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Nel vicentino: da Breganze alla Biblioteca La Vigna, donato l’Archivio Storico Pietro Laverda, la più antica fabbrica europea di macchine agricole

laverdaMercoledì 26 ottobre alle 17.30 sarà ufficalmente donato alla Biblioteca La Vigna il ricchissimo Archivio Storico della Ditta Laverda, storica azienda breganzese di macchine agricole che si impose sul mercato nazionale e internazionale a partire dalla fine del XIX secolo ed è ad oggi la più antica fabbrica europea di macchine agricole tuttora in attività e sempre nel medesimo sito produttivo.

Documenti e fotografie. 35 metri lineari di documenti cartacei (tra cui decine di migliaia di pagine di corrispondenza e di manualistica tecnica, numerosi registri contabili e del personale), e un ricchissimo archivio fotografico (con circa 50.000 soggetti riguardanti sia le macchine prodotte sia gli stabilimenti, la vita di fabbrica e le attività sociali collaterali) compongono l’archivio che, dopo un necessario riordino e un’adeguata catalogazione, sarà messo a disposizione non solo degli studiosi, ma dei molti appassionati e cultori della storia della meccanizzazione agricola in Italia. Grazie a questa donazione, esempio encomiabile per altri imprenditori privati, la Biblioteca La Vigna potrà sempre più favorire lo sviluppo del settore agronomico a livello nazionale e internazionale. Oltre che ai generosi eredi, a Piergiorgio Laverda in particolare, che hanno donato l’eccezionale Archivio, un particolare riconoscimento spetta anche alla Cassa di Risparmio del Veneto, che ha finanziato i primi impegni di una sua valorizzazione.

Fonte: Biblioteca La Vigna

A Conegliano (TV) inaugurato il museo dedicato a Luigi Manzoni, pioniere anche nella metodologia di ricerca in viticoltura

interno_museo

interno museo

Nasce dalla caparbia volontà di un gruppo di insegnanti e dal sostegno corale di aziende, enti pubblici, ma anche di piccoli e grandi contributi economici di centinaia di ex allievi della Scuola Enologica Cerletti, il Museo Luigi Manzoni, inagurato lo scorso 14 maggio, e intitolato all’illustre scienziato che per quasi 50 anni lavorò a Conegliano (1912-1958) e fu preside della più antica scuola enologica d’Italia.

macchina fotografica manzoni

macchina fotografica Manzoni

La raccolta. “Nell’ambito di un lavoro di catalogazione iniziato alcuni anni fa, ci siamo imbattuti in alcuni tesori nascosti nei magazzini e nei laboratori della nostra antica scuola – spiega Giuliano Mocchi, che con la collega Beatrice Raco, affiancati da Giovanni Follador, hanno curato la raccolta – pezzi di macchine fotografiche dei primi del ‘900, microscopi, vetrini originali, collezioni botaniche vastissime. Un materiale prezioso poiché testimonia la visione pionieristica di Luigi Manzoni nella conduzione delle sue ricerche”.

LUIGI MANZONI in bibliotecaFotografia, balzo in avanti per la scienza naturale. Fino a quegli anni, infatti, lo studio e la didattica della botanica si erano sviluppati attraverso il disegno. Manzoni intuisce le straordinarie potenzialità della fotografia applicata alla scienza e progetta e si fa costruire da artigiani locali nuove strumentazioni. “Come un banco ottico lungo più di due metri, visibile nel museo, grazie al quale le immagini visualizzate al microscopio potevano essere trasformate in fotografie”, aggiunge Mochi. Uno straordinario balzo in avanti per la scienza naturale che Manzoni applica anzitutto allo studio degli apparati radicali delle piante di vite: tra i suoi studi infatti vi sono ricerche dedicati ai fabbisogni idrici dei vigneti. Il suo obiettivo, che culminò nella genetica, era infatti di realizzare vigneti più resistenti, senza rinunciare però alla personalità di un grande vino. Fu così che nacquero i celebri Incroci Manzoni, il più apprezzato forse il Bianco 6.0.13, frutto dell’incrocio di Riesling Ramato e Pinot Bianco.

