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Riforma PAC: patto tra regioni del nord Italia per avere più peso a Bruxelles

“Il  Veneto potrebbe lasciare ben 150 milioni di euro all’anno con picchi del 74% in meno dei pagamenti per superficie rispetto alla situazione attuale – lo ha ricordato ieri al Tavolo Verde la Coldiretti che, insieme alle altre organizzazioni di categoria agricola – Cia e Confagricoltura –  ha risposto all’appello dell’Assessore regionale Franco Manzato per un confronto tra istituzioni e sistema agroalimentare sulla riforma Politica Agricola Comunitaria (Pac).

Favorite le coltivazioni più estensive. “Altre regioni italiane per effetto della ridistribuzione risulterebbero invece favorite grazie alle coltivazioni più estensive a scapito delle scelte agronomiche produttive tipiche del bacino padano – è stato detto durante l’incontro – per questo serve un’alleanza agricola tra regioni che hanno caratteristiche comuni al fine di avere più peso politico a Bruxelles”. Lo scenario che si prospetta con la riforma della Politica Agricola Comunitaria (Pac) annunciata dall’Unione Europa è nebuloso ma ancora aperto ad eventuali discussioni da parte di ogni Stato membro che potrà regolare la ricaduta degli effetti rallentando o accelerando la redistribuzione del reddito tra le imprese che, in ogni caso, appare pressoché ineludibile.

A livello regionale sono 100 mila gli agricoltori oggi interessati dalla PAC che supporta il settore attraverso aiuti diretti alle aziende sottoforma di contributi per ettaro, per capo allevato oppure sostenendo gli investimenti in agricoltura. Quest’ultima forma d’aiuto ritenuta dalle associazioni  strategica per il futuro delle imprese agricole, specialmente se condotte dai giovani. Il finanziamento annuo erogato supera i 400 milioni di euro  sottoforma di premi per superficie coltivata, mentre il sostegno del Piano di Sviluppo Rurale ammonta a 100 milioni di euro l’anno dedicati prevalentemente agli investimenti. Cifre senz’altro importanti ma che rispetto al fatturato del primario veneto, pari a 4,8 miliardi di euro assumono un significato pieno in funzione al riconoscimento del valore fondamentale che ha l’agricoltura per la sicurezza alimentare, la tutela del territorio, la promozione turistica, ovvero per la qualità della vita in generale.

(fonte Coldiretti Veneto)

PAC 2014-2020, l’agricoltura chiede mobilitazione dopo la diretta con Bruxelles a Veneto Agricoltura

Paolo De Castro, Presidente della Comm.ne Agricoltura del Parlamento europeo

“Faccina vigile”: così Paolo De Castro, utilizzando gli emoticons, ha risposto ad una precisa domanda sul contenuto della nuova PAC presentata ieri dal Commissario UE Dacian Ciolos. De Castro, Presidente della Comm.ne Agricoltura del Parlamento europeo era in collegamento telefonico diretto con la sala riunioni di Veneto Agricoltura, dove,  più di 120 persone, tra presidenti, direttori, dirigenti regionali, funzionari, tecnici, professori universitari, studenti della Facoltà di Agraria di Agripolis, avevano aderito all’invito dell’Azienda regionale ad una “diretta” sull’Europa agricola 2014-2020.

I presenti alla “diretta”. I più importanti economisti agricoli italiani, Angelo Frascarelli (Università di Perugia), Vasco Boatto (Università di Padova) e Paolo De Castro sono stati gli interlocutori della Tavola Rotonda che l’Ufficio Stampa-Europe Direct di Veneto Agricoltura ha organizzato oggi “live” con Bruxelles per un commento a caldo sulle neoproposte europee. Assieme a loro Andrea Povellato dell’Inea, Edi De Francesco (Università di Padova) e Paolo Pizzolato (Amm.Unico di Veneto Agricoltura).

L’Italia porterà a casa il 18% in meno di risorse. Frascarelli ha sostenuto, dipingendo un quadro complesso che richiederà l’impegno del Governo e delle Regioni per le opportune correzioni, che alla fine se non ci saranno modifiche, l’Italia porterà a casa il 18% in meno di risorse con questa Riforma. Paolo Pizzolato ha chiesto, ora più che mai, unità tra le varie componenti per fare l’indispensabile massa critica. Vasco Boatto ha concordato sulle valutazioni dei colleghi chiedendo che su base regionale si attivino tutti i tavoli per definire  le osservazioni che dovranno essere portate a Roma e poi a Bruxelles. Soprattutto Giunta e Consiglio regionale, come è emerso dalla discussione, avranno l’opportunità di definire un quadro di proposte a sostegno della peculiarità dell’agricoltura veneta, a difesa dell’originalità e qualità delle nostre produzioni. Daniele Toniolo, Presidente della CIA regionale veneta, al proposito, si è espresso in modo fortemente negativo di fronte alla proposta Ciolos, chiedendo un particolare impegno degli organismi regionali e ministeriali affinchè la nostra agricoltura non venga ancora una volta penalizzata su base europea.

Il parere di Coldiretti Veneto. “Invece di definire gli agricoltori attivi in base a quello che effettivamente fanno, la riforma della Politica Agricola Comunitaria li definisce  solo in base alla quantità di aiuti che ricevono premiando così le rendite e le dimensioni e non certo il lavoro e gli investimenti”. Coldiretti Veneto alza i toni in riferimento al varo da parte della Commissione Europea del testo proposta della PAC ricordando che le  risorse devono andare agli imprenditori agricoli veri che producono cibo, contribuiscono all’occupazione e alla crescita e, soprattutto, vivono di agricoltura lontani da logiche di rendita, in coerenza con la strategia Europa 2020. Un negoziato che si prospetta difficile con una trattativa tutta in salita ma c’è la convinzione di mettere in campo ogni azione utile per realizzare un modello piu’ equo e giusto condiviso con le altre organizzazioni agricole e con la stessa Regione Veneto in considerazione della riduzione del budget che  l’Italia non merita affatto. In gioco – riassume la Coldiretti – ci sono per l’Italia circa 6 miliardi di fondi comunitari all’anno per i prossimi sette anni, ma soprattutto il futuro di 1,6 milioni di imprese agricole che danno occupazione a circa un milione di dipendenti e che garantiscono il presidio territoriale di oltre 17 milioni di ettari di terreno coltivato totale dal quale nascono produzioni da primato che danno prestigio e competitività al Made in Italy nel mondo.

(fonte Veneto Agricoltura/Coldiretti Veneto)

Questa mattina a Legnaro (PD), “in diretta” le novità sulla riforma della PAC

Dacian Ciolos, commissario europeo all'Agricoltura

Europe Direct Veneto, lo sportello europeo di Veneto Agricoltura-Ufficio Stampa, d’intesa con l’Università di Padova-TeSAF, INEA Veneto e ARGAV  (Associazione Regionale Giornalisti Agroambientali del Veneto e Trentino-Alto Adige), organizza un seminario dedicato alla Riforma della PAC post 2013.

L’evento si terrà a Legnaro (Pd) presso la sede centrale di Veneto Agricoltura mercoledì 12 ottobre alle ore 11,30, in concomitanza con la presentazione a Bruxelles, da parte della Commissione europea, delle proposte di regolamento per il periodo 2014-2020. I partecipanti potranno seguire in diretta la conferenza stampa del Commissario europeo all’Agricoltura, Dacian Ciolos, e partecipare al dibattito animato da economisti agricoli ed esperti. Sono previsti, inoltre, dei collegamenti in videoconferenza con rappresentanti della Direzione Generale Agricoltura della Commissione europea e del mondo accademico.

Scaletta di massima dell’incontro. Introduzione sulla nuova fase di programmazione; collegamento via Europe by Satellite per seguire la videoconferenza del Commissario europeo all’Agricoltura Dacian Ciolos; brevi collegamenti in video-fono conferenza con vari esperti per un commento a caldo; discussione in sala con esperti (Università, INEA Veneto, giornalisti, Organizzazioni agricole, ecc.).

(fonte Europe Direct Veneto)

Dal 12 ottobre 2011 prende il via il negoziato sulla PAC, Coldiretti Rovigo dice no ai tagli per l’Italia

«La previsione del taglio del 5 per cento complessivo del valore nominale degli stanziamenti Pac (Politica agricola comunitaria) per l’Italia, che in un momento di crisi come questo, non è poco, sarebbe una nuova batosta per la nostra agricoltura, che già soffre per la contrazione dei consumi e la bassa redditività».

