• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Una Pac nazionalista? La nuova politica agricola europea 2023-2027 più centralista che regionale, per quella del futuro bisognerà attendere i risultati delle prossime elezioni europee

giancarlo_orsingher_argav_trentino(di Mattia Frizzera, giornalista socio Argav). Nonostante l’impegno degli eurodeputati Dorfmann e De Castro la Pac 2023-2027 è stata centralizzata a livello nazionale e sono venuti a mancare gli elementi di specificità regionali. La prossima Pac 2028-2033 si orienterà in base a quelli che saranno i risultati elettorali che emergeranno dalla chiamata alle urne per il Parlamento europeo dell’8 e 9 giugno 2024. Questi gli aspetti principali emersi il 31 maggio 2024 durante l’incontro di formazione giornalisti organizzato dall’Odg Veneto in collaborazione con Argav, su proposta del vice presidente Giancarlo Orsingher, giornalista trentino (in alto nella foto Mattia Frizzera) al circolo WigWam di Piove di Sacco (Padova).

La prima relazione è stata quella di Angelo Frascarelli, docente dell’Università di Perugia. Nel 1992 si è cominciato a parlare di qualità dei prodotti agricoli nella pac. Nel 1999 si introduce secondo pilastro, aumentare la coesione nelle aree rurali. La Pac ha un terzo circa del bilancio europeo assieme a sviluppo rurale e ambiente. Gli agricoltori con le loro proteste hanno chiesto garanzie prezzi, limitazione importazioni, abbandono visione troppo green della politica europea. Siamo all’undicesima fase della Pac, nata nel 1962, questa fase è stata discussa per sei anni ed approvata a larghissima maggioranza. Precorso lungo e difficile perché è una politica multiobiettivo, economico-ambientale-sociale.

Non si giustifica una Pac solo per l’agricoltura, ma multiobiettivo. Ci sono cinque sostegni al reddito, per la sostenibilità. Condizionalità rafforzata. C’è anche una condizionalità sociale, che prevede rispetto dei contratti con i lavoratori. Valorizzazione di aree di biodiversità, con una percentuale di aree a riposo. Da una parte vengono sostenuti i redditi. In Italia il 28% del reddito degli agricoltori viene dal sostegno europeo. Dal 15 marzo 2024 è partita una riforma della Pac, appena un anno dopo entrata in vigore, con esenzione dei vincoli ambientali per i piccoli agricoltori. Durante il dibattito fra il 2017 ed il 2020 si è parlato soprattutto di difesa del budget, con maggiori compromessi quindi in favore di aspetti ambientali e sociali. Le proteste degli agricoltori riguardavano anche il contesto di forte incertezza e cambiamento. In Italia ed Europa non ci sono problemi di approvvigionamento alimentare. Europa ha superato 200 miliardi di euro di export di prodotti alimentari. I problemi riguardano la grande volatilità dei prezziLa politica può aiutare gli agricoltori ad avere più potere all’interno della filiera. La sensibilità dei cittadini indirizzerà le proposte sulla Pac 2028-2033. Un obiettivo trasversale Pac è legato a innovazione e conoscenza. In Italia parliamo troppo poco di ricerca in agricoltura, difendiamo le colture con nuovi mezzi. Ricerca finanziata da Horizon, la Pac finanzia trasferimento ricerca alle imprese.

A seguire c’è stato l’intervento di Alberto Giacomoni, dirigente politiche sviluppo rurale Provincia di Trento. Elementi di economia circolare e agricoltura sostenibile, a partire da delibera provinciale del 26 agosto 2022. Valorizzazione e mantenimento della zootecnia, mantenendo razze autoctone (grigia e Rendena). C’è premio per lo sfalcio dei prati, aiuto perché le malghe vengano monticate. Obiettivo consolidare filiera di trasformazione dando enfasi a strutture che usano prodotti a km zero. Sostegno dell’agricoltura biologica negli alpeggi. Nuova misura prevede investimento su mitigazione cambiamenti climatici e benessere degli animali. Finanziamento aggregazioni enti di ricerca, agricoltori, consumatori. Tre interventi con il settore foreste: infrastrutture, imprese agroforestali, recupero di pascoli. Più del 60% dei fondi è dedicato a interventi che hanno prevalenza ambientale.

L’incontro di formazione è terminato con l’intervento di Franco Contarini, direttore Feasr (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) Veneto. Nel 2025 finirà la vecchia Pac. In Veneto ci sono 83mila aziende agricole, 412mila ettari di superficie forestale. La dotazione veneta è di 824milioni di euro, 44 interventi. Le priorità sono giovani, sostenibilità ambientale, innovazione, vivibilità dei territori, fragilità, focalizzazione. La voce maggiore sono 314milioni di euro per investimenti in irrigazione, 47milioni per assistenza tecnica e trasferimento informazioni. 

L’appuntamento si è concluso con la presentazione dell’Unione dei comuni dell’Alta Padovana, il Camposampierese. Una zona abitata da 88mila persone, con 800mila passaggi in bicicletta sul territorio e l’idea condivisa di creare uno sportello turistico ed uno legato alla ricerca di progetti europei.

Articolo già pubblicato dall’autore l’1/6/24 nel sito Salto.bz 

Nuova Pac, gli europarlamentari promettono battaglia

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisi

Adeguare la Pac al nuovo contesto geopolitico, soprattutto in tema di fitofarmaci, utilizzo dei terreni destinati a greening e di nuove tecniche genomiche. Promettono battaglia a Bruxelles sulla riforma della Politica agricola comune, che entrerà in vigore da gennaio 2023, gli europarlamentari Herbert Dorfmann, Paolo De Castro, Mara Bizzotto, Paolo Borchia e Sergio Berlato, che hanno partecipato all’incontro promosso da Confagricoltura Veneto sulle problematiche dell’agricoltura aggravate dal conflitto in Ucraina.

Gli europarlamentari hanno chiarito che non ci sarà alcun rinvio della Pac, ma che sarà necessario un adeguamento al nuovo contesto geopolitico che si è determinato con la guerra, i problemi logistici e i costi energetici andati alle stelle. “Faremo una battaglia tutti insieme sul nuovo regolamento sui fitofarmaci – ha chiarito Paolo De Castro-, affinché vengano prima fornite alternative agli agricoltori e solo dopo si prosegua nella direzione della diminuzione dei prodotti. Per quanto riguarda le aree di interesse ecologico, annuncio che sarà data la possibilità di coltivarle per un altro anno. Punteremo i piedi, infine, anche sulle new genomic tecnics. Bisogna chiarire per una volta per tutte che sono cosa diversa dal Frankenstein food: la mutagenesi senza innesti è diversa dalla transgenesi. L’Italia è all’avanguardia: abbiamo già tecniche pronte ad essere messe in campo, come i vitigni resistenti alle malattie. Peccato che ancora non si possano applicare perché manca un testo europeo autorizzativo”. Herbert Dorfmann ha chiarito che la nuova Pac non è da smantellare: “È stata discussa per anni e qualche passo in avanti l’abbiamo fatto. È vero, però, che alcuni elementi stridono con la realtà che nel frattempo è andata delineandosi. Quindi dovremo introdurre nuove misure affinché non venga messa a rischio la nostra produzione agricola. Anche se ritengo sbagliato puntare all’autosufficienza: l’industria alimentare europea e italiana vantano un’alta qualità ed efficienza, ma hanno bisogno di prodotti da altri Paesi”. Mara Bizzotto ha ricordato di aver sempre guardato con preoccupazione alla strategia Farm to work, “perché si parte dal principio che gli agricoltori inquinano e perciò bisogna farli produrre meno. Ma è una follia, perché così aumenteranno i costi di produzione e dovremo importare ancora di più dai Paesi extraeuropei. Per bloccare queste normative suicide dobbiamo mettere insieme una maggioranza di buon senso, al di là delle appartenenze partitiche, che abbia i numeri per bloccare al Parlamento Ue strategie come quella sui fitofarmaci o sulla nutri-score, l’etichetta a semaforo”. Concorda Sergio Berlato: “Non essersi resi conto che negli ultimi tre anni il mondo è cambiato vuol dire essere marziani – sostiene -. La Pac e il Farm to work sono superati e vanno cambiati, perché gli indicatori ci dicono che in autunno arriverà una grave crisi economica e occupazionale. No, quindi, a scelte folli che vanno a smantellare le filiere produttive, facendoci diventare sempre più dipendenti dagli altri Paesi”. Infine Paolo Borchia, che essendo componente della Commissione industria, ricerca ed energia offre una chiave di lettura diversa. “Bisogna lavorare su una maggiore autonomia energetica, per recuperare il gap causato dalle scelte sbagliate compiute negli ultimi trent’anni dal nostro Paese. Il piano europeo del Green Deal contribuirà a tenere alti i prezzi sia delle materie prime, che dei prodotti energetici. Serve un maggior coraggio dei gruppi politici per cambiare rotta e porre mano a un impianto troppo restrittivo, che andrà a mettere in difficoltà i nostri operatori”.

“Siamo preoccupati per l’applicazione della nuova Pac – ha detto Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto -, licenziata in un momento in cui non si sapeva che si stava andando verso cambiamenti repentini. La pandemia, il conflitto in Ucraina, i rincari delle materie prime e dei costi energetici, la siccità e le temperature mai elevate in Veneto come oggi obbligano gli agricoltori a fare i conti con una realtà molto più difficile e complessa, di cui anche l’Europa dovrebbe tenere conto. Siamo d’accordo con il principio della sostenibilità, ma occorre garantire il livello produttivo e la competitività aziendale.  La Politica agricola comunitaria va attualizzata e modulata con normative meno restrittive e potenziando la ricerca, che deve fornire risposte e soluzioni per adattare l’agricoltura ai cambiamenti climatici”. Concetti ribaditi da Anna Trettenero, presidente di Confagricoltura Vicenza, che ha chiesto un cambio di paradigma sul mondo agricolo, “perché nessuno più di noi può sequestrare l’anidride carbonica nel terreno, con grandi benefici per l’ambiente e la comunità” e per Confagricoltura nazionale dal vicepresidente Giordano Emo Capodilista e da Cristina Tinelli, dell’ufficio di Bruxelles. “L’Europa deve ricordare che non siamo giardinieri, ma agricoltori. Chiederci di produrre meno per favorire l’import da altri Paesi o la produzione di cibo in laboratorio sarà la fine del nostro agroalimentare”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Dal summit internazionale sulla Politica agricola comune le linee per il futuro: innovazione digitale, efficienza logistica, ricerca genetica, aggregazione delle filiere

Maciej Golubiewski

«Grazie alla Politica agricola comune possiamo trasformare l’agricoltura in Europa e renderla più produttiva, più sicura, con una maggiore qualità e in questo l’Italia rappresenta un esempio virtuoso per molti altri Paesi, in quanto siete leader nel valore aggiunto e nella sostenibilità, utilizzate meno pesticidi, sapete come fare rete e aggregarsi in maniera efficace». Quello di Maciej Golubiewski (nella foto in alto, credits Veronafiere), capo di gabinetto della Commissione Ue all’Agricoltura e Sviluppo rurale, è un elogio all’Italia e alla sua agricoltura, in occasione del Summit internazionale sui 60 anni della Politica agricola comune (Pac), evento inaugurale della 115ª edizione di Fieragricola, appena terminata.

Psn. Allo stesso tempo, Golubiewski, nella tavola rotonda di confronto con il sistema agricolo italiano moderata da Roberto Iotti, caporedattore del Sole 24 Ore, rassicura l’Italia in merito alla validazione del Piano strategico nazionale che il ministero delle Politiche agricole ha inoltrato a Bruxelles per l’approvazione. Novità assoluta introdotta con la riforma 2021-2027 (in vigore dal 1 gennaio prossimo), il Piano strategico nazionale garantisce maggiore flessibilità nella declinazione delle misure della Pac. Sul tema, Golubiewski anticipa alla platea di imprenditori italiani del settore agricolo e della filiera agroalimentare di stare tranquilli. «Entro la fine di maggio riceverete la lettera di risposta dalla Commissione Agricoltura sul Piano strategico nazionale, ma non preoccupatevi. Il commissario Wojciechowski afferma spesso che l’Italia è un ottimo esempio di come coniugare sostenibilità e produttività». Parole che stemperano qualche critica piovuta dal mondo agricolo nazionale, che giudica la Pac non sufficientemente attenta alla tutela del reddito degli agricoltori, una delle priorità per le quali la Politica agricola comune è stata istituita già nei Trattati di Roma del 1957 e applicata a partire dal 1962.

Cosa pensano le associazioni di categoria. «Volevamo una Pac che rimanesse una politica agricola – ha commentato ieri dal palco della Gran Guardia di Verona il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – oggi invece è diventata un mix di politiche agricole, ambientali, economiche e sociali, ma quando se ne vogliono far troppe si rischia di non raggiungere l’obiettivo. Abbiamo il 15% di risorse in meno rispetto alla precedente programmazione e non si garantisce il giusto reddito agli agricoltori». La sfida ora, per Giansanti, è legata all’innovazione «e l’agricoltura 4,0 è la risposta per un’agricoltura sempre più integrata, attenta a preservare le risorse ambientali e sempre più produttiva e competitiva». Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, guarda oltre le critiche alla Pac per proporre un nuovo paradigma di sovranità alimentare europea. «La crisi in Ucraina di questi ultimi giorni ci dovrebbe insegnare che dobbiamo investire ancora di più in agricoltura per cercare di avere una forma di autosufficienza produttiva e garantire i cittadini, i consumatori e le nostre filiere – spiega Prandini -. In una logica di globalizzazione spinta negli ultimi anni abbiamo assunto una posizione secondo la quale ciò che non potevamo produrre autonomamente lo acquistavamo dall’estero. Oggi siamo chiamati a compiere investimenti e con le risorse del Recovery Fund dobbiamo puntare sul rafforzamento degli stoccaggi delle materie prime e sui bacini di accumulo per le risorse idriche. Dobbiamo aumentare le rese delle colture in campo e per farlo da un lato serve disponibilità di acqua e dall’altra dobbiamo investire sulla cisgenetica come risposta ai cambiamenti climatici e sulla logistica per non perdere la sfida della competitività con gli altri Paesi europei».Altro aspetto fondamentale in chiave globale è, per il presidente Prandini, «la reciprocità dei sistemi produttivi sia fra gli stessi Stati membri che fra Unione europea e altre aree del pianeta, per evitare forme di concorrenza sleale che penalizzano in ultima analisi gli agricoltori italiani». La missione è dunque quella di valorizzare le produzioni italiane e le filiere Made in Italy, a partire dal mais per la zootecnia e dai cereali per la produzione di pane, pasta, biscotti, sollecita Dino Scanavino, presidente di CiaAgricoltori Italiani. «Dobbiamo scommettere sull’innovazione, la digitalizzazione, la ricerca genetica, l’aggregazione di prodotto, la forza del sistema fieristico, l’enfatizzazione della biodiversità animale e vegetale, ma anche su aspetti che interessano i consumatori come il paesaggio, il territorio, la corretta gestione ambientale». E se la Pac è nata con l’Europa, «oggi la situazione è diversa da quella di 60 anni fa e la Politica agricola comune – puntualizza Scanavino – ha alzato l’attenzione su altri temi oltre alla mera produzione, perché si parla di ambiente, di qualità per il cibo, di sostenibilità, di Farm to Fork e di transizione ecologica. Abbiamo a che fare con una Pac che non premia la produzione, ma i comportamenti, ma il mondo oggi è alle prese con due emergenze: la pandemia e la guerra in Ucraina, rispetto alle quali sono venuti a mancare non il cibo, ma gas e petrolio, i cui prezzi sono schizzati alle stelle. Ma attenzione, perché la mancanza di energia potrebbe creare una crisi del cibo».

Tcnologia e ricerca investendo sui giovani. Per Franco Verrascina, presidente di Copagri, «con questa riforma della Pac si chiede agli agricoltori di fare di più dando di meno; per questo dobbiamo puntare su quello che chiede il consumatore, quindi qualità e sostenibilità ambientale, senza dimenticare quella economica». La direzione che il mondo agricolo e alimentare dovranno seguire è chiara per il presidente di Copagri: «Dobbiamo poi lavorare sulla sicurezza del cibo italiano e sul versante della salute. C’è sempre più richiesta per un cibo salutistico e per questo dobbiamo puntare sulla tecnologia e la ricerca, investendo sui giovani». Per Eduardo Cuoco, direttore di Ifoam Organics Europe, «gli agricoltori sono parte attiva della società e ci possono aiutare a ridurre gas serra, purché sostenuti ad intraprendere nuovi modelli di business di agricoltura sostenibile. In quest’ottica, la Pac dovrà dialogare con altri strumenti di sostegno per accompagnare il mondo agricolo verso produzioni più sostenibili e per strutturare filiere europee che garantiscano indipendenza dall’import e valore aggiunto alle produzioni locali, così da avere un sistema di resilienza europeo efficace sulle filiere alimentari».

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

4 dicembre 2020, webinar Argav su Bilancio UE 2021-2027 e futura PAC

Prosegue l’attività di Argav on web: venerdì 4 dicembre 2020, dalle ore 18 alle ore 19:30, si svolgerà sulla piattaforma Zoom l’incontro “L’Europa che verrà, il bilancio Ue 2021-2027 e futura Pac“. Ne sarà relatrice Laura Ambrosino, responsabile media e comunicazione Commissione Europea rappresentanza a Milano. Per partecipare all’incontro, cliccare qui: https://us02web.zoom.us/j/83805387524?pwd=SFFmdHhZRE4vVkRBV1MxZEhHcEN6Zz09. L’accesso è altrimenti possibile attraverso il sito www.zoom.us, cliccando su “Join a meeting” (barra in alto), quindi inserendo la Meeting ID: 838 0538 7524 e successivamente il passcode ARGAV 2020.

Sarà difficile dimenticare questo 2020: l’epidemia per Covid-19, oltre ad aver causato centinaia di migliaia di decessi in tutto il mondo e messo in un angolo tanti aspetti che tengono in piedi il tessuto sociale delle comunità, ha provocato un autentico sconquasso all’economia globale, compresa quella dei 27 Stati, membri dell’Unione Europea. In questi mesi le Istituzioni comunitarie non sono rimaste a guardare; ora però i Paesi europei attendono il varo degli strumenti economici annunciati, indispensabili per una rapida ripresa. E’ all’interno di questo quadro, che si svilupperà il webinar promosso d’intesa con la Commissione Europea – Rappresentanza a Milano e dedicato al bilancio europeo 2021-2027, agli strumenti economici collegati e ad alcune politiche di grande interesse per l’intera collettività, a partire dalla futura Politica Agricola Comune (P.A.C.) post 2020.

Un grazie particolare per l’organizzazione di questo incontro va ai soci Giancarlo Orsingher e Renzo Michieletto; un grazie al socio Mauro Poletto per l’assistenza tecnica.

 

Green Deal e Pac 2021-2027 a portata di clic

Un esauriente quadro del Green Deal in rapporto alla PAC post 2020 è disponibile sul sito internet e sul profilo Facebook di Veneto Agricoltura. Grazie ad una serie di slide e un video del prof. Angelo Frascarelli, dell’Università di Perugia, è possibile inquadrare la nuova “strategia europea per l’ambiente”, appunto il Green Deal, che punta a trasformare l’Europa nel primo continente “neutro” dal carbonio entro il 2050.

Il percorso per arrivarci prevede una serie di tappe “forzate”. In estrema sintesi, entro il 2030 l’UE intende portare al 55% (rispetto al 1990) il livello di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, per poter così tagliare il traguardo nel 2050. Nel frattempo, il Green Deal dovrà prevedere una serie di azioni intese a stimolare l’uso efficiente delle risorse, grazie al passaggio a un’economia circolare e pulita, arrestare i cambiamenti climatici, mettere fine alla perdita di biodiversità e ridurre l’inquinamento. Il documento elaborato dalla Commissione illustra inoltre gli investimenti necessari e gli strumenti di finanziamento che l’UE metterà a disposizione per facilitare il raggiungimento di questi importanti obiettivi.

Il Green Deal riguarderà tutti i settori dell’economia, in particolare quelli dei trasporti, dell’energia, dell’edilizia, vari comparti industriali, le TIC, e ovviamente l’agricoltura. Ed è proprio sul binomio Green Deal e Agricoltura che Veneto Agricoltura, d’intesa con i giornalisti agroambientali di Unaga e Argav, ha promosso a Verona un seminario durante il quale Frascarelli ha fatto il punto sull’importante ruolo che l’agricoltura europea, e in particolare la PAC post 2020, avrà nell’ambito del Green Deal.

Fonte: Servizio Stampa Verona Agricoltura

 

 

Agricoltura, più investimenti, ma la Pac non sempre è un affare

C’era anche (virtualmente) Paolo De Castro, vice presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento UE, all’incontro dello scorso 8 marzo a Veneto Agricoltura su Investire in agricoltura e Nuova PAC: dall’assessore regionale Giuseppe Pan, al direttore dell’Agenzia Alberto Negro, i presidenti delle organizzazioni professionali agricole (Coldiretti, Confagricoltura, CIA, Copagri), le banche (FriulAdria/Credit Agricole), l’Università di Padova (il Tesaf), il CREA, etc.; tutti presenti per capire il trend “economico” del settore primario e cosa dovranno aspettarsi gli agricoltori dalla futura politica agricola europea, la PAC.

A Bruxelles avviate le discussioni slla Pac post 2020. Un focus, quello organizzato a Legnaro (Pd) da Veneto Agricoltura-Europe Direct, d’intesa con Regione e Università di Padova, per fornire al mondo agricolo e istituzionale strumenti di discernimento. Non solo parole ma dati. Che facevano riferimento al volumetto appena pubblicato da Veneto Agricoltura-Europe Direct proprio su “Investire in agricoltura”. Del resto in questi giorni a Bruxelles sono state avviate le discussioni sulla PAC post 2020, con la messa in rete da parte della Commissione europea di una consultazione pubblica aperta (fino al 2 maggio).

Lo scenario dell’agricoltura veneta è stato descritto da Renzo Rossetto (Veneto Agricoltura). Negli ultimi dieci anni (periodo 2005-2015) le superfici investite nelle principali colture agricole in Veneto sono passate da circa 645 mila ettari a 580 mila, con un calo del -10%: giù gli ettari coltivati a cereali (-20%), orticole (-32%) e frutticole (-23%); in crescita (+8%) la vite (effetto Prosecco) e le colture industriali (+19%), trainate dall’espansione della soia. Anche il numero di allevamenti segna il passo: 3.600 quelli di bovini da latte nel 2015 (-60% rispetto al 2005), che registrano la flessione più rilevante; circa 2.200 quelli di suini (-45%), in calo anche gli allevamenti di bovini da carne (-7%) e avicoli (-6%). Nonostante ciò, l’investimento medio per azienda, vera cartina di tornasole, evidenzia una maggiore propensione delle aziende ad investire: in crescita gli ettari mediamente coltivati dalle aziende per tutte le principali colture (gli aumenti maggiori per vite e cereali). Anche gli allevamenti vedono aumentare il numero medio di capi per azienda: raddoppiano, ad esempio, il numero di vacche da latte per allevamento, in forte crescita anche il numero di capi avicoli (+45%) e suini, mentre scende leggermente il numero di capi bovini per allevamento.

Conviene o non conviene investire in agricoltura? Prova del nove è il valore della produzione per ettaro o per singolo allevamento: quasi raddoppiato, sostengono gli economisti dell’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario il valore prodotto da un ettaro di vite, che supera gli 11.000 euro, in forte crescita anche quello delle orticole (da poco meno di 38 mila a oltre 43 mila euro/ettaro), cereali (+35%) e frutticole (+24%). Per quanto riguarda la zootecnia, triplicato il valore prodotto per singolo allevamento di vacche da latte, quasi raddoppiato quello suinicolo, +83% per l’allevamento avicolo. Ciò significa che nonostante il calo di superficie e di aziende, quelle rimaste riescono ad impiegare in maniera più efficiente ed efficace i fattori produttivi e ad aumentare la produttività aziendale.

Strategia. In questa logica, l’assessore regionale Giuseppe Pan, che ha aperto i lavori, è stato chiaro: “L’obiettivo più importante è quello di mantenere, come minimo, gli attuali finanziamenti comunitari. Non sarà facile, perché tutto dipenderà dal bilancio che l’Unione Europea avrà a disposizione nel periodo 2020-2027 e dalla consistenza del relativo capitolo agricolo. Inoltre, sono prevedibili forti pressioni da parte di tutti gli Stati Membri, a cominciare da quelli dell’Est Europa. L’Italia dell’agricoltura, a differenza di quanto accaduto in passato, dovrà fin da subito fare fronte comune e lavorare in squadra per far sì che la nuova PAC possa sostenere le filiere produttive più deboli”.

Possibili scenari. Anche per il direttore dell’Agenzia Veneto Agricoltura, Alberto Negro è giunto il tempo di avviare il dibattito sul futuro della PAC. Futuro che, al momento, sulla base di quanto si sta delineando a livello europeo, vede vari possibili scenari: mantenimento delle regole attuali della PAC; una PAC che punti solo su alcune priorità quali per esempio la gestione del rischio, i servizi a favore dei cambiamenti climatici e degli ecosistemi, ecc.; una PAC che metta in sinergia i Pagamenti diretti e la gestione del rischio; una PAC che preveda una nuova ridistribuzione delle risorse; fino ad arrivare addirittura all’ipotesi di un possibile smantellamento della politica agricola europea e una conseguente completa sua liberalizzazione, come chiedono alcuni vari del Nord Europa. Fortunatamente alcuni di questi sono solo scenari ipotetici con scarse possibilità di affermazione. La PAC post 2020 è dunque tutta da costruire ma proprio per questo è importante monitorare il dibattito in atto a livello europeo e risultare propositivi a livello nazionale e regionale.

Parola d’ordine, semplificare. Anche gli interventi dell’Università di Padova (proff. Luca Rossetto, Samuele Trestini) e di Crea (Andrea Povellato) hanno messo a confronto la futura PAC con i possibili strumenti a disposizione degli agricoltori, offrendo valutazioni e proiezioni sugli scenari in campo e strumenti di analisi utili alla Regione e agli stakeholders per definire la piattaforma che sarà di riferimento per i negoziati che andranno intrapresi con la burocrazia di Bruxelles. Quest’ultima è stata una dei grandi imputati nella discussione apertasi grazie alla tavola rotonda coordinata da Alberto Andrioli de L’Informatore Agrario. Dal neo presidente di Confagricoltura Veneto Lodovico Giustiniani a quello della CIA regionale Flavio Furlani a quello di Coldiretti Padova Federico Miotto (sostituiva quello veneto Cerantola, impossibilitato), tutti hanno puntato il dito contro una PAC densa di carichi amministrativi e dunque da semplificare. Ma non basta, serve facilitare l’accesso a strumenti finanziari a sostegno degli investimenti dell’imprenditoria agricola, che necessitano anche di ombrelli assicurativi. In questo senso si è espresso Davide Goldoni di FriulAdria. Ma l’interrogativo più pesante l’ha posto sul tavolo il prof. Vasco Boatto (Univ. di Padova), che ha denunciato come il Veneto in tutti questi anni ha più perso che guadagnato dalla Politica Agricola Comunitaria, che ha favorito maggiormente le agricolture del Nord Europa.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura Europa

Investire in agricoltura di fronte alla nuova PAC, se ne parla l’8 marzo 2017 a Legnaro (PD)

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiSi terrà mercoledì 8 marzo (ore 9,30) a Legnaro (Pd) ad Agripolis, nella sede centrale dell’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario, un workshop che punta ad analizzare la convenienza degli investimenti in agricoltura di fronte alla PAC post 2020. L’evento è promosso da Veneto Agricoltura-Europe Direct d’intesa con Regione e Università di Padova. L’invito è rivolto a tutto il complesso settore primario regionale.

Consultazione pubblica sul futuro della Pac. Sarà un momento di confronto e discussione su alcuni temi “caldi” che interessano da vicino il mondo agricolo. Il momento per farlo è propizio: in queste settimane, infatti, la Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica sul futuro della Politica Agricola Comune (aperta fino al prossimo 2 maggio #futurepac), il  cui  obiettivo è quello di disegnare la nuova PAC post 2020, impostata su criteri di semplificazione, modernizzazione e sostenibilità. Con il 2017,  il futuro della PAC sarà dunque oggetto di discussione nelle varie sedi istituzionali europee, nazionali e regionali. Nel  confronto di Legnaro, con il contributo di alcuni autori della pubblicazione, il tema degli investimenti in agricoltura sarà ulteriormente approfondito e posto di fronte alla nuova politica agricola e rurale europea che si sta disegnando. Nel corso dei lavori verrà così analizzata l’evoluzione degli investimenti nell’agricoltura veneta e spiegato perché investire in agricoltura  conviene ancora, soprattutto in alcuni comparti. Altri argomenti di grande interesse per gli operatori del mondo agricolo, su cui si focalizzerà l’attenzione dei relatori, saranno i nuovi strumenti a disposizione  degli imprenditori per affrontare i rischi in agricoltura e il sostegno  pubblico agli investimenti nel settore primario.

Programma. Ore 9,30 Saluti Alberto Negro, direttore Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario; Giuseppe Pan, assessore all’Agricoltura della  Regione Veneto, L’evoluzione degli investimenti nell’agricoltura veneta; Renzo Rossetto, Veneto Agricoltura, Perché investire in agricoltura; Luca Rossetto, Università di Padova, Nuovi strumenti per la gestione del rischio in agricoltura; Samuele Trestini, Università di Padova, Il sostegno pubblico agli investimenti in agricoltura; Andrea Comacchio, Regione Veneto, Prospettive per la riforma della PAC post 2020; Andrea Povellato, CREA-Centro Politiche e Bioeconomia, Obiettivi della PAC post 2020; Paolo De Castro, vice-presidente Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, (video-clip). Coordina: Mimmo Vita,Veneto Agricoltura.

Tavola rotonda. Ore 11,00. Investire in agricoltura di fronte alla nuova PAC, discussione con: Giuseppe Pan e Andrea Comacchio – Regione Veneto, Alberto Negro – Veneto Agricoltura, Vasco Boatto – Università di Padova, Flavio Furlani – Cia Veneto, Pietro Piccioni – Coldiretti Veneto, Lodovico Giustiniani – Confagricoltura Veneto, rappresentante mondo bancario. Modera: Pietro Bertanza – L’Informatore Agrario. Info: europedirect@venetoagricoltura.org  tel.: 049 8293716.

Fonte: Europe Direct Veneto

 

 

3,5 miliardi di euro al Veneto: Pac e Psr al via, convegno a Legnaro (Pd) il 1° aprile 2015

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiDa qui al 2020 il Veneto potrà contare su risorse finanziarie pari a 3,5 miliardi di euro provenienti dalla Politica Agricola Comune (PAC). Una bella cifra che nello specifico sarà destinata, sottoforma di aiuto, ai pagamenti diretti agli agricoltori (2,3 miliardi), mentre la parte restante (1,184 miliardi) sarà a disposizione del nuovo Programma di Sviluppo Rurale, per il quale la Regione Veneto sta attendendo il via libera da parte della Commissione europea (vedi paragrafo sottostante). Come si può facilmente capire, per il mondo agricolo è dunque in arrivo un’iniezione di linfa vitale che consentirà il rafforzamento e l’ammodernamento delle imprese, il ricambio generazionale e una maggiore attenzione alle questioni ambientali. Attorno a questi importanti temi ruoterà il convegno “PAC e Sviluppo rurale verso il 2020” che Veneto Agricoltura, tramite il suo sportello Europe Direct Veneto, con Regione, poli universitari regionali e CRA-INEA, organizzerà a Legnaro (PD) il prossimo 1° aprile in Corte Bendettina a partire dalle ore 9,15.

I relatori. Per conoscere nei dettagli tutte le novità, le opportunità, ma anche le difficoltà applicative della nuova programmazione agricola e rurale europea 2014-2020, i promotori dell’evento hanno invitato in qualità di relatori i massimi esperti in circolazione: Angelo Frascarelli, dell’Università di Perugia, affronterà i temi più scottanti della PAC riformata; Vasco Boatto, dell’Università di Padova, presenterà le prime ipotesi d’impatto della nuova PAC e del PSR Veneto sull’economia regionale, messe a punto in collaborazione con l’Università di Verona; Andrea Povellato, di CRA-INEA, inquadrerà i possibili scenari di cambiamento climatico e i relativi impatti sull’agricoltura veneta, si tratta di un atteso lavoro messo a punto in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia; Andrea Comacchio, direttore del Dipartimento Agricoltura della Regione Veneto, presenterà il nuovo PSR Veneto. Al convegno di Legnaro è previsto anche l’intervento dell’assessore regionale all’Agricoltura, Franco Manzato, nonché la presentazione della pubblicazione “L’Italia di fronte alla riforma della PAC 2014-2020”, Quaderno della Collana editoriale curata da Europe Direct Veneto, una cui copia sarà consegnata ai partecipanti. La partecipazione al convegno è gratuita e non richiede la pre-registrazione.

Psr del Veneto inviato alla Commissione Europea. “Gli uffici del Dipartimento agricoltura e sviluppo rurale hanno provveduto  al caricamento  sul sistema informativo della Commissione Europea e al successivo invio del testo revisionato del nuovo Programma di Sviluppo Rurale. Siamo i primi in Italia insieme a Bolzano. La fase finale del negoziato tra Regione Veneto e Europa si chiuderà a maggio con l’auspicata approvazione definitiva del nuovo PSR 2014-2020 da parte della Commissione Europea”.  A darne notizia è l’assessore all’Agricoltura del Veneto, Franco Manzato, che sta seguendo tutti gli step necessari all’approvazione definitiva del testo, che consentirà al Veneto di avviare tutte le misure di bando rivolte alle aziende agricole. “Nei limiti di quanto i regolamenti consentivano – riferisce Manzato – abbiamo intanto avviato le procedure per attivare il primo bando da 144 milioni di euro, approvato ieri in Commissione agricoltura del Consiglio regionale”. L’operazione è stata possibile in quanto il negoziato sul nuovo PSR in Veneto è avanzato. In questi casi la Commissione europea consente alle Regioni di approvare i primi bandi per le misure che non richiedono applicazione di “criteri di selezione”, condizionando comunque le domande a recepire le eventuali ultime minime correzioni. Nello specifico si tratta delle misure 10.1 (Agroambiente), 11 (Agricoltura biologica) e 13 (Indennità compensativa a favore delle zone montane), con scadenza della presentazione delle domande al 15 maggio 2015.

Fonte: Veneto Agricoltura/Regione Veneto

1 aprile 2015, a Legnaro (Pd) confronto tra Pac e Sviluppo rurale verso il 2020, incontro organizzato in collaborazione con Unaga-Argav

programma 27 settembre PAC bozza 3Il 2015 è l’anno di avvio sia della nuova Politica Agricola Comune (PAC) che della nuova Politica di Sviluppo rurale, in vigore fino al 2020. Il convegno organizzato mercoledì 1 aprile 2015 a Legnaro (PD alla Corte Benedettina da Veneto Agricoltura, tramite il suo sportello Europe Direct Veneto, con Regione Veneto, Università, CRA-INEA e UNAGA-ARGAV, intende approfondire la rilevanza per l’agricoltura e le aree rurali del Veneto di questa nuova programmazione pluriennale.

Le due politiche sotto la lente. Il decollo della PAC riformata e del nuovo PSR è un fatto importante, di quelli che si ripetono ogni sette anni. Vale la pena dunque dedicargli un momento di confronto e dibattito, che sarà moderato da Renzo Michieletto, ufficio stampa Europe Direct Veneto di Veneto Agricoltura. Il convegno, che comprende anche una sessione di approfondimento dei temi per la stampa (ore 11.50-12.45) condotta da Mimmo Vita, ufficio stampa di Veneto Agricoltura, porrà le due politiche sotto la lente: la PAC da una parte – compromesso tra una visione produttivistica e una visione ambientalista dell’agricoltura; lo Sviluppo rurale dall’altra, che sempre più deve fare i conti con scenari globali in rapida mutazione, quali i cambiamenti climatici e i possibili impatti che ne conseguono sul settore primario. La nuova politica di Sviluppo rurale dovrà, infatti, tenere in grande considerazione il clima, un fattore di incertezza che potrà influire in modo determinante sugli effetti delle scelte di programmazione dei nostri agricoltori. L’integrazione della cultura della gestione del cambiamento, del rischio e della transizione nella gestione dell’agricoltura a livello regionale diverrà infatti una delle sfide più importanti per limitare i possibili danni futuri e cogliere anticipatamente le opportunità.

Proiezioni impatto nuova Pac e Psr sull’economia veneta. Nell’occasione sarà presentato, a cura dei poli universitari regionali, uno studio che illustrerà i tratti salienti dell’economia del Veneto, con particolare riguardo all’economia agricola e agro-industriale regionale rappresentata da una matrice input-output. Sulla base delle simulazioni che terranno conto di alcune ipotesi delle condizioni di mercato, verranno fatte delle prime valutazioni sull’impatto della nuova PAC e del PSR sull’economia veneta.

Fonte: Europe Direct Veneto

Guida alla nuova PAC, Europe Direct Veneto-Veneto Agricoltura ne spiega tutti i dettagli in una nuova pubblicazione disponibile anche on line

Copertina Quaderno 16Dal 1° gennaio 2015 è entrata in vigore la nuova PAC (Politica Agricola Comune) che accompagnerà le sorti dell’agricoltura europea fino al 2020. In questo momento, gli agricoltori sono in forte fermento perché vogliono capire cosa sortirà di buono questa ennesima riforma, la quinta in vent’anni.

Approfondimenti dei diversi capitoli della nuova riforma agricola. In loro soccorso arriva il Quaderno n. 16 della Collana editoriale di Europe Direct Veneto, sportello europeo di Veneto Agricoltura, intitolato “L’Italia di fronte alla riforma della PAC 2014-2020” che approfondisce i diversi capitoli di questa complessa riforma già delineati nel fortunato precedente Quaderno n. 15 pubblicato lo scorso anno. Dopo aver inquadrato la recente Riforma, la pubblicazione entra subito nei dettagli del nuovo regime dei pagamenti diretti, asse portante della politica agricola europea al quale gli agricoltori dovranno sottostare almeno fino al 2020. Viene poi illustrato il funzionamento del pagamento di base e di tutti gli altri previsti dal regolamento comunitario: ecologico, per i giovani agricoltori, accoppiato (comprese le discusse scelte nazionali) e per i piccoli agricoltori. L’analisi prosegue con la spiegazione di tutte le altre novità della riforma, tra cui quelle inerenti l’Organizzazione Comune di Mercato Unica e la prossima Politica di Sviluppo rurale, oramai al via.

Focus sul Veneto. Non poteva mancare un capitolo riguardante gli scenari che si apriranno per l’agricoltura veneta di fronte alla nuova Riforma. In particolare, vengono tratteggiate le storture che con ogni probabilità si creeranno nel Veneto a seguito delle scelte nazionali relative il pagamento accoppiato. Con questa pubblicazione, Europe Direct Veneto riprende dunque il filo del discorso sulla Riforma della PAC 2014-2020 con l’obiettivo di approfondire, sulla base dei provvedimenti finali adottati a livello europeo e nazionale, i contenuti della nuova politica agricola europea, portando così un ulteriore contributo alla comprensione dei tanti e complessi meccanismi legati all’applicazione in Italia (e nel Veneto) della PAC riformata. Gli agricoltori e operatori del mondo agricolo, utilizzando questo Quaderno, avranno finalmente a disposizione uno strumento divulgativo, ma allo stesso tempo assolutamente tecnico, utile per potersi destreggiare tra le tante novità della nuova PAC.

Come richiederla. La versione cartacea del Quaderno n. 16 può essere richiesta gratuitamente a: europedirect@venetoagricoltura.org (ricordarsi di indicare l’indirizzo di posta ordinaria a cui effettuare la spedizione). La versione in PDF può invece essere scaricata da questo link.

Fonte: Veneto Agricoltura