Fonte: Servizio Stampa Latteria di Soligo

25 maggio 2016, a Vicenza si tiene “Il rancio in prima linea”, conferenza dedicata alla Grande Guerra sul Fronte Vicentino

Rancio GrandeGuerra

foto Museo Civico del Risorgimento di Bologna tratta dal

Il Bacalà Club Palladio, in collaborazione con la Biblioteca Internazionale “La Vigna”, propone per mercoledì 25 maggio 2016 alle ore 18.00 la seconda conferenza dedicata alla Grande Guerra sul Fronte Vicentino, avente per tema: Il rancio in prima Linea.

Dalle cucine da campo al fronte, rifornimenti alle truppe sotto il fuoco nemico. Il 15 maggio 1916, appena le condizioni del tempo lo permisero, scattò la cosiddetta Strafexpedition e l’11ª Armata austro-ungarica passò all’attacco fra la Val d’Adige e la Valsugana e l’offensiva non fu una sorpresa per Cadorna, lo fu invece per l’opinione pubblica: improvvisamente l’Italia scoprì, dopo un anno di sole offensive, di trovarsi in grave pericolo. L’avanzata austro-ungarica travolse il fronte italiano per una lunghezza di 20 chilometri, avanzando a fondo nella zona dell’Altopiano dei Sette Comuni. Il 27 maggio gli Austro-Ungarici presero Arsiero, seguita il 28 da Asiago. Gli abitanti dell’Altopiano furono sfollati nei comuni del Basso Vicentino, mentre la pianura diventava l’immediata retrovia del nostro esercito. Al seguito dei reggimenti si trovavano i parchi degli animali vivi destinati ad assicurare i rifornimenti alle truppe in prima linea e vedremo come dalle cucine da campo il cibo arrivasse al fronte, spesso sotto il fuoco nemico.

Incontro aperto al pubblico. Dopo l’introduzione del presidente della Biblioteca Mario Bagnara, la relazione sarà tenuta dal prof. Galliano Rosset, Priore della Venerabile Confraternita del Bacalà alla Vicentina e appassionato storico delle vicende della città di Vicenza, il quale sottolineerà le gravi difficoltà che i nostri soldati al fronte dovevano sopportare, non solo per gli scontri a fuoco, ma anche per la propria alimentazione. Le cartoline originali della collezione del prof. Rosset documenteranno le attrezzature e l’equipaggiamento di cucina. L’invito è rivolto ai soci e simpatizzanti sia del Bacalà Club Palladio sia della Biblioteca “La Vigna” e a tutte le persone interessate all’argomento: in questo modo si vuole dare un piccolo contributo nel ricordare la Prima Guerra Mondiale che ha visto Vicenza in prima linea per un lungo periodo del conflitto.

Fonte: Biblioteca La Vigna

A Baver, nell’alto Trevigiano, un borgo e un vigneto storico tutelati dalla legge e dal cuore

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vigneto storico di Baver, Zhercol (foto Ass.ne Culturale Borgo Baver)

(di Marina Meneguzzi) Nonostante Giove Pluvio, lo scorso 18 aprile i soci ARGAV hanno visitato il borgo e il vigneto storico di Baver a Pianzano, nel comune di Codega di Sant’Urbano (TV). Si trattava di un’occasione imperdibile, offertaci dall’Associazione Culturale Borgo Baver onlus: vedere un vero e proprio museo vivente dell’antica viticoltura veneta che, da febbraio 2014, è stato posto sotto tutela – primo esempio in Italia – dalla Soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso come bene culturale di natura etnoantropologica (inerente alla storia sociale e culturale dell’uomo).

Soci Argav nel vigneto di Baver insieme a Roberto Netto_Augusto Fabris_Remigio Possamai

Soci Argav nel vigneto di Baver insieme a Roberto Netto, Augusto Fabris, Remigio Possamai (foto Marina Meneguzzi)

A vincere, l’impegno civile. Il vincolo emesso sancisce in maniera definitiva il valore dell’area ravvisando nel vigneto di Baver un bene che può essere classificato come uno degli ultimi residui di un’antica forma di conduzione agricola, la piantata padana, dove i vitigni tradizionali vengono fatti crescere sposandoli ad un albero come sostegno. La tutela è stata resa possibile grazie al lavoro di numerosi funzionari degli Organi periferici del Ministero dei Beni Culturali, tra cui la storica dell’arte Marta Mazza, che segue per la Soprintendenza del Veneto la tutela e la valorizzazione dei beni storici, artistici ed etnoantropologici; ma soprattutto grazie all’amore per il patrimonio storico-culturale e ambientale del borgo  – che risale all’epoca Longobarda ed è a sua volta posto sotto tutela –, dimostrato tenacemente da persone nate e cresciute a Baver e riunitesi nell’Associazione per difenderne le sorti.

