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PAC e misure di mercato dopo il 2013

La Presidenza spagnola ha presentato un documento di sintesi frutto di un profondo dibattito in seno alle Istituzioni europee. Il testo, presentato in occasione del Consiglio agricoltura del 29 marzo scorso, vede, come spesso accade in queste occasioni, gli Stati membri collocarsi su posizioni diverse.

La Francia, sostenuta da Finlandia e Irlanda, ha chiesto che il documento rimarchi con forza il ruolo strategico svolto dal settore agricolo, evidenziando il contributo potenziale “alla strategia UE 2020 per la crescita sostenibile e l’occupazione”. La delegazione tedesca, invece, si è rammaricata di non aver ritrovato nel testo la sua posizione, in particolare a proposito della necessità di migliorare ulteriormente l’orientamento dei mercati e del fatto che non appare necessario introdurre nuove misure.

I passaggi salienti del documento. In pratica, il testo della Presidenza spagnola sottolinea che:

  • una maggioranza di Paesi ritiene che l’orientamento dei mercati raggiunto dall’agricoltura europea (dopo le riforme della PAC intraprese dal 1992) è sufficiente;
  • questi Paesi mettono in evidenza la necessità di continuare a disporre in futuro di una rete di sicurezza efficace, tenuto conto della volatilità sempre maggiore dei prezzi e dell’instabilità del mercato;
  • alcuni Ministri hanno sottolineato la necessità di esaminare la possibilità di prevedere ulteriori misure di gestione del mercato (creazione di sistemi di garanzia dei redditi, rafforzamento delle organizzazioni di produttori e della cooperazione interprofessionale, miglioramento della trasparenza dei prezzi e del funzionamento della catena alimentare);
  • un numero sostanziale di Stati membri auspica che la PAC futura istituisca un meccanismo finanziario che consenta all’UE di reagire rapidamente e con flessibilità a situazioni di gravi crisi.

Prossime tappe. I Ministri europei dell’Agricoltura discuteranno ancora sul futuro della PAC in occasione della riunione informale che si svolgerà il 30 maggio e il 1° giugno a Merida (Spagna). Successivamente, la Commissione dovrebbe presentare una comunicazione sulla PAC del dopo 2013 alla fine dell’autunno 2010, per giungere quindi a delle proposte legislative attorno alla metà del 2011.

(Fonte: UE/Veneto Agricoltura Europa)

Al Vinitaly l’Informatore Agrario illustra le nuove leve di marketing per il vino

vigneti nella regione della Borgogna (Francia)

Venerdì 9 aprile 2010 in occasione di Vinitaly, l’Informatore Agrario in collaborazione con Sata Studio Agronomico organizza il convegno “Riduzione dei gas serra: nuova leva di marketing per il vino” presso il Centro congressi Arena Sala Rossini (tra i padiglioni 6 e 7).

Conoscere i nuovi metodi per valutare l’impronta carbonica della filiera vitivinicola. In un momento storico in cui il cambiamento climatico e la necessità di ridurre le emissioni di gas serra sancita dal protocollo di Kyoto portano le imprese a interrogarsi su come monitorare efficacemente il loro impatto ambientale, il convegno rappresenta la prima occasione nazionale per conoscere le esperienze all’estero e in Italia sui nuovi metodi per valutare l’«impronta carbonica» della filiera vitivinicola.

Calcolo emissioni gas serra: le esperienze dei Paesi dove è già realtà. Sistemi che, proprio a partire dal miglioramento dell’impatto delle attività produttive sull’ambiente, apportano vantaggi sul piano delle vendite e dell’immagine e possono consentire l’accesso a finanziamenti per lo sviluppo di attività strategiche e di territori viticoli. Significative le testimonianze in Paesi e in aziende per i quali il calcolo delle emissioni di gas serra è già realtà: dalla Champagne e la Borgogna in Francia alla McLaren Valley in Australia, da Dom Perignon all’Associazione grandi cru di Montefalco. Il convegno rappresenta anche l’occasione per conoscere la posizione dell’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) sull’armonizzazione del bilancio del carbonio.

(fonte Informatore Agrario)

Quale futuro per l’agricoltura europea?

Quali sono le nuove sfide per l’agricoltura europea? Si deve mantenere la politica agricola a livello comunitario, sul modello introdotto dalla Politica agricola comune circa 50 anni fa? Come si possono garantire buone condizioni di vita per gli agricoltori, assicurando allo stesso tempo l’uso ottimale dei fondi pubblici? Il Parlamento europeo ha appena iniziato un dibattito sulla riforma della politica agricola, in vista della nuova fase di sostegno alle politiche comunitarie, che inizierà nel 2013. Ma il momento cruciale sulle decisioni da prendere inizia già adesso: tutti gli operatori del settore, ma anche chi ha a cuore temi come la tutela dei territori, la protezione dell’ambiente e la sicurezza alimentare, farebbero bene a seguire la vicenda.

La politica agricola comune dell’UE al centro delle discussioni. Si tratta di uno dei settori storicamente più rilevanti tra quelli di cui si occupa l’Unione. Il bilancio comunitario riflette questa situazione: ancora per il periodo finanziario in corso a livello europeo, che va dal 2007 al 2013, la parte destinata alle spese agricole, o comunque allo sviluppo rurale e alla gestione delle risorse naturali, è la voce più importante. Nei sette anni in corso a disposizione della PAC ci sono quasi 400 miliardi di euro (cioè il 43% del totale delle risorse UE), di cui quasi 300 per le misure di mercato. Negli anni più recenti, dal 2003 in poi la discussione e le conseguenti decisioni hanno messo l’accento non soltanto sulla funzione produttiva del settore, ma anche sui concetti più generale di sviluppo delle risorse naturali e dei territori rurali, e sulla sostenibilità ambientale dell’attività agricola.

La PAC è una parte della soluzione alle nuove sfide economiche che l’UE ha di fronte. Questo secondo il relatore della risoluzione del Parlamento europeo sul futuro della politica agricola, il britannico George Lyon del gruppo dei liberali. Ma al dibattito organizzato nei giorni scorsi dall’Assemblea comunitaria non hanno partecipato soltanto i politici. Sono intervenuti diversi rappresentanti delle organizzazioni di categoria, esperti e accademici. La maggior parte si è dichiarata a favore di mantenere la politica agricola a livello europeo, perché il cofinanziamento tra il budget europeo e quelli nazionali potrebbe significare la fine della PAC. Molti anche gli appelli all’introduzione di strumenti per ridurre la volatilità dei prezzi dei prodotti agricoli, per rinforzare un settore che porta molti benefici all’intera società.

La politica agricola del futuro dovrà essere più giusta, più verde e più sostenibile. L’UE deve assicurare dei livelli di vita dignitosi agli agricoltori, e trattamento equo per quelli dei Paesi di recente adesione all’Unione europea. Secondo il socialista portoghese Luis Capoulas Santos quella agricola è una delle politiche europee di maggior successo, ma deve essere adattata ai nuovi tempi, evitando di ri-nazionalizzarla anche dal punto di vista finanziario. Gli agricoltori, e più in generale i produttori, dovrebbero avere più potere nelle decisioni di mercato della catena alimentare. L’altalena dei prezzi è critica, e serve uno strumento per gestire le crisi potenziali, come ad esempio quella recente sui prezzi del latte. I verdi dicono un sì deciso a una PAC più verde, appunto, visto che nel passato la politica europea non è sempre riuscita a mantenere redditi dignitosi agli agricoltori, la cui posizione di mercato deve essere rinforzata.

Un aspetto da rinforzare è l’adattamento degli agricoltori alle nuove tecnologie e ai nuovi modelli produttivi. La stabilità finanziaria è la base necessaria per pianificare gli investimenti, cioè il futuro. Il sostegno diretto agli agricoltori è un aspetto essenziale della PAC, che va mantenuto. D’altra parte, l’uso ottimale dei fondi pubblici è stato un altro tema d’attenzione nel dibattito. Ai produttori dovrebbe essere riconosciuto maggiormente il ruolo di creatori di beni pubblici importanti come la produzione di cibo di alta qualità, il miglioramento del benessere degli animali, la gestione del territorio e un contributo importante alla protezione ambientale e alla sicurezza alimentare. Tutta l’UE e i suoi cittadini godono di alti livelli di qualità, ma questo ha un prezzo, secondo Michel Dantin del gruppo dei popolari. La PAC del post-2013 dovrà quindi affrontare anche le sfide ambientali e guadagnarsi il favore dell’opinione pubblica.

