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Nel 2020 la prima vendemmia del “Glera resistente”

Nel 2020 saranno pronti i primi grappoli di Glera resistente e si potrà procedere alle prime microvinificazioni dalle piantine di Glera resistenti a malattie come la peronospera e lo oidio, ottenute dagli incroci con parentali resistenti nell’ambito del progetto Gleres, frutto di una convenzione siglata da Confagricoltura Treviso e il Crea-Ve – Centro di ricerca, viticoltura ed enologia.

Un processo lungo. Si cominciano dunque a vedere i primi frutti del lavoro svolto dai ricercatori del Crea di Conegliano, che recentemente ha preso in affitto 8 ettari di terreno dalla Fondazione Cerletti, a Susegana (TV), per mettere a dimora le migliaia di piantine sottoposte a miglioramento genetico con la speranza di arrivare, in un futuro prossimo, a un prosecco davvero biosostenibile. Entro febbraio saranno circa 4.500 piantine quelle messe a dimora. “Faremo già dal prossimo anno le prime microvinificazioni da ogni piantina, che frutteranno l’equivalente di una lattina, circa 33 centilitri, di vino – spiega Riccardo Velasco, direttore del Crea di Conegliano -. Potremo quindi già cominciare a capire se, oltre a essere resistenti, i nuovi vitigni producono anche uva di qualità idonea per fare Prosecco. Nei successivi due anni metteremo a dimora altre 10.000 piantine resistenti, per un totale di 15.000 nel triennio. Su queste eseguiremo un’ulteriore selezione arrivando mediamente a 300 microvinificazioni ogni anno, dalle quali mi aspetto dalle 5 alle 10 piantine ottimali su cui puntare per arrivare alla registrazione dei nuovi vitigni. Il processo è lungo, ma proprio per questo è garanzia di solidità. La Glera non è nata ieri, ma è frutto di anni di sperimentazioni. Così sarà anche per i nostri nuovi vitigni resistenti”.

Varietà resistenti alle principali malattie della vite. “Il progetto sta proseguendo molto bene – sottolinea il presidente Giustiniani – e dimostra che abbiamo intrapreso la strada giusta per una vitivinicoltura sempre più attenta alla tutela degli ecosistemi e delle risorse naturali. Le nuove varietà, resistenti alle principali malattie della vite, potranno ridurre le perdite produttive in modo sostenibile e diminuire i costi di gestione del vigneto. Il miglioramento genetico è indispensabile per un settore come la viticoltura e il nostro progetto permetterà di arrivare a un Prosecco davvero biosostenibile, con l’utilizzo di minori trattamenti”.

Le cantine che partecipano al progetto sono Le Rive, Ruggeri & C, Foss Marai, Fratelli Bortolin, Le Contesse, Biancavigna, Masottina, Borgoluce, Luca Ricci, Col Vetoraz spumanti, Adriano Adami, Le Colture, Fratelli Mercante, Abbazia di Busco, Tenuta San Giorgio, Marcello del Majno, Graziano Merotto. Finora le varietà di viti resistenti alle malattie registrate in Europa sono 370 e anche l’Italia comincia a compiere grandi passi in avanti. Le viti resistenti si stanno moltiplicando nei vigneti sperimentali, nei vivai e anche nelle aziende, che commercializzano i primi vini prodotti da viti resistenti (e quindi senza trattamenti) con un ottimo successo, soprattutto all’estero.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Vino, decimo record consecutivo per export Italia (6,36 mld di euro), ma la Francia supera i 10 mld. Vinitaly prepara nuovi strumenti di vendita in Italia e in Cina.

L’export del vino italiano si prepara a festeggiare a fine anno il traguardo di dieci record storici consecutivi, con un controvalore di 6,36 miliardi di euro e una crescita del 2,9% sul 2018.

Francia sempre più leader. Un quadro che consolida il vino del Belpaese al secondo posto tra le superpotenze enologiche mondiali (la Spagna, terza, perderà quasi il 7%) ma che lo allontana da una Francia sempre più leader grazie a un balzo commerciale fissato a +7,8%, consentendole così di superare per la prima volta la soglia dei 10 miliardi di euro di export. Il computo finale sull’andamento del mercato del vino è stato anticipato dalle stime dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor su base doganale nel corso di wine2wine, l’evento di formazione e networking targato Vinitaly svoltosi nei giorni scorsi a Veronafiere.

Anticipazioni Vinitaly 2020. Secondo l’Osservatorio, che ha analizzato i trend dei primi 7 Paesi esportatori (Francia, Italia, Spagna, Australia, Nuova Zelanda, Cile, USA) incrociando i flussi dei 10 principali Paesi mondiali della domanda, il 2019 chiuderà in positivo per il commercio del vino italiano ma ancor più a livello globale. L’incremento import delle ‘sette sorelle del vino’, nonostante l’incertezza sui dazi e le crisi congiunturali, sarà infatti del 3,6%, con punte di eccellenza di Nuova Zelanda (+10,2%) e Cile (+5,8%) mentre virano in negativo anche Australia (-0,3%) e Usa (-3,7%). «L’osservazione dei mercati ci restituisce una fotografia altamente competitiva del settore – ha detto il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani –; una competizione cresciuta in maniera direttamente proporzionale a un business sempre più decisivo per le economie dei singoli Paesi. Il nostro compito è portare valore aggiunto al prodotto-Italia attraverso un’innovazione di processo e di sistema in grado di alzare le quote del nostro mercato. Come Vinitaly, sarà importante l’incremento di buyer statunitensi e cinesi previsti per la prossima edizione, in cui si avvierà tra l’altro il progetto Impact factor, che prevede un’interazione con le imprese per ottimizzare i flussi dei buyer, anche grazie alla tracciabilità garantita dalle nuove tecnologie».

La performance italiana indica ampi spazi di miglioramento, a partire dal prezzo medio (in calo del 2%) fino a una maggiore reattività sui mercati emergenti e a una minor dipendenza da piazze storiche sempre più mature (Germania e Regno Unito).
«Inutile dire che la partita si gioca soprattutto in Asia – ha proseguito Mantovani –, dove vogliamo essere decisi e decisivi. Infatti, col nostro partner cinese abbiamo costituito una società compartecipata, la Shenzhen Baina International Exhibition, per l’organizzazione di WineToAsia, in programma dal 9 all’11 novembre 2020 nel nuovo quartiere fieristico Shenzhen World». La prima edizione di WineToAsia, evento b2b, prevede la partecipazione di 400 espositori e si configura fin dall’inizio di respiro internazionale, con una presenza di aziende italiane, europee ma anche dalla Cina e dal Nuovo Mondo, coinvolgendo anche le principali imprese delle tecnologie protagoniste a Enolitech.

In futuro, rischio di rallentamento del commercio internazionale di vino. Per il responsabile dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini: «Il 2019 vede un ulteriore incremento dell’export di vino italiano, con aumenti significativi nei mercati come il Giappone dove l’accordo di libero scambio con l’Unione Europea ha permesso una facilitazione degli scambi. Il tutto in uno scenario di mercato che all’opposto è dominato da rigurgiti protezionisti e guerre commerciali che non giovano affatto alla crescita dell’export, Italia compresa. Se infatti è assodato come lo sviluppo del commercio internazionale permette una crescita del Pil e dei redditi, è altresì dimostrato come il consumo di vino sia fortemente sensibile al variare dei redditi: dove questi crescono, il consumo aumenta in misura più che proporzionale e viceversa. In buona sostanza, il rischio che sembra emergere per i prossimi anni è quello di un rallentamento generale del commercio internazionale di vino che necessariamente interesserà anche i nostri vini».

Complessivamente il made in Italy è dato in rassicurante recupero con i suoi vini fermi (+3,3%), mentre gli sparkling – protagonisti dell’exploit negli ultimi anni – ‘rallentano’ a +5,8%, per effetto anche della contrazione in UK. Il calo del prezzo penalizza infine gli sfusi (-10%). Nel dettaglio, la domanda di vino italiano vedrà il Giappone campione di crescita, con un aumento a valore di oltre il 17% a quasi 200 milioni di euro, seguito dalla Russia – in forte ripresa (+11,1%) anche dopo la buona performance dello scorso anno – e dal Canada con +6,2%. Bene gli Usa (+5%), primo mercato al mondo con una chiusura prossima a 1,8 miliardi di euro, anche se l’incremento sarà inferiore alla media import generale (+7,5%) e soprattutto al +11,4% della Francia (vicinissima ai 2 miliardi di euro), condizionata però in positivo dalla corsa al prodotto in fase di pre-dazi aggiuntivi, che si faranno sentire specie sulla fascia media dei rossi e sui rosè soprattutto a partire dai primi mesi del 2020. Virano in negativo la Gran Bretagna (-2,8%), per effetto di una decisa diminuzione della domanda di sparkling italiani, la Svezia (-0,8%) e la Cina (-3,8%), dove però il Belpaese farà meglio della media import del Dragone grazie a un buon recupero nella seconda parte dell’anno.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

 

5 ottobre 2019, a Venezia, nel convento dei Carmelitani Scalzi, la 2a edizione di Feel Venice

Nella cornice dell’antico giardino a Venezia che si cela all’interno del complesso del Convento dei Carmelitani Scalzi, a due passi dalla Stazione di Santa Lucia, il Consorzio Vini Venezia presenta la II edizione di FeelVenice, giornata dedicata alle eccellenze enogastronomiche del territorio.

Protagoniste 16 cantine provenienti dal territorio del Piave e del Lison Pramaggiore che durante la degustazione libera presenteranno a giornalisti, ristoratori e pubblico accreditato il meglio delle referenze provenienti dalle 5 diverse denominazioni consortili: DOC Piave, DOC Lison Pramaggiore, DOC Venezia, DOCG Malanotte e DOCG Lison. A partire dalle ore 11:00 e durante tutto l’arco della giornata verranno proposte inoltre 4 degustazioni condotte da Renato Grando, docente di Slow Food che accompagnerà i partecipanti alla scoperta della storia e delle caratteristiche del Lison DOCG e del Raboso nelle sue due principali declinazioni: il Raboso DOC Piave e il Malanotte DOCG. Seguiranno le degustazioni alla cieca condotta da AIS Veneto. Ad accompagnare l’evento, vi sarà il Caseificio Tomasoni di Breda di Piave, azienda trevigiana che da oltre 60 anni rappresenta l’emblema dei formaggi del Piave di altissima qualità, che proporrà al pubblico una selezione dei suoi 30 tipi di formaggi e stracchino.

FeelVenice è anche una giornata dedicata all’arte e alla cultura enologica: durante la giornata infatti la chiesa seicentesca del Convento e l’antico Brolo saranno eccezionalmente aperti al pubblico che potrà andare alla scoperta del meraviglioso vigneto-collezione della biodiversità viticola sito nel giardino che racchiude più di 20 varietà recuperate da diversi orti e giardini

Appuntamenti dedicati al vino. Degustazione libera aperta al pubblico: dalle ore 11:00 alle ore 18:00. Degustazioni guidate: Lison Docg, I turno inizio ore 11 (media e giornalisti), II turno, inizio ore 15:30 (accreditati); degustazione Raboso: I turno inizio ore 13:15 (media e giornalisti), II turno inizio ore 17 (accreditati).A ppuntamenti dedicati al cibo. All’interno del chiosco del Convento per tutto l’arco della giornata sarà possibile degustare i prodotti offerti dal Caseificio Tomasoni e altri partner gastronomici sponsor dell’evento che proporranno al pubblico i propri prodotti agroalimentari provenienti dal territorio.p Apuntamenti culturali. Per raccontare il giardino segreto, nascosto dalle alte mura del convento, durante la giornata saranno proposte visite guidate nel brolo e al vigneto potendo così passeggiare tra le viti, gli orti, il frutteto, l’oliveto lasciandosi inebriare dal profumo dei fiori e delle erbe aromatiche e officinali. Sarà inoltre possibile visitare la chiesa di Santa Maria di Nazaret. La partecipazione all’evento vede il versamento di una quota minima di 10 euro che sarà interamente devoluta alla Chiesa di Santa Maria di Nazareth. La partecipazione alle degustazioni guidate prevede il versamento di una quota minima di 10 euro da versare al momento dell’ingresso.

Fonte: servizio stampa Consorzio vini Venezia

Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, vino italiano verso record surplus commerciale (6 mld di euro), export in crescita moderata, giù il prezzo medio, in Cina si affacciano gli spumanti

L’Italia del vino italiano si appresta quest’anno a superare per la prima volta i 6 miliardi di euro di saldo di una bilancia commerciale strutturalmente attiva, sebbene nel primo semestre la crescita (+3,3%, a circa 3 miliardi di euro) sia meno vigorosa rispetto al passato e il prezzo medio registri un calo significativo, specie nell’area Ue. Volano le vendite nei Paesi terzi oggetto di trattati di libero scambio (Giappone, Canada, Corea del Sud), mentre l’incremento negli Usa è inferiore rispetto alla media del mercato e in Cina si affacciano gli sparkling, unica tipologia segnalata in crescita nel Dragone. È l’aggiornamento sul mercato del vino dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, che ha analizzato i dati semestrali export a fonte Istat e le performance della domanda extra-Ue a base doganale nei primi sette mesi del 2019.

Export e prezzo medio, il semestre (Istat). Il pur positivo +3,3% a valore (base Istat) sottende un export italiano di vino che ha risentito nel primo semestre di una brusca frenata registrata nel mese di giugno (-7,6%), ma soprattutto di un prezzo medio in calo. Complice in particolare la caduta dello sfuso e la contemporanea minor contrazione dell’imbottigliato, il prezzo medio segna a livello globale un -5,1% sul pari periodo dello scorso anno, con punte del -7,9% per l’area comunitaria. Giù tutte le principali piazze europee, in primis la top buyer Germania (-10,1%), la cui quotazione media si è fermata a 1,9 euro al litro. Scende anche il prezzo di acquisto in Regno Unito, a -3,6% (-9,9% lo sparkling) e Francia (-9,4%), che detiene il primato del low cost (1,8 euro/l) anche per effetto dei maxi acquisti di sfuso. Meno netta la situazione nei Paesi terzi, con Stati Uniti, Canada e Svizzera in leggera crescita, Norvegia e Russia stabili, mentre si deprezza in modo significativo il vino italiano in Giappone e in Cina. Nel complesso, il vino italiano nel mondo (sfuso compreso) è venduto in media a 2,9 euro/litro, nell’Ue a 2,3 euro/litro. Per il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini: «Tra i top exporter mondiali, quella dell’Italia rappresenta la quarta miglior performance per il primo semestre, dopo quella della Nuova Zelanda (+13,2%), il cui export cresce sensibilmente in Usa e Uk, del Cile (+8,2%) e della Francia (+5,9%), quest’ultima in forte spolvero negli USA, Uk e Giappone con aumenti superiori al 10 per cento».

Extra-Ue: le importazioni di vino nei primi 7 mesi di quest’anno (dogane). Prosegue l’incremento del vino italiano nei Paesi terzi, seppur a ritmi meno decisi rispetto al recente passato. Le importazioni di bianchi e rossi made in Italy nei primi 10 Paesi buyer, che da soli valgono l’87% del mercato extra-Ue, sono infatti cresciute nel complesso del 2,8% a valore. Meglio dei competitor (import da mondo a +0,9%), e in particolare della Francia, che paga la pesante contrazione transalpina in Cina e a Hong Kong. L’analisi su base doganale dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, che ha riguardato i principali buyer extra-Ue (ad esclusione della Russia), dimostra inoltre come il trend italiano sia sostenuto dai soliti sparkling, a +9,8%, e dagli incrementi registrati dalle aree oggetto di recenti trattati di libero scambio. Il Giappone, in particolare, che avanza del 15% sullo stesso periodo dello scorso anno, ma anche il Canada, a +4,5% e ormai prossimo a raggiungere la Svizzera al secondo posto tra i top buyer extraeuropei. Negli Stati Uniti (+3%) la crescita è dimezzata rispetto al valore delle importazioni totali di vino (+8%) e, ancora una volta, gli spumanti (+11,1%) indorano il dato italiano bloccato dal +1% dei fermi imbottigliati, questi ultimi timidi anche nel complesso della domanda extraUe (+1,6%). Le importazioni cinesi, in gran parte bloccate nel primo quadrimestre di quest’anno a causa di un eccesso di scorte ma soprattutto di un rallentamento economico, riducono il trend negativo e chiudono, per l’Italia, a -7,3%. Mentre la sorpresa nel Dragone (come a Hong Kong) sono gli sparkling: +6,2% il dato italiano, +12,2% quello globale.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

4 settembre 2019, a Villa Barbaro di Maser (TV) le Donne della Vite parlano del valore del paesaggio tra architettura e viticoltura, iscrizioni aperte fino a domenica 1 settembre

ll valore del paesaggio viticolo nel suo significato ampio di conservazione dell’ecosistema naturale e sociale e quale elemento di valorizzazione delle produzioni vitivinicole è un tema caro all’associazione Donne della Vite, che nel pomeriggio di mercoledì 4 settembre, a partire dalle ore 17.45, organizzano nella palladiana Villa Barbaro di Maser (TV), patrimonio Unesco e inserita nel territorio dell’Asolo Prosecco docg, la conversazione “Il valore del paesaggio tra architettura e viticoltura”.

Arte e degustazione finale. Un tema, questo, centrale anche della mostra d’arte contemporanea Casa di Vita/Armonia del Tempo (Info sulla Mostra) che si tiene fino al 15 settembre 2019 nel parco e all’interno di Villa Barbaro e che sarà protagonista di una visita guidata precedente alla conversazione, a cui parteciperanno Maria Grazia Eccheli, professore ordinario del Dipartimento di Architettura (DiDA) dell’Università di Firenze; Gianni Moriani, docente del Master in Filosofia del cibo e del vino presso l’Università San Raffaele di Milano e Diego Tomasi, ricercatore del Crea-VE, Centro di Ricerca Viticoltura e Enologia di Conegliano (TV). L’evento si chiuderà con una degustazione informale e curiosa per apprezzare l’effetto di diverse chiusure sullo stesso vino a cura di Vinventions. Quota di partecipazione per i non soci 20 euro, iscrizioni entro domenica 1 settembre a questo link.

Fonte: Associazione Donne della Vite

Vendemmia 2019 in Veneto, quantità in calo, si scommette sull’alta qualità

Vendemmia 2019 in calo nel Veneto rispetto ai record dello scorso anno, ma pare di elevata qualità. Uno scenario, questo, che si ripete anche nelle altre principali regioni vitivinicole italiane, meno invece in Francia e Spagna dove la vendemmia arranca. È questo lo spaccato previsionale dell’imminente vendemmia presentato ieri a Legnaro (Pd) in occasione dell’ormai “storico” Focus (45^ edizione) organizzato da Veneto Agricoltura e Regione, con Avepa, Arpav e Crea-Ve.

Le previsioni di vendemmia/Belluno, Padova e Rovigo. Nel Veneto quest’anno la produzione di uva dovrebbe ridursi mediamente del -15% rispetto alla produzione record del 2018, con punte anche ben maggiori in alcune aree. Complessivamente, la produzione dovrebbe raggiungere i 12,8 mln di quintali di uva. A Belluno la produzione è stimata in calo di circa il 10%, riduzione in parte compensata dall’entrata in produzione di 6 ettari di nuovi vigneti. Nei territori di Padova e Rovigo, grazie al buono stato fitosanitario delle uve, la raccolta è prevista nella media, e comunque in calo del 13-18% rispetto all’eccezionale annata 2018. L’entrata in produzione di nuovi vigneti andrà ad incidere per circa il 5% in provincia di Padova e del 2% a Rovigo.

Le previsioni di vendemmia/Treviso e Venezia. In provincia di Treviso, l’uva Glera (Prosecco) presenta una buona fertilità, tale da garantire livelli produttivi in grado di assicurare se non superare i limiti imposti dai relativi disciplinari di produzione. Se confrontata con l’elevata produttività del 2018, risulta che la produzione di quest’anno sarà inferiore del 10-15%. Il Pinot Grigio presenta invece una situazione eterogenea: alcuni vigneti hanno un’ottima fertilità per cui si prevede il raggiungimento delle quantità indicate dai disciplinari; in altri la riduzione di resa potrebbe raggiungere anche il 10-20% In generale, tutti i vitigni hanno una buona produttività (Merlot, Raboso Piave, Chardonnay che lamenta qualche problema di oidio). L’entrata in produzione dei nuovi vigneti inciderà per circa l’1%. Anche nel veneziano si prevede una quantità di raccolta in calo del 15-20% rispetto alla vendemmia 2018. La diminuzione è più accentuata per le uve a bacca bianca precoci, mentre per la varietà Glera il calo produttivo è stimato attorno al 15%, comunque in linea con le medie produttive normali. L’entrata in produzione di nuovi vigneti (per lo più di varietà Glera e Pinot Grigio) incide per circa il 2,5-3%.

Le previsioni di vendemmia/Vicenza. In provincia di Vicenza è prevista una riduzione produttiva del 20-25% rispetto al 2018, ma in linea con le normali vendemmie. Ciò è dovuto ad una minore fertilità delle piante che ha ridotto il peso specifico dei grappoli. Anche qui si prevede una produzione in calo di circa il 20% per le varietà a bacca bianca (ad eccezione del Pinot Grigio, che addirittura potrebbe sfiorare il -40%). Per le varietà a bacca nera è previsto un decremento del 15-20%. I pochi nuovi impianti, o meglio reimpianti, avranno un impatto quasi nullo sulla resa complessiva o comunque molto limitato.

Le previsioni di vendemmia/Verona. Infine, nell’area di Verona, rispetto al 2018, il calo produttivo si stima dal 10 al 25% a seconda delle varietà. Molti i motivi, soprattutto il fatto che dopo un 2018 di produzioni eccezionalmente abbondanti, è naturale che la vite subisca un anno di “scarica”; in modo particolare, Pinot Grigio e Chardonnay, che hanno attraversato il loro periodo di fioritura nel bel mezzo delle piogge di fine maggio. Relativamente ai vitigni dell’uvaggio Valpolicella si prevede il raggiungimento delle rese dei disciplinari, con una qualità ottima, come del resto per la Garganega nella zona del Soave; con esclusione però dei vigneti del Soave Classico pesantemente colpiti dalla grandinata del 5 maggio scorso, con effetto la riduzione delle rese. L’entrata in produzione di nuovi vitigni inciderà sulle quantità complessive per circa il 10%.

Le previsioni di vendemmia/Bolzano, Trento, Friuli-Venezia Giulia. In Provincia di Bolzano per la vendemmia 2019 ci si aspetta un calo del 13% rispetto al 2018; infatti alcuni vitigni come Pinot Grigio, Lagrein, Gewürztraminer presentano dei grappoli più piccoli rispetto ad altre annate oppure i tralci portano meno grappoli. In quella di Trento tutta la produzione si annuncia in calo: Pinot Grigio -15%, Chardonnay -20%, Muller Thurgau -15%, Traminer -40, Teroldego -5%, Marzemino -10%. Solo la produzione di Merlot dovrebbe rimanere invariata. In Friuli-Venezia Giulia la fertilità reale dei germogli (numero medio di grappoli per gemma) risulta inferiore a quella del 2018 su tutte le varietà. Si stima pertanto una contrazione della produzione per pianta rispetto all’anno precedente nell’ordine del 10-15% anche se con significative differenze in relazione alla zona e alle varietà. In sintesi, per Merlot e Glera le produzioni risultano al momento regolari, mentre per il Pinot Grigio, varietà più sensibile a fattori esogeni, si segnala una discreta variabilità di resa unitaria fra i vigneti. Ad oggi, si può stimare una riduzione della resa dei vigneti nell’ordine del 10%, tenendo anche conto dell’entrata in produzione di molte centinaia di ettari dei nuovi impianti.

Le altre regioni italiane. Contattate in video conferenza: in Piemonte, colpito da gelate in primavera e ondate di caldo a giugno, produzione nella media. Inizio vendemmia, prossima settima (moscati). Lombardia: estate molto calda, uve sane, produzione -15% con punte del -20% nell’Oltrepo Pavese e -15-20% in Franciacorta; Valdellina -10%. In Emilia-Romagna periodo primaverile molto impegnativo sotto il profilo della sanità delle uve; produzione in calo del -15% medio, qualità molto buona. In Toscana la vendemmia è in ritardo di 10 giorni circa; la produzione sarà nella media o in leggero aumento, mentre per il Brunello si prevede una leggera riduzione. Puglia: produzione in calo del -20% per un andamento climatico non favorevole, specie in primavera. In Sicilia la vendemmia è in ritardo di circa 10 giorni, con una riduzione produttiva che arriva al 30% per le uve bianche precoci, specie in Sicilia Occidentale; meno pesante il calo per le uva a bacca nera; uva eccellente grazie ad un buon andamento climatico.

All’estero. In Francia l’andamento climatico ha inciso negativamente sulla produzione che sarà senz’altro in calo rispetto al 2018 e sui livelli del 2017. In Spagna la riduzione produttiva sarà mediamente di circa il 30% con punte del 50% in alcune aree. Bianchi eccellenti con ottimo grado alcolico.

Dichiarazioni. “Viticoltori e cantine devono porre la massima attenzione ai disciplinari – ha sottolineato l’Assessore all’Agricoltura del Veneto, Giuseppe Pan, chiudendo l’incontro – altrimenti si corre il rischio di assistere a scene di super produzioni già viste in passato con relative riduzioni dei prezzi delle uve”. Pan ha ribadito, inoltre, la necessità che “il mondo vitivinicolo rispetti sempre più i principi della sostenibilità ambientale, sociale ed economica”. Da parte sua, il Commissario di Veneto Agricoltura, ing. Alberto Negro, ha ricordato come “la superficie del vigneto biologico, non solo nel Veneto, stia lentamente ma costantemente crescendo, a conferma che questa tipologia di prodotto é ormai diffusamente richiesta dal mercato per ragioni di ordine sia qualitativo che ambientale”.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

 

La Denominazione Valpolicella modifica i disciplinari guardando al mercato e al cambiamento del clima

Iter concluso per le modifiche dei quattro disciplinari di produzione di “Valpolicella”, “Valpolicella Ripasso”, “Amarone” e “Recioto” che, dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, sono ora esecutive per tutta la filiera della denominazione.

Sono quattro i punti principali della revisione normativa attuata dal Consorzio di Tutela Vini Valpolicella: la modifica delle percentuali di uve di Corvinone per i vini Doc e Docg; l’innalzamento da 3 a 4 anni del ciclo vegetativo del vigneto atto a produrre uva per Amarone e Recioto; l’estensione del tappo a vite per il Valpolicella; le nuove disposizioni per la produzione del Valpolicella Ripasso, vino sempre più strategico per l’economia dell’area.

Due le direttrici primarie del Consorzio alla base delle variazioni dei disciplinari introdotti nel 1968 e modificati per l’ultima volta nel 2010: il perseguimento di una politica indirizzata a salvaguardare l’esclusività qualitativa dei vini espressione di questo territorio vocato e a garantire, contemporaneamente, la redditività vitivinicola della denominazione e quindi la remuneratività alle aziende. “L’evoluzione costante dei mercati, la fluttuazione della domanda di vini della nostra denominazione e il rapido incremento del vigneto complessivo della prima Dop di vino rosso del Veneto cresciuto di quasi il 30% negli ultimi 10 anni e oggi prossimo agli 8.200 ettari di superficie vitata – ha commentato Andrea Sartori, presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, nel corso della conferenza stampa di presentazione dei nuovi disciplinari produttivi svoltasi ieri, lunedì 26 agosto – ci hanno spinto ad adottare una visione e una programmazione di lungo termine. Le nuove disposizioni – ha proseguito – sono il risultato di un’attività consortile sempre più indirizzata alla qualità, che oggi è un valore oggettivo imprescindibile di un brand famoso in tutto il mondo, sul quale le aziende della Valpolicella hanno fondato la propria reputazione e il proprio posizionamento sui mercati esteri. I nuovi disciplinari – ha concluso il presidente – offrono spunti per futuri confronti in ottica di una ulteriore gestione qualitativa del prodotto”.

Le principali modifiche dei disciplinari, nel dettaglio/1. Comune a tutti i disciplinari, modifica percentuali di uve da vitigno Corvinone per vini Doc e Docg: guarda al cambiamento climatico, alla vocazionalità intrinseca del terroir e delle rispettive zonazioni produttive, ma anche a una tendenza già affermata tra i produttori di collina, la nuova norma che modifica le percentuali di uve da vitigno Corvinone nella produzione dei vini Doc e Docg della denominazione. Infatti, secondo il nuovo articolo 2 comune a tutti i disciplinari, è data facoltà ai viticoltori di innalzare la percentuale delle uve Corvinone nella produzione dei vini di origine ‘Valpolicella’, consentendone l’utilizzo anche a totale sostituzione della Corvina. Così, con l’entrata in vigore della norma, l’utilizzo delle uve Corvinone è ammesso per un’incidenza compresa tra il 45 e il 95% (prima era fino ad un massimo del 50%).  Resta invariata la quota di Rondinella la cui percentuale è ammessa dal 5 al 30%. “Da un punto di vista fitosanitario, le analisi che abbiamo condotto – ha spiegato in conferenza stampa il vicepresidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, Daniele Accordinidimostrano che il Corvinone è meno sensibile allo stress idrico e al mal dell’esca rispetto alla Corvina. E se da un punto di vista fenologico – ha continuato Accordini – le due varietà sono simili sia in fase di germogliamento che di fioritura e maturazione, sotto il profilo organolettico le degustazioni condotte hanno evidenziato che nelle annate migliori il Corvinone può esprimere caratteristiche anche superiori alla Corvina”. La nuova disposizione dei disciplinari, quindi, recepisce non solo un orientamento già rappresentato dalle aziende della Valpolicella, ma anche le potenzialità termiche di questo vitigno soprattutto negli impianti di collina. La scelta di permettere un maggior impiego delle uve Corvinone, quindi, tiene conto sia delle specifiche caratteristiche varietali di questo vitigno rispetto alla Corvina, che del nuovo corso climatico già registrato anche in Valpolicella, soprattutto in altura. Anche gli studi condotti dal Crea-Vit di Conegliano in diverse annate hanno dimostrato che il Corvinone garantisce una macrocomposizione di zuccheri e acidi conformi a quelli della Corvina. Anche dal punto di vista del colore non è stata riscontrata alcuna variazione.

Le principali modifiche dei disciplinari, nel dettaglio/2Modifica disciplinari Amarone e Recioto (art. 4, comma 2)È sempre la ricerca e il potenziamento della qualità il fil rouge che ha portato il Consorzio a riscrivere l’articolo 4 dei disciplinari delle due Docg della denominazione. Secondo il nuovo disposto, le uve destinate a diventare Amarone devono provenire da vigneti che hanno raggiunto almeno il 4° ciclo vegetativo. Allo stesso modo non si potranno rivendicare uve per la produzione di Recioto prima del quarto anno di vita del vigneto (prima il riferimento era ai 3 anni).

Le principali modifiche dei disciplinari, nel dettaglio/3. Modifica disciplinare Amarone (art. 6). Recupero di uno stile tradizionale con il passaggio da 12 g/l a 9 g/l di zuccheri residui, grazie al nuovo metodo ufficiale OIV per la loro determinazione.

Le principali modifiche dei disciplinari, nel dettaglio/4. Modifica disciplinare Valpolicella Doc, tappo a vite (art. 8). Punta a favorire l’ingresso e il posizionamento del Valpolicella Doc sui mercati internazionali, la modifica dell’art. 8 del relativo disciplinare che estende l’uso del tappo a vite anche al Valpolicella con menzioni e/o specificazioni varie (per esempio “Classico” o “Valpantena”) tra i sistemi di chiusura delle bottiglie comprese tra 0,375 e 1,5 litri.

Le principali modifiche dei disciplinari, nel dettaglio/5. Modifica disciplinare Valpolicella Ripasso Doc. Definire la pratica del ripasso; qualificare il prodotto nella piramide della denominazione; eliminare la pratica del contoterzismo delle vinacce. Sono gli obiettivi-guida che il Consorzio Tutela Vini ha esplicitato nel nuovo articolo 5 del disciplinare del Valpolicella Ripasso”. Così Marco Sartori, vicepresidente dell’organismo di Tutela, ha introdotto oggi la nuova norma che stabilisce che il Valpolicella Ripasso debba contenere una percentuale obbligatoria del 10%, fino a un massimo del 15%, di vino atto a diventare Amarone e/o Recioto lasciato sulle vinacce dopo la loro svinatura. “Finalmente, – ha proseguito il vicepresidente – si è fatta chiarezza su una tecnica tanto antica quanto soggetta a diverse interpretazioni. Il criterio adottato nella regolamentazione ora vigente fa riferimento al processo qualitativo di rifermentazione di una denominazione, quella del Valpolicella Ripasso – ha conclusoSartori – che nel decennio 2008-2018 ha registrato un’impennata produttiva del 128%”. L’operazione del Ripasso deve avvenire in un’unica soluzione con una durata minima di 3 giorni. L’articolo 5 stabilisce anche che il vino destinato a Valpolicella Ripasso e le vinacce debbano appartenere allo stesso produttore che effettua, o fa effettuare per proprio conto, le operazioni di rifermentazione per ottenere questa tipologia di vino.

Fonte: Ufficio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella

 

Vendemmia 2019 in Veneto: cantine pronte, uva sana, ora occhio al meteo. Martedì 27 agosto 2019, le previsioni vendemmiali a Legnaro (PD).

La vendemmia 2019 nel Veneto è alle porte e nelle cantine è tutto pronto per accogliere i primi carri carichi d’uva, in particolare nelle aree di produzione di uve Pinot e Chardonnay da destinare alle basi spumante, dove la raccolta inizierà nei giorni 22/23 agosto.

Temperature. Nel frattempo le vigne si stanno “godendo”  il clima mite giunto nelle ultime ore, comprese le piogge ristoratrici che svolgono un ruolo ben maggiore, grazie al microclima che si viene a creare attorno alle piante, rispetto all’irrigazione artificiale. Il grande caldo che ha caratterizzato questa estate, con temperature percepite anche superiori ai 42°/44°, e le non certo abbondanti precipitazioni avevano infatti obbligato i produttori ad intervenire con l’irrigazione assistita che però, come sottolineano gli addetti ai lavori, non vale quanto una bella pioggia. E’ questo il quadro in cui si innesta la 45^ edizione del focus sulle previsioni vendemmiali in Veneto, Italia, Francia e Spagna, promosso da Veneto Agricoltura, assieme a Regione, AVEPA, ARPAV e CREA-VE, in programma il prossimo 27 agosto a Legnaro-Pd (ore 9:30).

Meteo. I viticoltori dovranno stare, però, con il naso all’insù, sperando che in questa fase cruciale per una buona maturazione delle uve il tempo si assesti con il prevalere di giornate calde e soleggiate alternate a notti fresche e arieggiate, il clima ideale per i vigneti. A tal proposito, i tecnici di Veneto Agricoltura segnalano che l’uva Glera (Prosecco) è finalmente arrivata all’invaiatura, vale a dire al momento in cui il frutto cambia colore e inizia la fase di maturazione vera e propria. Come anticipato, i primi grappoli ad entrare in cantina saranno quelli delle uve Pinot e Chardonnay per base spumante che, necessitando di una maggiore acidità, vengono vendemmiate mediamente una settimana prima rispetto alle uve Pinot Nero, Pinot Grigio e Chardonnay per la produzione di vino fermo, la cui raccolta inizierà attorno al 29/30 agosto. La vendemmia proseguirà poi, solo per citare alcuni tra i vitigni più importanti del Veneto, con la raccolta del Merlot e Glera (12/15 settembre), Moscato, Durella e Garganega (20 settembre), Corvina, Corvinone, Rondinella e Cabernet (20/25 settembre).

Al momento i tecnici segnalano uve belle e sane quasi ovunque nel Veneto, tanto che i problemi fitosanitari sono ridotti praticamente all’osso: un’attenzione particolare è rivolta alla cicalina della flavescenza dorata, ma comunque la situazione è sotto controllo. Un discorso a parte va fatto per le tante grandinate registrate nelle ultime settimane nel Veneto. Fortunatamente sono state colpite a strisciate delle aree circoscritte che, complessivamente, non dovrebbero incidere sulla produzione complessiva regionale.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

 

Viticoltura nel Veronese, mercato e scelte vendemmiali 2019

Meno produzioni ma di maggiore qualità con un ritorno alla valorizzazione della vigna. E’ questo il messaggio, in sintesi, emerso dall’incontro “Analisi di mercato e scelte vendemmiali 2019” organizzato lo scorso 15 luglio da Coldiretti Verona alla Cantina Ca’ Rugate di Montecchia di Crosara (Vr).

Gli organizzatori. All’appuntamento sono intervenuti tutti i rappresentanti dei Consorzi di Tutela delle denominazioni veronesi che hanno delineato una panoramica della vitivinicoltura della provincia scaligera a qualche settimana dalla prossima vendemmia. Dopo i saluti di Franca Castellani, vice presidente di Coldiretti Verona, che ha evidenziato la necessità di alzare la qualità delle produzioni con il giusto riconoscimento alle aziende agricole, Domenico Bosco, responsabile settore vitivinicolo della Coldiretti nazionale, ha moderato l’incontro e introdotto i relatori. Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Verona ha detto, nelle conclusioni, che: “E’ necessario il confronto continuo tra i produttori e i Consorzi di Tutela il cui ruolo attivo nell’interpretare il mercato e orientare le scelte produttive è sempre più importante per garantire un’equa distribuzione, valore lungo la filiera”.

Valpolicella. Andrea Sartori, presidente del Consorzio di tutela vini Valpolicella, ha ricordato che “l’evoluzione della produzione è più veloce di quella del mercato. Negli ultimi 10 anni il territorio del Consorzio ha visto crescere la propria superficie vitata di circa il 30%, con un incremento produttivo che sfiora il 40%, e con un +50% di uve messe a riposo per Amarone e Recioto”. Quasi 8.200 sono gli ettari di vigneto e una produzione complessiva della DO di oltre 60 milioni di bottiglie. La produzione di Amarone è di circa 17 milioni bottiglie. “Il Consorzio, inoltre – ha aggiunto Sartori – in sede di assemblea dei soci ha di recente approvato misure straordinarie di riduzione sia delle rese (da 120 a 110 quintali/ettaro) che della cernita delle uve destinate all’appassimento e richiesto il blocco degli impianti per tre anni”.

Chiaretto e Bardolino. Il presidente del Consorzio di tutela del Chiaretto e Bardolino, Franco Cristoforetti, ha sottolineato il successo riscosso dal Chiaretto, con volumi quasi raddoppiati negli ultimi otto anni raggiungendo circa 10 milioni di bottiglie. In controtendenza invece il Bardolino che fa registrare una contrazione dei volumi (-7%) con una produzione di 15-16 milioni di bottiglie. “La doc Bardolino ha iniziato un percorso di valorizzazione che ha portato, lo scorso anno, all’approvazione da parte dell’assemblea dei soci del Consorzio di due disciplinari indipendenti del Chiaretto e del Bardolino, a sua volta suddiviso in tre sottozone. Tale proposta è in attesa dell’iter di approvazione che purtroppo non potremo ottenere per la vendemmia del 2019. Il Consorzio, inoltre, propone una riduzione della Doc Bardolino a 100 quintali ettaro, che sarà discussa all’assemblea della prossima settimana”.

Custoza. Luciano Piona, presidente del Consorzio di tutela vini Custoza, ha ricordato che è stato approvato il nuovo disciplinare che prevede da quest’anno la riduzione da 150 a 130 quintali per ettaro, una nuova possibilità di gestire la base ampelografica, identificando vitigni storici e autoctoni della denominazione e altri aspetti per la commercializzazione del vino. “Abbiamo avuto l’approvazione per la modifica del concetto di ‘taglio d’annata’ – ha detto – che può essere possibile con il vino dell’annata precedente ed entro il 31 dicembre. Il problema principale del Custoza rimane quello della commercializzazione i cui prezzi si attestano su valori che non riescono a remunerare adeguatamente le imprese”.

