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Pesce azzurro dell’Adriatico, un progetto europeo per il suo monitoraggio

L’obiettivo del progetto INTERREG Italia-Croazia “ITACA”, che vede quale capofila Veneto Agricoltura, è quello di analizzare in tempo reale i dati economici, ecologici e biologici della pesca nel Mar Adriatico e, successivamente, di indicare ai pescatori il quantitativo di pesce azzurro che ogni singolo mercato dei due Paesi transfrontalieri è in grado di assorbire nei vari periodi dell’anno. Tutto questo, in altre parole, significa pescare solo la quantità di pesce necessaria, puntando all’incremento del reddito dei pescatori e contemporaneamente alla salvaguardia del patrimonio ittico dell’Adriatico, principalmente acciughe e sardine.

Attività che si concluderà nel giugno del 2021. In questo ambito, si è svolto a Chioggia-Ve, presenti i rappresentanti dei soggetti partner del progetto (oltre a Veneto Agricoltura, Confcooperative del Veneto, Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, CNR di Ancona, AZZRI Regione Istriana; RERA Agenzia di Sviluppo delle Contee di Dalmazia e Spalato, Istituto Oceanografico di Spalato), un workshop organizzato da Confcooperative durante il quale é stata presentata una prima demo del modello di gestione della pesca di piccoli pelagici nell’area Adriatica. Come si può intuire, “ITACA” rappresenta un progetto di grande rilevanza economica ed ecologica, tanto da essere considerato uno dei principali cardini del Programma Interreg Italia-Croazia per l’Asse Prioritario Blue Innovation. L’attività del progetto proseguirà nei prossimi mesi con la realizzazione di una serie di incontri informativi con i pescatori per applicare il modello nelle diverse marinerie adriatiche. L’assegnazione finanziaria complessiva del progetto “ITACA” è di circa 1,8 milioni di euro, a supporto di un’attività che si concluderà nel giugno del 2021.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

 

Pesca, in altalena il comparto veneto nel 2018

pesca vongole

Come ogni anno a dicembre arriva il report di Veneto Agricoltura dedicato all’andamento del comparto regionale della pesca riferito all’anno precedente, in questo caso il 2018, per il quale sono disponibili e completamente analizzabili tutti i dati. In estrema sintesi, i tecnici dell’Agenzia rilevano che lo scorso anno i vari settori della filiera ittica del Veneto hanno presentato numeri in altalena: cresce lo sbarcato nei mercati ittici locali; stabili la flotta marittima, il numero delle imprese e l’export; male il comparto della venericoltura (allevamento delle vongole).

In dettaglio. Flotta peschereccia Sembra essersi assestata la consistenza dei pescherecci della flotta marittima veneta, dopo un lungo periodo di forte calo, visto che alle 658 unità rilevate nel 2018 corrisponde un calo dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Si registra anche un leggero decremento del numero di imprese attive nella filiera ittica regionale che, con 3.787 unità, segnano un -0,3% rispetto al 2017, di contro, con 7.774 unità lavorative attive, gli occupati risultano in crescita dell’1,2%. Prodotto sbarcato – Lo sbarcato locale, che giornalmente arriva nei sei mercati ittici regionali (Venezia, Chioggia, Caorle, Pila, Scardovari e Porto Viro), ha fatto segnare un rialzo della produzione del 4,8% rispetto al 2017, a fronte delle 20.153 tonnellate prodotte, mentre il fatturato in controtendenza perde il 4,4% (47,8 milioni di euro), calo causato dalla discesa dei prezzi di vendita alla produzione (-5% medio). La voce che maggiormente ha inciso sull’aumento dei quantitativi sbarcati nei mercati è rappresentata dal pesce azzurro (alici e sardine), che nel 2018 ha visto crescere i volumi del 14% netto, con il mercato di Pila-Porto Tolle ad incidere in maniera determinante (+34,9%). Prodotto allevatoSull’ottovolante le produzioni di allevamento, visto che per la venericoltura nel 2018 risultano 10.274 tonnellate prodotte e una perdita annua del -30,5%. Ben altra cosa per la mitilicoltura regionale, che registra nell’anno analizzato un deciso aumento produttivo del +27,6%, a fronte delle 19.786 tonnellate complessive prodotte, con il prodotto marino ad incidere maggiormente sulla crescita dei volumi (+31,9%). Anche la piscicoltura vede scendere leggermente i volumi prodotti (-0,4%), mentre il valore della PLV sale del +15,2%. Molluschi di mare – Infine, con le 4.560 tonnellate rilevate nel 2018, i due Co.Ge.Vo. veneti mostrano un decremento della produzione complessiva di molluschi di mare del 17,9% rispetto all’anno precedente, con le vongole che perdono il 18,5%.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

Pesca e acquacoltura, in arrivo nuovi bandi per 11 milioni di euro cofinanziati da Regione Veneto e fondi europei

Sono in arrivo nuovi bandi regionali per il settore pesca e acquacoltura per quasi 11 milioni di euro. Ne dà notizia l’assessore regionale alla pesca, Giuseppe Pan, che sottoposto all’approvazione della Giunta un ’pacchetto’ di quindici misure di intervento.

Cofinanziamento regione-fondi europei. “A seguito dei gravi danni causati alle flotte pescherecce del Veneto dal maltempo e agli impianti di stoccaggio, lavorazione e trasformazione delle cooperative ittiche e di acquacoltura la Giunta ha accelerato la leva dei bandi cofinanziati con le risorse Feamp (Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca), in modo da offrire alle imprese del settore una concreta possibilità di recupero della propria operatività e della competitività”, ha detto Pan. La Regione Veneto, grazie al cofinanziamento delle risorse del fondo europeo per la pesca, ha già attivato con quattro precedenti bandi interventi per 263 progetti di riqualificazione e ammodernamento, con un contributo complessivo di oltre 17 milioni di euro a sostegno del mondo della pesca. Con il quinto bando del valore di 10,6 milioni di euro, di cui 1,6 di cofinanziamento regionale, la leva pubblica azionata in questa legislatura a sostegno delle imprese ittiche del Veneto salirà a 28 milioni di euro.

I nuovi bandi, che prima della pubblicazione sul Bur dovranno superare l’esame della competente commissione consiliare, mirano a promuovere la competitività delle piccole e medie imprese, a sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, a tutelare l‘ambiente e a promuovere l’uso efficiente delle risorse, nonché ad aumentare l’occupazione e a sostenere la mobilità dei lavoratori. I contributi Feamp sono destinati a progetti di sviluppo sostenibile, che migliorino le condizioni di lavoro dei pescatori, la qualità e il valore aggiunto del pescato, il risparmio energetico e la riduzione dell’impatto sull’ambiente.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Presentata da Uecoop all’Istituto Manfredini di Este (PD) la carta d’identità on line del pesce, obiettivo favorire nei ristoranti la diffusione di pesce italiano e veneto

Contro la stagnazione dei consumi di pesce, che nel 2019 hanno registrato crescita zero nel primo semestre rispetto allo stesso periodo dell’anno prima, arriva la carta d’identità on line per i tesori del mare made in Italy. E’ quanto annuncia Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, sulla base di dati Ismea in relazione all’avvio della “Operazione trasparenza” in collaborazione con la Federazione Italiana Cuochi.

Claudio Zambon presenta ad Este l’App 5 Pesci e la carta d’identità on line del pesce

L’obiettivo è promuovere nel circuito della ristorazione la diffusione del pesce italiano e in particolare di quello Veneto. La carta d’identità, che segue il pesce dalla rete alla tavola, – spiega Uecoop – permette al consumatore di conoscere la zona marina di provenienza, la cooperativa che lo ha pescato e le caratteristiche del prodotto. Alla carta d’identità del pesce è abbinata la App “5 pesci”, uno strumento gratuito che consente di conoscere meglio il pesce italiano, le sue peculiarità e le tante cooperative di pescatori che operano nei litorali italiani. “In un paese che ha contratto i propri consumi  di pesce e nel quale più dell’80% del pesce che arriva in tavola proviene dall’estero – afferma il presidente regionale di Uecoop Veneto Claudio Zambon – è ancor più importante approfondire con gli operatori di settore e i futuri chef l’identità del nostro pesce oltre che mettere in evidenza il patrimonio delle tante imprese cooperative della pesca che sono impegnate in questa attività che produce una quota importante di valore nella nostra regione”.

Fonte: Servizio stampa Uecoop

Pesca in Alto Adriatico, prolungato il fermo fino all’8 settembre 2019 per tutelare al meglio gli stock ittici

Il fermo pesca quest’anno in Adriatico, da Trieste ad Ancona, sarà di 42 giorni consecutivi e arriverà fino a domenica 8 settembre. A proclamarlo, il decreto del Sottosegretario alla Pesca Manzato che ha prolungato lo stop obbligatorio ai pescherecci dal 28 agosto sino all’8 settembre dando ascolto e riconoscimento alle istanze di responsabilità e sostenibilità manifestate in modo corale dalle marinerie venete.

Operazione concertata tra associazioni di categoria, organizzazioni sindacali, Consulta per la pesca e l’acquacoltura, e Regione Veneto. “Sono stati gli armatori e gli operatori ittici a segnalarci, per primi gli effetti negativi di un rientro anticipato della pesca, a fine agosto: le specie ittiche pescate post-fermo sarebbero state perlopiù di piccola taglia, con danni alla fauna marina appena riprodotta e conseguenze deleterie dal punto di vista ambientale e commerciale nei mesi successivi. Abbiamo quindi proposto al Ministero delle politiche Agricole e Alimentari e al Direttore generale della pesca marittima e acquacoltura di prolungare il periodo di arresto obbligatorio per i comprensori marittimi di Venezia, di Chioggia e del Delta del Po al fine di tutelare meglio gli stock ittici presenti in Alto Adriatico. E abbiamo trovato ascolto e piena condivisione”, ha commentato l’assessore regionale alla Pesca, Giuseppe Pan.

Regime di pesca controllata anche nel periodo post-fermo. Gli armatori veneti, insieme a quelli friulani, emiliani e marchigiani, faranno quindi confluire nella decade aggiuntiva di fine agosto-inizio settembre le ulteriori giornate di arresto temporaneo obbligatorio previste nel calendario annuale dalla legislazione nazionale in materia di pesca, prolungando così la stagione di ripopolamento di acque e fondali. Inoltre, armatori e pescatori chiedono di poter applicare nelle settimane post-fermo un regime di pesca controllata, che prevede l’esercizio dell’attività per non più di 72 ore distribuite in 5 giorni su base settimanali.

Fonte: Ufficio Stampa Regione Veneto

 

29 luglio 2019, con oggi l’uomo ha consumato tutte le risorse naturali che la Terra può rigenerare nell’anno. In Italia inizia anche il fermo pesca ma, secondo Coldiretti, lo stato delle risorse comunque peggiorato.

Oggi, 29 luglio 2019, è la giornata che, a livello mondiale, segnala che l’uomo ha già utilizzato le risorse naturali che la Terra può rigenerare nell’anno in corso. Una data che arriva sempre prima, 30 anni in fa in ottobre, 20 anni fa a settembre. In Italia, il giorno coincide anche con l’avvio del fermo pesca.

Le varie date in Italia. Il fermo pesca – sottolinea Coldiretti Impresapesca – bloccherà le attività dei pescherecci per 30 giorni consecutivi, dal 29 luglio fino al 27 agosto dal Friuli Venezia Giulia al Veneto, dall’Emilia Romagna fino a parte delle Marche e della Puglia. Il blocco inizialmente varrà da Trieste ad Ancona e da Bari a Manfredonia, mentre lungo l’Adriatico nel tratto da San Benedetto e Termoli le attività si fermeranno il 15 agosto (fino al 13 settembre). Per quanto riguarda il Tirreno lo stop scatterà da Brindisi a Roma dal 9 settembre all’8 ottobre e da Civitavecchia a Imperia dal 16 settembre al 15 ottobre. Per Sicilia e Sardegna – spiega Coldiretti Impresapesca – sarà, invece, fissato per un mese tra agosto e ottobre su indicazione delle Regioni.

Ulteriori giorni di blocco. Aggiunge Coldiretti: “La novità di quest’anno è che in aggiunta ai periodi di fermo fissati i pescherecci dovranno effettuare ulteriori giorni di blocco che vanno da 7 a 17 giorni, a seconda dalla zona di pesca alla quale sono iscritti. Le giornate di stop saranno decise direttamente dai pescatori che dovranno darne comunicazione scritta entro le ore 9 del giorno stesso. L’intero ammontare delle giornate aggiuntive dovrà essere obbligatoriamente effettuato entro il 31 dicembre 2019. In un Paese come l’Italia che importa dall’estero 8 pesci su 10, nei territori interessati dal fermo biologico aumenta peraltro anche il rischio di ritrovarsi nel piatto per grigliate e fritture, soprattutto al ristorante, prodotto straniero o congelato se non si tratta di quello fresco Made in Italy proveniente dalle altre zone dove non è in atto il fermo pesca, dagli allevamenti nazionali o dalla seppur limitata produzione locale dovuta alle barche delle piccola pesca che possono ugualmente operare. Per non cadere in inganni occorre garantire la trasparenza dell’informazione ai consumatori dal mare alla tavola estendendo l’obbligo dell’indicazione di origine anche ai menu dei ristoranti con una vera e propria ‘carta del pesce’”, ha dichiarato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “passi in avanti sono stati fatti sull’etichettatura nei banchi di vendita, ma devono ora essere accompagnati anche dall’indicazione della data in cui il prodotto è stato pescato”.

Per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo il consiglio di Coldiretti Impresapesca è di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta). Ma si può anche rivolgersi alle esperienze di filiera corta per la vendita diretta del pescato che Coldiretti Impresapesca ha avviato presso la rete di Campagna Amica.

Nei 33 anni di fermo pesca, stato delle risorse peggiorato. Nonostante la riduzione del periodo fisso di blocco delle attività, l’apertura alla tutela differenziata di alcune specie e la possibilità per le imprese di scegliere i restanti giorni di stop, il giudizio di Coldiretti Impresapesca sull’assetto del fermo pesca 2019 non può essere positivo poiché la misura continua a non rispondere alle esigenze della sostenibilità delle principali specie target della pesca nazionale, tanto che lo stato delle risorse nei 33 anni di fermo pesca è progressivamente peggiorato, come anche parallelamente lo stato economico delle imprese e dei redditi. Questo ha determinato nel periodo un crollo della produzione, la perdita di oltre 1/3 delle imprese e di 18.000 posti di lavoro. L’auspicio è che dal 2020 si possa partire dalle novità positive per mettere in campo un nuovo sistema che tenga realmente conto delle esigenze di riproduzione delle specie e delle esigenze economiche delle marinerie.​

Fonte: Servizio stampa Coldiretti

Report sulle marinerie dell’Alto Adriatico: un quarto della flotta veneta è Polesana

Nel 2018 la flotta marittima polesana schierava ben 170 pescherecci, ovvero un quarto circa dell’intera flotta veneta. Si tratta di una cifra in leggero aumento se riferita allo scorso anno (+0,6%), ma in forte calo rispetto al picco registrato nel 2009 (-8,1%). Va comunque rilevato che stazza e potenza motore sono aumentati nel corso dell’ultimo decennio.

La flotta del Polesine si caratterizza per la sua artigianalità, visto che il 67% circa delle imbarcazioni presenta una lunghezza inferiore ai 12 metri che, sommate alle tante barche e barchini di V categoria utilizzate negli impianti di molluschicoltura, rispecchiano appieno le caratteristiche produttive dell’area del Delta del Po. Sono questi i primi dati che emergono dal Report dell’Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Veneto Agricoltura, appena pubblicato, dedicato alla filiera ittica delle tre marinerie polesane, vale a dire Pila-Porto Tolle, Porto Viro e Scardovari.

In dettaglio, i dati salienti. Con 2.080 imprese impegnate nella produzione primaria, registrate alla Camera del Commercio, nel rodigino sono presenti quasi il 68% delle aziende del settore ittico regionale. Più specificatamente, rispetto al 2009, il numero delle imprese della pesca marittima (731 unità) è rimasto pressoché invariato, mentre quello delle imprese operanti nell’acquacoltura (1.349 unità) è cresciuto dell’11%. Considerando anche le aziende operanti nelle attività a valle del settore ittico, come quelle della trasformazione, conservazione e del commercio dei prodotti alieutici, nella provincia di Rovigo sono attive complessivamente 2.481 imprese.

Nell’area del Delta del Po sono attivi tre mercati ittici, vale a dire Pila-Porto Tolle, Porto Viro e Scardovari, che si differenziano per tipologia di prodotto commercializzato. Infatti, se a Pila-Porto Tolle a prevalere è il pesce azzurro, a Porto Viro nel corso degli anni ci si è specializzati nell’attività di pesca nelle acque dolci e salmastre, mentre a Scardovari è predominante la produzione di mitili e vongole. Vale la pena sottolineare che tutti i mercati ittici di quest’area accentrano l’offerta di prodotti ittici provenienti esclusivamente dalla flotta locale.

Produzione dei singoli mercati ittici. Nel 2018 a Pila-Porto Tolle sono state pescate 5.933 tonnellate di pesce, per il 50% costituite da pesce azzurro, in calo rispetto all’anno precedente (-23,9%). Il fatturato complessivo è stato di circa 12 milioni di euro che, in linea con la perdita di quantitativo, è sceso del -22,1% rispetto al 2017. La produzione di Porto Viro ha sfiorato le 372 tonnellate (-8,2%), mentre il relativo fatturato è stato di circa 0,9 milioni di euro (-3,7%), pescato che per il 60% è rappresentato da cefalame vario. A Scardovari, invece, i quantitativi pescati nel 2018 sono stati poco inferiori alle 285 tonnellate (+13,1%), mentre gli introiti registrati si sono fermati a circa 0,8 milioni di euro, con pannocchie, granchi e cefali a rappresentare il grosso della produzione.

Produzione dei molluschi bivalvi. In Polesine operano 20 draghe idrauliche, appartenenti al Co.Ge.Vo. di Chioggia, tutte dedite alla pesca esclusiva delle vongole di mare (Chamelea gallina). Nel 2018 è stata registrata una produzione di circa 540 tonnellate, cifra che fa scaturire una perdita nell’anno del -26,1%. Il vero fiore all’occhiello dell’area del Delta del Po è la venericoltura effettuata in laguna nella Sacca di Scardovari, che ha raggiunto una produzione di circa 12.500 tonnellate. Si tratta di una produzione che, a differenza di quella dell’area della laguna veneziana, costituisce il grosso dei volumi di vongole veraci e filippine prodotte nel Veneto. In Polesine, alla tradizionale mitilicoltura su pali in laguna, si associa una importante attività svolta in alto mare (off-shore), che ha visto crescere il numero di impianti di mitili long line. Purtroppo, però, sia la mitilicoltura a mare che quella lagunare presentano quantitativi di produzione in diminuzione, rispettivamente del -15,6% e -15,4%. Report completo a questo link

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Oggi, sabato 20 ottobre, i soci Argav visitano la valle da pesca Miana Serraglia di Mira (VE)

azienda agricola Sant’Ilario

Oggi, sabato 20 ottobre, dalle 9 alle 11, i soci Argav visiteranno la valle da pesca Miana Serraglia a Mira (VE) nonché l’azienda agricola Sant’Ilario, grazie all’interessamento del consigliere Gian Omar Bison e la disponibilità ad ospitarci del direttore delle strutture, Ivan Furlanetto.

Programma. L’incontro consentirà di conoscere meglio le caratteristiche della pesca valliva nonché di apprezzare le bellezze del paesaggio lagunare in un periodo ottimale per queste realtà, che va da ottobre a dicembre. Al termine della visita, i soci si sposteranno nella vicina sede dell’Associazione Cavanisti di Giare, dove il professor Mario Poppi, storico e scrittore, parlerà della laguna Sud, della Serenissima e dei cippi confinari di conterminazione. Nel contempo, ci sarà modo di incontrare alcune realtà agricole e produttive locali, tar cui insaccati (Bareato Carni), produttori di miele di barena e di Prosecco Doc Riviera del Brenta, produttori di verdure pronte al consumo (Insalata dell’Orto di Busana) e di i crostini e grissini gourmet (Panificio Marinetto).

Alto Adriatico, pesca marittima in difficoltà

Il settore della pesca nell’Alto Adriatico non sta attraversando un gran momento. Lo conferma l’ultimo Report dell’Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Veneto Agricoltura (sorto nel 2004 nell’ambito del Programma europeo ADRI.FISH con l’obiettivo di raccogliere ed elaborare dati economici e sociali sulla pesca di Veneto, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Slovenia e Croazia) che ha preso in esame le marinerie romagnole di Rimini, Cesenatico e Cattolica.

Trend negativo. In pratica, alla stregua di quanto avviene nella pesca marittima dell’intera area dell’Alto Adriatico, anche la flotta riminese mostra un trend negativo, con i 147 pescherecci registrati nel 2017 e un calo decennale del -22,6%. Stesso discorso per la flotta marittima di Cesenatico, che alle 66 barche presenti fa associare una perdita decennale del -31,8%. In controtendenza, invece, è la flotta cattolicense, che segna una variazione annua nulla (41 unità presenti) e un rialzo nel lungo periodo del 5,1%.

Le imprese della filiera ittica di Rimini e Cattolica sono in perdita di unità, visto che alle 358 aziende complessive presenti nell’area corrisponde una decrescita rispetto al 2009 del -2,7%, dovuto alle sole ditte operanti nella pesca. Per la provincia di Forlì-Cesena, che comprende le imprese ittiche di Cesenatico (146 unità), la perdita è ancora più accentuata (-13,6%).

Lo sbarcato locale del mercato ittico di Cattolica, comprensivo anche del pescato della vicina flotta marchigiana di Gabicce, dopo un periodo di forte perdita dei quantitativi, negli ultimi cinque anni si tiene costante intorno alle 500 tonnellate. A Cesenatico, invece, a fronte di una produzione nel 2017 di circa 4.400 tonnellate, si registra un rialzo annuo del 3,1%. Il mercato di Rimini, che commercializza anche prodotto di provenienza nazionale ed estera, con le totali 1.709 tonnellate transitate nell’ultimo anno, segna variazioni negative rispetto sia al 2016 (-6,5%) che al 2008 (-12,6%). Si rileva la stessa situazione anche per il fatturato relativo alle vendite di prodotti alieutici visti in precedenza.

Il valore stimato delle vongole di mare pescate dal Co.Ge.Mo. di Rimini nel 2017 è pari a 2.172 tonnellate (+6,2%). Se la mitilicoltura dell’area di Cesenatico fa segnare una crescita decennale del 30% netto, a fronte delle 4.327 tonnellate prodotte, per gli allevamenti riminesi si registra un calo nello stesso periodo del -13,7% (3.735 tonnellate prodotte).

In aumento sia le importazioni che le esportazioni per la provincia di Rimini dei prodotti della pesca tal quali, secondo i dati della locale Camera del Commercio, che fanno scaturire un saldo della bilancia estera negativo per circa 14 milioni di euro. Del tutto opposta è la situazione che si rileva per le transazioni internazionali della provincia di Forlì-Cesena, che anche in questo caso portano ad un saldo della bilancia commerciale negativo per circa quattro milioni di euro.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Pesca e acquacoltura nel Veneziano, approvati bandi tesi allo sviluppo e al rafforzamento del settore

Sono stati approvati dalla Regione Veneto 15 progetti su bandi pubblicati lo scorso autunno da Flag Veneziano, l’ente di sviluppo che si occupa di promuovere e sostenere la pesca locale e che è presieduto da Antonio Gottardo. I progetti riguardano l’Azione 1 “Rafforzamento dell’economia ittica in laguna di Venezia”, l’Azione 4 “Valorizzazione delle produzioni marine per la riqualificazione del settore” e l’Azione 7 “Tutela delle risorse naturali ed ambientali in ambito lagunare e marino”.

Finanziamenti: 70 per cento a imprese, cooperative e consorzi, 30 per cento ad enti e istituti di ricerca. I progetti riceveranno complessivamente un finanziamento regionale Feamp di 1.210.600€, di cui più del 70%, ovvero 900.609€, saranno destinati direttamente a imprese, cooperative e consorzi dell’area. Il rimanente a enti pubblici e enti di ricerca. Con la maggior parte di questi progetti verrà sviluppata e rafforzata la produzione della pesca e dell’acquacoltura, sia in ambito marino che lagunare. Forte l’impulso alle attività di diversificazione. Il risultato auspicato sarà il potenziamento della trasformazione, della certificazione e della commercializzazione che darà impulso alla filiera produttiva delle specie regionali e di quelle non pienamente sfruttate.

1.480.502€ di finanziamento per 13 beneficiari e 19 progetti. Un focus particolare riguarda il rafforzamento dell’economia ittica nella laguna settentrionale e centrale di Venezia sia per quanto riguarda la molluschicoltura sia per la pesca artigianale-tradizionale. Importante anche la cooperazione che si creerà tra esperti scientifici e pescatori, indirizzando le attività di ricerca sugli effettivi fabbisogni del settore e dei mercati di riferimento. A questi 15 progetti approvati si aggiungono i 4 già finanziati per 269.902,00€ lo scorso 23 febbraio che hanno consentito l’apertura dei 4 Centri servizi sul territorio del Compartimento marittimo di Venezia. Il totale dei finanziamenti erogati fino ad ora dai Bandi del Flag Veneziano ammonta a 1.480.502€.

Fonte: Servizio stampa VeGal