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Vini Lison-Pramaggiore (Ve), i terreni ricchi di “caranto” donano aromi e qualità, l’esperienza dei soci ARGAV nella cantina di Toni Bigai

Soci Argav da Toni Bigai

I soci ARGAV partecipanti alla lezione in vigna da Toni Bigai

(di Omar Bison) Proseguono gli appuntamenti in azienda del sodalizio Argav-Unaga e FIS Veneto. Dopo il corso sul vino e la vitivinicoltura specifico per comunicatori e giornalisti, la ripresa delle giornate didattiche si è svolta presso l’Azienda “A Mi Manera” di Toni Bigai zona Lison – Pramaggiore (VE).

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Soci Argav in visita alla cantina A Mi Manera

Personaggio eclettico, originale, fantasioso e comunque innamorato del vino e della viticoltura al punto da sforzarsi sempre e comunque di viverlo e produrlo “a modo suo”. Durante la lezione, svoltasi soprattutto in vigneto alla presenza, tra gli altri, del prof. Giovanni Cargnello, agronomo ed enologo di fama e di Riccardo Fabbio, sommelier, si è parlato di qualità in vigna: dalla scelta della cultivar al clone, dal portainnesto al il sesto di impianto, dai diversi sistemi allevamento  alle potature verdi e secche. Una sola certezza: la cura del vigneto e le scelte colturali determinano la qualità dell’uva, che sta alla base della qualità del vino.

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Soci ARGAV in visita alla cantina A Mi Manera di Toni Bigai

Filosofia della cantina: raccogli il grappolo che vorresti mangiare. “Dico sempre ai collaboratori impegnati nella vendemmia – sostiene Toni Bigai – di non raccogliere grappoli di uva, che non mangerebbero”. La giornata è proseguita con la degustazione didattica, accompagnati dai sommelier della FIS Veneto, Massimiliano Masini e Antonio Iodedo, che hanno presentato e accompagnato l’assaggio di “Ghemme” e “Gattinara”, esaltandone i punti in comune a partire dal vitigno (nebbiolo), ma anche rilevando le caratteristiche organolettiche specifiche e in particolare l’influenza dei terroir di riferimento. Tra i vini di Bigai sono stati degustati: ”A mi manera” bianco (ottenuto da una base di uve Tocai Friulano, macerate nella buccia congiuntamente a piccoli quantitativi di uve Malvasia Istriana, Chardonnay, Piccolit Friulano), vino battonato (rimontato settimanalmente nei propri lieviti) per otto mesi circa fino ad avere profumi ed ampiezza del gusto di notevole spessore; a seguire,  Tai 2014 e Chardonnay.  

La zona “Lison-Pramaggiore”, è caratterizzata da terreni pianeggianti, venutisi a creare nel corso dei millenni ad opera delle glaciazioni e dei successivi depositi alluvionali, trasportati dalle acque di scioglimento degli antichi ghiacciai, che andavano ritirandosi. Inoltre, negli stessi terreni, si riscontra, a debole profondità, la formazione di vari strati di aggregazione di carbonati, da cui ne esce il tipico detto locale “terreni ricchi di caranto“. È proprio in questi terreni che si riconferma ciò, che è conosciuto da tempo e cioè che i terreni ricchi di calcio producono vini pregiati, ricchi di sostanze aromatiche.

Vino: Testo unico approvato in Commissione Agricoltura alla Camera

Vino con grappoloL’approvazione in commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati del Testo unico del Vino rappresenta un importante passo in avanti condiviso da tutta la filiera. L’Italia punta così ad avere una sola norma di riferimento per il settore vitivinicolo, unificando, aggiornando e razionalizzando le leggi esistenti.

Semplificazione burocratica. Il Testo unico vuole essere uno strumento di riferimento per la strategia italiana di rafforzamento del nostro vino e del percorso di semplificazione burocratica che si sta portando avanti. Ora è necessario procedere velocemente nell’iter parlamentare per arrivare presto alla approvazione definitiva di questo importante documento che si rivolge ad un settore che vale più di 14 miliardi di euro e che in questi anni ha dimostrato di essere a tutti gli effetti un modello.

Fonte: Europe Direct Veneto

Nuovi vitigni “super” resistenti ai cambiamenti climatici e alle malattie, se ne è parlato a Vinitaly 2016

Vigneto a Conegliano (TV)

Vigneto a Conegliano (TV)

Nuovi progressi dalle biotecnologie per aiutare i vitivinicoltori a coltivare uve con minor uso di fitofarmaci e ottenere vini sostenibili a vantaggio della salute dei consumatori. Se ne è parlato a Vinitaly 2016 nel convegno organizzato da L’Informatore Agrario in collaborazione con la manifestazione, Crea ed Ersa.