Necessaria anche una nuova politica di promozione. Per la nuova politica agricola, secondo l’organizzazione che rappresenta i produttori e le cooperative agricole a livello europeo, il COPA-COGECA, non sarà più possibile basarsi esclusivamente sul mercato. L’opinione pubblica considera costosa la politica agricola comunitaria, senza però pensare ai suoi benefici: i produttori europei affermano la necessità di migliorare quest’immagine, e quella degli agricoltori stessi, introducendo solide misure di promozione.

(fonte Asterisco Informazione)

Ue: lotta integrata obbligatoria dal 2014

La nuova normativa europea sui pesticidi impone grandi cambiamenti sull’uso dei fitofarmaci, ovvero di tutti quei prodotti, sintetici o naturali, che vengono utilizzati per combattere le principali avversità delle colture (malattie, parassiti, ecc.). La novità più rilevante consiste nell’obbligatorietà della lotta integrata almeno a partire da gennaio 2014.

Una difesa fitosanitaria a basso apporto di pesticidi. La direttiva stabilisce infatti di adottare tutte le misure necessarie per incentivare una difesa fitosanitaria a basso apporto di pesticidi, privilegiando il più possibile i metodi non chimici, affinché gli operatori del settore utilizzino prodotti solo se e dove serva scegliendo quelli a minor impatto. Considerata la modesta redditività delle colture erbacee, sono necessari degli strumenti di lotta a basso costo, che consentano innanzitutto di individuare in modo sufficientemente affidabile solo quando si presenta la necessità di strategie di controllo.

Un nuovo servizio informativo per imprenditori agricoli e tecnici del settore. A questo scopo Veneto Agricoltura in collaborazione con ARPAV e Servizio Fitosanitario Regionale ha avviato un nuovo servizio di informazione sulle problematiche delle colture erbacce (principalmente il mais), utilizzando, oltre alle metodiche tradizionali, la diffusa rete di rilevamento ambientale e le proprie aziende pilota, presenti sul territorio. L’innovativo servizio, rivolto in primo luogo agli imprenditori agricoli e ai tecnici del settore, fornirà informazioni sulle principali attività di monitoraggio (ad esempio allerterà nell’eventualità di attacchi di organismi dannosi) e sull’andamento dello sviluppo delle colture, al fine di permettere agli imprenditori agricoli tempestività di azione, fondamentale in caso di attacchi inaspettati, e quindi efficacia. Tutto questo è in linea con quanto richiesto dall’Unione Europea con le nuove normative che tendono, come detto, alla tutela della salute e dell’ambiente. I bollettini e tutti i dettagli sono disponibili sul sito www.venetoagricoltura.org.

Info: tel. 049/8293847; e-mail: bollettino.erbacee@venetoagricoltura.org

(fonte Veneto Agricoltura)

Question time: Paolo Caratossidis, candidato Presidente Regione Veneto, risponde alle domande dell’Argav

Paolo Caratossidis, leader di Forza Nuova, candidato Presidente Regione Veneto

Paolo Caratossidis è il primo dei 7 candidati alla Presidenza della Regione Veneto a rispondere alle domande dei giornalisti Argav.

Nato a Padova nel 1976, vive a Padova, è laureato in Scienze Politiche indirizzo economico, ha conseguito un master in «Internazionalizzazione delle Imprese», lavora nell’ambito della progettazione europea e dal 2000 riocopre la carica di coordinatore nazionale di Forza Nuova.

In caso di vittoria, quali sarebbero i vostri primi interventi per il settore primario veneto?
I primi interventi per il settore primario consisteranno nel ridare dignità al lavoro manuale, cioè opporsi allo smantellamento della nostra industria manufatturiera e della nostra agricoltura. Dobbiamo tornare alla terra, nel senso di premiare il lavoro produttivo. Siamo contro, infatti, ai facili guadagni da investimenti e speculazioni solo finanziarie.

