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Bilancio UE 2014-2020, trovato l’accordo, ma i negoziati restano aperti

UE-bandieraNei giorni scorsi il Consiglio europeo ha trovato un accordo per il budget 2014-2020, riducendo del 3,4% rispetto al precedente budget pluriennale (34 miliardi di euro) le risorse sui sette anni.

Negoziazione. Gli impegni di spesa sul bilancio sono stati fissati a 960 miliardi di euro (ma solo 908 per i pagamenti effettivi), mentre la proposta iniziale della Commissione europea era di 1.025 miliardi di euro. I principali gruppi politici del Parlamento europeo, a cui tocca approvare il quadro finanziario pluriennale, hanno indicato che a queste condizioni non voteranno a favore. Questo budget, viene infatti sottolineato, non sarebbe all’altezza delle politiche di rilancio economico e apre al rischio di un deficit strutturale. La riduzione di fondi riguarda prevalentemente gli investimenti strutturali, la ricerca e la digitalizzazione: ambiti in cui si gioca il rilancio economico e sociale europeo. Il Parlamento europeo, invece, intende favorire un bilancio capace di stimolare la crescita e la creazione di posti di lavoro e sostiene l’idea che l’UE debba avere delle risorse proprie per ridurre i contributi degli Stati Membri. L’accordo di Bruxelles deve essere approvato dagli eurodeputati prima di poter entrare in vigore, pertanto il Parlamento negozierà con il Consiglio prima di votare sui piani di spesa.

(Fonte: Europe Direct Veneto)

La Commissione europea lancia “Crescita blu”, strategia marittima per il Mare Adriatico e Mar Ionio

pesca-300x300La Commissione europea ha adottato una strategia marittima per il Mare Adriatico e il Mar Ionio intesa a stimolare una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva nella regione. La strategia si fonda su quattro pilastri: un’economia blu rafforzata, un ambiente marino più sano, uno spazio marittimo più sicuro e attività di pesca responsabili. Alla base vi sono l’iniziativa della Commissione denominata “Crescita blu” e la dichiarazione di Limassol sull’Agenda marina e marittima per la crescita e l’occupazione, recentemente adottata dai Ministri dell’UE. Obiettivo dell’iniziativa è rendere il mare uno spazio centrale di innovazione, opportunità economiche e benessere per tutti i Paesi che lo circondano.

Una regione in rapida evoluzione. Data la sicura prospettiva di crescita dei Paesi balcanici occidentali, che indica tra l’altro un forte incremento della circolazione di persone, merci e servizi nel Mare Adriatico e nel Mar Ionio, risulta fondamentale pensare di preservare gli habitat marini e garantire lo sviluppo sostenibile della regione. Una sfida, questa, che appare complessa e per la quale occorre farsi trovare preparati. Pur riconoscendo il lavoro già svolto da diverse organizzazioni nella regione, la nuova strategia europea sottolinea la necessità di rafforzare la cooperazione. Essa farà uso delle risorse, della legislazione e delle strutture esistenti per promuovere partenariati transfrontalieri e mobilitare operatori locali, regionali e nazionali verso obiettivi comuni. Si tratta della prima iniziativa di questo genere nel bacino mediterraneo: la strategia contribuirà a sviluppare l’economia blu del bacino marittimo coordinando azioni di finanziamento e meccanismi di attuazione.

Gli ambiti di azione della strategia. Sono stati individuati alcuni ambiti prioritari, tra cui in particolare: stimolare la creazione di poli marittimi e reti di ricerca nonché la formulazione di una strategia di ricerca volta a dare impulso all’innovazione; accrescere la mobilità e le competenze della manodopera, con una maggiore trasparenza delle qualifiche; ottimizzare i collegamenti tramite lo sviluppo in tutta la regione di una rete di trasporti marittimi integrata, basata sulla domanda e a basse emissioni di carbonio, prestando particolare attenzione alla connettività insulare; favorire lo sviluppo sostenibile del turismo costiero e marittimo promuovendo l’innovazione unita a strategie di commercializzazione e prodotti comuni; creare nuovi posti di lavoro e nuove opportunità commerciali nel settore dell’acquacoltura grazie alla ricerca e all’innovazione; ridurre i rifiuti marini e migliorare la gestione dei rifiuti nelle zone costiere; modernizzare le attività di pesca grazie a un maggior rispetto delle norme, migliore conservazione, trasferimento delle informazioni e una migliore cooperazione in materia di esecuzione e di controllo.

Tempistica e avvio dei motori. La strategia sarà attuata nel 2013 tramite un piano d’azione messo a punto congiuntamente con le parti interessate della regione. La Commissione invita pertanto tutti gli interessati – a livello nazionale, regionale e locale – a proporre azioni concrete. La nuova strategia rientra nel quadro globale della politica marittima integrata dell’UE, che già include strategie marittime per il Mar Baltico e l’Oceano Atlantico. Essa potrebbe costituire il punto di partenza di una più ampia strategia macroregionale che i Paesi del Mare Adriatico e del Mar Ionio sono disposti a sviluppare. Ulteriori informazioni a questo link.

(Fonte: Europe Direct Veneto)

Filiera corta indispensabile per il trasporto degli animali

mucche in stallaUn numero sempre maggiore di animali è trasportato nell’UE in condizioni in via di peggioramento. Per ovviare al problema gli eurodeputati hanno chiesto (con una risoluzione non legislativa approvata con 555 voti a favore, 56 contrari e 34 astensioni) un rafforzamento delle norme.

Auspicabili una legge valida in tutta Europa e più ispezioni. Per porre rimedio ai problemi legati al benessere del bestiame durante il trasporto, i deputati sostengono che la legislazione vigente dovrebbe essere applicata in modo uniforme in tutti gli Stati Membri. Inoltre, si dovrebbero compiere più ispezioni in loco e le sanzioni nazionali contro i trasgressori dovrebbero essere armonizzate a livello europeo e avere un maggior effetto deterrente. Il testo della risoluzione sottolinea anche che devono essere prese in considerazione specifiche misure per limitare i tempi di trasporto degli animali destinati alla macellazione a otto ore, valutando comunque eccezioni dovute a carattere geografiche particolari o a questioni legate a certe specie di animali. I deputati hanno comunque fatto notare che il limite di otto ore per il trasporto non sarebbe sufficiente per migliorare il benessere degli animali, poiché spesso dipende maggiormente dalle adeguate strutture del veicolo e dalla corretta gestione degli animali.

Decisioni basate su ricerche scientifiche. Il Parlamento ha chiesto inoltre che siano migliorate le condizioni di trasporto degli animali basandosi su ricerche scientifiche, soprattutto per ciò che attiene allo spazio e alle scorte d’acqua. Per evitare i viaggi eccessivamente lunghi e non necessari del bestiame destinato al macello, i deputati hanno aggiunto che l’UE dovrebbe creare catene di approvvigionamento brevi e trasparenti, prendere misure per fermare il declino dei mattatoi locali e promuovere lo sviluppo dei piccoli centri.

La filiera corta conviene all’ambiente. Per l’europarlamentare Giancarlo Scottà, la Commissione europea dovrebbe presentare una valutazione completa di tutti i costi economici, ambientali e sociali sostenuti per il trasporto degli animali. E’ necessario infatti tenere conto dei costi affrontati dai trasportatori, per adeguare i veicoli alla legislazione comunitaria, che influiscono seriamente sulla parità di condizioni nel mercato interno. Le industrie agroalimentari, i dettaglianti e la ristorazione fungono da chiave di volta nel garantire la provenienza della carne da animali allevati e macellati localmente, nonché il trasporto di questi in condizioni che tutelino il loro benessere. Scottà ha anche sottolineato l’importanza dei macelli locali in quanto “favoriscono mercati alimentari a filiera corta che comportano costi minori per i trasporti e meno emissioni di CO2”.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Le Organizzazioni agricole europee avvisano: “Guai a chi tocca i diritti d’impianto vitivinicoli”

viti valle dei Laghi (TN)

viti valle dei Laghi (TN)

Le Organizzazioni agricole europee Copa-Cogeca hanno chiesto al Gruppo di alto livello del settore vitivinicolo della Commissione europea di giungere in tempi brevi ad una soluzione soddisfacente circa la questione dei diritti di impianto.

Perchè cambiare un sistema che finora ha funzionato? In pratica, si chiede una risposta che rifletta la posizione espressa dai parlamentari e dalle parti interessate dei quindici Stati Membri che rappresentano il 98% della produzione vinicola dell’UE. Le Organizzazioni agricole europee chiedono, dunque, un quadro normativo per tutti gli Stati Membri e per tutti i tipi di vino. Perché – si chiede Copa-Cogeca – cambiare un sistema, quello dei diritti di impianto, che finora ha funzionato bene, soprattutto contribuendo a mantenere alta la qualità e la grande varietà dei vini europei, nonché l’occupazione nelle zone rurali, dove ci sono poche forme alternative di lavoro? Si ricorda, al riguardo, che Eurostat ha appena pubblicato i dati relativi il reddito degli agricoltori europei nel 2012 che mostrano la fragilità delle aziende a conduzione familiare del settore vitivinicolo (come non bastasse, la vendemmia 2012 ha perso il 9,4% del valore della produzione rispetto al 2011). La liberalizzazione degli impianti, sottolinea Copa-Cogeca in una nota, metterebbe in pericolo l’equilibrio del settore accentuando l’attuale crisi economica.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

La Commissione europea rinnova per il prossimo quinquennio l’incarico di sportello informativo Europe Direct a Veneto Agricoltura

logo 2009 EuropeDirect_VenetoLa Commissione europea ha rinnovato la Rete degli sportelli informativi Europe Direct per il periodo 2013-2017. Tra i 500 Centri selezionati (e cofinanziati) nei 27 Stati anche quello di Veneto Agricoltura, “Europe Direct Veneto”, un attestato di fiducia eloquente. E’ all’insegna di questo slogan, “una finestra sull’Europa”, che Europe Direct Veneto continuerà ad operare anche nei prossimi cinque anni con l’obiettivo di spiegare ai cittadini e alle imprese, comprese quelle agricole e rurali, quali sono le ripercussioni delle politiche europee a livello locale.

I compiti immediati di Europe Direct Veneto.  Comunicare l’evolversi dell’iter di avvicinamento al bilancio UE per il periodo 2014-2020, nonché la definizione della futura PAC (politica agricola europea), che rappresenta oggi un nodo difficile da sciogliere. Si dovrà, inoltre, sensibilizzare il pubblico in merito alle elezioni del Parlamento europeo del 2014 e contribuire al dibattito sul futuro dell’Europa, che a partire dal 1° luglio di quest’anno vedrà l’ingresso anche della Croazia.

48 i centri della Rete Europe Direct che operano in Italia. Il bando di selezione per il periodo 2013-2017 ha registrato un record di candidature in tutta Europa, in particolare in Italia (ben 170, il 24% in più rispetto al bando del 2009), a testimonianza dell’importanza che ormai riveste la Rete Europe Direct (coordinata dalla Direzione Generale Stampa e Comunicazione della Commissione europea) in tutte le Regioni europee. Dal responso della selezione risultano essere 48 i Centri che opereranno in Italia, dei quali due nel Veneto (Veneto Agricoltura e Comune di Venezia). Con la selezione dei 48 sportelli italiani della Rete Europe Direct, la Commissione europea ha assicurato una capillare copertura dell’intero territorio nazionale, grazie alla presenza di almeno un centro Europe Direct in ciascuna Regione e nelle Provincie autonome di Trento e Bolzano. Particolare attenzione è dedicata al Meridione dove Regioni come Sicilia e Campania (4 Centri ciascuna), Puglia e Calabria (3 centri) hanno il maggior numero di uffici Europe Direct. La Commissione europea – in una nota – ha fatto sapere che l’alto numero di candidature ha comportato una forte competizione e una serrata selezione. Anche per questo la conferma dello sportello di Veneto Agricoltura assume un significato particolarmente importante.

Formazione nelle scuole. Europe Direct Veneto, collocato presso l’Ufficio Stampa di Veneto Agricoltura, potrà così proseguire la sua pluriennale attività di informazione e animazione sulle politiche europee, in particolare agricole, rurali e ambientali. E’ grazie a questa intensa azione fatta di convegni, incontri nelle scuole, video-conferenze, pubblicazioni tematiche, newsletter, risposte a richieste di informazioni, ecc. sui grandi temi dell’UE che Europe Direct Veneto è divenuto un importante punto di riferimento per quanti, in tutta la Regione, intendono avvicinarsi e capire sempre di più l’Europa e le sue politiche. Inoltre, grazie alle decine di incontri attivati nelle scuole medie e superiori di tutto il Veneto negli ultimi sei anni con il progetto “L’Europa entra nelle scuole”, gli esperti dello sportello di Veneto Agricoltura hanno incontrato oltre 10.000 studenti. L’attività nelle scuole sta proseguendo anche in questi mesi con il coinvolgimento, tra gli altri, anche degli istituti agrari.

L’attività di informazione rappresenta comunque il fiore all’occhiello di Europe Direct Veneto. Il suo quindicinale “Veneto Agricoltura Europa” (che proprio quest’anno compie 25 anni) è divenuto uno strumento informativo prezioso per tutto il mondo agricolo e rurale. Come pure l’agile servizio di trasmissione di notizie flash via sms o le pubblicazioni della Collana dedicate a importanti tematiche europee (il Quaderno 14, pubblicato in questi giorni, affronta le questioni della sicurezza alimentare e della qualità dei prodotti agroalimentari).

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Bilancio UE 2014-2020, rinviata l’intesa sui tagli. Capitolo agricolo ancora al palo.

programma 27 settembre PAC bozza 3Il Vertice straordinario dei Capi di Stato e di Governo di fine novembre, il cui obiettivo era quello di definire il quadro finanziario dell’Unione Europea per il periodo 2014-2020, si è chiuso con un nulla di fatto. Dunque, nessuna indicazione è giunta circa l’ammontare delle risorse finanziarie da destinare nei prossimi anni alle politiche europee, tantomeno a quelle agricole.

Richieste di tagli ulteriori. Dal vertice di Bruxelles è emerso, invece, che anche la Germania – come già in precedenza avevano chiesto Regno Unito (“Non si tratta di spostare risorse da un capitolo all’altro del bilancio. Dobbiamo tagliare le spese che non possiamo più permetterci” ha detto il premier britannico, David Cameron), Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia – sollecita riduzioni del bilancio comunitario più consistenti di quelle indicate nell’ultima proposta di compromesso presentata dal Presidente del Consiglio europeo, Herman Von Rompuy. Tale compromesso prevedeva già una diminuzione complessiva di circa 80 miliardi di euro rispetto alle proposte della Commissione europea, ma con un miglioramento per le spese destinate all’agricoltura (8 miliardi).

Tutto da rifare? Il testo messo a punto da Von Rompuy prevedeva per la PAC un ammontare complessivo di 372,2 miliardi di euro (comunque 14 in meno rispetto alle richieste della Commissione), di cui 277,8 da destinare agli aiuti diretti e alla gestione dei mercati. Altri 83,6 miliardi erano destinati alle politiche di Sviluppo rurale, da ripartire tra gli Stati Membri tenendo conto di alcune nuove assegnazioni specifiche, tra le quali quella per l’Italia pari a un miliardo di euro.

Qualche conferma. Confermata, invece, la flessibilità a livello nazionale per l’applicazione della componente ecologica (Greening) degli aiuti diretti e la creazione di una riserva, con una dotazione di 2,8 miliardi di euro, autofinanziata dagli agricoltori mediante la riduzione degli aiuti diretti, a cui attingere in caso di grave crisi di mercato. Prossimamente, il Presidente del Consiglio europeo avvierà un nuovo giro di contatti con gli Stati Membri per preparare al meglio il prossimo Vertice da convocare all’inizio del 2013. Fonti comunitarie hanno già indicato che, per siglare l’intesa, sarà inevitabile proporre nuovi tagli che però dovrebbero preservare la dotazione finanziaria per gli aiuti diretti. La scure potrebbe dunque abbattersi sui finanziamenti da destinare al secondo Pilastro della PAC (Sviluppo rurale).

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Ambiente, Europa in linea con il taglio delle emissioni. L’Italia no.

Nell’Unione Europea le emissioni di gas a effetto serra nel 2011 sono calate del 2,5% rispetto ai dodici mesi precedenti. Il dato è stato comunicato dall’Agenzia europea dell’ambiente (Eea, European environment agency), che nei giorni scorsi ha pubblicato due distinti report sulla materia, uno dedicato alle previsioni di consuntivo dello scorso anno, l’altro alla situazione dei singoli Paesi e al quadro stimato per il 2012.

Normativa europea “20-20-20”. La maggior parte dei Paesi dell’Unione risulta così in linea con gli obiettivi di Kyoto e il Vecchio continente, nel suo insieme, è sulla strada giusta per centrare gli obiettivi previsti dalla normativa europea “20-20-20”, quella che ha messo in pratica i buoni propositi del protocollo: abbattere del 20% le emissioni entro il 2020 rispetto ai dati del 1990. Siamo infatti arrivati a 16,5% considerando anche il settore dell’aviazione, senza il quale ci attestiamo a -17,5%. Anche senza misure aggiuntive rispetto a quelle già messe in atto nei vari Paesi, osserva l’Agenzia, l’Europa dovrebbe farcela. Inoltre, l’Eea osserva come, contrariamente a quanto si sostiene da tempo, la riduzione delle emissioni non sembra collegata esclusivamente alla crisi economica, o perlomeno non è così considerando il complesso dell’Europa: a fronte del decremento del 2,5% della CO2, infatti, l’economia europea è cresciuta dell’1,5%.

