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Stati generali della pesca veneta, poche luci, molte ombre

pesca-300x300Lo scorso 28 novembre a Chioggia (Ve) si sono svolti gli “Stati Generali della Pesca”. I lavori congressuali si sono concentrati soprattutto sulla pesca professionale e molluschicoltura, “nocciolo duro del settore ittico veneto” ha spiegato l’assessore alla Pesca Franco Manzato.

Meno imbarcazioni, più imbarcati marittimi. In base agli studi condotti quest’anno, la flotta marittima negli ultimi 12 anni ha perso il 38,7% delle 700 imbarcazioni. Ciononostante, sembra in ripresa il numero degli imbarcati marittimi: nel 2013, infatti, risultano operanti 1.685 persone con un rialzo del 2,5%. Le imprese ittiche (2.964 le ditte registrate nel 2013 nella produzione ittica primaria) calano del 2,6% nell’ultimo anno. Per la prima volta negli ultimi sette anni, anche le imprese dell’acquacoltura risultano in diminuzione (-0,1%). Considerando l’intera filiera ittica, le imprese registrate in Veneto nel 2013 sono 3.646 e scendono del 2,2%. Di queste imprese, il 57% operano nel rodigino (quasi tutte nel settore primario), mentre un 32% lavorano nel veneziano. Nell’ultimo anno il pescato della flotta locale è stato pari a 17.511 tonnellate, con un aumento annuo dello 0,1%. La bilancia estera del commercio di prodotti ittici segna un saldo negativo per 192,3 milioni di euro, con le importazioni in aumento del 5,3% e le esportazioni del 24,4%.

Le problematiche. “L’analisi della pesca professionale – precisa l’assessore – ha messo in evidenza una serie di problemi tecnici e particolari, ai quali è però possibile trovare una soluzione sia agendo sulle normative esistenti ove possibile, sia attraverso una maggiore colloquio fra istituzioni e operatori, sia agendo mediante gli strumenti finanziari preposti”. Alcuni esempi delle problematiche: carenza delle risorse e loro sovrasfruttamento; eccessiva capacità dello sforzo di pesca: il decremento della capacità della flotta è più che compensato dagli incrementi di produttività; eccessivi vincoli burocratici e difficoltà di interlocuzione fra organismi preposti che portano a poca chiarezza sulle competenze; rapporti e concorrenza con marinerie Croate; limitata visione imprenditoriale degli operatori; carenza organizzativa fra operatori e difficoltà a costituire organismi unici per sfruttare economie di scala e acquisire rappresentatività nel settore; aumento dei costi di produzione; attuazione di politiche non lungimiranti e in linea con le caratteristiche tipologiche dell’Alto Adriatico; mancata tutela della fascia costiera e delle altre aree di riproduzione degli stock; carenza di politiche promozionali e di marketing territoriale ittico; eccessiva antropizzazione della fascia costiera.

Obiettivi auspicati. In questo contesto dovrebbero essere implementate delle politiche trasversali a tutti i comparti che operino in tre direzioni principali: per la tutela dell’impresa e dell’occupazione, per cui è opportuno lavorare al fine di favorire l’accesso al credito delle piccole e medie imprese della pesca e dell’allevamento; migliorare le strutture e i servizi per la pesca, infrastrutture e logistica; promuovere forme di aggregazione organizzata dell’offerta per tipologia di prodotto e territorio e creazione di una unica Organizzazioni di produttori per comparto a livello regionale o addirittura di nord Adriatico;agevolare percorsi di filiera per le imprese produttrici in modo da renderle protagoniste della valorizzazione del prodotto prevedendo incentivi per quelle che si aggregano e si orientano verso attività commerciali riappropiandosi di parte del valore del prodotto; sviluppo delle attività connesse e affini, come l’avvio del recupero di strutture della pesca e acquacoltura per lo sviluppo di attività turistico-ricettive. Per la tutela delle risorse: agevolare gli operatori affinché a livello di produzione si aggreghino in Consorzi o altre forme associative che siano rappresentative e che presentino piani di gestione per ogni sistema di pesca; per la salvaguardia di particolari specie in forte difficoltà, favorire l’introduzione, nei Piani di gestione, anche di fermi mirati per specie; creare zone di tutela della pesca soprattutto nella fascia costiera;favorire la ricerca applicata per studiare attrezzi di pesca meno impattanti e più selettivi, utilizzando la tecnologia per aumentare la selettività e non la produttività. Per il rafforzamento dei controlli: dare una forte spinta verso tutte le attività di controllo istituzionale per il ripristino della legalità e della certezza del diritto attraverso accordi con le forze dell’ordine per il rispetto delle misure minime di taglia, di maglia delle reti, di zone di pesca, etc.; estendere l’utilizzo di strumenti tecnologici per agevolare i controlli su uscite delle imbarcazioni, aree di pesca e quantitativi; verificare gli impegni assunti da terzi in sede dei diversi accordi di programma conclusi in occasioni di lavori e infrastrutture a mare al fine di monitorarne l’impatto economico e ambientale.

Fonte: Regione Veneto

Pesca. Imprenditori ittici verso la trasformazione e la vendita del pescato

raccolta vongole caleri

raccolta vongole Caleri

Si è tenuto lo scorso 18 settembre ad Adria (RO), alla sede locale della Coldiretti un convegno formativo e informativo, coordinato dal responsabile di Coldiretti Impresapesca Tonino Giardini, con la presenza di molti operatori del settore ittico, sullo sviluppo futuro della pesca e dell’acquacoltura. Sono stati presentati i risultati di una sperimentazione, eseguita da Coldiretti Impresapesca, tesi ad individuare I macchinari per la lavorazione ed il confezionamento del pescato, a cura del docente formatore Angelo Guidi, noto esperto del settore.

I prototipi da impiegarsi, sia a bordo dei pescherecci che a terra, mirano a compiere, subito dopo la cattura, le lavorazioni come sfilettatura e spolpatura, per raggiungere il consumatore già pronti per la cottura. “Per Coldiretti Impresapesca – afferma Alessandro Faccioli, responsabile del settore – risulta fondamentale la verticalizzazione dell’impresa e la creazione di nuove opportunità occupazionali. In tale contesto, riscoprendo un modello organizzativo tradizionale dell’impresa ittica dove l’imprenditore stesso era coadiuvato dai propri familiari nell’organizzazione delle attività di trasformazione e/o vendita del prodotto pescato”. I lavori sono proseguiti con la presentazione del vademecum e delle linee guida per l’acquacoltura, predisposte da Coldiretti Impresapesca ed implementata in collaborazione con le principali realtà dell’acquacoltura italiane.

Fonte: ImpresaPesca Coldiretti

Mipaaf, presentato piano di azioni per la pesca, 5 mosse per il rilancio del settore

pesca-300x300Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha presentato il piano di azioni per il rilancio della pesca e dell’acquacoltura.”La tutela delle nostre risorse marine – dichiara il Ministro Martina – passa anche attraverso una politica strategica per la pesca e l’acquacoltura. Parliamo di un settore che impiega circa 30mila persone e che dà vita ad un sistema come quello della trasformazione del pesce che fattura 2,2 miliardi di euro. In Italia, con 12 mila imbarcazioni é presente circa il 14% della flotta europea. Per la salvaguardia e il rilancio della pesca abbiamo approntato un primo piano di 5 azioni principali che si sviluppa da quest’anno. L’obiettivo chiaro è quello di sostenere l’occupazione e il reddito dei nostri pescatori e di rilanciare un settore strategico del nostro Paese. Con i 537 milioni di euro della nuova programmazione e con la riprogrammazione delle risorse residue vogliamo incidere per contrastare la crisi e dare futuro all’intera filiera ittica”.

