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I pescatori veneti diventano “manager del mare” con il percorso di alta formazione in gestione strategica delle risorse ittiche che vede una collaborazione pubblico-privato

Partecipanti e manifesto pesca_evento finale FishLab 15_10_22

La pandemia, il riscaldamento climatico, le tensioni geopolitiche e il loro impatto sul versante delle materie prime e dell’energia impongono al settore della pesca un’accelerazione verso strategie innovative, anche per rendere le imprese capaci di resistere alle incertezze e alla concorrenza europea. A questa necessità di formazione e managerializzazione degli imprenditori della filiera ittica ha voluto dare risposta e strumenti il percorso di “Alta formazione in gestione strategica delle risorse ittiche – FishLab”, che sabato scorso, a Ca’ Dolfin a Venezia, ha visto la sua ultima lezione trasformata in un evento aperto, il cui pubblico era costituito da rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni di categorie, oltre a responsabili di mercati ittici, aziende e operatori del settore e ricercatori.

Sono i numeri a dire quanto la partita sia importante per l’economia regionale. La pesca veneta infatti vede oggi attive più 3.800 aziende (il 15% del totale nazionale) e dà lavoro direttamente a 7.500 addetti di cui il 10% donne (dati Infocamere 2021), oltre a mobilitare un importante indotto in servizi e attività collegate, a partire da quelle di trasformazione, distribuzione e promozione. Un valore della produzione che globalmente si aggira intorno ai 140 milioni di euro, pari al 6,2% di quello nazionale, e una quantità media prodotta di 60mila tonnellate tra il 2016 e il 2020 (dati Osservatorio della pesca Agenzia veneta 2020). Per sostenere oggi le imprese di questo settore così importante per l’economia regionale servono modelli di business efficienti, processi di innovazione e un rilancio del comparto in chiave sostenibile, dal punto di vista ambientale e sociale, capace di tenere sul fronte della redditività e delle marginalità. E magari un marchio unitario per la sua promozione e commercializzazione, come emerso dal progetto.

Primo nel suo genere in Italia, il percorso è promosso da Isfid Prisma, ente di formazione e consulenza di Legacoop Veneto, in collaborazione con Fondazione Università Ca’ Foscari Venezia e Agrifood Innovation and Management Lab, laboratorio di ricerca multidisciplinare del Dipartimento di Management dell’Ateneo veneziano. È realizzato nell’ambito del progetto “Percorsi di Alta Formazione per il settore della Pesca” e finanziato dal Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP). Avviato a novembre 2021, si è trattato di un vero e proprio laboratorio di coprogettazione, che ha visto confrontarsi e lavorare insieme docenti e ricercatori di Università Ca’ Foscari e i sedici partecipanti (presidenti, direttori e componenti dei Cda delle maggiori cooperative venete del settore pesca, nella foto in alto) con la finalità di favorire la crescita professionale e manageriale delle aziende dell’economia blu, accompagnando i corsisti nell’acquisire competenze in quello che è definito il “management del mare”, attraverso metodi didattici innovativi come il design thinking e il lean management.

