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L’Unione Europea adotta nuova norme sui concimi

Il Consiglio Europeo ha adottato un regolamento che armonizza i requisiti nell’UE per i concimi prodotti da fosfati minerali e da materie prime organiche o secondarie, aprendo nuove possibilità per laloro produzione e commercializzazione su vasta scala.

Il nuovo regolamento, che fissa dei limiti armonizzati per una serie di contaminanti presenti nei concimi minerali, come ad esempio il cadmio, garantirà che soltanto i concimi che soddisfano rigorosi requisiti e standard in materia di qualità e sicurezza, uniformi in tutta l’UE, possano essere venduti liberamente nel territorio comunitario. Ricordiamo che i contaminanti presenti nei prodotti fertilizzanti fosfatici, quali il cadmio, possono potenzialmente presentare un rischio per la salute umana, animale, vegetale e per l’ambiente. Per questo motivo le nuove norme ne limitano il tenore, promuovendo nel contempo la produzione e l’utilizzo dei concimi fosfatici a basso tenore di cadmio e dei concimi biologici. Inoltre, la nuova normativa offrirà una maggiore scelta agli agricoltori orientati a un’agricoltura più rispettosa dell’ambiente.

Cosa cambia nella pratica. Secondo il nuovo regolamento, i prodotti fertilizzanti dell’UE che recano la “marcatura CE” dovranno soddisfare determinati requisiti per beneficiare della libera circolazione nel mercato interno dell’UE. Questi riguarderanno, tra l’altro, i limiti massimi obbligatori di contaminanti, l’utilizzo di categorie definite di materiali costituenti e gli obblighi di etichettatura. I fabbricanti di concimi che non recano la “marcatura CE” avranno ancora la possibilità di immetterli sul mercato a livello nazionale. Il nuovo regolamento, che sostituisce il precedente regolamento del 2003, comprende tutti i tipi di concimi (minerali, organici, ammendanti, substrati di coltivazione, ecc.).

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

 

Stati Uniti principale fornitore di semi di soia in Europa

Gli ultimi dati elaborati dalla Commissione europea indicano che nella campagna di
commercializzazione che si è appena conclusa (da luglio 2018 a metà aprile 2019) le
importazioni di semi di soia degli Stati Uniti nell’Unione Europea sono aumentate del 121% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Con una quota di mercato del 72% delle importazioni UE di semi di soia, gli Stati Uniti rappresentano attualmente il primo fornitore dell’Europa. Viceversa l’UE costituisce di gran lunga la prima destinazione delle esportazioni di semi di soia statunitensi (22%), seguita da Cina (18%) e Messico (9%). L’intensificazione degli scambi relativi a diversi settori e prodotti, tra cui in particolare i semi di soia, costituiva uno degli obiettivi della dichiarazione congiunta concordata dai presidenti Juncker e Trump il 25 luglio 2018. Rispettando l’impegno assunto, la Commissione europea pubblica regolarmente i dati sulle importazioni UE di semi di soia provenienti dagli Stati Uniti. Quella appena pubblicata è la quinta relazione di aggiornamento sugli scambi commerciali di semi di soia con gli Stati Uniti.

I punti salienti della relazione. In sintesi, dall’ultima relazione emerge che: rispetto alle prime 42 settimane della campagna 2017/2018 (sempre da luglio a metà aprile), nella campagna di commercializzazione in corso le importazioni UE di semi di soia provenienti dagli Stati Uniti sono aumentate del 121%, attestandosi a 8 244 594 tonnellate; in termini di importazioni totali UE di semi di soia, la quota degli Stati Uniti ammonta attualmente al 72%, rispetto al 36% dello stesso periodo dell’anno precedente. Questi dati collocano gli Stati Uniti ben al di sopra del Brasile (21%), secondo principale fornitore dell’UE, seguito da Ucraina (2,3%), Canada (1,8 ) e Paraguay (0,7 ). Nel gennaio 2019 la Commissione ha concluso che i semi di soia statunitensi soddisfano i requisiti tecnici per l’utilizzo nei biocarburanti nell’UE. Questa decisione crea le condizioni per l’ulteriore espansione di tali esportazioni, ampliandone le opportunità di mercato in Europa.

USA primo anche per le importazioni agroalimentari. Gli Stati Uniti costituiscono anche il primo Paese d’origine delle importazioni europee di prodotti agroalimentari in generale. In base agli ultimi dati, dal febbraio 2018 al gennaio 2019 il valore delle importazioni di prodotti agroalimentari dagli Stati Uniti è aumentato del 14%. Si tratta di un aumento di valore di 1,5 miliardi di euro, dovuto principalmente alla crescita delle importazioni di semi di soia, panelli di soia e vari altri prodotti. Ricordiamo che complessivamente l’UE importa circa 14 milioni di tonnellate di semi di soia all’anno come fonte di proteine per i mangimi animali, compresi quelli per pollame, suini e bovini, nonché per la produzione di latte. Grazie ai prezzi competitivi, i semi di soia provenienti dagli Stati Uniti rappresentano un’opzione molto interessante per gli importatori e gli utilizzatori europei. I dati inclusi nella relazione sui semi di soia provengono dall‘Osservatorio del mercato delle colture, varato dalla Commissione Europea nel luglio 2017 per condividere i dati e le analisi a breve termine del mercato allo scopo di accrescere la trasparenza.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

 

 

Inganno ucraino per aggirare le norme europee sulla carne di pollo

La denuncia arriva da Paolo De Castro, vicepresidente della Commissione agricoltura dell’Europarlamento: l’Ucraina, per aggirare la quota imposta dalla Ue sull’esportazione di carne di pollo, si sarebbe inventata ilpetto con l’ala”, un taglio di pollame che, essendo classificato come generico, non paga il dazio.

Il trucchetto. Specifica De Castro in una interrogazione scritta al Commissario Ue al commercio, Cecilia Malmstroem, che il “nuovo taglio di carne di pollo chiamato ‘Breast with cap in’, di fatto il petto a cui hanno aggiunto un’ala”, “finisce negli stabilimenti europei di proprietà ucraina e commercializzato nei canali horeca (quelli della ristorazione collettiva) e industriali, dove non c’è obbligo di indicazione d’origine”. In forza di questo ‘trucchetto’, le importazioni di carni avicole dall’Ucraina sono passate dalle circa 20mila tonnellate del 2014 alle 115mila tra gennaio e novembre 2018. Una quantità, spiega De Castro, “non lontana dalle 186.500 tonnellate che ha esportato l’Italia nel 2017”.

Fonte: Garantitaly.it

5 aprile 2019, a Legnaro (Pd) il convegno “Dagli agriconfronti europei alla Pac 2021-2027”

Il mondo agricolo del Nord-Est è invitato a partecipare all’importante confronto organizzato da Veneto Agricoltura, d’intesa con la Regione Veneto, a Legnaro (Pd) alla Corte Benedettina il prossimo 5 aprile (ore 9,30), in occasione del convegno “Agriconfronti. L’agricoltura veneta e le sfide europee”, in cui si valuterà l’evoluzione di alcuni comparti dell’agricoltura veneta in rapporto a quella italiana ed europea. Tutto questo in vista della prossima riforma della Pac 2021-2027.

Di cosa si parlerà. Numero di imprese, la loro dimensione aziendale ed il grado di occupazione offerto, si parlerà del comparto vitivinicolo, di quello del mais e del biologico. La prima parte del meeting sarà animata da vari esperti del mondo produttivo e accademico; nella seconda parte dell’incontro, i rappresentanti delle Organizzazioni agricole venete porranno sul tavolo della discussione gli aspetti positivi e le criticità emerse nel primo round, fungendo da “stimolatori” del confronto; infine, nella terza parte, il mondo politico, rappresentato da importanti esponenti a livello regionale, nazionale ed europeo, avrà il compito di spiegare come il settore primario dovrà attrezzarsi per affrontare le sfide future, a partire dalla prossima riforma della Politica Agricola Comune, in corso di definizione a Bruxelles, che riguarderà il periodoìdi programmazione 2021-2027. Interverranno il direttore di Veneto Agricoltura, Alberto Negro, l’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Giuseppe Pan, il sottosegretario del Ministero dell’Agricoltura, Franco Manzato, e l’europarlamentare nonché primo vice-presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, Paolo De Castro.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Irrigazione agricole, nuove misure Ue per il riutilizzo dell’acqua

L’Europarlamento ha approvato una serie di proposte legislative che puntano a ridurre la forte pressione a cui sono sottoposte le risorse idriche nell’UE. I cambiamenti climatici, le condizioni meteorologiche imprevedibili e la siccità contribuiscono, infatti, all’esaurimento delle riserve d’acqua necessarie per lo sviluppo urbano e l’agricoltura. Garantire un ampio riutilizzo delle acque reflue trattate potrebbe, come accennato, limitare l’estrazione dai corpi idrici e dalle acque sotterranee.

Il quadro della situazione. A causa della siccità del 2017 il settore agricolo italiano ha subito perdite per 2 miliardi di euro. Con l’obiettivo di rafforzare sempre più l’economia circolare, il Parlamento europeo ha approvato una serie di proposte legislative finalizzate a contrastare la riduzione della disponibilità d’acqua attraverso il riutilizzo delle acque reflue per l’irrigazione agricola. La nuova legge definisce gli standard minimi di qualità da rispettare per il riutilizzo dell’acqua destinata all’irrigazione agricola e stabilisce gli obblighi per gli operatori della produzione, della distribuzione e dello stoccaggio, nonché le misure di gestione del rischio.

In pratica, l’acqua recuperata (ovvero le acque reflue urbane trattate in un impianto di bonifica) sarà utilizzata per irrigare colture alimentari e non alimentari. La Commissione dovrà valutare entro cinque anni se l’acqua recuperata possa essere utilizzata anche in altri modi come, per esempio, per scopi ricreativi e ambientali, a condizione che la salute umana, gli animali e l’ambiente siano completamente protetti. Nel corso del dibattito, è stato evidenziato che potenzialmente potrebbero essere riutilizzati ben 6,6 miliardi di metri cubi di acqua all’anno entro il 2025, rispetto agli attuali 1,1 miliardi di metri cubi. Ciò richiederebbe un investimento inferiore ai 700 milioni di euro, consentendo di riutilizzare più della metà dell’attuale volume di acqua proveniente dagli impianti di trattamento delle acque reflue dell’UE teoricamente disponibili per l’irrigazione, evitando più del 5% di estrazione diretta dai corpi idrici e dalle acque sotterranee.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Pericoli chimici negli alimenti, secondo la Corte dei conti europea il sistema di sicurezza alimentare Ue è sottoposto a forti pressioni

Premessa. La politica dell’Unione Europea in materia di sicurezza alimentare mira ad assicurare un livello elevato di tutela della vita e della salute umana e a proteggere i cittadini europei da tre tipi di pericoli che gli alimenti possono comportare: fisici, biologici e chimici. Un modello di sicurezza questo, guardato con rispetto in tutto il mondo, ma che è attualmente sottoposto a forti pressioni per quanto riguarda il pericolo chimico, secondo la Corte dei conti europea.

Ritardi istituzionali. Il quadro giuridico disciplinante le sostanze chimiche in alimenti, mangimi, vegetali e animali vivi è tuttora in corso di elaborazione – afferma la Corte – e non ha ancora raggiunto il livello di attuazione previsto dalla legislazione dell’UE sulla produzione di alimenti. Inoltre, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, che fornisce consulenza scientifica per la definizione delle politiche europee, ha accumulato un arretrato di lavoro in relazione alle sostanze chimiche. Ciò incide negativamente sul corretto funzionamento di parti del sistema e sulla sostenibilità del modello nel suo insieme.“La sicurezza alimentare è un tema altamente prioritario per l’UE; ha un impatto su tutti i cittadini ed è strettamente collegata al commercio”, ha dichiarato Janusz Wojciechowski, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “L’attuale sistema dell’UE deve però far fronte ad una serie di incongruenze e di problematiche”.

Affiancare controlli pubblici/privati. In alcuni Stati membri, i controlli per alcuni gruppi di sostanze chimiche sono più frequenti che per altri e il relativo quadro normativo è talmente esteso che le autorità pubbliche trovano difficile adempiere a tutti i propri compiti. A giudizio della Corte, i controlli eseguiti da organismi pubblici possono costituire solo una piccola parte di tutti i controlli effettuati e la credibilità del modello UE può essere preservata al meglio affiancando ai sistemi di controllo pubblici quelli del settore privato. Tuttavia, solo di recente si è iniziato ad esplorare le sinergie tra i due sistemi. L’UE ha limitato l’uso di determinati antiparassitari sulla base di criteri di pericolo. Ciononostante, spiega la Corte, i residui di questi stessi antiparassitari potrebbero essere tollerati in prodotti importati nell’UE se una valutazione del rischio ha indicato che non vi sono rischi per i consumatori. La Corte ha inoltre rilevato limiti nel sistema di controllo, giacché gli Stati membri hanno difficoltà nello stabilire quali misure esecutive adottare in caso di mancato rispetto delle norme.

Raccomandazioni. La Corte raccomanda alla Commissione europea di valutare potenziali modifiche alla normativa che disciplina i pericoli chimici, alla luce della capacità di applicarla in modo uniforme; stimolare ulteriormente la complementarità, in modo che le autorità pubbliche degli Stati membri possano fare maggiore affidamento sui controlli svolti dal settore privato; spiegare quali misure intende adottare per i residui di antiparassitari presenti negli alimenti, al fine di mantenere lo stesso livello di garanzia sia per gli alimenti prodotti nell’UE che per quelli importati, senza violare le norme dell’OMC; fornire agli Stati membri ulteriori istruzioni sull’applicazione di misure esecutive e rafforzare le proprie procedure atte a monitorare la conformità con la legislazione alimentare dell’UE.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

Firmato accordo economico UE/Giappone, a maggio 2019 una delegazione di imprenditori agroalimentari europei a Tokio, domande di partecipazione entro il 20 febbraio

E’ entrato in vigore lo scorso 1 febbraio l’accordo di partenariato economico tra l’Unione Europea e il Giappone. Le imprese e i consumatori in tutta l’UE e in Giappone possono ora usufruire della più grande zona di scambio aperta del mondo (635 milioni di persone; quasi 1/3 del PIL mondiale).

L’Accordo elimina una lunga serie di barriere tariffarie tra le due aree, agevolando così gli scambi commerciali e introducendo molteplici benefici per le imprese, gli agricoltori, i consumatori, ecc. Per la prima volta, fatto questo non secondario, un Accordo bilaterale sottoscritto dall’UE fa riferimento agli impegni sul Clima di Parigi del 2015, fissando standard elevati per i diritti dei lavoratori e la protezione dei consumatori.

Delegazione agroalimentare Ue in Giappone, candidature entro il 20 febbraio. Il Commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, visiterà il Giappone il prossimo maggio, accompagnato da una delegazione di imprenditori e rappresentanti del settore agroalimentare UE. Obiettivo della visita: facilitare le esportazioni di prodotti agroalimentari europei sfruttando l’accordo economico UE/Giappone appena entrato in vigore. Nel corso della visita, la delegazione europea incontrerà numerosi potenziali partner del settore agroalimentare locale e parteciperà ad una serie di seminari sulle caratteristiche del mercato giapponese, le tendenze dei consumatori, la vendita al dettaglio, ecc. Il programma di attività per i delegati aziendali si svolgerà a Tokyo dall’8 all’11 maggio. I costi relativi i voli aerei e l’hotel sono a carico dei partecipanti, mentre tutti gli eventi del programma ufficiale saranno offerti dai promotori dell’evento. Le candidature per partecipare vanno presentate entro il 20 febbraio. Ulteriori informazioni a questo link

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Gli anni che verranno per il primario europeo: terreni agricoli in calo, sistemi di produzione alternativi, reddito agricolo stabile

La Commissione europea ha pubblicato l’outlook agricolo 2018-2030 comprendente le proiezioni per le diverse produzioni del settore primario. Determinanti saranno le scelte dei consumatori che sempre più modelleranno i mercati agricoli.

Il report. Il consumatore e il cittadino diventeranno più consapevoli riguardo al cibo che consumano, al suo approvvigionamento e al suo impatto sull’ambiente e sui cambiamenti climatici. Per i produttori ciò comporterà costi di produzione più elevati ma sarà anche un’opportunità per differenziare i loro prodotti, aggiungendo valore e riducendo allo stesso tempo l’impatto negativo sul clima e sull’ambiente. Ciò si rifletterà in sistemi di produzione alternativi, come prodotti locali, biologici o altri prodotti certificati sempre più richiesti.

Terreni agricoli in calo. L’outlook prevede un calo del totale dei terreni agricoli nell’UE, anche se a un ritmo più lento rispetto allo scorso decennio, che passeranno da 178 milioni di ettari nel 2018 a 176 milioni di ettari nel 2030. In linea con questa tendenza, i principali cereali, i pascoli permanenti e i le colture sono destinate ad un ulteriore declino fino al 2030. Per contro, le terre utilizzate per i foraggi aumenteranno leggermente, raggiungendo i
22 milioni di ettari nel 2030.

Seminativi, cereali, semi oleosi e colture proteiche. Per il settore dello zucchero, le iniziative in materia di salute e le preferenze dei consumatori determineranno un calo del consumo nell’UE del 5%. Entro il 2030, la produzione di zucchero dell’UE dovrebbe raggiungere i 19,3 milioni di tonnellate, rispetto ai 18,6 milioni di tonnellate del 2018. Per quanto riguarda il mercato dei cereali, la produzione dovrebbe continuare a crescere raggiungendo i 325 milioni di tonnellate entro il 2030 (rispetto ai 284 milioni di tonnellate del 2018). Questa crescita sarà guidata da un aumento dell’uso
industriale dei cereali, da un lieve aumento della domanda di mangimi e delle prospettive di esportazione. Per quanto riguarda i semi oleosi, non ci si aspetta un’ulteriore crescita nelle colture di colza a causa della politica sui biocarburanti dopo il 2020. Inoltre, la domanda di colture proteiche continuerà ad essere forte sia per i mangimi che per il consumo umano. L’ambiente politico sarà di supporto, faciliterà e guiderà ulteriormente la crescita della produzione. Tuttavia, le colture proteiche rappresentano solo l’1,4% della superficie totale del raccolto, fatto che ne limita la crescita complessiva.

Latte e i prodotti lattiero-caseari. Durante il periodo considerato dalla previsione, la crescita della popolazione e del reddito determinerà un
aumento del consumo di prodotti lattiero-caseari e della domanda globale di importazioni. Entro il 2030, l’UE potrebbe coprire quasi il 35% della domanda globale, concentrandosi su prodotti a valore aggiunto (indicazioni geografiche, biologico, ecc.). Si prevede che le esportazioni dell’UE di prodotti lattiero-caseari cresceranno in media di circa 330.000 t di latte equivalente all’anno. Per quanto riguarda il mercato dell’UE, occorrerebbero circa 900.000 t di latte in più all’anno per soddisfare la crescita di domanda per i prodotti
lattiero-caseari tradizionali, principalmente formaggi. La produzione di latte nell’UE dovrebbe registrare un modesto aumento nel 2018-2030, pari allo 0,8% all’anno in media.

Carne. Entro il 2030, il mercato europeo delle carni sarà influenzato da cambiamenti nelle preferenze dei consumatori, potenziale di esportazione, redditività e cambiamenti nel settore lattiero-caseario. Complessivamente, il consumo di carne nell’UE diminuirà, passando dai 69,3 kg pro capite del 2018 a 68,6 kg nel 2030. Si stima che la produzione di carni bovine nell’UE nel 2018 sia di 8,2 milioni di tonnellate. Tuttavia, si prevede che la produzione diminuirà, influenzata da una diminuzione nelle dimensioni delle
mandrie, bassa redditività e calo della domanda. La produzione di carne ovina e caprina invece, grazie al miglioramento dei rendimenti per i produttori, al sostegno accoppiato della PAC e alla domanda interna sostenuta, aumenterà durante il periodo 2018-2030, raggiungendo 950.000 t nel 2030, rispetto alle 903.000 t del 2018. Il consumo di carne suina nell’UE diminuirà dai 32,5 kg pro capite del 2018 a 31,7 kg nel 2030. Questo calo sarà compensato da maggiori esportazioni, con la domanda mondiale di importazioni che continuerà a crescere ad un tasso dello 0,7% all’anno nel 2018-2030. Quella di pollo è l’unica carne che vedrà un forte aumento della produzione e del consumo dell’UE. Entro il 2030, la produzione dell’UE
dovrebbe raggiungere 15,5 milioni di tonnellate, rispetto ai 14,2 milioni di tonnellate del 2018. Anche la domanda globale aumenterà, sostenendo un aumento delle esportazioni dell’UE.

Olio d’oliva, vino, frutta e verdura. Il settore dell’olio d’oliva dell’UE dovrebbe crescere nel periodo di riferimento. Nel 2018/2019, si prevede che
raggiungerà i 2,3 milioni di tonnellate e che aumenterà dell’1,3% all’anno. Anche la domanda globale di olio d’oliva dell’UE aumenterà, portando a un’ulteriore espansione delle esportazioni che aumenteranno del 3,3%
all’anno nel periodo 2018-2030. Per quanto riguarda il settore vitivinicolo, si prevede che la produzione e il consumo totali dell’UE si stabilizzeranno. Durante il periodo di previsione si prevede una leggera riduzione del consumo dai 26 litri pro capite in media del 2018/2019 a 25,3 litri nel 2030. Per quanto riguarda le esportazioni, l’UE dovrebbe mantenere una crescita costante delle esportazioni, trainata principalmente da Indicazioni Geografiche e spumanti. Per il settore ortofrutticolo, la produzione di mele dovrebbe stabilizzarsi, passando da 12,7 milioni di tonnellate nel 2018/2019 a 12,4 milioni di tonnellate nel 2030, nel periodo in esame a causa della riduzione dell’area di produzione combinata con l’aumento dei rendimenti nell’UE. Pesche e nettarine si troveranno anche loro ad affrontare una riduzione dell’area di produzione nell’UE, che comporterà un leggero calo della produzione (da 4,1 milioni di tonnellate nel 2018 a 4 milioni di tonnellate nel 2030). Infine, si prevede che la produzione di pomodori freschi rimarrà stabile nonostante i crescenti rendimenti dovuti alle stagioni più lunghe (da 7 milioni di tonnellate nel 2018 a 6,8 milioni di tonnellate nel
2030).

Reddito agricolo. Il report, basato sull’evoluzione dei mercati, offre una panoramica di come il reddito degli agricoltori si evolverà nel periodo considerato. L’analisi mostra una stabilizzazione del reddito agricolo per azienda (o unità di lavoro annuale) per tutto il periodo di previsione. Ciò può essere spiegato da un aumento significativo della produzione agricola (+ 17% nel periodo) con, in parallelo, un analogo aumento dei costi di produzione, principalmente a causa dei maggiori prezzi dell’energia e dei maggiori ammortamenti. Anche la diminuzione della manodopera dovuta a cambiamenti strutturali sta svolgendo un ruolo significativo.

Ambiente. I risultati delle previsioni del mercato sono stati presi in considerazione per analizzare il loro impatto su determinati indicatori climatici e ambientali. Ad esempio, i cambiamenti nel settore dell’allevamento saranno un fattore importante per le emissioni. Pertanto, la prevista diminuzione del numero di capi di bestiame dell’UE entro il 2030 contribuirà a ridurre le emissioni. Tuttavia, una maggiore produzione agricola e utilizzo di letame porteranno ad un aumento. Ciò comporterà un livello di emissioni di gas che rimarrà ai livelli rilevati nel 2012, mentre le emissioni di ammoniaca diminuiranno del 9%. Le perdite di azoto nell’acqua nell’UE saranno inferiori dell’8% rispetto al 2012. In relazione alla biodiversità vegetale, i risultati delle potenziali specie vegetali nell’UE tra il 2012 e il 2018 non cambiano molto, con un aumento del 2% di potenziali specie vegetali.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Combattere la desertificazione nell’UE, la Corte dei conti europea avverte che i provvedimenti adottati finora mancano di coerenza

Stando ad una nuova relazione della Corte dei conti europea, la Commissione non ha un quadro chiaro delle problematiche rappresentate dalle crescenti minacce in termini di desertificazione e degrado del suolo nell’UE. A giudizio della Corte, i provvedimenti presi finora dalla Commissione e dagli Stati membri per combattere la desertificazione hanno una limitata coerenza; inoltre, la Commissione non ha valutato i progressi compiuti riguardo all’impegno di conseguire, entro il 2030, la neutralità in termini di degrado del suolo.

Il termine “desertificazione” descrive i processi, legati all’azione dell’uomo e del clima, che comportano problemi per le zone aride, quali una minore produzione alimentare, infertilità del suolo, diminuzione della resilienza naturale del terreno e una qualità dell’acqua inferiore. Le proiezioni relative ai cambiamenti climatici in Europa indicano che il rischio di desertificazione è in aumento. Zone calde semidesertiche esistono già nell’Europa meridionale, ed il fenomeno si sta estendendo a Nord. La desertificazione è non solo una conseguenza, ma anche una delle cause del cambiamento climatico: il degrado del suolo dà luogo all’emissione di gas a effetto serra, e i suoli degradati hanno una minore capacità di trattenimento del carbonio.

Tredici Stati membri dell’UE hanno dichiarato, nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta contro la desertificazione, basandosi sulle proprie autovalutazioni, di essere colpiti da desertificazione. Nel 2015, l’UE e gli Stati membri si sono impegnati ad adoperarsi intensamente per conseguire, entro il 2030, la neutralità in termini di degrado del suolo. Gli auditor della Corte hanno visitato cinque Stati membri dell’UE colpiti da desertificazione (Spagna, Italia, Cipro, Portogallo e Romania) e hanno verificato se il rischio di desertificazione nell’UE fosse affrontato in maniera efficace ed efficiente. La Corte ha constatato che, benché la desertificazione e il degrado del suolo siano minacce attuali e crescenti nell’UE, la Commissione non ha un quadro chiaro di tali problematiche ed i provvedimenti presi per combattere la desertificazione hanno una limitata coerenza.

Non esiste una vera e propria strategia Ue ma tante piccole azioni contro la desertificazione. “Stiamo assistendo ad un incremento della siccità, dell’aridità e del rischio di desertificazione dovuto ai cambiamenti climatici nell’UE”, ha affermato Phil Wynn Owen, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “La desertificazione può comportare povertà, problemi di salute dovuti alla polvere portata dal vento, nonché una diminuzione della biodiversità. Può anche avere conseguenze demografiche ed economiche, costringendo la popolazione a migrare lontano dalle aree colpite. Come auditor, abbiamo la responsabilità di attirare l’attenzione su questi rischi, che potrebbero generare crescenti pressioni sui bilanci pubblici, sia a livello dell’UE che nazionale”. Secondo la Corte, non esiste una strategia, a livello dell’UE, per far fronte alla desertificazione e al degrado del suolo. C’è invece una serie di strategie, piani d’azione e programmi di spesa, come la politica agricola comune, la strategia forestale dell’UE e la strategia dell’UE sull’adattamento ai cambiamenti climatici, che sono pertinenti ai fini della lotta contro la desertificazione, ma non specificamente mirati ad essa.I progetti dell’UE riguardanti la desertificazione sono inoltre suddivisi in diversi settori di intervento: lo sviluppo rurale, l’ambiente e l’azione per il clima, la ricerca e la politica regionale. Possono avere un impatto positivo sulla lotta alla desertificazione, ma vi sono timori riguardo alla loro sostenibilità a lungo termine.

Raccomandazioni. La Commissione e gli Stati membri raccolgono dati su vari fattori che incidono sulla desertificazione e sul degrado del suolo. Tuttavia, non è stata condotta una valutazione completa sul degrado del suolo a livello dell’UE, né è stata concordata alcuna metodologia al riguardo. Vi è stato un limitato coordinamento fra gli Stati membri, e la Commissione non ha fornito orientamenti concreti. La Commissione non ha valutato i progressi compiuti riguardo all’impegno di cercare di conseguire, entro il 2030, la neutralità in termini di degrado del suolo nell’UE. La Corte dei conti europea raccomanda di: definire una metodologia per valutare l’estensione della desertificazione e del degrado del suolo nell’UE e, su tale base, analizzare i dati pertinenti e presentarli regolarmente; valutare l’adeguatezza dell’attuale quadro normativo per l’uso sostenibile del suolo nell’intera UE, anche per quanto riguarda la lotta alla desertificazione e al degrado del suolo; illustrare in maniera dettagliata come potrà essere assolto l’impegno assunto dall’UE di raggiungere, entro il 2030, la neutralità in termini di degrado del suolo e riferire periodicamente i progressi compiuti; fornire orientamenti agli Stati membri sulla preservazione del suolo e la realizzazione della neutralità in termini di degrado del suolo nell’UE, compresa la diffusione di buone pratiche; ove da questi richiesto, fornire agli Stati membri supporto tecnico nell’elaborare piani d’azione nazionali per raggiungere entro il 2030 la neutralità in materia di degrado del suolo.

I 13 Stati membri dell’UE che, basandosi su proprie autovalutazioni, hanno dichiarato, nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta contro la desertificazione (UNCCD), di essere colpiti da desertificazione sono: Bulgaria, Grecia, Spagna, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Ungheria, Malta, Portogallo, Romania, Slovenia e Slovacchia. La Corte presenta le proprie relazioni speciali al Parlamento europeo e al Consiglio dell’UE, nonché ad altre parti interessate, come i parlamenti nazionali, i portatori d’interesse del settore e i rappresentanti della società civile. La grande maggioranza delle raccomandazioni formulate nelle relazioni della Corte è posta in atto. Questo elevato livello di attuazione evidenzia il beneficio del lavoro della Corte per i cittadini dell’UE. La relazione speciale n. 33/2018, intitolata “Combattere la desertificazione nell’UE: di fronte a una minaccia crescente occorre rafforzare le misure”, è disponibile in 23 lingue dell’UE sul sito Internet della Corte (eca.europa.eu).

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

Due prodotti veneti di piccole comunità locali al Parlamento Europeo per dimostrare il valore, anche economico, della sostenibilità

Il 26 settembre 2018 a Bruxelles, al convegno sullo sviluppo sostenibile e lo stato di attuazione dei 17 obbiettivi per il Terzo Millennio, il padovano Efrem Tassinato, socio Argav e tesoriere Unaga, nonché presidente Wigwam, ha portato, presentato e fatto degustare due prodotti simbolo di economie virtuose delle comunità locali di Colli Euganei e Saccisica, nel Padovano.

Sostenibilità, già in atto ma va incoraggiata e diffusa.  Giornalista-chef e profondo conoscitore delle produzioni tipiche locali, Efrem Tassinato non è nuovo a queste sortite per dimostrare, in specie ai più autorevoli livelli, dove si fanno le politiche per la governance e lo sviluppo, che abbracciare il paradigma della sostenibilità non solo è possibile ma è già in atto e ne va senz’altro incoraggiata la pratica e la diffusione a tutti i livelli.

Olio evo e burci. Al convegno, organizzato dal parlamentare europeo Marco Zullo, la cinquantina di rappresentanti del mondo delle imprese e delle politiche economiche e per l’ambiente, sono quindi illustrati e fatti degustare l’olio extravergine di oliva Bio e Dop prodotto nel territorio del Parco regionale dei Colli Euganei (Azienda Agricola Brecà di Cinto Euganeo) simbolo di un territorio salvato dalla distruzione delle cave e dei cementifici ed oggi luogo di produzioni di altissima qualità e i Burci altrimenti conosciuti come Dolcetti di Pontelongo (Consorzio I Buoni Convivi di Piove di Sacco), che nascono dalla presenza storica dello zuccherificio, uno dei due superstiti in Italia dopo il taglio europeo delle quote zucchero, senz’altro il più antico (1908): a dimostrare che anche un prodotto industriale come questo, derivato dalla lavorazione della barbabietola, può essere molto di più che una semplice ed anonima commodity bensì, anche promotore di attrattiva turistica e stimolatore per nuove attività economiche in un territorio come la Saccisica.

Fonte: Servizio stampa rete Wigwam