Agricoltura: più Veneto in Europa o più Europa nel Veneto?
Certamente più Veneto in Europa, nel senso che questa non è l’Europa che noi vogliamo, che subisce in pieno la globalizzazione, cioè il mercato in favore dei poteri forti del Sistema economico mondiale. La nostra agricoltura di qualità non riesce e non può competere con i prodotti agricoli di importazione. I nostri costi energetici, di manodopera e di servizi sono ampiamente maggiori, ma noi siamo in grado di garantire un alto standard di qualità e di sicurezza alimentare. il problema viene dal mondo della trasformazione e dal mondo industriale che non riconosce i nostri sforzi per garantire la qualità, se non ai prezzi globalizzati del commercio mondiale. E ciò non è accettabile. Cosa ha fatto questo governo, e il Ministro Zaia, per salvaguardare le nostre produzioni agricole e il reddito degli agricoltori italiani ? Dov’è la tanto sbandierata legge sull’etichettatura e la garanzia d’origine? Perchè non dicono che questo governo di centro-destra – lega compresa – non farà mai passare la legge così com’è, per non infastidire il mondo industriale della trasformazione, e già pensa ad annacquare il provvedimento con l’indicazione di “prevalenza” d’origine ?

Cosa intendete fare contro l’invasione dei prodotti esteri, in particolari cinesi, che imitano alcune produzioni tipiche italiane?
Contro l’invasione di prodotti esteri cinesi l’unico provvedimento concreto è l’inserimento dei dazi e il certificato d’origine nonché una forte penalizzazione fiscale per quelle aziende italiane che hanno dislocato la produzione all’estero, ed in Italia fanno solo il confezionamento, spacciando poi il prodotto finale come “made in Italy”.

Qual è la vostra priorità in fatto di enogastronomia di qualità?
L’unica strada è quella delle Dop, denominazione di origine protetta, e la salvaguardia del prezzo. Garantire cioè un giusto reddito in proporzione della qualità e della tipicità.

L’agricoltura invecchia: come intendete riportare i giovani in questo settore?
Si tratta di offrire finanziamenti ai giovani per un ritorno alla terra, sostegno del reddito, dignità del lavoro agricolo. Bisogna diminuire la burocrazia in agricoltura, diminuire i costi energetici, sostenere le produzioni italiane con prezzi minimi alla produzione, concordati con il sistema industriale, di trasformazione e di trasporto. Tornare al corporativismo, cioè alle rappresentanze del mondo agricolo in tutti i passaggi di filiera. Garantire una corretta informazione al consumatore.

Spopolamento delle montagne: quali azioni intendete adottare per evitarlo?
È necessario incentivare il sistema integrato agricoltura-turismo-ambiente. Favorire la cooperazione tra giovani agricoltori, favorire il turismo in cascina, l’agriturismo, il bed and breakfast, ” l’albergo diffuso” per far rinascere i borghi di montagna. Bisogna stanziare contributi agli agricoltori di montagna in favore della difesa del territorio e delle bellezze ambientali. Vietare la speculazione delle malghe gestite per finta da allevatori della bassa, solo in funzione dei contributi europei, ma in effetti lasciate nel degrado più totale.

Tutela origine prodotti: in quelli di quarta gamma (busta di verdure pronte da condire) non appare l’origine degli ortaggi. E’ vostra intenzione regolamentare questa mancanza?
Non solo nelle buste da condire, ma in tutti i prodotti agricoli non è mai ben chiara l’origine e la percentuale di prodotti usati. E’ una vergogna, il consumatore non sa da dove proviene quello che mangia. Vogliamo massima trasparenza, una legge chiara e semplice che ci permetta di scegliere in tutta libertà se mangiare italiano, oppure se scegliere prodotti di importazione. Vogliamo anche dei severi controlli nelle ditte di trasformazione, perchè sappiamo di innumerevoli frodi e mancanza di certificazione.

