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Pac, gli aiuti per l’ambiente dividono la Ue, la Commissione agricoltura lavora per modificare il greening

L'europarlmentare on. Giancarlo Scottà

L’on. Giancarlo Scottà fa sapere che nel Consiglio Agricoltura della Ue fatica ad entrare nel vivo la trattativa per la riforma della Pac e bisognerà aspettare fino a giugno per conoscere il parere formale della Commissione Agricoltura nel quale ci saranno diverse proposte di modifica del progetto dell’Esecutivo.

Attenzione focalizzata sul greening. Se verrà deciso un taglio dei fondi per il bilancio agricolo potrebbe essere stralciata la parte relativa alle nuove misure ecologiche e l’attenzione resta concetrata sulle proposte che riguardano l’obbligo di destinare il 7 per cento delle superfici al greening, opere di valenza paesaggistica e ambientale. Il dibattito è aperto  e molto acceso. In realtà la Pac deve essere si più ecologica, ma non deve rinunciare alla vocazione di produrre quantità sufficienti di beni alimentari. E di qualità. E’ vero però che la Commissione Ambiente procede in altre direzione: nella sua risoluzione si legge che “la Ue ha bisogno di una Pac più verde: che l’obiettivo cioè non è solo quello di produrre derrate e contribuire allo sviluppo rurale ma anche sostenere la salvaguardia della biodiversità”. Il dibattito, insomma, proseguirà.

Accordo commerciale tra Ue e Marocco per prodotti agricoli e pesca, un caso europeo non risolto

Il Parlamento europeo ha approvato l’accordo UE-Marocco che in parte liberalizza il commercio di prodotti agricoli e della pesca, ma ha anche adottato una risoluzione dove si sottolinea che esistono possibilità di frodi e di violazioni delle norme previste dal testo.

L’accordo commerciale con il Marocco prevede l’aumento delle quote di scambio per una serie di prodotti che potranno essere importati a tariffe doganali basse o pari a zero. Questo provvedimento rappresenta, di fatto, una tappa verso un accordo totale di libero scambio. L’accordo eliminerà il 55% delle tariffe doganali sui prodotti agricoli e della pesca marocchini (70% nei prossimi dieci anni). Il testo prevede una serie di misure di salvaguardia: per esempio permette solamente un aumento moderato delle quote di scambio su alcuni prodotti considerati sensibili, come pomodori, fragole, cocomeri e aglio. Inoltre, sono previste quote di scambio che variano secondo la stagione per evitare distorsioni sul mercato UE e l’obbligo per i prodotti marocchini di rispettare gli standard sanitari europei. Il Parlamento UE ha chiesto ora alla Commissione di monitorare con attenzione il rispetto delle quote e di rafforzare i controlli alle frontiere per evitare frodi e violazioni dei prezzi di importazione e di procedere con una relazione di valutazione d’impatto dell’accordo sugli agricoltori europei.

Un accordo essenzialmente “geopolitico”. Molti europarlamentari si sono opposti all’approvazione dell’accordo per gli effetti negativi sui piccoli agricoltori europei, per le condizioni precarie di lavoro e ambientali in Marocco e per l’inclusione del territorio del Sahara Occidentale, punto che violerebbe il diritto internazionale. Nello specifico, Paolo De Castro, Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento UE, ha rimarcato come il voto della Commissione, che aveva votato “no” all’accordo, non sia stato sufficiente per respingerne l’approvazione in Aula. Evidentemente, ha osservato De Castro, “la portata e le ripercussioni geopolitiche dell’accordo sono state decisive per la sua approvazione. In Commissione Agricoltura, così come è stato fatto negli ultimi due anni e mezzo, continueremo con impegno e responsabilità a lavorare per la difesa, la tutela e la valorizzazione delle produzioni agricole mediterranee”.

