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11 giugno, on line il primo focus 2020 del Trittico vitivinicolo veneto con le prime indicazioni di produzione

Ci ha pensato la grandine che nello scorso fine settimana ha colpito pesantemente alcune aree del Veneto a rompere le uova nel paniere, che in questo caso si chiama settore agricolo. Dal veronese al trevigiano fino ai Colli padovani e, a macchia di leopardo, diverse altre zone, chicchi di ghiaccio in alcuni casi grandi quanto noci hanno falcidiato vigneti, mais, frumento, orticole, ecc.

Primo focus on line. In queste ore si stanno quantificando i danni e senz’altro, per quanto riguarda il settore vitivinicolo, ne sapremo di più giovedì 11 giugno (ore 10:00) in occasione del 1° Focus del Trittico di Veneto Agricoltura dedicato proprio allo stato del vigneto e alle primissime indicazioni di produzione per il 2020. L’ormai “storica” iniziativa, promossa d’intesa con la Regione, ARPAV, CREA-VIT e Università di Padova, a causa delle restrizioni dovute al Coronavirus si svolgerà quest’anno online sulla piattaforma Zoom (https://venetoagricoltura-org.zoom.us/j/98598297231).

Tornando alla grandine che nei giorni scorsi ha interessato il Veneto, tra le zone più colpite si segnalano, a partire da Ovest: la preziosa Valpolicella (comuni di Marano e San Pietro in Cariano); Marostica e Thiene nel vicentino; i comuni di Bovolenta, Maserà, Albignasego, Abano Terme, Montegrotto Terme nel padovano; nel trevigiano la zona di Montebelluna, Nervesa della Battaglia, Gaiarine e Codognè (Tv), dove alcuni vigneti hanno subito danni ingentissimi (80-90%).

La grandine ha dunque “disturbato” un andamento vegetativo del vigneto che, al momento, fa comunque ben sperare. Le indicazioni che giungono dalle diverse aree viticole regionali segnalano infatti uno stato sanitario nelle vigne sostanzialmente buono. Anche l’aspetto quantitativo della prossima vendemmia si annuncia interessante (medio-alta) con una raccolta delle uve prevista anticipata rispetto agli ultimi anni, in particolare rispetto al 2019. Il vigneto veneto, nonostante le interferenze meteorologiche, mostra complessivamente di essere in buona salute, la vegetazione si presenta quasi ovunque sana e non si evidenziano grossi problemi di Peronospora. Qualche preoccupazione arriva dal fronte della Flavescenza dorata e soprattutto della Virosi del Pinot Grigio.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

Prosecco Rosè, obiettivo 50 milioni di bottiglie

“Il Prosecco Rosè è una grande opportunità per i produttori: c’è una grande attesa nei mercati esteri – commenta Giorgio Polegato, presidente della Consulta vitivinicola di Coldiretti Veneto – che precisa che l’obiettivo è il 10% della produzione, ovvero 50 milioni di bottiglie da immettere sul mercato”.

L’ok del Comitato nazionale Vini del Mipaaf alla modifica del disciplinare di produzione della Doc Prosecco che introduce e riconosce la tipologia Rosè è stato accolto dai viticoltori di Coldiretti Veneto come un traguardo oltre che un incoraggiamento alla ripresa per affrontare la Fase2 in chiave positiva. Le bollicine più famose al mondo possono ora vantare un ulteriore riconoscimento ufficiale ed incontrare il gusto dei consumatori sempre più attenti all’origine e al saper bere grazie alla preparazione degli imprenditori che in cantina propongono iniziative di approccio e approfondimento culturale ad un sistema che è espressione della qualità del patrimonio agroalimentare regionale.

Scenario difficile. “Con 14 docg, 29 Doc e 10 Igt il Veneto regione ai vertici nazionali per produzione (10mln di ettolitri) ed export (2,2 mild) affronta, dopo l’emergenza sanitaria, uno scenario molto difficile per il settore – aggiunge Polegato – sia per le conseguenze della pandemia in Italia che i per Paesi esteri dove tradizionalmente si apprezzano e si bevono i vini della nostra regione. C’è la consapevolezza e la volontà del settore di intervenire per contenere le produzioni e togliere dal mercato parte del prodotto utilizzando tutti gli strumenti possibili, ma le risorse per sostenere queste operazioni e per compensare i produttori non sono sufficienti. Si devono aggiungere – insiste Polegato – misure e risorse straordinarie per far in modo che la vitivinicoltura veneta, che rappresenta un quarto di quella nazionale, possa traghettare questo periodo contenendo i danni e una nuova ripartenza”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

 

Scomparsa di Giuseppe Catarin, il cordoglio del mondo vitivinicolo

“Con la scomparsa di Bepi Catarin il Veneto perde la cattedra ambulante della vite e del vino, innamorato del suo lavoro e ‘una ‘colonna’ dello staff tecnico del Dipartimento Agricoltura della Regione”. Così l’assessore regionale all’Agricoltura della Regione Veneto Giuseppe Pan ricorda Giuseppe Catarin, enologo trevigiano, per quasi quarant’anni dirigente della Direzione competitività sistemi agroalimentari della Regione Veneto, tecnico di fama nazionale che ha tenuto a battesimo e accompagnato la costituzione della Doc del Prosecco e della nuova Doc del Pinot grigio delle Venezie.

Stimato nel settore vitivinicolo. Diplomatosi all’istituto Cerletti di Conegliano, professionalità stimata e conosciuta a livello nazionale e internazionale, Giuseppe Catarin è stato un grande formatore per imprenditori e operatori del settore vitivinicolo e un punto di riferimento per i progetti più importanti del comparto, ai quali ha partecipato intervenendo con grande competenza nelle sede istituzionali a Roma e a Bruxelles, e accompagnandone con passione lo sviluppo, da consulente, anche dopo la conclusione dell’esperienza lavorativa in Regione per raggiunti limiti di età.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Export vino, dazi e Covid19 decisivi nel primo trimestre 2020

Marzo spartiacque per il commercio mondiale del vino, con l’Italia protagonista in positivo nei primi 2 mesi del 2020 ma in ritirata a marzo, dopo la fine delle scorte anti-dazi statunitensi e in corrispondenza con l’inizio del lockdown da Coronavirus. È quanto rileva l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor nel focus sulle vendite di vino nei Paesi extra-Ue nel primo trimestre 2020.

Luci e ombre. Nel complesso, le elaborazioni svolte su base doganale segnano un andamento globale a due facce tra i top buyer mondiali. Con gli Stati Uniti che, in previsione dell’aumento dei dazi aggiuntivi, fanno precauzionalmente incetta di prodotto e chiudono il trimestre con le importazioni dal resto del mondo a +10,9% a valore, mentre la Cina – in piena emergenza Covid-19 – segna un decremento delle importazioni che sfiora il 20% rispetto al pari periodo 2019. Segue, stabile, la domanda mondiale di vino da Canada e Giappone e, in rosso, dalla Svizzera (-10,8%). In tutto ciò l’Italia perde di meno in Cina (-13,3%) e guadagna di più negli Usa (+16,8%), con le vendite in Canada e Giappone ancora in terreno positivo dopo gli exploit del 2019, e con la domanda svizzera stabile.

Primi a ripartire in Cina? “Nei prossimi mesi l’impatto della pandemia sui mercati internazionali sarà ancora più evidente, ma auspichiamo che questo autunno l’Italia possa essere la prima a ripartire proprio in Cina, laddove è iniziato con effetto domino il lockdown sull’on-trade del vino. In programma, la prima edizione del Wine to Asia di Shenzhen (9-11 novembre), oltre agli eventi di Vinitaly Hong Kong (5-7 novembre), e Chengdu”, ha dichiarato Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere. Per il responsabile dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini: “Le vendite di vini fermi italiani nell’off-trade (gdo e liquor store) statunitense hanno raggiunto i 94 milioni di litri, che rappresentano solo il 40% delle importazioni totali della tipologia. Ora il quesito si pone su che fine farà l’altro 60% di vino fermo italiano e soprattutto se l’on-trade sarà in grado di ripartire con i ritmi precedenti. Da qui la necessità, specie per la fascia premium che è maggiormente penalizzata, di lavorare su un mix di canali che vedano protagonisti anche quelli dell’e-commerce, in forte crescita non solo negli Usa”.

Fascia premium penalizzata. E sono proprio i vini di qualità superiore che sembrano accusare maggiormente la variazione negativa di marzo: in Svizzera il lockdown della ristorazione ha infatti portato a una contrazione del prezzo medio all’import del 14,6% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, negli Stati Uniti un calo del 10,5%, nella Cina del 9,5%, in Norvegia dell’11,5%. Una tendenza al ribasso, come riscontrato anche nella gdo italiana con la recente analisi voluta da Vinitaly, che vede in crescita i vini di fascia medio-bassa allo scaffale ma un progressivo ridimensionamento del valore medio alla bottiglia. Quanto ai competitor, se l’off-trade è un terreno di agguerrita concorrenza con i vini australiani, cileni e statunitensi, la market leader Francia sembra accusare la congiuntura con maggiori difficoltà rispetto all’Italia, complice l’acuirsi delle difficoltà in Cina (-37,2% nel trimestre), la forte perdita in Svizzera (-24,6%) e la virata in negativo del Giappone. Bene invece, grazie agli sparkling, negli Usa, dove il timore dei dazi al 100% ha fatto lievitare le importazioni di Champagne a +93%.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

Viaggi in detrazione fiscale la proposta dei sindaci delle Città del Vino per l’enoturismo. L’associazione invita anche a bere italiano.

Colline del Prosecco

Mentre si valutano le modalità di ripartenza economica e sociale e si fanno ipotesi sulle prossime vacanze estive, se le faremo, dai sindaci delle Città del Vino arriva una proposta per riaprire i territori e far ripartire anche l’enoturismo, appena possibile.

L’Associazione Nazionale propone la defiscalizzazione delle spese per i viaggi degli italiani nel Paese, alla stregua di quanto accade con le spese mediche e sanitarie. Non appena sarà possibile e nel rispetto delle misure di distanziamento sociale previste – sottolinea Città del Vino – il desiderio di muoversi, viaggiare e riavvicinarsi alla “normalità” si diffonderà velocemente; si spera, già in estate, di fare una vacanza diversa nei nostri tanti e differenti territori. “Attendiamo le decisioni del governo per riorganizzare la vita sociale, i servizi, le attività e la riapertura dei nostri territori all’enoturismo, nel rispetto delle misure di tutela della salute pubblica – premette il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon -. Nell’ottica del rilancio crediamo che poter detrarre le spese di viaggio e soggiorno, debitamente documentate, così come facciamo per le spese mediche incentiverebbe l’enoturismo e darebbe un contributo importante di solidarietà economica alla filiera e alle economie dei territori. Il provvedimento dovrebbe affiancare le iniziative del Governo per sostenere l’economia e le imprese. Il made in Italy – conclude Zambon – va tutelato prima che sia troppo tardi: l’agricoltura e il turismo sono due dei tanti pilastri dell’identità, del benessere e della bellezza italiana”.

#iobevoitaliano. E’ questo il messaggio che Città del Vino lancia sul web a sostegno delle aziende vitivinicole, custodi dei nostri territori enoturistici, che a causa dell’emergenza provocata dal covid-19 stanno vivendo una forte crisi economica e finanziaria, dovuta al ridimensionamento e alla riorganizzazione delle vendite e alla chiusura dei ristoranti e della filiera dell’accoglienza. L’invito a diffondere il messaggio #iobevoitaliano, nel rispetto del consumo moderato e consapevole, va a sostegno delle aziende vitivinicole e del loro importante contributo indiretto al mantenimento dei paesaggi italiani del vino. A questo invito si aggiunge, come stanno facendo anche altri Comuni, la campagna #iobevoirpino lanciata dagli Ambasciatori delle Città del Vino dell’Irpinia, in provincia di Avellino. Seguendo le disposizioni delle autorità sanitarie dobbiamo restare a casa ancora per qualche settimana, ma anche tra le mura domestiche possiamo godere di un buon vino italiano Doc e Docg e magari comprare più vino dei nostri territori da piccole e medie cantine di qualità; aziende vitivinicole che molto spesso offrono accoglienza enoturistica, quindi doppiamente penalizzate dalla crisi legata all’emergenza sanitaria.

Fonte: Servizio stampa Città del vino

Vinitaly, salta l’edizione 2020, possibile un evento del vino il prossimo autunno

Per la prima volta nella propria storia, causa pandemia Covid-19, anche Vinitaly dovrà posticipare la sua 54ª edizione; con essa, sono rinviate anche le concomitanti Sol&Agrifood ed Enolitech. Le nuove date delle manifestazioni sono perciò riprogrammate al 18-21 aprile 2021, mentre Veronafiere concentrerà la seconda parte dell’anno 2020 al sostegno del business delle aziende italiane sui mercati. E’ quanto comunicato in una nota da Veronafiere, il cui Cda si è riunito ieri in convocazione straordinaria.

Un’emergenza sanitaria che ha avuto un Impatto dirompente anche sull’industria fieristica europea. «Il perdurare dell’emergenza Coronavirus a livello nazionale, con il susseguirsi dei decreti urgenti della presidenza del Consiglio dei ministri, e la più recente propagazione dello stesso a livello europeo e non solo, hanno reso improcrastinabili alcune decisioni. Per tali ragioni Il consiglio di amministrazione, d’intento con la direzione generale e il management, ha deliberato in merito a molteplici aspetti essenziali per il proseguimento dell’attività del Gruppo. Fra questi, la ridefinizione di obiettivi, strategie e investimenti per la messa in sicurezza dei prodotti, della propria clientela e del business dei settori correlati», ha sottolineato il presidente di Veronafiere Maurizio Danese. «Occorre ricordare – ha concluso Danese – che questa situazione complessa ha avuto un impatto dirompente anche sull’industria fieristica europea. Ad oggi, sono oltre 200 le manifestazioni sottoposte a revisione di calendario, con una perdita complessiva che sfiora i 6 miliardi di euro e 51.400 posti di lavoro a rischio, senza considerare l’indotto e la perdita di 39 miliardi di euro di export generati dalle rassegne internazionali per le PMI europee».

Un evento in autunno? Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: «Oltre a lavorare con investimenti straordinari sui nostri eventi internazionali Vinitaly Chengdu, Vinitaly China Road Show, Wine South America (23-25 settembre 2020), Vinitaly Russia (26 e 28 ottobre 2020), Vinitaly Hong Kong (5-7 novembre 2020), Wine To Asia (9-11 novembre 2020) e le iniziative della Vinitaly International Academy, ci mettiamo a disposizione del settore e del sistema della promozione per considerare la realizzazione di un evento innovativo il prossimo autunno a servizio delle aziende».

La decisione del riposizionamento di Vinitaly al 2021 è stata presa d’intesa con i rappresentanti delle associazioni di settore: Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, Sandro Boscaini, presidente di Federvini, Luca Rigotti, coordinatore settore vino Alleanza Cooperative e Matilde Poggi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti.

Fone: Servizio stampa Veronafiere

 

Vinitaly, Veronafiere riposiziona la data, portandola da aprile a giugno 2020

“In considerazione della rapida evoluzione della situazione internazionale che genera evidenti difficoltà a tutte le attività fieristiche a livello continentale, Veronafiere ha deciso di riposizionare le date di Vinitaly, Enolitech e Sol&Agrifood dal 14 al 17 giugno 2020, ovvero nel periodo migliore per assicurare a espositori e visitatori il più elevato standard qualitativo del business”.

La decisione è stata frutto di un’attenta analisi dei dati disponibili oltre che dell’ascolto delle posizioni degli stakeholder del mercato, incluse le principali associazioni di settore: Unione Italiana Vini, Assoenologi, Federvini, Federdoc, Federazione vignaioli indipendenti e Alleanza delle Cooperative settore vitivinicolo. “Lo spostamento a giugno di Vinitaly e di altre Così Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere in chiusura del Consiglio di amministrazione della Spa, riunitosi ieri. “Vinitaly, insieme ad OperaWine – ha proseguito il direttore generale –, si svolgerà quindi in un contesto temporale in cui grandi eccellenze del made in Italy, quali Cosmoprof e Salone del mobile, per esempio, avranno il compito di rilanciare con forza l’attenzione dei mercati internazionali e l’immagine dell’Italia. In questo frangente ringraziamo le aziende per la fiducia che ci stanno dimostrando”. Sulle nuove date, inoltre, Confcommercio Verona e Cooperativa Albergatori veronesi hanno espresso massima disponibilità per favorire lo spostamento delle prenotazioni.

Nel 2021 Vinitaly sarà in calendario nelle sue date consuete (18-21 aprile); date che sono frutto dell’accordo con l’Union dei Grandi Cru di Bordeaux (UCGB) col quale dal 2013 c’è un accordo nato per incontrare le esigenze dei protagonisti del mondo del vino, buyer e stampa internazionale in particolare.

Tutte le nuove date delle iniziative di Vinitaly. Vinitaly Design International Packaging Competition 25 marzo 2020; 5StarWines / Wine without Walls 15-17 aprile 2020; VIA-Vinitaly International Academy 8-12 giugno 2020; Vinitaly and the City 12-15 giugno 2020; OperaWine 13 giugno 2020; Vinitaly-Sol&Agrifood-Enolitech 14-17 giugno 2020

Le dichiarazioni delle associazioni di settore. Ernesto Abbona, presidente Unione italiana vini: “Condividiamo in pieno le scelte di Veronafiere, sia per quanto riguarda la decisione presa, sia per la relativa collocazione temporale insieme ad altri grandi eventi come Cosmoprof di Bologna e il Salone del Mobile di Milano, che daranno un segnale importante per la ripresa del Paese”. Sandro Boscaini, presidente Federvini: “Occorre dare un messaggio forte al Paese. Se agiamo uniti nel contesto dello spostamento di data, non solo di Vinitaly, ma di altri grandi eventi internazionali che si svolgeranno in Italia a giugno, potremo contribuire in modo corale al rilancio dell’immagine positiva che merita il made in Italy”. Riccardo Cotarella, presidente di Assoneologi: “La decisione assunta da Veronafiere su Vinitaly e supportata dalle associazioni della filiera, deriva da considerazioni intelligenti e imprenditoriali. Non si può immaginare un Vinitaly fiore all’occhiello del settore vitivinicolo italiano, nonché evento che tutto il mondo ci invidia, ridimensionato più o meno fortemente nelle presenze di operatori che al momento danno previsioni non soddisfacenti. Questo significa tutelare l’operatività dei nostri produttori e allo stesso tempo proteggere l’immagine del vino italiano e di Vinitaly nel mondo”. Matilde Poggi, presidente Federazione italiana vignaioli indipendenti: “Siamo d’accordo con Veronafiere sulla necessità di modificare le date in calendario di Vinitaly. Giugno è l’ultima data utile per un evento sul vino. Come Fivi siamo comunque pronti ad un grande impegno per partecipare, dal momento che questo mese è dedicato tradizionalmente alle lavorazioni in vigna”. Riccardo Ricci Curbastro, presidente Federdoc: “La nostra posizione è di non dare messaggi negativi al mercato, specie in un momento cruciale per il sistema Paese e per il settore. La situazione negli ultimi giorni è stata diversa da quella sperata e per questo ci sentiamo di condividere la scelta di Veronafiere e di stare sulla stessa linea di Vinitaly, pur consapevoli che ci sarà molto da fare”. Luca Rigotti, coordinatore settore vino di Alleanza Cooperative: “Condividiamo la scelta di Veronafiere per lo spostamento delle date di Vinitaly. Ora lavoriamo assieme alla fiera affinché il mondo del vino possa dare un messaggio positivo all’economia nazionale”.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

La Confraternita di Valdobbiadene nomina il nuovo Gran Maestro

È Enrico Bortolomiol il nuovo Gran Maestro della Confraternita di Valdobbiadene. Insignito in occasione dell’Assemblea d’Inverno, da poco tenutasi nella sede storica di San Pietro di Barbozza (TV), Bortolomiol ha specificato da subito come il suo intento primario sarà quello di “mantenere i valori storici che contraddistinguono la nostra realtà, continuando a lavorare per rafforzare sempre più l’inimitabile e unica identità territoriale”. 