Bioenergie. Cosa ne pensate? Ritenete che possano essere un “affare” anche per l’agricoltura o solo per il settore industriale?
E’ scandaloso trasformare il mais in bioetanolo. Noi che importiamo dall’estero cereali e proteici perchè siamo deficitari, ci permettiamo di produrre energia, a solo vantaggio del sistema industriale, con il nostro mais e con una rendita energetica netta al di sotto del 10%. Un vero scandalo. Nella tecnica del biogas, chi ci guadagna è solo chi vende all’agricoltore l’impianto, tutto il resto sono solo costi e interessi attivi per le banche. il buon Dio ci ha dato il sole, l’acqua e il vento per trarne energia pulita e rinnovabile, a costo zero.

Si o no al nucleare in Polesine?
No al nucleare. A parte il problema delle scorie radioattive, investire oggi sul nucleare distoglie attenzione e sforzi nella ricerca di progetti per l’energia pulita. Investiamo per i nostri figli, guardiamo avanti.

Acqua: per voi, meglio quella del rubinetto oppure in bottiglia?
Acqua pubblica, basta favori alle multinazionali nei settori strategici. Le risorse come l’acqua devono tornare nelle mani del popolo. Il governo Berlusconi ha fallito. Ha regalato alla speculazione dei soliti privati il possesso di un bene primario. L’acqua del rubinetto spesso è buonissima, è già oggetto di numerosi controlli che vanno ampliati. E deve restare pubblica.

Case ecocompatibili: per voi, un obbligo nel futuro?

Sicuramente una priorità, da incentivare anche e soprattutto nell’edilizia popolare. L’esempio del Nord Europa deve farci riflettere.

Le Dolomiti vicentine sono rimaste escluse dal riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità conferito alle Dolomiti. Intendete intraprendere qualche azione presso l’Unesco per rimediare a questa “dimenticanza”?
Grazie per il suggerimento. Farò un appello immediato e mi rivolgero’ anche agli esperti dell’Unesco per sottoporre la questione alla loro attenzione al più presto.

Pesca: come intendete risolvere i problemi di questo settore?

Il settore della Pesca è molto importante per l’economia del Veneto, e garantirlo in un momento particolarmente delicato come questo è d’obbligo. Occorre intervenire prontamente con tutti gli strumenti a disposizione dell’Ente Regione.  Obiettivi principali: in primis l’ammodernamento della flotta e quindi l’adeguamento strutturale dei porti.

Trentino-Alto Adige: la collaborazione avviata da Galan sarà perseguita o abbandonata? Se sì, con quali azioni?
Nulla di buono sarà abbandonato. Gli sforzi e le sinergie nell’ambito della cooperazione anzi verrano rafforzati, soprattutto nel settore turistico, dove stiamo valutando la creazione di uno “scambio” economico privilegiato.

Qual è il vostro giudizio sulle compatibilità fra incarichi regionali e nazionali? Sono un’opportunità o un problema?
Il doppio incarico è una vergogna tutta italiana perchè nessun essere umano puo’ svolgere ottimamente il doppio incarico. La giornata di tutti dura 24 ore, non vogliamo ministri o governatori part time.Questa è fame di potere.

Le domande dell’ARGAV ai candidati Presidenti della Regione Veneto

Il 28 e 29 marzo 2010 avranno luogo le elezioni per eleggere il nuovo Presidente della Regione Veneto. A questo proposito, Argav ha pensato di mettere a disposizione uno spazio sul sito per conoscere i pensieri dei 7 candidati in merito ai temi di nostra competenza. Durante il “Pranzo di Primavera”, tenutosi al ristorante Piroga lo scorso 21 marzo, i soci presenti hanno formulato delle domande che abbiamo trasmesso alle segreterie dei candidati. Le risposte saranno pubblicate a mano a mano che ci arriveranno.

Ricordiamo che i candidati Presidenti in corsa per Palazzo Balbi sono sette e precisamente: Luca Zaia, appoggiato da Lega Nord Padania, Alleanza di Centro e Popolo della Libertà;  Giuseppe Bortolussi, sostenuto da Partito Democratico, Italia Democratica Etica Ambientalista (Idea), Italia dei Valori, Sinistra Ecologia Libertà, Prc-Pdci; Antonio De Poli, alla guida di Alleanza Veneto (Unione di Centro e Unione Nord Est); Gianluca Panto, alfiere del Partito Nasional Veneto; Silvano Polo, candidato governatore del Partito dei Veneti; David Borrelli, candidato presidente del Movimento Cinque Stelle; Paolo Caratossidis, leader di Forza Nuova.

