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Riforma PAC 2014-2020 verso la conclusione

programma 27 settembre PAC bozza 3I Ministri europei dell’agricoltura hanno trovato la quadra sulla riforma della PAC post 2013. L’intesa è stata raggiunta a maggioranza qualificata, con il sostegno di 25 Paesi su 27 (contrari Slovacchia e Slovenia). La Presidenza di turno irlandese dell’UE ha comunque assicurato di aver ricevuto un “forte mandato” per negoziare, nel rispetto del calendario previsto, questa complessa partita con Commissione e Parlamento a partire da aprile. Obiettivo: concludere l’iter di riforma entro giugno.

In sintesi. Nel prossimo mese di giugno, il lungo e complesso iter di riforma che ha visto susseguirsi una serie di impennate e soste forzate, arriverà a compimento. Per la prima volta nella storia dell’Unione Europea sono entrati in gioco i poteri legislativi del Parlamento in materia agricola. La nuova PAC sarà così decisa congiuntamente da Parlamento, Consiglio e Commissione. La fase dei triloghi è iniziata l’11 aprile con il confronto tra Consiglio e Commissione sull’intero impianto della riforma, sul quale si conta di raggiungere un accordo entro la conclusione del semestre di Presidenza irlandese, ovvero il prossimo mese di giugno. Il via del Parlamento europeo (con vari distinguo). Il progetto di mandato per i negoziati con gli Stati Membri relativo alle future regole sui “Pagamenti diretti” è stato approvato con 427 voti (224 contrari e 32 astensioni). Quello riguardante i negoziati sulle norme future per lo “Sviluppo rurale” è stato invece approvato con 556 voti (95 contrari e 18 astensioni). Il progetto di mandato per i negoziati sulla futura “Organizzazione Comune di Mercato” è stato approvato con 375 voti (277 contrari e 24 astensioni). Infine, il mandato sui negoziati in materia di “Norme di finanziamento, di gestione e di monitoraggio” è stato approvato con 474 voti (172 contrari e 23 astensioni).

Una PAC più equa. Come ha rilevato dopo il voto lo stesso Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, con questo provvedimento “è stato raggiunto un giusto equilibrio tra sicurezza alimentare e miglioramento della protezione ambientale. In questo modo, la nuova politica agricola europea potrà in futuro fornire maggiori beni pubblici ai cittadini. Allo stesso tempo, la nuova PAC dovrà essere resa meno burocratica e più equa per gli agricoltori, per rafforzarli e aiutarli a fronte a situazioni di crisi. Gli aiuti agli agricoltori sono soldi pubblici e quindi devono essere resi noti, ecco perché abbiamo votato in favore della loro pubblicazione. E abbiamo anche eliminato la possibilità che un agricoltore sia pagato due volte per lo stesso motivo. Questa sarà la posizione del Parlamento europeo al momento di negoziare la sua forma definitiva con gli Stati “Membri”. Greening. Il 30% dei bilanci nazionali per i pagamenti diretti dovrebbe essere subordinato al rispetto delle misure di greening obbligatorie, ma il Parlamento europeo sottolinea che tali misure devono essere rese più flessibili e graduali. Le tre misure principali (diversificazione delle colture, conservazione dei pascoli permanenti e creazione di aree di interesse ecologico), rimarrebbero tali, ma con alcune eccezioni, ad esempio, per prendere in considerazione le dimensioni dell’azienda.

Le sfide dei mercati. Per aiutare gli agricoltori a far fronte alla volatilità del mercato e a rafforzare la loro posizione contrattuale sui prezzi, le organizzazioni degli agricoltori dovrebbero avere nuovi strumenti a disposizione ed essere autorizzate a negoziare contratti per conto dei loro membri. Quote latte, zucchero e vino. Per garantire che la fine delle quote latte non comporti una crisi nel settore lattiero-caseario si dovranno prevedere aiuti per almeno tre mesi per i produttori di latte che hanno volontariamente tagliato la produzione di almeno il 5%. Emendamenti che chiedevano una proroga delle quote latte, oltre la data di scadenza del 2015, sono stati respinti. Il Parlamento ha posto il veto a proposte di permettere la fine delle quote per lo zucchero, in scadenza nel 2015, per consentire ai produttori di barbabietole di prepararsi alla liberalizzazione del settore prevista nel 2020. Anche il diritto di impianto della vite dovrebbe essere prorogato almeno fino al 2030.

Soglia, giovani, grandi beneficiari, tetto massimo degli aiuti, sburocratizzazione. Gli agricoltori di tutti gli Stati Membri non dovrebbero ricevere aiuti al di sotto del 65% della media UE. Il Parlamento ha anche votato a favore della pubblicazione dei beneficiari dei finanziamenti agricoli e ha inserito un elenco di proprietari terrieri, come gli aeroporti e le società sportive, che dovrebbero essere automaticamente esclusi dal finanziamento comunitario, a meno che non dimostrino che l’agricoltura contribuisce a una quota sostanziale del loro reddito. I giovani agricoltori dovrebbero ottenere un 25% in più sui pagamenti, per un massimo di 100 ettari, e gli Stati Membri dovrebbero essere liberi di utilizzare più fondi per sostenere i piccoli agricoltori. Il Parlamento ha sostenuto la proposta della Commissione di stabilire un tetto massimo, pari a 300.000 euro, per i pagamenti diretti a qualsiasi azienda e di ridurre sostanzialmente i pagamenti per chi riceve più di 150.000 euro. Ciò non si applicherebbe alle cooperative che ridistribuiscono i pagamenti ai propri membri. Infine, si dovrà puntare a un forte ridimensionamento della burocrazia e garantire che le sanzioni contro la violazione delle regole europee siano proporzionate.

(Fonte: Europe Direct Veneto di Veneto Agricoltura)

Riforma PAC, appello ai parlamentari europei di Carlo Petrini, presidente Slow Food

petrini11_okPubblichiamo un appello di Carlo Petrini, presidente Slow Food, ai parlamentari europei, letto a Strasburgo durante la manifestazione organizzata da ARC2020, piattaforma che riunisce oltre 150 organizzazioni che operano per una riforma reale della Pac.

Cari Deputati,

vi apprestate a votare emendamenti decisivi per la riforma della Pac, emendamenti storici, che potranno incidere in maniera molto positiva o molto negativa sul futuro dei cittadini che rappresentate e su quello delle future generazioni. Nonostante si faccia di tutto per limitare il potere buono che potrete esercitare in Parlamento, avete ancora la possibilità di opporvi a quelle forze non sempre trasparenti, non sempre curanti del bene pubblico che premono perché, come scriveva Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo, «tutto cambi affinché nulla cambi».

Non è più ammissibile che i soldi di tutti gli Europei sostengano la produzione agricola in quanto tale, senza che si prenda atto che è immorale incassare denaro per inquinare, impoverire Madre Terra e agire in modo insensibile verso i cittadini, non semplici consumatori ma legittimi titolari dell’erario. Non è più ammissibile che i soldi di tutti sostengano il profitto di pochi e in più debbano anche servire a riparare i danni al bene comune che quei profitti hanno provocato. Non accetteremo oltre che la Pac aiuti chi può scegliere di non adottare pratiche ecocompatibili: la sostenibilità non è un optional e deve diventare un obbligo per tutti, nell’interesse di tutti.

Per questa riforma della Pac, le campagne di mobilitazione e di sensibilizzazione verso gli europarlamentari sono state realizzate come mai in precedenza, con tanta intensità. È segno che gli Europei hanno sviluppato una sensibilità ecologica non più solo militante, ma molto diffusa nella società civile e semplicemente in linea con i tempi che viviamo. Gli Europei hanno capito che la questione è epocale e non vogliono più soprassedere ai forti interessi privati in gioco. L’interesse è pubblico, se si parla di Pac. Non cogliere l’occasione per un cambio netto di paradigma sarebbe disastroso, oltre che scandaloso.

Mi appello a tutti voi perché non si faccia quest’errore, perché vengano introdotte misure obbligatorie come la rotazione delle colture o una condizionalità fortemente legata a un vero greening e non soltanto un greenwashing. Al contempo sono sicuro che i cittadini continueranno questa sacrosanta battaglia in ogni caso, attraverso le loro scelte alimentari quotidiane. Perché, per usare un’altra citazione, sono anche molto convinto di ciò dice Edgar Morin: «Se tutto deve cambiare, allora tutto è già cambiato».

Gli attori del cambiamento restano i cittadini e sono convinto il cambiamento avverrà nonostante tutto, ma è ora che anche chi ha tra le mani il potere di aiutarli ad accelerare il processo inizi ad ascoltare la loro voce e a fare qualcosa di concreto e responsabile in sede ufficiale.

Cordiali saluti,

Carlo Petrini

Presidente Slow Food

Il ministro per le Politiche Agricole Catania al Consiglio nazionale della stampa agricolo-ambientale UNAGA

da sinistra, Giovanni Rossi, presidente FNSI, il ministro delle Politiche Agricole Mario Catania e Mimmo Vita, presidente UNAGA

da sinistra, Giovanni Rossi, presidente FNSI, il ministro delle Politiche Agricole Mario Catania e Mimmo Vita, presidente UNAGA

“Il negoziato per il rinnovo della Pac si sta avviando alla fase conclusiva. Rivendico la correttezza di un trasferimento di budget dagli aiuti diretti ai fondi per lo sviluppo rurale”.  Lo ha affermato il ministro per le Politiche agricole, Mario Catania, intervenendo presso la sede del Mipaaf a Roma al Consiglio nazionale Unaga (Unione nazionale della stampa agroalimentare e ambientale, gruppo di specializzazione Fnsi), nel cui ambito rientra l’attività di ARGAV.

Aiuti diretti difficili da ottenere, si deve puntare sulla leva dello sviluppo rurale. Il ministro ha infatti illustrato ai giornalisti della stampa specializzata le principali modifiche in discussione a Bruxelles, sottolineando il ruolo attivo svolto dall’Italia nella discussione e nella formulazione di proposte atte a rendere più efficaci le linee strategiche che caratterizzeranno l’agricoltura europea (PAC) fino al 2020. “La politica di aiuti diretti – ha affermato il Ministro – considerati i costi che essa impone, non reggerà più, e dobbiamo imparare a usare bene la leva dello sviluppo rurale”. Il Ministero ha svolto un ruolo fondamentale nella formulazione delle proposte in discussione a Bruxelles presso i principali tavoli agricoli, che sono la determinazione degli aiuti al settore, lo sviluppo rurale, e la complessa questione del ‘greening’, sull’alternanza delle colture, che esclude le piccole aziende (fino a 10 ettari). “Stiamo definendo anche altri aspetti importanti della nuova Pac – ha aggiunto Catania – dallo sviluppo rurale alla figura dell’agricoltore attivo”. “Ritengo – ha soggiunto – che possiamo affrontare serenamente la fase di negoziato a Bruxelles, consapevoli che la parte più difficile potrebbe arrivare con l’applicazione della nuova Pac in sede nazionale, quando l’Italia dovrà applicare con il necessario buon senso le misure facoltative contenute nella Politica agricola comunitaria”. Per quanto riguarda i tempi di approvazione della nuova PAC, il ministro Catania ha confermato il probabile slittamento di un anno.

Ruolo stampa agricola e ambientale. Il titolare del dicastero delle Politiche agricole ha sottolineato il ruolo strategico della stampa specializzata per l’informazione in un settore che torna al centro della scena economica e sociale. “Dobbiamo avviare” – ha dichiarato – percorsi di rilancio, che partano dall’agricoltura e dal suo ruolo nel nuovo modello di sviluppo del nostro Paese; tali percorsi potranno toccare in modo positivo la vostra professione, la cui importanza è nevralgica per la tenuta della democrazia in Italia”.  Ai lavori del Consiglio nazionale sono intervenuti il Presidente della FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana), Giovanni Rossi, e il Segretario Franco Siddi, sottolineando lo stato di crisi dell’editoria. “E la drammatica fase di transizione” – come ha affermato Siddi – che colpisce l’intero sistema giornalistico italiano, e che il sindacato intende comunque affrontare senza arretrare rispetto ai principi”.  “Il ruolo dell’Unaga – ha affermato Rossi – è estremamente positivo, e costituisce un esempio per altri gruppi di specializzazione: è uno dei punti di eccellenza per il suo ruolo di aggregazione tra colleghi attorno a una specificità professionale”.

Il presidente Unaga, Mimmo Vita, ha espresso soddisfazione per l’intervento del ministro Catania e per il riconoscimento del suo Dicastero al ruolo della stampa specializzata, concretizzato nella concessione dello spazio più prestigioso del ministero, la sala Cavour, al Consiglio nazionale del gruppo di specializzazione Fnsi. “I temi sollevati dal ministro Catania – ha affermato Vita – saranno determinanti per il futuro dell’agricoltura italiana ed europea; come stampa specializzata, ci impegniamo a fare rete con le istituzioni e le associazioni attive nel settore, affinché si possa riflettere sulle questioni agricoltura/ambiente, e agricoltura/turismo rurale, che sono determinanti per il futuro del settore primario e per la sopravvivenza delle aziende agricole italiane”. Il Consiglio nazionale ha confermato lo svolgimento del Congresso nazionale elettivo a Bari nel prossimo autunno, e l’impegno a ospitare gli stati generali dei giornalisti agroalimentari di tutto il mondo in Italia, in occasione di Expo 2015. E rilanciato la mozione prospettata dall’ARGA FVG (Associazione Regionale della Stampa Agricola, Agroalimentare, dell’Ambiente e Territorio del Friuli Venezia Giulia) per la creazione di un Tavolo nazionale sul ruolo e sulla tutela dei giornalisti della pubblica amministrazione.