Critiche bipartisan. Per l’On. Claudio Morganti “hanno prevalso le solite logiche commerciali europee. Si assisterà ora a una vera e propria invasione di prodotti agricoli marocchini che daranno il colpo di grazia a numerose eccellenze ortofrutticole nostrane. A trarne beneficio saranno solo le grandi multinazionali dell’agricoltura che hanno già delocalizzato o lo faranno presto”. L’accordo, per l’On. Marco Scurria, è un vero autogol in quanto “in Marocco il settore agricolo non è tutelato a livello sindacale pertanto la concorrenza con gli omologhi a livello europeo si fonda su basi non omogenee a tutto svantaggio della nostra già debole agricoltura. Lo sfruttamento intensivo delle risorse della pesca, che già ha provocato danni rilevanti nell’ecosistema del Mediterraneo, subirà un’ulteriore accelerazione”. Non ultima la questione dei territori del Sahara Occidentale “in cui è sistematica la violazione dei diritti umani nei confronti del popolo Sarawi. Si sarebbe potuto far leva su argomentazioni di carattere economico-commerciale, subordinando la firma di accordi di tale natura all’effettivo rispetto dei diritti dell’uomo”.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Colesterolo e soia: secondo no dell’autorità europea

L’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha bocciato la proposta di riportare sulle etichette dei prodotti contenenti proteine della soia una frase che evidenzia la possibilità di ridurre i livelli di colesterolo Ldl nel sangue. L’agenzia non ha ritenuto validi i lavori scientifici presentati dai tre grandi gruppi industriali: l’European Natural Soyfood Manufacturers Association, la European Vegetable Protein Federation e la Soya Protein Association. Lo si legge nel sito Vivereinarmonia.it è un sito che fa parte del mensile Club3-Vivere in armonia edito dalla St Pauls International, una società del Gruppo San Paolo.

Il perché del parere negativo. L’Agenzia ha evidenziato numerose inadeguatezze nei 23 studi proposti al panel di specialisti incaricati di esaminare la richiesta. Solo cinque ricerche erano state condotte con un gruppo di controllo, a cui era stato proposto un placebo per verificare la reale efficacia delle proteine. Inoltre, nella metà delle ricerche non sono stati rilevati effetti statisticamente significativi relativi alla riduzione del colesterolo Ldl. In alcuni studi le persone esaminate avevano già in partenza livelli elevati di colesterolo, contrariamente a quanto richiesto dall’Efsa che privilegia studi scientifici condotti su target di riferimento con le caratteristiche generiche della popolazione.

A far bene, gli isoflavoni di soia. Secondo l’Efsa, alcune delle analisi evidenziano dei benefici che però deriverebbero dal consumo degli isoflavoni di soia, e non dalle proteine. Nonostante l’agenzia riconosca il principio secondo cui la riduzione del colesterolo Hdl sia correlato a una diminuzione del rischio di malattie cardiache, gli esperti del panel non hanno ritenuto sufficienti i dati sull’effetto anti-colesterolo collegato al consumo delle proteine della soia. Ed è la seconda volta l’Efsa boccia la porposta di questo claim.

(Fonte: Garantitaly.it)

Tutto sui finanziamenti europei

La Commissione europea ha pubblicato una Guida pratica alle “Opportunità di finanziamento dell’Unione Europea per la ricerca e l’innovazione”.

Questa nuova edizione tratta i seguenti strumenti di finanziamento europei: 7° Programma Quadro di Ricerca; Programma Quadro per l’Innovazione e la competitività; Fondi strutturali dell’UE; Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale; Fondo europeo per la pesca; Programma di apprendimento permanente; LIFE+ nel settore dell’ambiente. Inoltre, descrive le opportunità di finanziamento di ricerca e innovazione offerte a Paesi e territori esterni all’Unione Europea, nell’ambito dello Strumento di assistenza preadesione e dello Strumento europeo di vicinato e partenariato (SEVP). Per maggiori informazioni: www.aiccre.it.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Quote latte: proroga multe, indagine Ue su aiuti stato Italia, un mese di tempo per fornire informazioni a Bruxelles

La Commissione europea ha aperto nei confronti dell’Italia una procedura di indagine formale in linea con la normativa europea sugli aiuti di stato, invitandola a fornire qualsiasi informazione utile, in relazione alla proroga di sei mesi, ossia al 30 giugno 2011, del pagamento della rata delle multe sul latte in scadenza al 31 dicembre 2010. L’Italia ha un mese, dal giorno in cui ha ricevuto la lettera della Commissione Ue, per inviare a Bruxelles le osservazioni richieste.

I dubbi Ue. La Commissione europea, nella lettera inviata all’Italia, solleva numerosi dubbi sulla compatibilità della decisione di prorogare al 31 giugno 2011, il pagamento della rata delle multe sul latte. ”Il costo della proroga – precisa – è imputato su una dotazione globale di 5 milioni di euro destinata a fini diversi”. Bruxelles in primo luogo constata l’esistenza dell’aiuto ”che nessuna delle informazioni trasmesse dalle autorità italiane permette di giustificare sulla base delle norme applicabili in materia di aiuti di stato nel settore agricolo”.

In secondo luogo – dice – la proroga comporta ”una violazione” della decisione del Consiglio dei ministri ecofin, quando nel 2003 accettarono in via eccezionale che l’Italia si sostituisse ai produttori nel pagamento delle multe per le campagne dal 1995-1996 al 2000-2001, consentendo agli stessi produttori di estinguere il loro debito tramite pagamenti differiti su vari anni e senza interessi. Per Bruxelles quindi, la proroga si aggiunge a ”quell’aiuto unico massimo non cumulabile con nessun altro tipo di intervento”.

Aiuti “de minimis”. Inoltre, precisa la Commissione, le autorità italiane hanno reso noto che intendevano imputare l’equivalente sovvenzione della proroga di pagamento sull’aiuto “de minimis”, previsto per l’Italia, che permette di accordare fino ad un massimo di 7.500 euro per beneficiario, senza il preventivo via libera di Bruxelles. Anche su questo, la Commissione Ue solleva dubbi sulla possibilità che l’insieme degli aiuti “de minimis” possano superare il tetto nazionale di 320,5 milioni di euro.

(Fonte: Ansa.it)

Produzione cerealicola europea, stabile quella della prossima campagna

Il Copa-Cogeca ha pubblicato le nuove stime sulla produzione di cereali per le campagne di commercializzazione 2010/2011 e 2012/2013 che, nonostante le preoccupazioni in merito alla qualità, confermano un buon raccolto europeo quest’anno e una situazione relativamente stabile per l’anno prossimo.

Tuttavia, le superfici seminate non raggiungeranno i picchi del 2008. Le Organizzazioni agricole europee hanno avvertito che i prezzi dei fattori di produzione continuano a strangolare i produttori europei e che è necessaria una maggiore trasparenza sul mercato dei fertilizzanti. La pubblicazione di questi dati fa seguito all’analisi della situazione effettuata dal gruppo di lavoro “Cereali” di Copa-Cogeca. Quest’anno la produzione di cereali nell’UE si situa nella media degli ultimi cinque anni, con un totale di circa 283 milioni di tonnellate, ma a causa delle condizioni meteorologiche avverse vi sono alcune preoccupazioni in merito alla qualità che varia a seconda degli Stati Membri.

Le previsioni per l’anno prossimo rivelano una stabilità della produzione, con una superficie seminata che dovrebbe ammontare in totale a 55,75 milioni di ettari e non raggiungerà quindi i livelli del 2008. Per il granoturco, il buon raccolto di quest’anno ha incoraggiato gli agricoltori a mantenere la stessa superficie seminata per il 2012. Si prevede altresì che l’equilibrio del mercato resterà delicato. In aggiunta, vi sono incertezze nelle previsioni concernenti i cereali, poiché gli agricoltori europei continuano a dover subire i costi elevati dei fattori di produzione, segnatamente i prezzi alti dei fertilizzanti che si avvicinano ai record del 2009, malgrado una diminuzione della pressione sui prezzi del gas. Il Copa-Cogeca ha chiesto una maggiore trasparenza sul mercato dei fertilizzanti ritenendo che sia indispensabile rafforzare la concorrenza in questo mercato mondiale monopolistico.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Succhi di frutta, etichetta più chiara

Regole più attente ai consumatori nell’etichettatura di succhi di frutta e nettari sono state approvate dal Parlamento europeo. Obiettivo: prevenire nomi potenzialmente fuorvianti per succhi misti e diciture varie, quali “senza zucchero aggiunto”. Il Parlamento ha approvato alcune modifiche a una normativa del 2001 (con 585 voti a favore, 33 contrari e un’astensione). Il relatore Andrés Perelló Rodriguez (S&D, Es), ha dichiarato: “La nostra priorità era di offrire ai consumatori informazioni accurate, in modo che sappiano cosa stanno comprando. Il Parlamento ha svolto un ruolo fondamentale nella messa al bando dell’aggiunta di zucchero in prodotti venduti come succhi di frutta e per chiarire la presenza di zuccheri o dolcificanti in bevande simili”.