Interventi. Sul valore del percorso Christine Mauracher, direttrice di Agrifood Management and Innovation Lab e responsabile scientifica di FishLab, ha spiegato: «I cambiamenti degli stili alimentari e la ricerca di alternative alle proteine derivanti dalla carne offrono al settore diverse opportunità di sviluppo. La chiave risiede nella capacità della pesca veneta di crescere rimanendo sostenibile – vale a dire valorizzando l’enorme varietà di specie che il nostro mare offre – e di far percepire adeguatamente al consumatore la qualità del prodotto, il valore di pratiche ecologicamente e socialmente responsabili, l’importanza nutrizionale del pescato. Il nostro percorso ha ingaggiato le cooperative venete su questi temi per coprogettare possibili sviluppi su cui sia gli operatori privati che pubblici potranno investire, anche attraendo risorse dai piani di stimolo dell’economia come il Pnrr». «L’obiettivo del nostro lavoro è mettere a disposizione degli operatori del comparto i risultati aggiornati della ricerca accademica e insieme a loro declinarli all’interno di progetti concreti – ha aggiunto Vladi Finotto, ricercatore del laboratorio multidisciplinare sull’agrifood di Ca’ Foscari e delegato della rettrice alla valorizzazione della conoscenza –. Le traiettorie individuate in FishLab insistono su: l’uso del digitale per la tracciabilità e per la comunicazione della stessa ai consumatori; la valorizzazione dei dati della pesca per l’efficientamento dei processi di tutta la filiera e il recupero di redditività; l’utilizzo di strumenti digitali e analogici per comunicare organicamente l’identità della pesca veneta su tutti i canali distributivi. Finanziamenti focalizzati e impegno degli operatori potranno portare a maturazione questi progetti nel giro di alcuni mesi». «Un progetto che nella sua articolazione innovativa è facilmente replicabile ed “esportabile” – ha sottolineato Daniela Novelli, responsabile dell’area consulenza e formazione di Isfid Prisma – anche in comparti diversi, e si pone pertanto come base di sviluppo per altri possibili percorsi formativi professionali che si implementino nel tempo e contribuiscano alla strutturazione di una collaborazione pubblico-privato tra i diversi attori del comparto pesca interessati all’apprendimento permanente». «Oltre a formare competenze manageriali, il percorso ha rafforzato un’identità comune della pesca veneta e ai partecipanti ha fatto comprendere come sia importante sentirsi “sistema” e muoversi come tale, anche per essere più forti e competitivi». Sono le parole di Antonio Gottardo, presidente del Flag Veneziano e responsabile del settore agroalimentare di Legacoop Veneto, che ha continuato: «Tutto ciò per un mondo estremamente complesso e diversificato. Questo ha potuto portare alla fine alla stesura di un Manifesto che ne definisce e trasmette valori e visione, nonché evidenzia il ruolo dei pescatori su molteplici versanti». «Il settore della pesca e dell’acquacoltura è di primaria importanza per il Veneto – ha sottolineato anche Francesco Calzavara, assessore alla Programmazione e al Bilancio della Regione del Veneto – e in un contesto particolare come l’attuale sta dimostrando grande resilienza. Per continuare a distinguerci in un ambito di attività vivace e con buoni margini di crescita, dobbiamo sfruttare ogni sinergia possibile creando figure ad hoc, altamente specializzate, capaci di cogliere le innovazioni per guidare la crescita del comparto: il “management del mare” va proprio in questa direzione. E pensare ed agire come sistema potrà inoltre aiutare ad avere un quadro chiaro del futuro, in cui la filiera potrà orientare le prossime strategie». Infine, ad offrire uno sguardo europeo è intervenuta Rosanna Conte, europarlamentare della Commissione Pesca: «L’acquacoltura europea può e deve essere al centro delle politiche agroalimentari dell’Ue. Dagli allevamenti Ue arriva solo il 10% del pesce consumato dai cittadini europei, mentre su scala globale la quota supera il 50%. L’Europa importa oltre il 70% dei prodotti ittici consumati. È ora di invertire la rotta, e su questo da Strasburgo arrivano chiare indicazioni. Promuovere la nostra acquacoltura vuol dire ridurre la dipendenza dall’estero, ma anche avere prodotti alimentari sostenibili e di qualità, e creare nuovi posti di lavoro. Per farlo, serve innanzitutto un quadro giuridico favorevole alle imprese, che tenga conto di tutti e tre i pilastri della sostenibilità: economico, sociale e ambientale. Il nuovo meccanismo di assistenza all’acquacoltura può essere uno strumento innovativo, ma deve coinvolgere tutte le parti interessate. Occorre inoltre rafforzare la ricerca e l’innovazione».

Fonte: Servizio stampa Legacoop Veneto

Pesca illegale, la Corte dei conti europea invoca azioni più decisive per contrastarla

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L’UE è uno dei principali attori globali nel settore della pesca, sia in termini di flotta peschereccia (con circa 79 000 navi), sia in qualità di maggiore importatore al mondo di prodotti ittici (il 34 % del commercio totale a livello mondiale). In linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, l’UE si è impegnata a porre fine alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata entro il 2020, ma non vi è riuscita. In ogni caso, non basta assicurare la legalità di un prodotto per garantire che quest’ultimo provenga da fonti sostenibili.

Nel 2008 l’UE ha istituito un sistema di certificazione delle catture al fine di garantire la legalità dei prodotti della pesca importati. “L’UE dispone di regimi di controllo per contrastare lo spaccio di prodotti ittici pescati illegalmente ai consumatori”, ha affermato Eva Lindström, responsabile dell’audit all’interno della Corte dei conti europea. “Nonostante tali misure, però, questi prodotti continuano a finire nel piatto dei cittadini dell’UE. Ciò è fra l’altro dovuto al fatto che le verifiche e le sanzioni sono applicate in modo diverso a seconda dello Stato membro”.  Secondo la Corte, il sistema di certificazione delle catture istituito nel 2008 ha migliorato la tracciabilità e ha rafforzato i controlli sulle importazioni, ma i controlli eseguiti dagli Stati membri non sono uniformi. Il sistema di certificazione delle catture dell’UE è basato su documentazione cartacea, con il maggior rischio di frode che ne consegue, mentre sarebbe più efficace – sostiene la Corte – un’unica banca dati elettronica a livello di Unione. In realtà, la Commissione europea ha sviluppato un sistema informatico a livello di UE per svelare più facilmente le frodi e automatizzare i controlli, ma nessuno Stato membro lo utilizza. La Commissione ha proposto di renderne obbligatorio l’uso.

Cartellini “gialli” e “rossi”. La Commissione e il Consiglio, qualora reputino carenti i regimi di controllo in atto in paesi non appartenenti all’UE che esportano prodotti ittici nell’Unione, possono intervenire emettendo cartellini “gialli” o “rossi”. Quando viene attribuito un cartellino rosso a uno di questi paesi, gli Stati membri dell’UE sono tenuti a respingere tutte le importazioni di prodotti della pesca provenienti dai suoi pescherecci. La Corte ha riscontrato che il sistema dei cartellini si è rivelato utile, innescando riforme nella maggior parte dei paesi a cui è stato applicato. Agli Stati membri spetta verificare l’attività di pesca condotta dalla flotta battente la loro bandiera e nelle loro acque. La Corte ha constatato che le verifiche nazionali hanno spesso rilevato casi di pesca illegale. Ciò nonostante, in alcuni Stati membri persistono, a causa di scarsi controlli, volumi di pesca eccessivi e una comunicazione incompleta delle catture. La dichiarazione errata delle catture costituisce l’infrazione più comune commessa dalla flotta dell’UE, a cui fa seguito la pesca in zone di divieto o senza contingenti assegnati e l’utilizzo di attrezzi illegali. È ampiamente dimostrato, stando alla Corte, che è problematico imporre il rispetto dell’obbligo di sbarco e che i rigetti illegali in mare continuano. La Corte ha inoltre constatato che i progetti finanziati dall’UE sottoposti all’audit avevano concorso a rafforzare il regime di controllo della pesca.

Quanto al sistema sanzionatorio, la Corte ha rilevato che la grande maggioranza delle infrazioni gravi individuate ha determinato l’avvio di un’indagine o di un procedimento penale, con la conseguente irrogazione tempestiva di sanzioni. Dall’audit è emerso però che non vi sono condizioni di parità nel territorio dell’UE. Ad esempio, la Corte ha osservato che l’ammenda media inflitta per un’infrazione analoga variava da circa 200 euro (Cipro, Lituana ed Estonia) a oltre 7 000 euro (Spagna). In alcuni Stati membri, le sanzioni non costituivano un adeguato deterrente contro la pesca illegale, in quanto non erano commisurate ai vantaggi economici ricavati dalle infrazioni. La Corte raccomanda alla Commissione di perseguire l’applicazione uniforme ed efficace di un sistema sanzionatorio dissuasivo. Andrebbe inoltre armonizzata l’applicazione del sistema di punti di penalità nei vari Stati membri. La relazione speciale 20/2022 intitolata “Azione dell’UE per contrastare la pesca illegale – Regimi di controllo in atto ma indeboliti da verifiche e sanzioni non uniformi applicate dagli Stati membri” è disponibile sul sito Internet della Corte dei conti europea.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

