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Sino al 2020, raddoppiano in Veneto le risorse comunitarie per la pesca

pesca-300x300La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha dato il via libera al riparto relativo alle risorse finanziarie spettanti alle Regioni (289 milioni) del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP): per il comparto ittico veneto sono in arrivo dalla Ue 22,8 milioni di euro, ai quali si deve aggiungere il cofinanziamento nazionale per 16 milioni di euro (pari al 35%) e il cofinanziamento regionale di euro 6,8 milioni (pari al 15% del fondo). In totale, quindi, per il mondo della pesca veneta sono in arrivo 45,6 milioni di euro, che saranno gestiti dalla Regione nel ciclo di programmazione comunitaria valido sino al 2020.

Veneto quarta regione d’Italia per entità di finanziamenti comunitari. Nella precedente ciclo (2007-2013) le risorse comunitarie assegnate per la pesca in Veneto ammontavano a 22,5 milioni. “Il raddoppio delle risorse finanziarie rappresenta un risultato molto importante .- commenta l’assessore regionale al settore primario Giuseppe Pan – ottenuto grazie al pressing politico-istituzionale svolto dal Veneto  a Roma, nella Commissione politiche agricole, presso la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Questa volta il Veneto risulta essere la quarta regione d’Italia per entità di finanziamenti comunitari, dopo la Sicilia, la Puglia e la Campania”. “Non è mai facile ottenere risultati soddisfacenti nelle trattative dei tavoli romani – prosegue Pan – ma abbiamo puntato sulla capacità della Regione del Veneto di saper utilizzare e di investire i soldi pubblici. Questa condizione ci ha permesso di risultare inattaccabili agli occhi della Commissione. In questo modo riusciremo a dare risposta al settore ittico veneto, a sostengo della sua economia”.

Impiego delle risorse. I 45,6 milioni Feamp consentiranno alla Regione Veneto di consolidare e sviluppare l’ammodernamento delle imprese della filiera ittica: interventi di tipo strutturale nei segmenti della pesca professionale, dell’acquacoltura sostenibile, dalla molluschicoltura alla vallicoltura e maricoltura, nella trasformazione e commercializzazione del pescato e dei prodotti allevati, nonché nel potenziamento dei servizi (infrastrutture portuali) a beneficio della sicurezza del lavoro e della qualità e tracciabilità del prodotto ittico fresco veneto. Saranno finanziati, inoltre, gli interventi finalizzati ad aumentare la coesione territoriale della aree dipendenti dalla pesca attraverso progetti innovativi di sviluppo locale di tipo partecipativo attivati dai Gruppi di Azione Costiera, già peraltro attivati nella precedente programmazione, sebbene con più modeste disponibilità finanziarie. Saranno finanziate, infine, le iniziative volte al potenziamento delle strutture associative, in primis le organizzazioni di produttori e consorzi di pesca, e la promozione dei prodotti ittici.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

1995-2015, Il Codice di condotta FAO per una pesca responsabile compie 20 anni

pesca-300x300L’attività di pesca ha un “prima” e un “dopo” Codice: molti stock ittici hanno infatti raggiunto livelli di sfruttamento non sostenibili prima dell’adozione del Codice della FAO. Basta questa nota per capire l’importanza assunta dal Codice di condotta per una pesca responsabile che la FAO ha emanato nel 1995.

Celebrato in Spagna il ventennale. Grazie alla presenza di questo cardine, la Comunità internazionale ha potuto successivamente intervenire impedendo il peggioramento della situazione. Il Codice, secondo la FAO, rappresenta e lo sarà sempre più in futuro un incentivo per rafforzare il comparto in maniera sostenibile. Nel celebrare a Vigo (Spagna) il 20° anniversario del Codice, la FAO ha ricordato che, tra i prodotti alimentari, quelli ittici sono i più ampiamente commercializzati a livello mondiale, per un totale di circa 145 miliardi di dollari l’anno. Il pesce è la principale fonte di proteine animali per miliardi di persone e il sostentamento di oltre il 10% della popolazione mondiale dipende dalla pesca di cattura e dall’acquacoltura. La pressione sulle risorse marine è destinata ad aumentare, quando il mondo dovrà nutrire nove miliardi di persone entro il 2050, rendendo la gestione sostenibile della pesca ancora più importante.

Uno strumento completo. Dalle pratiche di pesca responsabile, alla gestione, all’etichettatura e al commercio, il Codice copre praticamente tutti gli aspetti del settore della pesca e ha guidato le politiche governative in tutti i continenti. Oggi, la maggior parte dei Paesi ha politiche e legislazioni compatibili con il Codice. Su tutte, le Nuove Linee Guida dell’UE, che richiedono ai mercati di indicare le zone di pesca dei loro prodotti, sono state ricavate da molti esempi di politiche che fanno parte del patrimonio del Codice e che consentono ai consumatori di fare scelte consapevoli riguardo al cibo che mangiano. Il Codice mira anche a proteggere e far crescere le condizioni di vita dei piccoli pescatori e acquacoltori dei Paesi in via di sviluppo, aiutandoli ad accedere ai mercati internazionali ed essere conformi ai diversi standard di importazione. Più recentemente, sono state aggiunte nuove disposizioni e piani d’azione per affrontare le sfide future, tra cui la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, e la necessità di mantenere la sostenibilità del settore dell’acquacoltura in rapida crescita.

Fonte: Europe Direct Veneto

Ittiturismo e pescaturismo, prospettive di sviluppo in Veneto

HomePage_PescaNonostante siano attività ancora poco presenti in Veneto, è indubbio che pescaturismo e ittiturismo potrebbero rappresentare, per il futuro del settore ittico, una fonte di reddito complementare per le comunità costiere, oltre ad una forma di ulteriore valorizzazione e salvaguardia degli ambienti marini delle coste venete e dell’Alto Adriatico in generale. A questo riguardo, l’Osservatorio Socio-economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Veneto Agricoltura (con sede a Chioggia, in provincia di Venezia), ha pubblicato il ReportIttiturismo e Pescaturismo in Veneto” per meglio capire questi due settori innovativi del comparto pesca e meglio definire il loro perimetro d’azione.

Cosa si intende per ittiturismo. E’ l’attività di ospitalità in camere o unità abitative, con possibilità di somministrazione di pasti, esercitata da imprenditori ittici, connessa alle comuni attività di pesca o di acquacoltura e svolta attraverso l’utilizzo della propria abitazione o di strutture nella disponibilità dell’imprenditore, come casoni e capanni. A inizio 2015 in Veneto se ne contavano 4, tutti localizzati in provincia di Venezia.

Cosa si intende per pescaturismo. E’ l’attività di imbarco di persone, non facenti parte dell’equipaggio, su natanti da pesca a scopo turistico-ricreativo, che viene esercitata da pescatori di professione singoli o associati, che prevedono dimostrazioni di pesca mediante l’impiego di sistemi consentiti e ristorazione effettuata a bordo. Questa attività ha riscontrato più successo, e ben 35 sono le realtà che la praticano: 20 con autorizzazione di pescaturismo in acque marittime, e 15 autorizzati in acque lagunari e interne.

Scaricando il report, si può trovare…Nel Report vengono analizzate le componenti legislative che regolano il settore in Veneto, soprattutto a seguito della L.R. 10 Agosto 2012 n. 28 e dei successivi decreti attuativi. I tecnici di Veneto Agricoltura hanno anche approfondito alcune criticità tipiche di questo comparto. Ad esempio l’eccessiva burocrazia, la difficoltà di accesso al credito, l’assenza di una comune strategia di valorizzazione e promozione di queste realtà territoriali cui la nuova programmazione FEAMP (Fondo Europeo per gli affari Marittimi e la Pesca) potrebbe, in parte, sopperire. Non manca nel lavoro dell’Osservatorio qualche proposta come l’utilizzo di fondi strutturali per ammodernare le strutture adibite a ittiturismo, la creazione di Consorzi di promozione da parte degli operatori, organizzare momenti di confronto/sintesi fra Enti competenti. Il Rapporto si chiude con un confronto della realtà veneta con le due limitrofe di Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia, dove sono presenti 19 imprese che fanno pescaturismo in mare nella prima, e 23 pescaturismi in mare e 5 ittiturismi nella seconda.

Fonte: Veneto Agricoltura

Dimensioni vongole, non esiste un complotto Ue

visita stabilimento vongole veraci

visita stabilimento vongole veraci

Il tema delle dimensioni minime consentite per la pesca di vongole è tornato di recente ad essere oggetto di critica sulla stampa nazionale. Ma nel caso delle vongole, la normativa europea ha l’obiettivo di preservare la specie, particolarmente vulnerabile, e assicurare il mantenimento dello stock nel lungo periodo. La pesca di vongole di dimensioni inferiori a 25 millimetri provocherebbe, nel lungo periodo, una penuria di prodotto che inciderebbe ancor di più sulle tasche del settore della pesca.

La taglia minima. La taglia minima attuale, fissata nell’allegato III del Regolamento Mediterraneo n. 1967/2006, è stata adottata dal Consiglio nel dicembre 2006, al quale ovviamente partecipava anche il Ministro Italiano, ed è in vigore da gennaio 2007. È fissata sulla base del miglior parere scientifico disponibile e non esclusivamente sulla base della taglia di prima maturità sessuale della specie. Tiene conto di altri fattori, in particolare la resilienza a eventi esterni (inquinamento, temperatura e salinità dell’acqua, ecc.). Nel caso delle vongole, questi aspetti sono particolarmente importanti, poiché si tratta di specie che non si possono spostare dal fondo marino e che quindi sono vulnerabili in caso di cambiamenti nell’ambiente esterno.

Le sanzioni dell’UE sono eccessive? Partiamo dalla considerazione che le sanzioni non arrivano dall’Unione Europea. Infatti, l’UE si limita a un obbligo per gli Stati Membri di imporre sanzioni in caso di violazione di regole della Politica Comune della Pesca (PCP), in accordo con alcuni criteri (Regolamento sul controllo 1224/2009 e Regolamento sulla lotta alla pesca INN 1005/2008). Quale sia l’entità di queste sanzioni è di esclusiva competenza dello Stato Membro. Il problema, dunque, della sproporzionalità delle sanzioni è un problema italiano non europeo. Nel nostro Paese le sanzioni sono regolate dal Decreto Legislativo n. 4 del 9 gennaio 2012. Va detto che l’Amministrazione italiana sta procedendo a una revisione di questa normativa.

L’UE impone unilateralmente le norme sul pescato? La nuova Politica Comune sulla Pesca (approvata dal Consiglio e dal Parlamento UE, quindi anche da rappresentanti dell’Italia) offre un’ampia gamma di possibilità agli Stati Membri per modificare alcune misure tecniche attualmente in vigore, incluse le taglie minime. Attraverso una collaborazione a livello regionale e con il contributo delle parti interessate, gli Stati Membri possono infatti presentare alla Commissione raccomandazioni congiunte concernenti le misure tecniche volte a raggiungere gli obiettivi della PCP (principio della “regionalizzazione”). Se l’Italia o altri Paesi riterranno che ci siano evidenze scientifiche che sia mutata la situazione degli ambienti ittici sulla base dei quali sono state definite le correnti normative, potrà presentarle e richiedere una modifica. Tali raccomandazioni, basate su solidi pareri scientifici e soggette a riesame da parte del Comitato Scientifico, Tecnico ed Economico per la Pesca (CSTEP), possono poi essere adottate dalla Commissione e quindi tradotte in normativa comunitaria.

Fonte: Europe Direct Veneto

Stock ittici 2016, previsioni Ue per il 2016: bene i mari del Nord Europa, critica la situazione del Mediterraneo e del Mar Nero

pesca-300x300La Commissione europea, nella sua relazione annuale sullo stato e la gestione degli stock ittici per il 2016, ha evidenziato notevoli progressi verso la sostenibilità nelle aree settentrionali e occidentali dell’UE: nello specifico il bilancio è particolarmente positivo per il Mare del Nord e il Mar Baltico, dove più del 50% delle attività di pesca nel 2014 registra livelli sostenibili. Dato, questo, che evidenzia l’efficacia delle politiche europee nell’area (nel 2009 solo il 14% degli stock ittici dell’Atlantico nordorientale era a livelli sostenibili) e che fa intravedere la possibilità di aumentare i livelli del pescato in questi mari.

Obiettivo 2020. Nel documento, la Commissione afferma il proprio impegno affinché tutte le attività di pesca nelle acque unionali al di fuori del Mediterraneo raggiungano livelli corrispondenti al rendimento massimo sostenibile, con l’obiettivo, fissato al 2020, di realizzare una pesca sostenibile in linea con gli obiettivi della nuova Politica Comune della Pesca. Per quanto riguarda il Mediterraneo, invece, gli sforzi dell’UE non hanno dato i risultati sperati e la situazione rimane critica: il 93% degli stock ittici valutati, infatti, non risulta pescato in modo sostenibile. L’UE intende quindi intensificare gli sforzi per migliorare le situazione in questo mare sviluppando piani di gestione unionali e regionali efficaci. La situazione mediterranea risulta essere complicata anche perché, al fine di poter avviare trattative con i partner di Paesi terzi operanti nel Mediterraneo, è necessario affrontare prima in modo organico le politiche sulla pesca nei singoli Stati Membri. La relazione della Commissione europea sottolinea, infine, che importanti sforzi migliorativi dovranno riguardare anche il Mar Nero dove l’86% degli stock risulta essere sovrasfruttato.

Fonte: Europe Direct Veneto Ufficio Stampa Veneto Agricoltura

500 studenti degli Istituti alberghieri del Veneto a lezione di “pesca sostenibile”

1 - Banco pesceTorna in Veneto “La Tavola blu”, progetto di Marevivo, realizzato con il contributo della Regione Veneto – Assessorato Agricoltura. Obiettivo dell’iniziativa, è la valorizzazione delle risorse del mare ed il loro uso sostenibile, partendo proprio dalla scuola e, in particolare, dagli istituti alberghieri, da cui usciranno gli operatori dell’enogastronomia del domani.

Il progetto coinvolgerà circa 500 studenti di dieci istituti alberghieri diffusi su tutto il territorio regionale: da Venezia a Cortina D’Ampezzo, passando per Verona, Vittorio Veneto, Trecenta e Montagnana. Sarà un viaggio di tre mesi che mostrerà, dentro e fuori dalle cucine, ai futuri chef e ai manager del food&beverage di domani che la creatività e la sostenibilità nell’uso delle risorse del mare sono gli ingredienti migliori della tradizione veneta e italiana e rappresentano anche la chiave del successo per il loro futuro professionale.

Partecipazione attiva degli studenti sui temi del mare. Gli chef di domani sono chiamati a fare scelte cruciali e sostenibili: al contrario dei consumatori, sempre più impegnati e con poco tempo per pulire e cucinare il pesce, potrebbero farsi promotori delle specie ittiche dimenticate, ma ugualmente sane e buone. “La Tavola Blu” vedrà, infatti, gli studenti veneti impegnati in un percorso di informazione e di partecipazione attiva sui temi del mare e sulle ripercussioni delle nostre scelte alimentari, ma saranno anche occupati a percorrere mercati e porticcioli della piccola pesca. In questo modo, avranno nuovi strumenti per valorizzare il grande patrimonio enogastronomico del Veneto.

Sostenità ambientale. “Il Veneto annovera un’antica tradizione di pesca e di buona cucina – sottolinea l’assessore  all’Agricoltura Franco Manzato – con una folta lista di specialità ittiche, come pagello, palamita, pesce sciabola, tonnetto, che i giovani studenti degli istituti alberghieri sono chiamati a conoscere e ad utilizzare in un’ottica di sostenibilità ambientale. Durante questo percorso di approfondimento, ai ragazzi non verranno insegnati unicamente aspetti gastronomici, bensì verranno approfondite anche le tematiche legate alla sostenibilità ambientale della pesca”. “In considerazione dell’interesse crescente dei mass media rispetto alla tema dell’alimentazione, “La Tavola Blu”, soprattutto nell’anno dell’Expo, rappresenta una scelta strategica per diffondere nuovi modelli comportamentali di utilizzo consapevole delle risorse naturali e una nuova cultura gastronomica nell’ottica di uno sviluppo sostenibile” , ha commentato Maria Rapini, responsabile del progetto di Marevivo.

Fonte: Regione Veneto

Pesca Veneto, perdura la crisi ma tengono i mercati

pesca-300x300Risultati altalenanti per i principali indicatori economici della pesca regionale, ma i dati più positivi riguardano la tenuta dei mercati ittici e la crescita della produzione di vongole veraci e delle esportazioni. Questo è quanto emerge dal “Rapporto annuale sulla pesca 2013” curato dall’Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Veneto Agricoltura, che tiene costantemente monitorate tutte le componenti socio-economiche che caratterizzano il settore ittico veneto.

Continua il periodo di crisi per la filiera ittica del Veneto, anche se si evidenziano delle inversioni di tendenza. La crisi ha ormai assunto un carattere strutturale, dovuta all’aumento dei costi di produzione e alla riduzione della risorsa ittica, conseguente sia al sovrasfruttamento degli stock che a morie ancora inspiegabili di prodotto, come nel caso delle vongole di mare. Grazie alle nuove politiche comunitarie sulla pesca, e in particolare al nuovo fondo FEAMP, si punta in futuro a metodiche di pesca più ecosostenibili. In tal senso va rilevato l’ulteriore ridimensionamento nel 2013 della flotta veneta e la conferma dell’allungamento del periodo di fermo biologico introdotto nell’anno precedente, al fine di consentire la rigenerazione delle risorse ittiche.

Allevamento in costante crescita. L’attuazione del Regolamento Mediterraneo, che abolisce la pesca a strascico entro le tre miglia, ha provocato il progressivo abbandono delle imbarcazioni di piccola stazza e lo spostamento della forza lavoro in altri ambiti. Segno positivo invece per l’allevamento, il cui numero di imprese e di addetti è in costante crescita. Prosegue il rialzo dei costi di produzione, in primis del gasolio, che inevitabilmente ha comportato un aumento dei prezzi di alcuni prodotti e conseguentemente una contrazione nei consumi. Il “Rapporto annuale sulla pesca 2013”, è consultabile sul sito di Veneto Agricoltura (www.venetoagricoltura.org) alla pagina “Temi” della sezione “Economia e Mercato”.

Fonte: Veneto Agricoltura

A tutela del consumatore, cambia anche l’etichetta del pesce

thumb250-700_dettaglio2_pesce“Arrivano novità per la tradizionale cena della vigilia di Natale perché è scattato l’obbligo di indicare dove è stato pescato e con che attrezzo è stato catturato il pesce venduto in mercatini e supermarket; e per il pesce allevato si dovrà indicare in etichetta il paese di origine”. A drilo è Alessandro Faccioli di Impresapesca Coldiretti, a commento dell’entrata in vigore il 13 dicembre scorso delle norme europee sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori (Reg. Ue 1169/2011) e sull’etichettatura per la messa in commercio dei prodotti ittici (Reg. Ue n. 1379/2013).

Cosa troveremo in etichetta. Alle norme che riguardano tutti i prodotti alimentari si aggiungono quindi quelle specifiche del regolamento sull’Organizzazione comune dei mercati in materia di prodotti ittici e per quanto riguarda il pesce, andrà specificato il metodo di produzione (“pescato”, “pescato in acque dolci”, “allevato”), il tipo di attrezzo oggetto della cattura e la zona di cattura o di produzione (Mar Adriatico, Mar Ionio, Sardegna, anche attraverso un disegno o una mappa). “Ci sono novità anche per quanto riguarda le informazioni sul pesce congelato, cioè l’obbligo di indicare la data di congelamento – spiega Faccioli -, nel caso di prodotti ittici congelati prima della vendita e successivamente venduti decongelati, la denominazione dell’alimento è accompagnata dalla designazione “decongelato”.

Ci sarà più trasparenza anche nelle preparazioni di pesce. “I prodotti che possono sembrare costituiti da un unico pezzo di pesce – spiega ancora Faccioli – ma che in realtà sono frutto dell’unione di diverse parti, attuata grazie ad altri ingredienti (tra cui additivi ed enzimi alimentari oppure mediante sistemi diversi), dovranno recare l’indicazione “pesce ricomposto”. Allo stesso modo, andrà indicata la presenza di proteine aggiunte e la loro origine. Le maggiori incombenze per i pescatori si traducono in maggiori garanzie di identità del pescato o allevato nazionale che consente ai consumatori di fare scelte di acquisto più consapevoli e di poter di riconoscere e premiare il pesce tricolore”.

Fonte: Impresapesca Coldiretti

Stati generali della pesca veneta, poche luci, molte ombre

pesca-300x300Lo scorso 28 novembre a Chioggia (Ve) si sono svolti gli “Stati Generali della Pesca”. I lavori congressuali si sono concentrati soprattutto sulla pesca professionale e molluschicoltura, “nocciolo duro del settore ittico veneto” ha spiegato l’assessore alla Pesca Franco Manzato.

Meno imbarcazioni, più imbarcati marittimi. In base agli studi condotti quest’anno, la flotta marittima negli ultimi 12 anni ha perso il 38,7% delle 700 imbarcazioni. Ciononostante, sembra in ripresa il numero degli imbarcati marittimi: nel 2013, infatti, risultano operanti 1.685 persone con un rialzo del 2,5%. Le imprese ittiche (2.964 le ditte registrate nel 2013 nella produzione ittica primaria) calano del 2,6% nell’ultimo anno. Per la prima volta negli ultimi sette anni, anche le imprese dell’acquacoltura risultano in diminuzione (-0,1%). Considerando l’intera filiera ittica, le imprese registrate in Veneto nel 2013 sono 3.646 e scendono del 2,2%. Di queste imprese, il 57% operano nel rodigino (quasi tutte nel settore primario), mentre un 32% lavorano nel veneziano. Nell’ultimo anno il pescato della flotta locale è stato pari a 17.511 tonnellate, con un aumento annuo dello 0,1%. La bilancia estera del commercio di prodotti ittici segna un saldo negativo per 192,3 milioni di euro, con le importazioni in aumento del 5,3% e le esportazioni del 24,4%.

Le problematiche. “L’analisi della pesca professionale – precisa l’assessore – ha messo in evidenza una serie di problemi tecnici e particolari, ai quali è però possibile trovare una soluzione sia agendo sulle normative esistenti ove possibile, sia attraverso una maggiore colloquio fra istituzioni e operatori, sia agendo mediante gli strumenti finanziari preposti”. Alcuni esempi delle problematiche: carenza delle risorse e loro sovrasfruttamento; eccessiva capacità dello sforzo di pesca: il decremento della capacità della flotta è più che compensato dagli incrementi di produttività; eccessivi vincoli burocratici e difficoltà di interlocuzione fra organismi preposti che portano a poca chiarezza sulle competenze; rapporti e concorrenza con marinerie Croate; limitata visione imprenditoriale degli operatori; carenza organizzativa fra operatori e difficoltà a costituire organismi unici per sfruttare economie di scala e acquisire rappresentatività nel settore; aumento dei costi di produzione; attuazione di politiche non lungimiranti e in linea con le caratteristiche tipologiche dell’Alto Adriatico; mancata tutela della fascia costiera e delle altre aree di riproduzione degli stock; carenza di politiche promozionali e di marketing territoriale ittico; eccessiva antropizzazione della fascia costiera.

Obiettivi auspicati. In questo contesto dovrebbero essere implementate delle politiche trasversali a tutti i comparti che operino in tre direzioni principali: per la tutela dell’impresa e dell’occupazione, per cui è opportuno lavorare al fine di favorire l’accesso al credito delle piccole e medie imprese della pesca e dell’allevamento; migliorare le strutture e i servizi per la pesca, infrastrutture e logistica; promuovere forme di aggregazione organizzata dell’offerta per tipologia di prodotto e territorio e creazione di una unica Organizzazioni di produttori per comparto a livello regionale o addirittura di nord Adriatico;agevolare percorsi di filiera per le imprese produttrici in modo da renderle protagoniste della valorizzazione del prodotto prevedendo incentivi per quelle che si aggregano e si orientano verso attività commerciali riappropiandosi di parte del valore del prodotto; sviluppo delle attività connesse e affini, come l’avvio del recupero di strutture della pesca e acquacoltura per lo sviluppo di attività turistico-ricettive. Per la tutela delle risorse: agevolare gli operatori affinché a livello di produzione si aggreghino in Consorzi o altre forme associative che siano rappresentative e che presentino piani di gestione per ogni sistema di pesca; per la salvaguardia di particolari specie in forte difficoltà, favorire l’introduzione, nei Piani di gestione, anche di fermi mirati per specie; creare zone di tutela della pesca soprattutto nella fascia costiera;favorire la ricerca applicata per studiare attrezzi di pesca meno impattanti e più selettivi, utilizzando la tecnologia per aumentare la selettività e non la produttività. Per il rafforzamento dei controlli: dare una forte spinta verso tutte le attività di controllo istituzionale per il ripristino della legalità e della certezza del diritto attraverso accordi con le forze dell’ordine per il rispetto delle misure minime di taglia, di maglia delle reti, di zone di pesca, etc.; estendere l’utilizzo di strumenti tecnologici per agevolare i controlli su uscite delle imbarcazioni, aree di pesca e quantitativi; verificare gli impegni assunti da terzi in sede dei diversi accordi di programma conclusi in occasioni di lavori e infrastrutture a mare al fine di monitorarne l’impatto economico e ambientale.

Fonte: Regione Veneto

Pesca. Imprenditori ittici verso la trasformazione e la vendita del pescato

raccolta vongole caleri

raccolta vongole Caleri

Si è tenuto lo scorso 18 settembre ad Adria (RO), alla sede locale della Coldiretti un convegno formativo e informativo, coordinato dal responsabile di Coldiretti Impresapesca Tonino Giardini, con la presenza di molti operatori del settore ittico, sullo sviluppo futuro della pesca e dell’acquacoltura. Sono stati presentati i risultati di una sperimentazione, eseguita da Coldiretti Impresapesca, tesi ad individuare I macchinari per la lavorazione ed il confezionamento del pescato, a cura del docente formatore Angelo Guidi, noto esperto del settore.

I prototipi da impiegarsi, sia a bordo dei pescherecci che a terra, mirano a compiere, subito dopo la cattura, le lavorazioni come sfilettatura e spolpatura, per raggiungere il consumatore già pronti per la cottura. “Per Coldiretti Impresapesca – afferma Alessandro Faccioli, responsabile del settore – risulta fondamentale la verticalizzazione dell’impresa e la creazione di nuove opportunità occupazionali. In tale contesto, riscoprendo un modello organizzativo tradizionale dell’impresa ittica dove l’imprenditore stesso era coadiuvato dai propri familiari nell’organizzazione delle attività di trasformazione e/o vendita del prodotto pescato”. I lavori sono proseguiti con la presentazione del vademecum e delle linee guida per l’acquacoltura, predisposte da Coldiretti Impresapesca ed implementata in collaborazione con le principali realtà dell’acquacoltura italiane.

Fonte: ImpresaPesca Coldiretti