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Valpolicella, ufficiale il blocco totale degli impianti per i prossimi 3 anni, riduzione rese e cernite uve, misure utili all’equilibrio del mercato

Lo scorso 12 luglio la Regione Veneto ha pubblicato sul Bollettino ufficiale regionale (Bur) la richiesta del Consorzio di tutela vini Valpolicella per il blocco totale degli impianti per i vigneti della denominazione per i prossimi 3 anni.

La richiesta, nata con l’obiettivo di riequilibrare il mercato attraverso una gestione controllata della superficie vitata e della relativa capacità produttiva, è stata definita dal cda del Consorzio. “Il successo dei vini della Valpolicella è piuttosto recente e anche per questo ha bisogno di essere gestito al meglio. Negli ultimi 10 anni il territorio ha visto crescere la propria superficie vitata di circa il 30%, con un incremento produttivo che sfiora il 40%, con un +50% di uve messe a riposo per Amarone e Recioto. Servivano scelte coraggiose e coscienziose per garantire la corretta remuneratività della filiera e la tenuta del prezzo medio: per questo in sede di assemblea dei soci abbiamo di recente approvato misure straordinarie di riduzione sia delle rese che della cernita delle uve destinate all’appassimento e richiesto il blocco degli impianti. Una politica contenitiva, questa, in via di adozione anche da parte di altre grandi Doc italiane”, ha detto il presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella Sartori.

La misura, prevista in vigore dal 1° agosto, contempla un periodo transitorio di 6/12 mesi per la messa a punto dei sistemi di controllo da parte delle strutture preposte. Il blocco riguarderà tutto il potenziale viticolo della denominazione (DO) Valpolicella; accanto alle varietà principali (Corvina, Corvinone, Rondinella) saranno infatti comprese anche tutte le varietà complementari ammesse nei disciplinari di produzione. Sono 2.300 i viticoltori della Valpolicella coinvolti nell’erga omnes gestita dal Consorzio; quasi 8.200 gli ettari di vigneto e una produzione complessiva della DO di oltre 60 milioni di bottiglie. La produzione di Amarone è di circa 17 milioni bottiglie per un giro d’affari di 334 milioni di euro, dato che sale a 600 milioni di euro se si considera l’intera denominazione. Prima Dop rossa del Veneto e tra le principali in Italia, la Valpolicella è un esempio di economia agricola, con un valore fondiario che in certe zone supera i 500 mila euro a ettaro e un forte impatto anche sul piano datoriale, con una spesa media aziendale per le retribuzioni dei propri addetti di circa 100mila euro per azienda.

Fonte: Servizio stampa Consorzio Tutela vini Valpolicella

Vino in Cina, l’Australia supera la Francia, Italia sempre lontana

Continua anche nel 2019 la riduzione dell’import di vino in Cina che già l’anno scorso aveva fatto segnare un -2% a valore a fronte di un -8% a volume. Nei primi cinque mesi di quest’anno, il calo è ancora più significativo: -14% se misurato in euro, -18% nelle quantità. Ma la diminuzione non riguarda tutti i vini. Se risulta pesante per i francesi (-31,5% a valori), gli spagnoli (-16,9%) e gli italiani (-12,5%), lo stesso non può dirsi per australiani e cileni che all’opposto crescono rispettivamente del 4,8% e 8,4%.

Il calo nell’import cinese di vini francesi ha riguardato i vini fermi imbottigliati – che rappresentano a volume il 95% del totale – diminuiti a valore di quasi il 34%, mentre ha risparmiato gli spumanti (principalmente Champagne), che all’opposto sono cresciuti di oltre il 24%. La stessa cosa, nel suo piccolo, ha riguardato l’Italia: mentre si sono ridotti gli acquisti a valore del 15% in seno ai vini fermi, quelli relativi agli spumanti hanno fatto registrare un +5%. “Il prezzo gioca un ruolo fondamentale negli acquisti dei vini da parte dei cinesi e gli accordi di libero scambio di cui godono australiani e cileni (che permette loro di entrare in Cina a dazio zero) li favoriscono rispetto ai competitor, anche nei confronti dei più blasonati francesi che fino a qualche anno fa sembravano immuni da queste logiche concorrenziali”, dichiara Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor.
Ne è riprova quanto accaduto all’import di vini statunitensi in questi primi cinque mesi: la guerra commerciale combattuta da Trump con la Cina a colpi di aumenti tariffari alle frontiere ha portato le vendite di vini Usa sul mercato cinese a -54% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: una bella botta per i produttori americani!

Investimenti australiani. E’ invece fuori di dubbio come l’Australia abbia deciso di investire pesantemente sul mercato cinese, tanto da farlo diventare il primo mercato di sbocco dei propri vini. Oggi il 40% dei ricavi derivanti dalle vendite oltre frontiera dei vini fermi imbottigliati australiani deriva proprio dalla Cina quando dieci anni fa tale incidenza non arrivava al 4%. “Ma il sorpasso australiano ai danni della Francia può anche essere interpretato come un cambiamento nelle modalità di consumo dei vini da parte dei cinesi, un segno di maturità e maggior consapevolezza negli acquisti, non più dettati solo dalla ricerca di status e notorietà, ma di qualità al giusto prezzo. E, in questo caso, il vino italiano può giocare la sua partita, a patto di farsi conoscere dal consumatore cinese” ha aggiunto Pantini.

La riduzione che ha interessato l’import dei vini italiani sul mercato cinese non ha fortunatamente trovato analogie sugli altri principali mercati mondiali. Restando in tema di mercati terzi, l’import di vini dall’Italia è cresciuto – sempre a valore e nei primi cinque mesi del 2019 – di quasi il 10% in Giappone, del 2% in USA, Svizzera e Norvegia e dell’1% in Canada. Percentuali significative di incremento in Corea del Sud (+18%) e Brasile (+4%), anche se il “peso” di questi mercati è ancora marginale sulle nostre esportazioni complessive (meno dell’1%). Sul fronte degli altri mercati – con dati però disponibili al primo quadrimestre 2019 – si evidenzia una buona crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente delle importazioni di vino dal nostro paese in Russia (+9%), Francia (+4%) e Regno Unito (+2%), mentre in Germania si assiste – ormai purtroppo come consuetudine da alcuni anni – ad un calo del 2%.

Fonte: Nomisma Wine Monitor su dati doganali

Prosecco Doc, riclassificate le riserve vendemmiali ed obbligo del logo della denominazione sull’etichetta

Entro due anni tutti i soci del Consorzio Prosecco Doc dovranno apporre sulle loro etichette il logo della denominazione Prosecco Doc, fino ad oggi facoltativo. È una delle misure decise per contrastare i rischi di contraffazione e di uso improprio di denominazioni che richiamano l’origine italiana dei prodotti, il cosiddetto «italian sounding».

Riclassificazione riserve vendemmiali. Inoltre l’assemblea dei soci ha dato mandato al presidente Stefano Zanette di chiedere alla Direzione agroalimentare delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia di riclassificare gli ettolitri della riserva vendemmiale da Prosecco a «vino bianco con o senza indicazione geografica», visto che le giacenze messe da parte come riserva vendemmiale si ritengono superflue e diventa opportuno riclassificarle in modo tale che il vino da esse ottenuto non sia più atto a produrre Prosecco. Ad essere esclusa dalla richiesta sarà soltanto la componente di riserve vendemmiali destinate a diventare Prosecco biologico. La decisione, prevista dalle leggi delle due Regioni, viene presa in un’ottica di regolazione delle vendite e di mantenimento del prezzi al di sopra di determinati valori. Per il Prosecco Doc fra gennaio e maggio 2019 gli ettolitri imbottigliati sono stati superiori del 5,5% rispetto all’anno precedente, in piena corrispondenza con le previsioni del Consorzio. «L’andamento climatico degli ultimi mesi ci ha fatto uscire indenni dal pericolo di gelate e la produzione va quindi a soddisfare i 180 quintali per ettaro previsti dal disciplinare. I pronostici sulla vendemmia 2019 e l’andamento del mercato, dunque, ci hanno indotto a chiedere la riclassificazione a ‘vino bianco’ ciò che era stato accantonato in via prudenziale», ha dichiarato Zanette.

Fonte: Garantitaly.it

Innovazione in viticoltura ed enologia, il 2 luglio 2019, a San Pietro in Cariano (Vr) formazione in campo con macchine green e workshop de L’Informatore Agrario. Ad organizzare l’evento, il Consorzio tutela vini Valpolicella, che in assemblea ha ridotto rese di produzione per la vendemmia 2019.

Martedì 2 luglio a San Pietro in Cariano (VR), nella Tenuta Pule (via Andrea Monga), dalle 9:30 alle 16 (ingresso libero) si svolgerà Valpolitech in vigneto, primo di due eventi annuali – l’altro, Valpolitech in cantina, si svolgerà il 10 settembre 2019 – sull’innovazione tecnologica in viticoltura e in enologia organizzata dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella.

In esposizione. Ci saranno le macchine agricole ‘green’ come quelle per la gestione meccanica dell’erba sulla fila, le macchine irroratrici, macchine e prodotti per il sovescio, le attrezzature per la gestione della chioma, i droni per i rilevamenti oltre ai nuovi sistemi gestionali, alla sensoristica innovativa e alle energie alternative. Il 2 luglio, spazio anche alla formazione in campo con le prove pratiche dei macchinari tra i filari, e in aula con due workshop organizzati in collaborazione con L’Informatore Agrario, media partner dell’evento: “Il sovescio per equilibrare la fertilità dei suoli in vigneto” alle ore 14:00 e “Le alternative per la difesa sostenibile del vigneto” alle ore 15:00.

Contenimento della produzione. Il Consorzio, che rappresenta oltre l’80% dei produttori che utilizzano la denominazione ‘Valpolicella’, lo scorso 19 giugno ha tenuto l’assemblea dei soci di approvazione bilancio – 2,1 milioni di euro il fatturato dello scorso anno, su cui incidono in particolare le iniziative di promozione in Italia e all’estero oltre che le azioni di tutela dei marchi – e ha ratificato decisioni legate alle politiche di contenimento delle produzioni della D.O., già oggetto di delibere in Consiglio, e ora al vaglio della Regione Veneto. Approvate la riduzione per la vendemmia 2019 della resa totale per ettaro (110 quintali, anziché 120) e la riduzione della cernita per la messa a riposo delle uve per la produzione di Amarone e Recioto al 40% (da disciplinare è al 65%), cernita che però può crescere del 5% per le aziende certificate bio o RRR. Per il presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, Andrea Sartori: “Si tratta di misure contenitive strategiche per garantire qualità e redditività di una filiera che, negli ultimi 10 anni, ha visto crescere di quasi il 30% la superficie dei propri impianti. Per questo motivo – ha proseguito Sartori -, a salvaguardia dell’esclusività in particolare del nostro prodotto di punta, l’Amarone, stiamo dialogando con la Regione per importanti decisioni legate alla gestione in equilibrio del nostro vigneto”.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela Vini Valpolicella

 

Vigneto veneto 2019 in ritardo di 15 giorni ma carico d’uva. Difficoltà di gestione del vigneto bio dopo la riduzione Ue del rame per ettaro.

La vendemmia 2019 si annuncia posticipata di circa 10/15 giorni rispetto allo scorso anno, mentre dal punto di vista quantitativo non rispetterà la ciclicità che la vorrebbe scarsa, riportandola invece su livelli normali/abbondanti, comunque inferiori al 2018 (ma ben superiori al 2017). Sono queste le principali informazioni emerse lo scorso 13 giugno a Conegliano (TV) al CIRVE dell’Università in occasione del primo focus del Trittico Vitivinicolo 2019, ormai “storico” evento in tre tappe (giugno, agosto, dicembre) promosso da Regione e Veneto Agricoltura, con ARPAV, AVEPA, CREA-VE e Università di Padova-CIRVE.

Il vigneto veneto è alle prese con le conseguenze delle abbondanti precipitazioni di aprile e maggio, due mesi caratterizzati anche da temperature al di sotto della media stagionale. Con l’arrivo, proprio in questi giorni, di temperature tipicamente estive e una forte concentrazione di umidità relativa è però esplosa non solo la naturale fase vegetativa delle piante ma anche il rischio di infezioniperonospora e oidio su tutte – rimaste finora silenti. Se prevarrà il bel tempo nei prossimi 10/15 giorni, è concreta la possibilità di andare incontro ad una annata vitivinicola più che soddisfacente.

Nel corso del convegno “Clima e viticoltura: verso la fine di una alleanza?”, questo il titolo dell’evento rivolto a viticoltori, tecnici e operatori del settore, è stato fatto il punto sull’anomalo andamento meteo dell’annata vitivinicola 2018/2019 (Francesco Rech dell’ARPAV), nonché sullo stato del vigneto alla vigilia dell’estate e fornite le prime indicazioni di produzione a livello regionale (Diego Tomasi – CREA-VE).

Vigneti bio. Sono state affrontate, inoltre, alcune importanti questioni quali la sempre più difficile gestione dei vigneti biologici dovuta alle recenti normative europee che obbligano la riduzione dell’uso di rame per ettaro e che stanno mettendo in difficoltà i viticoltori alle prese con stagioni spesso molto piovose.A questo proposito, Luisa Mattedi, della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Tn), ha presentato le esperienze condotte sul campo facendo il punto sulle conoscenze attuali e le prospettive future della gestione biologica del vigneto, sostenendo che nonostante le numerose sperimentazioni condotte (poltiglia bordolese, estratto di buccia di agrumi, ossicloruro di rame, ecc.) i risultati sembrano non soddisfacenti a riportare la situazione al controllo del vigneto biologico. La conferma è arrivata anche da Christian Marchesini, produttore biologico in Valpolicella e vicepresidente dell’Area Vino di Confagricoltura nazionale, che ha rimarcato le difficoltà in cui si trovano ad operare oggi i produttori vitivinicoli biologici e la necessità inderogabile di un supporto sempre più importante da parte degli Enti di ricerca.

Professionalità in vigna. Interessante anche quanto riportato da Tomasi in relazione al tutto sommato soddisfacente stato vegetativo delle piante, dovuto anche all’estrema professionalità dei viticoltori veneti che hanno saputo operare in vigna in questi difficili mesi di aprile e maggio difendendo le colture e la produzione. Infine, Andrea Battistella, del Consorzio di Tutela del Prosecco DOC, ha ribadito l’importanza di gestire la produttività in vigneto nel rispetto dei disciplinari.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

 

13 giugno 2019, a Conegliano (TV) il primo appuntamento del trittico vitivinicolo 2019

Le abbondanti precipitazioni e le basse temperature che hanno caratterizzato questa anomala primavera hanno creato non poche preoccupazioni anche al settore vitivinicolo. L’apparato radicale delle viti sta infatti facendo i conti con un terreno esageratamente umido per le abbondanti precipitazioni di maggio, mentre la vegetazione appare in sofferenza per le basse temperature fin qui registrate. Il risultato, al momento, è un ritardo dello stato fenologico di un paio di settimane rispetto al periodo di germogliamento.

Quale viticoltura praticare in stagione piovose? Una situazione, questa, che i tecnici di Regione, Veneto Agricoltura e CREA-VE stanno seguendo giorno per giorno in vista del primo focus del Trittico Vitivinicolo Veneto organizzato dall’Agenzia regionale come tradizione a Conegliano (Tv), nella sede dell’Università (CIRVE), il prossimo 13 giugno (ore 9,30). L’incontro, rivolto in particolare ai produttori, analizzerà non solo il rapporto negativo che si è venuto a creare tra l’andamento climatico e la viticoltura, ma soprattutto quale tipo di viticoltura è ancora possibile praticare di fronte a stagioni piovose come quella di quest’anno.

Il programma dell’incontro si presenta interessante fin dal primo intervento, quello di Francesco Rech del Servizio Meteorologico dell’ARPAV che farà  il punto sull’andamento meteo registrato nel Veneto nel corso del primo semestre dell’anno; a seguire, Luisa Mattedi, della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Tn), parlerà  invece delle conoscenze attuali e delle prospettive future della gestione biologica del vigneto, anche alla luce delle nuove normative europee che dimezzano la quantità di rame utilizzabile per ettaro; tema che sarà approfondito attraverso la presentazione di un’esperienza diretta, quella di Christian Marchesini, produttore in Valpolicella, che spiegherà se oggi è ancora possibile gestire un vigneto in conduzione biologica. Infine, Andrea Battistella del Consorzio di Tutela Prosecco Doc farà  il punto sulla gestione della produttività in vigneto nel rispetto dei disciplinari, mentre Diego Tomasi del CREA-VE di Conegliano analizzerà  lo stato vegetativo del vigneto veneto di fronte all’andamento di questa primavera così anomala.

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

 

Vulcanei, il più grande banco d’assaggio di vini da suolo vulcanico, apre il 19 maggio 2019 a Bastia di Rovolon (PD)

suoli vulcanici

Vulcanei, rassegna di vini da territori vulcanici apre domenica 19 maggio, alla Tenuta Frassanelle a Bastia di Rovolon (PD). La manifestazione – organizzata dal Consorzio Vini Colli Euganei in collaborazione con la Strada del Vino – nella sua quarta edizione assume un significato particolare per la denominazione Colli Euganei che, istituita nel 1969, festeggia i suoi primi 50 anni.

Collocati sul “parellelo del vino”. “Il nostro intento per il prossimo futuro – racconta Marco Calaon, presidente del Consorzio Vini Colli Euganei – è quello di rafforzare l’identità dei nostri vini fortemente determinata dal territorio e dai suoli di origine vulcanica. Un territorio incontaminato dove il paesaggio è ancora oggi fatto di borghi, boschi, vigneti e oliveti, dove le cantine sono rimaste laboratori artigianali affacciati sui loro vigneti che, non superando il 10% dell’intero comprensorio, garantiscono un perfetto equilibrio naturale di microclimi, con relativa fauna e flora. Siamo collocati sul “parallelo del vino”, il 45°, dove le condizioni climatiche sono ottimali per la produzione e la maturazione dei rossi. Inoltre le nostre viti affondano le radici in suoli di origine vulcanica, un plus che dona carattere e longevità ai nostri vini”.

La manifestazione è il più grande banco d’assaggio di vini da suolo vulcanico, un’occasione unica per degustare tutti nello stesso luogo i vini provenienti dalle aree vulcaniche italiane e degli ospiti speciali Azzorre, Canarie e Santorini. Nella Tenuta Le Frassanelle saranno presenti le aziende dei Colli Euganei (26), quelle delle altre aree vulcaniche italiane ed estere e le collettive di 5 Consorzi di tutela in rappresentanza di numerosi produttori, per un totale di più di 50 aziende. La scoperta dei vini e dei loro territori ai banchi d’assaggio sarà corroborata da una Masterclass con John Szabo, esperto di vini vulcanici mondiali, da altre degustazioni guidate a cura dell’Ais Veneto e dalla proposta di prelibatezze euganee.

Quattro degustazioni guidate a cui è possibile prenotare la partecipazione. Ore 15.45 Master Class a cura di John Szabo “Figli della luce e della lava: 12 particolarissime espressioni scelte tra montagne e mari” . In inglese con traduzione abstract in italiano – Prenotazione obbligatoria: info@vulcanei.wine, 388.3029843 Tasting guidati dall’Ais Veneto 11.15: Dalle Apianae: Vulcaniche aromaticità 12.45 “Bianche”: Laviche suggestioni. 14.15 Espressioni magmatiche rosse. Prenotazione obbligatoria: info@vulcanei.wine, 388.3029843 Domenica 19 maggio 2019 dalle 10.30 alle 20.00. Programma, lista delle aziende presenti e altre info si trovano  sul sito www.vulcanei.wine

Fonte: Ufficio stampa Consorzio Vini Colli Euganei

 

 

4 aprile 2019, in Valpolicella confronto fra donne professioniste nel settore vinicolo e della proprietà intellettuale. Di circa 3 miliardi di euro il valore perso nel comparto vino in seguito alle contraffazioni.

La proprietà intellettuale e l’innovazione tra vino e vigneti saranno al centro della 13^ giornata internazionale “Women in Intellectual Property Networking event”, l’appuntamento delle donne professioniste della proprietà intellettuale, in programma il 4 aprile in contemporanea in tutto il mondo e che quest’anno approda per la prima volta in Valpolicella, nel Veronese.

Parterre al femminile. Il convegno (ore 16.30 presso Villa Brenzoni-Bassani, viale del Marmo 10 – Sant’Ambrogio di Valpolicella, VR) è organizzato e promosso nel nostro Paese da Società Italiana Brevetti (SIB) in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini Valpolicella relativamente al debutto della tappa veronese e vedrà confrontarsi sul tema dell’innovazione donne professioniste nel settore vinicolo e della proprietà intellettuale. Tra queste: Marta Manfrin (consulente Europeo in Brevetti – Società Italiana Brevetti); Olga Bussinello (direttore del Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella); Annarita Nicoletto (consulente legale esperta di diritto vitivinicolo e sommelier ASSP Zurigo); Elena Zeni (amministratrice Cantine fratelli Zeni); Roberta Urso (Cantine Settesoli) e Chiara Lungarotti (amministratore delegato della Lungarotti Soc. Agricola a r.l.) con la partecipazione di Rosita Pepe, avvocato dell’Associazione Viva Lab.

Il commercio globale di beni contraffatti, oggi, vale oltre 430 miliardi di euro all’anno, pari al 2,5% delle importazioni in tutto il mondo. È di 35,6 miliardi di euro, invece, il valore del commercio mondiale di prodotti contraffatti e pirata che hanno violato marchi registrati italiani, cifra che vale il 4,9% delle vendite nazionali ed estere del settore manifatturiero italiano. Ammonta a 25,1 miliardi di euro la perdita delle aziende italiane per mancate vendite imputabili alla violazione dei diritti di proprietà intellettuale nell’ambito del commercio mondiale (3,1 % delle vendite totali registrate dalle stesse aziende). Nel caso specifico di vino e spirits, una ricerca condotta dall’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) rileva che sono 2,7 i miliardi di euro persi direttamente dal settore, pari a quasi il 7% del totale vendite (fonte: rapporto OECD 2018  “Il commercio di beni contraffatti e l’economia italiana: Tutelare la proprietà intellettuale dell’Italia”, realizzato dall’OCSE).

Protezione della denominazione all’estero. “Il Consorzio Vini Valpolicella – spiega Olga Bussinello, direttore del Consorzio – solo nell’ultimo triennio, per tutelare le dop e registrarne i marchi collettivi all’estero ha sostenuto una spesa complessiva di oltre 500 mila euro. La tutela delle nostre denominazioni non è solo un ruolo istituzionale del Consorzio, ma è un’attività alla quale dedichiamo risorse economiche e professionali. Non da ultimo, abbiamo siglato una collaborazione con il Mipaaft con cui abbiamo una convenzione”. La giornata Women in Intellectual Property Networking Event è un’iniziativa promossa dal Women in IP Law Committee dell’AIPLA (American Intellectual Property Law Association), con l’obiettivo di sostenere e rafforzare il ruolo delle donne nella tutela della proprietà intellettuale in generale, creando al contempo opportunità di leadership per le stesse. L’evento si svolgerà in 21 Paesi, dagli USA al Sud America e all’ Europa, fino alla Cina e all’Australia. La sessione di lavoro si concluderà con un collegamento con altri eventi Women in IP Networking. A seguire, una degustazione di vini della Valpolicella. La partecipazione all’evento è gratuita e può essere richiesta scrivendo a eventi@sib.it.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella

 

 

 

Viticoltura: nel 2020 la Regione Veneto mette a bando 13,3 milioni per la ristrutturazione dei vigneti

Ammontano a 13,3 milioni di euro i contributi disponibili per i viticoltori che provvedono alla riconversione e ristrutturazione dei vigneti. La Giunta regionale del Veneto ha definito modalità di bando e dotazione finanziaria per questa misura cardine del piano nazionale di sostegno al settore vitivinicolo. Il provvedimento passa ora all’esame della competente commissione consiliare, prima della sua definitiva approvazione e pubblicazione.

Potranno concorrere ai contributi le spese sostenute dai viticoltori veneti per la riconversione varietale, la ristrutturazione mediante diversa collocazione o modifica della forma di allevamento, il miglioramento delle tecniche di gestione dei vigneti per renderli, ove possibile, idonei alla meccanizzazione ispirandosi ai principi della viticoltura sostenibile.

Le domande dovranno essere presentate ad Avepa entro il 30 aprile mentre la conclusione delle operazioni e la presentazione della domanda di saldo dovrà avvenire entro il 30 maggio 2021. “Abbiamo provveduto a rideterminare la dotazione finanziaria disponibile – spiega l’assessore all’agricoltura Pan – in modo da coprire gli impegni presi per liquidare i saldi delle annualità precedenti. Anche per quest’anno è previsto il finanziamento dell’80 % come anticipo, su fideiussione, e il restante 20% a saldo, a valere sui fondi previsti dalle dotazioni comunitarie dei successivi esercizi finanziari”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

18 febbraio 2019, vigneti e vini resistenti protagonisti a Montebelluna (TV)

piantine di Glera resistenti del Crea

Le varietà di viti resistenti alle malattie registrate in Europa sono 370 e anche l’Italia comincia a compiere grandi passi in avanti. Le viti resistenti si stanno moltiplicando nei vigneti sperimentali, nei vivai e anche nelle aziende che commercializzano i primi vini prodotti da viti resistenti (e quindi senza trattamenti) con un ottimo successo, soprattutto all’estero. Un segnale che il futuro della vite è tracciato, come si spiegherà nel convegno “Vite: il futuro è resistente?” promosso da Confagricoltura Treviso, che si svolgerà lunedì 18 febbraio alle 16 a Villa Luisa Francesca, a Montebelluna (TV).

Interventi. L’introduzione sarà affidata a Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Treviso. Quindi Riccardo Velasco, direttore del Crea di Conegliano, parlerà di “L’origine delle varietà resistenti”, Giovanni Pascarella, di Extenda Vitis, si soffermerà sugli aspetti viticoli, Alexander Morandell, del vivaio Tutzer e Daniele Ceccon, dei vivai Rauscedo, sugli aspetti vivaistici e l’enologo Emanuele Serafin sugli aspetti enologici; Michele Zanardo, presidente del Comitato nazionale vini, approfondirà gli aspetti legislativi e l’inquadramento normativo; infine Robert Spinazzè, fondatore in Friuli Venezia Giulia della costola regionale dell’associazione internazionale Piwi e Daniele Piccinin, dell’azienda Le Carline, racconteranno le loro esperienze in campo e commerciali. In chiusura si potranno degustare alcuni dei vini prodotti con varietà tolleranti.

Tematiche. Verranno presentati in anteprima i risultati del vigneto sperimentale dell’istituto agrario Sartor di Castelfranco Veneto, avviato nel 2014, dove sono presenti una ventina di varietà di viti resistenti tra uva bianca e nera, selezionati dalle Università di Friburgo e Udine, che vengono seguite anche dagli studenti a scopo didattico. Dai dati emergerà qual è il loro effettivo grado di resistenza alle malattie, quali sono i parametri qualitativi dell’uva e del vino e come i vitigni si sono comportati sul territorio trevigiano. Questi vitigni, al termine della sperimentazione, potrebbero essere impiegati sia nell’ambito della viticoltura biologica, sia nei vigneti convenzionali soprattutto nei siti sensibili come scuole, asili e abitazioni. Ci saranno anche le esperienze dei vivaisti, che stanno facendo sperimentazione andando incontro a una domanda crescente di vitigni resistenti, un ramo che in Italia sta diventando sempre più importante. Presente pure l’azienda agricola Le Carline, con un vigneto sperimentale autorizzato dalla Regione Veneto che ha già prodotto 30.000 bottiglie di vino “resistente” e che quest’anno debutterà con il primo spumante dolce. Vini che hanno un grande appeal all’estero e che sono considerati alla stessa stregua dei biologici, in quanto esenti da trattamenti per quanto riguarda peronospera e oidio. Un movimento che sta crescendo, come racconterà un viticoltore, presentando anche l’associazione internazionale Piwi, che raccoglie produttori e ricercatori che si stanno dedicando alle varietà di viti resistenti alle crittogame.

Progetto Gleres. Si parlerà anche del lavoro di sperimentazione del Crea-Ve – Centro di ricerca, viticoltura ed enologia, che quest’anno metterà in campo le prime piantine ottenute dagli incroci con i parentali resistenti alle malattie nell’ambito del programma Gleres, promosso da Confagricoltura Treviso, progetto che punta a produrre piantine di Glera resistenti a malattie come la peronospera e lo oidio.
Infine saranno offerti in degustazione i vini dell’etichetta Resiliens, prodotti da uve ottenute dopo diversi incroci tra vitigni del Nord Europa e vitigni antichi del territorio venetoe dell’azienda Terre di Ger, con vigneti resistenti in Friuli e a Mansuè, attualmente tra le prime in Italia nel settore con 20 ettari in produzione che raddoppieranno entro un anno. “Il futuro sarà sempre più resistente”, riassume Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Treviso e Veneto . “La vitivinicoltura dovrà essere sempre più attenta alla tutela degli ecosistemi e delle risorse naturali e in questo senso le nuove varietà resistenti alle malattie, ottenute da incroci con parentali e non geneticamente modificate, sono la risposta ottimale. Potranno infatti ridurre le perdite produttive in modo sostenibile e diminuire i costi di gestione del vigneto”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Treviso