A completare il Capitolo (Consiglio) sono stati eletti i confratelli Vlady Bortolin, Roberto De Lucchi, Luca Gallina e Gianfranco Zanon, volti che da anni ormai sono portatori della cultura del territorio.  Le nuove nomine hanno preceduto la cerimonia della “Festa delle Nozze di Canaan’’, il momento più suggestivo della vita associativa della Confraternita di Valdobbiadene, che consiste nell’investitura dei nuovi Cavalieri di Valdobbiadene.  Con il suggello di una spada lignea ricavata da un antico tralcio di vite, hanno giurato solennemente Mirco Balliana, Luigino Barisan, Maria Elena Bortolomiol, Emanuele Miotto ed Angela Varaschin, tutte persone che si distinguono per essere appassionati cultori e promotori del Valdobbiadene DOCG e del suo territorio di origine: le colline di Valdobbiadene Conegliano.

La Confraternita di Valdobbiadene. Dal 1946 la Confraternita di Valdobbiadene promuove ed è testimone di un prodotto, il Valdobbiadene DOCG, che non è solo un vino ma racchiude in sé un ricco patrimonio storico-culturale legato al territorio nel quale è prodotto e la grande passione e dedizione dei viticoltori per la coltivazione delle sue uve. La Confraternita di Valdobbiadene è attualmente composta da circa 130 membri (tecnici enoici, personalità del mondo vitivinicolo o di altri settori), tutti impegnati per la promozione e la tutela di questo vino e del suo territorio.

Fonte: Servizio stampa Confraternita di Valdobbiadene

Pinot grigio, Consorzio delle Venezie Doc favorevole ad una gestione coordinata della produzione italiana

“Siamo favorevoli alla costituzione di un tavolo di confronto nazionale sul Pinot grigio che favorisca il monitoraggio delle varie aree vitate del paese aiutando la filiera nel lavoro di tutela e valorizzazione di questo vino. E ci auguriamo che la proposta da noi lanciata lo scorso anno – accolta subito da Unione Italiana vini e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari che ringrazio per la sensibilità e per aver organizzato un momento molto importante di dibattito tra i principali operatori del Paese – possa portare presto ad azioni sul mercato che aiutino l’aumento del valore della filiera produttiva del Pinot grigio, che rappresenta il primo vino bianco fermo delle nostre esportazioni e una grande ricchezza del nostro sistema vitivinicolo”.

Riuniti i principali attori della produzione di Pinot grigio italiano. Con queste parole Albino Armani, presidente del Consorzio Delle Venezie Doc, ha commentato gli esiti del dibattito svoltosi lo scorso lunedì 10 febbraio alla Camera di Commercio dell’Industria, Artigianato ed Agricoltura di Verona in occasione della riunione congiunta promossa da Unione Italiana Vini e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, nel corso della quale sono stati presentati i dati elaborati dall’Osservatorio del Vino di UIV sulla produzione e commercializzazione dei vini imbottigliati base Pinot grigio in Italia. Un’audience che ha visto riuniti i principali attori della produzione di Pinot grigio italiano a cui sono stati illustrati dati importanti che hanno sottolineato la necessità di organizzarsi a livello nazionale per una gestione coordinata e ulteriormente regolamentata del prodotto Pinot grigio. In tal senso è andato l’appello lanciato nel corso del dibattito – e condiviso da tutti gli intervenuti – per la creazione di un tavolo di confronto nazionale che lavori congiuntamente per favorire dinamiche di crescita del valore, tema che coinvolge direttamente anche la DOC Delle Venezie principale protagonista della filiera con 2,4 milioni di quintali di prodotto (pari al 55% del totale nazionale) destinato per il 95% all’export.

In tema di commercio internazionale, nel corso dell’incontro sono stati presentati alcuni risultati di un’analisi dettagliata svolta da Wine Intelligence sul consumo del Pinot grigio italiano in USA, UK e Germania, da cui emergono alcuni elementi di debolezza dell’immagine del prodotto e, quindi, la necessità di lavorare per un miglioramento del percepito – soprattutto in termini di riconoscimento e di identità territoriale – del Pinot grigio DOC delle Venezie, orientando con più decisione l’attività promozionale verso un pubblico giovane di consumer, che si affaccia ora su questo mercato e che va quindi conquistato e fidelizzato. “Chiudiamo la riunione con un sentiment positivo” ha dichiarato Armani “consapevoli che per attuare una strategia di attacco vincente sarà necessario avere una fotografia completa e continuamente aggiornata della situazione produttiva nazionale del Pinot grigio. Mi auguro che quello di oggi sia il primo di una serie di incontri tra i principali attori della filiera italiana.  Sarà importante, in particolare per il nostro consorzio, creare maggior consapevolezza dell’acquisto rispetto alla Denominazione delle Venezie, che può contare su commissioni di degustazione che ne certificano la qualità, su un contrassegno di Stato che ne garantisce la tracciabilità e, a brevissimo, sul Riconoscimento ministeriale che consentirà al Consorzio di intensificare la sua attività di promozione mondiale”.

Fonte: Servizio stampa Consorzio delle Venezie Doc

Anteprima Amarone 2016 oggi apre al pubblico e mostra una Valpolicella sempre più “green”

Il colore simbolo è quello del rosso Amarone, ma nei 19 comuni della Doc Valpolicella si fa sempre più largo il verde, quello della sostenibilità. È quanto emerge –nell’ultima giornata di Anteprima Amarone 2016 – dalle rilevazioni di Avepa (l’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura), che registra una repentina rivoluzione verde nelle aree enologiche simbolo del veronese.

In pochi anni (dal 2012 a fine 2019) il biologico in vigna è infatti cresciuto del 152% in termini di superficie, con un’impennata solo nell’ultimo anno di circa il 14% a fronte di una media nazionale ferma nel 2019 a +1%. “Una tendenza bio – ha detto il direttore del Consorzio tutela vini Valpolicella, Olga Bussinello – cominciata forse un po’ tardi ma che ora non accenna a rallentare, se si considera che anche gli ettari in conversione sono cresciuti nell’ultimo anno del 10,5%”. Ma a trainare i vigneti green in Valpolicella è soprattutto il progetto RRR (Riduci, Risparmia, Rispetta), la certificazione voluta per le aziende dal Consorzio a tutela dell’ambiente, che prevede l’adozione di tecniche innovative in vigneto ma anche la sostenibilità sociale e la tutela del paesaggio. Anche qui la crescita è in doppia cifra: +31% gli ettari RRR dall’inizio della certificazione, il 2017, a oggi. Complessivamente, rileva Avepa, in un’area di poco meno di 8.300 ettari Dop, poco meno di 1/4 sono green o lo stanno per diventare ufficialmente dopo il periodo in conversione (dati Sian, Avepa, Consorzio Valpolicella).

Appassimento, tecnica enologica candidata alla protezione Unesco. Anteprima Amarone 2016 (Verona, Palazzo della Gran Guardia) vedrà protagonista una delle annate più promettenti degli ultimi anni per il Re di un territorio che vanta un giro d’affari da circa 600 milioni di euro l’anno, per oltre la metà ascrivibile alle vendite del Grande Rosso. L’economia dell’Amarone nei 19 comuni della Valpolicella è portata avanti da un microcosmo di 2.273 produttori di uve e 272 aziende imbottigliatrici con 373 fruttai destinati all’appassimento – la tecnica enologica candidata a rientrare sotto la protezione Unesco -, per un giro d’affari che, secondo l’indagine interna svolta da Nomisma Wine Monitor, nel 2019 sfiora i 345 milioni di euro. Circa 15 milioni le nuove bottiglie di Amarone che entreranno in commercio quest’anno. Tra le iniziative del Consorzio in tema di monitoraggio, è in arrivo anche la stipula di un protocollo d’intesa con Avepa per la creazione dell’“Osservatorio Valpolicella”. Un outlook che consentirà di tenere sotto controllo le dinamiche socioeconomiche della filiera.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella