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Pesca in Nord Adriatico 2016, segnali di ripresa, ma non per tutti. Import/export negativo.

pesca-300x300Anche quest’anno Veneto Agricoltura, attraverso il proprio Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura, ha realizzato un’analisi strutturale della filiera ittica delle tre Regioni del Nord Adriatico. Nel ReportDistretto di Pesca Nord Adriatico 2016” sono state trattate tutte le componenti socioeconomiche del comparto ittico dell’area settentrionale dell’Adriatico, comprese quelle slovene e croate.

Flotta in continua diminuzione, l’import sale. Il lavoro dei tecnici dell’Azienda regionale segnala anzitutto che la “flotta nord adriatica” continua a perdere unità: nel 2015 il numero complessivo è stato di 1.645 pescherecci, con un calo del -2,5% sul 2014, che sale però al -38,7% per il periodo 2001-2015. Considerando i transiti complessivi dei 14 mercati ittici dell’Alto Adriatico, si rileva una situazione altalenante: in salita nell’ultimo decennio quelli del Veneto (+2,6% per i quantitativi, +2,2 % in valore) e dell’Emilia Romagna (+7,3% per i quantitativi, +9,9 % in valore); mentre si osserva una decrescita (-46,7% in peso e del -28,5% per il fatturato) in Friuli Venezia Giulia nello stesso periodo. Tutti negativi invece i saldi della bilancia ittica delle tre Regioni italiane del Nord Adriatico, con il Veneto che importa prodotti alieutici, cioè frutto della pesca, tal quali per quasi 292 milioni di Euro, che determinano un -237 milioni di Euro di saldo del commercio estero regionale.

Molluschi e mitilicoltura. Sembra in ripresa la raccolta dei molluschi bivalve di mare in Veneto, con un buon +6,9% di rialzo nell’ultimo anno, grazie alle complessive 4.171 tonnellate pescate dai due Co.Ge.Vo. veneti (Consorzio per la Gestione e la Tutela della Pesca dei Molluschi Bivalvi di Chioggia e Venezia). Se l’allevamento di vongole filippine in Emilia Romagna fa segnare 19.648 tonnellate raccolte nel 2014 (+3,4%), nel Veneto la produzione di quelle veraci in Laguna di Venezia e nel Delta del Po assieme arriva, nello stesso anno, a 15.980 tonnellate, +15,9%. Fiorente nell’area nord adriatica anche la mitilicoltura, in maggior parte operata con gli allevamenti long line in alto mare, con una residua parte della produzione derivante dagli impianti su pali delle zone lagunari. La produzione regionale veneta di peoci  (cozze) nel 2014 si è attestata sulle 17.590 tonnellate (+26,8%), mentre in Emilia-Romagna (22.222 t) è cresciuta solo del +8,6% rispetto al 2013.

Le imprese complessive della filiera ittica di Veneto (+0,7%) e Friuli Venezia Giulia (+0,4%) sono in leggera crescita nel 2015, mentre quelle romagnole perdono lo -0,3% rispetto al 2014. In calo, anche significativo, l’occupazione del settore ittico del Friuli V.G. (-14,2%), mentre tiene in Veneto (+0,2%) e, ancor più, in Emilia Romagna (+7,3%). Se la pesca in Slovenia è una attività del tutto marginale sul PIL nazionale, ben diversa cosa rappresenta per la Croazia, che presenta tutti in deciso rialzo i maggiori valori statistici della filiera ittica nazionale. Il Report è consultabile al link: http://www.venetoagricoltura.org/basic.php?ID=6312

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

 

Pesca in Polesine, cala la flotta ma aumenta di “peso”, il report di Veneto Agricoltura

pesca-300x300Veneto Agricoltura-Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Chioggia (Ve), nel suo nuovo Report, ha analizzato i dati salienti che caratterizzano la filiera ittica delle tre marinerie del Polesine.