Le azioni/1 “Task force” di sostegno alle Regioni per evitare il disimpegno automatico dei fondi europei Programmazione 2007-2013. Per scongiurare la perdita di fondi ed imprimere impulso alla spesa regionale è stata istituita un’apposita unità di supporto (“task force”) del Mipaaf che si occuperà a partire dal mese di settembre di supportare le Regioni nell’attuazione del programma. I ritardi accumulati da alcune Regioni, che secondo gli ultimi dati disponibili hanno speso meno del 40% delle risorse complessive del programma che dovrà chiudersi nel 2015, impongono una accelerazione delle procedure di spesa, evitando un rischio di perdita di fondi. La task force, oltre a garantire un maggior coordinamento degli interventi nazionali e regionali, contribuirà anche a suggerire le soluzioni più adatte per superare le criticità riscontrate dagli Organismi intermedi durante i controlli amministrativi e informatici svolti nell’ambito del Sistema di gestione e controllo. All’unità è assegnata la funzione propositiva, di stimolo, coordinamento, vigilanza e valorizzazione delle attività in atto a livello locale nonché il monitoraggio dell’attuazione. Avrà anche il compito di assistere l’Amministrazione nella gestione del programma con riferimento alle attività di controllo e monitoraggio dei compiti spettanti agli Organismi Intermedi. Un impegno importante del Ministero a supporto delle amministrazioni regionali volte e rafforzare la collaborazione istituzionale nell’interesse generale dell’efficientamento della spesa dei fondi europei, in coerenza con quanto sta avvenendo sugli altri fondi.

Le azioni/2 Rimodulazione dal 50% al 75% del tasso di cofinanziamento comunitario per le Regioni Obiettivo Convergenza. L’azione di rimodulazione effettuata sull’Asse prioritario 2 è finalizzata non solo a evitare di perdere risorse importanti, ma anche a finanziare un nuovo Piano di Azione per la Pesca con una dotazione di circa 45 milioni di euro di risorse nazionali, di cui circa 36 milioni di euro a valere sul Fondo di Rotazione ed i restanti a carico dei bilanci regionali. Le risorse nazionali, previo accordo con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, manterranno la destinazione territoriale, in modo che nessuna regione perda le risorse che resteranno a disposizione dei territori per finanziare, con circa 16 milioni di euro, un intervento sugli ammortizzatori sociali, come ad esempio la Cassa integrazione guadagni in deroga, e altre misure immediatamente spendibili che saranno identificate con le Regioni interessate.

Le azioni/3  Semplificazioni. Il rilancio del settore avverrà non solo attraverso nuove risorse, ma anche attraverso una accelerazione del necessario processo di semplificazione. A tale fine sono stati sbloccati circa 400mila euro per operazioni di semplificazione, da realizzare attraverso Convenzioni per lo sviluppo della filiera pesca,che saranno svolte, attraverso una selezione con bandi, da parte delle Associazioni nazionali di categoria ovvero da Consorzi dalle stesse istituiti.

Le azioni/4 Nuova programmazione Politica Comune della Pesca 2014-2020. Con la nuova programmazione saranno disponibili risorse per 537 milioni di euro fino al 2020. Di queste, 424 milioni di euro saranno utilizzati per misure di sostenibilità della pesca e dell’acquacoltura, 61 milioni di euro saranno destinati ad attività di controllo, 47 milioni di euro per la raccolta di dati scientifici e 4,4 milioni di euro per la politica marittima integrata da coordinare con la parte gestita dalla Commissione Ue. E’ già in fase di definizione il Programma operativo nazionale, che nelle prossime settimane sarà concordato con le Regioni e con gli operatori del settore, che consentirà con anticipo all’Italia di essere pronta per l’attuazione delle misure FEAMP fino al 2020. La grande occasione del prossimo ciclo di programmazione dovrà necessariamente concentrare le risorse, con un più forte ruolo nazionale, su un numero minore di priorità garantendo il raggiungimento dei target di spesa all’interno di una strategia condivisa con gli enti locali.

Le azioni/5 Semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell’Unione europea. La pesca è uno dei temi sui quali la Presidenza italiana ha previsto un impegno importante. Si metteranno al centro le riforme aperte, dalle norme attuative della PCP al regolamento “Omnibus”, fino ai nuovi accordi sulle possibilità di pesca per il 2015 nelle acque UE e internazionali (TAC e quote: Regolamento generale, Mar Baltico, Mar Nero, specie da acque profonde), che dovranno essere pienamente coerenti con gli obiettivi della nuova Politica Comune della Pesca (sostenibilità, regionalizzazione, crescita). Nel corso del Semestre, poi, particolare attenzione sarà inoltre rivolta all’acquacoltura, valorizzando i fattori di: competitività e semplificazione; crescita e occupazione; ruolo di risorsa alimentare.

