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Dalla Preistoria dei laghi di Revine al futuro delle Colline del Prosecco: la formazione in campo di Argav

foto Fabrizio Stelluto

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) Ottima riuscita per la visita formativa, organizzata da Argav: all’indomani di un webinar con l’Associazione Pubblici Giardini dai sorprendenti contenuti d’interesse, una rappresentanza dei nostri iscritti ha svolto un educational in terra trevigiana, cominciando dal Parco Archeologico Didattico del Livelet realizzato nel 2007, grazie alla lungimiranza ed all’impegno di un comitato locale nonché al contributo dell’allora Amministrazione Provinciale, sulla riva occidentale del lago di Lago, in comune di Revine; la ricostruzione di un villaggio palafitticolo permette di avvicinarsi alla conoscenza degli insediamenti umani, che caratterizzarono l’area prealpina tra 6.000 e 3.500 anni fa. I 20.000 visitatori registrati nel 2019 stanno a dimostrare la valenza anche turistica della salvaguardia di un ambiente incontaminato, dove proseguono le ricerche archeologiche dopo i ritrovamenti nella vicina località di Calmaggiore di Tarzo.

soci Argav in visita al Parco Archeologico del Livelet (Foto Stelluto)

Sorprendente è stato anche l’ambiente del momento conviviale, vissuto nell’antica osteria “Al forno” di Refrontolo, uno dei locali più antichi della Marca Trivigiana e gestito da 160 anni dalla famiglia Piol. Premiato con la chiocciola Slow Food per l’attenzione alla cultura culinaria del territorio, ha presentato melanzane in saor, sformatino con fichi e speck, ravioli con speck e mirtilli accompagnati da burro fuso e profumo di cannella, bigoli in salsa; nei bicchieri il verdiso, alternativa locale a sua maestà, il prosecco.

i soci Argav visitano la cantina Perlage (foto Fabrizio Stelluto)

All’eccellenza enoica trevigiana è stata dedicata la parte pomeridiana della giornata; accompagnati da Ivo De Nardi, antesignano della vitivinicoltura biologica, ci si è dapprima recati, a Soligo, sulle colline del santuario di Collagu, i cui ciglioni (terrazzamenti inerbiti ricavati nella roccia) sono emblema della candidatura delle Colline del Prosecco a patrimonio Unesco; a seguire si è tornati in pianura per conoscere la realtà della viticoltura biodinamica. A concludere la giornata di approfondimento è stata la visita alla cantina biologica Perlage in Farra di Soligo, esempio di come la sostenibilità agricola possa ormai essere un importante plus anche sul mercato del vino; la degustazione di tre differenti tipologie di prosecco ha certificato l’ampio spettro qualitativo di un fenomeno enologico , esportato nel mondo.

Il prossimo appuntamento Argav sarà con l’Assemblea elettiva, in calendario sabato 24 Ottobre a Mestre (VE).

video del collega Mauro Poletto

10 ottobre 2020, i soci Argav nel Trevigiano per la visita al Parco del Livelet e alla cantina bio Perlage

Parco del Livelet

Nel rispetto delle normative anti Covid  Argav ha deciso di impegnarsi, affinché il distanziamento sia solo fisico e non anche sociale! Per questo, oggi, sabato 10 ottobre, saremo nella Marca per la visita al Parco del Livelet a Revine Lago e alla cantina biodinamica Perlage.

Programma. Ore 10.30: appuntamento al  Parco del Livelet a Revine Lago per un’introduzione ai valori archeologici, naturalistici e turistici della zona, condotta dalla responsabile delle guide locali; a seguire, visita al ricostruito villaggio palafitticolo. Ore 13, pranzo  al ristorante “Vecchio Forno” a Refrontolo. Ore 15 circa: sopralluogo ad uno degli scorci più suggestivi delle colline del Prosecco a Farra di Soligo e, guidati dal titolare, Ivo De Nardi, visita alla cantina biologica Perlage per una degustazione ed eventuale passeggiata alla conoscenza di un vigneto biodinamico.

Vino, mercato italia 2020 al giro di boa: +9% le vendite in gdo e +102% nell’e-commerce

I consumi di vino in Italia scontano gli effetti della pandemia da Covid-19 con la chiusura dell’Horeca. Al primo semestre, il bilancio che se ne trae è quello di uno “spostamento” consistente verso gli acquisti in GDO e online, cresciuti rispettivamente del 9% e 102% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Ovviamente, alla luce dei diversi (e distanti) volumi movimentati da questi due canali nel panorama nazionale dei consumi di vino, si tratta di crescite il cui “peso” relativo va giustamente contestualizzato: basti infatti pensare che, pur a fronte di questo raddoppio, il rapporto a valori nelle vendite di vino tra e-commerce e GDO è ancora di 1 a 16.

Al di là di queste differenze, è indubbio lo sviluppo del canale on-line nelle vendite di vino, una dinamica che ha interessato maggiormente gli operatori del largo consumo rispetto ai “pure player”. Secondo una stima Nomisma Wine Monitor – Nielsen, nel primo semestre di quest’anno le vendite on line di vino dei retailer del largo consumo sono aumentate del 147% contro una crescita degli specializzati che si è “fermata” a un +95%, sebbene questi ultimi siano stati responsabili dell’83% delle vendite e-commerce di vino in Italia (sempre a valori).

“L’accelerazione impressa dalla pandemia nello sviluppo dell’online per le vendite di vino è innegabile. Anche nei prossimi mesi si assisterà a un consolidamento di tale canale, obbligando così i produttori a una maggior attenzione verso le nuove modalità di vendita. E’ alla luce di tale evoluzione del mercato che abbiamo avviato la collaborazione con Nielsen, al fine di realizzare congiuntamente nuovi strumenti di monitoraggio e analisi dei trend di consumo a supporto della filiera vinicola italiana ”, dichiara Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor. Sul fronte invece della Distribuzione a Libero Servizio (compresi discount), è interessante segnalare come le vendite di vino siano cresciute anche dopo il lockdown. In particolare, sempre secondo dati Nielsen, le vendite intercorrenti le otto settimane tra il 9 marzo e il 3 maggio sono aumentate del 6,7% a valori e del 9,7% a volumi, evidenziando un calo del prezzo medio di quasi il 3%. Nelle otto settimane successive (fino al 28 giugno, e quindi in periodo di post-lockdown), le vendite sono cresciute del 16,2% a valori e del 12,9% a volumi, mostrando all’opposto un aumento nei prezzi medi del 3%.

Ovviamente questo trend si è manifestato in maniera differente per le diverse categorie. In particolare, focalizzando l’attenzione alle otto settimane del lockdown, la preferenza degli italiani si è rivolta principalmente verso i vini fermi e frizzanti (+12,5% a valori rispetto allo stesso periodo 2019) e, all’interno di questa tipologia, verso i rossi (+14,9%). Al contrario, gli acquisti di spumanti (compreso lo Champagne) si sono ridotti – sempre a valori – del 19%, complice anche una Pasqua festeggiata all’interno della ristretta cerchia di conviventi tra le stesse mura domestiche.

Nelle otto settimane successive, il trend delle vendite è risultato positivo per entrambe le categorie, ma con gli spumanti in grande “spolvero”: mentre le vendite di vini fermi e frizzanti sono cresciute di un altro 13,9%, quelle di spumanti e Champagne hanno messo a segno un +27,5%, con in testa gli Charmat Secchi a guidare il recupero (+32,4%). “L’eCommerce si sta affermando come uno dei canali più prospettici per molte (ma non tutte) categorie di prodotti del Largo Consumo. Il vino è senza dubbio una di queste. Le sue vendite online mostrano un trend di crescita esponenziale che – con la pandemia da Covid-19 – si è consolidato ancora di più”.

Fonte: Nomisma Wine Monitor

Il Consorzio tutela Doc delle Venezie ottiene il riconoscimento del Ministero dell’Agricoltura

A nemmeno un mese dall’iscrizione della DOP nel registro eAmbrosia da parte della Commissione Europea, il Consorzio Pinot Grigio delle Venezie DOC ottiene finalmente dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MIPAAF) il riconoscimento ufficiale e l’attribuzione dell’incarico a svolgere le legittime funzioni di promozione, valorizzazione, tutela, vigilanza, informazione (di cui all’articolo 41, comma 1 e 4 della legge 12 dicembre 2016, n. 238 per la DOC “delle Venezie”).

In tempo per la vendemmia. Con il Decreto Ministeriale dell’11 agosto 2020 si è concluso rapidamente l’iter di richiesta del riconoscimento avviato lo scorso 23 luglio, arrivato, come auspicato dal Consorzio, in tempo per questa vendemmia che tra pochi giorni inizierà in alcune aree di produzione del Pinot Grigio delle Venezie. È solo nell’aprile del 2017 che viene formalizzata la nascita del Consorzio di Tutela, con la conseguente sostituzione della preesistente IGT e l’obbligo, dal 1° agosto 2018, di imbottigliare solo Pinot grigio Delle Venezie DOC. “Il presidente Albino Armani ha dichiarato: “Ora diventiamo ufficialmente soggetto attivo anche nell’ambito dei finanziamenti per la promozione e valorizzazione del Pinot grigio Delle Venezie DOC e potremo ripartire nel 2021 con un’offensiva decisa sui mercati mondiali. Questo ultimo traguardo, conseguito grazie all’impegno illuminato, la dedizione e la grande competenza di Bepi Catarin (scomparso di recente, ndr) premia il lavoro svolto in modo sinergico e coordinato dalle regioni Veneto e Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dalla Provincia Autonoma di Trento, al fine di tutelare e accrescere il valore della nostra filiera vitivinicola, che rappresenta il primo vino bianco fermo delle nostre esportazioni e una grande ricchezza del nostro sistema vitivinicolo nazionale”. Per l’anno prossimo il Consorzio punta non solo a rafforzare ulteriormente le posizioni acquisite sulle principali piazze di riferimento – tra cui UK e USA, animati da turbolenze legate ai temi Brexit e dazi che preoccupano la filiera – ma intende aprire una strada anche verso Paesi nuovi, dove il Pinot grigio delle Venezie è assente o marginalmente presente.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela Pinot Grigio delle Venezie Doc

Vendemmia 2020, grandi aspettative

Quest’anno ci sono tutti i presupposti per un’ottima vendemmia, che nel Veneto potrebbe raggiungere i 13 milioni di quintali, ma il meteo dovrà dare una mano perché da qui in avanti l’uva ha bisogno di giornate di sole, giuste temperature e buone escursioni termiche tra il giorno e la notte. Nei giorni scorsi non è andata proprio così: le piogge abbondanti che hanno interessato tutto il Veneto non sono affatto servite all’uva che sta maturando sulla pianta. Gli operatori vitivinicoli attendono così la stabilizzazione del meteo e il veloce ritorno delle calde giornate d’agosto. Va comunque sottolineato che finora il vigneto veneto ha goduto complessivamente di una stagione climatica ideale, che tradotto significa uve quasi ovunque sane e limitate malattie nelle vigne, ma i viticoltori sanno bene che non è certo questo il momento di abbassare la guardia.

Le primissime stime di produzione dell’annata vitivinicola 2020 sono state in occasione del “46° Focus sulle previsioni vendemmiali nel Veneto, nelle principali regioni vitivinicole italiane, in Francia e Spagna”, 2° evento del Trittico Vitivinicolo 2020 promosso da Veneto Agricoltura in collaborazione con Regione, Avepa, Arpav e CREA-VE, svoltosi sulla piattaforma ZOOM a causa delle restrizioni per Covid-19 e che ha visto la partecipazione di quasi 130 persone (ricordiamo che l’intera registrazione dei lavori è disponibile sul profilo Facebook di Veneto Agricoltura; i video con la presentazione delle previsioni vendemmiali nelle diverse regioni italiane, in Francia e Spagna sono invece disponibili sul profilo YouTube dell’Agenzia; le slide su: www.venetoagricoltura.org).

In estrema sintesi. La situazione ad oggi nelle diverse aree vitivinicole del Veneto relativamente allo stato sanitario dei vigneti e alle previsioni di produzione quali-quantitative per i principali vitigni è stata analizzata da Diego Tomasi del CREA-VE supportato da Francesco Rech dell’ARPAV-Servizio Meteorologico relativamente all’andamento meteo del primo semestre. Il report completo, con i dati di Avepa e dei tecnici del team del Trittico, costituito da tecnici di cantine e consorzi, può essere scaricato dal seguente indirizzo internet: https://www.venetoagricoltura.org/wp-content/uploads/2020/08/Relazione-generale-2020.pdf

Belluno. Vigneto: buone le condizioni fogliari e dei grappoli. Uva: i parametri organolettici dei frutti sono interessanti sia per la gradazione zuccherina che per la pigmentazione già avanzata sulle uve bianche precoci, mentre è in fase iniziale sulle rosse. E’ stimata una buona acidità ed un complessivo buon quadro aromatico. La vendemmia, stante l’attuale andamento climatico, si annuncia anticipata di una decina di giorni. Le belle fasi di fioritura e allegagione, salvo imprevisti, prevedono un aumento della resa di produzione di circa il 10% rispetto al 2019. Si stima, inoltre, un ulteriore incremento del 10% dovuto all’aumento di superficie vitata produttiva.

Padova e Rovigo. Nel complesso l’annata 2020 potrebbe raggiungere un livello qualitativo medio-alto, molto però dipenderà dall’andamento climatico del prossimo periodo. La siccità primaverile ha reso ottimale la fase di impollinazione, mentre le piogge di giugno/luglio hanno favorito una buona maturazione dei grappoli che risultano carichi. Il loro numero sulla pianta risulta essere inferiore rispetto alla scorsa vendemmia, ma questo aspetto è compensato dalla notevole dimensione. Relativamente ai vitigni Glera e Moscato Giallo si prevede quest’anno una produzione in linea con quella del 2019. Per il Pinot Grigio è previsto un +10% in pianura, mentre si hanno rese più contenute in collina; la siccità e le piogge degli ultimi mesi hanno infatti portato la pianta ad investire sui grappoli, generalmente di maggior dimensione e peso. Relativamente al Merlot, si stima un calo -10/-12% (con una resa di circa 140 q/ha) rispetto al 2019 dovuto alla presenza di gemme ceche nella parte centrale degli archetti per le forme di allevamento Sylvoz e Capovolto. In provincia di Rovigo invece la produzione del Merlot è in linea con il 2019. Per il Raboso, nel 2020, nella la provincia di Padova la previsione produttiva della vendemmia 2020 è in linea con le produzioni 2019, mentre a Rovigo si segnalano produzioni abbondanti.

Treviso. Grazie alle ottimali condizioni meteo-climatiche fin qui registrate, a parte ovviamente le aree colpite da grandinate, si prevede in provincia di Treviso, principale polo vitivinicolo veneto assieme a Verona, una vendemmia con buona qualità uve. Per il vitigno Pinot Grigio si stima una riduzione di produzione del -15/-20% per effetto della scarsa fertilità delle gemme e di una approssimativa lignificazione dei tralci della precedente annata. Per il Glera si segnalano mediamente meno grappoli sulle piante ma gli stessi sono più pesanti, mentre la produzione è nella norma. Anche per Chardonnay e Pinot Bianco la produzione risulta essere nella norma, mentre per il Merlot dovrebbe essere in aumento del +10/+15% rispetto al 2019. Complessivamente si stima una produzione di 6.700.000 quintali di cui 6.000.000 di uve a bacca bianca e 700.000 a bacca nera. Va segnalato che i nuovi vigneti incideranno in modo marginale sulla produzione, considerato che nel 2019, rispetto al 2018, vi è stato un crollo di nuove superfici piantate.

Venezia. L’annata sembra essere buona, anticipata rispetto al 2019, con uve che presentano un alto valore in sostanze zuccherine. La produzione complessiva, allo stato attuale, sembra essere inferiore rispetto a quella del 2019, in particolare per il Pinot. Nello specifico il Pinot Grigio potrebbe avere un decremento del –10% rispetto al 2019, mentre Chardonnay e Glera un incremento rispettivamente tra il +5% e il 10% e del +5%. Le uve a bacca nera risultano essere nelle medie stagionali senza picchi né cadute di produzione. Non si segnalano particolari focolai di oidio e prenonospora. Anche nel veneziano l’entrata in produzione dei nuovi vitigni non incide significativamente sulla resa complessiva.

Vicenza. Essendo una vendemmia che si prospetta leggermente più tardiva rispetto agli ultimi anni, si presume che la maturazione delle uve possa avvenire in presenza di condizioni climatiche in grado di favorire caratteristiche compositive equilibrate a livello di bacca, favorite ad oggi dalla quasi totale assenza di particolari patologie fungine delle viti. Di conseguenza, sotto il profilo qualitativo si ritiene che la vendemmia 2020 possa raggiungere alti livelli. L’andamento meteo dei prossimi giorni sarà determinante per il buon prosieguo della stagione vegetativa. Sotto il profilo produttivo, l’imminente vendemmia potrebbe assestarsi su valori intermedi rispetto alle due precedenti campagne, mantenendosi in linea con la resa prevista dai disciplinari DOC. In linea di massima, rispetto al 2019, si stima per il Garganega e il Merlot un aumentano rispettivamente del +10% e del +5%, mentre Pinot Grigio e Glera potrebbero subire un calo rispettivamente -15% e del -10% rispetto al 2029. La produzione di Chardonnay, sempre rispetto allo scorso anno, dovrebbe invece rimanere invariata. Nell’area vicentina, l’incidenza dei nuovi impianti sulla resa complessiva è del 4%.

Verona. Considerato lo sviluppo vegetativo generale dei vigneti, il perfetto stato sanitario delle uve e, anche nelle zone collinari, l’assenza di stress da carenza idrica, si ritiene che l’aerea veronese – autentica locomotiva vitivinicola regionale assieme a Treviso – la vendemmia 2020 presenti tutti i presupposti per avere un elevato livello qualitativo delle uve, andamento meteo permettendo. Relativamente alle principali aree DOC scaligere si prevede una produzione di Pinot Grigio in calo del -20% rispetto al 2019; mentre per Chardonnay e altri vitigni precoci l’aumento dovrebbe essere del +5%; per il Soave e il Soave Classico si segnalano maggiori rispetto alla scorsa annata quantificabili tra il +10/+15%. Anche Bardolino e Custoza dovrebbero incrementare la produzione del +5/+10%, mentre Durello e Arcole del +10/+15%. Per quanto riguarda il Valpolicella, le rese massime del disciplinare produttivo saranno soddisfatte, tranne nelle aree che hanno subito pesanti grandinate (ricordiamo che nell’areale del Valpolicella classico nello scorso mese di giugno si è verificata una grandinata che ha distrutto parte delle produzioni e ad oggi non si hanno ancora le stime delle perdite). L’entrata in produzione dei nuovi vigneti interessa particolarmente il Pinot Grigio e i vitigni del Valpolicella, trapiantati in quantità importate prima dei blocchi di rivendica. L’incremento di resa rispetto al 2019 è stimato intorno al 10% ed è dovuto all’entrata in produzione dei nuovi vigneti e al favorevole andamento climatico.

Flessione sulle vendite causa lockdown. “Se la vendemmia 2020 fa ben sperare – ha ricordato in apertura dei lavori l’assessore all’Agricoltura del Veneto Giuseppe Pan– è altrettanto vero che poi il vino va venduto e, purtroppo, la crisi per Covid-19 non ha certo aiutato quest’anno il comparto e l’intera filiera. Dovrà essere compito di tutti, Regione Veneto inclusa, dedicarsi con forza ancora maggiore alla promozione nei mercati internazionali dei nostri vini di qualità. Per centrare questo obiettivo sarà però necessario operare in squadra, coinvolgendo quindi cantine, consorzi e Istituzioni”. Da parte sua, il Commissario straordinario di Veneto Agricoltura, Alberto Negro, ha ricordato quanto sia importante per il comparto vitivinicolo operare al fianco di tecnici preparati, in grado cioè di cogliere le sempre nuove esigenze del vigneto, determinate anche dai cambiamenti climatici. Come per altre produzioni agricole, anche la viticoltura dovrà sempre più puntare sulla ‘precisione agronomica’, e su questo fronte l’impegno di Veneto Agricoltura non mancherà, perché la ‘viticoltura di precisione’ rappresenterà sempre più un percorso irrinunciabile”.

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

Previsioni vendemmiali 2020, entro oggi le iscrizioni per il focus on line di Veneto Agricoltura in programma domani, 6 agosto, alle ore 10

Nel Veneto la vendemmia 2020 si annuncia eccezionale. A dire il vero gli aggettivi raccolti tra i tecnici delle cantine delle diverse aree produttive della regione si spingono anche oltre: c’è chi parla di grande annata, chi di vendemmia straordinaria o strepitosa, chi addirittura della migliore degli ultimi vent’anni. Fatto sta che ad oggi, incrociando le dita, ci sono tutte le prerogative per andare incontro ad una vendemmia che potrebbe davvero essere ricordata negli annali. Per saperne di più bisognerà attendere lo “storico” (46^ edizione) focus sulle previsioni vendemmiali, evento promosso da Veneto Agricoltura, Regione, Avepa, Arpav e CREA-VE in programma giovedì 6 agosto (ore 10:00) sulla piattaforma ZOOM, a causa delle restrizioni per Covid-19 (iscrizioni entro il 5 agosto su: https://previsioni2020.eventbrite.it). Nell’occasione sarà fatto il punto, grazie all’intervento di vari esperti, sulla prossima vendemmia nel Triveneto, in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Sicilia, nonché in Francia e Spagna. Più in dettaglio saranno presentate le primissime stime di produzione quali-quantitative nelle diverse aree del Veneto, del Friuli-Venezia Giulia e del Trentin-Alto Adige.

Ma quali condizioni hanno portato ad un quadro prevendemmiale così favorevole? In estrema sintesi, si può dire che la fase di germogliamento della vite è stata accompagnata da temperature miti, la fioritura da tempo stabile e lo sviluppo del frutto dalle giuste piogge. Tutto questo combinato con lunghe giornate soleggiate e favorevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte, a parte gli ultimi due/tre giorni eccessivamente afosi (ma nel fine settimana è annunciata una perturbazione che dovrebbe abbassare la temperatura). Di conseguenza, anche lo stato sanitario del vigneto veneto si presenta buono e sotto controllo. L’annunciato anticipo della vendemmia si è leggermente ridimensionato di 5/7 giorni: le uve precoci Pinot Nero, Pinot Grigio e Chardonnay per base spumante potrebbero dunque essere raccolte a partire dal 20 agosto, poi via via arriveranno al traguardo tutte le altre. Vediamo in estrema sintesi come si presenta, ad oggi, il vigneto nelle principali aree di produzione del Veneto.

Nel Veneto Orientale la situazione si presenta buona e sotto controllo da parte degli operatori, aspetto questo che vale anche per tutte le altre aree produttive del Veneto. Se vogliamo guardare il pelo nell’uovo, va detto che nelle ultime settimane la peronospora, presente nelle chiome giovani (femminelle), ha tenuto sotto pressione i tecnici in vigneto. Nei 10 giorni scorsi, in particolare, si sono registrati anche sintomi di peronospora larvata (“negron” in dialetto), ma al momento non ci sono troppe preoccupazioni. Stesso discorso vale per l’oidio, per altro affrontato con grande professionalità da parte dei tecnici. Qualche attenzione in più, invece, bisognerà prestare al black rot, il marciume nero della vite, che si sta manifestando sempre più frequentemente negli ultimi anni, come pure il mal dell’esca sempre in agguato quando le annate si fanno umide. Detto questo, la buona fertilità e un più che soddisfacente sviluppo dei grappoli consentono già di affermare che nel Veneto Orientale la produzione raggiungerà quest’anno i quantitativi previsti dai diversi disciplinari. E’ evidente che tutto dipenderà ora da come andranno le cose da qui in avanti: stress idrici, ustioni da caldo eccessivo, ecc. possono disturbare un quadro che si presenta oggi ottimale.

La situazione dei vigneti all’interno dell’area di produzione della DO Prosecco si conferma in linea con le previsioni di metà giugno, con carichi produttivi coerenti con le rese previste dal disciplinare, compresi tra i 165 e 180 quintali ad ettaro. Se le condizioni meteo-climatiche si manterranno favorevoli fino alla maturazione delle uve (la vendemmia per la varietà Glera è attesa a partire dalla prima settimana settembre) saranno raggiunti ottimi parametri anche dal punto di vista qualitativo, con particolare riguardo all’acidità e al profilo aromatico delle uve.

Su Colli Euganei, dove da sempre uno dei principali problemi per il vigneto è dato dalla carenza idrica, sembra proprio che quest’anno la situazione, sotto questo punto di vista, sia più che soddisfacente. Nei momenti cruciali le precipitazioni sono infatti arrivate abbondanti, arricchendo le riserve idriche; le diverse malattie della vite sono state tenute sotto controllo, per cui l’uva si presenta sana e la produzione ottimale sotto il profilo quali-quantitativo.

Nel vicentino, Colli Berici, Gambellara, invece, l’anticipo è confermato in circa 7/10 giorni. Le prime uve a tagliare il traguardo saranno i Pinot, per i quali si prevede un calo del 10% rispetto allo scorso anno: per questa produzione la vendemmia inizierà subito dopo ferragosto. Per le uve a bacca bianca bisognerà attendere la fine di agosto; per la Garganega il 15/20 di settembre, come pure per il Tai rosso e il Carmenere; per il Cabernet e il Merlot si entrerà nel mese di ottobre. Tutti i rossi sono comunque annunciati in gran forma (non hanno patito stress idrici) e su quantità che si posizionano su quelle del 2019. Anche nel vicentino si attende dunque una grande annata.

Nell’area veronese il vigneto si presenta in ottima salute e con una buona vegetazione. Per quanto riguarda l’uva Corvina (Valpolicella) i tecnici fanno sapere che le alte temperature registrate negli ultimi giorni hanno un po’ rallentato la fase di maturazione, per cui quella del 2020 non sarà una vendemmia anticipata; la quantità sarà buona. In zona Soave anche la Garganega sta rispondendo molto bene e c’è grande attesa da parte dei produttori. La quantità di uva è buona e sarà dunque necessario puntare sulla cernita dei vigneti e dei grappoli. Anche la qualità si annuncia più che soddisfacente e non si registrano particolari problemi sanitari, ma saranno i prossimi giorni e le prossime settimane a determinare l’esito finale. Le cantine hanno programmato l’apertura per accogliere le uve precoci tra il 16 e il 20 agosto, non dappertutto in quest’area la Garganega si presenta in anticipo. Per quanto riguarda la vendemmia sarà fondamentale cogliere l’esatto momento di equilibrio tra l’acidità e il grado zuccherino del frutto.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Firmato il decreto che apre alle domande di riconoscimento dei vigneti eroici e storici

I vigneti eroici e storici, in base all’articolo 7 comma 3 del Testo Unico del Vino, vengono considerati patrimonio culturale. Il Decreto firmato dalla Ministra Teresa Bellanova, di concerto con i Ministri Franceschini e Costa, concretizza il percorso atteso da tempo perché i soggetti interessati possano presentare alle Regioni di competenza le domande per il riconoscimento dei vigneti storici o eroici.

Quali sono. Come indica il Decreto, si definiscono eroici i vigneti che “ricadono in aree soggette a rischio idrogeologico, o situati in aree dove le condizioni orografiche creano impedimenti alla meccanizzazione, in zone di particolare pregio paesaggistico e ambientale, nonché i vigneti situati nelle piccole isole”. Sono considerati viceversa storici “quei vigneti la cui presenza, segnalata in una determinata superficie/particella, è antecedente il 1960”. Vigneti la cui coltivazione è caratterizzata dall’impiego di pratiche e tecniche tradizionali “legate agli ambienti fisici e climatici locali, che mostrano forti legami con i sistemi sociali ed economici”.

Tipologie di interventi. Nei cinque articoli la norma, accanto alla definizione, affronta e definisce i criteri per l’individuazione dei vigneti storici ed eroici, e quelli per la definizione delle tipologie degli interventi. Ad esempio, fatte salve le aree già individuate dai piani paesaggistici regionali, i vigneti eroici devono possedere almeno un requisito tra: pendenza del terreno superiore al 30%; altitudine media superiore a 500 metri sopra il livello del mare, esclusi quelli situati su un altopiano; sistemazione degli impianti su terrazze e gradoni; viticoltura delle piccole isole. Per quanto riguarda i vigneti storici, sono individuati o dall’utilizzo di forme di coltivazione tradizionali legate al luogo di produzione, o per la presenza di “sistemazioni idrauliche-agrarie storiche o di particolare pregio paesaggistico”.

Fonte: Servizio stampa Mipaaf

16 luglio, andamento stagione 2020 vigneto bio, incontro in vigna organizzato daI Biodistretto Colli Euganei

Giovedì 16 luglio, dalle ore 8.30 alle ore 11, nell’azienda Reassi di Rovolon (PD) è in programma l’incontro sull’andamento della stagione 2020 in vigneto bio tenuto dai tecnici del Biodistretto Colli Euganei nell’ambito del progetto Territori BIO, finanziato dal PSR Vento e di cui è partner il Gal Patavino.

Si svolgerà dapprima in “aula” all’aperto per vedere l’evolversi della stagione 2020 (stato dell’arte, varietà precoci, monitoraggio insetti, peronospora, oidio). Seguirà visita in campo nei vigneti dell’azienda Reassi, che si trovano nel versante nord ai piedi del Monte della Madonna su terreni di vulcaniti acide, che derivano dalle disgregazione di trachiti. L‘ingresso è libero su prenotazione per gli operatori biologici e convenzionali.

Fonte: Gal Patavino

Vino, Consorzio Valpolicella: minori rese e stop a nuovi impianti la ricetta anti Covid

Meno vino e stop a nuove vigne: è quanto disposto in questi giorni da Cda e Assemblea dei soci del Consorzio tutela vini Valpolicella per reagire all’emergenza economica da Covid-19 e alle sue ripercussioni sulla filiera, a partire dal sostegno dei prezzi. Le leve sono quelle della riduzione delle rese dei vigneti del prossimo raccolto – quantificata, come da richiesta alla Regione Veneto, da 120 a 100 quintali per ettaro con una cernita dell’uva destinata all’appassimento di Amarone e Recioto pari al 45% -, oltre al blocco totale e senza deroghe degli impianti nella denominazione per altri 2 anni.

No a distillazioni e a vendemmie verdi. Misure queste, approvate complessivamente a larga maggioranza dai soci, che secondo il Consorzio si sono rese necessarie visto l’effetto Coronavirus sul mercato interno e maggiormente su quello internazionale, dove transitano quasi i 3/4 del valore delle vendite di Amarone, Ripasso, Valpolicella e Recioto. “Il mix di interventi deliberati è il risultato di un’analisi-simulazione dei fondamentali della denominazione alla vigilia della prossima vendemmia – ha detto il presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella, Andrea Sartori -. La congiuntura ci ha infatti obbligati a considerare proiezioni legate agli aspetti produttivi, all’assorbimento del mercato e alla tenuta del prezzo medio per giungere a un punto di equilibrio approvato dai soci. È una responsabilità importante e largamente condivisa dai nostri associati – ha proseguito –, anche perché il contesto delle misure pensate dalle istituzioni (distillazione e vendemmia verde) non aiutano le produzioni di qualità come la nostra. In questo scenario è più che mai importante tenere sul fronte del prezzo medio, per questo facciamo appello anche alla Commissione prezzi della Camera di Commercio di Verona che tuteli l’alto valore dei prodotti della denominazione, per evitare speculazioni al ribasso”. Per il direttore del Consorzio tutela vini Valpolicella, Olga Bussinello: “Gli interventi presi cercano di dare una risposta ad una situazione decisamente anomala che comunque ci chiederà di fare i conti con il mercato nel medio termine e con il contingentamento di un vigneto cresciuto del 26% negli ultimi 10 anni. Oggi più che mai serve lavorare più sulla qualità che sulle quantità, sui valori più che sui volumi: lo dicono i dati export di aprile, quando – dopo un avvio di 2020 molto promettente – il lockdown ha ridotto drasticamente le importazioni di vino italiano sul mercato interno e nelle nostre principali piazze di sbocco”.

Tra le misure richieste alla Regione, il range di tolleranza del 20% destinato a produrre vino non a denominazione è da calcolare sulla resa di 100 quintali a ettaro (e non 120), mentre si alza al 50% la quota di cernita dell’uva destinata all’appassimento per Amarone per i vigneti certificati biologici o RRR (riduci, risparmia, rispetta). Complessivamente su un’area di circa 8.300 è ormai di circa 1/4 la superficie di vigneto sostenibile tra biologico e certificazione RRR, per una denominazione che genera ogni anno un giro d’affari di 600 milioni di euro, di cui 360 milioni grazie all’Amarone. Lo scorso anno le vendite del Re della Valpolicella sul mercato interno sono cresciute a valore del 6,8% mentre all’estero l’incremento è stato del 4%. Germania, Stati Uniti e Regno Unito i principali buyer. Continua a guadagnare quote di mercato anche il Ripasso, che nel 2019 è cresciuto del 14,3% in Italia e dell’8,8% nel mondo, con il Canada che assorbe quasi 1/4 dell’intera domanda estera.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella

 

 

Export vino Italia ai tempi del Covid-19, primi dati pronosticano una perdita italiana più contenuta rispetto ad altri Paesi produttori

Soffre ma resiste, per ora, il vigneto Italia all’attacco del Covid-19 sul fronte dei mercati extra-Ue. Al contrario del suo principale competitor, la Francia, in caduta libera. Il quadro del mercato del vino nel primo quadrimestre 2020, rilevato lo scorso 13 giugno dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor (a fonte dogane), è sempre più spezzato in 2 parti: il primo bimestre da record, il secondo da dimenticare.

Con un aprile in pieno lockdown globale e tra i peggiori di sempre. Nel complesso, andando a misurare le performance a valore del periodo nei top 10 Paesi importatori (che valgono il 50% dell’export del Belpaese), l’Italia segna a sorpresa +5,1% sullo stesso periodo dell’anno precedente, grazie all’ottima prestazione negli Stati Uniti (+10,8%, nei primi 2 mesi il dato era a +40%) e in Canada (+7,1%). Profondo rosso invece sul vino francese (-10,1%), in ritirata nelle sue piazze chiave sia in Oriente che in Occidente.

Il crinale, già sconnesso a marzo, si fa però quasi proibitivo ad aprile, dove per i fermi imbottigliati italiani si registrano pesanti cali in tutti i mercati considerati a eccezione di Canada, Russia e Corea del Sud. Si va dal -5,2% (a valori) del Giappone al -12,5% degli Usa (+6,8% gli sparkling), dal -26% della Svizzera al -48% della Cina, per un deficit complessivo sull’anno precedente del 7,2%, contro però il -22,2% francese. Nei prossimi mesi, secondo l’Osservatorio, la crisi peserà ancora su un bene voluttuario come il vino, alle prese con un minor potere di acquisto della domanda, oltre allo smaltimento dell’invenduto nella ristorazione e nei magazzini degli importatori. Senza considerare il trend della domanda Ue ad aprile, che si preannuncia con un segno negativo più marcato.

Ma la perdita italiana potrebbe continuare a rivelarsi più contenuta rispetto ad altri Paesi produttori: “I dati di aprile – ha detto il responsabile dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini – parlano di un mercato made in Italy che ovviamente cala ma sembra rispondere alla crisi in maniera più efficace dei propri competitor. Il mancato crollo nel mercato statunitense, complici i dazi aggiuntivi sulla Francia, la maggior presenza del prodotto tricolore nella Gdo d’oltreoceano, un miglior rapporto qualità-prezzo, assieme all’ottimo risultato in Canada, rendono meno amaro il calice italiano in tempo di Covid-19”.

Secondo l’analisi, il potenziale rimbalzo potrebbe arrivare nel medio periodo dagli Stati Uniti – già in fase di ripresa dell’occupazione – e forse anche dalla Cina, che pur uscendo per prima dalla pandemia nell’ultimo mese ha dimezzato le proprie importazioni probabilmente a causa di una forte flessione economica accentuata dal conflitto commerciale con gli Stati Uniti. Nel frattempo, in piena crisi da Covid-19, l’Italia guadagna nelle quote di mercato in quasi tutti i Paesi importatori, con incrementi consistenti in Svizzera (dal 33,1% al 37,7%) e negli Usa (dal 31,4% al 34,2%). Dove da marzo ai primi di maggio si sono impennate del 31% le vendite nell’off trade, in particolare nelle fasce medie di prezzo (11-20 dollari), segmento in cui l’Italia è molto presente e competitiva. Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: “È un momento decisivo per il futuro del vino italiano; la crisi globale impone di fare ora scelte importanti che influiranno anche sul lungo periodo. Perciò Vinitaly ha moltiplicato i propri punti di osservazione e in questi mesi che precedono il Wine2Wine Exhibition&Forum, previsto dal 22 al 24 novembre, condurrà sempre di più le aziende e le istituzioni in un percorso di lettura condivisa e multicanale delle dinamiche di mercato del nostro vino nel mondo”.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere