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Frena la crisi della pesca in Veneto, ma flotta regionale ridimensionata

pesca-300x300Nel Veneto, il trend negativo dei principali indicatori economici del settore della pesca sta finalmente frenando la sua corsa verso il basso. L’incremento del numero delle imprese attive e della produzione di vongole di mare fa dunque ben sperare. I segnali di ripresa del comparto arrivano dall’Osservatorio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Veneto Agricoltura, con sede a Chioggia, che nel suo ultimo Rapporto annuale presenta tutti i dati sulle dinamiche del settore ittico veneto.

In atto un ridimensionamento della flotta regionale. E’ ormai da alcuni anni che l’intera filiera ittica veneta è in crisi. Una situazione, questa, di forte stress strutturale dovuta per lo più alla scarsità di risorsa ittica, conseguente al sovrasfruttamento degli stock avvenuto negli anni passati. A questa difficoltà si sta cercando ora di rimediare con metodiche di pesca più ecosostenibili, che necessitano però di un periodo di tempo per dare risultati concreti: l’estensione del periodo di fermo biologico, tra l’altro, dovrebbe consentire alle risorse ittiche di rigenerarsi. Per ora, i dati elaborati dall’Osservatorio di Veneto Agricoltura evidenziano, nel 2012, un rallentamento della crisi ma anche il perdurare del ridimensionamento della flotta regionale. Sempre nell’ottica della ecosostenibilità, l’applicazione del regolamento UE “Mediterraneo”, che abolisce la pesca a strascico entro le tre miglia, ha fatto registrare l’abbandono delle imbarcazioni di piccola stazza e lo spostamento della forza lavoro in altri ambiti, tra i quali l’acquacoltura che vede aumentare di anno in anno il numero di imprese e addetti. Il perdurante aumento dei costi di produzione, col gasolio che è aumentato di quasi il 18% nel corso di un anno, si riversa sull’intero settore e inevitabilmente determina un aumento dei prezzi dei prodotti e conseguentemente una contrazione nei consumi.

Rapporto annuale scaricabile anche da internet. L’insieme degli aspetti socio-economici che caratterizzano il settore ittico veneto vengono presentati nel report “La pesca in Veneto 2012”, pubblicato in questi giorni dall’Osservatorio di Veneto Agricoltura. Si tratta di una esaustiva analisi dello stato congiunturale della pesca e dell’acquacoltura regionale e allo stesso tempo di un utile strumento statistico per gli operatori del settore e dei decisori pubblici. I numerosi dati elaborati offrono infatti una istantanea del settore ittico veneto e delle sue tendenze per l’anno in corso. Il Rapporto può essere scaricato dal sito internet di Veneto Agricoltura.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Pesca in Polesine: concessioni e manutenzione delle lagune i nodi da sciogliere

Immagine 1I pescatori vogliono fare il loro lavoro, liberati dai laccioli burocratici. Il settore ittico è regredito ai prezzi di 20 anni fa; nel frattempo è andato perduto il 32 per cento delle imprese di pescatori, l’acquacoltura è ferma e l’immobilismo delle politiche del comparto l’ha consegnato all’invasività della normativa europea. Nel mezzo, la redistribuzione delle concessioni dal 2014 ed il prossimo calo delle produzioni di acquacoltura a causa dell’agonia delle lagune, non più sottoposte a vivificazione. Per il Polesine si aggiunge l’annosa vicenda, ancora irrisolta, della demanialità delle lagune e la disparità di superficie coltivabile rispetto alle marinerie di Venezia e Ferrara.

