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Mense e verde pubblico a Kmzero grazie ai “green public procurement”, la proposta di Coldiretti Veneto

 L’idea di base degli appalti pubblici verdi (green public procurement – GPP) è che la spesa pubblica possa contribuire in grande misura al raggiungimento dello sviluppo sostenibilescegliendo beni e servizi che rispettino anche l’ambiente. Orientando questo potere di spesa verso l’acquisto di prodotti e servizi più ecologici è possibile ottenere enormi benefici diretti.
“Una clausola Km zero”. Il potenziale politico del GPP  trova un riconoscimento sempre più ampio e negli ultimi anni si è registrato un crescente impegno in questo senso a livello nazionale, comunitario e internazionale. Un aspetto importante caro a Coldiretti è quello che attiene l’inserimento di elementi che consentono di valorizzare  l’origine dei prodotti, sia sotto un profilo strettamente ambientale (per la riduzione delle emissioni di CO2) che sotto i diversi aspetti collegati alla sicurezza alimentare data dagli elementi culturali della tradizionalità e della regionalità. Per questo Coldiretti Veneto suggerisce l’introduzione di una “clausola km zero” sia nel caso delle grandi opere al fine di evitare che i lavori vadano solo a grandi general contractor senza un reale legame con il territorio.  Cosi potranno  “essere venete ” le piante e i fiori messe a dimora  lungo le arterie stradali e per lo stesso motivo targate “veneto” anche le mense scolastiche attraverso accordi con le aziende agricole sia per le iniziative didattiche che per i prodotti usati nei menù della ristorazione.

Non è una novità per tanti comuni (Vittorio Veneto in provincia di Treviso capofila) e ospedali (quello di Adria apripista) che hanno già scelto questo sistema grazie alla legge regionale numero 3 del 2010, la prima in Italia, che orienta il consumo di prodotti di provenienza locale nella ristorazione pubblica e privata garantendo insieme alle unità sanitarie locali l’equilibrio completo della dieta insieme a freschezza e stagionalità nei pasti di migliaia di bambini e pazienti.

(fonte Coldiretti Veneto)

Benessere animale: gli allevatori veneti chiedono l’apertura della misura ad hoc nel piano di sviluppo rurale

Contando solo i soci Coldiretti Veneto, sono ben 258 gli allevatori di bovini ad aver presentato, in un solo bando dello scorso anno del Programma di Sviluppo Rurale, la domanda per aumentare il benessere il bestiame. Facendo riferimento alla misura 215 sono state in particolare le imprese di montagna a manifestare un forte interesse per questo strumento di finanziamento che sostiene quegli imprenditori zootecnici che scelgono di mandare al pascolo gli animali, investendo nel confort delle vacche all’interno della stalla, incentivando la distribuzione di paglia, garantendo migliori condizioni di stabulazione degli animali.

Oltre 500 allevatori veneti in attesa. Un successo tanto che i 7 milioni disponibili non sono bastati così da costringere la Regione Veneto ad integrare il capitolo. Nonostante questi ottimi risultati sembra che quest’anno la stessa esperienza non possa ripetersi, ignorando le istanze di un cospicuo numero di agricoltori, che a causa dei tempi ristretti non hanno concorso all’opportunità in passato. “Inspiegabile questo blocco – ha detto Giorgio Piazza –  Presidente di Coldiretti Veneto, durante la seduta del Tavolo Verde  – se il finanziamento c’è, la richiesta anche, manca quindi solo la volontà politica che risponderebbe alle attese di altri 500 allevatori veneti. Le risorse sono ampiamente ricavabili dall’asse 2 agroambientale – ha concluso Piazza –  che a tutt’oggi ha impegnato meno della metà della disponibilità”.

(fonte Coldiretti Veneto)

Galan: il futuro del commercio ortofrutticolo passa per l’unione dei produttori

Giancarlo Galan, Ministro dell'Agricoltura

In occasione di una visita, il 7 marzo 2011, al Mercato agroalimentare (Maap) di Padova, il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, ha dichiarato: “L’Italia è il quinto Paese al mondo come produzione di frutta e primo in Europa, eppure deve crescere nelle esportazioni, nella capacità di vendere. Per raggiungere l’obiettivo è necessario attivare tutte le leve a disposizione: è bene utilizzare la produzione di energia da fonti rinnovabili nei mercati come fatto qui al Maap (il Mercato agroalimentare di Padova), ancora più importante è costruire piattaforme logistiche che agevolino lo sviluppo degli scambi. Occorre pertanto avere basi nei mercati, in Russia, ad esempio, dove è necessaria una base in loco, altrimenti vendere diventa difficilissimo”.

“Sono molto orgoglioso della bandiera italiana che mi è stata preparata qui a Padova – ha proseguito Galan – composta con prodotti ortofrutticoli per il 150esimo anno dell’Unità d’Italia, simbolo di un comparto che dovrebbe rappresentare uno dei traini per la nostra economia. Bisogna che tutti i produttori di ortofrutta lavorino per un obiettivo comune: crescere in Europa, consorziandosi maggiormente. Siamo produttori di grande qualità, ma soffriamo di un grande gap rispetto alla Francia e alla Germania, un ritardo che va assolutamente colmato. E’ per questo che ribadisco l’urgenza di smetterla con la malsana competizione portuale al nord: creiamo un porto comune che metta insieme Venezia, Trieste e Capo d’Istria. Solo così si potrà sfruttare al meglio il cosiddetto green corridor da Alessandria a Venezia”.

(fonte Agi.it)

Con A.C.I. aperta una fase nuova nella storia del movimento cooperativo italiano

I rappresentanti veneti delle tre centrali cooperative all'incontro ARGAV

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV). Di grande interesse l’incontro ARGAV che si è svolto mercoledì 9 marzo scorso nella sede del Circolo di Campagna Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (PD). Al centro della serata, moderata dal presidente ARGAV Fabrizio Stelluto, c’è stata infatti la presentazione di A.C.I. (Alleanza delle Cooperative Italiane), storico accordo di coordinamento nazionale – inizialmente per il settore agroalimentare – tra Legacoop, AGCI e Confcooperative, nato con l’obiettivo di dare più forza alle imprese cooperative.

Le tre organizzazioni cooperative rappresentano, insieme, un universo di 43.000 imprese centrate sulle persone e fortemente integrate nel territorio, con oltre 1 milione e centomila occupati, 12 milioni di soci, un fatturato complessivo di 127 miliardi.L’accordo sarà presentato in Veneto sabato 12 marzo 2011, in occasione del IX Congresso Regionale Legacoop Veneto che si terrà a Mestre (VE).

I relatori. A presentare A.C.I. ai soci ARGAV, i rappresentanti veneti delle tre centrali cooperative, Davide Mantovanelli, Responsabile Agroalimentari Legacoop Veneto, Antonio Melato, presidente Fedagri Confcooperative Veneto e Terenzio Zanini, componente del consiglio Veneto AGCI, presente in rappresentanza della presidente Olga Pegoraro.

Insieme si cresce di più, insieme si cresce tutti. Uniti si vince, specie in un momento di crisi economica come quello attuale, già messo a dura prova dalla competizione del mercato globale: questo il principio su cui trova fondamento A.C.I. “ Sarà importante porsi con una voce sola nei confronti di Governo, Parlamento, istituzioni europee e parti sociali, perché, diciamolo, fino ad oggi il modello economico della cooperativa è sempre stato sottovalutato, – hanno ribadito Mantovanelli, Melato e Zanini – mentre  si tratta di una delle basilari forme di democrazia, che non si esaurisce nell’espressione del voto, ma ha il suo fondamento sostanziale nella partecipazione responsabile dei cittadini alla vita della comunità”.  “E’ necessario – hanno continuato Mantovanelli, Melato, Zanini -, ridare dignità di lavoro agli agricoltori, persone che creano occupazione, tutelano il territorio e creano valore aggiunto, nonché di far riconoscere la cooperativa come un elemento determinante per la costruzione della realtà economica.

Un’esperienza che arriva da lontano. L’inizitiva non arriva all’improvviso, ma è stato preceduta negli anni da molte esperienze concrete, così come testimonia l’attiva collaborazione comune. Già nel 1990 le tre centrali hanno scelto un modello comune di relazioni industriali da cui nascono 15 Ccnl e vari organismi bilaterali. “L’Alleanza – hanno confermato Mantovanelli, Melato e Zanini -, non cancella la storia, né mette in discussione l’identità e l’autonomia di nessuna delle tre centrali che restano distinte nella governance interna e nei patrimoni. L’attività sarà svolta in comune dai presidenti che si esprimeranno attraverso il portavoce unico, rinnovabile annualmente, la cui individuazione avviene ad opera dei presidenti delle tre centrali”. Il primo mandato va al presidente di Confcooperative, Luigi Marino. Nella prima fase l’attività dell’Alleanza punterà a consolidare il progetto a livello nazionale. Nel giro di tre anni l’obiettivo è quello di estendere l’attività di coordinamento ai settori e ai territori.

Tutti a tavola. L’importante accordo avvenuto nel settore agroalimentare non poteva che concludersi a tavola, con le gustose pietanze preparate da Efrem Tassinato, socio ARGAV, tesoriere UNAGA, nonchè chef  e patron del Circolo di Campagna Wigwam Arzerello.

L’agricoltura veneta reclama dignità, valore, orgoglio…e lavoro

Franco Manzato, assessore Agricoltura regione Veneto, alla Fiera di Padova

“Da Padova l’agricoltura veneta reclama dignità e considerazione, forte dei valori culturali, morali ed economici dei quali e portatrice. Lo fa aprendosi a tutta la società veneta, con l’orgoglio di rappresentarne un elemento strategica e insostituibile”. Franco Manzato, Ass.reg.le all’Agricoltura, si fa portavoce di una platea variegata presente lo scorso 11 febbraio alla Fiera patavina per il Congresso finale dell’Agricoltura e dello sviluppo rurale, che sta decidendo le strategie per affrontare il prossimo decennio, che si annuncia in ogni caso difficile e denso di incognite.

Agricoltura oggetto di speculazioni e appetiti internazionali. L’agricoltura infatti non è più la campagna della periferia delle nostre città, ma un pezzo essenziale e ambìto della scacchiera economica mondiale. E come tale è investito da speculazioni e appetiti internazionali, le cui decisioni non sono prese nei campi ma in luoghi dai quali l’agricoltura e gli imprenditori agricoli sono spesso lontani, se non esclusi. “Dalla loro, l’agricoltura e gli imprenditori veneti hanno i numeri e le scelte – ha ribadito Manzato – perché sono capaci di essere al primo posto nell’export italiano di prodotti dei campi, con un valore crescente che nel terzo trimestre del 2010 è stato certificato 616 milioni di euro. E questo benchè la superifice agricola utile sia di 820.201 ha, al settimo posto tra le regioni italiane, mentre la Produzione Lorda vendibile si colloca al terzo posto dopo Lombardia ed Emilia Romagna.

Sviluppo, benessere e qualità di vita. “Questo significa che i nostri imprenditori e il nostro sistema hanno molto da dire e da pretendere – ha affermato Manzato, perché hanno reso vincente nei fatti la scelta della qualità, della varietà, della tipicità e del territorio, e pur nelle difficoltà che ancora incontra una ottimale organizzazione dell’offerta. In più l’agricoltura crea ricchezza, con un aumento dell’occupazione nel 2010 rispetto all’anno precedente che è stimata attorno all’8 per cento, senza eguali negli altri settori e anzi a fronte di 130 mila lavoratori che in Veneto conoscono la disoccupazione”. “Oltre a questo, l’agricoltura rappresenta un fulcro fondamentale, attorno al quale ruotano molti fattori e variabili dello sviluppo, del benessere e della qualità della vita dei cittadini veneti. E tutti questi fattori e variabili hanno un denominatore comune ossia l’uomo e la sua persona – ha concluso Manzato – che nell’agricoltura e nelle aree rurali trova ancora i principali riferimenti della sua identità, della sua cultura e del suo benessere complessivo”.

La protesta dei lavoratori agricoli e forestali. All’incontro hanno partecipato oltre 600 persone, ovvero tutto il mondo agricolo veneto. Partecipanti che hanno trovato ad “accoglierli” le rappresentanze dei lavoratori agricoli e forestali che manifestavano a difesa del posto di lavoro, preoccupate dai forti tagli che la Regione sembra sarà costretta ad apportare per le ristrettezze di bilancio. Manzato si è soffermato con loro, ascoltando le preoccupazioni, disponibile ad un incontro a breve di approfondimento.

Cinque mesi di lavoro e incontri. In sintesi i temi affrontati dalla Conferenza partivano dalla base di un lavoro preparatorio fatto a Veneto Agricoltura e durato cinque mesi attraverso sei incontri. Parole d’ordine? Più innovazione e competitività, gestione dei sistemi produttivi più equilibrata e sostenibile, qualità delle produzioni agricole ancora più diffusa e riconosciuta, concreta applicazione dei principi di sussidiarietà e federalismo, ulteriore semplificazione della burocrazia. Queste le priorità strategiche che la Regione Veneto intende perseguire per far crescere l’agricoltura regionale da qui al 2020, il periodo operativo della nuova PAC (2013-2020). Senza comunque tralasciare altri aspetti quali, per esempio, la lotta ai cambiamenti climatici, la gestione sostenibile delle risorse idriche, la produzione di energie rinnovabili per i quali il settore primario avrà in futuro un ruolo sempre più attivo.

Un contesto in cui le incertezze non mancano. La Conferenza agricola regionale, voluta da Manzato, ha prodotto l’”Agenda delle priorità strategiche regionali per il sistema agricolo e rurale”. Un documento snello ma al tempo stesso corposo, che contiene precise strategie, obiettivi da raggiungere, azioni da svolgere indispensabili per garantire alle imprese agricole venete un futuro il più possibile “certo” in un contesto in cui le incertezze non mancano. Le incertezze maggiori della prossima politica agricola europea riguardano le risorse che la stessa PAC avrà a disposizione nel periodo 2014/2020, in primis i finanziamenti da destinare ai pagamenti unici agli agricoltori (i cosiddetti premi PAC). La Commissione europea, a questo proposito, sta elaborando le sue proposte, ma è quasi certo che sarà ridotto notevolmente l’automatismo degli interventi comunitari, lasciando agli Stati membri, e quindi alle Regioni, grandi margini di discrezionalità. In futuro, le Regioni potrebbero così non svolgere più solo un ruolo di erogatore di spesa in ambito PAC, in quanto potrebbero essere chiamate a svolgere anche un ruolo importante nella programmazione. Una grande responsabilità, dunque, per le Regioni che dovranno così coordinare la programmazione della politica agricola con quella dello sviluppo rurale, vale a dire con i Piani di Sviluppo Rurale regionali. Quindi una visione delle attività agricole orientate non solo alla produzione di beni alimentari, ma anche allo sviluppo di quei servizi legati all’ambiente, al territorio, all’imprenditoria turistica, per fare qualche esempio, tradizionalmente svolti e mai riconosciuti e quindi retribuiti.

(fonte Veneto Agricoltura)

Nuove opportunità di reddito per la filiera agroalimentare grazie all’accordo tra Regione Veneto e Istituto Sviluppo Agroalimentare

“Creare nuove opportunità di reddito per le imprese agroalimentari è il modo per dare vigore all’economia del territorio e sostenere  un circolo virtuoso che premia chi sceglie la sicura provenienza, la trasparenza e la qualità” – Giorgio Piazza Presidente di Coldiretti Veneto saluta con queste parole l’accordo siglato nei giorni scorsi tra Regione Veneto e l’Istituto Sviluppo Agroalimentare Spa (ISA) del Ministero delle Politiche Agricole che concede mutui ipotecari ad un tasso pari al 30% del parametro di riferimento fissato dalla Commissione Europea.

In sostanza Isa valuterà tutte le domande del Programma di Sviluppo Agricolo presentate dalle cooperative e dalle agroindustrie e non finanziate dalla misura 123 che prevedeva agevolazioni in conto capitale per investimenti nel settore della trasformazione. Quelle ritenute ammissibili potranno quindi essere riconsiderate sfruttando un importante aiuto in conto interessi. Tale ipotesi vale per la metà delle aziende che non ha beneficiato dei contributi, tutte meritevoli dell’intervento dell’istituto nazionale che ha deciso di impegnarsi direttamente per il Veneto.

(fonte Coldiretti Veneto)

Venerdì 11 febbraio p.v. in Fiera a Padova s’incontra il mondo agricolo veneto

Venerdì 11 febbraio, in Fiera a Padova, ore 9.00, nella grande sala dei Carraresi, in via Nicolò Tommaseo 59, è atteso tutto il mondo agricolo per la “Conferenza regionale dell’Agricoltura e dello Sviluppo rurale del Veneto”. Un progetto unico fin’ora in Italia, voluto e disegnato dalla Regione Veneto per affrontare a 360 gradi le problematiche dell’agricoltura, con l’obiettivo di redigere l’Agenda delle priorità, quindi gli indirizzi e le opzioni strategiche dopo il 2013, quando entrerà in vigore la nuova PAC, la politica agricola europea.

Ore 11:00 conferenza stampa. Per facilitare il lavoro dei giornalisti, l’Assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato incontrerà la stampa alle ore 11,00 (durante la pausa caffè) per illustrare i punti salienti dell’Agenda e le problematiche in campo.

Temi sul tavolo. Durante l’incontro si parlerà quindi di sicurezza alimentare, lotta ai cambiamenti climatici, gestione delle risorse idriche, cura del territorio, uso corretto dei terreni, impiego di fonti energetiche rinnovabili di origine agricola, ecc., elementi della strategia che l’Assessore Manzato, promotore dell’evento, divulgherà alla chiusura del meeting alla Fiera di Padova; un percorso per assicurare un futuro, da qui al 2020, al mondo delle imprese agricole e alle aree rurali venete.

Relatori. All’evento, oltre al Governatore Luca Zaia, all’Assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato e a Paolo De Castro (Pres. Comm.ne Agricoltura Parlamento europeo), è prevista la partecipazione di alcuni tra i massimi esperti del mondo accademico, tra i quali Giacomo Zanni dell’Università di Ferrara, Corrado Giacomini (Parma), Edi De Francesco (Padova), Andrea Povellato (INEA), Gian Angelo Bellati (Unioncamere del Veneto), nonché Loretta Dormal Marino della Direzione Generale Agricoltura della Commissione europea, Adriano Rasi Caldogno, e Andrea Comacchio (Regione Veneto).

Lavoratori dell’agricoltura in sciopero venerdì 11 febbraio. Mentre nelle sale della Fiera a Padova si svolgeranno i lavori di chiusura della Conferenza regionale, all’entrata dell’ente fieristico ci saranno i lavoratori dell’agricoltura del Veneto in sciopero contro i tagli della Regione Veneto al settore primario. “Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil – si legge in una nota sindacale – hanno organizato la protesta per manifestare il loro dissenso contro le decisioni della giunta Zaia che mettono a rischio numerosi posti di lavoro. In particolare sono interessati i settori servizio forestale, Veneto Agricoltura, Consorzio di bonifica, progetto di riconversione dello zuccherificio di Porto Viro, strutture allevatori APA/ARAV”.

(fonte Veneto Agricoltura/Il Gazzettino)

PAC: nel 2009 sbilanciamento degli aiuti a favore delle grandi aziende. In futuro, da rafforzare il ruolo dell’agricoltura europea rispetto al resto del mondo

La Commissione europea ha pubblicato un Rapporto con i dati 2009 relativi ai beneficiari degli aiuti diretti della PAC. Il quadro che ne viene fuori è lapidario: il 20% degli agricoltori europei (grandi aziende) hanno ricevuto oltre 31 milioni di euro, mentre il restante 80% (piccoli agricoltori) ne ha ricevuto appena 8.

Per quanto riguarda l’Italia, l’87% degli agricoltori ha ricevuto aiuti PAC per meno di 5.000 euro e tra questi il 42% ne ha ricevuto meno di 500. Complessivamente, agli agricoltori italiani sono giunti aiuti diretti per 4.12 miliardi di euro su un totale di 39 stanziati nel 2009 dall’UE. I dati del Rapporto confermano che la nuova PAC dovrà porre rimedio a questa situazione e riequilibrare la distribuzione degli aiuti europei.

PAC verso il 2020: rafforzare il ruolo degli agricoltori europei. Dal punto di vista economico il settore agricolo europeo riveste un’importanza capitale, dato che esso impiega circa 30 milioni di persone e mantiene la crescita nelle zone rurali dell’Unione Europea. Il settore primario europeo contribuisce, inoltre, alla realizzazione della strategia “Europa 2020” per la crescita e l’occupazione, soprattutto nelle zone rurali le cui economie locali sono state preservate grazie anche alle specifiche politiche adottate dall’UE che hanno contribuito ad evitare lo spopolamento delle campagne. E’ attorno a queste tematiche che si è tenuto a Bruxelles un incontro di alto livello presenti, tra gli altri, il Presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, e i vertici delle organizzazioni agricole, i quali hanno sottolineato che, in considerazione del raddoppiamento della domanda alimentare mondiale previsto per il 2050, appare necessario rafforzare il ruolo economico degli agricoltori in quanto fornitori di prodotti alimentari e servizi per 500 milioni di consumatori.

Sì all’”inverdimento” della PAC ma senza toccare la competitività degli agricoltori. Nello specifico, i rappresentanti di Copa-Cogeca hanno ribadito la disponibilità di considerare un ulteriore “inverdimento” della PAC, come proposto dalla Commissione, ma a una condizione: le nuove misure non dovranno mettere a repentaglio la posizione competitiva degli agricoltori europei né ridurre la capacità produttiva del settore. Va ricordato, che i redditi di molti agricoltori sono scesi ai livelli del 1990 e non possono essere ulteriormente erosi, così come non può esserlo la loro posizione competitiva. Di conseguenza, le organizzazioni agricole europee si sono dette fortemente contrarie alla recente iniziativa della Commissione di liberalizzare maggiormente gli scambi con il Marocco e il Mercosur, il blocco commerciale dei paesi dell’America latina, perché questo avrà un impatto devastante sui settori agricoli dell’UE e provocherà un’intensificazione dei metodi di produzione, nonché la deforestazione in molte aree del pianeta. Per di più, le importazioni nell’UE non sono tenute a rispettare le rigorose norme comunitarie.

Rivedere le norme europee in materia di concorrenza. A fronte di sfide quali l’estrema volatilità del mercato, è necessario fare in modo che il settore agroalimentare europeo sia competitivo. È opportuno dunque consolidare la posizione degli agricoltori europei nella catena alimentare, dato che essi ricevono attualmente soltanto una frazione del prezzo dei prodotti venduti al dettaglio. Questo obiettivo potrebbe essere conseguito attraverso una revisione delle norme europee in materia di concorrenza, al fine di consentire alle organizzazioni di produttori, quali le cooperative, di crescere di dimensioni e di scala, aumentando la loro competitività e garantendo un settore agroalimentare europeo dinamico. Sono altresì indispensabili dei rapporti contrattuali più giusti.

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

31 gennaio 2011: click day per 4 mila stagionali

A pochi giorni dalla pubblicazione del Decreto Flussi  per l’ingresso in Italia di circa 98 mila lavoratori non stagionali, il Ministero dell’Interno dà la possibilità di convertire complessivamente 4 mila posizioni stagionali in permesso di lavoro subordinato.L’opportunità riguarda anche l’agricoltura.

Instaurato rapporti di fiducia reciproca. Ciò significa che possono rientrare in questa quota anche casi di operai agricoli salariati assunti temporaneamente dagli imprenditori per le fasi di raccolta. Dunque la manodopera straniera entrata nel nostro territorio per esigenze professionali periodiche, destinata al rientro nel Paese d’origine per poi ritornare  l’anno successivo, potrà essere “stabilizzata”. Come segnala Coldiretti Veneto – i casi di rapporto fidelizzato nel tempo sono diventati sempre  più frequenti, le aziende ortofrutticole e vitivinicole ad esempio tendono a privilegiare le richieste nominative avendo instaurato rapporti di fiducia reciproca.

L’invio telematico delle richieste scatta per tutti il 31 gennaio alle ore 8.00. Ad aprile dello scorso anno il  Veneto s’era aggiudicato oltre  8 mila ingressi per lavoratori stagionali, la tendenza per il 2011 è di un’ulteriore conferma. Il settore agricolo pur registrando cali occupazionali in questo decennio ha evidenziato piccoli  segnali di ripresa già nel primo trimestre 2010. Nonostante il settore si stia orientando verso una meccanizzazione altamente tecnologica l’apporto umano rimane caratteristica fondamentale nelle fattorie venete. Attenzione – ricorda Coldiretti – che le 4 mila conversioni non saranno oggetto di ripartizione regionale. Per cui l’invio telematico delle richieste scatterà per tutti il 31 gennaio dalle ore 8.00. A tal proposito tutti gli uffici Coldiretti presenti capillarmente sono pronti per garantire la necessaria assistenza.

(fonte Coldiretti Veneto)

Dal Veneto un monito contro il rischio di nuove schiavitù per chi lavora la terra

“All’agricoltura serve un modello di sviluppo economico che abbia al centro anzitutto l’uomo, se vogliamo lasciare alle prossime generazioni un valore in più e non una secca perdita. Per questo considero obiettivo prioritario tutelare l’imprenditorialità da qualunque fattore ne restringa invece i margini”. Lo ha ribadito l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato, richiamando “le pesanti, dolorose ma necessitate scelte fatte con la proposta di bilancio regionale anche per il settore primario”.

I soldi sono sempre utili – ha afferamto l’assessore – ma il nostro obiettivo deve essere quello di liberare l’imprenditore da elementi condizionanti, da illusioni e dal rischio, sempre più serio, che a decidere cosa e come deve produrre non sia più lui ma qualcun altro, magari in nome di interessi diversi da quelli di chi effettivamente produce e anche di chi consuma. Stiamo assistendo ad una pericolosa parabola di molte forme di agricoltura, di fronte ad una economia mondiale che guarda alle convenienze finanziarie dell’immediato, molto più che al futuro. Si dimentica che l’agricoltura non è semplicemente un raccolto anno per anno, ma alberi, vigneti, ortaggi, siepi: insomma il territorio e la sua salvaguardia e conservazione”.

“Per questo condivido la lungimiranza del cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, responsabile del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, quando sostiene la necessità di un modello di sviluppo economico e agroalimentare a misura d’uomo per rimuovere le vere cause della fame nel mondo: l’agricoltura speculativa che ammalia il pianeta non solo rischia di non risolvere il problema, ma anzi di creare nuove e più stringenti schiavitù, a partire da quel terzo mondo che a parole si dice di voler sviluppare e che corre il pericolo di diventare il grande campo campo a manodopera a bassissimo costo per ingrassare ulteriormente la parte ricca del mondo. Se il numero di persone che al mondo soffrono la fame è cresciuto del 13 per cento proprio nei Paesi dove si trova il 46 per cento dei terreni coltivati a biotech, c’è qualcosa che non va. Dico di più: nel secolo scorso la terra è diventata di proprietà di chi la lavorava, eliminando una servitù della gleba di medievale memoria.

Attenzione alle imprese capaci di fare vera agricoltura. Oggi stiamo assistendo ad un fenomeno imprevedibile: qualcuno ha pensato che l’importante non sia la terra, ma la semente, la cui proprietà potrebbe essere tolta a quanti che la utilizzano per produrre. Questo sarebbe un condizionamento totale per il sistema agricolo in generale, europeo in particolare, e certamente per quello veneto, un impedimento alla cui imposizione io non ci sto. E’ anche per questo che, a fronte di risorse di bilancio assolutamente risicate, ho scelto di concentrare l’attenzione direttamente sulle imprese capaci di fare vera agricoltura”.

(fonte Regione Veneto)