Alto Adriatico, continua il difficile momento della pesca veneta. Focus sulla Marineria di Chioggia, impegnati l’11-12 dicembre 2021 negli Stati Generali Italiani della Pesca

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La Marineria di Chioggia, d’intesa con il locale Mercato ittico, promuove nei giorni 11 e 12 dicembre prossimo gli Stati Generali Italiani della Pesca. Nell’occasione, rappresentanti del Governo, operatori e tecnici si confronteranno sulla crisi che sta attanagliando il comparto ittico nazionale, nonché sulle possibili restrizioni allo sforzo di pesca nazionale annunciato dalla Commissione europea.

La crisi del settore ittico è ben riscontrabile scorrendo anche il nuovo Report sulla Marineria di Chioggia (Ve) pubblicato da Veneto Agricoltura (Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura), ricco di dati statistici e utili indicazioni sui trend salienti che caratterizzano la filiera della pesca.Con i suoi 220 pescherecci – si legge nell’elaborato dell’Agenzia regionale scaricabile qui:) – la flotta marittima chioggiotta resta una delle più grandi e attrezzate dell’intero Alto Adriatico, rappresentando da sola oltre un terzo dell’intera flotta veneta. Una consistenza, questa, che però nell’ultimo decennio ha segnato un preoccupante calo del -9,1%, in linea con la riduzione registrata nell’intera area adriatica, anche se nel 2020 la flotta di Chioggia è cresciuta del +0,9%, percentuale minima ma pur sempre incoraggiante in vista di una auspicata ripresa.

Per quanto riguarda il numero delle imprese attive nel settore della produzione ittica primaria chioggiotta, il Report di Veneto Agricoltura segnala che nell’ultimo anno risultano essere 457 unità, di cui 329 operative nel campo della pesca marittima, in calo del -17,8% rispetto al 2011, mentre quelle dell’acquacoltura sono 128 unità, ovvero quasi il doppio (+96,9%) rispetto a dieci anni fa. Se si considerano tutte le imprese della filiera ittica clodiense, quindi anche quelle che lavorano il pesce e lo commercializzano, il totale sale a 621 imprese, con un lieve rialzo decennale di ditte del +0,8%. Meno rosea invece la situazione occupazionale, visto che le 1.558 unità lavorative rilevate nel 2020 segnano una perdita nell’ultima decade del -14,2%. Nel Mercato ittico di Chioggia lo sbarcato locale (7.798 tonnellate nel 2020) rappresenta da solo l’83% circa dei volumi complessivi transitati, in calo del -15,5% rispetto al 2019, con un fatturato pari a 19,8 mln/euro in calo del -20,2%. I transiti totali, comprensivi anche delle quote di prodotti di provenienza nazionale ed estera, sono pari a 9.364 tonnellate (-17,6% rispetto al 2011), mentre l’incasso totale è stato di 30,9 mln/euro (-25,7% rispetto al 2011).

Per quanto riguarda i prezzi, nel confronto decennale, si registrano pochi cali per le specie maggiori, mentre prevalgono i segni positivi, in particolare per seppie (+28%), latterini (+33,6%) e cefali (+69,3%).Il Report dell’Agenzia regionale si completa con una panoramica sull’attività di pesca e allevamento dei molluschi bivalvi. La pesca delle vongole di mare e fasolari, settore gestito dal locale Consorzio (Co.Ge.Vo.), vede impegnate 57 turbosoffianti, che nel 2020 hanno pescato 859 tonnellate complessive di molluschi bivalve e bibi, registrando un calo della produzione nell’ultimo anno del -39,9% rispetto al 2019), tendenza confermata anche nel confronto decennale (-32,7%). Molto importante per l’area chioggiotta è la venericoltura effettuata in acque lagunari e che in particolare riguarda la vongola filippina, spalleggiata da una residuale quota di allevamento di mitili in Laguna di Chioggia, visto che il grosso degli impianti di mitilicoltura (longline) sono collocati in mare al largo di Pellestrina.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Grado (GO) e Marano Lagunare (UD), pesca e marinerie con segni “meno”

L’Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Veneto Agricoltura ha appena pubblicato un nuovo report che analizza la filiera ittica di due delle principali marinerie del Friuli-Venezia Giulia, quelle di Grado e Marano Lagunare. Si tratta di due realtà che si caratterizzano, oltre che per la normale pesca marittima, anche per le attività di venericoltura e piscicoltura, praticate nelle aree lagunari e nelle valli da pesca. Vediamo in sintesi lo stato di salute delle due marinerie.

La flotta marittima di Grado (GO) è costituita da 124 imbarcazioni, in calo del -20,5% nell’ultima decade; la flotta di Marano Lagunare (UD), che oggi conta 178 pescherecci, negli ultimi dieci anni si è invece ridotta del -22,9%. Di pari passo, anche le caratteristiche costruttive delle barche (lunghezza dello scafo, stazza e potenza motore) risultano essere in calo nel periodo considerato. Per quanto riguarda le imprese attive, nella filiera alieutica di Grado risultano complessivamente presenti 110 unità (-18,5% rispetto al 2010), con una netta preminenza di quelle della produzione primaria. Stesso discorso vale per le aziende del comparto ittico di Marano Lagunare, che oggi sono circa 230 (-13,5% rispetto a dieci anni fa). Numeri in altalena relativamente all’occupazione, visto che a Grado gli occupati nel comparto sono oggi 154, cifra che segna un -3,1% rispetto ad una decade fa; mentre a Marano Lagunare a fronte delle 406 unità lavorative censite oggi corrisponde un aumento del +6,3% rispetto al 2010.

Nei mercati ittici di Grado e Marano Lagunare confluiscono i prodotti ittici tipici dell’area Nord del Mare Adriatico, ma anche una quota importante di pesce di valle. Il grosso della produzione è rappresentato però dai molluschi e dalle altre tipologie di pesce non rientranti nel pesce azzurro. Andamento assolutamente negativo per quanto riguarda la produzione ittica sbarcata. Si pensi che nel mercato di Grado alle 139 tonnellate rilevate nel 2019 corrisponde una diminuzione del -73,7% rispetto al 2010, con il fatturato in calo del -63,8%; per il mercato di Marano Lagunare la situazione è poco migliore, con i quantitativi in transito nell’ultimo anno (763 tonnellate circa) in calo del -53,9%, mentre tengono di più gli incassi (-18,5% rispetto al 2010). Il report dell’Osservatorio di Veneto Agricoltura, con molte altre informazioni sulle due marinerie analizzate, è disponibile al link: https://www.venetoagricoltura.org/2020/06/temi/le-marinerie-di-grado-e-marano-lagunare-2/

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Pesca sportiva: possibile ma in forma individuale

Tre le attività sportive individuali consentite dalle disposizioni di contenimento del Covid 19, c’è anche la pesca sportiva. I pescatori amatoriali possono utilizzare canne, esche e lenza. “Ma fino a domenica 3 maggio (compreso) non possono uscire dal territorio comunale di residenza o soggiorno”, ha spiegato l’assessore regionale all’Agricoltura e alla Pesca, Giuseppe Pan, con il supporto dell’Avvocatura regionale.

L’ordinanza n. 43 firmata nei giorni scorsi dal presidente Zaia interpreta e fa chiarezza del combinato disposto dei due DPCM del 10 e del 26 aprile: il primo consente sino al 3 maggio di svolgere attività motoria in prossimità della propria abitazione, il secondo autorizza passeggiate, jogging, attività motorie e allenamenti sportivi individuali senza più limiti di distanza dalla propria casa a partire dal 4 maggio. Pertanto l’attività di pesca sportiva individuale deve considerarsi inclusa nell’attività sportiva e motoria ammesse dai DPCM. L’ordinanza regionale chiarisce che tali attività sono consentite nel raggio territoriale del proprio comune.

Va rispettato il distanziamento sociale e vanno utilizzati i dispostivi di protezione, cioè mascherina e guanti. Si può pescare lungo fiumi, torrenti e laghi, ma non sono ammesse gare, competizioni, trofei e qualsiasi altra occasione di assembramento. E sino al 4 maggio i pescatori potranno esercitare la loro passione sportiva nell’ambito del proprio comune, anche utilizzando un mezzo di spostamento per raggiungere il luogo di pesca. Ma per andare a pesca in altri comuni del Veneto bisognerà aspettare la settimana prossima”.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Covid-19, anche la pesca veneta “getta l’ancora”. L’appello è di comprare pesce italiano e locale.

Le prime elaborazioni effettuate da Veneto Agricoltura attraverso il suo “Osservatorio Socio Economico della Pesca” fanno emergere, con chiarezza, la grave situazione di crisi che sta affrontando la pesca regionale a causa dell’emergenza Covid-19.

Per il mercato ittico di Chioggia, sicuramente rappresentativo della situazione regionale e non solo, i dati produttivi del mese di marzo 2020 evidenziano una contrazione, rispetto a marzo 2019, del valore della produzione locale di quasi il -61%, mentre in termini di quantità la diminuzione è stata del -49%. Del -40% è il decremento anche dei transiti dall’estero, sia in valore che in quantità, mentre quelli nazionali segnano un -56% circa.

La chiusura del canale HORECA (hotel, ristorazione e catering) ha provocato una forte depressione della domanda di prodotti ittici, tanto che in Veneto alcuni mercati lavorano a giorni alterni e molte imprese sono ricorse al fermo pesca facoltativo, permesso dal decreto legge n.18 del 17 marzo 2020. Ricordiamo che per alcuni comparti ittici, in una regione a forte vocazione turistica come il Veneto, l’HORECA arriva a rappresentare fino all’80% degli sbocchi commerciali. A questo si aggiunge la modifica dei comportamenti di acquisto da parte del consumatore che, in questo periodo, predilige GDO e acquisti concentrati; diverse barche dello strascico hanno così dovuto bloccare temporaneamente le attività, mentre i pescherecci veneti dei Consorzi Gestione Vongole si sono orientati per un fermo temporaneo dal 14 marzo al 30 giugno. La piccola pesca artigianale e qualche peschereccio continuano a lavorare rifornendo parzialmente i mercati che, in una situazione così precaria, rispondono con forti oscillazioni dei prezzi. Da non dimenticare infine le produzioni da allevamento tipiche regionali, come i mitili, che giungeranno a maturazione tra pochi giorni: non avranno un mercato di sbocco e si rischia l’eccesso di offerta, dovendo gli impianti essere liberati.

Comprare locale. Se la raccomandazione al consumatore in questo periodo eccezionale per tutto l’agroalimentare è “compra italiano”, l’appello ancora più accorato per i prodotti ittici, che immaginiamo verranno cercati in questo periodo pasquale, è quello di comprare locale. Un gesto che può concretamente aiutare la filiera a risollevarsi e alle barche di tornare in mare, anche perché, è bene ricordarlo, le pescherie al minuto sono aperte offrendo varie specie di ottimo pesce fresco e stagionale.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

Pesce azzurro dell’Adriatico, un progetto europeo per il suo monitoraggio

L’obiettivo del progetto INTERREG Italia-Croazia “ITACA”, che vede quale capofila Veneto Agricoltura, è quello di analizzare in tempo reale i dati economici, ecologici e biologici della pesca nel Mar Adriatico e, successivamente, di indicare ai pescatori il quantitativo di pesce azzurro che ogni singolo mercato dei due Paesi transfrontalieri è in grado di assorbire nei vari periodi dell’anno. Tutto questo, in altre parole, significa pescare solo la quantità di pesce necessaria, puntando all’incremento del reddito dei pescatori e contemporaneamente alla salvaguardia del patrimonio ittico dell’Adriatico, principalmente acciughe e sardine.

Attività che si concluderà nel giugno del 2021. In questo ambito, si è svolto a Chioggia-Ve, presenti i rappresentanti dei soggetti partner del progetto (oltre a Veneto Agricoltura, Confcooperative del Veneto, Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, CNR di Ancona, AZZRI Regione Istriana; RERA Agenzia di Sviluppo delle Contee di Dalmazia e Spalato, Istituto Oceanografico di Spalato), un workshop organizzato da Confcooperative durante il quale é stata presentata una prima demo del modello di gestione della pesca di piccoli pelagici nell’area Adriatica. Come si può intuire, “ITACA” rappresenta un progetto di grande rilevanza economica ed ecologica, tanto da essere considerato uno dei principali cardini del Programma Interreg Italia-Croazia per l’Asse Prioritario Blue Innovation. L’attività del progetto proseguirà nei prossimi mesi con la realizzazione di una serie di incontri informativi con i pescatori per applicare il modello nelle diverse marinerie adriatiche. L’assegnazione finanziaria complessiva del progetto “ITACA” è di circa 1,8 milioni di euro, a supporto di un’attività che si concluderà nel giugno del 2021.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

 

Pesca, in altalena il comparto veneto nel 2018

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Come ogni anno a dicembre arriva il report di Veneto Agricoltura dedicato all’andamento del comparto regionale della pesca riferito all’anno precedente, in questo caso il 2018, per il quale sono disponibili e completamente analizzabili tutti i dati. In estrema sintesi, i tecnici dell’Agenzia rilevano che lo scorso anno i vari settori della filiera ittica del Veneto hanno presentato numeri in altalena: cresce lo sbarcato nei mercati ittici locali; stabili la flotta marittima, il numero delle imprese e l’export; male il comparto della venericoltura (allevamento delle vongole).

In dettaglio. Flotta peschereccia Sembra essersi assestata la consistenza dei pescherecci della flotta marittima veneta, dopo un lungo periodo di forte calo, visto che alle 658 unità rilevate nel 2018 corrisponde un calo dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Si registra anche un leggero decremento del numero di imprese attive nella filiera ittica regionale che, con 3.787 unità, segnano un -0,3% rispetto al 2017, di contro, con 7.774 unità lavorative attive, gli occupati risultano in crescita dell’1,2%. Prodotto sbarcato – Lo sbarcato locale, che giornalmente arriva nei sei mercati ittici regionali (Venezia, Chioggia, Caorle, Pila, Scardovari e Porto Viro), ha fatto segnare un rialzo della produzione del 4,8% rispetto al 2017, a fronte delle 20.153 tonnellate prodotte, mentre il fatturato in controtendenza perde il 4,4% (47,8 milioni di euro), calo causato dalla discesa dei prezzi di vendita alla produzione (-5% medio). La voce che maggiormente ha inciso sull’aumento dei quantitativi sbarcati nei mercati è rappresentata dal pesce azzurro (alici e sardine), che nel 2018 ha visto crescere i volumi del 14% netto, con il mercato di Pila-Porto Tolle ad incidere in maniera determinante (+34,9%). Prodotto allevatoSull’ottovolante le produzioni di allevamento, visto che per la venericoltura nel 2018 risultano 10.274 tonnellate prodotte e una perdita annua del -30,5%. Ben altra cosa per la mitilicoltura regionale, che registra nell’anno analizzato un deciso aumento produttivo del +27,6%, a fronte delle 19.786 tonnellate complessive prodotte, con il prodotto marino ad incidere maggiormente sulla crescita dei volumi (+31,9%). Anche la piscicoltura vede scendere leggermente i volumi prodotti (-0,4%), mentre il valore della PLV sale del +15,2%. Molluschi di mare – Infine, con le 4.560 tonnellate rilevate nel 2018, i due Co.Ge.Vo. veneti mostrano un decremento della produzione complessiva di molluschi di mare del 17,9% rispetto all’anno precedente, con le vongole che perdono il 18,5%.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

Pesca e acquacoltura, in arrivo nuovi bandi per 11 milioni di euro cofinanziati da Regione Veneto e fondi europei

Sono in arrivo nuovi bandi regionali per il settore pesca e acquacoltura per quasi 11 milioni di euro. Ne dà notizia l’assessore regionale alla pesca, Giuseppe Pan, che sottoposto all’approvazione della Giunta un ’pacchetto’ di quindici misure di intervento.

Cofinanziamento regione-fondi europei. “A seguito dei gravi danni causati alle flotte pescherecce del Veneto dal maltempo e agli impianti di stoccaggio, lavorazione e trasformazione delle cooperative ittiche e di acquacoltura la Giunta ha accelerato la leva dei bandi cofinanziati con le risorse Feamp (Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca), in modo da offrire alle imprese del settore una concreta possibilità di recupero della propria operatività e della competitività”, ha detto Pan. La Regione Veneto, grazie al cofinanziamento delle risorse del fondo europeo per la pesca, ha già attivato con quattro precedenti bandi interventi per 263 progetti di riqualificazione e ammodernamento, con un contributo complessivo di oltre 17 milioni di euro a sostegno del mondo della pesca. Con il quinto bando del valore di 10,6 milioni di euro, di cui 1,6 di cofinanziamento regionale, la leva pubblica azionata in questa legislatura a sostegno delle imprese ittiche del Veneto salirà a 28 milioni di euro.

I nuovi bandi, che prima della pubblicazione sul Bur dovranno superare l’esame della competente commissione consiliare, mirano a promuovere la competitività delle piccole e medie imprese, a sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, a tutelare l‘ambiente e a promuovere l’uso efficiente delle risorse, nonché ad aumentare l’occupazione e a sostenere la mobilità dei lavoratori. I contributi Feamp sono destinati a progetti di sviluppo sostenibile, che migliorino le condizioni di lavoro dei pescatori, la qualità e il valore aggiunto del pescato, il risparmio energetico e la riduzione dell’impatto sull’ambiente.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Presentata da Uecoop all’Istituto Manfredini di Este (PD) la carta d’identità on line del pesce, obiettivo favorire nei ristoranti la diffusione di pesce italiano e veneto

Contro la stagnazione dei consumi di pesce, che nel 2019 hanno registrato crescita zero nel primo semestre rispetto allo stesso periodo dell’anno prima, arriva la carta d’identità on line per i tesori del mare made in Italy. E’ quanto annuncia Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, sulla base di dati Ismea in relazione all’avvio della “Operazione trasparenza” in collaborazione con la Federazione Italiana Cuochi.

Claudio Zambon presenta ad Este l’App 5 Pesci e la carta d’identità on line del pesce

L’obiettivo è promuovere nel circuito della ristorazione la diffusione del pesce italiano e in particolare di quello Veneto. La carta d’identità, che segue il pesce dalla rete alla tavola, – spiega Uecoop – permette al consumatore di conoscere la zona marina di provenienza, la cooperativa che lo ha pescato e le caratteristiche del prodotto. Alla carta d’identità del pesce è abbinata la App “5 pesci”, uno strumento gratuito che consente di conoscere meglio il pesce italiano, le sue peculiarità e le tante cooperative di pescatori che operano nei litorali italiani. “In un paese che ha contratto i propri consumi  di pesce e nel quale più dell’80% del pesce che arriva in tavola proviene dall’estero – afferma il presidente regionale di Uecoop Veneto Claudio Zambon – è ancor più importante approfondire con gli operatori di settore e i futuri chef l’identità del nostro pesce oltre che mettere in evidenza il patrimonio delle tante imprese cooperative della pesca che sono impegnate in questa attività che produce una quota importante di valore nella nostra regione”.

Fonte: Servizio stampa Uecoop