Augusto Fabris, il maestro contadino

Augusto Fabris, il maesto contadino (foto Marina Meneguzzi)

Augusto Fabris_Fabrizio Stelluto

Augusto Fabris riceve la penna ricordo ARGAV dal presidente Fabrizio Stelluto

Abbiamo vinto perché crediamo nei valori da cui proveniamo, ci hanno detto Daniele Botteon e Roberto Netto, rispettivamente presidente e segretario dell’Associazione, insieme ad Augusto Fabris, il maestro-contadino (da una citazione dell’editore trevigiano Ferruccio Mazzariol), che segue insieme ai figli ventenni Marco e Luca i lavori nel vigneto tramandati di generazione in generazione. Con loro, anche  Luisa Botteon, che ci ha illustrato con dovizia di particolari i preziosi affreschi del ‘400 della chiesetta di San Biagio, di proprietà della famiglia Dal Cin, e Tiziana Covre, che ci ha aperto con grande simpatia le porte di casa per l’assaggio dei vini prodotti nel vigneto di Baver.

A delimitare il terreno, antichi toponimi. L’antico vigneto si estende su circa un ettaro e mezzo di terreno ed è suddiviso in tre appezzamenti contigui: il vigneto storico è nel Zhercol (da cerchio in dialetto), qui ci sono le viti risalenti ad inizio Novecento – Merlot, Tocai, Verdiso, Verdicchio, Pignolo Nero Clinto – e altri vitigni reimpiantati di recente (Marzemina bianca e bastarda), maritati al gelso, all’olmo e all’acero campestre. Nel secondo appezzamento, il Talpon (da pioppo in dialetto), ci sono tre filari di viti di Merlot impiantati a fine anni Cinquanta del secolo scorso, uno dei quali maritato ai gelsi. C’è anche un filare risalente al 1921, sempre maritato ai gelsi, con viti di Verdiso, Bianchetta, Merlot e Riesling italico. Infine, nel Talponet (piccolo pioppo in dialetto), c’è un vigneto sperimentale progettato in collaborazione con il Cra-Vit di Conegliano e la Regione Veneto, in cui sono state impiantate varietà locali – Bianchetta, Turchetta, Recantina, Incrocio Manzoni 1.50 – sostenute da pali di castagno. In tutti e tre gli appezzamenti Augusto non impiega cemento o plastica, lega i tralci a mano con vimini e rami leggeri, fa trattamenti a base d rame e zolfo, senza usare diserbanti e in caso di malattie particolari, impiega prodotti ammessi in agricoltura biologica. “Il lavoro è molto faticoso – raccontano Augusto, Marco e Luca – ma siamo ripagati dal pensiero che stiamo tramandando la memoria delle persone che ci hanno affidato questo patrimonio“.

Brindisi vini vigneto Baver

brindisi tra soci ARGAV e Ass.ne Culturale Borgo Baver con i vini del vigneto di Baver

In alto i calici. Come accennavo prima, a fine visita abbiamo brindato con i vini del vigneto coltivato da Augusto – tre vini a bacca rossa, Recantina, Turchetta e Merlot ed uno a bacca bianca, Verdiso fatto rifermentare in bottiglia con il metodo surly – e da lui prodotti con l’aiuto dall’amico enologo Remigio Possamai. Tutti vini dai sentori sinceri, che mi viene facile associare ai vini genuini descritti negli anni ’70 del secolo scorso da Mario Soldati nel suo libro di viaggi attraverso l’Italia “Vino al Vino”.

Chi fosse interessato a visitare il vigneto, insieme alla chiesa di S. Biagio, puo scrivere all’indirizzo email info@baver.it

Trento. Fino all’8 giugno 2014, aperta al pubblico la mostra “Terre coltivate. Storiea dei paesaggi agrari in Trentino”.

Terre-coltivate_2_largeFino all’8 giugno 2014, presso le Gallerie di Piedicastello (Trento), è aperta al pubblico la mostra “Terre coltivate. Storia dei paesaggi agrari in Trentino” realizzata dalla Fondazione Museo storico del Trentino con la supervisione tecnica-scientifica della Fondazione Edmund Mach e con il patrocino della Provincia autonoma di Trento. Partners dell’iniziativa sono la Fondazione Edmund Mach, Trentino Sviluppo (Divisione Turismo e Promozione) e la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Trento. Il gruppo di curatela della mostra è composto da Alessandro de Bertolini, Giuseppe Ferrandi, il socio ARGAV Sergio Ferrari, Annibale Salsa e Roberta Tait.

Ingresso libero. Il percorso espositivo si articola su una superficie di oltre 3.500 metri quadrati in tutta la Galleria Nera e in parte della Galleria Bianca. La rappresentazione del paesaggio si intreccia con la storia dell’alimentazione, dell’agroalimentare e dei sapori, con una particolare attenzione alle colture vitivinicole. Nella Galleria Nera sono raccontate la unità paesaggistiche che compongono oggi le “terre coltivate” del Trentino: il vitigno, il meleto, la cerealicoltura, l’orticoltura, la castanicoltura, il noceto, l’oliveto, l’alpicoltura, la selvicoltura, le unità paesaggistiche scomparse (gelsicoltura, grano saraceno, tabacchicoltura) e le coltivazione residuali (ciliegia, susina, piccoli frutti, kiwi, pera, apicoltura). Seguono degli approfondimenti sui temi del lavoro e del viaggio. Una cronologia invita inoltre a seguire le date principali della storia mentre al centro della galleria sono poste le casette dei prodotti. La Galleria Bianca ospita invece una parte dedicata alla fiera dei sapori e alle ricette della storia.

Paesaggio, storia e sapori. In linea con gli spazi de Le Gallerie, l’allestimento di “Terre coltivate” è scenografico, ricco di elementi video e di videoinstallazioni, immagini di ieri e immagini di oggi, videointerviste e postazioni interattive. Nella ricerca dei materiali video e fotografici ci si è avvalsi di fondi istituzionali, privati e della Fondazione Museo storico. Durante il periodo di apertura della mostra, la Galleria Bianca ospiterà iniziative, presentazioni, degustazioni, laboratori e altre attività dedicate alle principali filiere agroalimentari e vinicole del Trentino coinvolgendo soggetti e referenti rappresentativi per dare evidenza alle eccellenze del nostro territorio e al grande tema culturale del rapporto tra paesaggio, storia e sapori.

(Fonte: Fondazione Edmund Mach)

Apre a Brunico il nuovo museo di Reinhold Messner dedicato ai popoli della montagna

Castello di Brunico

Aprira’ il prossimo 3 luglio, nel Castello di Brunico il Messner Mountain Museum ”Ripa” dedicato ai popoli delle montagne. Il museo si propone come un luogo d’incontro e di scambio culturale tra la popolazione rurale autoctona e gli ospiti provenienti dalle altre regioni montane del mondo, che ogni anno saranno ospitati in Val Pusteria. A Brunico, Messner vuole creare un punto di informazione e di approfondimento sulle problematiche legate al rapporto tra cultura alpina e cultura urbana, agricoltura di mointagna e turismo. ”Solo se riuscira’ a contribuire ad una strategia di sopravvivenza della cultura di montagna, minacciata in tutto il mondo – dice Messner – l’Alto Adige potra’ giustificare la sua pretesa leadership sul tema della montagna”.

(fonte Ansa.it)

25/6-11/9/11, a Torre di Mosto (Ve) la mostra “Terre nuove. Paesaggi di Bonifica nel Veneto Orientale”

Un nuovo paesaggio italiano si è creato a partire dall’Unità d’Italia sino alla prima metà del Novecento, frutto dell’ enorme intervento ambientale conosciuto come Bonifica integrale. Dal 1861 sino allo scoppio della seconda guerra mondiale l’intervento ha riguardato oltre 5 milioni di ettari di territorio agrario, distribuiti su terreni pianeggianti e a ridosso delle coste di quasi tutta la penisola e delle isole.  All’interno dell’intervento generale, particolare importanza ha avuto il recupero ad uso produttivo di un terreno prima totalmente sommerso dalle paludi, normalmente collocato sotto il livello del mare: si tratta di oltre 600. 000 Ha, distribuiti soprattutto tra Friuli, Veneto e d Emilia Romagna.