Le domande Argav.

  1. In caso di vittoria, quali sarebbero i vostri primi interventi per il settore primario veneto?
  2. Agricoltura: più Veneto in Europa o più Europa nel Veneto?
  3. Cosa intendete fare contro l’invasione dei prodotti esteri, in particolari cinesi, che imitano alcune produzioni tipiche italiane?
  4. Qual è la vostra priorità in fatto di enogastronomia di qualità?
  5. L’agricoltura invecchia: come intendete riportare i giovani in questo settore?
  6. Spopolamento delle montagne: quali azioni intendete adottare per evitarlo?
  7. Tutela origine prodotti: in quelli di quarta gamma (busta di verdure pronte da condire) non appare l’origine degli ortaggi. E’ vostra intenzione regolamentare questa mancanza?
  8. Bioenergie. Cosa ne pensate? Ritenete che possano essere un “affare” anche per l’agricoltura o solo per il settore industriale?
  9. Si o no al nucleare in Polesine?
  10. La centrale Enel a carbone di Porto Tolle recherà seri problemi all’ambiente, all’agricoltura, alla pesca e al turismo. Perché non usare il gas metano del rigassificatore di Porto Levante?
  11. Acqua: per voi, meglio quella del rubinetto oppure in bottiglia?
  12. Case ecocompatibili: per voi, un obbligo nel futuro?
  13. Quale connubio socio-economico pensate sia possibile e /compatibile tra Venezia e Mestre Terraferma?
  14. Le Dolomiti vicentine sono rimaste escluse dal riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità conferito alle Dolomiti. Intendete intraprendere qualche azione presso l’Unesco per rimediare a questa “dimenticanza”?
  15. Pesca: come intendete risolvere i problemi di questo settore?
  16. Trentino-Alto Adige: la collaborazione avviata da Galan sarà perseguita o abbandonata? Se sì, con quali azioni?
  17. Qual è il vostro giudizio sulle compatibilità fra incarichi regionali e nazionali? Sono un’opportunità o un problema?

Rivalutazione dei terreni, i tecnici di Acli Terra Sicilia 
a servizio delle imprese

Nicola Perricone, presidente Acli Terra Sicilia

«I tecnici Acli Terra Sicilia sono a disposizione degli imprenditori che volessero, entro il 31 ottobre, procedere alla rivalutazione dei terreni per evitare l’eventuale “plusvalenza degli immobili” in caso di successiva vendita». Lo annuncia Nicola Perricone, presidente dell’Associazione vicina alle aziende agricole dell’Isola. «Nella legge finanziaria 2010, la disposizione che sicuramente riscuote maggior interesse nel mondo agricolo è la riapertura, peraltro preannunciata, dei termini per effettuare la rivalutazione dei terreni agricoli ed edificabili, e delle quote delle società – spiega Perricone – l’agevolazione consiste nel fatto di poter evitare, in questo modo, l’eventuale plusvalenza tassabile in caso di cessione dei beni, a fronte del versamento della specifica imposta sostitutiva».

Chi ne può usufruire. Possono beneficiare dell’agevolazione le persone fisiche, le società semplici e gli enti non commerciali, i quali entro la data del 31 ottobre 2010 procedono alla rivalutazione dei beni mediante apposita perizia di stima asseverata (ovvero certificata presso il tribunale, notaio o giudice), redatta da professionisti abilitati (nel caso di terreni e aree edificabili sono ingegneri, architetti, geometri, dottori agronomi, agrotecnici, periti agrari, periti industriali edili; nel caso di partecipazioni societarie, invece, sono dottori e ragionieri commercialisti, esperti contabili, revisori contabili), con versamento, entro la stessa data, dell’intera imposta sostitutiva o della prima rata stessa. I beni vanno valutati con riferimento  alla data del primo gennaio 2010; in caso di successiva vendita, ad esempio, di un terreno edificabile oggetto della rivalutazione, si evita in questo modo la plusvalenza tassabile. Maggiori informazioni sono disponibili presso la sede regionale di via Francesco Crispi 120, a Palermo.

