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Export vino, dazi e Covid19 decisivi nel primo trimestre 2020

Marzo spartiacque per il commercio mondiale del vino, con l’Italia protagonista in positivo nei primi 2 mesi del 2020 ma in ritirata a marzo, dopo la fine delle scorte anti-dazi statunitensi e in corrispondenza con l’inizio del lockdown da Coronavirus. È quanto rileva l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor nel focus sulle vendite di vino nei Paesi extra-Ue nel primo trimestre 2020.

Luci e ombre. Nel complesso, le elaborazioni svolte su base doganale segnano un andamento globale a due facce tra i top buyer mondiali. Con gli Stati Uniti che, in previsione dell’aumento dei dazi aggiuntivi, fanno precauzionalmente incetta di prodotto e chiudono il trimestre con le importazioni dal resto del mondo a +10,9% a valore, mentre la Cina – in piena emergenza Covid-19 – segna un decremento delle importazioni che sfiora il 20% rispetto al pari periodo 2019. Segue, stabile, la domanda mondiale di vino da Canada e Giappone e, in rosso, dalla Svizzera (-10,8%). In tutto ciò l’Italia perde di meno in Cina (-13,3%) e guadagna di più negli Usa (+16,8%), con le vendite in Canada e Giappone ancora in terreno positivo dopo gli exploit del 2019, e con la domanda svizzera stabile.

Primi a ripartire in Cina? “Nei prossimi mesi l’impatto della pandemia sui mercati internazionali sarà ancora più evidente, ma auspichiamo che questo autunno l’Italia possa essere la prima a ripartire proprio in Cina, laddove è iniziato con effetto domino il lockdown sull’on-trade del vino. In programma, la prima edizione del Wine to Asia di Shenzhen (9-11 novembre), oltre agli eventi di Vinitaly Hong Kong (5-7 novembre), e Chengdu”, ha dichiarato Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere. Per il responsabile dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini: “Le vendite di vini fermi italiani nell’off-trade (gdo e liquor store) statunitense hanno raggiunto i 94 milioni di litri, che rappresentano solo il 40% delle importazioni totali della tipologia. Ora il quesito si pone su che fine farà l’altro 60% di vino fermo italiano e soprattutto se l’on-trade sarà in grado di ripartire con i ritmi precedenti. Da qui la necessità, specie per la fascia premium che è maggiormente penalizzata, di lavorare su un mix di canali che vedano protagonisti anche quelli dell’e-commerce, in forte crescita non solo negli Usa”.

Fascia premium penalizzata. E sono proprio i vini di qualità superiore che sembrano accusare maggiormente la variazione negativa di marzo: in Svizzera il lockdown della ristorazione ha infatti portato a una contrazione del prezzo medio all’import del 14,6% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, negli Stati Uniti un calo del 10,5%, nella Cina del 9,5%, in Norvegia dell’11,5%. Una tendenza al ribasso, come riscontrato anche nella gdo italiana con la recente analisi voluta da Vinitaly, che vede in crescita i vini di fascia medio-bassa allo scaffale ma un progressivo ridimensionamento del valore medio alla bottiglia. Quanto ai competitor, se l’off-trade è un terreno di agguerrita concorrenza con i vini australiani, cileni e statunitensi, la market leader Francia sembra accusare la congiuntura con maggiori difficoltà rispetto all’Italia, complice l’acuirsi delle difficoltà in Cina (-37,2% nel trimestre), la forte perdita in Svizzera (-24,6%) e la virata in negativo del Giappone. Bene invece, grazie agli sparkling, negli Usa, dove il timore dei dazi al 100% ha fatto lievitare le importazioni di Champagne a +93%.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

Viaggi in detrazione fiscale la proposta dei sindaci delle Città del Vino per l’enoturismo. L’associazione invita anche a bere italiano.

Colline del Prosecco

Mentre si valutano le modalità di ripartenza economica e sociale e si fanno ipotesi sulle prossime vacanze estive, se le faremo, dai sindaci delle Città del Vino arriva una proposta per riaprire i territori e far ripartire anche l’enoturismo, appena possibile.