Potenzialità, limiti e prospettive delle viti resistenti. E’ questo un tema di grande attualità in un momento storico felice per il vino italiano, basti pensare che sono stati richiesti 66.000 ettari di autorizzazioni per la coltivazione della vite, di cui 40.000 tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, due regioni sensibili all’impiego di varietà frutto di incroci e resistenti alle malattie per coniugare salute e business. “Dopo che l’UE ha introdotto una direttiva per ridurre l’impatto e i rischi legati all’uso dei prodotti fitosanitari, la difesa integrata è diventata un must, sono nati norme locali e protocolli viticoli di eccellenza, ad esempio in Valpolicella e in Valdobbiadene – spiega Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario. ”L’aumento della temperatura di circa 2°C nelle principali zone viticole e la comparsa di nuove malattie come la virosi del Pinot grigio oggi impongono di pensare a nuove soluzioni a basso impatto ambientale coome l’impiego di varietà resistenti naturalmente”.

Università di Udine, registrate 10 varietà di vitigni resistenti alle malattie. “In Europa la viticoltura occupa il 3% della superficie agricola e impiega il 65% di tutti i fungicidi in agricoltura (68.000 ton all’anno) (Eurostat, 2007) – ha spiegato Raffaele Testolin, dell’Università di Udine. Per fortuna alcuni ricercatori da 150 anni lavorano per ottenere varietà ottenute da incroci di viti che oggi sono cloni degli originali e garantiscono resistenza alle malattie e al clima con ottime performance in campo”. In particolare dal 1998 l’Università di Udine ha introdotto oltre 800 accessioni di vite in collezione, lavorando sul genoma. Dieci le varietà registrate, metà a bacca bianca e metà a bacca rossa: da Sauvignon a Cabernet Sauvignon a Merlot a Tocai friulano.

Registrate varietà resistenti anche in Trentino. Siccità, eccessiva piovosità sono gli eventi metereologici estremi che oggi affliggono la viticoltura,  emergono anche problematiche legate ai nuovi ambienti dove coltivare la vite nel mondo. “La variabilità e la biodiversità favoriscono il miglioramento genetico della vite – ha detto Marco Stefanini, della Fondazione E. Mach. Tra il 1999 e il 2010 abbiamo individuato 270 genotipi resistenti alla botrite e ai marciumi, oggi abbiamo circa 20 prototipi di viti resistenti ottenute da Teroldego e Marzemino; abbiamo inoltre iscritto nel Registro nazionale delle varietà Rebo, Sennen, Gosen e Goldtraminer”.

Legislazione, non va di pari passo con la ricerca. Fervida, peraltro, la ricerca su portainnesti super performanti, come ha testimoniato Lucio Brancadoro, dell’Università di Milano. “Oggi le scienze omiche offrono la possibilità in genomica di studiare dal DNA al fenotipo, individuando le variazioni specifiche ed effettuando modificazioni mirate nei singoli geni – ha spiegato Michele Morgante, dell’Università di Udine. La cisgenica permette inoltre di inserire uno o pochi geni che determinano la resistenza in varietà già esistenti”. Ma se gli studi sono in fase avanzata, la legislazione sulle viti resistenti non lo è altrettanto. “Oggi si possono utilizzare i vini ottenuti da varietà resistenti solo dove sono ammesse alla coltivazione e per vini da tavola o a indicazione geografica, dove c’è una nuova apertura in ambito europeo” ha detto Paolo Giorgetti, del MIPAAF, ufficio DISVR. Blocco, invece, sull’impiego delle varietà resistenti per i vini Docg e Doc in ambito UE. Una nuova importante strada verrà però tracciata a partire dai nuovi progetti legati al finanziamento attribuito dal Mipaaf al Crea. “I 21 milioni di Euro per la ricerca triennale finalizzati anche alle biotecnologie puntano a fare riacquistare agli studiosi italiani il ruolo di leadership che avevano vent’anni fa – ha detto Alessandra Gentile, delegato del Crea. La sfida è usare le biotecnologie e i progetti di sequenziamento dei genomi per realizzare varietà resistenti a malattie, stress abiotici e migliorare la qualità sia dal punto di vista organolettico sia nutrizionali in vitivinicoltura e in molte filiere tipiche dell’agroalimentare made in Italy”.

Di genetica e, in particolare, di biogenetica, si parlerà sempre di più in futuro. “Dalla collaborazione tra ricerca e mondo produttivo potranno nascere le premesse per conoscere e sfruttare il potenziale che nasce dalla conoscenza degli aspetti “sommersi” della vite, a vantaggio non solo della resistenza ma anche della qualità– spiega Attilio Scienza, del Disaa dell’Università di Milano – “Per avere efficacia e vincere le resistenze dei Paesi mediterranei, l’Italia, che ha un ruolo pionieristico, dovrà però estendere gli studi anche al Sud, vincendo i timori per la coltivazione della vite in ambienti non tradizionali”.

Cosa ne pensa il  mondo vitivinicolo. Le varietà registrate resistenti alle malattie hanno DNA simili alla Vitis vinifera, minori costi di produzione e oggi sono coltivate in Lombardia, Veneto, Bolzano e a Trento. “Oggi i progressi della ricerca sono stati recepiti – ha detto Luigino Bertolazzi, di Assoenologi. Se 100 anni fa eravamo in piena crisi filosserica, ci troviamo nel momento della sostenibilità per far recuperare alla terra quanto le abbiamo rubato. Tra gli esempi più eclatanti in chiave sostenibile cito quelli ottenuti dalla Valpolicella con programmi di difesa basati sulla confusione sessuale”. “L’Alto Adige è pionieristico con vini imbottigliati ottenuti da varietà resistenti – Christian Scrinzi, del GIV. Trentino e Friuli si stanno muovendo bene. Il Sud si sta chiedendo cosa piantare. In generale vi è una forte esigenza di vini senza chimica sia in campagna sia in cantina”. “Ci troviamo di fronte a normative diverse da Paese a Paese e regione e regione – spiega Eugenio Sartori, Vivai Cooperativi Rauscedo. A livello europeo abbiamo ottenuto l’approvazione dalla Germania e dalla Repubblica Ceca per vini da tavola igt. In Friuli venezia Giulia dopo test durati 10 anni siamo ancora fermi. La legislazione dovrebbe essere al passo con il mercato, altrimenti rischiamo di perdere terreno prezioso”. “Il mondo sta remando a occhi chiusi per il biologico e contro gli Ogm – ha detto  Antonio Cesari (Anga – Confagricoltura). Dobbiamo fare invece comprendere le opportunità vere del biologico e il significato in ambito scientifico della cisgenetica senza ostracizzarla”. “Il mondo vitivinicolo e i consorzi ripongono massima fiducia nella ricerca – ha commentato Arturo Stocchetti (Uvive). Le aziende sono molto favorevoli se si effettuano meno trattamenti, il terreno migliora le sue performance e si rispetta l’ambiente contenendo i costi”.

Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario

Conegliano-Valdobbiadene Città Europea del Vino 2016

Conegliano citta europea vino 2016

Nella foto, da sx Floriano Zambon e Luciano Fregonese davanti al borgo di Rolle

E’ Conegliano-Valdobbiaden (TV) la “Capitale della Cultura Enologica Europea 2016”. La nomina è stata annunciata da Recevin, la Rete comunitaria delle 1.000 Città del Vino, riunitasi per l’occasione nella sede del Parlamento Ue, a Bruxelles.

Un anno di eventi. Dopo il Portogallo, con Reguengos de Monsaraz Città Europea del Vino 2015, l’ambito titolo torna in Italia. Per tutto l’anno è previsto un ricco programma di appuntamenti, eventi, manifestazioni culturali ed enogastronomiche che animeranno i 15 Comuni del sistema territoriale di Conegliano-Valdobbiadene, l’area in cui si produce il Prosecco Superiore Docg. Il titolo è stato assegnato con la seguente motivazione: “il progetto presentato rappresenta al meglio la continuità di una manifestazione che vuole essere al centro dell’attenzione dell’Europa e del mondo nel promuovere la cultura, l’identità, i paesaggi, i territori del vino”.

Spirito di rete. “Il titolo è una conseguenza del percorso di rete messo in piedi con tutti i sindaci del Conegliano Valdobbiadene Docg, collaborazione secondo noi vincente – ha dichiarato il presidente Floriano Zambon, nonché sindaco di Conegliano -. Lo spirito della rete in un territorio così piccolo, di soli 15 Comuni, caratterizza anche il sistema complessivo delle Città del Vino che nella rete e con la rete può raggiungere obiettivi importanti: sia sul piano normativo che delle buone pratiche. Penso in particolare alla pianificazione urbanistica dei Comuni e alla promozione enoturistica dei territori”. “Aver ottenuto il riconoscimento di Città del Vino Europea 2016 dà prestigio e risalto a tutti i 15 Comuni dell’area Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco – ha sottolineato il sindaco di Valdobbiadene, Luciano Fregonese -. Il nostro territorio avanzando questa candidatura ha dimostrato di essere compatto e omogeneo pur nelle sue diversità interne”. “E’ solo l’inizio di un percorso che vedrà crescere le Città del Vino italiane e aumenterà le capacità del turismo enogastronomico, un fatto importante dopo anni di recessione”, ha dichiarato Benedetto De Pizzol, coordinatore delle Città del Vino del Veneto.

Questi i 15 Comuni Città Europea del Vino 2016: Conegliano, Susegana, San Vendemiano, Colle Umberto, Vittorio Veneto, Tarzo, Cison di Valmarino, Follina, Miane, San Pietro di Feletto, Refrontolo, Pieve di Soligo, Farra di Soligo, Vidor e Valdobbiadene. Il concorso al quale partecipano tutte le Città del Vino Europee della rete Recevin si pone l’obiettivo di mettere in risalto l’influenza della cultura enologica ed enoturistica nella società, nel paesaggio, nell’economia, nella gastronomia e nel patrimonio e il suo valore per l’Unione Europea. La Città Europea del Vino predispone un programma d’attività culturali, formative e di sensibilizzazione sul vino. In particolare promuove iniziative tese a rafforzare la sensibilizzazione verso la cultura e la tradizione vitivinicola coinvolgendo le comunità locali e impegnandosi a sviluppare eventi innovativi e relazioni con altre Città Europee del Vino. Non sono previsti contributi, pertanto le risorse necessarie per le attività programmate dalla città candidata sono a carico delle amministrazioni.

Fonte: Servizio Stampa Città del Vino

6-7 marzo 2016, anche il Lugana all’Anteprima di Bardolino e Chiaretto a Lazise (Vr)

AnteprimaLaziseSono complessivamente più di 300 i vini in degustazione all’Anteprima del Chiaretto, del Lugana e del Bardolino in programma domenica 6 e lunedì 7 marzo a Lazise, sulla riva orientale del lago di Garda, per iniziativa dei Consorzi di tutela del Bardolino e del Lugana, con il supporto del Comune di Lazise e della Regione Veneto. Presso lo storico edificio della Dogana Veneta 90 produttori proporranno ai loro stand 63 etichette di Chiaretto, 64 di Lugana e 60 di Bardolino dell’annata 2015, cui si aggiungono, in “retrospettiva”, 35 Lugana e 29 Bardolino del 2014, nonché una cinquantina di altri vini fra Chiaretto Spumante, Lugana Spumante e bottiglie di annate precedenti al 2014.

Domenica 6 marzo l’ingresso è aperto al pubblico dalle 10 alle 18. Per chi volesse farsi un’idea più rapida della nuova annata del Chiaretto, del Lugana e del Bardolino, domenica è possibile accedere anche alla motonave Brennero (ormeggiata davanti alla Dogana, sempre dalle 10 alle 18), dove i sommelier Ais di Verona serviranno gratuitamente 6 assaggi di Chiaretto, Lugana e Bardolino (2 per ciascuna tipologia), scegliendo tra le 187 etichette della nuova annata. Lunedì 7 gli stand della Dogana Veneta riapriranno dalle 14 alle 21, ma solo per gli operatori (enoteche, bar, ristoranti, hotel, distribuzioni). Sono quasi 150 i giornalisti e blogger accreditati, provenienti da più di 20 paesi del mondo.

Due Doc, un fatturato annuo di 125 milioni di euro. Se questi sono i numeri dell’Anteprima, ancora più significativi sono quelli riferiti all’apporto che il Lugana, il Bardolino e la sua versione rosé forniscono all’economia gardesana, con un fatturato annuo di 125 milioni di euro, distribuito in maniera equivalente fra le due doc, e senza contare l’indotto turistico, sempre più orientato al settore del vino. Complessivamente, le vendite annue sono pari a 42 milioni di bottiglie, di cui 17 milioni di Bardolino, 15 di Lugana e 10 di Chiaretto. Il Lugana, che si sviluppa su cinque comuni fra Lombardia e Veneto, è stato riconosciuto a doc nel 1967, mentre la denominazione del Bardolino, che interessa sedici comuni del Garda veronese e del suo entroterra, è del 1968. Le due zone confinano lungo la direttrice del fiume Mincio, emissario del lago di Garda. In tutto, si tratta di 4300 ettari di vigneto specializzato, di cui 3000 per il Bardolino e 1500 per il Lugana. Il Bardolino è sesto per produzione fra le doc rosse italiane e il Lugana è settimo fra le bianche, mentre il Bardolino Chiaretto è leader assoluto fra i vini rosati a menzione geografica.

I tre vini hanno conosciuto negli ultimi sei anni un forte riposizionamento. Nell’ambito della doc del Bardolino c’è stato il boom della tipologia rosata del Chiaretto, cresciuta da 4,5 a 10 milioni di bottiglie. La doc del Lugana è al centro di una delle più significative performance nazionali sia in termini di volumi, ormai quasi raddoppiati, passando da 8 a 15 milioni di bottiglie, sia come prezzi, saliti del 35%, posizionandosi su una delle quotazioni medie più alte in Italia nel settore dei vini bianchi.

Per chi volesse aggiungere un tocco gastronomico agli assaggi dei vini dell’Anteprima, sul lungolago di Lazise sarà attiva domenica un’area street food dove sarà possibile gustare proposte quali i tortelli di zucca, la raclette con il formaggio Monte Veronese, il cotechino con la pearà, la polenta di Storo con il formaggio di malga, il baccalà con la polenta, le sarde in saor, gli gnocchi di malga, le trippe alla parmigiana.

Fonte: Servizio Stampa Anteprima Lazise

 

 

Vino: siglato accordo tra produttori del Nordest per il riconoscimento della Doc pinot grigio delle Venezie

Pinot_grigio_uveDopo due anni di trattative ha preso avvio ufficiale il percorso che porterà alla nascita del  marchio Doc “pinot grigio Doc delle Venezie”.

Nordest primo produttore mondiale. Con la firma apposta lo scorso 20 febbraio a Portogruaro, nella sede dell’Agenzia di sviluppo dell’area orientale del Veneto (Vegal), da parte dei rappresentanti delle associazioni del mondo agricolo, delle cantine sociali, degli imbottigliatori e dei consorzi di tutela vitivinicoli, alla presenza degli assessori all’agricoltura del Veneto Giuseppe Pan, del Friuli Venezia Giulia Cristiano Shaurli e del Trentino Michele Dallapiccola, si è costituita l’Associazione dei produttori vitivinicoli trentini, friulani e veneti. Che, con l’avvallo del ministero delle Politiche Agricole e Forestali, metterà a punto il disciplinare di produzione e porterà a termine il percorso per il riconoscimento ministeriale del marchio Doc.

Potenziale produttivo di oltre 200 milioni di bottiglie l’anno. L’ambita fascetta di stato andrà a qualificare come “pinot grigio Doc delle Venezie” un potenziale produttivo  di oltre 200 milioni di bottiglie l’anno, garantendo così riconoscibilità e tracciabilità ad una varietà che, seppure coltivata anche in altre parti del mondo, trova in Veneto, nel Friuli Venezia Giulia e in Trentino il principale bacino produttivo mondiale. L’area vocata a pinot del Nordest, infatti, vanta attualmente una superficie complessiva di quasi 20 mila ettari, che alimenta una produzione altamente pregiata tutelata con la denominazione di origine, sia da quelle tradizionali già conosciute dai consumatori, sia da quella di nuova istituzione “delle Venezie”. Con il nuovo marchio cresce e si afferma il sistema delle Doc del pinot grigio del Nordest, importante non solo per le evidenti ricadute in agricoltura, ma anche per l’intero sistema produttivo-manifatturiero e dei servizi, che esporta imponenti volumi di prodotto all’estero.

Le prime bottiglie in vendita per Natale 2016? “Con l’accordo siglato – commenta l’assessore all’agricoltura del Veneto, Giuseppe Pan – poniamo le basi per realizzare uno progetto lungimirante e strategico, di valenza nazionale, che valorizza una delle grandi tipicità e potenzialità del Nordest. Il 90 per cento del pinot grigio nazionale nasce nelle nostre terre e il riconoscimento del marchio Doc ‘delle Venezie’ garantirà a questa apprezzata varietà di guadagnare ulteriori quote di mercato in Italia e all’estero, ampliando ulteriormente le proprie potenzialità produttive”. La costituzione dell’associazione temporanea di scopo tra i produttori vitivinicoli trentini, friulani e venete è finalizzata ad ottenere prima dell’inizio della prossima vendemmia il riconoscimento ministeriale della Doc, in modo che le prime bottiglie di Pinot grigio delle Venezie, con l’inequivocabile fascetta di stato che contraddistingue i vini italiani a denominazione di origine protetta, possano essere in vendita per Natale 2016.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Corso sul vino e la vitivinicoltura Argav-Unaga Fis Veneto, conclusa in Valpolicella la prima edizione

Corso ArgavUnagaFis Speri(di Omar Bison) Non poteva concludersi in modo migliore il corso sul vino e la vitivinicoltura specifico per comunicatori e giornalisti e promosso da Argav – Unaga, associazione regionale e nazionale di rappresentanza dei giornalisti dell’agroalimentare e FIS Veneto. Il quarto appuntamento, all’altezza dei precedenti (Piccinin, Maculan, Cecchetto) ci ha visti impegnati nel cuore della Valpolicella, da Speri,  una delle famiglie storiche dell’Amarone.

Speri AmaroneRèsumè delle lezioni precendenti. Guidati da Giampaolo Speri e da Raul D’Alessandro, presidente FIS Veneto, insieme ai sommelier Nicola Campanini e Paola Dallemulle, la didattica si è svolta tra la barricaia e la sala accoglienza – degustazione. Gli argomenti hanno spaziato dai tempi e la tipologia di appassimento all’utilizzo delle botti più o meno grandi per un prodotto di qualità assoluta e costante negli anni fino alle tecniche di servizio, temperatura adeguata, tipologie di bicchieri e bottiglie, i tappi e i difetti del vino. Un rèsumè delle lezioni precendenti dove i corsisti hanno abbracciato gli elementi base di enologia e viticoltura, le tipologie di vini (spumanti, passiti, liquorosi…), le tecniche e le terminologie per una corretta degustazione  e servizio. ”I grappoli migliori vengono accuratamente selezionati a mano e disposti sulle tradizionali “arele” (graticci) o in plateaux di plastica – sottolinea Giampaolo Sperie vengono lasciati riposare per 120 giorni circa nei fruttai arieggiati e in condizioni di umidità controllata. Il tutto avviene in modo naturale durante il periodo invernale. La bassa temperatura risulta fondamentale per aumentare la concentrazione, lasciando inalterate le caratteristiche indigene e aromatiche dei nostri vitigni autoctoni. Si perde così il 40% circa di umidità, con una conseguente concentrazione di zuccheri, sostanze e tannini,  la base per un grande vino” .

20160212_210637Amarone e Recioto Speri godono di un’ottima reputazione:  vengono prodotti solo nelle migliori annate ed esclusivamente da uve accuratamente selezionate nei vigneti di proprietà più prestigiosi. “Naturalmente – sostiene Speri –  essendo un procedimento molto delicato, per avere risultati eccellenti è necessario raccogliere uve perfettamente sane e forti: l’andamento stagionale dell’annata, la posizione del vigneto e la selezione dei migliori grappoli sono fattori determinanti sulla buona riuscita di questi vini”. Una questione, quella dell’ortodossia produttiva a salvaguardia della qualità assoluta dell’Amarone riconosciuta nel mondo e da riproporre nei decenni a venire, oggetto di analisi e confronti continui e serrati e di stretta attualità tra le aziende e le istituzioni.  La degustazione didattica, per quanto riguarda i vini aziendali, è stata a base Amarone della Valpolicella DOCG Classico Vigneto Sant’Urbano annata 2011, di gran stoffa, struttura e di altrettanto grande prospettiva. Giovane di indiscutibile qualità,  talentuoso, ancora lontano da una maturità come sempre chiamata ad arrotondare ancora di più le peculiarità organolettiche di questo vino.

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da sx Giampaolo Speri, Fabrizio Stelluto, Raul D’Alessandro

Per concludere la Famiglia Speri ci ha concesso un grande privilegio. La stappatura e la degustazione quasi mistica di un Amarone del 1988. Ancora vivo nel colore e di assoluta complessità e  qualità olfattiva e gustativa. Uno spettro amplissimo di sentori, di profumi apertisi poi col passare dei minuti in una sinfonia  armoniosa e di assoluta piacevolezza. Sul finire della serata i saluti e i ringraziamenti reciproci tra Argav – Unaga e FIS Veneto con la convinzione di aver dato vita ad un percorso da analizzare ma interessante. Certamente formativo. E sicuramente da replicare, in linea con il protocollo d’intesa sottoscritto nel 2015, in misura ancora più calibrata e funzionale ad una conoscenza e descrizione del comparto piena e approfondita. Lo scambio di doni tra i presidenti delle Associazioni e Giampaolo Speri a suggello della giornata. “Siamo grati a FIS Veneto per l’alto contenuto delle lezioni e la qualità dei relatori messi a disposizione – sostengono Mimmo Vita e Fabrizio Stellutoe certamente ringraziamo le aziende vitivinicole per l’ospitalità e l’abnegazione nel lavoro che mostrano e raccontano con cura e disponibilità”.

Fusione dei piccoli Comuni, danni collaterali all’Italia del vino

bottiglie-di-vinoDal convegno di Scandiano (Re), dove si è parlato di Lambrusco e difesa dei vitigni italiani, arriva l’allarme dell’Associazione Nazionale Città del Vino: “Salve le Dop, Doc e Docg con il nome della varietà d’uva, ma un nuovo pericolo incombe sui territori: l’obbligo d’accorpamento sotto i 5mila abitanti. La proposta di legge crea scompiglio nelle denominazioni d’origine. Va bene aggregare servizi e funzioni, ma solo per rafforzare il terroir”.

Un Barolo di Barolo (739 abitanti) o della “frazione” di Barolo? Un Morellino di Scansano (4.500 persone) o della “località” Scansano? E il Barbaresco (670 abitanti), il Greco di Tufo (934), l’Aleatico di Gradoli (1.479), i vini della Costa d’Amalfi con le sottozone – meglio sottofrazioni o circoscrizioni?  – di Furore, Ravello e Tramonti? Nell’ordine: 837; 2.500 e 4.147 abitanti. E’ salva per ora Montalcino, che con 5.139 anime potrà conservare il titolo di Comune; finché la demografia lo consente.

Rischio confusione ed effetti collaterali. Dalla Val d’Aosta alla Sicilia, passando per Aymavilles e Morgex (Ao) fino a Montevago (Ag) e in decine di altri paesi del vino, la proposta di legge per obbligare i Comuni sotto i 5mila abitanti a fondersi, presentata alla Commissione Affari istituzionali della Camera da 20 parlamentari Pd, rischia di creare molta confusione ed effetti collaterali sul sistema delle denominazioni d’origine italiana, già ricca di vini conosciuti per il nome del Comune in cui sono prodotti, e con riflessi negativi anche sull’enoturismo e sulla produzione, per aspetti d’etichettatura, promozione, etc.

Fonte: Servizio Stampa Associazione Città del Vino

21 febbraio 2016, a Venezia i grandi vini bianchi friulani, sloveni e croati in degustazione a “Gradito l’Abito Rosso”, evento organizzato da FISAR

Gar 2016 (1)Dopo il successo dlle cinque edizioni precedenti, FISAR (Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori) di Venezia dedica un evento prestigioso ai grandi vini bianchi di qualità del Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Croazia, con l’evento “Gradito l’Abito Rosso” che avrà luogo nel cuore della città, nelle sale del The Westin Europa & Regina Venice, domenica 21 Febbraio 2016 dalle ore 11:00 alle 19:00.

Suoli vocati, esposizioni e microclimi favorevoli. “Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Croazia, terre di grandi vini bianchi” è una assodata e riconosciuta certezza nel mondo degli appassionati e dei consumatori di vini pregiati. I numerosi “terroir”, fatti di suoli vocati, esposizioni e microclimi favorevoli, sono una fonte di emozionante seduzione, quando il consumatore scopre o riscopre l’eleganza e la personalità dei tanti vini da vitigni a bacca bianca di queste aree. Chardonnay, Friulano, Malvasia istriana, Picolit, Pinela, Pinot bianco, Pinot grigio, Ramandolo, Ribolla gialla, Riesling, Sauvignon, Traminer aromatico, Verduzzo friulano, Vitovska, Zelen, insieme agli ormai più che “storici” assemblaggi bianchi, lasciano il segno e rivelano spesso un appeal elegante e unico, ricercato ed apprezzato tanto dall’esperto che dal comune consumatore.

Ingresso 20 euro, ridotto 15 euro per soci Fisar, Ais, Fis, Slow Food , ONAV e ONAF.

Fonte: servizio stampa FISAR

Amarone, export determinante, ma nel 2015 un ruolo importante per il fatturato è stata anche la vendita diretta in cantina

Anteprima AmaroneSe l’estero rappresenta una componente fondamentale del mercato dell’Amarone, la mappatura di quello interno rivela una presenza importante di questo vino nel canale Horeca (25%) ed un ruolo altrettanto importante della vendita diretta in cantina che, sebbene sia pari a circa il 12% a livello medio di aziende, arriva a superare il 20% nel caso dei produttori più piccoli. Quei produttori che faticano ad arrivare agli scaffali della GDO, canale di vendita presidiato dalle aziende di maggiori dimensioni (con oltre 10 milioni di fatturato).

Turismo volano per le vendite all’estero. Un dato positivo, emerso dall’Osservatorio dei Vini della Valpolicella curato da Wine Monitor di Nomisma e presentato nel corso del convegno inaugurale di Anteprima Amarone 2012, che, come dice Christian Marchesini, presidente del Consorzio, “conferma il ruolo di brand Ambassador del territorio nel mondo del grande rosso veronese, ma soprattutto volano per lo sviluppo dell’economia locale e la sua valorizzazione turistica”. “Secondo il 35% dei produttori, è la denominazione d’origine a rappresentare il principale fattore di successo dell’Amarone all’estero, prima ancora della notorietà del brand aziendale (lo pensa il 21%) e dell’origine italiana (15%)”, sottolinea Denis Pantini di Wine Monitor di Nomisma, “In effetti, quasi 1 produttore su 2 ritiene anche che la zona di produzione rappresenti il principale fattore strategico su cui puntare per valorizzare maggiormente l’Amarone all’estero”.

USA, Cina, Russa e Canada i mercati del futuro. Per le aziende, i mercati di punta sui quali vale la pena investire nella promozione dell’Amarone (e quindi sui quali si intravvedono prospettive di crescita) figurano Stati Uniti, Cina, Russia e Canada. Aree queste, assieme al Nord Europa, dove si concentra il 60% dell’Amarone della Valpolicella che varca i confini del Bel Paese. D’altronde, circa il 45% dei produttori ritiene che sui mercati esteri si riesca a spuntare un prezzo mediamente più alto a quello del mercato nazionale (1 produttore su 5 dichiara di ottenere prezzi più alti di oltre il 10%). La percezione dei produttori trova conferma anche nelle statistiche. Stati Uniti, Cina e Canada figurano tra i primi mercati al mondo per valore di consumo di vini rossi oltre ad essere quelli che negli ultimi cinque anni hanno registrato le crescite più alte di tali valori, assieme proprio alla Russia. Non solo. Guardando alle prospettive di sviluppo per il prossimo quinquennio, sono gli stessi mercati ad evidenziare le crescite più alte.

Andando nel dettaglio del posizionamento e delle quote di mercato dell’Amarone all’estero, la Germania  (18%), la Svizzera (14%) e il Canada (13%) si configurano come i principali paesi di destinazione. A ruota seguono gli Stati Uniti (10%), la Scandinavia (principalmente con Danimarca e  Svezia) e il Regno Unito. Proprio alla luce della rilevanza che questi mercati detengono, l’Osservatorio sui Vini della Valpolicella ha dedicato quest’anno un approfondimento sul consumatore canadese e sulle abitudini di comportamento che esprime nei confronti dell’Amarone. Dalla survey condotta da Wine Monitor di Nomisma su un campione di circa 1.200 responsabili di acquisto delle famiglie, è emerso un tasso di penetrazione dei vini rossi italiani pari al 44%, con i rossi della Valpolicella a quota 25% e, tra questi, l’Amarone con il 19%.

L’identikit del consumatore canadese interessato all’Amarone della Valpolicella lo descrive con un buon reddito familiare (oltre 75.000 dollari canadesi annui), con alto titolo di studio e che soprattutto e, per motivi diversi, ha viaggiato in Italia. Un elemento questo che conferma la strategicità della valorizzazione del territorio della Valpolicella – come anche segnalato dagli stessi produttori – nella comunicazione dei suoi vini attraverso alcuni tratti distintivi chiave quali: l’italianità, la capacità di abbinarsi con i cibi e il peculiare processo di produzione. Anteprima Amarone 2012 è stata organizzata dal Consorzio di Tutela Vini Valpolicella con la partecipazione di 74 aziende che hanno presentano l’annata 2012 ed una selezione di annate storiche. L’evento è stato realizzato al Palazzo della Gran Guardia di Verona in collaborazione con la Regione Veneto, la Banca Popolare di Verona e la Camera di Commercio di Verona.

Fonte: Consorzio Valpolicella