Nuove terre conquistate alle paludi. Di questa nuova terra emersa dalla palude, circa 100. 000 ha si trovano nel Veneto Orientale, la metà dei quali nel territorio del Basso Piave.  Questo territorio emerso da fine ‘800 dalle acque basse della palude, si è formato quasi integralmente nei suoi segni fisici e spaziali, nella sua struttura produttiva, nel suo paesaggio, all’interno del processo della Bonifica integrale.  Per questo la ricerca condotta in questa mostra sul paesaggio del Basso Piave, dal momento della sua nascita alla sua forma compiuta, è emblematica rispetto all’intero paesaggio italiano della Bonifica novecentesca; ad esso implicitamente l’esposizione costantemente rinvia, ad esso ricorre per il suo sfondo.

L’esposizione si sviluppa in due sezioni. La sezione fotografica presenta la riproduzione di oltre 120 fotografie del periodo compreso tra il 1900 e il 1950, provenienti dal Fondo fotografico del Museo della Bonifica di San Donà di Piave, frutto di una donazione dei Consorzi di Bonifica del Basso Piave.  Esse riportano gli scatti di fotografi appositamente incaricati dai Consorzi di fissare visivamente il prima, durante e dopo del grande intervento con lo scopo di rendicontare ai proprietari terrieri e allo Stato italiano, che in gran parte finanziò la Bonifica, l’efficacia della stessa.

La sezione artistica presenta oltre 70 dipinti, dall’immediato secondo dopoguerra sino al tempo presente.  Gli artisti, che questa terra ha avuto la fortuna di avere in folto numero, si sono formati a Venezia, a contatto con la temperie artistica e culturale della città e dei suoi istituti dal secondo dopoguerra ad oggi. Le opere selezionate narrano il romanzo visivo del rapporto sentimentale e culturale tra la società del Basso Piave e la natura-artificio che la circonda. Orari Mostra. Terre Nuove. Mostra Collettiva. Paesaggi di Bonifica nel Veneto Orientale.  A cura di: Giorgio Baldo. Inaugurazione: sabato 25 giugno ore 18.00 Periodo: 25/06/11 – 11/09/11  MUSEO DEL PAESAGGIO Località Boccafossa Torre di Mosto (VE)  Tel. 0421 324440 (int.1)

(fonte Unione Veneta Bonifiche)

Sabato 21 maggio 2011 giornata studio ARGAV a Bassano del Grappa (VI)

Da qualche tempo, opera nel territorio del Grappa un nuovo centro di ricerca ambientale. Si chiama CERCA e per conoscerlo ARGAV ha creato un’opportunità per sabato 21 maggio p.v.  in concomitanza con la possibilità di visitare la mostra “Un fiume di legno”, dedicata alla pratica della fluitazione del legname e già frequentata da circa 6.000 persone.

Il programma.  Ore 10.00 Appuntamento davanti alla chiesa di Campolongo sul Brenta (VI). Per arrivare: dopo Bassano del Grappa, si prosegue lungo la strada Valsugana, il primo comune che si incontra è Campolongo sul Brenta. A seguire: visita a Cerca dell’Associazione Inveneto; Ore 11:30, visita alla mostra “Un fiume di legno” a palazzo Bonaguro di Bassano del Grappa (VI). Ore 12.30 aperitivo sul Ponte degli Alpini. Come sempre, il costo di partecipazione è fissato in € 5,00 per i soci, € 10,00 per gli ospiti. Per chi vorrà, al termine della mattinata, ci sarà la possibilità di pranzo a base di uova ed asparagi D.O.P. di Bassano, al prezzo (convenzionato) di € 22,00 nel ristorante “Il Melograno” di Valrovina. Per gli interessati, al pomeriggio, prenderà il via a Bassano del Grappa il Festival dell’Arrampicata Sportiva. Le adesioni vanno comunicate alla segretaria, Mirka Cameran, entro giovedì 19 maggio p.v.

Nel bellunese la mostra “Il cibo in forma”, aperta fino al 30 giugno 2011

La mostra Il cibo in forma. La collezione di rami da cucina di Elio Dal Cin, allestita presso il Museo Etnografico della Provincia di Belluno e del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, a Seravella di Cesiomaggiore (BL), è stata prorogata fino al 30 giugno 2011.