La flotta marittima polesana nel 2015 risultava composta da 168 pescherecci, un quarto circa di quella veneta. Se nell’ultimo anno la sua consistenza cala di -1,2%, nel periodo 2001-2015 la decrescita di natanti sale a -36,4%. Si tratta perlopiù di imbarcazioni di piccole dimensioni che indica una certa artigianalità degli operatori: infatti, oltre i 2/3 delle barche (67% circa) ha una lunghezza inferiore ai 12 metri, che sommata all’altro 27% di quelle comprese fra 12 e 18 metri, rispecchia appieno questa caratteristica. In controtendenza invece la stazza e la potenza motore dei pescherecci, che rispetto al 2001 salgono rispettivamente del 76,9% e del 9,4%, segno di un lento passaggio verso barche più grosse e potenti.

Nel rodigino, con 2.101 imprese registrate alla Camera del Commercio, sono presenti circa il 57% delle aziende del settore ittico regionale. Se lo scorso anno, rispetto al 2011, le imprese della pesca marittima (677 unità) scendono del -4,8%, quelle operanti nell’acquacoltura (1.388 unità) salgono di +8,2%. Meno del 3% sono le aziende impegnate nella lavorazione del pesce e nel commercio. Sono tre i mercati ittici attivi nell’area del Delta del Po, Porto Viro, Pila, Scardovari; e si differenziano tra loro per tipologia di prodotto commercializzato. Infatti se a Porto Viro nel tempo ci si è specializzati nei pesci di acque dolci e salmastre, a Pila prevale il pesce azzurro e a Scardovari, mitili e vongole. Tutti e tre sono mercati alla produzione, accentrando l’offerta di prodotto ittico proveniente dalla sola flotta locale.

Pila bene, Porto Viro così così, Scardovari qualche difficoltà. Quantitativi: a Pila-Porto Tolle nel 2015 sono state pescate complessivamente 10.788 tonnellate, con un rialzo annuo del +16,3%, produzione che per il 72% è rappresentata da pesce azzurro. Il fatturato totale è stato pari a circa 14,8 milioni di Euro, in crescita del +2,1%. A Porto Viro la produzione è stata poco superiore alle 363 tonnellate (-19%), per quasi un milione di Euro (0,9 mio/€, -3,4%), prodotto in gran parte rappresentato da cefalame vario, carpe, siluri e carassi. A Scardovari, invece note dolenti, i quantitativi pescati nel 2015 sono stati poco oltre le 283 tonnellate (-32,5%), mentre gli introiti registrati si sono fermati a circa un milione di Euro, con pannocchie e cefali a rappresentare il 62% dell’intera produzione.

Fiore all’occhiello, la produzione di vongole. In chiusura, il Report dell’Osservatorio ittico di Veneto Agricoltura si occupa dei molluschi bivalvi.  Le 20 draghe polesane appartenenti al Co.Ge.Vo. di Chioggia sono dedite alla pesca esclusiva delle vongole di mare (Chamelea gallina). Nel 2015 la produzione è stata pari a 525 tonnellate, con un leggero calo annuo di -1% netto. Ma il vero fiore all’occhiello dell’area del Delta è la venericoltura (vongole) effettuata in laguna, con una produzione che nel 2014 ha sfiorato le 13.000 tonnellate, +17,8%. Dato, che rappresenta l’81% del totale regionale. Alla tradizionale mitilicoltura su pali in laguna, si associa una fiorente attività in alto mare (off-shore), dove gli impianti di mitili long line sono in crescita. Infatti, se la mitilicoltura a mare, con una produzione nel 2014 di 10.038 tonnellate, cresce in un anno del +66,6%, quella lagunare cala del -17,4% (1.958 tonnellate).

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

 

 

Sino al 2020, raddoppiano in Veneto le risorse comunitarie per la pesca

pesca-300x300La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha dato il via libera al riparto relativo alle risorse finanziarie spettanti alle Regioni (289 milioni) del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP): per il comparto ittico veneto sono in arrivo dalla Ue 22,8 milioni di euro, ai quali si deve aggiungere il cofinanziamento nazionale per 16 milioni di euro (pari al 35%) e il cofinanziamento regionale di euro 6,8 milioni (pari al 15% del fondo). In totale, quindi, per il mondo della pesca veneta sono in arrivo 45,6 milioni di euro, che saranno gestiti dalla Regione nel ciclo di programmazione comunitaria valido sino al 2020.