(Fonte: UNAGA)

PAC dopo il 2013, in Valpolicella, nel veronese, De Castro illustra le linee guida per il comparto vitivinicolo

Paolo De Castro, Presidente della Comm.ne Agricoltura del Parlamento europeo

Paolo De Castro, Presidente della Comm.ne Agricoltura del Parlamento europeo

L’Onorevole Paolo De Castro, Presidente delle Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, ha presentato, nell’ambito di un incontro organizzato dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella, le novità dell’Organizzazione Comune dei Mercati (OCM – UNICA) dal 2014 al 2020, che interessano il comparto vitivinicolo.

Greening. Sollecitato nel corso dell’incontro su argomenti specifici, De Castro ha fornito una serie di utili delucidazioni.Diverse le questioni sul tappeto, prima tra tutte l’impatto del greening (l’obbligo di superficie ecologica) su una cultura permanente qual è il vigneto e le sue possibili declinazioni ai fini dei pagamenti diretti. “L’orientamento è quello di limitare per quanto possibile gli obblighi a carico delle aziende – ha affermato – mantenendo disgiunte le misure di greening dagli aiuti, aprendo anche la possibilità di una delega della gestione dell’ecosostenibilità alle Regioni.”

Agricoltore attivo. Interpellato poi sulla definizione di agricoltore attivo (rectius viticoltore attivo) ai fini dei pagamenti diretti, De Castro lo ha identificato come l’agricoltore attivo professionale che vive di agricoltura. “A determinare chi è il soggetto beneficiario deve essere però lo Stato membro che ha la facoltà di stabilire i criteri oggettivi. Non devono prendere i green pack – ha chiarito – società immobiliari, campi da golf, aeroporti o altre superfici che fino a oggi li hanno percepiti.”

Consorzi di tutela. Di particolare rilevanza le linee di indirizzo sul ruolo dei consorzi di tutela delle doc, alla luce delle recenti modifiche normative nazionali che hanno attribuito a tali organizzazioni interprofessionali nuovi ruoli fra cui promuovere e regolamentare la domanda delle produzioni tutelate nel mercato. “Noi aumentiamo lo spazio per i consorzi di tutela – ha detto – introducendo la possibilità di decidere a livello consortile l’obbiettivo produttivo e i meccanismi di immissione dei prodotti sul mercato, fino a oggi governati dall’Antitrust. Il Parlamento europeo ha stabilito inoltre che il mantenimento dei diritti di impianto in vigore oggi sono prorogati fino al 2030, per la volontà ampia e consolidata di non modificare una regola che funziona.

Binomio vincente: qualità e organizzazione. La parola chiave del futuro non può essere soltanto quella della qualità, condizione necessaria ma non sufficiente: bisogna che alla qualità sia associata anche la capacità organizzativa, per trasformare la qualità in reddito. Il vino è l’esempio più interessante per dimostrare come abbia funzionato bene il binomio qualità e organizzazione. Da una maggiore organizzazione e un sistema organizzato – ha concluso – ricaveremo più reddito. Qualunque sia il settore, si vince in modo organizzato e la Pac (più flessibile, meno burocratica e più semplice con strumenti di gestione del rischio e del mercato) va in questa direzione.”

(Fonte: Consorzio Tutela Vini Valpolicella)

Ultima ora, riforma della PAC 2014-2020 in diretta web alle ore 14.00 da Bruxelles

programma 27 settembre PAC bozza 3Oggi pomeriggio alle ore 14.00 in diretta sul web c’è la presentazione dei risultati del voto della Commissione europea sulla riforma della PAC. Presenti Paolo De Castro, Luis Manuel Capoulas Santos, Michel Dantin e Giovanni La Via.  Alle ore 15.00 si può seguire la conferenza stampa. Per seguire l’evento clicca qui.

(Fonte: Europe Direct Veneto Ufficio Stampa di Veneto Agricoltura)

Riforma della PAC, si fa strada l’ipotesi del regime transitorio

programma 27 settembre PAC bozza 3La Commissione europea si dice pronta a intraprendere le misure necessarie affinché il 2014 venga gestito come anno transitorio per i pagamenti diretti agli agricoltori. Di fronte allo spettro di un vuoto legislativo, scenario che si sta materializzando a causa del ritardo nell’approvazione del bilancio comunitario del periodo 2014-2020, l’Esecutivo insiste a voler mantenere giugno 2013 come data di riferimento, ma intanto pensa ad un piano alternativo.

Tempi tecnici sempre più stretti. Se il negoziato filerà liscio, il budget pluriennale 2014-2020 (ovvero le risorse a disposizione dell’UE per i prossimi 7 anni) sarà definito in un Vertice straordinario convocato per il 7 e 8 di febbraio prossimo. Eppure, anche in questo caso, che è in assoluto la migliore delle ipotesi, i tempi tecnici per l’approvazione della Riforma della PAC, originariamente concepita per essere operativa da inizio 2014, sono quanto mai stretti. Il problema non è dato dunque dal tempo necessario a concludere il lavoro legislativo sulle nuove regole in ambito agricolo, quanto piuttosto dall’approvazione del bilancio UE. Infatti, per i tecnici della Commissione europea, una volta siglato l’accordo sul tetto di spesa, la discussione per chiudere il dossier PAC potrebbe essere relativamente rapida. Questo, comunque, potrebbe non bastare: le agenzie di pagamento dovranno mettersi in linea con le nuove regole e ciò implica dei tempi tecnici per adeguarsi alle nuove procedure, per modificare i programmi informatici, aggiornare il modo di operare, ecc.

Si ostenta ottimismo, ma… La Commissione europea sta comunque facendo il tutto per tutto per concludere in tempo utile la partita. Così anche il Parlamento europeo, che ha confermato la data del 23 e 24 gennaio per il voto sulla riforma della PAC da parte degli eurodeputati che si occupano del settore agricolo. A marzo poi, dopo aver incorporato i tetti di spesa definiti a febbraio, la nuova PAC passerebbe al vaglio della Plenaria di Strasburgo.

…si pensa già a un “Piano B”. Allo stesso tempo, però, l’Esecutivo non nasconde la possibilità di ricorrere al regime transitorio, da applicare in caso di ritardi irrecuperabili. Così facendo, gli aiuti diretti verrebbero calcolati ed erogati sulla base attuale ancora per un anno (o sei mesi). Circostanza, questa, non priva di implicazioni, da un lato per le difficoltà tecniche, dall’altro per la necessità di concentrare in meno tempo (6 anni anziché 7) lo sforzo di convergenza per avvicinare l’importo percepito dai singoli produttori nelle diverse aree geografiche d’Europa. Uno sforzo che, riducendo il tempo per mettere in atto le modifiche, diventerebbe ovviamente meno graduale e più oneroso.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Manzato: “Il futuro prossimo dell’agricoltura veneta sta nelle decisioni di oggi e questa è una responsabilità che la politica deve saper prendersi”

Conferenza Manzato 20 dicembre 2012(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Un 2012 non di certo facile per l’agricoltura veneta, colpita, già in tempi di spending review, dalla forte siccità estiva e dalla presenza di un elevato tasso di aflatossine nel mais, ma che ha visto anche il completamento di un’azione riformatrice volta a sburocratizzare e snellire l’apparato agricolo veneto – dalla realizzazione dello Sportello Unico all’azione di riordino di Veneto Agricoltura e Avepa (quest’ultima completata a inizio 2013) -, in modo da  affrontare al meglio le prossime sfide, PAC 2013-2020 in primis e poi la costruzione del Piano di Sviluppo Rurale, che vedrà l’interazione fra mondo accademico,  imprenditoriale e istituzionale. Ma che dovrà soprattutto affrontare ciò che succederà dopo il 2020, quando “le aziende agricole saranno libere di stare sul mercato ma saranno anche prive di sussidi e aiuti comunitari e dunque, ogni decisione presa oggi ricadrà in modo determinante nel prossimo decennio e questa è una responsabilità che la politica deve sapere prendersi”. Con queste parole, Franco Manzato, assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, ha accolto la stampa nell’incontro di fine anno organizzato in collaborazione con ARGAV giovedì 20 dicembre scorso, presso la sede della Regione Veneto a Mestre (VE), per fare il punto sul futuro prossimo dell’agricoltura veneta, un settore produttivo che crea valore, lavoro ed export nonostante la crisi, ma che dovrà fare i conti con le nuove regole  della programmazione comunitaria. A questo riguardo, vista l’importanza della questione, il socio ARGAV Renzo Michieletto di Europe Direct Veneto, sportello d’informazioni sull’Unione Europea di Veneto Agricoltura-Ufficio Stampa, ne ha tracciato una sintesi, che riportiamo di seguito.

La prossima riforma della PAC, la sesta in vent’anni, è già stata disegnata. Per definirne i dettagli bisognerà però attendere l’approvazione del Quadro Finanziario Pluriennale 2014-2020, comprensivo del capitolo di spesa destinato alle politiche agricole e di sviluppo rurale. Solo a questo punto sarà possibile chiudere una partita iniziata nel 2010  con la presentazione dei primi orientamenti da parte della Commissione europea. Quella della riforma della Pac è una partita che per la prima volta, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, vede il Parlamento europeo svolgere un ruolo davvero importante: tutti gli atti legislativi relativi alla politica agricola europea dovranno infatti essere approvati congiuntamente dal Consiglio dell’Ue e dal Parlamento europeo (Co-decisione), rendendo le procedure più democratiche ma senz’altro più complesse. Gli oltre settemila emendamenti alle proposte della Commissione, esaminati in questi ultimi mesi dal Parlamento europeo, fanno comprendere quanto complesso sia stato l’iter di avvicinamento della Riforma, ma in definitiva la futura PAC 2014-2020 risulta oggi delineata. Ecco i punti salienti:

  1. Aiuti al reddito, ancora colonna portante della futura PAC. Il reddito degli agricoltori continuerà ad essere sostenuto, in maniera più semplice e mirata rispetto al passato, anche nei prossimi sette anni di programmazione (fino al 2020). L’aiuto di base riguarderà solo gli agricoltori in attività e sarà distribuito in modo più equo tra Regioni e Stati Membri. Altri aiuti saranno “spachettati” (Greening, Giovani, ecc.).
  2. Un aiuto “verde” per conservare la produttività e tutelare gli ecosistemi. Al fine di rafforzare la sostenibilità ecologica del settore agricolo, la nuova PAC riserverà una quota degli aiuti alle pratiche che consentono un uso ottimale delle risorse naturali. Sarà questa la grande novità della PAC 2014-2020: gli agricoltori dovranno svolgere pratiche semplici ed efficaci dal punto di vista ecologico comprendenti la diversificazione delle colture, la conservazione dei pascoli permanenti, la salvaguardia delle riserve ecologiche e del paesaggio, ecc.
  3. Maggiore attenzione alle zone fragili. Per evitare la desertificazione e preservare la ricchezza dei territori, sarà data la possibilità agli Stati Membri di fornire un maggiore sostegno, grazie a un’indennità supplementare, agli agricoltori che si trovano in zone soggette a vincoli naturali.
  4. Facilitare l’insediamento dei giovani agricoltori. Per incentivare l’occupazione e incoraggiare le giovani generazioni a dedicarsi all’attività agricola, la PAC 2014-2020 prevede l’istituzione di nuove agevolazioni all’insediamento giovanile.
  5. Finanziamenti per la ricerca e l’innovazione. Al fine di dar vita ad un’agricoltura della conoscenza che sia anche competitiva, la futura PAC rafforzerà gli stanziamenti destinati alla ricerca e all’innovazione in campo agronomico. L’obiettivo è quello di fare in modo che i risultati della ricerca si concretizzino nella pratica attraverso un nuovo partenariato per l’innovazione.
  6. Una filiera alimentare più competitiva ed equilibrata. Per rafforzare la posizione degli agricoltori saranno sostenute le Organizzazioni di produttori e interprofessionali. Saranno sviluppate le filiere corte dal produttore al consumatore, con l’eliminazione dei troppi intermediari che oggi appesantiscono il comparto.
  7. Stimolare l’occupazione rurale e lo sviluppo locale. La futura PAC promuoverà l’occupazione e l’imprenditorialità nelle zone rurali. Incoraggerà le iniziative di sviluppo locale (progetti di microimpresa) e rafforzerà il ruolo del GAL.
  8. Semplificazione e nuovi strumenti. La nuova PAC propporrà meccanismi gestionali più semplici (sburocratizzazione, sostegno ai piccoli agricoltori, condizionalità, sistemi di controllo, ecc.) e delle reti di sicurezza più efficaci e reattive per i comparti più esposti (intervento pubblico e ammasso privato).

Diritti d’impianto. Durante la conferenza stampa si è parlato anche della questione dei diritti d’impianto, una norma che regolamenta la produzione vinicola. Alcuni Paesi Ue, soprattutto quelli non produttori di vino, vorrebbero liberalizzare il settore. Se ciò dovesse accadere, si potrebbero impiantare ovunque nuovi vigneti, favorendo così le aziende agricole di grandi dimensioni, a scapito però della produzione di vino di qualità. La norma, dibattuta il 18 e il 19 dicembre scorso a Bruxelles in occasione della riunione del Consiglio, ha registrato una novità: il passaggio da un sistema di diritti a uno ad autorizzazioni all’impianto, da valutare ancora se far entrare in vigore nel 2016 o 2018. “Presenteremo a gennaio la proposta alla commissione Agricoltura del Parlamento Ue – ha detto Ciolos al termine dei lavori – pensiamo che le conclusioni a cui si è giunti con il Gruppo d’alto livello siano coerenti, in quanto si consentirà agli Stati membri di modulare le autorizzazioni a seconda dell’andamento di mercato e tenendo conto delle specificità locali, il tutto al fine di tenere sotto controllo le produzioni, patrimonio ereditato dalla riforma del 2008 che ha dato sotto questo punto di vista ottimi risultati”.

Bilancio UE 2014-2020, rinviata l’intesa sui tagli. Capitolo agricolo ancora al palo.

programma 27 settembre PAC bozza 3Il Vertice straordinario dei Capi di Stato e di Governo di fine novembre, il cui obiettivo era quello di definire il quadro finanziario dell’Unione Europea per il periodo 2014-2020, si è chiuso con un nulla di fatto. Dunque, nessuna indicazione è giunta circa l’ammontare delle risorse finanziarie da destinare nei prossimi anni alle politiche europee, tantomeno a quelle agricole.

Richieste di tagli ulteriori. Dal vertice di Bruxelles è emerso, invece, che anche la Germania – come già in precedenza avevano chiesto Regno Unito (“Non si tratta di spostare risorse da un capitolo all’altro del bilancio. Dobbiamo tagliare le spese che non possiamo più permetterci” ha detto il premier britannico, David Cameron), Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia – sollecita riduzioni del bilancio comunitario più consistenti di quelle indicate nell’ultima proposta di compromesso presentata dal Presidente del Consiglio europeo, Herman Von Rompuy. Tale compromesso prevedeva già una diminuzione complessiva di circa 80 miliardi di euro rispetto alle proposte della Commissione europea, ma con un miglioramento per le spese destinate all’agricoltura (8 miliardi).

Tutto da rifare? Il testo messo a punto da Von Rompuy prevedeva per la PAC un ammontare complessivo di 372,2 miliardi di euro (comunque 14 in meno rispetto alle richieste della Commissione), di cui 277,8 da destinare agli aiuti diretti e alla gestione dei mercati. Altri 83,6 miliardi erano destinati alle politiche di Sviluppo rurale, da ripartire tra gli Stati Membri tenendo conto di alcune nuove assegnazioni specifiche, tra le quali quella per l’Italia pari a un miliardo di euro.

Qualche conferma. Confermata, invece, la flessibilità a livello nazionale per l’applicazione della componente ecologica (Greening) degli aiuti diretti e la creazione di una riserva, con una dotazione di 2,8 miliardi di euro, autofinanziata dagli agricoltori mediante la riduzione degli aiuti diretti, a cui attingere in caso di grave crisi di mercato. Prossimamente, il Presidente del Consiglio europeo avvierà un nuovo giro di contatti con gli Stati Membri per preparare al meglio il prossimo Vertice da convocare all’inizio del 2013. Fonti comunitarie hanno già indicato che, per siglare l’intesa, sarà inevitabile proporre nuovi tagli che però dovrebbero preservare la dotazione finanziaria per gli aiuti diretti. La scure potrebbe dunque abbattersi sui finanziamenti da destinare al secondo Pilastro della PAC (Sviluppo rurale).

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Pac, Catania: Su “greening” serve un sistema semplice e flessibile

programma 27 settembre PAC bozza 3“Sul “greening” dobbiamo pensare a un sistema flessibile e semplice per gli Stati membri. Inoltre, credo che sia necessario discutere della percentuale del 7 per cento relativa alla “ecological focus area”: si tratta di una soglia troppo elevata, ritengo che si debba arrivare a un accordo su un livello più ragionevole”. A dirlo è stato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, partecipando ai lavori del Consiglio europeo dei ministri dell’agricoltura e della pesca.

Diversificazione: auspicabile sia commisurata alla grandezza dell’azienda agricola. “In merito alla diversificazione – ha aggiunto Catania – penso che sarebbe interessante riflettere sulla possibilità di un’applicazione della misura a seconda della grandezza dell’azienda. Sono d’accordo sull’obbligo di 3 colture per le grandi aziende, quelle sopra i 50 ettari ad esempio, mentre per quelle di medie dimensioni è opportuno mantenere l’obbligo di 2 colture. Per le piccole aziende, invece, è giusto stabilire l’esclusione dall’obbligo della diversificazione, così come è giusto non imporre il vincolo ai pascoli permanenti e le colture arboree, che hanno già un forte valore ambientale e non dovrebbero essere comprese nel ‘greening’. Infine – ha spiegato il Ministro – vorrei sottolineare come il testo del “Negotiating box”, proposto dal presidente Van Rompuy nel corso dell’ultimo Consiglio europeo, contenga una formulazione molto particolare: sostiene infatti che tutti gli agricoltori sono obbligati al rispetto del ‘greening’, quindi anche i piccoli agricoltori. Quel ‘tutti’ merita una riflessione e una segnalazione, pertanto invito il Commissario Ciolos a far presente al presidente Barroso che quella formulazione dovrebbe essere corretta eliminando il termine ‘tutti'”.

(Fonte: Mipaaf)

Bilancio UE 2014-2020, possibili forti tagli all’agricoltura, per l’Italia 4,5 miliardi di euro in meno

Un taglio dei fondi per la PAC pari a 25,5 miliardi per il periodo 2014-2020. E’ quanto prevede l’ultima bozza di bilancio pluriennale rispetto alle proposte della Commissione. Fonti dell’Esecutivo comunitario parlano di ‘”disastro” per la futura politica agricola europea e di “rischio rinazionalizzazione”.

Ulteriori perdite per l’Italia. Da parte sua, l’agricoltura italiana rischia di perdere complessivamente 4,5 miliardi di euro, dei quali oltre 2,5 miliardi di aiuti diretti agli agricoltori (-8,9%) e 2 miliardi di fondi per lo sviluppo rurale (-18,7%). I finanziamenti per la PAC 2014-2020 sono comunque a rischio per tutti i 27 Stati Membri. Infatti, la perdita media UE degli aiuti diretti é stata calcolata al 6,1%, mentre la perdita media UE sui fondi destinati allo sviluppo delle aree rurali al 19,6%.

A proposito di PAC post 2013, Giancarlo Scottà, europarlamentare e componente della Commissione Agricoltura ci fa sapere che: “Al momento, è difficile quantificare i tagli che colpiranno il Veneto, ma visto il ruolo preminente della nostra Regione staremo attenti, in sede europea, che questi non siano troppo drastici. Solo quando avremo sotto mano la rendicontazione effettiva, potremo capire quanto sarà consistente la riduzione”. Scottà evidenzia, inoltre, il ruolo assunto dal Parlamento europeo dopo il trattato di Lisbona: “Ora che abbiamo potere di codecisione – ribadisce l’eurodeputato trevigiano- non possiamo essere esclusi dalle future trattative sul bilancio, e quindi anche sulla Pac. In Parlamento faremo di tutto per cercare di limitare i danni all’agricoltura ai nostri territori, le cui specificità vanno tutelate se si vuole dare speranza ai giovani agricoltori e alle donne, componente fondamentale nelle aziende agricole”. E continua “La Francia ha già dichiarato che porrà il veto, spero che l’Italia faccia lo stesso. Se i criteri di calcolo saranno quelli meno favorevoli per l’Italia, vorrà dire che 12 Paesi ( fra cui Inghilterra e  Svezia) si vedranno aumentare gli aiuti, e per 8 Paesi saranno in calo : nel 2020 l’Italia registrerà un – 7% contro un – 4% della Germania. Questo disequilibrio o continue riforme che tentano di dare un equilibrio fittizio deve terminare. Occorre proporre una innovazione totale e riscrivere le regole per il 2020-2027, assolutamente”.

Recupero di aree agricole per contrastare la crisi. “La soluzione per uscire dalla crisi – aggiunge Scottà- è ricominciare a mettere le mani nella terra. Solo così si potrà far ripartire la nostra agricoltura e si potranno dare opportunità di lavoro ai giovani disoccupati. A questo riguardo, presenterò un progetto che spero possa essere accolto anche in Europa relativo al recupero di aree agricole abbandonate o inutilizzate attraverso la coltivazione e la produzione di piante officinali da cui ricavare prodotti che andrebbero trattati e in un secondo momento commercializzati”.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa/Segreteria europarlamente Giancarlo Scottà)