccoli frutti, colpita anche la viticoltura, soprattutto la varietà schiava.

Gli studi. Come ha spiegato Roland Zelger, esperto del Centro di Sperimentazione Laimburg, “Abbiamo inserito la D. suzukii tra i punti chiave della nostra ricerca ed avviato più progetti di ricerca su questo parassita”. I ricercatori del Centro Laimburg stanno allevando con successo la D. suzukii per indagare la biologia e gli stadi di sviluppo dell’insetto dove le conoscenze sono ancora scarse. Nella ricerca collaborano strettamente con il Centro di Consulenza per la fruttiviticoltura. I dati acquisiti servono per conoscere, quali sono le altitudini e colture colpite preferibilmente dalla drosofila e sotto quali sono le condizioni climatiche ottimali per il suo sviluppo e come si comporta. Nelle serre del Centro Laimburg si studia quale stimolo – colore e/o grado di maturazione del frutto – spinge il parassita a colpire i frutti e se si può prevenire alla moltiplicazione della drosofila rimuovendo i frutti colpiti. “Tutti questi dati servono per valutare i rischi in materia e per sviluppare contromisure”, sottolinea Zelger. Il Centro di Sperimentazione scambia continuamente le conoscenze sulla D. suzukii con altri istituti di ricerca in Italia e all’estero. Nell’ambito della cooperazione con la Fondazione Edmund Mach (Istituto agrario di S. Michele all’Adige) gli organismi invasivi come la drosofila suzukii formano un nucleo tematico da lavorare assieme al Centro Laimburg.

(Fonte: Provincia di Bolzano)