L’Associazione Nazionale propone la defiscalizzazione delle spese per i viaggi degli italiani nel Paese, alla stregua di quanto accade con le spese mediche e sanitarie. Non appena sarà possibile e nel rispetto delle misure di distanziamento sociale previste – sottolinea Città del Vino – il desiderio di muoversi, viaggiare e riavvicinarsi alla “normalità” si diffonderà velocemente; si spera, già in estate, di fare una vacanza diversa nei nostri tanti e differenti territori. “Attendiamo le decisioni del governo per riorganizzare la vita sociale, i servizi, le attività e la riapertura dei nostri territori all’enoturismo, nel rispetto delle misure di tutela della salute pubblica – premette il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon -. Nell’ottica del rilancio crediamo che poter detrarre le spese di viaggio e soggiorno, debitamente documentate, così come facciamo per le spese mediche incentiverebbe l’enoturismo e darebbe un contributo importante di solidarietà economica alla filiera e alle economie dei territori. Il provvedimento dovrebbe affiancare le iniziative del Governo per sostenere l’economia e le imprese. Il made in Italy – conclude Zambon – va tutelato prima che sia troppo tardi: l’agricoltura e il turismo sono due dei tanti pilastri dell’identità, del benessere e della bellezza italiana”.

#iobevoitaliano. E’ questo il messaggio che Città del Vino lancia sul web a sostegno delle aziende vitivinicole, custodi dei nostri territori enoturistici, che a causa dell’emergenza provocata dal covid-19 stanno vivendo una forte crisi economica e finanziaria, dovuta al ridimensionamento e alla riorganizzazione delle vendite e alla chiusura dei ristoranti e della filiera dell’accoglienza. L’invito a diffondere il messaggio #iobevoitaliano, nel rispetto del consumo moderato e consapevole, va a sostegno delle aziende vitivinicole e del loro importante contributo indiretto al mantenimento dei paesaggi italiani del vino. A questo invito si aggiunge, come stanno facendo anche altri Comuni, la campagna #iobevoirpino lanciata dagli Ambasciatori delle Città del Vino dell’Irpinia, in provincia di Avellino. Seguendo le disposizioni delle autorità sanitarie dobbiamo restare a casa ancora per qualche settimana, ma anche tra le mura domestiche possiamo godere di un buon vino italiano Doc e Docg e magari comprare più vino dei nostri territori da piccole e medie cantine di qualità; aziende vitivinicole che molto spesso offrono accoglienza enoturistica, quindi doppiamente penalizzate dalla crisi legata all’emergenza sanitaria.

Fonte: Servizio stampa Città del vino

Vinitaly, salta l’edizione 2020, possibile un evento del vino il prossimo autunno

Per la prima volta nella propria storia, causa pandemia Covid-19, anche Vinitaly dovrà posticipare la sua 54ª edizione; con essa, sono rinviate anche le concomitanti Sol&Agrifood ed Enolitech. Le nuove date delle manifestazioni sono perciò riprogrammate al 18-21 aprile 2021, mentre Veronafiere concentrerà la seconda parte dell’anno 2020 al sostegno del business delle aziende italiane sui mercati. E’ quanto comunicato in una nota da Veronafiere, il cui Cda si è riunito ieri in convocazione straordinaria.

Un’emergenza sanitaria che ha avuto un Impatto dirompente anche sull’industria fieristica europea. «Il perdurare dell’emergenza Coronavirus a livello nazionale, con il susseguirsi dei decreti urgenti della presidenza del Consiglio dei ministri, e la più recente propagazione dello stesso a livello europeo e non solo, hanno reso improcrastinabili alcune decisioni. Per tali ragioni Il consiglio di amministrazione, d’intento con la direzione generale e il management, ha deliberato in merito a molteplici aspetti essenziali per il proseguimento dell’attività del Gruppo. Fra questi, la ridefinizione di obiettivi, strategie e investimenti per la messa in sicurezza dei prodotti, della propria clientela e del business dei settori correlati», ha sottolineato il presidente di Veronafiere Maurizio Danese. «Occorre ricordare – ha concluso Danese – che questa situazione complessa ha avuto un impatto dirompente anche sull’industria fieristica europea. Ad oggi, sono oltre 200 le manifestazioni sottoposte a revisione di calendario, con una perdita complessiva che sfiora i 6 miliardi di euro e 51.400 posti di lavoro a rischio, senza considerare l’indotto e la perdita di 39 miliardi di euro di export generati dalle rassegne internazionali per le PMI europee».

