• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

La denominazione “cioccolato puro” contro il diritto UE

La Corte di giustizia europea vieta all’Italia di denominare “puro” il cioccolato”. Secondo la Corte, la denominazione, che distingue il cioccolato tra puro e non, viola la direttiva europea, per la quale il consumatore debba essere informato dall’etichettatura solo sulla presenza o meno nel cioccolato di grassi vegetali sostitutivi.

Le norme europee sull’etichettatura dei prodotti di cacao e di cioccolato armonizza le denominazioni di vendita di questi prodotti. Quando contengono fino al 5% di grassi vegetali diversi dal burro di cacao, la loro denominazione resta immutata, ma la loro etichettatura deve contenere, in grassetto, la specifica dizione: «contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao». Per i prodotti di cioccolato che contengono unicamente burro di cacao, è possibile indicare sull’etichettatura tale informazione, purché sia corretta, imparziale, obiettiva e non induca in errore il consumatore.

La legge italiana prevede che la dicitura «cioccolato puro» sia aggiunta o integrata nelle denominazioni di vendita o sia indicata in altra parte dell’etichettatura dei prodotti che non contengono grassi vegetali sostitutivi e, in caso di violazione, applica ammende da 3000 a 8000 euro. L’obiettivo delle norme UE è quello di garantire la coerenza delle regole nel mercato interno, attraverso un’armonizzazione completa delle denominazioni di vendita dei prodotti di cacao e di cioccolato. La disciplina europea non prevede né la denominazione di vendita «cioccolato puro» né l’introduzione di un’altra denominazione da parte del legislatore nazionale. Quindi, secondo la Corte la norma italiana è in contrasto con il sistema UE delle denominazioni di vendita. Il sistema di duplice denominazione italiano non rispetta neppure il diritto dei consumatori a disporre di un’informazione corretta, imparziale ed obiettiva che non lo induca in errore. La Corte, infatti, ha già dichiarato che l’aggiunta di grassi sostitutivi a prodotti di cacao e di cioccolato che rispettano i contenuti minimi previsti dalla normativa non modifica la loro natura al punto di trasformarli in prodotti diversi. Di conseguenza, una distinzione delle loro denominazioni di vendita non è giustificata.

(fonte Asterisco Informazioni)

Agricoltura: Ue proroga aiuti fino a tutto il 2011

La Commissione Europea ha prorogato al 31 dicembre 2011 il regime di aiuto temporaneo di importo limitato fino a 15.000,00 euro erogabile in favore delle imprese che operano nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli. Lo rende noto un comunicato del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.

Domande di aiuto entro il 31 marzo 2011. Si tratta – spiega la nota – di una decisione molto attesa, sollecitata piu’ volte dal Ministero, perche’ rappresenta uno dei pochi strumenti attivabili a sostegno delle imprese agricole colpite dalla crisi finanziaria. Non si tratta di nuovi finanziamenti, ma di una deroga alle norme sugli aiuti di Stato in agricoltura, a condizione che l’importo dell’aiuto non superi i 15.000,00 euro per azienda. La proroga al 31 dicembre 2011 e’ concessa a condizione che le domande di aiuto siano presentate entro il 31 marzo 2011. La proroga di un anno – l’attuale regime prevedeva infatti la scadenza del 31 dicembre 2010 – e’ stata disposta a causa del permanere di condizioni di incertezza sulle prospettive economiche dei Paesi membri, tali da giustificare, prosegue il ministero, il ricorso alle misure eccezionali previste dalla Commissione.

(fonte Asca)

Spese agricole irregolari: Italia deve restituire ca.39 mln

Ammonta a quasi 39 milioni di euro il totale dei rimborsi sui fondi UE ricevuti a titolo della politica agricola e spesi indebitamente che l’Italia deve restituire in base a una decisione appena adottata dalla Commissione europea. Il nostro Paese non è il primo della lista: in tutto, infatti, gli Stati UE dovranno restituire 578,5 milioni di euro, con la Grecia che batte tutti “accaparrandosi” oltre metà dei ritorni da effettuare verso il bilancio comunitario, in seguito all’accertamento di violazioni delle norme sulla spesa agricola e di inadempienze nelle procedure di controllo applicate dagli Stati membri.

Il motivo? Carenze nei controlli e scorretta applicazione di sanzioni. Se infatti gli Stati dell’UE sono responsabili del pagamento e della verifica delle spese della politica agricola comune (PAC), spetta alla Commissione controllare che essi abbiano fatto un uso corretto dei fondi. Commentando la decisione, il commissario per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale Dacian Cioloș ha dichiarato: “Ci stiamo adoperando per controllare attentamente la spesa agricola e garantire che il denaro del contribuente sia speso bene”. Sono tre le voci che riguardano l’Italia, nelle quali è suddiviso il totale di 39 milioni. La più importante tocca 22 milioni e 800 mila euro di restituzione per carenze nei controlli sugli aiuti per superficie: identificazione dei terreni, informazioni geografiche, applicazione non corretta di riduzioni ed esclusioni, controlli nel settore della frutta a guscio. Le irregolarità risalgono al periodo compreso tra il 2004 e il 2007. Seconda voce: le carenze nella gestione dei debitori per l’esercizio 2009: oltre 14 milioni di “multa”. Infine, 1 milione e 700.000 euro di rimborsi nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari, per la scorretta applicazione di sanzioni sul tenore di latte in polvere negli alimenti per animali nel periodo 2003-2005.

Gli altri Stati toccati da questa decisione sono Bulgaria, Cipro, Repubblica ceca, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovenia, Spagna e Svezia. Oltre alla Grecia le sanzioni più significative riguardano Romania, Portogallo, Olanda e Bulgaria. A livello di filiera, o se si vuole di tipologia d’intervento, ben oltre metà dei ritorni al livello UE riguardano gli aiuti per superficie, ovvero le irregolarità nelle dichiarazioni dei Paesi sulle dimensioni dei terreni accessibili agli aiuti. Al secondo posto i premi per animali, con ritorni che superano i 50 milioni di euro, soglia superata anche dai prodotti ortofrutticoli. Seguono poi le misure di sostegno allo sviluppo rurale, e poi l’audit finanziario, la fecola di patate, e il tabacco sopra i 10 milioni, mentre le altre irregolarità settoriali non arrivano a questa soglia.

(fonte Asterisco Informazioni)

Acqua minerale: normativa italiana troppo rigorosa. L’UE chiede di abbassare le restrizioni per facilitare l’importazione di questo prodotto

L’Italia produce una grande quantità di acqua minerale ma limita l’importazione dagli altri Paesi europei attraverso norme di sicurezza più elevate rispetto a quelle previste a livello comunitario. Per questo motivo la Commissione ha chiesto una modifica della legislazione italiana sulle acque in bottiglia per renderla conforme alle norme europee sulla libera circolazione delle merci.

Il pomo della discordia. La legislazione italiana in vigore, secondo la Commissione, restringe in modo ingiustificato la commercializzazione dell’acqua da bere non classificata né come acqua minerale naturale né come acqua di sorgente. Queste restrizioni, inoltre, ostacolano l’importazione in Italia di acqua potabile in bottiglia confezionata o commercializzata legalmente in altri Paesi dell’UE. Se entro due mesi l’Italia non comunicherà le misure adottate per rispettare gli obblighi imposti dalla normativa comunitaria, la Commissione potrà decidere di rinviare il dossier alla Corte di Giustizia dell’UE. Qual è il pomo della discordia? In Italia, le procedure di controllo sono più rigorose di quelle stabilite dalla direttiva europea sulla qualità delle acque destinate al consumo e ciò impone oneri ingiustificati agli importatori di acque in bottiglia. In particolare, secondo la normativa italiana, le acque in bottiglia importate da un altro Stato UE devono essere sottoposte a nuovi controlli, anche se il rispetto delle norme europee è già stato verificato. Nel Mercato Unico europeo questo è assolutamente proibito. Le norme nazionali che assicurino un’alta qualità dell’acqua potabile e la protezione della salute sono non solo giustificate ma previste dalla stessa legislazione europea.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa/UE)

Russia principale importatore dell’ortofrutta UE

L’export dell’Unione Europea di ortofrutticoli freschi verso la Russia è pari al 55% in termini di volume e al 33% in termini di valore. La Russia rappresenta una destinazione importante per l’export ortofrutticolo europeo, con un forte potenziale di crescita ulteriore. Dal 2000 le esportazioni sono aumentate ogni anno, sia in volume che in valore. La tendenza al rialzo si è bloccata nel 2009, a causa della crisi economica; lo scorso anno si è infatti registrato un calo del 6% in volume per le esportazioni di ortaggi, mentre per il comparto frutta la situazione è rimasta improntata al rialzo. Le esportazioni di pomodori europei verso il grande Paese euroasiatico hanno registrato un aumento del 137,8% tra il 2005 e il 2008. L’export di ortaggi è aumentato del 35,7% nel periodo 2005-2008. Secondo Freshfel Europe, il consumo ortofrutticolo in Russia è in crescita, ma rimane al di sotto del livello di consumo dell’Europa occidentale e ben lontano dai 400 grammi al giorno stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Le previsioni indicano che la vendita di frutta e ortaggi in Russia crescerà e il consumo tra il 2008 e il 2015 potrebbe raddoppiare fino a raggiungere i 25 miliardi di euro all’anno.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa/SSV)

Pesca: tonno rosso, Ue isolata sui tagli

foto Ministero Politiche Agricole

E’ stato un no corale quello che si è alzato dal tavolo del Consiglio dei Ministri della Pesca dell’Ue, a Lussemburgo, contro l’ipotesi lanciata dalla commissaria europea alla Pesca, Maria Damanaki, di intervenire con tagli, anche drastici, sulle quote di pesca del tonno rosso nella campagna 2011. Le quote attuali non si toccano, hanno detto in concreto il ministro per le Politiche Agricole e della Pesca Giancarlo Galan insieme agli altri colleghi europei.

(fonte Ministero Politiche Agricole e forestali)

Prodotti Dop e Igp, Consorzi di tutela chiedono maggior chiarezza, Ue si dichiara favorevole

Per la prima volta dall’entrata in vigore del nuovo Trattato di Lisbona, affrontando nello specifico il tema legato alle produzioni Dop e Igp, si sono confrontati lo scorso 28 settembre a Bruxelles pubblicamente il Commissario Dacian Ciolos e il Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo Paolo De Castro.  L’incontro, organizzato dall’Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche e da Cnaol, in collaborazione con Origin, Efow e Qualivita, si è svolto in Parlamento a Bruxelles alla presenza di un folto pubblico con l’intervento di numerosi parlamentari.

Due gli argomenti trattati: la definizione di un ruolo chiaro e preciso per i Consorzi di tutela e la possibilità, per questi ultimi, di regolamentare i volumi delle produzioni. A supportare con forza le richieste del settore sono intervenuti rappresentanti di produttori (oltre a francesi e italiani) provenienti da Austria, Germania, Polonia e Ungheria. Il Commissario si è detto favorevole all’inserimento di una definizione chiara dei ruoli dei Consorzi di tutela. In merito alla seconda richiesta avanzata dal settore relativa alla programmazione, il Commissario ha specificato che è sua intenzione trattare l’argomento ma è necessario individuare degli strumenti compatibili con la normativa sulla concorrenza e comunque legati ad aspetti qualitativi. Il Presidente De Castro ha ribadito la posizione favorevole del Parlamento e si è detto aperto ad un ampio confronto con la Commissione per definire i contenuti della riforma.

Commento del Presidente di Aicig Giuseppe Liberatore: “il Commissario Ciolos ed il Presiente De Castro, insieme con tutti gli altri parlamentari intervenuti, hanno dato forti segnali di apertura nei confronti delle nostre richieste. È infatti fondamentale definire a livello comunitario il ruolo dei Consorzi di tutela che da sempre si occupano, con notevoli sforzi anche economici, della protezione e della valorizzazione delle rispettive Dop e Igp. È poi importante individuare degli strumenti di programmazione delle produzioni adeguati per salvaguardare gli aspetti qualitativi e permettere ai produttori di competere sui mercati”.

(fonte Aicig)

28 settembre: a Bruxelles le istanze dei Consorzi Indicazioni Geografiche italiani

Il 28 settembre prossimo, anche il Consorzio Tutela Formaggio Asiago porterà le istanze dei produttori della quarta specialità casearia vaccina italiana innanzi al Parlamento Europeo, insieme a tutti gli altri grandi prodotti DOP ed IGP che rappresentano la colonna portante del sistema UE di produzioni alimentari di qualità. Proprio sulla qualità sarà incentrata la tavola rotonda che le associazioni AICIG e CNAOL hanno organizzato per i parlamentari europei, per collaborare alla salvaguardia ed alla valorizzazione dei prodotti alimentari tutelati da DOP e IGP.

Tra gli argomenti sul tavolo, la regolamentazione degli incrementi dei volumi produttivi. Oltre agli esponenti della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, in particolare il presidente Paolo De Castro, all’incontro parteciperà anche il Commissario Ue all’Agricoltura Dacian Ciolos. Tra gli argomenti sul tavolo, per l’Italia assumerà particolare rilievo la regolamentazione degli incrementi dei volumi produttivi, cruciale per la redditività della imprese lattiero-casearie e per la valorizzazione dei prodotti. Il via libera europeo al contingentamento delle produzioni DOP, come previsto anche dal D. Lgs. italiano 61/2010, consente ai consorzi di «attuare politiche di governo dell’offerta, al fine di salvaguardare e tutelare la qualità del prodotto» e contribuire a un miglior coordinamento di tutti gli attori della filiera. Questo strumento normativo, sollecitato e molto atteso dal mondo produttivo, consente inoltre di definire piani di miglioramento della qualità del prodotto; proprio a questo proposito, i consorzi sono ora in attesa dell’emanazione dei relativi decreti di attuazione.

(fonte Consorzio Tutela Formaggio Asiago)

Ue: sospese in parte norme salva foche

Il bando europeo all’import dei prodotti di foca, che sarebbe dovuto entrare in vigore lo scorso 20 agosto, è stato  ”temporaneamente e parzialmente” sospeso, almeno per alcune organizzazioni di Inuit che hanno presentato ricorso alla Corte di giustizia Ue: lo ha detto la Commissione europea, spiegando che la Corte di giustizia ha deciso di sospendere ”temporaneamente e parzialmente” l’entrata in vigore del divieto per analizzare un ricorso presentato dalla popolazione Inuit, fortemente contraria al bando che la Ue vuole imporre.

Bando sospeso per il Inuit. ”Il bando all’import dei prodotti di foca entra in vigore ma non si applica a chi ha presentato ricorso alla Corte di giustizia, perche’ il presidente del tribunale Ue ha deciso di sospenderlo parzialmente, per analizzare il ricorso e potersi pronunciare sulla questione in via definitiva”, ha spiegato Maria Kokkonen, una portavoce di Bruxelles. Il tribunale, ha precisato, deve ancora ascoltare tutte le parti coinvolte, cioe’ Commissione europea, Parlamento e Consiglio, che hanno tempo fino al 7 settembre per presentare la loro posizione. Dopo aver sentito tutti, ”la Corte decidera’ se dare sospensione temporanea al regolamento approvato dalla Ue che vieta l’importazione di prodotti di foca o derivati, fatta eccezione per prodotti non commerciali”, ha concluso.

Tensioni Ue-Canada. Il bando approvato dalla Ue lo scorso anno, che adesso entra ”parzialmente” in vigore, e’ stato al centro delle tensioni tra Ue e Canada. Il Canada sostiene il commercio dei prodotti di foca, e si batte, anche alla Wto, per abolire ogni restrizione che la Ue vuole imporre. La notizia della sospensione del bando da parte della Corte di giustizia Ue era stata diffusa ieri proprio dalla stampa canadese e dalla maggiore associazione Inuit, che avevano dato grande risalto a quella che considerano una vittoria degli Inuit.

(fonte Ansa)

Da luglio il Belgio alla guida del Consiglio UE

Dal 1° luglio la Presidenza di turno dell’UE è passata al Belgio, che rimarrà in carica per i prossimi sei mesi. La nuova presidenza intende dare attuazione al Trattato di Lisbona e garantire il raggiungimento degli obiettivi fissati nella “Strategia 2020”. La principale priorità in questo momento, sostiene il primo ministro belga Yves Leterme, è la ripresa della fiducia nei mercati attraverso una maggior vigilanza e regolamentazione del settore finanziario. Occorre portare un miglioramento della governance economica europea attraverso il rafforzamento del Patto di stabilità e crescita.

In programma per il settore agricolo. La Presidenza belga continuerà il processo di riflessione sul futuro della politica agricola comune dopo il 2013 in attesa della Comunicazione della Commissione europea prevista per la fine dell’anno. Sarà avviato un dibattito sulla revisione della politica europea di qualità dei prodotti agricoli e, per quanto riguarda il settore lattiero-caseario, la presidenza belga baserà il suo lavoro sulla raccomandazione del Gruppo di Alto di Livello e sulla relazione sul sistema delle quote latte fino al 2015. Sempre in materia agricola, la Presidenza intende raggiungere un accordo politico per il miglioramento e la semplificazione della politica di sviluppo rurale; mentre a livello internazionale l’obiettivo è la difesa della posizione dell’UE nelle negoziazioni del Doha round. Un’altra priorità sarà la riforma del Piano Comune per la Pesca. Nell’incontro del Consiglio di novembre sarà focalizzata l’attenzione sulla cooperazione tra comunità scientifica e settore ittico. In termini di salute e benessere degli animali, il Consiglio concentrerà il suo lavoro sulla road-map sulla TSE – encefalopatia spongiforme trasmissibile – e sulla questione della prevenzione e del controllo delle malattie animali. Non meno importante è l’obiettivo di sviluppare un’economia verde europea concorrenziale che consideri i cambiamenti climatici.

(fonte Veneto Agricoltura Europa)