Veneto quarta regione d’Italia per entità di finanziamenti comunitari. Nella precedente ciclo (2007-2013) le risorse comunitarie assegnate per la pesca in Veneto ammontavano a 22,5 milioni. “Il raddoppio delle risorse finanziarie rappresenta un risultato molto importante .- commenta l’assessore regionale al settore primario Giuseppe Pan – ottenuto grazie al pressing politico-istituzionale svolto dal Veneto  a Roma, nella Commissione politiche agricole, presso la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Questa volta il Veneto risulta essere la quarta regione d’Italia per entità di finanziamenti comunitari, dopo la Sicilia, la Puglia e la Campania”. “Non è mai facile ottenere risultati soddisfacenti nelle trattative dei tavoli romani – prosegue Pan – ma abbiamo puntato sulla capacità della Regione del Veneto di saper utilizzare e di investire i soldi pubblici. Questa condizione ci ha permesso di risultare inattaccabili agli occhi della Commissione. In questo modo riusciremo a dare risposta al settore ittico veneto, a sostengo della sua economia”.

Impiego delle risorse. I 45,6 milioni Feamp consentiranno alla Regione Veneto di consolidare e sviluppare l’ammodernamento delle imprese della filiera ittica: interventi di tipo strutturale nei segmenti della pesca professionale, dell’acquacoltura sostenibile, dalla molluschicoltura alla vallicoltura e maricoltura, nella trasformazione e commercializzazione del pescato e dei prodotti allevati, nonché nel potenziamento dei servizi (infrastrutture portuali) a beneficio della sicurezza del lavoro e della qualità e tracciabilità del prodotto ittico fresco veneto. Saranno finanziati, inoltre, gli interventi finalizzati ad aumentare la coesione territoriale della aree dipendenti dalla pesca attraverso progetti innovativi di sviluppo locale di tipo partecipativo attivati dai Gruppi di Azione Costiera, già peraltro attivati nella precedente programmazione, sebbene con più modeste disponibilità finanziarie. Saranno finanziate, infine, le iniziative volte al potenziamento delle strutture associative, in primis le organizzazioni di produttori e consorzi di pesca, e la promozione dei prodotti ittici.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

1995-2015, Il Codice di condotta FAO per una pesca responsabile compie 20 anni

pesca-300x300L’attività di pesca ha un “prima” e un “dopo” Codice: molti stock ittici hanno infatti raggiunto livelli di sfruttamento non sostenibili prima dell’adozione del Codice della FAO. Basta questa nota per capire l’importanza assunta dal Codice di condotta per una pesca responsabile che la FAO ha emanato nel 1995.

Celebrato in Spagna il ventennale. Grazie alla presenza di questo cardine, la Comunità internazionale ha potuto successivamente intervenire impedendo il peggioramento della situazione. Il Codice, secondo la FAO, rappresenta e lo sarà sempre più in futuro un incentivo per rafforzare il comparto in maniera sostenibile. Nel celebrare a Vigo (Spagna) il 20° anniversario del Codice, la FAO ha ricordato che, tra i prodotti alimentari, quelli ittici sono i più ampiamente commercializzati a livello mondiale, per un totale di circa 145 miliardi di dollari l’anno. Il pesce è la principale fonte di proteine animali per miliardi di persone e il sostentamento di oltre il 10% della popolazione mondiale dipende dalla pesca di cattura e dall’acquacoltura. La pressione sulle risorse marine è destinata ad aumentare, quando il mondo dovrà nutrire nove miliardi di persone entro il 2050, rendendo la gestione sostenibile della pesca ancora più importante.

Uno strumento completo. Dalle pratiche di pesca responsabile, alla gestione, all’etichettatura e al commercio, il Codice copre praticamente tutti gli aspetti del settore della pesca e ha guidato le politiche governative in tutti i continenti. Oggi, la maggior parte dei Paesi ha politiche e legislazioni compatibili con il Codice. Su tutte, le Nuove Linee Guida dell’UE, che richiedono ai mercati di indicare le zone di pesca dei loro prodotti, sono state ricavate da molti esempi di politiche che fanno parte del patrimonio del Codice e che consentono ai consumatori di fare scelte consapevoli riguardo al cibo che mangiano. Il Codice mira anche a proteggere e far crescere le condizioni di vita dei piccoli pescatori e acquacoltori dei Paesi in via di sviluppo, aiutandoli ad accedere ai mercati internazionali ed essere conformi ai diversi standard di importazione. Più recentemente, sono state aggiunte nuove disposizioni e piani d’azione per affrontare le sfide future, tra cui la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, e la necessità di mantenere la sostenibilità del settore dell’acquacoltura in rapida crescita.

Fonte: Europe Direct Veneto

Ittiturismo e pescaturismo, prospettive di sviluppo in Veneto

HomePage_PescaNonostante siano attività ancora poco presenti in Veneto, è indubbio che pescaturismo e ittiturismo potrebbero rappresentare, per il futuro del settore ittico, una fonte di reddito complementare per le comunità costiere, oltre ad una forma di ulteriore valorizzazione e salvaguardia degli ambienti marini delle coste venete e dell’Alto Adriatico in generale. A questo riguardo, l’Osservatorio Socio-economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Veneto Agricoltura (con sede a Chioggia, in provincia di Venezia), ha pubblicato il ReportIttiturismo e Pescaturismo in Veneto” per meglio capire questi due settori innovativi del comparto pesca e meglio definire il loro perimetro d’azione.

Cosa si intende per ittiturismo. E’ l’attività di ospitalità in camere o unità abitative, con possibilità di somministrazione di pasti, esercitata da imprenditori ittici, connessa alle comuni attività di pesca o di acquacoltura e svolta attraverso l’utilizzo della propria abitazione o di strutture nella disponibilità dell’imprenditore, come casoni e capanni. A inizio 2015 in Veneto se ne contavano 4, tutti localizzati in provincia di Venezia.

Cosa si intende per pescaturismo. E’ l’attività di imbarco di persone, non facenti parte dell’equipaggio, su natanti da pesca a scopo turistico-ricreativo, che viene esercitata da pescatori di professione singoli o associati, che prevedono dimostrazioni di pesca mediante l’impiego di sistemi consentiti e ristorazione effettuata a bordo. Questa attività ha riscontrato più successo, e ben 35 sono le realtà che la praticano: 20 con autorizzazione di pescaturismo in acque marittime, e 15 autorizzati in acque lagunari e interne.

Scaricando il report, si può trovare…Nel Report vengono analizzate le componenti legislative che regolano il settore in Veneto, soprattutto a seguito della L.R. 10 Agosto 2012 n. 28 e dei successivi decreti attuativi. I tecnici di Veneto Agricoltura hanno anche approfondito alcune criticità tipiche di questo comparto. Ad esempio l’eccessiva burocrazia, la difficoltà di accesso al credito, l’assenza di una comune strategia di valorizzazione e promozione di queste realtà territoriali cui la nuova programmazione FEAMP (Fondo Europeo per gli affari Marittimi e la Pesca) potrebbe, in parte, sopperire. Non manca nel lavoro dell’Osservatorio qualche proposta come l’utilizzo di fondi strutturali per ammodernare le strutture adibite a ittiturismo, la creazione di Consorzi di promozione da parte degli operatori, organizzare momenti di confronto/sintesi fra Enti competenti. Il Rapporto si chiude con un confronto della realtà veneta con le due limitrofe di Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia, dove sono presenti 19 imprese che fanno pescaturismo in mare nella prima, e 23 pescaturismi in mare e 5 ittiturismi nella seconda.

Fonte: Veneto Agricoltura

Dimensioni vongole, non esiste un complotto Ue

visita stabilimento vongole veraci

visita stabilimento vongole veraci

Il tema delle dimensioni minime consentite per la pesca di vongole è tornato di recente ad essere oggetto di critica sulla stampa nazionale. Ma nel caso delle vongole, la normativa europea ha l’obiettivo di preservare la specie, particolarmente vulnerabile, e assicurare il mantenimento dello stock nel lungo periodo. La pesca di vongole di dimensioni inferiori a 25 millimetri provocherebbe, nel lungo periodo, una penuria di prodotto che inciderebbe ancor di più sulle tasche del settore della pesca.

La taglia minima. La taglia minima attuale, fissata nell’allegato III del Regolamento Mediterraneo n. 1967/2006, è stata adottata dal Consiglio nel dicembre 2006, al quale ovviamente partecipava anche il Ministro Italiano, ed è in vigore da gennaio 2007. È fissata sulla base del miglior parere scientifico disponibile e non esclusivamente sulla base della taglia di prima maturità sessuale della specie. Tiene conto di altri fattori, in particolare la resilienza a eventi esterni (inquinamento, temperatura e salinità dell’acqua, ecc.). Nel caso delle vongole, questi aspetti sono particolarmente importanti, poiché si tratta di specie che non si possono spostare dal fondo marino e che quindi sono vulnerabili in caso di cambiamenti nell’ambiente esterno.

Le sanzioni dell’UE sono eccessive? Partiamo dalla considerazione che le sanzioni non arrivano dall’Unione Europea. Infatti, l’UE si limita a un obbligo per gli Stati Membri di imporre sanzioni in caso di violazione di regole della Politica Comune della Pesca (PCP), in accordo con alcuni criteri (Regolamento sul controllo 1224/2009 e Regolamento sulla lotta alla pesca INN 1005/2008). Quale sia l’entità di queste sanzioni è di esclusiva competenza dello Stato Membro. Il problema, dunque, della sproporzionalità delle sanzioni è un problema italiano non europeo. Nel nostro Paese le sanzioni sono regolate dal Decreto Legislativo n. 4 del 9 gennaio 2012. Va detto che l’Amministrazione italiana sta procedendo a una revisione di questa normativa.

L’UE impone unilateralmente le norme sul pescato? La nuova Politica Comune sulla Pesca (approvata dal Consiglio e dal Parlamento UE, quindi anche da rappresentanti dell’Italia) offre un’ampia gamma di possibilità agli Stati Membri per modificare alcune misure tecniche attualmente in vigore, incluse le taglie minime. Attraverso una collaborazione a livello regionale e con il contributo delle parti interessate, gli Stati Membri possono infatti presentare alla Commissione raccomandazioni congiunte concernenti le misure tecniche volte a raggiungere gli obiettivi della PCP (principio della “regionalizzazione”). Se l’Italia o altri Paesi riterranno che ci siano evidenze scientifiche che sia mutata la situazione degli ambienti ittici sulla base dei quali sono state definite le correnti normative, potrà presentarle e richiedere una modifica. Tali raccomandazioni, basate su solidi pareri scientifici e soggette a riesame da parte del Comitato Scientifico, Tecnico ed Economico per la Pesca (CSTEP), possono poi essere adottate dalla Commissione e quindi tradotte in normativa comunitaria.

Fonte: Europe Direct Veneto

Stock ittici 2016, previsioni Ue per il 2016: bene i mari del Nord Europa, critica la situazione del Mediterraneo e del Mar Nero

pesca-300x300La Commissione europea, nella sua relazione annuale sullo stato e la gestione degli stock ittici per il 2016, ha evidenziato notevoli progressi verso la sostenibilità nelle aree settentrionali e occidentali dell’UE: nello specifico il bilancio è particolarmente positivo per il Mare del Nord e il Mar Baltico, dove più del 50% delle attività di pesca nel 2014 registra livelli sostenibili. Dato, questo, che evidenzia l’efficacia delle politiche europee nell’area (nel 2009 solo il 14% degli stock ittici dell’Atlantico nordorientale era a livelli sostenibili) e che fa intravedere la possibilità di aumentare i livelli del pescato in questi mari.

Obiettivo 2020. Nel documento, la Commissione afferma il proprio impegno affinché tutte le attività di pesca nelle acque unionali al di fuori del Mediterraneo raggiungano livelli corrispondenti al rendimento massimo sostenibile, con l’obiettivo, fissato al 2020, di realizzare una pesca sostenibile in linea con gli obiettivi della nuova Politica Comune della Pesca. Per quanto riguarda il Mediterraneo, invece, gli sforzi dell’UE non hanno dato i risultati sperati e la situazione rimane critica: il 93% degli stock ittici valutati, infatti, non risulta pescato in modo sostenibile. L’UE intende quindi intensificare gli sforzi per migliorare le situazione in questo mare sviluppando piani di gestione unionali e regionali efficaci. La situazione mediterranea risulta essere complicata anche perché, al fine di poter avviare trattative con i partner di Paesi terzi operanti nel Mediterraneo, è necessario affrontare prima in modo organico le politiche sulla pesca nei singoli Stati Membri. La relazione della Commissione europea sottolinea, infine, che importanti sforzi migliorativi dovranno riguardare anche il Mar Nero dove l’86% degli stock risulta essere sovrasfruttato.

Fonte: Europe Direct Veneto Ufficio Stampa Veneto Agricoltura

500 studenti degli Istituti alberghieri del Veneto a lezione di “pesca sostenibile”

1 - Banco pesceTorna in Veneto “La Tavola blu”, progetto di Marevivo, realizzato con il contributo della Regione Veneto – Assessorato Agricoltura. Obiettivo dell’iniziativa, è la valorizzazione delle risorse del mare ed il loro uso sostenibile, partendo proprio dalla scuola e, in particolare, dagli istituti alberghieri, da cui usciranno gli operatori dell’enogastronomia del domani.

Il progetto coinvolgerà circa 500 studenti di dieci istituti alberghieri diffusi su tutto il territorio regionale: da Venezia a Cortina D’Ampezzo, passando per Verona, Vittorio Veneto, Trecenta e Montagnana. Sarà un viaggio di tre mesi che mostrerà, dentro e fuori dalle cucine, ai futuri chef e ai manager del food&beverage di domani che la creatività e la sostenibilità nell’uso delle risorse del mare sono gli ingredienti migliori della tradizione veneta e italiana e rappresentano anche la chiave del successo per il loro futuro professionale.

Partecipazione attiva degli studenti sui temi del mare. Gli chef di domani sono chiamati a fare scelte cruciali e sostenibili: al contrario dei consumatori, sempre più impegnati e con poco tempo per pulire e cucinare il pesce, potrebbero farsi promotori delle specie ittiche dimenticate, ma ugualmente sane e buone. “La Tavola Blu” vedrà, infatti, gli studenti veneti impegnati in un percorso di informazione e di partecipazione attiva sui temi del mare e sulle ripercussioni delle nostre scelte alimentari, ma saranno anche occupati a percorrere mercati e porticcioli della piccola pesca. In questo modo, avranno nuovi strumenti per valorizzare il grande patrimonio enogastronomico del Veneto.

Sostenità ambientale. “Il Veneto annovera un’antica tradizione di pesca e di buona cucina – sottolinea l’assessore  all’Agricoltura Franco Manzato – con una folta lista di specialità ittiche, come pagello, palamita, pesce sciabola, tonnetto, che i giovani studenti degli istituti alberghieri sono chiamati a conoscere e ad utilizzare in un’ottica di sostenibilità ambientale. Durante questo percorso di approfondimento, ai ragazzi non verranno insegnati unicamente aspetti gastronomici, bensì verranno approfondite anche le tematiche legate alla sostenibilità ambientale della pesca”. “In considerazione dell’interesse crescente dei mass media rispetto alla tema dell’alimentazione, “La Tavola Blu”, soprattutto nell’anno dell’Expo, rappresenta una scelta strategica per diffondere nuovi modelli comportamentali di utilizzo consapevole delle risorse naturali e una nuova cultura gastronomica nell’ottica di uno sviluppo sostenibile” , ha commentato Maria Rapini, responsabile del progetto di Marevivo.

Fonte: Regione Veneto

Pesca Veneto, perdura la crisi ma tengono i mercati

pesca-300x300Risultati altalenanti per i principali indicatori economici della pesca regionale, ma i dati più positivi riguardano la tenuta dei mercati ittici e la crescita della produzione di vongole veraci e delle esportazioni. Questo è quanto emerge dal “Rapporto annuale sulla pesca 2013” curato dall’Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Veneto Agricoltura, che tiene costantemente monitorate tutte le componenti socio-economiche che caratterizzano il settore ittico veneto.

Continua il periodo di crisi per la filiera ittica del Veneto, anche se si evidenziano delle inversioni di tendenza. La crisi ha ormai assunto un carattere strutturale, dovuta all’aumento dei costi di produzione e alla riduzione della risorsa ittica, conseguente sia al sovrasfruttamento degli stock che a morie ancora inspiegabili di prodotto, come nel caso delle vongole di mare. Grazie alle nuove politiche comunitarie sulla pesca, e in particolare al nuovo fondo FEAMP, si punta in futuro a metodiche di pesca più ecosostenibili. In tal senso va rilevato l’ulteriore ridimensionamento nel 2013 della flotta veneta e la conferma dell’allungamento del periodo di fermo biologico introdotto nell’anno precedente, al fine di consentire la rigenerazione delle risorse ittiche.

Allevamento in costante crescita. L’attuazione del Regolamento Mediterraneo, che abolisce la pesca a strascico entro le tre miglia, ha provocato il progressivo abbandono delle imbarcazioni di piccola stazza e lo spostamento della forza lavoro in altri ambiti. Segno positivo invece per l’allevamento, il cui numero di imprese e di addetti è in costante crescita. Prosegue il rialzo dei costi di produzione, in primis del gasolio, che inevitabilmente ha comportato un aumento dei prezzi di alcuni prodotti e conseguentemente una contrazione nei consumi. Il “Rapporto annuale sulla pesca 2013”, è consultabile sul sito di Veneto Agricoltura (www.venetoagricoltura.org) alla pagina “Temi” della sezione “Economia e Mercato”.

Fonte: Veneto Agricoltura

A tutela del consumatore, cambia anche l’etichetta del pesce

thumb250-700_dettaglio2_pesce“Arrivano novità per la tradizionale cena della vigilia di Natale perché è scattato l’obbligo di indicare dove è stato pescato e con che attrezzo è stato catturato il pesce venduto in mercatini e supermarket; e per il pesce allevato si dovrà indicare in etichetta il paese di origine”. A drilo è Alessandro Faccioli di Impresapesca Coldiretti, a commento dell’entrata in vigore il 13 dicembre scorso delle norme europee sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori (Reg. Ue 1169/2011) e sull’etichettatura per la messa in commercio dei prodotti ittici (Reg. Ue n. 1379/2013).

Cosa troveremo in etichetta. Alle norme che riguardano tutti i prodotti alimentari si aggiungono quindi quelle specifiche del regolamento sull’Organizzazione comune dei mercati in materia di prodotti ittici e per quanto riguarda il pesce, andrà specificato il metodo di produzione (“pescato”, “pescato in acque dolci”, “allevato”), il tipo di attrezzo oggetto della cattura e la zona di cattura o di produzione (Mar Adriatico, Mar Ionio, Sardegna, anche attraverso un disegno o una mappa). “Ci sono novità anche per quanto riguarda le informazioni sul pesce congelato, cioè l’obbligo di indicare la data di congelamento – spiega Faccioli -, nel caso di prodotti ittici congelati prima della vendita e successivamente venduti decongelati, la denominazione dell’alimento è accompagnata dalla designazione “decongelato”.

Ci sarà più trasparenza anche nelle preparazioni di pesce. “I prodotti che possono sembrare costituiti da un unico pezzo di pesce – spiega ancora Faccioli – ma che in realtà sono frutto dell’unione di diverse parti, attuata grazie ad altri ingredienti (tra cui additivi ed enzimi alimentari oppure mediante sistemi diversi), dovranno recare l’indicazione “pesce ricomposto”. Allo stesso modo, andrà indicata la presenza di proteine aggiunte e la loro origine. Le maggiori incombenze per i pescatori si traducono in maggiori garanzie di identità del pescato o allevato nazionale che consente ai consumatori di fare scelte di acquisto più consapevoli e di poter di riconoscere e premiare il pesce tricolore”.

Fonte: Impresapesca Coldiretti