Un evento in autunno? Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: «Oltre a lavorare con investimenti straordinari sui nostri eventi internazionali Vinitaly Chengdu, Vinitaly China Road Show, Wine South America (23-25 settembre 2020), Vinitaly Russia (26 e 28 ottobre 2020), Vinitaly Hong Kong (5-7 novembre 2020), Wine To Asia (9-11 novembre 2020) e le iniziative della Vinitaly International Academy, ci mettiamo a disposizione del settore e del sistema della promozione per considerare la realizzazione di un evento innovativo il prossimo autunno a servizio delle aziende».

La decisione del riposizionamento di Vinitaly al 2021 è stata presa d’intesa con i rappresentanti delle associazioni di settore: Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, Sandro Boscaini, presidente di Federvini, Luca Rigotti, coordinatore settore vino Alleanza Cooperative e Matilde Poggi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti.

Fone: Servizio stampa Veronafiere

 

Vinitaly, Veronafiere riposiziona la data, portandola da aprile a giugno 2020

“In considerazione della rapida evoluzione della situazione internazionale che genera evidenti difficoltà a tutte le attività fieristiche a livello continentale, Veronafiere ha deciso di riposizionare le date di Vinitaly, Enolitech e Sol&Agrifood dal 14 al 17 giugno 2020, ovvero nel periodo migliore per assicurare a espositori e visitatori il più elevato standard qualitativo del business”.

La decisione è stata frutto di un’attenta analisi dei dati disponibili oltre che dell’ascolto delle posizioni degli stakeholder del mercato, incluse le principali associazioni di settore: Unione Italiana Vini, Assoenologi, Federvini, Federdoc, Federazione vignaioli indipendenti e Alleanza delle Cooperative settore vitivinicolo. “Lo spostamento a giugno di Vinitaly e di altre Così Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere in chiusura del Consiglio di amministrazione della Spa, riunitosi ieri. “Vinitaly, insieme ad OperaWine – ha proseguito il direttore generale –, si svolgerà quindi in un contesto temporale in cui grandi eccellenze del made in Italy, quali Cosmoprof e Salone del mobile, per esempio, avranno il compito di rilanciare con forza l’attenzione dei mercati internazionali e l’immagine dell’Italia. In questo frangente ringraziamo le aziende per la fiducia che ci stanno dimostrando”. Sulle nuove date, inoltre, Confcommercio Verona e Cooperativa Albergatori veronesi hanno espresso massima disponibilità per favorire lo spostamento delle prenotazioni.

Nel 2021 Vinitaly sarà in calendario nelle sue date consuete (18-21 aprile); date che sono frutto dell’accordo con l’Union dei Grandi Cru di Bordeaux (UCGB) col quale dal 2013 c’è un accordo nato per incontrare le esigenze dei protagonisti del mondo del vino, buyer e stampa internazionale in particolare.

Tutte le nuove date delle iniziative di Vinitaly. Vinitaly Design International Packaging Competition 25 marzo 2020; 5StarWines / Wine without Walls 15-17 aprile 2020; VIA-Vinitaly International Academy 8-12 giugno 2020; Vinitaly and the City 12-15 giugno 2020; OperaWine 13 giugno 2020; Vinitaly-Sol&Agrifood-Enolitech 14-17 giugno 2020

Le dichiarazioni delle associazioni di settore. Ernesto Abbona, presidente Unione italiana vini: “Condividiamo in pieno le scelte di Veronafiere, sia per quanto riguarda la decisione presa, sia per la relativa collocazione temporale insieme ad altri grandi eventi come Cosmoprof di Bologna e il Salone del Mobile di Milano, che daranno un segnale importante per la ripresa del Paese”. Sandro Boscaini, presidente Federvini: “Occorre dare un messaggio forte al Paese. Se agiamo uniti nel contesto dello spostamento di data, non solo di Vinitaly, ma di altri grandi eventi internazionali che si svolgeranno in Italia a giugno, potremo contribuire in modo corale al rilancio dell’immagine positiva che merita il made in Italy”. Riccardo Cotarella, presidente di Assoneologi: “La decisione assunta da Veronafiere su Vinitaly e supportata dalle associazioni della filiera, deriva da considerazioni intelligenti e imprenditoriali. Non si può immaginare un Vinitaly fiore all’occhiello del settore vitivinicolo italiano, nonché evento che tutto il mondo ci invidia, ridimensionato più o meno fortemente nelle presenze di operatori che al momento danno previsioni non soddisfacenti. Questo significa tutelare l’operatività dei nostri produttori e allo stesso tempo proteggere l’immagine del vino italiano e di Vinitaly nel mondo”. Matilde Poggi, presidente Federazione italiana vignaioli indipendenti: “Siamo d’accordo con Veronafiere sulla necessità di modificare le date in calendario di Vinitaly. Giugno è l’ultima data utile per un evento sul vino. Come Fivi siamo comunque pronti ad un grande impegno per partecipare, dal momento che questo mese è dedicato tradizionalmente alle lavorazioni in vigna”. Riccardo Ricci Curbastro, presidente Federdoc: “La nostra posizione è di non dare messaggi negativi al mercato, specie in un momento cruciale per il sistema Paese e per il settore. La situazione negli ultimi giorni è stata diversa da quella sperata e per questo ci sentiamo di condividere la scelta di Veronafiere e di stare sulla stessa linea di Vinitaly, pur consapevoli che ci sarà molto da fare”. Luca Rigotti, coordinatore settore vino di Alleanza Cooperative: “Condividiamo la scelta di Veronafiere per lo spostamento delle date di Vinitaly. Ora lavoriamo assieme alla fiera affinché il mondo del vino possa dare un messaggio positivo all’economia nazionale”.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

La Confraternita di Valdobbiadene nomina il nuovo Gran Maestro

È Enrico Bortolomiol il nuovo Gran Maestro della Confraternita di Valdobbiadene. Insignito in occasione dell’Assemblea d’Inverno, da poco tenutasi nella sede storica di San Pietro di Barbozza (TV), Bortolomiol ha specificato da subito come il suo intento primario sarà quello di “mantenere i valori storici che contraddistinguono la nostra realtà, continuando a lavorare per rafforzare sempre più l’inimitabile e unica identità territoriale”. 

A completare il Capitolo (Consiglio) sono stati eletti i confratelli Vlady Bortolin, Roberto De Lucchi, Luca Gallina e Gianfranco Zanon, volti che da anni ormai sono portatori della cultura del territorio.  Le nuove nomine hanno preceduto la cerimonia della “Festa delle Nozze di Canaan’’, il momento più suggestivo della vita associativa della Confraternita di Valdobbiadene, che consiste nell’investitura dei nuovi Cavalieri di Valdobbiadene.  Con il suggello di una spada lignea ricavata da un antico tralcio di vite, hanno giurato solennemente Mirco Balliana, Luigino Barisan, Maria Elena Bortolomiol, Emanuele Miotto ed Angela Varaschin, tutte persone che si distinguono per essere appassionati cultori e promotori del Valdobbiadene DOCG e del suo territorio di origine: le colline di Valdobbiadene Conegliano.

La Confraternita di Valdobbiadene. Dal 1946 la Confraternita di Valdobbiadene promuove ed è testimone di un prodotto, il Valdobbiadene DOCG, che non è solo un vino ma racchiude in sé un ricco patrimonio storico-culturale legato al territorio nel quale è prodotto e la grande passione e dedizione dei viticoltori per la coltivazione delle sue uve. La Confraternita di Valdobbiadene è attualmente composta da circa 130 membri (tecnici enoici, personalità del mondo vitivinicolo o di altri settori), tutti impegnati per la promozione e la tutela di questo vino e del suo territorio.