Lessini Durello. Una realtà in crescita è quella del Consorzio Lessini Durello rappresentato dal presidente Paolo Fiorini. “La denominazione è piccola ma è un gioiello – ha evidenziato – attualmente ci sono poco meno di 400 ettari vitati a Durella. I nuovi disciplinari, in attesa di essere approvati, prevedono una divisione: il vino prodotto con metodo Classico si chiamerà Monti Lessini, mentre la versione Charmat si chiamerà Lessini Durello”. Nel 2018 sono state imbottigliate 1,2 milioni di bottiglie con un trend in crescita che dovrebbe essere quest’anno di 1,5 milioni di bottiglie.

Soave. Importanti novità sono state espresse da Sandro Gini, presidente del Consorzio di tutela del Soave. “Vogliamo riportare il vino Soave a quella visibilità e importanza che ha sempre avuto nella storia – ha detto Gini – con un piano di produzione per un nuovo modo di pensare alla gestione della denominazione. Attualmente si imbottigliano circa 54 milioni di bottiglie in 7000 ettari ma il vino venduto è prodotto in 4000 ettari. Il cambiamento partirà da una nuovo modo di gestire i vigneti, che sono la base produttiva, e comprenderà tutta la filiera. Fondamentale è programmare e impostare il vigneto ancora prima della potatura: quindi scegliere quali vigneti sono più adatti per il Soave e quali per altri vini. La qualità si costruisce in vigneto”.

Lugana. Emanuele Urbani, vice presidente del Consorzio del Lugana, ha evidenziato che l’assemblea del Consorzio ha deliberato l’attivazione di una serie di misure sullo stoccaggio del vino, il controllo dei vigneti al terzo anno d’impianto e il blocco delle rivendicazioni. “A fronte di una dinamicità sul piano commerciale (nel 2018 +9% e nella prima metà del 2019 +15%)– ha precisato –la denominazione del Lugana ha dovuto affrontare per la prima volta uno squilibrio fra l’eccesso dell’offerta rispetto alla domanda di mercato. Ciò è riconducibile all’ampliamento della superficie vitata iscritta alla Doc Lugana: in otto anni, dal 2000, la superficie del Lugana Doc si è infatti quadruplicata fino ad arrivare a quasi 2.500 ettari”.

Arcole e Merlara. Stefano Faedo, presidente del Consorzio Arcole doc e Luigino De Togni, presidente della Doc Merlara hanno evidenziato le potenzialità delle loro denominazioni anche alla luce dei territori che rappresentano.

Venezie. In rappresentanza del Consorzio Doc delle Venezie, Giuseppe Cattarin ha evidenziato che il “2018 è stata la prima vera vendemmia della nuova Doc del Pinot grigio. Affronteremo la vendemmia di quest’anno con preoccupazione per il mercato ma con tranquillità per i risultati produttivi. Il Pinot grigio è un vitigno internazionale con concorrenti anche stranieri e noi esportiamo in Nord America, Regno Unito e Germania. Il nostro impegno è quello di allargare il mercato in nuovi paesi e valorizzare il prodotto anche in Italia”. “E’ importante fare una riflessione – ha concluso Cattarin – e ritornare al vigneto, senza vederlo solo come macchina produttiva ma come nuovo inizio”.

Nuovi strumenti di governo consortili. Domenico Bosco ha concluso che: “Molti Consorzi di tutela stanno applicando nuovi strumenti di governo inseriti nel Testo unico del vino, all’articolo 39. Tale indicazione è stata fortemente voluta dalla Coldiretti perché il successo delle denominazioni passa dal lavoro dei Consorzi e dal legame con i territori”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

Grappa World Award, una distilleria trentina la regina della prima edizione del concorso dedicato alle grappe italiane, il 26 luglio la premiazione a Isera (TN)

E’ la Distilleria Pezzi di Campodenno (Trento), la regina della prima edizione del Grappa World Award, il concorso dedicato alle grappe italiane ideato dall’Associazione Nazionale Città del Vino nell’ambito del concorso enologico internazionale che si è svolto a Frascati dal 30 maggio al 2 giugno di quest’anno.

Spirito del concorso, il legame tra prodotto e territorio. La Distilleria Pezzi ha conquistato una Gran Medaglia d’Oro (punteggio 93.5) con Mèmora 1950 (grado alcolico 43%, maturata in piccole botti legno), e una Medaglia d’Oro (90.75) con la grappa Riserva Barrique 2019 (grado alcolico 41%). “Questa prima edizione del concorso dedicato alle grappe italiane – afferma Paolo Benvenuti, direttore dell’Associazione Città del Vino – è stata un vero e proprio “numero zero”, un esperimento destinato a crescere e a diventare un appuntamento annuale con la rassegna enologica internazionale delle Città del Vino. Vogliamo contribuire a promuovere la qualità dei nostri distillati più prestigiosi sempre mantenendo inalterato lo spirito del concorso, la valorizzazione del legame tra prodotto e territorio”.

La premiazione della prima edizione del Grappa World Award si svolgerà il 26 luglio a Isera (Trento) nella Casa del Vino della Vallagarina, alle ore 18. Interverranno, tra gli altri, il presidente delle Città del Vino Floriano Zambon, il coordinatore delle Città del Vino del Trentino Alto Adige Franco Nicolodi, l’ambasciatore delle Città del Vino Carlo Rossi. Al termine verrà presentato e sarà degustato un particolare drink dal titolo “Gocce di Spirito“.

Fonte: Servizio stampa Associazione Città del Vino