Succhi di frutta misti. Un mix di due succhi di frutta in futuro dovrà avere un nome che ne rifletta il contenuto. Esempio: una miscela con il 90% di mela e il 10% di succo di fragola dovrà essere chiamata “mela e succo di fragola”, mentre attualmente può essere etichettata semplicemente “succo di fragola”. Un nome generico come “succo misto” potrà essere utilizzato se ci sono tre o più fonti di frutta.

Zuccheri e dolcificanti. I deputati sanno che i consumatori – in particolare i diabetici, i genitori e le persone a dieta – vogliono indicazioni chiare sulla differenza tra “succo” e “nettare” e sulla presenza di edulcoranti. In futuro, i succhi di frutta non dovranno contenere zuccheri o edulcoranti per definizione. I nettari, invece, che sono a base di purea di frutta con aggiunta d’acqua, potranno averne. Le etichette “senza aggiunta di zucchero” non saranno consentite a nettari che contengano dolcificanti artificiali, come ad esempio la saccarina, per evitare la potenziale confusione.

Puro succo d’arancia? Molti prodotti venduti come “succo d’arancia” contengono fino al 10% succo di mandarino, che contribuisce al colore e al gusto. Questa pratica è comune in Brasile e negli Stati Uniti, che detengono una grossa quota del mercato europeo. Per mantenere condizioni di parità, tutti i succhi d’arancia importati, cosi come quelli fabbricati nell’UE, dovranno essere puri per essere venduti come tali, o dovranno includere il mandarino nel nome del prodotto.

Le prossime tappe. Le regole sono state già concordate, in colloqui informali, tra Parlamento e Consiglio, il quale dovrà formalmente adottarle perché entrino in vigore. Tutti i prodotti immessi sul mercato o etichettati prima dell’entrata in vigore potranno ancora essere venduti per 3 anni. Gli Stati membri avranno 18 mesi per aggiornare la loro legislazione nazionale.

(Fonte: Parlamento europeo)

Sementi di mais in Europa, nuova carenza da gestire nel 2012?

Nel luglio scorso, la F.N.P.S.M.S. (Federazione francese della produzione di sementi di mais e di sorgo) prevedeva una forte riduzione delle disponibilità di sementi di mais per le semine del 2012. Oggi questa previsione non è solo confermata, ma aggravata. Le scorte di sementi di mais nell’UE erano al 30 giugno 2011 già limitate, con meno del 50% di un anno di vendite. Tale proporzione dovrebbe subire un ulteriore ridimensionamento al 30 giugno 2012, con un tasso inferiore al 40% e un livello quindi chiaramente insufficiente ad alimentare il mercato senza carenze per un certo numero di varietà.

Questa situazione è imputabile a due motivi oggettivi: da un lato, un’economia del mais da granella che resta positiva, con buoni se non ottimi risultati nel 2011, sia al livello dei rendimenti che dei prezzi; dall’altro, una produzione di sementi 2011 inferiore alle attese a causa delle particolari condizioni meteorologiche della scorsa estate, specie in Europa Occidentale. In conseguenza di questa situazione, l’Europa deve confrontarsi con uno squilibrio più importante del previsto fra l’offerta e la domanda di sementi di mais per la prossima campagna, a maggior ragione in un contesto tecnico ed economico europeo che si tradurrà in un aumento delle superfici dedicate al mais da granella e insilato e di genetica di qualità.