Fonte: Servizio stampa Confraternita di Valdobbiadene

Pinot grigio, Consorzio delle Venezie Doc favorevole ad una gestione coordinata della produzione italiana

“Siamo favorevoli alla costituzione di un tavolo di confronto nazionale sul Pinot grigio che favorisca il monitoraggio delle varie aree vitate del paese aiutando la filiera nel lavoro di tutela e valorizzazione di questo vino. E ci auguriamo che la proposta da noi lanciata lo scorso anno – accolta subito da Unione Italiana vini e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari che ringrazio per la sensibilità e per aver organizzato un momento molto importante di dibattito tra i principali operatori del Paese – possa portare presto ad azioni sul mercato che aiutino l’aumento del valore della filiera produttiva del Pinot grigio, che rappresenta il primo vino bianco fermo delle nostre esportazioni e una grande ricchezza del nostro sistema vitivinicolo”.

Riuniti i principali attori della produzione di Pinot grigio italiano. Con queste parole Albino Armani, presidente del Consorzio Delle Venezie Doc, ha commentato gli esiti del dibattito svoltosi lo scorso lunedì 10 febbraio alla Camera di Commercio dell’Industria, Artigianato ed Agricoltura di Verona in occasione della riunione congiunta promossa da Unione Italiana Vini e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, nel corso della quale sono stati presentati i dati elaborati dall’Osservatorio del Vino di UIV sulla produzione e commercializzazione dei vini imbottigliati base Pinot grigio in Italia. Un’audience che ha visto riuniti i principali attori della produzione di Pinot grigio italiano a cui sono stati illustrati dati importanti che hanno sottolineato la necessità di organizzarsi a livello nazionale per una gestione coordinata e ulteriormente regolamentata del prodotto Pinot grigio. In tal senso è andato l’appello lanciato nel corso del dibattito – e condiviso da tutti gli intervenuti – per la creazione di un tavolo di confronto nazionale che lavori congiuntamente per favorire dinamiche di crescita del valore, tema che coinvolge direttamente anche la DOC Delle Venezie principale protagonista della filiera con 2,4 milioni di quintali di prodotto (pari al 55% del totale nazionale) destinato per il 95% all’export.

In tema di commercio internazionale, nel corso dell’incontro sono stati presentati alcuni risultati di un’analisi dettagliata svolta da Wine Intelligence sul consumo del Pinot grigio italiano in USA, UK e Germania, da cui emergono alcuni elementi di debolezza dell’immagine del prodotto e, quindi, la necessità di lavorare per un miglioramento del percepito – soprattutto in termini di riconoscimento e di identità territoriale – del Pinot grigio DOC delle Venezie, orientando con più decisione l’attività promozionale verso un pubblico giovane di consumer, che si affaccia ora su questo mercato e che va quindi conquistato e fidelizzato. “Chiudiamo la riunione con un sentiment positivo” ha dichiarato Armani “consapevoli che per attuare una strategia di attacco vincente sarà necessario avere una fotografia completa e continuamente aggiornata della situazione produttiva nazionale del Pinot grigio. Mi auguro che quello di oggi sia il primo di una serie di incontri tra i principali attori della filiera italiana.  Sarà importante, in particolare per il nostro consorzio, creare maggior consapevolezza dell’acquisto rispetto alla Denominazione delle Venezie, che può contare su commissioni di degustazione che ne certificano la qualità, su un contrassegno di Stato che ne garantisce la tracciabilità e, a brevissimo, sul Riconoscimento ministeriale che consentirà al Consorzio di intensificare la sua attività di promozione mondiale”.

Fonte: Servizio stampa Consorzio delle Venezie Doc

Anteprima Amarone 2016 oggi apre al pubblico e mostra una Valpolicella sempre più “green”

Il colore simbolo è quello del rosso Amarone, ma nei 19 comuni della Doc Valpolicella si fa sempre più largo il verde, quello della sostenibilità. È quanto emerge –nell’ultima giornata di Anteprima Amarone 2016 – dalle rilevazioni di Avepa (l’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura), che registra una repentina rivoluzione verde nelle aree enologiche simbolo del veronese.

In pochi anni (dal 2012 a fine 2019) il biologico in vigna è infatti cresciuto del 152% in termini di superficie, con un’impennata solo nell’ultimo anno di circa il 14% a fronte di una media nazionale ferma nel 2019 a +1%. “Una tendenza bio – ha detto il direttore del Consorzio tutela vini Valpolicella, Olga Bussinello – cominciata forse un po’ tardi ma che ora non accenna a rallentare, se si considera che anche gli ettari in conversione sono cresciuti nell’ultimo anno del 10,5%”. Ma a trainare i vigneti green in Valpolicella è soprattutto il progetto RRR (Riduci, Risparmia, Rispetta), la certificazione voluta per le aziende dal Consorzio a tutela dell’ambiente, che prevede l’adozione di tecniche innovative in vigneto ma anche la sostenibilità sociale e la tutela del paesaggio. Anche qui la crescita è in doppia cifra: +31% gli ettari RRR dall’inizio della certificazione, il 2017, a oggi. Complessivamente, rileva Avepa, in un’area di poco meno di 8.300 ettari Dop, poco meno di 1/4 sono green o lo stanno per diventare ufficialmente dopo il periodo in conversione (dati Sian, Avepa, Consorzio Valpolicella).

Appassimento, tecnica enologica candidata alla protezione Unesco. Anteprima Amarone 2016 (Verona, Palazzo della Gran Guardia) vedrà protagonista una delle annate più promettenti degli ultimi anni per il Re di un territorio che vanta un giro d’affari da circa 600 milioni di euro l’anno, per oltre la metà ascrivibile alle vendite del Grande Rosso. L’economia dell’Amarone nei 19 comuni della Valpolicella è portata avanti da un microcosmo di 2.273 produttori di uve e 272 aziende imbottigliatrici con 373 fruttai destinati all’appassimento – la tecnica enologica candidata a rientrare sotto la protezione Unesco -, per un giro d’affari che, secondo l’indagine interna svolta da Nomisma Wine Monitor, nel 2019 sfiora i 345 milioni di euro. Circa 15 milioni le nuove bottiglie di Amarone che entreranno in commercio quest’anno. Tra le iniziative del Consorzio in tema di monitoraggio, è in arrivo anche la stipula di un protocollo d’intesa con Avepa per la creazione dell’“Osservatorio Valpolicella”. Un outlook che consentirà di tenere sotto controllo le dinamiche socioeconomiche della filiera.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella

1-2 febbraio 2020, a Verona c’è Anteprima Amarone 2016

Degustazioni, convegni internazionali, approfondimenti di mercato e non solo. Torna a Verona Anteprima Amarone, la manifestazione organizzata dal Consorzio tutela vini Valpolicella e dedicata al Grande Rosso veronese.

Al centro l’annata 2016, un millesimo che già si preannuncia di eccellenza celebrato attraverso una settimana di appuntamenti per stampa e operatori di settore italiani ed esteri, che culminerà con le due giornate di evento e walk around tasting al Palazzo della Gran Guardia (sabato 1 e domenica 2 febbraio, Verona). Cinquantatre le aziende coinvolte, con un parterre di ospiti che va dai rappresentanti delle istituzioni ai grandi nomi del panorama enoico nazionale e internazionale tra enologi, top buyer, master of wine ed esperti.

Programma allargato. Si parte lunedì 27 con il Valpolicella education program (Vep), il progetto di formazione avanzata sulla prima Dop di vino rosso del Veneto, ideato dal Consorzio e rivolto agli stake holder del settore, che giunge quest’anno alla sua terza edizione. Amarone ma non solo, giovedì 30 si prosegue con la degustazione alla scoperta delle altre Dop della Valpolicella, a cura di Filippo Bartolotta, sommelier e giornalista di Decanter e Jean Charles Viens, asian ambassador e firma della rivista Spirito diVino Italia (Villa Brenzoni Bassani, S. Ambrogio di Valpolicella e Parco di Venere di Mezzane di Sotto). Spazio all’internazionalizzazione invece, venerdì 31 con la terza conferenza annuale della Valpolicella sui principali mercati dei vini della denominazione (ore 10.15, Palazzo della Gran Guardia), che accende i riflettori sui paesi target: Germania, Paesi anglosassoni (UK e Usa) e monopoli con focus su Svezia e Canada. A seguire la degustazione esclusiva “Amarone vs vini del Nuovo Mondo” firmata dal Master of wine Peter McCombie (ore 15.00, su invito a numero chiuso).

Anteprima Amarone entra nel vivo sabato 1° febbraio con la giornata riservata ai giornalisti nazionali ed esteri. In apertura, la conferenza stampa (ore 11.00) con la presentazione dell’annata 2016 a cura di Diego Tomasi, del CREA-VE e l’incontro “Dal vigneto al mercato: l’Amarone e l’identità del vino italiano” con la partecipazione del ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova, del presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella, Andrea Sartori e del presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella. E domenica 2 la manifestazione apre le porte anche a wine lover e appassionati per una giornata all’insegna del gusto con tasting non stop dalle 10.00 alle 20.00 (ingresso a pagamento, biglietti acquistabili sul www.anteprimaamarone.it).

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella

Vigneto veneto, dati 2019, produzione in calo sul 2018, export in aumento ma ora grandi timori per dazi Usa e Brexit

“Il comparto vitivinicolo veneto, ormai da diversi anni, sta procedendo come una locomotiva e i numeri presentati nei giorni scorsi lo confermano. Non mancano le preoccupazioni, che in questo momento si chiamano principalmente dazi USA e Brexit. Fondamentale per superare le eventuali future incertezze dei mercati sarà il saper fare squadra, continuando a puntare sulla qualità del prodotto nel rispetto dei disciplinari. Certamente non ci sarà spazio per i “furbetti” che fanno perdere credibilità al comparto”. Con queste parole l’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Giuseppe Pan, ha introdotto i lavori del terzo e ultimo focus del Trittico Vitivinicolo Veneto, evento promosso da Veneto Agricoltura e Regione con Avepa, che ormai da molti anni richiama ad inizio anno a Lonigo (VI), presso la Cantina dei Colli Berici del Gruppo Collis, una larga rappresentanza del mondo vitivinicolo regionale.

I dati. Nel 2019 il vigneto veneto, che si estendeva su 97.347 ettari, ha prodotto ben 13.158.777 quintali di uva, in calo del -19,81% rispetto al 2018 (vendemmia, ricordiamolo, che per quantità resterà negli annali), ma superiore del +13,02% rispetto al 2017. Complessivamente sono stati 10.497.537 i quintali di uva a bacca bianca raccolti, trainati dall’”asso-prendi-tutto” Glera ovvero Prosecco, e 2.661.239 quelli a bacca nera. Trasformata in vino, tutta questa uva ha prodotto 10.941.775 ettolitri, segnando un calo del -18,4% sul 2018 ma una crescita del +14,3% sul 2017. Per quanto riguarda l’export, nei primi nove mesi del 2019, il Veneto ha esportato vino per oltre 1,6 miliardi di euro (+3,5% rispetto allo stesso periodo del 2018). Sono questi, in sintesi, i numeri che fotografano il comparto vitivinicolo veneto nel 2019 presentati a Lonigo.

In dettaglio. Luca Furegon di Avepa e Nicola Barasciutti della Direzione Agricoltura della Regione Veneto, hanno evidenziato che i sistemi “Verona” e “Treviso” si confermano autentici superstar del vitivinicolo veneto, sia per superficie dedicata che per quantità di uva prodotta. Il Prosecco continua a dominare la graduatoria delle prime 10 DO, cioè Denominazioni di Origine (DOCG, DOC e IGT) regionali, con oltre 4 milioni di quintali di uva raccolta nel 2019 su una superficie complessiva di ben 35.677 ettari, comunque in calo del -12,41% rispetto al 2018. Segue a grande distanza quella Delle Venezie (Pinot Grigio), che accusa un calo del -30,51% sul 2018, e il Conegliano Valdobbiadene (-24,01%). Ottima invece la performance delle DO Soave (+17,48%) e Venezia (+50,44%), quest’ultima salita dal 9° al 6° posto della classifica.

Nel Veneto, comunque, non si fa solo quantità, ma anche e soprattutto qualità. Basti pensare che degli oltre 13 milioni di quintali di uva raccolta nel corso dell’ultima vendemmia quasi 9 milioni (8.942.886) sono costituiti da uva DOC (Denominazione di Origine Controllata), 1.433.849 quintali DOCG (Denominazione di Origine Controllata Garantita) e 2.312.695 IGT (Indicazione Geografica Tipica). Trasformati in vino, sono stati prodotti 6.877.755 ettolitri di DOP bianco, 968.444 DOP rosso, 1.467.663 IGP Bianco e 932.053 IGP Rosso. I restanti 700mila ettolitri sono costituiti da vino da tavola e varietale.

Export. Il Veneto – ha sottolineato Antonella Trabuio del Sistema Statistico Regionale – si conferma prima Regione italiana (Piemonte, Toscana e Trentino-Alto Adige seguono a distanza siderale) e quarta potenza mondiale dopo Francia, Italia e Spagna. I primi tre Paesi importatori del nettare veneto sono risultati nel 2019 gli USA (dove però incombono i dazi imposti da Trump), il Regno Unito (per il quale all’orizzonte si stagliano le incertezze dovute alla Brexit) e la fedele Germania.

Le “rivoluzioni” dei mercati internazionali del vino. Ogni anno, a Lonigo, Veneto Agricoltura propone l’approfondimento di un tema di grande attualità. In questa occasione si è discusso dell’evoluzione, o meglio delle “rivoluzioni”, che in tempi recenti hanno interessato i mercati internazionali del vino. “Nell’ultimo decennio – ha ricordato Fabio Piccoli, direttore responsabile di Wine Meridian – il mercato del vino ha subito profonde modificazioni dettate non solo dalla congiuntura economica che ha coinvolto gran parte delle economie mondiali, ma anche dalle profonde evoluzioni sociali e culturali che hanno determinato grandi cambiamenti in gran parte del mondo. Oggi, le imprese del vino devono affrontare nuovi consumatori, un nuovo trade e, complessivamente, uno scenario competitivo che si modifica molto più velocemente rispetto al passato, dove anche il packaging svolge un ruolo non secondario”. Nel suo intervento, Piccoli ha anche presentato le più recenti evoluzioni dei mercati e, in particolare, i nuovi strumenti che le aziende dovranno mettere in campo per essere pronte a queste nuove sfide.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

9 gennaio 2020, a Lonigo (VI) il consuntivo vendemmia 2019 in Veneto con focus sul futuro del mercato del vino

Si terrà giovedì 9 gennaio 2020 alle ore 9:30, alla Cantina di Collis Group a Lonigo (VI), il terzo e ultimo focus del Trittico Vitivinicolo Veneto 2019 organizzato da Veneto Agricoltura di concerto con la Regione Veneto e Avepa.

Sotto i riflettori il consuntivo dell’ultima vendemmia, l’export di vino veneto e i mercati del vino. L’incontro plenario del mondo vitivinicolo regionale vedrà presenti tra gli altri anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan, e il commissario dell’Agenzia regionale, Alberto Negro, oltre a tecnici ed esperti di settore. Nell’occasione, saranno forniti i dati consuntivi dell’ultima vendemmia nel Veneto, derivanti dalle dichiarazioni di produzione e affrontati altri importanti temi quali l’export di vino veneto nel 2019 e l’evoluzione dei mercati del vino, soprattutto in prospettiva futura. Il Trittico edizione 2020 inizierà invece come sempre con l’incontro in programma a giugno a Conegliano (Tv), dedicato allo stato fitosanitario del vigneto alla vigilia dell’estate, per continuare poi con il secondo focus a Legnaro (Pd) con le previsioni vendemmiali 2020.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura