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Vino biologico: rinviata la decisione Ue

“Il rinvio della decisione comunitaria sul vino biologico fa, a dir poco, cadere le braccia: anche questa volta, come già per l’OCM vino, le sorti dei produttori vengono messe nelle mani dei Paesi non produttori. Il Veneto è il maggiore produttore di vino biologico e dovrebbero essere gli altri a chiederci che ne pensiamo, e invece ne dobbiamo subire le decisioni”. E’ sconcertato, e forse anche un po’ sconfortato, l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato, per un rinvio “che non sembra preludere a nulla di buono, arenato – pare – sulla questione dei solfiti. Stiamo forse prendendo in giro i consumatori al massimo livello?”

Regole per il “vino biologico”: a decidere, che siano i produttori. Il problema è solo apparentemente semplice: attualmente in Europa e in Italia non c’è il “vino biologico”, ma il vino “prodotto da uve biologiche”. Questo perché non ci sono regole precise per quali trattamenti riservare in cantina a queste uve per poter definire “biologico” il prodotto finale. I solfiti sono un elemento che si produce naturalmente nella trasformazione dell’uva in vino e che serve a preservalo dalle alterazioni naturali. Fissare una quantità significa di fatto autorizzarne anche un utilizzo “dall’esterno”, “fissarlo per il vino biologico a un livello poco più basso di quello già oggi legale per il vino “normale” – dice Manzato – è semplicemente poco serio, tenuto conto che i solfiti non sono un medicinale per gli esseri umani e che creano in alcuni individui problemi di intolleranza. Facciamo decidere i produttori, quelli veri. Invito il nostro governo ad un’azione forte su questo tema che apre più di una crepa sul sistema biologico in generale”.

Il Veneto è leader nazionale nelle coltivazioni biologiche, con 18 mila ettari di superficie dedicata (il 2 per cento della Superficie Agricola Utilizzabile della regione). Sul totale dell’export nazionale di prodotti biologici, il Veneto detiene una quota del 40 per cento, costituita per il 90 per cento da ortofrutta e vino, quest’ultimo vero e proprio fiore all’occhiello e prodotto principalmente nelle DOC Lison Pramaggiore (l’area omogenea vitata biologica maggiore al mondo), nella DOCG Conegliano Valdobbiadene, e nelle DOC veronesi.

(fonte Regione Veneto)

Nuovo logo comunitario per i prodotti biologici: istruzioni per l’uso

In data 31/03/2010 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, il Regolamento Comunitario 271/2010 che modifica il Reg. CE 889/2008 e reca le disposizioni sull’utilizza del nuovo logo europeo per i prodotti biologici.
Il Regolamento prescrive che dal 1° Luglio 2010, per i prodotti biologici, dovrà comparire sulla confezione anche il logo comunitario di cui all’articolo 25, paragrafo 1, per quanto riguarda gli alimenti preconfezionati.

Istruzioni per l’uso. Quando viene usato il logo comunitario, il numero di codice dell’organismo di controllo deve essere collocato nello stesso campo visivo del logo biologico dell’UE inoltre deve comparire nello stesso campo visivo del logo e immediatamente sotto il numero di codice dell’organismo anche l’indicazione del luogo in cui sono state coltivate le materie prime agricole di cui il prodotto è comosto e compare nelle forme seguenti:

–    «Agricoltura UE» quando la materia prima agricola è stata coltivata nell’UE,
–    «Agricoltura non UE» quando la materia prima agricola è stata coltivata in paesi terzi,
–    «Agricoltura UE/non UE» quando parte della materia prima agricola è stata coltivata nella Comunità e una parte di essa è stata coltivata in un paese terzo.

Possibile anche l’indicazione di un Paese se tutte le materie prime agricole sono ivi prodotte. L’indicazione «UE» o «non UE» può essere sostituita o integrata dall’indicazione di un paese nel caso in cui tutte le materie prime agricole di cui il prodotto è composto siano state coltivate in quel paese. Ai fini della succitata indicazione possono essere omessi, in termini di peso, piccoli quantitativi di ingredienti purché la quantità totale di questi sia inferiore al 2 % della quantità totale, in termini di peso, di materie prime di origine agricola. La succitata indicazione non figura con colore, dimensioni e tipo di caratteri che le diano maggiore risalto rispetto alla denominazione di vendita del prodotto. Il logo e le relative diciture devono essere apposte in modo da risultare facilmente visibili, chiaramente leggibili ed indelebili. I riferimenti grafici del Logo comunitario devono rispettare le indicazioni riportate all’allegato XI del reg. CE 889/2008.

Quando il logo comunitario non può essere utilizzato o è facoltativo. Per i prodotti con ingredienti biologici inferiori al 95%; i prodotti della caccia e della pesca con ingredienti biologici; i prodotti in conversione e per i prodotti al di fuori del campo di applicazione del regolamento 834/2007 come ad es. i prodotti cosmetici, tessili, pet-food, ecc. L’uso del logo è facoltativo per i prodotti importati dai paesi terzi. Tuttavia, se il logo comunitario figura nell’etichettatura, questa riporta anche l’indicazione del luogo in cui sono state coltivate le materie prime agricole di cui il prodotto è composto.

(Fonte: CCPB controllo e certificazione)

Apre il portale europeo delle dogane

La Commissione Europea avvia la prima fase del sito web dedicato a chi opera nell’import ed export. Il nuovo portale delle Dogane comunitarie si chiama European Customs Information Portal (ECIP) e si rivolge a tutti coloro (trasportatori, produttori e commercianti) che effettuano operazioni doganali nell’importazione ed esportazione delle merci dall’Unione Europea.

Il sito web intende diventare il punto d’accesso per tutte le informazioni pratiche sulle procedure doganali, comprese quelle amministrative e legali. Inoltre, il portale consente un unico punto d’accesso ai singoli siti web delle Dogane dei vari Paesi comunitari. La fase iniziale dell”ECIP è focalizzata sull’emendamento sulla sicurezza (Safety and Security) del Codice Doganale, che entrato in vigore il primo luglio 2009.

(fonte Trasporto Europa)

Zibaldone europeo: aviaria, Ogm, emissioni CO2, fonti rinnovabili

L’influenza aviaria rimane una minaccia. Nonostante l’azione concertata a livello internazionale sia riuscita ad eliminare il virus dell’influenza aviaria H5N1 dal pollame in quasi tutti i 63 Paesi infettati all’apice dell’epidemia mondiale del 2006, la malattia persiste in cinque Paesi rappresentando perciò ancora una minaccia per la salute animale ed umana. Alla vigilia della Conferenza internazionale sull’epidemia animale, che si aprirà lunedì ad Hanoi, la FAO segnala che, nonostante i notevoli risultati ottenuti, il virus H5N1 è ancora radicato in Egitto, Indonesia, Bangladesh, Vietnam e Cina. La guardia non va dunque abbassata.

Efsa - Parma

Dibattito OGM . In questi ultimi giorni, il dibattito su OGM sì OGM no è tornato ad animarsi. Il Presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, ha ribadito che l’Esecutivo “per principio non è né a favore né contrario agli OGM” e che “le recenti decisioni in materia si sono basate esclusivamente sulla posizione dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare di Parma”. Paolo De Castro, presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, si è detto d’accordo con la posizione di Barroso.

Riduzione delle emissioni di carbonio entro il 2050. L’istituto indipendente European Climate Foundation (ECF) ha trasmesso alla presidenza spagnola dell’UE e ai Commissari europei Günther Oettinger (Energia) e Connie Hedegaard (Clima), una relazione intitolata “Tabella di marcia 2050 per un’Europa prospera e a bassa emissione di carbonio”, che esamina la fattibilità di una riduzione delle emissioni di CO2 compresa tra l’80 e il 95% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050, come deciso dal Consiglio europeo nell’ottobre 2009.

Produzione di energia da fonti rinnovabili: nuovo bando. Con DGR n 1189 è stato approvato il bando relativo all’Azione 2.1.1 del POR Veneto 2007/2013 “Incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili”. L’importo messo a bando è di 6.759.012,20 euro. La scadenza del bando è fissata per il 14/08/2010. Per informazioni e approfondimenti sul POR Veneto è possibile consultare il sito internet regionale alla pagina: http://www.regione.veneto.it/Economia/Programmi+Comunitari/  Per avere specifiche informazioni sul bando qui segnalato: http://www.regione.veneto.it/Bandi+Avvisi+Concorsi/Bandi/POR+CRO+FESR+2007-2013.htm

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

Nuovo impulso alle esportazioni di prodotti biologici dall’Africa

foto Fao

Circa 5.000 agricoltori africani sono in grado oggi di trarre profitto dalla crescente popolarità e diffusione dei prodotti biologici nei paesi industrializzati grazie ad un programma della FAO, finanziato dalla Germania, che li ha aiutati ad ottenere la certificazione e conformarsi agli altri requisiti richiesti.

Commercio equo e solidale in aumento nei paesi sviluppati fino al 10%. Le proiezioni indicano che nei paesi sviluppati, nei prossimi tre anni, il mercato dei prodotti biologici e del commercio equo e solidale aumenterà tra il 5 e il 10%, aprendo nuove opportunità per i piccoli contadini dei paesi poveri.

Tuttavia, gli ostacoli non sono pochi, soprattutto per la difficoltà che questi agricoltori incontrano per ottemperare alle esigenti norme alimentari richieste dai paesi sviluppati e per ottenere la certificazione necessaria. Non solo, per entrare nel mercato del biologico i contadini devono prima passare un periodo di conversione dall’agricoltura convenzionale all’agricoltura biologica, durante il quale devono affrontare costi più elevati per riuscire ad applicare le nuove tecniche biologiche, senza però poterne ancora cogliere i benefici derivanti dai prezzi più alti associati di solito all’etichettatura di biologico.I progetti della FAO in Burkina Faso, Camerun, Ghana, Senegal e Sierra Leone hanno aiutato gruppi di contadini e di piccoli esportatori a superare queste difficoltà e a migliorare le proprie capacità tecniche e la qualità dei prodotti riuscendo così ad ottenere la certificazione di biologico e commercio equo e solidale e profittare di mercati remunerativi.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa/Fao)

Chi inquina paga

Le imprese situate vicino a una zona inquinata possono essere considerate presunte responsabili dell’inquinamento. E’ la Corte europea di Giustizia ad affermare questo principio sulla base di un caso verificatosi in Italia e precisamente in provincia di Siracusa, dove dagli anni Sessanta è situato un importante polo petrolchimico.

Responsabilità ambientale. Secondo la Corte, i Paesi dell’UE possono anche subordinare il diritto degli operatori a utilizzare i loro terreni alla condizione che essi realizzino i lavori di riparazione ambientale imposti dal caso di inquinamento. La direttiva europea sulla responsabilità ambientale prevede che, per determinate attività, chi abbia provocato un danno ambientale, o una minaccia imminente di provocarlo, è considerato responsabile dell’inquinamento. Quindi, deve adottare le misure di riparazioni necessarie e assumersene l’onere finanziario, secondo il principio “Chi inquina, paga”.

Necessario però avere indizi plausibili. Il giudice europeo ha ribadito che le autorità nazionali possono imporre ad alcuni operatori delle misure di riparazione dei danni ambientali, a causa della vicinanza dei loro impianti a una zona inquinata. Il tutto senza avere preventivamente indagato sugli eventi all’origine dell’inquinamento, né avere accertato l’esistenza di un illecito in capo agli operatori e nemmeno un nesso di causalità tra questi ultimi e l’inquinamento rilevato. Occorrono tuttavia, conformemente al principio “chi inquina paga”, indizi plausibili, quali la vicinanza dell’impianto dell’operatore all’inquinamento accertato e la corrispondenza tra le sostanze inquinanti ritrovate e i componenti impiegati da detto operatore nell’esercizio della sua attività.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Quale futuro vogliamo per l’agricoltura europea? Due mesi per dire via web la nostra opinione.

Si è aperto in questi giorni il dibattito pubblico sul futuro della Politica Agricola Comune (PAC) nell’Unione Europea. Fino alla fine di giugno, tutti i cittadini europei potranno collegarsi alla pagina web  http://ec.europa.eu/agriculture/cap-debate e rispondere a una serie di domande, esprimendo così la propria opinione sul futuro della PAC.

Le domande sono le seguenti:

  • Perché una politica agricola comune europea?
  • Quali sono gli obiettivi che la società assegna all’agricoltura in tutta la sua diversità?
  • Perché riformare la PAC e in che modo renderla rispondente alle aspettative della società?
  • Quali sono gli strumenti per la PAC di domani?

A luglio i risultati della consultazione. Al termine del dibattito pubblico, un organismo indipendente redigerà una sintesi dei contributi pervenuti e nel mese di luglio la Commissione europea organizzerà una conferenza per illustrare i risultati della consultazione. La Commissione auspica che emergeranno idee importanti per elaborare la Comunicazione sulla PAC dopo il 2013 che sarà presentata alla fine del 2010. Il dibattito in corso riguarda dunque gli obiettivi futuri della PAC nell’ambito della strategia Europa 2020, mentre la discussione sui mezzi per raggiungerli avverrà in un secondo tempo.

(Fonte: UE/Veneto Agricoltura Europa)

PAC e misure di mercato dopo il 2013

La Presidenza spagnola ha presentato un documento di sintesi frutto di un profondo dibattito in seno alle Istituzioni europee. Il testo, presentato in occasione del Consiglio agricoltura del 29 marzo scorso, vede, come spesso accade in queste occasioni, gli Stati membri collocarsi su posizioni diverse.

La Francia, sostenuta da Finlandia e Irlanda, ha chiesto che il documento rimarchi con forza il ruolo strategico svolto dal settore agricolo, evidenziando il contributo potenziale “alla strategia UE 2020 per la crescita sostenibile e l’occupazione”. La delegazione tedesca, invece, si è rammaricata di non aver ritrovato nel testo la sua posizione, in particolare a proposito della necessità di migliorare ulteriormente l’orientamento dei mercati e del fatto che non appare necessario introdurre nuove misure.

I passaggi salienti del documento. In pratica, il testo della Presidenza spagnola sottolinea che:

  • una maggioranza di Paesi ritiene che l’orientamento dei mercati raggiunto dall’agricoltura europea (dopo le riforme della PAC intraprese dal 1992) è sufficiente;
  • questi Paesi mettono in evidenza la necessità di continuare a disporre in futuro di una rete di sicurezza efficace, tenuto conto della volatilità sempre maggiore dei prezzi e dell’instabilità del mercato;
  • alcuni Ministri hanno sottolineato la necessità di esaminare la possibilità di prevedere ulteriori misure di gestione del mercato (creazione di sistemi di garanzia dei redditi, rafforzamento delle organizzazioni di produttori e della cooperazione interprofessionale, miglioramento della trasparenza dei prezzi e del funzionamento della catena alimentare);
  • un numero sostanziale di Stati membri auspica che la PAC futura istituisca un meccanismo finanziario che consenta all’UE di reagire rapidamente e con flessibilità a situazioni di gravi crisi.

Prossime tappe. I Ministri europei dell’Agricoltura discuteranno ancora sul futuro della PAC in occasione della riunione informale che si svolgerà il 30 maggio e il 1° giugno a Merida (Spagna). Successivamente, la Commissione dovrebbe presentare una comunicazione sulla PAC del dopo 2013 alla fine dell’autunno 2010, per giungere quindi a delle proposte legislative attorno alla metà del 2011.

(Fonte: UE/Veneto Agricoltura Europa)

Quale futuro per l’agricoltura europea?

Quali sono le nuove sfide per l’agricoltura europea? Si deve mantenere la politica agricola a livello comunitario, sul modello introdotto dalla Politica agricola comune circa 50 anni fa? Come si possono garantire buone condizioni di vita per gli agricoltori, assicurando allo stesso tempo l’uso ottimale dei fondi pubblici? Il Parlamento europeo ha appena iniziato un dibattito sulla riforma della politica agricola, in vista della nuova fase di sostegno alle politiche comunitarie, che inizierà nel 2013. Ma il momento cruciale sulle decisioni da prendere inizia già adesso: tutti gli operatori del settore, ma anche chi ha a cuore temi come la tutela dei territori, la protezione dell’ambiente e la sicurezza alimentare, farebbero bene a seguire la vicenda.

La politica agricola comune dell’UE al centro delle discussioni. Si tratta di uno dei settori storicamente più rilevanti tra quelli di cui si occupa l’Unione. Il bilancio comunitario riflette questa situazione: ancora per il periodo finanziario in corso a livello europeo, che va dal 2007 al 2013, la parte destinata alle spese agricole, o comunque allo sviluppo rurale e alla gestione delle risorse naturali, è la voce più importante. Nei sette anni in corso a disposizione della PAC ci sono quasi 400 miliardi di euro (cioè il 43% del totale delle risorse UE), di cui quasi 300 per le misure di mercato. Negli anni più recenti, dal 2003 in poi la discussione e le conseguenti decisioni hanno messo l’accento non soltanto sulla funzione produttiva del settore, ma anche sui concetti più generale di sviluppo delle risorse naturali e dei territori rurali, e sulla sostenibilità ambientale dell’attività agricola.

La PAC è una parte della soluzione alle nuove sfide economiche che l’UE ha di fronte. Questo secondo il relatore della risoluzione del Parlamento europeo sul futuro della politica agricola, il britannico George Lyon del gruppo dei liberali. Ma al dibattito organizzato nei giorni scorsi dall’Assemblea comunitaria non hanno partecipato soltanto i politici. Sono intervenuti diversi rappresentanti delle organizzazioni di categoria, esperti e accademici. La maggior parte si è dichiarata a favore di mantenere la politica agricola a livello europeo, perché il cofinanziamento tra il budget europeo e quelli nazionali potrebbe significare la fine della PAC. Molti anche gli appelli all’introduzione di strumenti per ridurre la volatilità dei prezzi dei prodotti agricoli, per rinforzare un settore che porta molti benefici all’intera società.

La politica agricola del futuro dovrà essere più giusta, più verde e più sostenibile. L’UE deve assicurare dei livelli di vita dignitosi agli agricoltori, e trattamento equo per quelli dei Paesi di recente adesione all’Unione europea. Secondo il socialista portoghese Luis Capoulas Santos quella agricola è una delle politiche europee di maggior successo, ma deve essere adattata ai nuovi tempi, evitando di ri-nazionalizzarla anche dal punto di vista finanziario. Gli agricoltori, e più in generale i produttori, dovrebbero avere più potere nelle decisioni di mercato della catena alimentare. L’altalena dei prezzi è critica, e serve uno strumento per gestire le crisi potenziali, come ad esempio quella recente sui prezzi del latte. I verdi dicono un sì deciso a una PAC più verde, appunto, visto che nel passato la politica europea non è sempre riuscita a mantenere redditi dignitosi agli agricoltori, la cui posizione di mercato deve essere rinforzata.

Un aspetto da rinforzare è l’adattamento degli agricoltori alle nuove tecnologie e ai nuovi modelli produttivi. La stabilità finanziaria è la base necessaria per pianificare gli investimenti, cioè il futuro. Il sostegno diretto agli agricoltori è un aspetto essenziale della PAC, che va mantenuto. D’altra parte, l’uso ottimale dei fondi pubblici è stato un altro tema d’attenzione nel dibattito. Ai produttori dovrebbe essere riconosciuto maggiormente il ruolo di creatori di beni pubblici importanti come la produzione di cibo di alta qualità, il miglioramento del benessere degli animali, la gestione del territorio e un contributo importante alla protezione ambientale e alla sicurezza alimentare. Tutta l’UE e i suoi cittadini godono di alti livelli di qualità, ma questo ha un prezzo, secondo Michel Dantin del gruppo dei popolari. La PAC del post-2013 dovrà quindi affrontare anche le sfide ambientali e guadagnarsi il favore dell’opinione pubblica.

Necessaria anche una nuova politica di promozione. Per la nuova politica agricola, secondo l’organizzazione che rappresenta i produttori e le cooperative agricole a livello europeo, il COPA-COGECA, non sarà più possibile basarsi esclusivamente sul mercato. L’opinione pubblica considera costosa la politica agricola comunitaria, senza però pensare ai suoi benefici: i produttori europei affermano la necessità di migliorare quest’immagine, e quella degli agricoltori stessi, introducendo solide misure di promozione.

(fonte Asterisco Informazione)

Italia nel podio dei Paesi europei che rilasciano più C02 nell’atmosfera

Con 550 milioni di tonnellate di Co2, l’Italia è il terzo Paese europeo per emissioni (era quinto nel 1990 e quarto nel 2000). Lo rivela “Ambiente Italia 2010”, l’ultimo rapporto di Legambiente sullo stato del nostro territorio. “L’Italia è un Paese ‘bloccato’ dal punto di vista della tutela ambientale e dello sviluppo sostenibile – si legge nel dossier – con gravi problemi in tema di mobilità, legalità, rifiuti, con sprazzi di eccellenze e buone pratiche sparse che, pur aprendo la strada a momenti di ottimismo non riescono a fare sistema e a caratterizzare lo sforzo unitario della comunità”.

Aumentano i consumi per trasporti, energia elettrica e riscaldamento per uso civile. In particolare, il documento sottolinea come rispetto al 1990, anno di riferimento per l’obiettivo di riduzione del 6,5% delle emissioni entro il 2010 del Protocollo di Kyoto, la crescita delle emissioni lorde italiane sia stata del 7,1%, soprattutto a causa dell’aumento dei consumi per trasporti (+24), della produzione di energia elettrica (+14) e della produzione di riscaldamento per usi civili (+5). Le emissioni nette, considerando i cambiamenti d’uso del suolo e l’incremento della superficie forestale, sono cresciute del 5%. Tutto ciò, sottolinea Legambiente, mentre a livello europeo si registra una riduzione del 4,3% (UE-15) delle emissioni rispetto al 1990, con Germania, Regno Unito e Francia che hanno già superato gli obiettivi del Protocollo di Kyoto, seguiti dall’Olanda che li sta raggiungendo.

In positivo: crescono (di poco) piste ciclabili e agricoltura biologica. Tra i pochi elementi positivi, il rapporto evidenzia che risultano in aumento, anche se di poco, i chilometri di piste ciclabili protette e non protette nei capoluoghi di provincia (circa 2.840 km nel 2008, erano circa 2500 l’anno precedente); la produzione agricola biologica, con 1.150.253 ettari di superficie biologica o in conversione (erano 1.148.162 nel 2006).

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)