(fonte Acli Terra Sicilia)

Approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto per la tutela dei vino Do e Ig. Le associazioni di categoria agricole: bene, ma c’è ancora da lavorare.

Approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 marzo scorso il decreto legislativo di riforma della legge 164/1992, il nuovo strumento normativo organico sulla tutela delle denominazioni di origine (Do) e delle indicazioni geografiche dei vini (Ig).

“Il decreto di riforma della legge 164 mette al centro la qualità dei vini, la tutela dei consumatori e il rafforzamento della redditività delle imprese – ha commentato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia –  migliorando anche il sistema di controlli e adeguando le norme alla riforma dell’Organizzazione Comune di Mercato del vino e, soprattutto, alle rinnovate esigenze degli operatori del settore vitivinicolo, che sono chiamati ad affrontare le nuove sfide del mercato.

I principali contenuti del Dlgs. Eccoli: l’introduzione di strumenti di semplificazione amministrativa per gli adempimenti procedurali a carico dei produttori vitivinicoli; la promozione di un elevato livello qualitativo e di riconoscibilità dei vini a denominazione di origine e a indicazione geografica; la trasparenza e la tutela dei consumatori e delle imprese rispetto ai fenomeni di contraffazione, usurpazione e imitazione; la ridefinizione del ruolo del Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini; la revisione del sistema dei controlli e del sistema sanzionatorio, sulla base di criteri di efficacia ed effettiva applicabilità.

Doc, Docg e Igt in Italia. Il 60 per cento circa della raccolta nazionale di uva è destinata a produzioni di vino tutelate da denominazioni. L’offerta nazionale conta già 41 Docg (vini a denominazione di origine controllata e garantita), 320 vini Doc (denominazione di origine controllata) e 137 vini Igt (indicazione geografica tipica).

Coldiretti: bene l’approvazione, ma avanti con i decreti applicativi. Occorre completare rapidamente la riforma della legge n.164 del 1992 con la predisposizione dei decreti applicativi e, in particolare è indispensabile procedere sulla strada della semplificazione amministrativa e della sburocratizzazione del settore i cui adempimenti sono diventati un autentico assillo per i nostri produttori – sottolinea la Coldiretti -. Che aggiunge: “Tra le norme approvate va giudicato positivamente l’obbligo di indicare l’annata di produzione in modo da assicurare maggiori garanzie al consumatore e da qualificare il prodotto destinato all’esportazione. L’Italia, infatti, è il primo produttore mondiale di vino che rappresenta la prima voce dell’export agroalimentare nazionale con 3,6 miliardi di valore delle esportazioni a fronte di un fatturato record di circa 10 miliardi di euro nel 2009″.

Confagricoltura: riforma necessaria ma da completare.”La vecchia legge ha favorito la riqualificazione delle produzioni DOC ed IGT  ma – rileva  Confagricoltura –  non ha potuto evitare  nel lungo periodo  una proliferazione di denominazioni ed un conseguente appiattimento del sistema”. “Il nuovo Dlgs – sottolinea Confagricoltura –  introduce alcuni degli elementi di semplificazione,  come da noi richiesti, ma non riesce completamente nell’intento generale di rilanciare l’efficacia della Legge 164/92 rispetto alle attuali esigenze dei produttori”. Confagricoltura fa presente anche come molti temi importanti siano stati rimandati ai successivi decreti attuativi, come  le semplificazioni del sistema di controllo e la rivisitazione del sistema sanzionatorio;  di fatto sono state solo accennati nel l’articolato ma non approfonditi. “La delega che il Governo ha ottenuto per riformare la legge  da un lato – spiega Confagricoltura – ha consentito di agevolare il percorso  di riforma già tentato, senza successo, in passato;  dall’altro però, con il vincolo di definire il procedimento  entro sei mesi, non ha consentito di discutere ed elaborare con maggiore dettaglio alcune sezioni fondamentali”.

(fonte Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali/Coldiretti/Confagricoltura)