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Italiani i più grandi consumatori di insalate nel mondo. Tutti gli aspetti di lattughe e cicorie su “Le Insalate” edito da Coltura e Cultura.

M.Lodovica Gollino e Paola Sidoti

M.Lodovica Gollino e Paola Sidoti

(di Maurizio Drago, socio ARGAV) La collana di libri Coltura e Cultura si arricchisce di un nuovo lavoro. Il libro “Le insalate” , edito da Bayer CropScience è stato presentato a Napoli a un folto gruppo di giornalisti della stampa specializzata in occasione della Fiera Agrosud Napoli svoltasi nei primi giorni di marzo.

Le insalate_Libro 3D_OKUn libro di oltre 600 pagine che parla di insalate. L’Italia è il primo produttore in Europa e terzo nel mondo e gli italiani si sono confermati i piu’ grandi consumatori di insalate nel mondo. Per la prima volta 67 fra i maggiori esperti delle insalate nel nostro Paese hanno fotografato ogni aspetto di questa coltura: botanica, coltivazione, valore nutrizionale, mercati, storia, paesaggi, ricette. Il libro “Le insalate” (costo € 69,00) spiega come un alimento da sempre considerato “povero” (l’insalata è formata per il 95% da acqua), in pochi anni ha saputo trasformarsi da Cenerentola a principessa in agricoltura. Un certo merito va dato anche alla nascita della quarta gamma (le insalate confezionate) che ha aggiunto a un prodotto un servizio di praticità. Ma per portare sulla tavola le insalate tagliate, lavate e imbustate – dice la professoressa Maria Ludovica Gullino dell’Università di Torino e coordinatrice scientifica del volume – sono state necessarie innovazioni avanzatissime nella selezione delle varietà, coltivazione e tecnica post-raccolta e conservazione che hanno coinvolto ricercatori e produttori, risultato di una produzione sofisticata e di grandissima qualità”. La quarta gamma incide in Italia con un fatturato annuo di circa 900 milioni di euro.

Serre di insalata all'Ortomad di Salerno

Serre di insalata all’Ortomad di Salerno

Di insalate ce ne sono in grande quantità, differenze, tipologie. Vengono generalmente suddivise in lattughe (quelle che si mangiano crude) e cicorie (quelle generalmente cotte). Paola Sidoti, responsabile in Italia della comunicazione di Bayer CropScience (azienda leader nell’innovazione degli agro farmaci, investe ogni anno il 10% del suo fatturato alla ricerca), ha sottolineato: “Crediamo fortemente in questo lavoro di ricerca, per divulgare al meglio le informazioni”. Tuttavia la storia delle insalate è antichissima e, nel corso dei secoli, si è modificato il modo di mangiare le insalate. Gli antichi romani erano ghiottissimi di insalate che le condivano con il garum, una salsa liquida di interiora di pesce salato (sardine, acciughe e alici pressate), come pure la rucola, le lattughe dalle varie denominazioni.

panel test insalata Lusia Igp

panel test insalata Lusia Igp con i giornalisti ARGAV

La Regione Veneto è ricca di insalate tutelate dal marchio europeo IGP. Famoso è il radicchio di Chioggia Igp, come pure il radicchio rosso di Treviso igp tardivo, il radicchio variegato di Castelfranco Igp e l’insalata di Lusia igp, tanto per citare alcuni esempi. E per mangiare una buona insalata c’è chi dice che bisogna seguire questa massima: un avaro deve pensare all’aceto, un prodigo all’olio (extra vergine di oliva, aggiungiamo noi), un saggio al sale, un giudizioso al pepe, mentre il compito di rimestare il tutto deve essere affidato a un pazzo.

Radicchi, lattughe e altri ortaggi: strategie di lotta integrata ai funghi causa di marciumi

radicchio con marciume

radicchio colpito dal fungo Sclerotinia

I funghi del genere Sclerotinia sono un nemico importante per i radicchi, lattughe e numerosi altri ortaggi. Sono causa di marciumi che spesso compromettono interi raccolti. Come combatterli nel rispetto dell’ambiente? E’ il tema affrontato da Federico Nadaletto, responsabile mezzi tecnici di OPO Veneto, in un incontro tecnico organizzato a Signoressa di Trevignano (Treviso), nella sede del “Gruppo Spazio”, storica cooperativa di mezzi tecnici e servizi per l’agricoltura.

Una lotta tra funghi. Interlocutori sono stati produttori, tecnici, responsabili di cooperative, operatori del settore. Federico Nadaletto ha presentato le “Strategie di lotta integrata ai funghi Sclerotinia con metodologie eco compatibili e con mezzi biologici”. Ha fatto particolare riferimento all’impiego del formulato Contans (a base di Coniothyrium minitans) prodotto contenente un fungo antagonista che risulta efficace contro la sclerotinia. In sostanza, una lotta tra funghi: quelli buoni contro i cattivi che “colpiscono” gli ortaggi.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Danni per la neve alle serre di Cavallino-Treporti nel veneziano, Regione Veneto verifica le possibilità di aiuto

image.“Avepa ha effettuato i sopralluoghi per verificare se sussistono i presupposti per delimitare le aree della zona di Cavallino – Treporti dove la neve ha causato danni alle serre. Infatti, ove ricorrano i presupposti, seguiremo la procedura prevista dal Decreto Legislativo 102 del 2004, che disciplina l’utilizzo del Fondo di Solidarietà Nazionale in casi di eccezionale avversità atmosferica”.

Verifiche sul campo. Lo ha annunciato l’assessore all’agricoltura del veneto Franco Manzato, ricordando peraltro che “qualora questa tipologia di danno risultasse ‘assicurabile’, il fondo di solidarietà nazionale non potrebbe essere utilizzato”. Per le tipologie ‘assicurabili’, infatti, è prevista la copertura a priori a carico dello Stato di gran parte del premio assicurativo, ma nessuna possibilità di intervento per chi non si sia assicurato. “A tal proposito – ha aggiunto Manzato – stiamo verificando se, in via del tutto straordinaria, esistono i presupposti per un intervento di strumenti finanziari che attingono dal Fondo di Rotazione di Veneto Sviluppo”, evidentemente, però, avendo cura di evitare eventuali sovracompensazioni. “A breve effettueremo un sopralluogo – ha concluso l’assessore – insieme ai dirigenti regionali, ad Avepa e ai tecnici di Veneto Sviluppo, per ‘toccare’ la situazione con mano e valutare ogni possibilità di dare un aiuto alle imprese agricole colpite”.

(Fonte: Regione Veneto)

“Cicorini” o verdolini, arrivano in tavola i radicchietti che annunciano la primavera

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Tiziano Spigariol, divulgatore di folclore e tradizioni locali del territorio trevigiano.

Sono arrivate sulle tavole le rose di primavera, i cuoricini di radicchio che sono la gioia dei buongustai che amano le cose buone di stagione e della tradizione. Ortaggi rustici, sono conosciuti localmente con diversi nomi: cicorini, verdolini, verdoni, radicio da cortel, rosette, ceriolo, radicièti de primavera.

Si presentano, in generale, di tre colori: verde intenso con cuoricino sul verde giallo (la varietà più diffusa), rosso carminio con vistose nervature bianche, verde screziato rosso. Sono seminati a spaglio sul finire dell’estate per esser raccolti dall’inizio di febbraio (i primissimi) fino a metà marzo. Sono sempre più richiesti e il prezzo, piuttosto sostenuto, è dovuto al fatto che vanno raccolti a mano e non fanno volume: parliamo, comunque di numeri molto contenuti. Si arriva a mille quintali, forse qualcosa di più, ma la stima è molto approssimativa. Più intuita che certificata, anche perché gran parte è coltivata per uso familiare.

Sensibile crescita della domanda. “Un mercato di nicchia, rileva Sergio Tronchin, area commerciale di OPO Veneto, che negli ultimi anni ha registrato una sensibile crescita di domanda. Sono radicchi che segnano il passaggio tra l’inverno e la primavera. Sono una fresca novità rispetto ai soliti radicchi e, data la loro rusticità, rispondono bene al desiderio di chi cerca cibi genuini, naturali, tradizionali, spontanei”. In molte aree del Veneto sono chiamati “radici da cortèl”, perché vengono raccolti con un pezzettino di fittone che viene reciso con un colpo secco di coltello. E’ una tecnica di sempre, di cui sono maestri i vecchi contadini.

Tre feste nel trevigiano dedicate al “radicio da cortèl”. E’ interessante, a proposito, la testimonianza storica di Guillaume Luis Figuier, uno studioso francese di piante dell’Ottocento che così descrive sinteticamente il “radicchio selvatico”, come chiama la varietà di cicoria: “Si mangia nell’inverno e nel cominciare della primavera. La povera gente di campagna va ad estrarlo, insieme ad altre radicchielle, col coltello lungo le ripe e i luoghi soleggiati, onde il nome di radicchio scoltellato”. Si dice che “i radici da cortèl” contengano più proteine dei fagioli e della carne e che siano ricchissimi di proprietà nutritive. Sono consumati soprattutto crudi, conditi con olio, aceto, sale e pepe, e si abbinano a cibi che hanno il sapore di una volta e comunque appartengono alla tradizione, come uova sode, formaggi, salumi, acciughe. Sono particolarmente coltivati in una vasta area attorno a Treviso, dove ad essi sono dedicate ben tre feste: a Roncade, a Quinto e a Treviso. Ne è un appassionato cultore Tiziano Spigariol, un divulgatore di folclore e tradizioni locali: “E’ un radicchio di cui non si finisce mai di scoprire il valore nutritivo e dietetico. Lo stiamo promuovendo, ad esempio, nella dieta a prevenzione dell’Alzheimer. E’ un prezioso regalo che ci fa nostra campagna ai primi segnali di primavera”.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Il socio ARGAV Giuseppe Boscolo Paolo eletto nuovo presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp

Giuseppe Boscolo, presidente Chioggia Ortomercato del Veneto

Giuseppe Boscolo, presidente Consorzio Tutela Radicchio di Chioggia Igp

Giuseppe Boscolo Palo, già presidente dell’Ortomercato di Chioggia, socio ARGAV, è stato eletto per acclamazione presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio IGP di Chioggia. Subentra a Patrizio Garbin, il quale ha ricordato come si sia arrivato a questo rinnovo anche grazie alla decisa azione di Coldiretti, concertata con le altre organizzazioni agricole.

Il Consiglio di Amministrazione. L’assemblea, che si è svolta lo scorso 18 febbraio presso la Centrale orticola di Brondolo, ha nominato il nuovo CdA, costituito da sei produttori (Roberto Boscolo Bacchetto, Michele Boscolo Nale, Sandro Boscarato, Claudio Ferro, oltre a Giuseppe Palo e Patrizio Garbin) e tre confezionatori (OPO Veneto, OP Valle Padana e Pevianifrutta, rappresentati rispettivamente da Cesare Bellò, Giancarlo Boscolo Sesillo e Roberto Pavan).

Logo Radicchio Chioggia IgpRadicchio di Chioggia, varietà più coltiva in Italia e nel mondo. «È una sfida importante quella che ci accingiamo a intraprendere con lo strumento del Consorzio – ha detto Giuseppe Boscolo – poiché il Radicchio di Chioggia è oramai diventato una specie di commodity, essendo la varietà più coltivata in Italia e nel mondo. Sono comunque convinto che ci siano ancora ampi margini d’azione, dato che sono in crescita sia il trend dei consumi che quello del fatturato e perché il legame che questo prodotto ha con il territorio è unico e va quindi adeguatamente valorizzato. Cercheremo di coinvolgere nelle nostre iniziative tutti i soggetti istituzionali e i privati, penso ai ristoranti in primis, per avviare un’azione di rinnovata sensibilizzazione per non rischiare di sprecare una risorsa così importante per la promozione non solo del nostro radicchio ma anche di tutto il territorio di produzione che interessa 10 comuni e ben tre provincie».

Campi e confezione Radicchio di Chioggia IgpL’area di coltivazione del Radicchio di Chioggia Igp nella tipologia “tardivo” è infatti costituita dai comuni di Chioggia, Cavarzere e Cona in provincia di Venezia; Rosolina, Ariano Polesine, Taglio di Po, Porto Viro e Loreo in provincia di Rovigo; Codevigo e Correzzola in provincia di Padova. Mentre solo nei terreni litoranei di Chioggia e Rosolina può essere prodotta la tipologia “precoce”, attualmente in fase di trapianto e che sarà sul mercato già nei primi giorni di aprile. «Il rilancio dell’Igp e dell’immagine dell’ortaggio autentico, genuino e garantito nell’origine – ha aggiunto Cesare Bellò, direttore di OPO Veneto, presente da anni in maniera molto attiva nel Mercato orticolo di Chioggia e tra i maggiori produttori locali – è una condizione essenziale per migliorare le sue performances quanto a quotazione e a stabilità dei prezzi».

Le azioni da intraprendere. Il nuovo direttivo si riunirà già lunedì 25 febbraio, sia per affrontare le questioni logistiche e amministrative più urgenti, come l’ubicazione della sede del Consorzio, le verifiche finanziarie e i rapporti col CSQA (l’ente certificatore e di controllo); sia per avviare gli indispensabili contatti istituzionali con Province, Comuni, Camere di commercio, Organizzazioni agricole, Mercati ortofrutticoli e Veneto Agricoltura; sia infine per una prima valutazione delle azioni promozionali di marketing e di comunicazione da intraprendere e col reperimento delle risorse necessarie, come quelle messe a disposizione dal GAL e dal PSR. «Queste linee di intervento – spiega Giuseppe Palo – sono funzionali al raggiungimento di alcuni obiettivi prioritari, quali il coinvolgimento dei produttori dell’area IGP per la loro massiccia adesione al Consorzio di tutela, il possibile allargamento della base sociale ad altri soggetti della filiera, l’aumento del reddito dell’impresa agricola, una maggiore informazione al consumatore, il coinvolgimento delle varie componenti economiche di tutto il territorio e l’avvio, attraverso le azioni del Consorzio di una solida organizzazione della filiera».

(Fonte: Consorzio Tutela Radicchio di Chioggia Igp)

Frutta nelle scuole, l’educazione alimentare nasce dai campi

logo-frutta-nelle-scuoleOltre 99 mila bambini tra i 6 e gli 11 anni di 649 nuove scuole elementari del Veneto aderiscono anche quest’anno a “Frutta nelle scuole”, progetto nazionale finanziato dall’Unione Europea per educare ed abituare i giovani al consumo di frutta e verdura.

Motivare bambini (e genitori) al consumo di frutta e verdura. I prodotti verranno distribuiti alle sedi scolastiche due volte la settimana, per un totale di oltre 795 tonnellate di prodotti freschi, dal Raggruppamento temporaneo di Imprese (RTI) “Benessere a Colori”, che si è aggiudicato l’appalto. La fornitura riguarda frutta e verdura di tutti i tipi a seconda della stagionalità: pere, arance, albicocche, carote, clementine, fragole, cachi, mandarini, mele, pomodori, pesche, susine, uva e ancora spremute d’arancia e centrifugati di mele. “Benessere a Colori” non si limiterà al trasporto di ortofrutticoli, ma attuerà un piano di lavoro che punta ad incoraggiare e motivare i bambini (e attraverso loro le famiglie) al consumo di questi prodotti. In particolare, metterà a disposizione degli insegnanti informazioni, mezzi, laboratori, uscite didattiche e materiali vari. Ogni Scuola che ne farà richiesta, inoltre, riceverà in omaggio il gioco “L’orto in classe”, una vera e propria serra per coltivare frutta e verdura in tutte le stagioni.

Frutta Day. Le Scuole ospiteranno anche i “Frutta Day”, condotti da animatori che parleranno ai bambini di educazione alimentare attraverso un percorso completo e multidisciplinare alla scoperta della frutta e dei suoi benefici. Anche le famiglie potranno partecipare al Progetto, tramite il sito dedicato www.benessereacolori.it, dove grandi e piccoli potranno testare le loro conoscenze in materia, giocare, informarsi e condividere esperienze, impressioni e immagini nell’area blog dedicata. Sempre dal sito sono scaricabili le Linee guida dove trovare tante informazioni e spunti per imparare.

Al RTI “Benessere a Colori” aderiscono: OP COP, Organizzazione di produttori veronese costituita da 13 cooperative; BRIO SPA, filiale commerciale dell’OP APO Scaligera di Verona; OP APOVF con sede a Treviso e operatività prevalentemente in Veneto e Friuli Venezia Giulia; AOP UNOLOMBARDIA (che associa 12 OP con più di 1250 soci); OP KIWI SOLE LATINA (associa agricoltori in Lazio, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Basilicata, Piemonte e Trentino Alto Adige); AOP ARMONIA, con sede legale a Salerno (associa 2 OP con circa 100 aziende agricole concentrate prevalentemente nella Piana del Sele); AOP PIEMONTE (associa 3 OP e opera in cinque Regioni: Piemonte, Lazio, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta. In Europa, l’iniziativa coinvolge otto milioni i bambini, cui vanno 43 mila tonnellate di frutta e verdura. Il commissario europeo all’agricoltura Dacian Ciolos ha annunciato, in proposito, che intende presentare una proposta legislativa per accrescere l’impatto dei programmi già esistenti.

(Fonte: Regione Veneto)

A Lusia (RO), entra in scena un nuovo radicchio

radicchio lisia4Si presenta come un delicato accordo di colori, tra i quali prevale un vermiglio acceso, che lo fa distinguere in maniera netta dagli altri radicchi tardivi: è la novità di Lusia, terra di orti, nel medio Polesine, tra i fiumi Po ed Adige.

Innovazione e tradizione. La cicoria è il risultato di una lunga e attenta selezione di due bravi orticoltori locali, Antonio Rosselli e Aglio Giordano, socio di OPO Veneto. In essa l’innovazione di prodotto si sposa con il metodo di lavorazione tradizionale. I radicchi, dopo il primo gelo, sono raccolti e ammassati, premuti gli uni sugli altri, “in busa”, in una specie di serra, adagiati su un letto di una trentina di centimetri di sabbia del fiume Adige, che viene ogni anno rinnovata. La “busa” (termine veneto che indica buca) è ricoperta da un telo di plastica nero, che sostituisce la tradizionale paglia. A una temperatura sui 14 gradi, ottenuta con un sistema di riscaldamento, in una quindicina di giorni si sviluppa un nuovo cuore di radicchio, che è una delizia al palato. Il cespo, che si mangia, non è molto sviluppato: può raggiungere i 60 grammi. Ecco come lo descrive Renato Maggiolo, un cultore del settore e artista enogastronomico, consulente di OPO Veneto: “Foglioline dai colori cangianti dal bianco della base al giallo, con screziature della costa, al vermiglio dell’apice. E’ vellutato al tatto e, quanto al gusto, ha la classica tendenza amarognola dovuta ai guaianolidi, sostanze con proprietà antibatteriche, antinfiammatorie e antimalariche, che sono un toccasana per il fegato, compensata da una piacevole freschezza acida che lascia intuire la vitamina C”.

A breve il nome della nuova cicoria polesana. Rientra nella famiglia dei variegati invernali, che hanno come punto di partenza il radicchio Igp di Castelfranco. E’ bello, riconoscibilissimo, croccante. Lusia ci punta molto. Potrebbe essere il suo radicchio del futuro: il classico variegato sta quasi scomparendo, soppiantato da quello di Castelfranco. Non gli è stato dato ancora il nome, per il quale è stato promosso un informale concorso tra esperti del luogo. Presto il battesimo ufficiale. L’Accademia delle verdure di Lusia, presieduta da Renato Maggiolo, ha promosso una degustazione di esperti per valutarne qualità, gusto, valore in cucina. Il nuovo radicchio vermiglio è stato promosso a pieni voti. “Magnifico”, il commento del giovane chef Enrico Rizzato che ha coordinato l’incontro conviviale.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Ortofrutta veneta, luci e ombre

ortofruttaCompetitività e aggregazione. Sono questi i punti chiave per il rilancio dell’ortofrutta veneta emersi durante la tavola rotonda “Ortofrutta Veneta, rilancio o lento declino?” organizzata dal Consorzio Ortofrutticolo Padano, realtà scaligera che associa 1500 aziende e 15 cooperative, sabato 26 gennaio scorso a Veronamercato.

Luci e ombre. Dopo l’introduzione di Gabriele Tibaldo, direttore del Consorzio Ortofrutticolo Padano, che ha tracciato un’analisi di luci e ombre sulla situazione dell’ortofrutta veneta, è intervenuta Veronica Bertoldo, dirigente dell’assessorato all’agricoltura regionale che ha evidenziato l’importanza del Veneto in ambito agricolo “con 19 OP ortofrutticole, il maggior numero di prodotti DOP e IGP a livello nazionale, il più elevato grado di biodiversità. A seguire Adele Biondani, presidente dell’associazione Banco Alimentare del Veneto ha ricordato l’importanza degli apporti alimentari, specie ortofrutticolo, con 4472 tonnellate di cibo distribuito all’anno a quasi 90.000 persone. L’associazione conta 114 volontari, due magazzini nel Veneto di cui uno a Verona. Fausto Bertaiola, presidente del Consorzio Ortofrutticolo Padano ha detto: “in un momento in cui l’agricoltura tiene il passo nonostante la crisi, ci sono ancora molti problemi da risolvere per i produttori. Si registra nell’ultimo anno un calo di consumi di ortofrutta dell’1,5% e nel territorio veronese, che vale l’80% della produzione ortofrutticola regionale, c’è una riduzione di produzioni e di superfici coltivate. La melicoltura veronese, ad esempio, vive una situazione di crisi cronica con prezzi praticamente invariati negli ultimi vent’anni ma i costi di produzione sono quasi raddoppiati, la produzione delle pesche si è ridotta del 30%”.

Mercato globale, servono regole comuni. “Le priorità su cui dovrebbero concentrasi gli sforzi del comparto ortofrutticolo e della politica – ha sottolineato Bertaiola – sono la competitività delle aziende agricole in un mercato europeo unico, dove il prezzo è uguale per tutti e, in un mercato mondiale sempre più globale, il produttore italiano non riesce ad essere concorrenziale per i costi di produzione troppo elevati. Purtroppo, l’equazione più qualità è uguale a più competitività non regge. Servono regola e misure di sostegno affinchè la frutticoltura italiana possa tornare a essere competitiva”. “L’altra priorità – ha aggiunto il presidente del Consorzio Ortofrutticolo Padano – riguarda la necessità di accorciare la filiera, troppo occupata da passaggi che sottraggono valore aggiunto alla produzione. E’ quindi necessario aggregare la produzione e creare soggetti forti in grado di confrontarsi alla pari con la grande distribuzione. Non è più il tempo per i produttori di restare da soli, è necessario fare rete e mettersi insieme”.

Abbattere le “finte” barriere fitosanitarie. Paolo Bruni, Presidente CSO, Centro Servizi Ortofrutticoli di Ferrara, ha messo in evidenza come sia necessario creare intese tra pubblico e privato poiché “nessuno da solo ce la può fare”. “Tutta l’Italia, – ha precisato – non si tratta solo del Veneto, non è riuscita a fare sistema. Cioè a definire una specifica programmazione e controllo delle dinamiche di produzione per governare relazioni di mercato complesse specie di fronte a un mercato globalizzato”. “E’ necessario per i produttori – ha specificato Bruni – conquistare nuovi mercati ma allo stesso tempo la politica deve intervenire come ad esempio ad abbattere le finte barriere fitosanitarie. Cosa che ha fatto con la Corea del sud in cui adesso si può esportare il kiwi ma non con altri Paesi come gli Stati Uniti in cui non è ancora possibile esportare mele e pere”.

Per fronteggiare la crisi, i produttori devono guardare all’aggregazione. Il tema dell’aggregazione è stato al centro della relazione di Ambrogio De Ponti, Presidente Unaproa, Unione nazionale dei produttori ortofrutticoli agrumari e di frutta in guscio, che ha detto “il tentativo che dobbiamo fare è di lavorare insieme e fare un lavoro sistemico. E’ necessario anche ridurre la burocrazia. Ad esempio il recente articolo 62, che regola i contratti e i pagamenti, è un chiaro esempio che si può intervenire”. “E’ importante – ha aggiunto De Ponti – che i produttori italiani siano messi nelle stesse condizioni di competere con i concorrenti stranieri come spagnoli e francesi e che le realtà virtuose italiane che si sono aggregate vengano premiate”.  In chiusura della tavola rotonda, il Ministro dell’agricoltura Mario Catania ha evidenziato: ”Il prodotto veneto è ottimo ma va supportato con strategie specifiche. Infatti, come per il resto d’Italia, il problema è che aumentano i costi di produzione ma non altrettanto i guadagni dei produttori. A parte alcune situazioni di nicchia, è sempre più difficile per il comparto far quadrare i conti delle imprese. Sul mercato c’è un’offerta crescente di prodotti: a quelli nazionali si aggiungono i prodotti esteri tra cui spiccano Spagna, Olanda e Nord Africa. La distribuzione trattiene circa l’80% del prezzo del prodotto. Allora è sempre più necessaria l’aggregazione dell’offerta perché solo in questo modo si può raggiungere una certa massa critica da condizionare il mercato. Inoltre, è importante lavorare sull’origine e tracciabilità del prodotto perché il consumatore è disposto anche a spendere qualcosa in più per comprare un prodotto italiano di qualità e controllato. C’è un lavoro da fare tra politica e produttori anche per recuperare sui consumi. Il vino italiano, ad esempio è riuscito a recuperare con l’esportazione quello che perde internamente; l’ortofrutta ha tutte le capacità per fare altrettanto”.

(Fonte: Consorzio Ortofrutticolo Padano)

Il Veneto delle Dop e Igp fa “sistema” per crescere

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Paolo Manzan, presidente Consorzio Radicchio rosso di Treviso Igp e Variegato di Castelfranco Igp

Nove consorzi di tutela di prodotti Igp e Dop del Veneto si sono messi insieme per progettare e realizzare attività promozionali e di valorizzazione delle produzioni a denominazione di origine. Insieme per “far sistema e crescere”. Hanno presentato, nell’ambito della Misura 133 del PSR, un progetto aggregato tra più consorzi di tutela che operano nel campo della salvaguardia, della promozione e valorizzazione delle denominazioni di origine. Il progetto comune denominato, “Promozione di qualità, ortofrutta, riso e olio del Garda, per crescere”, è stato approvato e finanziato dalla Regione Veneto. A tal fine i nove Consorzi hanno costituito un’Ati (Associazione temporanea dei imprese) con l’obiettivo di investire in sinergia e di valorizzare quindi al massimo le risorse messe a disposizione dal PSR (Piano regionale di sviluppo del Veneto).

Capofila del progetto, il Consorzio del radicchio Igp di Treviso e Castelfranco. E’ la prima volta che si mettano assieme tanti consorzi di tutela, e il fatto è rilevante per il valore di forza aggregante e per la capacità di sviluppare iniziative innovative, coordinate, capaci di far emergere, in tutte le loro potenzialità i prodotti di qualità e il territorio dove questi vengono coltivati. E’ un’esperienza, quindi, alla quale si guarda con grande interesse perché potrebbe far scuola. E’ un esempio di aggregazione, di coesione e di sinergia in un settore (quello dell’agroalimentare) nel quale si continua a “denunciare” l’eccessiva frammentazione e l’esasperato campanilismo, che impoveriscono anziché arricchire il tessuto economico e sociale. Capofila del Progetto è il Consorzio del radicchio Igp di Treviso e di Castelfranco, presieduto da Paolo Manzan. “Siamo convinti, commenta Manzan, che abbiamo cominciato un ottimo percorso. E’ tempo di muoversi insieme e di adottare strategie comuni per essere sempre più competitivi sui mercati”. Gli altri consorzi coinvolti sono quelli del Radicchio di Chioggia (presidente Patrizio Garbin), del radicchio di Verona (presidente Lorenzo Ambrosi), dell’insalata Igp di Lusia (presidente Alessandro Braggion), del riso vialone nano veronese (presidente Ernesto Artegiani), dell’olio extravergine del Garda (presidente Andrea Bertazzi), dell’asparago di Badoere (presidente Antonio Benozzi), dei produttori di marroni del Monfenera (presidente Antonio Fragosa) e dei produttori di marroni di Combai (Gianni Pagos).

In Veneto, 35 prodotti certificati. OPO Veneto, rileva il direttore Cesare Bellò, vede nel progetto una grande opportunità per valorizzare e far emergere sui mercati i prodotti di qualità certificata”. Il Veneto, con 35 prodotti certificati, è la prima regione italiana per numero di prodotti a marchio: 17 prodotti DOP e 18 IGP. Il comparto merceologico con più riconoscimenti è quello di verdura e frutta.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Orticoltori custodi della biodiversità: il progetto Aop Veneto Ortofrutta

biodiversitàOrticoltori veneti “custodi consapevoli” della biodiversità, di un ecosistema equilibrato, bene tutelato, dove la variabilità biologica è un valore da conservare, da far conoscere e da promuovere. E’ l’obiettivo che si propone l’Aop “Veneto Ortofrutta”, Associazione di organizzazioni di produttori, presieduta da Fausto Bertaiola, direttore Cesare Bellò, con il progetto “Biodiversità risorsa strategica del settore ortofrutticolo del Veneto”, presentato nell’ambito della Misura 124 “Cooperazione per lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e tecnologie nel settore agricolo, agroalimentare e forestale” del PSR 2007 – 2013 (Programma di sviluppo Rurale) della regione Veneto.

L’operazione è fatta in sinergia con la Wba, World Biodiversity Association, la onlus presieduta da Gianfranco Caoduro e con l’Università di Padova. In sostanza, si tratta di “un nuovo standard per valutare la conservazione della biodiversità in agricoltura e specificatamente nelle aziende orticole”. Attraverso metodologie sintetiche e semplificate di biomonitoraggio sarà possibile valutare la qualità dell’acqua, dell’aria e del suolo attraverso l’individuazione in campo di invertebrati e di licheni epifiti. Per validarne l’efficacia tali metodiche semplificate saranno confrontate con le metodiche standard di biomonitoraggio. Gli orticoltori, con il nuovo protocollo, potranno comunicare ai consumatori il loro impegno per la tutela della biodiversità e del territorio. Si prevede uno strumento agile e di facile applicazione per verificare la qualità dell’acqua, dell’aria e del suolo, nel quale siano inoltre specificate le buone pratiche agricole che garantiscano la sicurezza alimentare e il rispetto dell’ambiente. Dunque, gli agricoltori e, specificatamente, gli orticoltori saranno più consapevoli, più responsabili e più coinvolti in materia di ambiente, di sostenibilità e di biodiversità. Il progetto è perfettamente in linea con gli obiettivi della politica agricola comunitaria e con lo spirito della “misura 124”, che prevede di poter finanziare progetti finalizzati a “sviluppare o perfezionare modelli di gestione sostenibile delle superfici agrarie in funzione della conservazione della biodiversità”.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)