Gli interventi. Un quadro disastrato è emerso dal workshop sulla “Normativa delle concessioni demaniali e problematiche connesse al mondo della pesca”, organizzato da Impresapesca e Coldiretti Veneto, ieri, al Centro visitatori dell’Ente parco di Porto Viro. Ma anche l’ottimismo dell’organizzazione agricola, che per bocca del presidente regionale, Giorgio Piazza, ha assicurato: “C’è bisogno di condivisione e soprattutto, di certezze per gli imprenditori. Di togliere le complicazioni burocratiche. Con Impresapesca Coldiretti sta intervenendo nel settore ittico per fare chiarezza e dare risposte alla gente che lavora e opera nel comparto. Imprenditori che hanno bisogno di essere messi in condizione di fare con passione, il loro lavoro, in armonia l’azione della natura di questi ambienti dinamici di incontro tra acqua dolce e salata, dove basterebbero pochi interventi, costanti”. Tonino Giardini, responsabile nazionale di Impresapesca ha sottolineato l’importanza di un’evoluzione professionale: “Oggi la pesca e l’acquacoltura sono attività che non fanno reddito. Si vende a prezzi di 20 anni fa, con i costi di gestione aumentati del 280 per cento e con i problemi ambientali degli scarichi a mare inadeguati. Il prodotto, però, acquista sempre più valore e rischiamo di aumentare sempre di più le importazioni dal resto del Mediterraneo, dove ci sono attenzioni diverse su qualità e salubrità e minori costi. Non possiamo reggere questo confronto – ha detto Giardini – se non posizionandoci sul mercato e appropriandoci di una parte della filiera, come hanno fatto i produttori agricoli nel primario”.

Il settore ittico in Veneto. Un compiuto rendiconto sulla consistenza del settore è stato compiuto da Alessandro Faccioli, responsabile veneto di Impresapesca: 3713 imprese, di cui 1500 di pesca; 1531 di acquacoltura, 99 di commercio all’ingrosso di prodotto fresco, 28 di commercio all’ingrosso di surgelato o conservato, 203 di commercio al dettaglio, 299 di commercio ambulante. Poi il problema delle disparità di superfici coltivate: “A Venezia – ha spiegato Faccioli – la superficie è di 2.37 ettari per operatore; a Porto Tolle dei 5000 ettari in concessione, solo 350 sono utilizzati e quindi, solo 0,24 ettari effettivi sono disponibili per addetto”. Sul contenzioso in atto sulla demanialità di parte delle lagune polesane ha detto: “Ci impegniamo a stimolare le istituzioni e gli enti, affinché vegano finalmente rilasciate dopo oltre tre anni le concessioni in laguna di Caleri, vengano attivati i nuovi procedimenti di delimitazione delle lagune, dichiarandole finalmente beni del demanio marittimo, e venga tutelato il diritto di pesca e acquacoltura nelle acque tra il Po di Maistra ed il Po di Goro al Consorzio delle cooperative pescatori del Polesine”.

Regione, entro l’anno due bandi. La Regione Veneto, presente col capo del Genio civile di Rovigo, Adriano Camuffo, ha fatto un’apertura molto apprezzata: “Il nostro ufficio è aperto e disponibile ad ogni iniziativa che muove l’economia, entro i margini di manovra delle direttive regionali. Ci sarà entro l’anno un primo bando che riguarderà le concessioni delle nuove aree su cui non ci sono contenziosi in corso. Un secondo bando riguarderà le aree già concesse i cui diritti scadranno dal 2014”. E qui arriva l’ansia maggiore degli attuali concessionari, ma anche qualche rassicurazione da parte di Stefano Zunarelli, professore di diritto della navigazione all’Unibo: “La direttiva Bolkestein è storia passata perché non si applica alla pesca e acquacoltura, che non sono servizi. Però sono i principi di libertà di stabilimento e di iniziativa economica derivanti dal diritto europeo che fanno sì che tutte le imprese hanno diritto di partecipare alle procedure di evidenza pubblica. Ma la legge regionale può prevedere delle proroghe, quando queste sono adottate in prospettiva transitoria e finalizzate ad arrivare alla successiva procedura trasparente. L’importante è che le imprese arrivino preparate a quel momento – ha concluso – ad esempio sperimentando reti d’impresa che consentano di ovviare alle piccole dimensioni e alla carenza di strutturazione”.