(fonte: Veneto Agricoltura Europa)

L’UE cerca la Capitale verde europea del 2014, candidature entro il 14 ottobre 2011

E’ iniziata la ricerca della città che all’inizio del 2014 erediterà il prestigioso titolo di “Capitale verde europea”. Fra il 2010 e il 2013 le città vincitrici sono state nell’ordine Stoccolma, Amburgo, Victoria-Gasteiz e Nantes. Il premio Capitale verde europea distingue e ricompensa le città all’avanguardia nel proporre forme di vita urbana rispettose dell’ambiente, in grado di diventare un modello per ispirare altre città. L’obiettivo è quello di contribuire a rendere le città europee luoghi più gradevoli e salubri, in altri termini, città vivibili.

Tutte le città europee di oltre 200.000 abitanti possono entrare in lizza per il titolo di Capitale verde europea 2014. Il premio è aperto ai 27 Stati membri dell’UE, ai paesi candidati (Turchia, ex Repubblica iugoslava di Macedonia, Croazia, Montenegro e Islanda) e ai paesi dello Spazio economico europeo (Islanda, Norvegia e Liechtenstein). I tre obiettivi del premio mirano a ricompensare le città che hanno regolarmente conseguito obiettivi ambientali di rilievo, stimolare le città a impegnarsi in iniziative ambiziose per il miglioramento ambientale e lo sviluppo sostenibile e fornire un modello in grado di ispirare altre città.

Le candidature saranno valutate in base a 12 parametri: contributo locale al cambiamento climatico globale, trasporti, aree urbane verdi, rumore, produzione e gestione dei rifiuti, natura e biodiversità, aria, consumo di acqua, trattamento delle acque reflue, ecoinnovazione e occupazione sostenibile, gestione ambientale delle autorità locali e prestazione energetica. Le città possono presentare la propria candidatura sul sito http://www.europeangreencapital.eu. Il 14 ottobre 2011 scade il termine per la presentazione delle domande per il 2014. Il premio è assegnato da una giuria internazionale affiancata da un gruppo di esperti di fama mondiale appartenenti a diversi settori ambientali. Il vincitore sarà proclamato nel mese di giugno 2012.

L’Europa di oggi è una società urbana in cui i quattro quinti degli abitanti vivono in città e cittadine. La maggior parte delle sfide ambientali che dobbiamo affrontare trae origine dalle zone urbane ma sono queste stesse zone che riuniscono l’innovazione e l’impegno necessari per risolverle. Il premio “Capitale verde europea” è stato concepito come un’iniziativa intesa a promuovere e ricompensare l’impegno, spronare le città a varare nuove azioni, illustrare le migliori pratiche e incoraggiarne lo scambio fra le città europee.

(fonte Asterisco Informazioni)

Bruxelles, la Commissione Agricoltura approva il pacchetto qualità per i prodotti agricoli

«Un risultato che ci rende estremamente soddisfatti, perché raggiunto grazie all’impegno di tutti noi che, in Commissione Agricoltura, abbiamo sostenuto, con forza, la programmazione produttiva  dei prodotti di qualità, come strumento indispensabile per tutelare il prezioso patrimonio delle produzioni DOP e IGP e, allo stesso tempo, gli interessi dei consumatori, dei produttori e dei consorzi». Commenta così l’onorevole ed europarlamentare Giancarlo Scottà (Lega Nord), il successo ottenuto nei giorni scorsi dalla Commissione Agricoltura − di cui egli è membro − che ha detto sì, a stragrande maggioranza, al “pacchetto qualità” che include una serie di provvedimenti volti a migliorare il regime di qualità dei prodotti agroalimentari.

Prodotti di qualità, d’ora in poi più difficili contraffazioni e frodi. «Oggi possiamo affermare a pieno titolo – riferisce Scottà – che i prodotti di qualità, quindi il bagaglio delle tradizioni di luoghi e sapori che rappresentano l’orgoglio delle nostre terre in Europa, hanno vinto una sfida importante». «Siamo molto felici  -ha aggiunto- che sia stata approvata la cosiddetta “protezione ex officio” con cui si difendono i prodotti di qualità dalla contraffazione e dalle frodi, da combattere all’interno di un mercato europeo che spero torni ad essere competitivo proprio attraverso la valorizzazione delle specificità alimentari».

(fonte Commissione Agricoltura Parlamento Europeo)