Fonte: Mipaaf

Pesca in Alto Adriatico, nel report 2013 luci ed ombre

pesca-300x300Veneto Agricoltura ha diffuso il Report sulla pesca in Alto Adriatico attraverso il proprio sito (www.venetoagricoltura.org). Realizzato dal suo Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura che ha sede a Chioggia (Ve), il Report propone un’analisi congiunturale sulla filiera ittica nonché tutte le componenti socio economiche del comparto ittico delle Regioni litorali del Nord Adriatico (Veneto, Friuli V.G., Emilia Romagna).

Cosa emerge? Anzitutto il dato preoccupante, a conferma di un trend in atto da tempo, che la flotta alto adriatica continua a perdere unità marittime. Nel 2013 il parco complessivo è di 1.784 imbarcazioni, consistenza questa che indica una perdita nel periodo 2001-2013 di ben oltre un terzo (-33,6%) dei natanti. Altalenante invece la situazione dei transiti di prodotti ittici nei Mercati Ittici del Nord Adriatico, che evidenzia anche il simile andamento produttivo dei molluschi bivalvi in mare e in laguna.

Le imprese. In Veneto ed in Emilia-Romagna le imprese della filiera ittica risultano in crescita nel periodo di confronto 2005-2013, essenzialmente grazie alle imprese dell’acquacoltura, che si sono rivelate una vera e propria valvola di sfogo per i pescatori in crisi; calano invece in Friuli Venezia Giulia, -13,2%, dato in linea con la situazione congiunturale italiana. Altro item apparentemente contradditorio è quello degli “imbarcati” cioè i lavoratori del settore che operano in mare. Il loro numero risulta mediamente in crescita nel biennio 2011-2012, ma le giornate di pesca sono in costante calo anche in conseguenza dei periodi di “fermo biologico” attuati però in una chiave di salvaguardia della risorsa ittica, e quindi anche del lavoro. La retribuzione media mensile (periodo 2007-2012) si presenta in rialzo per quasi tutte le categorie occupazionali che sono state oggetto di studio; tranne per i dirigenti impegnati nella lavorazione (-8,8%) e gli operai del commercio (-1,0%). Per quanto concerne il commercio con l’estero di prodotti ittici, le tre Regioni alto adriatiche presentano un saldo della bilancia commerciale costantemente negativo; sono anch’esse quindi dipendenti dal prodotto estero (elevate importazioni).

Fonte: Veneto Agricoltura

 

Ittiturismo, la Giunta del Veneto fissa le regole per le autorizzazioni

pescavongole caleri

Pesca vongole Porto Caleri

La Giunta regionale ha approvato le disposizioni applicative finalizzate all’esercizio dell’ittiturismo, ovvero di somministrazione pasti ed ospitalità da parte delle imprese ittiche venete.

Una nuova opportunità per le imprese ittiche venete. La legge che ha previsto in Veneto questa innovativa forma di attività turistica connessa alle attività della pesca professionale e dell’acquacoltura aveva infatti disegnato una cornice generale, la cui realizzazione concreta ha richiesto una profonda disamina di tutte le questioni messe in campo, in considerazione della interdisciplinarietà della materia e quindi dalla molteplicità di Istituzioni coinvolte. Tra le disposizioni applicative vi è quella che riguarda la validità del “corso di pescaturismo” ai fini dell’esercizio anche dell’attività ittituristica. “Di fatto ora questa attività può prendere il via – sottolinea l’assessore alla pesca e all’agricoltura del Veneto Franco Manzato – fornendo alle imprese ittiche venete una nuova opportunità per integrare il proprio reddito attraverso attività che tendono a promuovere l’ammodernamento, la sostenibilità e l’inclusività delle imprese stesse attraverso la valorizzazione delle proprie produzioni, delle tradizioni e delle tipicità locali delle nostre aree costiere, lagunari e lacuali”.

(Fonte: Regione Veneto)

Pesca e turismo in Veneto. Manzato: opere a mare valutate con i pescatori.

pescavongole caleri“Ogni tipo di opera a mare dovrà essere valutata, prima della realizzazione, anche dal tavolo permanente della pesca professionale, costituito insieme alle associazioni di categoria per regolare il settore peschereccio e per gestire flora e fauna ittica”. Lo ha ribadito l’assessore alla pesca del Veneto Franco Manzato, nei giorni scorsi a Caorle, in provincia di Venezia, per il workshop sul tema “Creare una filiera per il pesca turismo – ittiturismo. Il punto di vista del settore produttivo”.

In arrivo risorse per il settore. I dati evidenziano che il turismo costiero genera un altissimo numero di pernottamenti registrati (nel solo Veneto sono circa 25 milioni l’anno), con presenze nelle spiagge che si valutano in circa 65 milioni, generando un valore valutabile in 4,7 miliardi di euro. “Questo significa che il Veneto ha, nell’ittiturismo e nel pesca turismo, potenzialità enormi – ha ricordato Manzato – e soprattutto può creare ulteriori opportunità con il sistema turistico costiero, creando sinergie tra gli operatori delle strutture ricettive e coloro che operano nel pesca e ittiturismo”. “La Giunta regionale sta lavorando per ampliare le possibilità di questo settore – ha concluso l’assessore – mettendo a disposizione risorse provenienti da fonti diverse: comunitarie (fondi Feamp, fondi Feasr e Fesr, e progetti Leader) e regionali; nel bilancio 2014 sono stati stanziati 5 milioni di euro destinati alla pesca e all’acquacoltura”.

(Fonte: Regione Veneto)

Pesca. Effetti preoccupanti del maltempo sui molluschi in Basso Polesine

vongolari

Vongolari, foto Impresapesca Coldiretti Rovgo

Filari di allevamento di mitili spezzati e stagnazione di acqua dolce, in particolare nella laguna di Marinetta, stanno innescando le prime morie di vongole veraci.  E’ il preoccupante esito dei primi sopralluoghi degli operatori mitilicoltori e venericoltori negli allevamenti in concessione demaniale bassopolesani, dopo le abbondanti precipitazioni che hanno messo in ginocchio il Veneto e le forti mareggiate che hanno spazzato il litorale polesano.

Stress e moria molluschi. Impresapesca Coldiretti Rovigo rilancia l’appello a regione del Veneto, Genio civile e Consorzio di bonifica Delta del Po affinché attivino i necessari interventi di tutela ambientale produttiva e di vivificazione.  “La laguna di Marinetta – affermano Massimo Lazzarin e Diego Crivellari, presidenti dei Consorzi Delta nord e Molluschicoltori veneti di Rosolina – è stata negli ultimi anni caratterizzata da frequenti morie, a causa dell’insufficiente ricambio idrico della laguna di Vallona, contigua a quella di Marinetta, accentuato dagli sbarramenti dovuti alle palificazioni artificiali e dall’interramento della bocca a mare di Porto Levante. La situazione presente accentua il ristagno di acqua dolce in Marinetta al punto da creare uno stress nei molluschi e nei casi più gravi la loro moria”.

Necessari interventi di vivificazione. Secondo i tecnici di Impresapesca Coldiretti Rovigo, negli allevamenti di mitili, ubicati in mare aperto da Porto Levante a Scardovari, si sono rilevate rotture dei filari di allevamento con la conseguente perdita del prodotto che sarebbe giunto a maturazione in primavera. Roberto Banin, presidente della Cooperativa mitilicoltori di Scardovari, ha iniziato in questi giorni, appena le condizioni meteo lo hanno reso possibile, la ricognizione dei danni all’interno delle aree di allevamento, ma i primi risultati stanno preoccupando gli allevatori in vista della prossima campagna di cozze a Scardovari.  Per Impresapesca Coldiretti è prioritario attivare gli interventi di tutela ambientale produttiva negli ambienti lagunari del Delta del Po, che sono estremamente sensibili e tendono a mutare continuamente, interrandosi a causa dell’apporto dei sedimenti dai fiumi e dalle mareggiate. Per questo occorre intervenire con opere di vivificazione per non perdere in maniera irreversibile aree le cui eccellenze ittiche sono riconosciute a livello europeo.

(Fonte: Impresapesca Coldiretti Rovigo)

Pesca. Veneto premiato a Roma come regione capofila del “BuonPescato Italiano”

buon-pescato-italianoLa Regione del Veneto è stata premiata a Roma dalla Direzione Generale Pesca ed Acquacoltura del Ministero per le Politiche Agricole in qualità di promotrice e capofila dell’iniziativa “Il BuonPescato Italiano”.

L’80 per cento dei prodotti ittici in vendita proviene dall’estero. La manifestazione itinerante “Il BuonPescato Italiano” è stata realizzata nel corso del 2013 per promuovere la conoscenza e il consumo delle specie marine pescate nei nostri mari (in Italia l’80 per cento dei prodotti ittici messi in vendita proviene dall’estero), convenienti sia sotto il profilo economico sia per quando riguarda caratteristiche organolettiche e nutrizionali. L’iniziativa ha interessato cinque regioni, e tra queste il Veneto era l’unica del Nord e ha fatto da apripista alle altre. Un autoarticolato attrezzato ha toccato tutti i capoluoghi di provincia della regione, da Belluno a Treviso, dove si è svolta la festa del Buon Pescato con stand gastronomici e assaggi delle specie ittiche autoctone dell’alto Adriatico.

(Fonte: Regione Veneto)

Nasce il Consorzio Trentino di Piscicoltura

Nasce-il-consorzio-trentino-di-piscicoltura_largeNasce il consorzio trentino di piscicoltura, uno spin-off tra Fondazione Edmund Mach e l’associazione ASTRO per la produzione intensiva del Carpione, un pesce esclusivo del lago di Garda che San Michele ha contribuito a salvare dall’estinzione studiandone la biologia e mettendo a punto una metodica di riproduzione e allevamento.

Obiettivo del consorzio. Sarà quello di fornire materiale da semina per recuperare la specie e produrne un quantitativo rilevante per l’immissione sul mercato. Si tratta di un risultato molto importante per il Trentino e, più in generale, per la salvaguardia del suo patrimonio ittico. La Fondazione Mach è riuscita in un intento risultato vano per altri enti e istituti. Le attività di ricerca e sperimentazione sono partite nel 2008 dal recupero di tre esemplari pescati nel Garda da alcuni pescatori veronesi che collaborano con il centro ittico di San Michele. “Per la Fondazione Mach – spiega il direttore generale, Mauro Fezzi– la costituzione del consorzio è motivo di soddisfazione perché rappresenta un riconoscimento dell’impegno dedicato al settore dell’itticoltura. Se il consorzio avrà successo potrà rappresentare anche un modello importante per la valorizzazione dell’ambiente, attraverso la salvaguardia di questa specie, e non ultimo, un’interessante fonte di entrata per la Fondazione stessa”.

Cosa farà il Consorzio. La Fondazione Mach ha messo a punto e validato scientificamente una serie di metodologie per la riproduzione in cattività di questo pesce che metterà a disposizione del Consorzio. Fornirà un numero adeguato di riproduttori per la produzione delle uova, dei quali il Consorzio assumerà la custodia, e trasferirà materiale ittico di rimonta e di rinsanguamento del parco riproduttori del Consorzio. “Riteniamo che la possibilità di allevare e commercializzare un pesce di alta qualità e prelibatezza come il Carpione del Garda –spiega il direttore di Astro, Diego Coller – sia una grande opportunità per il nostro settore, in quanto possiamo inserire nella nostra gamma di prodotti un altro pesce di acqua dolce, accanto alla trota e al salmerino alpino, che può consentirci di affermarci sul mercato in una posizione importante fra i produttori di pesce d’acqua dolce. Sarà impegno di ASTRO di commercializzare il Carpione nelle zone dove questo è maggiormente conosciuto, ma anche far sì che possa essere apprezzato anche nei restanti territori nazionali ed anche esteri”.

Il progetto Carpiogarda: studiata la biologia del Carpione e brevettato il modello di riproduzione. “Nel 2008 è stato avviato il progetto Carpiogarda le cui finalità erano lo studio della biologia riproduttiva del Carpione ed il protocollo di allevamento. Successivamente gli approfondimenti scientifici e sperimentali hanno consentito di produrre un know-how ed il 21 settembre 2012 la richiesta di brevetto” spiega l’inventore Fernando Lunelli, che dirige l’impianto ittico della Fondazione Mach e che ha curato l’intero progetto di recupero. Il forte interesse economico (esigenze di mercato pari a circa 100 t/anno) e naturalistico (recupero conservazione della specie) per tale specie ha maturato l’idea di costituire lo spin-off tra la Fondazione Mach e ASTRO.

Il Carpione, pesce esclusivo del lago di Garda, dalle carni molto prelibate. Il Carpione (Salmo carpio L.,1758) vive solo nel Lago di Garda. È un salmonide, simile alla trota lacustre, ma di taglia più piccola, dalla biologia riproduttiva particolare ed unica nei salmonidi dato che si riproduce due volte all’anno a notevoli profondità (da -80 m a -180 m) sui versanti ghiaiosi di frana sommersa oppure su sedimenti fluviali sommersi, principalmente della sponda bresciana. Comportamento gregario, alimentazione costituita da plancton e piccoli crostacei anche negli adulti, carni chiare e molto prelibate. Dall’arte culinaria è considerato al top delle specie d’acqua dolce. Negli anni precedenti agli anni Sessanta la pesca professionale produceva mediamente circa 250 quintali all’anno (dichiarati) con punte oltre i 450 quintali mentre negli ultimi anni, periodo 2007-2013, le catture sono inferiori a 50 kg. Per i pescatori professionisti rivestiva una fonte economica rilevante ed un indotto per tutto il territorio rivierasco e oltre, fino a Milano.

(Fonte: Fondazione Edmund Mach)

Bando per valorizzazione pesca amatoriale e tutela fauna ittica acque interne del Veneto. Domande di contributo entro il 25 novembre 2013.

Pesca a moscaPer finanziare azioni di valorizzazione della pesca amatoriale e iniziative di tutela della fauna ittica delle acque interne, la Giunta veneta ha messo formalmente sul piatto 250 mila euro. “La somma, come è stato stabilito nella recente riunione del Tavolo Blu – ha spiegato l’assessore alla pesca del Veneto, Franco Manzato, – verrà assegnata tramite bando alle associazioni di pescasportiva del Veneto: la metà per il finanziamento di progetti volti alla valorizzazione del mondo associativo della pesca sportiva ed amatoriale, l’altra metà per progetti che realizzano forme di tutela del patrimonio ittico autoctono, con riferimento alle acque interne e marittime interne. La suddivisione non è peraltro rigida e una diversa ripartizione potrà essere decisa nel caso non venisse utilizzata l’intera somma per uno dei due obiettivi indicati”.

I beneficiari. Con il medesimo provvedimento, il Tavolo Blu, ovvero la Consulta regionale della pesca sportiva, è stato integrato con la rappresentanza di Spinning Club Italia. Le graduatorie dei progetti ammissibili, una per ciascuno dei due obiettivi previsti, saranno predisposte dall’Unità di Progetto Caccia e Pesca e successivamente approvate dalla giunta regionale.  Per ambedue le tipologie di intervento previste, beneficiarie del contributo regionale saranno le Associazioni di pescatori sportivi/amatoriali del Veneto e le Federazioni/Consorzi/Unioni di associazioni di pescatori sportivi/amatoriali, sempre con sede nel Veneto.

Modalità. Le domande di contributo andranno compilate utilizzando la modulistica che sarà disponibile presso l’Unità di Progetto Caccia e Pesca e nel sito web http://www.regione.veneto.it, e dovranno pervenire alla Regione del Veneto, Unità di Progetto Caccia e Pesca, Via Torino 110, 30172 Venezia – Mestre entro lunedì 25 novembre prossimo mediante raccomandata A/R, trasmissione a mezzo fax al numero 041/2795504 o con di posta elettronica certificata (PEC) al seguente indirizzo: protocollo.generale@pec.regione.veneto.it.

(Fonte: Regione Veneto)