Allarme Consorzio di bonifica, in tre anni, senza manutenzione causa tagli, a rischio sopravvivenza laguna e produzione ittica. Infine, un intervento del direttore del Consorzio di bonifica Delta del Po, Giancarlo Mantovani, che ha dimostrato con dati e mappe aeree che: “Fra tre anni, se non si proseguiranno i lavori di manutenzione delle lagune, le bocche a mare si chiuderanno, l’acqua diventerà color caffelatte e la pesca sarà impossibile, come era accaduto alla fine degli anni ‘80”. Il problema è quello del taglio totale dei finanziamenti regionali alla vivificazione degli ambienti deltizi che c’entra molto, non solo con la sopravvivenza della laguna, ma anche con la produzione ittica. “Quando si chiusero i finanziamenti dei Piani integrati mediterranei, alla fine degli anni ’90 – ha spiegato Mantovani – ci fu un calo della produzione, che riprese quando ripresero i finanziamenti regionali a partire dal 1999. Negli anni 2011-12-13 abbiamo zero euro e calerà la produzione: già ci sono stati fenomeni di morìa. Il problema è l’idrodinamica lagunare: l’acqua deve scorrere entro le lagune e deve essere mantenuta la morfologia originaria con una bocca a mare attiva, i canali sublagunari e le barene. Significa escavo dei canali, consolidamento degli scanni e ripristino delle barene. Ci vuole il coraggio delle scelte – ha concluso – se si dice che la laguna è importante per l’economia ed il territorio, allora bisogna collaborare per cercare delle modalità di finanziamento. In fondo servirebbero 2-3 milioni di euro l’anno per avere dei buoni risultati su novemila ettari di lagune”.

(Fonte: Coldiretti Impresapesca)

Pesca marittima alto Adriatico, trend negativo per la flotta riminese, mentre Cattolica segna un rialzo

pesca-300x300In linea con l’intera realtà della pesca marittima dell’area alto Adriatica, anche la flotta riminese mostra un trend negativo, con 155 imbarcazioni registrate nel 2012 e un calo annuo del 4,3%. In controtendenza, invece, la flotta cattolichina, che segna un incoraggiante +1,5% e alla quale si accompagna anche la vicina flotta marchigiana di Gabicce, che usualmente conferisce il proprio pescato al mercato ittico di Cattolica.

Lo sbarcato locale al mercato ittico di Rimini, con le 1.739 tonnellate conferite nel 2012, segna un incoraggiante rialzo annuo del 20,1%, mentre per il mercato di Cattolica continua la discesa della produzione iniziata nel 2010 e che segna un -23% nell’ultimo anno. Di contro, i relativi fatturati mostrano incoraggianti rialzi per entrambi i mercati ittici.  Riprende quindi la redazione di reports sulle marinerie dell’alto Adriatico da parte di Veneto Agricoltura (Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Chioggia), che in quest’ultimo lavoro ha esaminato quelle romagnole di Rimini e Cattolica. Il numero delle imprese ittiche riminesi è praticamente inalterato (+0,4%), mentre a Cattolica le stesse segnano un interessante rialzo annuo del 4,7% dovuto in gran parte alle ditte che operano nella pesca e nel commercio al dettaglio di prodotti ittici. Le vongole di mare pescate dal CO.GE.MO. di Rimini nel 2012 sono state 2.038 tonnellate, con un aumento annuo delle stesse del 41%. Anche la mitilicoltura dell’area segna un interessante balzo del 45,2%, con la produzione di 5.758 tonnellate registrata per il 2011. In aumento le importazioni per la provincia di Rimini di prodotti della pesca che, secondo i dati della locale Camera del Commercio, determinano anche un aumento del 13,2% del saldo negativo della bilancia commerciale.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Fermo pesca 2013, De Girolamo firma il decreto, ecco le date di interruzione delle attività estive

pesca-300x300“Il fermo biologico è una misura necessaria per garantire il futuro della pesca nel Mediterraneo. Dobbiamo assolutamente tutelare le risorse dei nostri mari, con l’obiettivo della conservazione degli stock ittici e dell’ecosistema marino. Troppo spesso, in passato, il nostro mare ha vissuto un eccessivo sfruttamento delle risorse. Bisogna avere uno sguardo lungimirante e rendersi conto dell’importanza che il mare avrà anche per le generazioni che verranno”. Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, dopo aver firmato il decreto che stabilisce i periodi per l’arresto temporaneo della attività di pesca per il 2013.