Sviluppo dell’agricoltura in mano all’Ue. Così il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo, commenta la nuova proposta legislativa di riforma della Politica agricola comune per il periodo 2014-2020, che la Commissione europea presenterà al Parlamento Ue il prossimo 12 ottobre. Un fatto tutt’altro che lontano perché lo sviluppo dell’agricoltura in generale, anche polesana, dipende totalmente dalle decisioni europee sul comparto. La riforma Pac, che dovrà essere varata entro l’anno 2013, è la prima che interessa l’Europa a 27 stati membri, poiché l’ultima risale al 2003.

L’Italia deve fare pressing più che in passato. «Il nostro futuro di imprenditori agricoli e la salvaguardia del territorio connessa all’attività agricola – chiarisce Giuriolo – dipendono dagli obiettivi che si darà la Pac e, dunque, dal pressing che saprà fare l’Italia in sede europea, sia in ordine alla diminuzione dei tagli previsti, sia in ordine ai meccanismi di stanziamento finanziario, che dovranno assolutamente privilegiare chi vive di agricoltura, il lavoro, il tipo di produzione ed i progetti a difesa del territorio rurale, e non solo il quantitativo di ettari posseduti o la sterile rendita fondiaria, che specula e non investe. In ultima analisi il nostro futuro dipenderà dalla capacità che avrà tutto il nostro governo, il nostro ministro di andare a Bruxelles e trattare in quest’ultima fase con molta più determinazione del passato».

Una Pac che favorisca chi vive di agricoltura. «Come Coldiretti – precisa Giuriolo – ci muoveremo a tutti i livelli e non scenderemo a compromessi per ottenere una riforma della Pac che tuteli il “made in Italy”, che valorizzi la capacità dell’agricoltura italiana di produrre qualità, sicurezza alimentare, distintività, legame con il territorio, filiera corta, attenzione ai bisogni e alle aspettative dei consumatori; ma soprattutto una Pac che, nel momento in cui le risorse vanno a calare, premi le imprese e gli imprenditori più professionali, vale a dire quei soggetti che vivono di agricoltura. Gli obiettivi che si darà la Pac nel dirigere gli stanziamenti europei saranno determinanti per salvaguardare i terreni agricoli e far cessare anche quegli obbrobri cui abbiamo assistito qui in Polesine, delle campagne ricoperte di pannelli fotovoltaici».

(fonte Coldiretti Rovigo)

PAC post 2013, lavoro e giovani i nuovi cardini, più flessibilità per Stati membri, esclusi dagli aiuti chi ha costi amministrativi elevati

Per Paolo De Castro, Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, il voto di approvazione dato dalla sua Commissione alla Relazione “PAC 2020” è da ritenersi storico. In pratica, sembra che stia prendendo forma una linea che poggia su criteri oggettivi, equi e non distorsivi per la ripartizione del budget agricolo e valorizza il lavoro e i giovani che diventano elementi cardine della nuova PAC. Inoltre, anche la componente “verde” nel sistema dei pagamenti diretti non dovrebbe comportare maggiori oneri amministrativi ed economici per gli agricoltori.

Ci sarà più flessibilità per gli Stati Membri, sia attraverso un necessario periodo di transizione per l’applicazione delle nuove regole, sia nell’utilizzo delle risorse accoppiate. Nell’ambito della semplificazione e della definizione di agricoltori attivi, si è ritenuto di escludere dagli aiuti europei le aziende i cui costi amministrativi sono superiori all’ammontare attuale degli aiuti ricevuti. Importante è anche l’esigenza di rafforzare e di innovare il sistema di strumenti sulle emergenze di mercato, anche attraverso fondi anticrisi e il potenziamento dei sistemi di gestione nel settore ortofrutticolo, vitivinicolo e dell’olio di oliva.

Circa le risorse finanziarie da destinare all’agricoltura europea, sta proseguendo il percorso avviato con il “Rapporto Lyon” che prevede il mantenimento del budget attuale e la certezza del quadro finanziario in vista delle proposte legislative. Dal Parlamento europeo arriva dunque una risposta efficace alla Comunicazione della Commissione che, dopo il voto in Plenaria, potrà contare su una solida base su cui lavorare per costruire le proposte legislative della PAC post 2013.

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

Cauto ottimismo e voglia di essere protagonisti nel mercato: lo stato della zootecnia da carne alla vigilia della PAC post 2013

Si è concluso nei giorni scorsi il convegno nazionale sul futuro della Pac 2013 e la produzione zootecnica organizzato a Padova da Fedagri Confcooperative in collaborazione con Azove. Oltre 250 persone hanno assistito ai lavori che hanno coinvolto tecnici del settore e rappresentanti delle istituzioni quali: Maurizio Gardini Presidente di Fedagri, Giuseppe Borin, Direttore di Azove e Presidente della Consulta Bovina di Fedagri, il Prof. Vasco Boatto docente di Economia Agraria all’Università di Padova, Felice Assenza, Dirigente Mipaaf Politiche comunitarie e internazionali di mercato, l’Assessore Regionale all’Agricoltura Franco Manzato e il Presidente della Commissione Agricoltura al Parlamento Europeo Paolo De Castro. Presenti all’incontro anche i parlamentari europei Giancarlo Scottà e Sergio Berlato.

Preoccupazione e voglia di incidere in modo forte e positivo sulle future politiche agricole, hanno animato il corso dei lavori perché, a fronte di un cauto ottimismo basato su alcuni segnali positivi dei mercati, è forte il senso di oppressione della burocrazia che si teme possa aumentare con la nuova PAC e che vengano meno gli aiuti fin’ora garantiti al comparto. L’analisi si è soffermata in particolare su tre aspetti: il mercato, la politica agricola comunitaria e lo stato di salute della zootecnia da carne in Italia.

1/Interventi. On. Paolo De Castro – Pres. Commissione Europea Agricoltura. “Gli allevatori devono essere consapevoli che la riforma Pac non ci consentirà di mantenere livelli di aiuti diretti differenziati per settore. Per questo occorre trovare nuovi strumenti per salvaguardare le carni bovine, da ricercare attraverso i risparmi attivabili elevando i limiti minimi per accedere ai contributi oltre che da meccanismi nuovi simili all’attuale “articolo 68″ che prevede premi specifici per alcune filiere”. Franco Manzato – Ass.re Agricoltura Regione del Veneto. “In questo momento è fondamentale fare sinergie con altri operatori del settore per far fronte alle esigenze del comparto laddove l’ente pubblico non può più sostenere da solo il settore. Nella Conferenza Veneta per l’Agricoltura, chiusasi a febbraio, abbiamo fatto una riflessione che stiamo portando avanti con forza: nonostante la crisi il primario si dimostra un settore solido, ciò significa che è fondamentale investire molto di più sull’agricoltura in Italia. Gli Stati Generali dell’Agricoltura veneta hanno messo insieme oltre 1.500 operatori del settore per costruire insieme visione strategica comune per il Veneto. Oggi anche il Ministro Romano sta lanciando gli Stati Generali  del settore a livello nazionale, è una scelta importante perché la politica deve presentarsi ai tavoli internazionali con una visione chiara dell’orizzonte da raggiungere”.

2/Interventi. Giuseppe Borin – Pres. Consulta bovina Fedagri. “Alla PAC chiediamo il mantenimento del budget e la giusta attenzione alla distribuzione tra Paesi: attualmente l’Italia paga più di quanto riceve dall’Europa. E’ fondamentale inoltre che vengano mantenuti gli aiuti a titolo speciale, con parametri da individuare quali la consistenza dei capi o la perdita del reddito. Il passaggio dovrà essere graduale individuabile nei 3 o 5 anni ipotizzati. Come rappresentante di Azove, realtà cooperativa e unica Organizzazione di Produttori in Veneto, posso sostenere che per noi è fondamentale il riconoscimento delle OP come strumenti di gestione dei mercati, capaci di programmare l’offerta, migliorare la commercializzazione ed intervenire, in caso di necessità, con appositi fondi mutualistici. Da non sottovalutare inoltre il capitolo della promozione che diventa importante nel comunicare il valore aggiunto del nostro prodotto.” Maurizio Gardini – Presidente Fedagri Confcooperative. “Gli interventi della prossima Pac dovrebbero tener conto delle peculiarità del comparto zootecnico, caratterizzato da forti squilibri tra domanda ed offerta, dall’aumento dei costi di produzione e degli oneri burocratici (si pensi all’attuazione delle norme per il rispetto della direttiva nitrati o per la riduzione di gas serra), oltre che dall’aumento dei prezzi delle materie prime per l’alimentazione dei bovini, come mais e altri seminativi. Per questo auspichiamo che in sede di riforma comunitaria vengano introdotti nuovi strumenti di mercato, gestiti direttamente dalle OP, che potrebbero compensare l’eventuale perdita di valore dei diritti di pagamento unico aziendale al termine di un adeguato periodo transitorio che ci traghetti verso la Pac del futuro”.

3/Interventi. Prof. Vasco Boatto: “Questo è un momento cruciale per il futuro del comparto, che si ritrova a dover affrontare una riforma legittima di cui non si avvertiva l’esigenza, all’interno di uno scenario economico caratterizzato da luci ed ombre. Tra i segnali positivi c’è da registrare una ripresa della domanda e dei prezzi cui si contrappone un preoccupante aumento del costo delle materie prime. Veneto, Lombardia, Piemonte sono le tre regioni che continuano a trainare il comparto in Italia e la Francia continua ad essere il primo mercato di riferimento nell’acquisto di animali vivi da ristallo. E’ importante che la Politica Comunitaria riconosca le peculiarità dell’allevamento e del ruolo strategico che esso riveste per lo sviluppo dell’agroalimentare italiano, armonizzandole lo sviluppo con il resto dell’agricoltura e più in generale dell’economia.” Felice Assenza – Dirigente del MIPAAF. “In Europa ci stiamo muovendo alla ricerca di alleanze con altri Paesi, ma nell’ambito della zootecnia da carne ci sono delle difficoltà perché i nostri interessi divergono da quelli di Paesi a forte vocazione zootecnica come Germania, Francia e Inghilterra. Il contesto globale è a tinte fosche, in particolare ci preoccupa la volatilità dei prezzi. Per questo, per la prima volta anche all’interno del G20, l’agricoltura sta svolgendo un ruolo fondamentale e ci si sta concentrando sulle manovre da attuare per il contenimento della volatilità dei prezzi”.

Tutti i numeri della zootecnia, nel mondo…. La produzione negli ultimi 10 anni cresce in Brasile e India, mentre rimane sostanzialmente stazionaria la situazione in Europa.  Il consumo interno di carne di manzo e vitello è del 21% negli Stati Uniti, del 15 % in Europa e del 13 % in Brasile mentre non si è ancora verificato il previsto aumento dei consumi nei nuovi Paesi emergenti (Cina, Russia, Argentina, India e Messico). Aumenta la volatilità dei prezzi del prodotto finale con una riduzione dei margini di redditività ed un aumento consistente del rischio. Oggi l’Europa importa circa il 45%-50% del fabbisogno.

…in Italia…. Il consumo di carne bovina, dopo la forte crisi del biennio 2008-2009, fa registrare un avvio di ripresa, con una ripresa anche nelle importazioni delle carni fresche e refrigerate e un aumento dell’esportazione delle carni italiane congelate. Nel nostro Paese gli animali da meno di 1 anno a più di 2 anni sono 6.100.000 suddivisi al 72% al Nord, il 20% al Sud e solo l’8% al Centro. Dati Ismea testimoniano come il 51% del valore lungo la filiera produttiva sia intercettato dalla distribuzione, il 24% dalla materia prima, il 13 % dall’industria e il 12% dall’importazione. A pesare nella produzione sono inoltre: norme igienico sanitarie più rigide, burocrazia, elevati costi strutturali e di investimento e l’elevato fabbisogno di capitale circolante. Dagli anni ’90 ad oggi la PAC ha dato costante e fondamentale sostegno alla zootecnia, è importante che questo sostegno non venga meno mantenendo: budget adeguato, ripartendo le risorse per Paese, intervenendo a favore dei produttori “attivi”, mantenendo l’art. 68, riconoscendo le Organizzazioni di Produttori come strumenti per la gestione dei mercati.

…In Veneto si registra una riduzione delle macellazioni e un calo dell’ingresso di bovini vivi: 621.278 nel 2010 contro gli 817.034 del 2005. In particolare si registrano forti contrazioni nelle province più vocate alla zootecnia: Padova da 149.839 capi nel 2003 a 112.696 nel 2010; Treviso da 188.070 (anno 2003) a 148.478 (anno 2010); Verona da 201.856 (anno 2003) a 179.313 (anno 2010); Vicenza da 94.260 (anno 2003) a 65.766 (anno 2010). In media hanno guadagnato le grandi aziende e in genere le realtà organizzate in filiera fino al consumo, perdono invece le aziende più piccole e comunque non organizzate in filiera.

(fonte Azove)

L’agricoltura italiana si accorda sui principi della futura PAC

Tutte le organizzazioni del settore agricolo, compresi sindacati e mondo cooperativo, hanno sottoscritto un documento comune contenente le richieste dell’agricoltura italiana da portare in sede Ue, nel dibattito sulla riforma della Politica agricola europea, la nuova PAC. Sola eccezione a questa unanimità di intenti, quella dell’industria alimentare i cui rappresentanti hanno ritenuto di non sottoscrivere il documento d’accordo finale. Il rapporto è stato consegnato al Ministro Giancarlo Galan in occasione del Forum organizzato dal ministero delle Politiche agricole sul futuro della Pac in cui lo stesso Ministero aveva presentato un documento di sintesi sul tema.

Mantenere una dotazione finanziaria adeguata e far valere nella distribuzione delle risorse criteri che privilegino la qualità e non la quantità: questi i punti fondamentali secondo le rappresentanze del mondo agricolo italiano dai quali partire pregiudizialmente nella negoziazione sulla nuova politica comune. Nel suo discorso al Forum, il ministro Galan ha chiesto di andare oltre, per razionalizzare la spesa: “ci vuole – ha detto – meno burocrazia, meno dirigismo, meno assistenzialismo. Sono queste le parole chiave più importanti se si tiene conto che 761mila persone ricevono oggi meno di 1.000 euro e che 196mila ricevono meno di 200 euro. Tutto questo fa il bene del comparto? Non so quanti politici e amministratori si sentiranno di togliere questo contributo, ci vorrà coraggio. Io ce l’ho”.

Il documento delle organizzazioni agricole dice no all’adozione di criteri di distribuzione delle risorse che siano esclusivamente basati sulla superficie agricola e sottolinea la necessità che nella cornice della nuova Pac siano previsti strumenti flessibili in grado di dare sostegno al settore nel caso di estrema volatilità dei prezzi. Inoltre si chiede l’elaborazione di un Documento sullo Sviluppo rurale a livello nazionale che assicuri flessibilità ed autonomia dei programmi regionali in un quadro di garanzia nazionale per i prodotti di pregio.

(fonte www.garantitaly.it)

Presidenza ungherese dell’UE e politica agricola

L’Ungheria, Presidente di turno dell’Unione Europea, in questo primo semestre 2011, sta mostrando di avere a cuore le sorti dell’agricoltura europea.  Il dibattito politico sul futuro della PAC rappresenta il principale tema discusso in sede di Consiglio dei Ministri agricoli europei in questo avvio di 2011.

Obiettivi del semestre. Per quanto riguarda invece le iniziative legislative, la Presidenza ungherese intende proseguire i lavori sul “pacchetto qualità” e sul “pacchetto latte” nonché sulla proposta relativa alla contrattualizzazione nel settore latte. Il follow-up dell’allineamento della legislazione PAC con il Trattato di Lisbona costituirà altresì un aspetto qualificante del semestre. Nei settori alimentare, veterinario e forestale l’accento sarà posto sulle informazioni sui prodotti alimentari per i consumatori,  e la presidenza cercherà di raggiungere un accordo definitivo sui nuovi alimenti.

Proposte legislative per il settore pesca. Un’altra priorità, gia affrontata nella sessione di gennaio, ha riguardato la modifica della legislazione sulla febbre catarrale degli ovini e sulla salute delle api. Infine, la presidenza ha sottolineato l’importanza di formulare un quadro politico per una gestione sostenibile delle foreste in tutta Europa. Per quanto riguarda le priorità relative la Politica della Pesca, la Presidenza ungherese intende concentrarsi sugli elementi essenziali che porteranno alla sua riforma, per la quale, durante questo semestre saranno senz’altro presentate delle proposte legislative. Relativamente alle norme orizzontali in materia di pesca, si cercherà di adottare la proroga della legislazione transitoria sulle misure tecniche. Si cercherà inoltre di incoraggiare la conclusione di accordi di partenariato di pesca con paesi terzi.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Valorizzare le tipicità locali nell’ottica della nuova Pac: incontro a Conegliano (TV) con i sindaci della Pedemontana

In primo piano, On. Scottà con Fabrizio Stelluto (presidente Argav) e Katia Mazzucato

Venerdì 25 febbraio alle 17.oo l’on. Giancarlo Scottà, europarlamentare della Lega Nord del gruppo Efd, ha invitato tutti i sindaci e gli assessori all’Agricoltura della Pedemontana veneta e friulana, in rappresentanza di 22 comuni all’incontro dal titolo: “Recupero e valorizzazione  delle tipicità di zona come input ad una diversa imprenditoria”, con l’analisi di un caso-studio funzionale alla nuova Pac europea (Piano per l’agricoltura comunitaria).

Pedesempio. L’incontro si terrà  nella sala convegni dell’Enoteca Regionale Veneta in via Dalmasso a Conegliano (TV) dove verrà  illustrata nel dettaglio l’indagine “Pedesempio” realizzata sul territorio della Pedemontana da un gruppo di lavoro formato da Alberto Burbello, Giovanni Coan, Fanny Costella, Laura Peruch e Claudia Scottà. Hanno dato la loro adesione anche gli assessorati regionali all’Agricoltura, con gli assessori Franco Manzato e Claudio Violino.

Ritorno alla terra. “Esamineremo insieme gli interessanti dati emersi – dice l’on. Scottà – e poi cercheremo di condividere informazioni, prospettive, idee ed anche il percorso che stiamo portando avanti in sede di Parlamento europeo. Come membro della Commissione Agricoltura, cercherò di evidenziare l’importanza della Pac: non dobbiamo dimenticare che proprio l’agricoltura assorbe gran parte del bilancio europeo e che la valorizzazione dei prodotti locali giocherà un ruolo fondamentale anche a livello economico. Dobbiamo ritornare alla terra, sfruttando le recenti opportunità tecnologiche e commerciali che vengono offerte dalle nuove politiche comunitarie che si stanno predisponendo a Bruxelles”.

(fonte Segreteria On. Scottà)

L’agricoltura veneta reclama dignità, valore, orgoglio…e lavoro

Franco Manzato, assessore Agricoltura regione Veneto, alla Fiera di Padova

“Da Padova l’agricoltura veneta reclama dignità e considerazione, forte dei valori culturali, morali ed economici dei quali e portatrice. Lo fa aprendosi a tutta la società veneta, con l’orgoglio di rappresentarne un elemento strategica e insostituibile”. Franco Manzato, Ass.reg.le all’Agricoltura, si fa portavoce di una platea variegata presente lo scorso 11 febbraio alla Fiera patavina per il Congresso finale dell’Agricoltura e dello sviluppo rurale, che sta decidendo le strategie per affrontare il prossimo decennio, che si annuncia in ogni caso difficile e denso di incognite.

Agricoltura oggetto di speculazioni e appetiti internazionali. L’agricoltura infatti non è più la campagna della periferia delle nostre città, ma un pezzo essenziale e ambìto della scacchiera economica mondiale. E come tale è investito da speculazioni e appetiti internazionali, le cui decisioni non sono prese nei campi ma in luoghi dai quali l’agricoltura e gli imprenditori agricoli sono spesso lontani, se non esclusi. “Dalla loro, l’agricoltura e gli imprenditori veneti hanno i numeri e le scelte – ha ribadito Manzato – perché sono capaci di essere al primo posto nell’export italiano di prodotti dei campi, con un valore crescente che nel terzo trimestre del 2010 è stato certificato 616 milioni di euro. E questo benchè la superifice agricola utile sia di 820.201 ha, al settimo posto tra le regioni italiane, mentre la Produzione Lorda vendibile si colloca al terzo posto dopo Lombardia ed Emilia Romagna.

Sviluppo, benessere e qualità di vita. “Questo significa che i nostri imprenditori e il nostro sistema hanno molto da dire e da pretendere – ha affermato Manzato, perché hanno reso vincente nei fatti la scelta della qualità, della varietà, della tipicità e del territorio, e pur nelle difficoltà che ancora incontra una ottimale organizzazione dell’offerta. In più l’agricoltura crea ricchezza, con un aumento dell’occupazione nel 2010 rispetto all’anno precedente che è stimata attorno all’8 per cento, senza eguali negli altri settori e anzi a fronte di 130 mila lavoratori che in Veneto conoscono la disoccupazione”. “Oltre a questo, l’agricoltura rappresenta un fulcro fondamentale, attorno al quale ruotano molti fattori e variabili dello sviluppo, del benessere e della qualità della vita dei cittadini veneti. E tutti questi fattori e variabili hanno un denominatore comune ossia l’uomo e la sua persona – ha concluso Manzato – che nell’agricoltura e nelle aree rurali trova ancora i principali riferimenti della sua identità, della sua cultura e del suo benessere complessivo”.

La protesta dei lavoratori agricoli e forestali. All’incontro hanno partecipato oltre 600 persone, ovvero tutto il mondo agricolo veneto. Partecipanti che hanno trovato ad “accoglierli” le rappresentanze dei lavoratori agricoli e forestali che manifestavano a difesa del posto di lavoro, preoccupate dai forti tagli che la Regione sembra sarà costretta ad apportare per le ristrettezze di bilancio. Manzato si è soffermato con loro, ascoltando le preoccupazioni, disponibile ad un incontro a breve di approfondimento.

Cinque mesi di lavoro e incontri. In sintesi i temi affrontati dalla Conferenza partivano dalla base di un lavoro preparatorio fatto a Veneto Agricoltura e durato cinque mesi attraverso sei incontri. Parole d’ordine? Più innovazione e competitività, gestione dei sistemi produttivi più equilibrata e sostenibile, qualità delle produzioni agricole ancora più diffusa e riconosciuta, concreta applicazione dei principi di sussidiarietà e federalismo, ulteriore semplificazione della burocrazia. Queste le priorità strategiche che la Regione Veneto intende perseguire per far crescere l’agricoltura regionale da qui al 2020, il periodo operativo della nuova PAC (2013-2020). Senza comunque tralasciare altri aspetti quali, per esempio, la lotta ai cambiamenti climatici, la gestione sostenibile delle risorse idriche, la produzione di energie rinnovabili per i quali il settore primario avrà in futuro un ruolo sempre più attivo.

Un contesto in cui le incertezze non mancano. La Conferenza agricola regionale, voluta da Manzato, ha prodotto l’”Agenda delle priorità strategiche regionali per il sistema agricolo e rurale”. Un documento snello ma al tempo stesso corposo, che contiene precise strategie, obiettivi da raggiungere, azioni da svolgere indispensabili per garantire alle imprese agricole venete un futuro il più possibile “certo” in un contesto in cui le incertezze non mancano. Le incertezze maggiori della prossima politica agricola europea riguardano le risorse che la stessa PAC avrà a disposizione nel periodo 2014/2020, in primis i finanziamenti da destinare ai pagamenti unici agli agricoltori (i cosiddetti premi PAC). La Commissione europea, a questo proposito, sta elaborando le sue proposte, ma è quasi certo che sarà ridotto notevolmente l’automatismo degli interventi comunitari, lasciando agli Stati membri, e quindi alle Regioni, grandi margini di discrezionalità. In futuro, le Regioni potrebbero così non svolgere più solo un ruolo di erogatore di spesa in ambito PAC, in quanto potrebbero essere chiamate a svolgere anche un ruolo importante nella programmazione. Una grande responsabilità, dunque, per le Regioni che dovranno così coordinare la programmazione della politica agricola con quella dello sviluppo rurale, vale a dire con i Piani di Sviluppo Rurale regionali. Quindi una visione delle attività agricole orientate non solo alla produzione di beni alimentari, ma anche allo sviluppo di quei servizi legati all’ambiente, al territorio, all’imprenditoria turistica, per fare qualche esempio, tradizionalmente svolti e mai riconosciuti e quindi retribuiti.

(fonte Veneto Agricoltura)