La mostra costituisce un elemento di riferimento importante nell’ambito del progetto “Montagne di cibo. la cucina veneta tra storia e memoria”, frutto di un accordo di programma tra la Regione del Veneto e l’Amministrazione provinciale di Belluno. Ad essa si legano infatti gli eventi che il museo organizza sui temi dell’alimentazione tradizionale, allo scopo di valorizzare le ricerche di carattere storico e antropologico. Con l’anno nuovo sono previsti seminari, workshop e cene a tema sulla lavorazione del rame e il suo uso in cucina, sul caffè e cioccolato, sul vino, sul maiale, sui formaggi e i latticini. A giugno un convegno dedicato al rapporto tra cibo e identità dovrebbe concludere la prima serie di iniziative.

La mostra propone una splendida collezione di rami utilizzati in cucina, appartenuta a Elio Dal Cin e ora generosamente messa a disposizione dal figlio Florio. Alcuni pezzi sono invece stati prestati da collezionisti bellunesi e trevigiani. Si tratta di recipienti per la preparazione degli alimenti (pentole, paioli, stampi, leccarde, bricchi per il caffé, cioccolatiere, colini), contenitori per il trasporto dell’acqua e del latte, con bellissime decorazioni a sbalzo, ma soprattutto di stampi e stampini con motivi floreali, geometrici, figurazioni mitologiche, animali, ritratti di personaggi illustri. Una piccola sezione propone manufatti in rame che ritraggono in maniera realistica i pesci della laguna veneta, opera dei pescatori di Murano. I materiali esposti sono stati raccolti, a partire dagli anni ’50 del ‘900 in diverse zone del Veneto e del Friuli e coprono un arco temporale compreso tra il secolo XVIII e il sec. XX. Il percorso espositivo è arricchito da documenti originali e inediti sulle miniere di Valle Imperina (collezione privata dei conti Brandolini), da una ricca iconografia e da ricette utilizzate soprattutto per i cibi da mettere in forma negli stampi.

Info. Orario invernale (fino al 30 aprile) da martedì a venerdì 9.00-13.00 e 15.00-17.30, sabato e domenica 9.00-12.30 e 15.00-18.00; Orario estivo (dal 1 maggio fino alla chiusura della mostra), martedì a venerdì 9,00 – 13,00  e  15,00-18,30, sabato e domenica  9,00 – 12,30  e  15,00-18,30. Chiuso il lunedì (ad esclusione del lunedì di Pasqua), festività nazionali e religiose. Biglietti.Intero euro 3,00, Ridotto euro 2,00 (fino a 18 anni e gruppi di almeno 10 persone), gratuito bambini fino a 6 anni. Tel. 0439. 438 355 e-mail: museoseravella@provincia.belluno.it

(fonte Provincia Belluno)

A Vittorio Veneto (TV) aperto il Museo del Baco da seta

foto Museo del baco da seta, Vittorio Veneto (TV)

E’ stato inaugurato nei giorni scorsi a Vittorio Veneto (TV) il Museo del Baco da Seta. L’attività bachisericola ha svolto per molto tempo un ruolo fondamentale nell’economia vittoriese, connotando anche il paesaggio con la presenza di gelsi diffusi un po’ ovunque,  e di cui rimangono ancora numerosi esemplari. L’allevamento del baco da seta è iniziato come piccola attività a carattere famigliare integrativa del lavoro agricolo, per poi assumere consistenza sempre più rilevante. A partire dalla fine dell’Ottocento sono sorti stabilimenti e osservatori bacologici di ricerca applicata che hanno portato l’industria del seme bachi di Vittorio Veneto all’avanguardia in campo nazionale. L’allevamento dei bachi, il lavoro in filanda e nei centri bacologici hanno riguardato la grande maggioranza  della popolazione locale fino a un passato recente. Il Museo restituisce alcune tracce di queste memorie personali e collettive, per raccontare alle nuove generazioni e ai visitatori esterni il complesso mondo agricolo, industriale, scientifico e sociale che per lungo tempo  è ruotato attorno a questo insetto così utile. Orario d’apertura: venerdì dalle 15.00 alle 18.00, sabato e domenica dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00.

(fonte Museo del Baco da seta)