Le date. “Attraverso successivi provvedimenti – ha aggiunto il Ministro De Girolamo – saranno determinati i criteri e le modalità di erogazione degli aiuti alle imprese di pesca che effettuano l’interruzione temporanea obbligatoria”. Per il “fermo pesca” del 2013 sono previsti i seguenti periodi di interruzione dell’attività:  dal compartimento marittimo di Trieste al compartimento marittimo di Rimini: dal 22 luglio al 1° settembre (42 giorni); dal compartimento marittimo di Pesaro al compartimento marittimo di Bari: dal 5 agosto al 15 settembre (42 giorni);  dal compartimento marittimo di Brindisi al compartimento marittimo di Imperia: dal 30 settembre al 29 ottobre (30 giorni);  imbarcazioni facenti base logistico-operativa nel Porto di Pescara dal 5 agosto al 3 settembre (30 giorni);   per le unità da pesca iscritte nei compartimenti marittimi della regione Sardegna e della regione Sicilia, il fermo ha durata di almeno trenta giorni consecutivi, nel rispetto dei periodi di cui ai piani di gestione, la cui decorrenza è disposta con provvedimento regionale. La Regione Abruzzo, in relazione alle problematiche connesse all’insabbiamento del Porto di Pescara che hanno determinato l’impossibilità di esercitare l’attività di pesca a partire da luglio 2012, ha chiesto la possibilità di derogare all’imminente Fermo Biologico 2013 per le imbarcazioni della Marineria di Pescara.

(Fonte: Ministero Politiche Agricole Alimentarie e Forestali)

Pesca. Distretto Alto Adriatico propone nuove linee al Ministero delle Politiche Agricole

pesca-300x300Si è tenuto lo scorso 20 giugno a Bologna, nella sede della Regione Emilia Romagna, il terzo incontro del Distretto Alto Adriatico in presenza del coordinatore ed assessore veneto Franco Manzato, dell’assessore emiliano Tiberio Rabboni, dell’assessore friulano Sergio Bolzonello e di Pietro Gasparri, della Direzione generale della pesca marittima e dell’acquacoltura del MIPAAF.

Fermo pesca, fondi 2014-2020, marchio del pescato e pagamenti le questioni in evidenza. “La presenza ministeriale – ha detto Manzato – è necessaria per dare garanzia al Distretto che le richieste inoltrate vengano effettivamente ratificate e trasferite poi in sede comunitaria”. All’ordine del giorno sono stati posti quattro punti fondamentali: la questione del fermo pesca biologico, proponendo per l’anno corrente il periodo dal 22 luglio all’1 settembre; la nuova programmazione dei fondi FEAMP 2014-2020, chiedendo di verificare le possibilità di spesa per evitare il disimpegno; la possibilità di istituire un marchio identificativo del pescato dell’Alto Adriatico; il pagamento del fermo pesca e la cassa integrazione.“Altresì, abbiamo ricevuto dal Ministero aggiornamento in merito al bando per gli arresti definitivi, conclusosi lo scorso maggio – ha spiegato l’assessore Manzato. Le domande presentate sono state rispettivamente 36 in Friuli Venezia Giulia, 60 per la Regione del Veneto e 90 in Emilia Romagna. Seguirà prossimamente la pubblicazione della graduatoria e la fase istruttoria, nella quale le Regioni adotteranno i decreti di concessione. A questa fase farà seguito la consegna delle licenze di pesca da parte degli operatori”.

(Fonte: Regione Veneto)

Vongola veneta, produzione e prezzi in forte calo

visita stabilimento vongole veraci

E’ di questi giorni la notizia della moria di vongole che ha colpito la Sacca del Canarin, nel Delta del Po. L’abbassamento del grado di salinità dell’acqua, dovuto all’eccessivo ingresso di acqua dolce nelle aree di sviluppo e crescita della vongola, ha portato danni economici ingenti in un settore che produce un fatturato di circa 35 milioni di euro in Polesine.

Vongola verace, in Laguna di Venezia produzione 2011 ai livelli del 2006, nel Delta del Po, perdita del -17,8% in un anno. A questo si associano i dati, piuttosto preoccupanti, raccolti da Veneto Agricoltura tramite il suo Osservatorio Socio Economico per la Pesca e l’Acquacoltura, relativi al trend produttivo della vongola ad oggi in evidente calo. In Laguna di Venezia, la produzione di vongola verace nel 2011 si è portata ai livelli del 2006, attestandosi su valori di circa 2.868 tonnellate, che di fatto hanno annullato il ragguardevole rialzo avutosi nel biennio 2009-2010 (oltre 5.000 tonnellate). Ben più consistente la produzione nel Delta del Po, che nel 2011 ha registrato 11.524 tonnellate, facendo però registrare una perdita di produzione nell’ultimo anno del -17.8%, rispetto all’ottimo picco realizzato nel 2010. Per quanto riguarda il prezzo medio al produttore (pre-depurazione), si è registrato un notevole incremento nel corso degli ultimi anni, arrivando a poco più di 4 euro/kg nel 2012, ma i primi dati del 2013 già evidenziano un decremento, tanto che sulla piazza di Chioggia il prezzo si aggira sui 3 euro/kg o poco meno. Le frequenti morie di prodotto e la scarsità, rispetto alla superficie complessiva disponibile di aree idonee all’allevamento, sono indice della necessità di rivivificare le lagune attraverso precisi interventi strutturali necessari a mantenere le condizioni ambientali ottimali e a rilanciare l’occupazione di un settore decisamente in difficoltà.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Pesca sportiva, Regione Veneto aumenta il costo di licenza ma destina l’introito all’autogestione dei pescatori