Luci e ombre tra i 27 Stati Membri. Ci sono però un paio di elementi che ridimensionano, pur se in piccola parte, la portata del successo. Primo: l’inverno mite del 2011 ha avuto un ruolo chiave nel taglio delle emissioni, facendo calare rispetto al 2010 la richiesta di combustibili fossili per il riscaldamento. Il secondo piccolo “neo” è che non tutti i Paesi si sono comportati bene e in alcuni casi, anzi, il livello di produzione di CO2 è aumentato. Chi tra il 2010 e il 2011 ha percorso più strada in avanti possiede tutto sommato quote abbastanza modeste nel conteggio complessivo: si tratta di Cipro (-13%), Belgio, Finlandia e Danimarca (-8%). In termini assoluti, chi ha ridotto maggiormente le emissioni è la Gran Bretagna (36 milioni in meno di tonnellate equivalenti di CO2, corrispondenti a un -6%); seguono la Francia (24 milioni di tonnellate in meno, -5%) e la Germania (17 milioni, -1,8%). Tuttavia in Europa ci sono nove Paesi che hanno percorso la strada in senso opposto aumentando le proprie emissioni: tra questi, la Bulgaria che ha registrato un incremento dell’11%, la Lituania (quasi +3%) e la Romania (+2%).

Italia bacchettata. Per quanto riguarda l’Italia, invece, il giudizio dell’Eea purtroppo non è lusinghiero. Dopo un biennio di crescita delle proprie emissioni (+2% tra 2009 e 2010), il nostro Paese è tornato a ridurle, ma in percentuale più modesta rispetto alla media europea (-1,5%, secondo le stime nazionali, circa otto milioni di tonnellate in meno di gas climalteranti). Ma questo non basta ad allinearci agli obiettivi, secondo i quali avremmo dovuto arrivare all’appuntamento con un taglio di almeno 11 milioni ulteriori. Considerando anche il settore agricolo e gli sforzi del Governo, che intende avvalersi dei meccanismi flessibili di Kyoto, il gap si riduce ma resta comunque troppo alto. L’Italia non rispetterà quindi il numero di quote di emissioni assegnate per il 2011 e al momento, come ammonisce l’Eea, non ha nemmeno comunicato come intende acquistare gli ulteriori crediti necessari.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

 

 

Stop alle importazioni di zucchero di canna nel mercato UE

Il Copa-Cogeca, la voce unanime degli agricoltori e delle loro cooperative nell’Unione europea, ha sollecitato gli eurodeputati a respingere qualsiasi nuova concessione che favorisca l’accesso delle importazioni di zucchero greggio di canna al mercato dell’UE.

Quote di produzione estese almeno fino al 2020. Le Organizzazioni agricole europee chiedono di estendere le quote di produzione di zucchero almeno fino al 2020, adducendo che l’industria ha bisogno di un regime europeo dello zucchero stabile al fine di accrescere la propria competitività. Si ricorda che il settore ha già subito una ristrutturazione senza precedenti, che ha provocato l’abbandono della produzione di oltre 140.000 bieticoltori e la perdita di 10.000 posti di lavoro in zone rurali in cui spesso non vi è alcuna fonte di occupazione alternativa.

No a maggiori importazioni di prodotto greggio di canna nella UE. Il Copa-Cogeca si mostra fortemente preoccupato anche per le proposte avanzate dall’industria europea della raffinazione dello zucchero a favore di un maggiore accesso per le importazioni di prodotto greggio di canna nell’UE, che verrebbe ad aggiungersi ai privilegi attuali poiché si ritiene che tali proposte siano del tutto inaccettabili, poiché il periodo transitorio per la liberalizzazione degli scambi con i Paesi ACP (Africa, Caraibi e Pacifico) e i Paesi meno sviluppati terminerà nel 2015.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Bilancio UE 2014-2020, possibili forti tagli all’agricoltura, per l’Italia 4,5 miliardi di euro in meno

Un taglio dei fondi per la PAC pari a 25,5 miliardi per il periodo 2014-2020. E’ quanto prevede l’ultima bozza di bilancio pluriennale rispetto alle proposte della Commissione. Fonti dell’Esecutivo comunitario parlano di ‘”disastro” per la futura politica agricola europea e di “rischio rinazionalizzazione”.

Ulteriori perdite per l’Italia. Da parte sua, l’agricoltura italiana rischia di perdere complessivamente 4,5 miliardi di euro, dei quali oltre 2,5 miliardi di aiuti diretti agli agricoltori (-8,9%) e 2 miliardi di fondi per lo sviluppo rurale (-18,7%). I finanziamenti per la PAC 2014-2020 sono comunque a rischio per tutti i 27 Stati Membri. Infatti, la perdita media UE degli aiuti diretti é stata calcolata al 6,1%, mentre la perdita media UE sui fondi destinati allo sviluppo delle aree rurali al 19,6%.

A proposito di PAC post 2013, Giancarlo Scottà, europarlamentare e componente della Commissione Agricoltura ci fa sapere che: “Al momento, è difficile quantificare i tagli che colpiranno il Veneto, ma visto il ruolo preminente della nostra Regione staremo attenti, in sede europea, che questi non siano troppo drastici. Solo quando avremo sotto mano la rendicontazione effettiva, potremo capire quanto sarà consistente la riduzione”. Scottà evidenzia, inoltre, il ruolo assunto dal Parlamento europeo dopo il trattato di Lisbona: “Ora che abbiamo potere di codecisione – ribadisce l’eurodeputato trevigiano- non possiamo essere esclusi dalle future trattative sul bilancio, e quindi anche sulla Pac. In Parlamento faremo di tutto per cercare di limitare i danni all’agricoltura ai nostri territori, le cui specificità vanno tutelate se si vuole dare speranza ai giovani agricoltori e alle donne, componente fondamentale nelle aziende agricole”. E continua “La Francia ha già dichiarato che porrà il veto, spero che l’Italia faccia lo stesso. Se i criteri di calcolo saranno quelli meno favorevoli per l’Italia, vorrà dire che 12 Paesi ( fra cui Inghilterra e  Svezia) si vedranno aumentare gli aiuti, e per 8 Paesi saranno in calo : nel 2020 l’Italia registrerà un – 7% contro un – 4% della Germania. Questo disequilibrio o continue riforme che tentano di dare un equilibrio fittizio deve terminare. Occorre proporre una innovazione totale e riscrivere le regole per il 2020-2027, assolutamente”.

Recupero di aree agricole per contrastare la crisi. “La soluzione per uscire dalla crisi – aggiunge Scottà- è ricominciare a mettere le mani nella terra. Solo così si potrà far ripartire la nostra agricoltura e si potranno dare opportunità di lavoro ai giovani disoccupati. A questo riguardo, presenterò un progetto che spero possa essere accolto anche in Europa relativo al recupero di aree agricole abbandonate o inutilizzate attraverso la coltivazione e la produzione di piante officinali da cui ricavare prodotti che andrebbero trattati e in un secondo momento commercializzati”.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa/Segreteria europarlamente Giancarlo Scottà)

La Russia nell’Organizzazione Mondiale del Commercio

Un evento eccezionale, particolarmente significativo anche per l’Unione Europea: si pensi che il valore totale degli scambi commerciali tra UE e Russia nel 2011 è stato di 308 miliardi di euro. L’UE è infatti il principale partner commerciale della Russia che, a sua volta, è il terzo partner commerciale dell’UE. Dunque, per la prima volta, nello svolgimento di attività commerciali e scambi reciproci, Russia e UE saranno vincolate da norme e obblighi multilaterali.

Le principali novità derivanti dall’adesione della Russia all’OMC riguardano un miglior accesso al mercato dei beni e servizi. Visto il valore delle importazioni e delle esportazioni (soprattutto per quanto concerne il commercio di materie prime, in particolare petrolio greggio e raffinato 130 miliardi di euro e gas 24 miliardi di euro), la Russia sarà chiamata ad implementare le opportune modifiche alle procedure di attività commerciale. Si stima inoltre che la riduzione delle tariffe, che si verificherà in seguito a questa adesione, stimolerà esportazioni UE verso la Russia per 3,9 miliardi di euro all’anno. Nello specifico, verrà applicata una riduzione significativa sui dazi all’importazione, introdotta una limitazione delle sovvenzioni all’esportazione, verranno create le opportune condizioni al fine di permettere ai fornitori di servizi dell’UE un accesso più agevolato al mercato. La Russia si impegnerà infine a snellire norme e procedure amministrative in numerosi settori che influiscono sulle relazioni economiche bilaterali.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)