Pesca a moscaAumentano in Veneto le tariffe della licenza di pesca dilettantistico–sportiva, ma il maggiore introito tornerà ai pescatori e finanzierà l’autogestione del settore. Lo ha confermato l’assessore regionale alla pesca Franco Manzato, che ha incontrato i presidenti dei bacini di pesca e delle associazioni dei pescasportivi nella sede del Centro Ittiogenico del Lago di Santa Croce, nel Comune bellunese di Farra d’Alpago, alla luce delle novità introdotte in un comparto “che ha enormi potenzialità sia economiche per l’indotto che coinvolge, sia soprattutto per il contributo essenziale che gli appassionati di pesca sportiva e le loro associazioni danno per la conservazione degli ecosistemi e lo sviluppo della fauna di acqua dolce”.

Aumento tassa, da 23 a 34 euro annui. Per governare il mondo della pescasportiva, che coinvolge oltre 80 mila appassionati, il Veneto ha anche previsto l’istituzione della “Consulta regionale per la pesca ricreativa”, che affiancherà già da quest’anno la Giunta nella definizione degli interventi sul territorio. “L’autogoverno e di fatto l’autofinanziamento, ottenuto dall’aumento della tassa da circa 23 a 34 euro annui – ha fatto presente Manzato – è la risposta che abbiamo voluto dare ad un mondo fatto da decine di migliaia di persone che sono anche i protagonisti pressoché quotidiani nel controllo e nella manutenzione dei corsi d’acqua. E’ anche una testimonianza di fiducia, che considero assolutamente ben riposta”.

Altre problematiche. Dallo scambio di opinioni, sono emersi tra gli altri i problemi legati alle centraline idroelettriche, che sottraggono acqua dai fiumi, e gli interventi di manutenzione e in alveo da parte dei Servizi Forestali e Genio Civile, che a volte diventano invasivi con danni alla popolazione ittica. Quest’ultima risulta anche danneggiata dagli uccelli ittiofagi (aironi, gazzette, cormorani) che spesso annullano gli effetti delle pratiche di popolamento messe in atto per assicurare la presenza del pesce nei corsi d’acqua. Infine, è stato sollevato anche il problema dei controlli, che richiede il presidio del territorio per evitare abusi o illeciti. A margine dell’incontro, si sono esibiti nelle acque del lago tre campioni internazionali di specialità: Marino Polognato, trevigiano, pluricampione del mondo individuale e per Club di pesca alla trota torrente e lago; Filippo Miotti, padovano, vice campione del mondo di pesca con sistemi a mosca 2012; Gianni Valentini, vicentino, componente Club Azzurro e istruttore federale di pesca con sistemi a mosca.

(Fonte: Regione Veneto)

Polesine, crisi molluschicoltura, incontro con il Prefetto

esterno Un’ottantina di pescatori allevatori di vongole ha manifestato ieri (23 aprile) a Rosolina davanti alla Prefettura di Rovigo. All’interno del palazzo del governo le rappresentanze delle varie sigle dei molluschicoltori, con in testa Coldiretti Rovigo e Coldiretti Impresa pesca sono state ricevute dal prefetto Franco Provolo per un incontro sulla drammatica situazione delle lagune Marinetta e Caleri: morìa delle vongole in Marinetta e perdita del ciclo di raccolto a causa della stagnazione di acqua dolce, interramento delle aree di coltivazione in tutte le lagune rosolinesi per mancanza dei necessari interventi di vivificazione, nuove concessioni bloccate dalla burocrazia, necessità di proseguire la delimitazione delle altre lagune polesane per decretarne la demanialità.

incontroGrave crisi. “Abbiamo chiesto con forza questo incontro – ha dichiarato il presidente di Coldiretti Rovigo Mauro Giuriolo, uscendo dalla Prefettura – perché è il momento di pretendere una risposta per gli imprenditori molluschicoltori e per le loro famiglie, ormai ridotte sul lastrico. Una prima richiesta è di sbloccare e velocizzare l’iter di assegnazione delle nuove concessioni a Caleri e in altre lagune: il Genio civile ha parlato di 58 ettari complessivi, che permetterebbero ai pescatori di diversificare gli allevamenti e contrastare le perdite subite in laguna Marinetta. A questo proposito – ha concluso Giuriolo – il Prefetto ha assicurato che a breve convocherà una riunione con l’assessore veneto competente, Franco Manzato, cui chiederà una proposta concreta sulle concessioni”.

Risorse, si guarda a Bruxelles. “Nell’immediato – ha spiegato Alessandro Faccioli di Coldiretti Impresa pesca – abbiamo ricordato al Prefetto che presso Consvipo ci sono ancora delle risorse economiche destinate da Adriatic Lng al settore pesca, che chiediamo siano destinate in parte a tamponare la grave crisi dei molluschicoltori, come è stato fatto l’anno passato per la morìa di cozze. Ma il vero problema da affrontare – ha aggiunto Faccioli – è che da anni non viene effettuata alcuna opera per la vivificazione delle lagune polesane e tantomeno per la Marinetta, il che significa interramenti, asfissia e perdita dell’ambiente salmastro, con enormi conseguenze non solo per la molluschicoltura, ma anche per l’indotto, per il turismo, per il Delta e per tutte le economie che vi insistono. Se la Regione Veneto dice di non avere denari, noi cercheremo di affrontare il problema direttamente a Bruxelles. Aggiungo – ha dichiarato Faccioli – che una volta concesse le aree in laguna Caleri, chiederemo di concentrare l’attenzione sul prosieguo delle operazioni di delimitazione nelle altre lagune polesane”.

Ci vogliono tre anni per recuperare la perdita di un ciclo produttivo. “La laguna è un ambiente vivo – ha dichiarato Alfieri Baruffaldi del Consorzio Delta nord e Impresa pesca – e necessita di continui interventi strutturali, a cominciare dall’escavo dei canali a partire dalle bocche a mare, visto che il continuo apporto di sedimenti dai fiumi alza il fondo delle lagune. In Marinetta si sta vivendo anche una situazione particolare, perché la piovosità continua ha aumentato lo scolo delle acque a mare che arrivano nelle lagune attraverso la rete del Tartaro-Fissero-Canalbianco e questo comporta stagnazione di acqua dolce per troppi giorni con conseguente morìa di vongole. Se si trovasse un dialogo con gli enti di bacino, i quali regolamentassero maggiormente il flusso d’acqua utilizzando le chiuse di sbarramento, si potrebbe dare un contributo contro l’attuale crisi del settore. In ogni caso – ha concluso – per recuperare la perdita di un ciclo produttivo per un pescatore occorrono tre anni e non si sono ancora recuperati i danni della morìa di vongole del 2010: pesca e molluschicoltura sono attività primarie nei territori di Rosolina e Porto Viro, se vanno in sofferenza questi, va in sofferenza tutta l’economia”. All’incontro col prefetto Provolo erano rappresentate, oltre a Coldiretti Impresa pesca, anche Federcoopesca con Gianni Camuffo (Consorzio foce Po di Maistra), Lega pesca con Antonio Gottardi ed Agci Agrital. Fuori dal palazzo manifestavano pescatori div arie cooperative bassopolesane, Consorzio Delta nord, Albarella col presidente Adriano Garbi, Rosolina mare, Albar, Arsella, Grobus e altre.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

Molluschicoltura a Rosolina e Porto viro a rischio: appello alla Regione Veneto delle associazioni di categoria

pesca vongole

pesca vongole

Problematiche di vivificazione della laguna Marinetta, dove si sta consumando una nuova ondata di morìa delle vongole veraci; delimitazioni delle lagune deltizie che procedono a rilento, sottraendo aree preziose per la sopravvivenza della molluschicoltura; il tutto mentre monta la rabbia dei pescatori ed acquacoltori col rischio concreto che scoppi una bomba di ordine pubblico.

Oggi si riunisce l’unità di crisi in Regione. In questo contesto, le Associazioni regionali della pesca – Agci Agrital, Coldiretti Impresa pesca, Federcoopesca e Lega pesca – chiederanno unitariamente alla Regione del Veneto la discussione delle problematiche in occasione dell’Unità di crisi della pesca e dell’acquacoltura che si terrà oggi (martedì 5 marzo) a Palazzo Ferro Fini, a Venezia. Inoltre, sono decise ad incontrare il prefetto di Rovigo per analizzare ed affrontare il grave problema in tutti i suoi aspetti, ambientale, economico e sociale.

Le problematiche da risolvere. “Occorre intervenire urgentemente con il rilascio di nuove concessioni in laguna di Caleri da anni bloccate, nonostante la delibera della giunta regionale del Veneto ed i solleciti dell’Agenzia del demanio”, dichiarano Gianni Stival (Agci Agrital, Alessandro Faccioli (Coldiretti Impresa pesca), Marco Spinadin (Federcoopesca), Antonio Gottardo (Lega pesca). “Interventi urgenti di vivificazione sono necessari in laguna di Marinetta, prossima all’interramento. La morìa di vongole veraci in corso in questi giorni sta vanificando gli investimenti per l’acquisto di semina degli oltre 300 operatori della zona”. “Infine, non è più sopportabile il ritardo degli enti competenti alla delimitazione delle lagune polesane. Tali ambienti, appartenenti alla collettività, potrebbero garantire non solo la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali, ma la creazione di centinaia di nuovi posti di lavoro. Occorre procedere alla delimitazione e, quindi, alla dichiarazione di demanialità, affinché le lagune possano essere concesse ai pescatori e molluschicoltori per le attività ittiche”.

(Fonte: Agci Agrital/Coldiretti Impresa Pesca/Federcoopesca/Lega Pesca)

27 e 28 febbraio, fa tappa a Rovigo il “Buon Pescato Italiano”, salubre, gustoso ed economico

buon-pescato-italianoMercoledì 27 e giovedì 28 febbraio, sosterà in Piazza della Repubblica a Rovigo il Promotruck del Buon Pescato Italiano, l’autoarticolato che sta girando il Veneto per far conoscere al grande pubblico le caratteristiche e le convenienze di sedici specie ittiche dei mari italiane, spesso sotto considerate dai mercati nazionali dove circa il 70 per cento del pesce venduto è di origine estera.

In marzo a Treviso. Il viaggio di istruzione del Promotruck è l’avanguardia della tre giorni del Villaggio veneto del Buon Pescato Italiano, che sarà allestito nell’area del Foro Boario di Treviso l’8, 9, 10 marzo, dove saranno ospitati feste e assaggi, corsi di cucina, convegni e iniziative ludiche. Il Veneto, a sua volta è una delle cinque Regioni, la prima e l’unica del Nord, interessate a questa iniziativa, che nei prossimi mesi si sposterà in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

Si potrà visitare il Promotruck dalle 9 alle 13,30 e dalle 14,30 alle 19. Le specie La “Rotta del Buon Pescato Italiano” è infatti un progetto nazionale realizzato in collaborazione con le Regioni, finanziato con il Fondo Europeo della Pesca e promosso dal Ministero delle politiche agricole, finalizzato ad incentivare il consumo di specie marine pescate nei nostri mari: Aguglia, Alaccia, Alalunga, Costardella, Fasolaro, Lampuga, Lanzardo, Pagello, Palamita, Patella, Pesce Sciabola, Pesce Serra, Spratto, Sugarello, Tomabrello e Tonnetto. Anzi, proprio il Sugarello è stato scelto come mascotte dell’iniziativa e accoglierà i visitatori, del Promotruck, che potranno farsi fotografare al suo fianco e postare le foto sul web. All’interno dell’autoarticolato saranno fornite informazioni su queste specie e distribuiti gadget: magliette, cappelli, borse, righelli, matite, penne e ricettari di cucina. E’ inoltre a disposizione un’Area di Formazione Gioco per i più piccoli.

(Fonte: Regione Veneto)