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Valpolicella, il Consorzio chiede alla Regione la proroga del blocco degli impianti fino al 2019 in modo da calmierare l’offerta e mantenere redditività

Uve ValpolicellaLo scorso 10 giugno, è stato pubblicato sul Bur del Veneto il provvedimento Regionale proposto dal Consorzio di tutela vini della Valpolicella che proroga il “blocco degli impianti” nell’area delle denominazioni dei vini Valpolicella fino al 2019. La reiterazione della misura, attivata nel luglio 2010, si inserisce in una valutazione di lungo periodo per calmierare l’offerta sul mercato e mantenere la redditività del comparto.

Nei prossimi due anni, già previsto un aumento di produzione di 533 ettari. “L’aumento del 15% della superficie vitata iscritta alle denominazioni vini Valpolicella dal 2010 ad oggi e la prospettiva di ulteriori 533 ettari che entreranno in produzione nei prossimi due anni ci hanno convinto, di concerto con le Associazioni professionali di categoria, a chiedere alla Regione Veneto la prosecuzione della sospensione temporanea dell’iscrizione dei vigneti allo Schedario Viticolo Veneto”, spiega Christian Marchesini, presidente del Consorzio. Secondo l’Ente di tutela è necessario non aumentare la superficie coltivata per mantenere, in base alle attuali giacenze e imbottigliamenti, un trend stabile dei volumi immessi al consumo che sia sostenibile da parte degli attuali canali di vendita con conseguente stabilità sia dei prezzi sia degli standard qualitativi. La situazione di mercato non è preoccupante, i prezzi sono stabili, tuttavia l’ulteriore prossimo aumento dell’offerta va gestito per tutelare la remuneratività della filiera. Per questo l’attuale misura prevede anche un’ulteriore riduzione della deroga all’impianto prevista per chi già possiede ettari in Valpolicella, che passa da 1 ettaro a mezzo ettaro una tantum durante tutto il periodo di vigenza della misura.

Valpolicella, in 15 anni superficie vitata aumentata del 45 per cento. “Grazie al successo dei vini della denominazione vini Valpolicella – spiega Olga Bussinello, direttore del Consorzio – la superficie vitata è aumentata del 45% dal 2000 al 2015, passando da 5.229 a 7.596 ettari, e la produzione totale di uve di oltre il 55%, da 534.451 a 831.556 q. Il livello attuale di rivendicazione della denominazione è prossimo al limite massimo e quindi, salvo che in annate meteorologicamente avverse, avremo comunque un aumento di produzione”. L’intervento richiesto alla Regione non ha trascurato di valutare i volumi di export e l’andamento dei consumi nei principali mercati dei nostri vini, in particolare negli Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia, dove emerge un andamento stabile nel breve e medio periodo per le vendite.

Programma Riduci Risparmia Rispetta, 19 aziende inserite nel protocollo di certificazione integrata. “Riteniamo molto importante – prosegue Marchesini – condividere in questi mesi con i grandi imbottigliatori l’andamento dei mercati per affrontare con intelligenza e lungimiranza le prossime vendemmie, iniziando da quella 2016. Inoltre, contiamo su una presa di coscienza da parte degli imbottigliatori fuori zona, autorizzati dal Ministero e inseriti nel sistema di tracciabilità, che anche su di loro incombe la responsabilità della qualità di ciò che immettono in commercio ancorché molti di loro non hanno un rapporto diretto con il Consorzio e quindi con il territorio”. Per quanto riguarda la qualità delle uve destinate alla produzione di vini Valpolicella, il Consorzio si sta impegnando attivamente dal 2010 per il miglioramento della viticoltura. L’ultimo progetto è l’attivazione dal 2016 di un protocollo di certificazione integrata della produzione nell’ambito del programma Riduci Risparmia Rispetta, che ha ricevuto ampi consensi e ha partner importanti, come SIQURIA spa e CREA-Vit di Conegliano, e l’appoggio di sette comuni della Valpolicella (il 75% della superficie vitata). Il progetto nel 2016 comprenderà 19 aziende per un totale di 211 ettari.

Fonte: Servizio Stampa Consorzio Tutela vini Valpolicella

 

13 giugno 2016, a Conegliano (TV) evento ARGAV-UNAGA di formazione stampa sul vino

bottiglie-di-vinoIl 13 giugno dalle 14.30 presso l’Aula Magna del Cirve, Università di Viticoltura ed Enologia di Conegliano (Tv), si svolgerà”#Vino3.0: comunicare e promuovere il vino. Il ruolo dell’informazione e del marketing dal calamaio al touch”, evento per giornalisti promosso da Argav – Unaga e FIS Veneto riconosciuto dall’Ordine dei Giornalisti per i crediti formativi.
Programma. Sarà l’occasione per i colleghi della carta stampata, in particolare per coloro i quali si occupano di food & wine, di seguire il seminario dedicato a “comunicazione e promozione del vino tra informazione e marketing“, un excursus dalla carta al web tra diritti e doveri dell’informazione analizzando il fenomeno vitivinicoltura da un punto di vista culturale e commerciale tra vecchi e nuovi media e strumenti di comunicazione. Moderato dal socio e collega Gian Omar Bison, presenti tra i relatori il presidente Unaga Mimmo Vita, il preside della facoltà Vasco Boatto, Franco Maria Ricci, presidente di Fondazione Italiana Sommelier e direttore Bibenda, Daniele Maestri, giornalista e sommelier e Alessandro Olivieri, CEO Vinitaly Wine Club. L’iscrizione all’evento avviene tramite la piattaforma Sigef: https://sigef-odg.lansystems.it/sigef/

21-23 maggio 2016, a Venezia gli enoappassionati s’incontrano a Vin-Wine in Venice

bicchiere_di_vinoDal 21 al 23 maggio 2016 si svolgerà a Venezia VIN – Wine in Venice, una tre giorni dedicata al vino, curata da Paolo Ianna, co-coordinatore della Guida Vini Buoni d’Italia edita da Touring Club Italiano, in collaborazione con FISAR, Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori.

Omaggio alla storica riva del vin. Il nome della manifestazione è un omaggio alla storia della città che la ospita e richiama la storica Riva del Vin a Rialto, dove già dall’XI secolo vi approdavano e stazionavano le barche cariche di vino. La sede che ospiterà l’evento è il Casinò di Venezia, la più antica casa da gioco al mondo, nel Palazzo Vendramin Calergi, affacciato sul Canal Grande, già residenza di dogi e ultima dimora di Richard Wagner. VIN comprende una parte espositiva, con qualificati produttori, provenienti da tutta Italia, e oltre cento etichette in degustazione e un ricco programma di eventi culturali, incontri professionali e degustazioni.

Gli appuntamenti di sabato. La manifestazione prevede nella prima giornata di sabato 21 maggio un momento di inaugurazione, su invito, alle ore 11. Sempre nella prima giornata alle ore 16.15, è previsto l’incontro con Marco Simonit, che con Pierpaolo Sirch, dopo anni di ricerche e sperimentazioni nei vigneti di tutt’Europa, ha messo a punto il Metodo di potatura ramificata Simonit&Sirch, codificando le corrette regole di potatura della vite. Il Metodo oggi è applicato in molte delle più importanti aziende vinicole mondiali: attualmente i due Preparatori d’Uva friulani sono consulenti di oltre 130 aziende fra Europa, Stati Uniti, Argentina, Sudafrica, tra cui i leggendari Château d’Yquem, Château La Tour, Moët&Chandon. Nel 2009 hanno ideato anche la Scuola Italiana di Potatura della Vite: centro di formazione permanente in partnership con importanti centri di ricerca, unico nel suo genere a livello internazionale, ha 15 sedi nelle principali regioni vinicole italiane.

E quelli di domenica 22 maggio, invece, alle ore 11.00, i visitatori potranno incontrare alcune donne del vino, produttrici e sommelier, che racconteranno la loro esperienza in un mondo che è sempre più rosa: in ambito enologico le produttrici oggi rappresentano oltre il 30% delle aziende italiane e le sommelier hanno superato il 40%.

Lunedì 23 maggio infine è dedicato alla ristorazione veneziana. Oltre ad essere chiamati ad animare il “Fuori salone” con ricette esclusive in abbinamento al vino durante tutti e tre i giorni della manifestazione, ai ristoratori sarà dedicato, dalle ore 11.00 alle ore 12.30, un incontro professionale sul servizio in sala, per imparare a valorizzare al meglio il menu proposto con un corretto servizio del vino e con notizie sulle caratteristiche e sugli abbinamenti degli stessi. Durante tutti i tre giorni, degustazioni e verticali di alcune delle aziende che parteciperanno come espositori alla manifestazione.

Fonte: Servizio Stampa Vin-Wine in Venice

 

10-15 maggio 2016, Conegliano in festa per il 140° anni dell’istituto G.B. Cerletti, prima scuola enologica fondata in Italia

Una immagine storica della Scuola Enologica di Conegliano

immagine storica della Scuola Enologica di Conegliano

Città Europea del vino per il 2016, Conegliano (TV) si prepara a vivere la grande festa per il 140° anniversario dalla nascita dell’istituto G.B. Cerletti, la prima Scuola Enologica d’Italia, in programma dal 10 al 15 maggio 2016 con un ricco calendario di eventi ad esso dedicati.

Contributo europeo alla ricerca del settore. Tra gli appuntamenti, figura il convegno celebrativo di venerdì 13 maggio su “La Spumantizzazione alla fine dell’800” a cui presenzieranno, insieme all’Istituto G.B. Cerletti ed alla Fondazione ITS, anche gli altri Istituti Europei quali l’Istituto Superiore di Agricoltura di Geisenheim in Germania – fondato nel 1872 –  e la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, già Imperial Regia Scuola di Agraria nata nel 1874, allora sotto ancora la dominazione degli Austriaci. La presenza all’evento degli Istituti di Geisenheim e di San Michele all’Adige non solo rappresenta un significativo esempio di interazione tra i “baluardi culturali” più importanti e storici della rete formativa europea in campo vitivinicolo, ma nel contempo vuole gettare le basi per una piattaforma di ricerca e collaborazione a livello internazionale nonché determinare altresì innovative prospettive nei percorsi formativi per le nuove generazioni. Il convegno avrà luogo nell’Aula Magna della Scuola Enologica alle ore 9.30. All’incontro – moderato dalla giornalista Rai Camilla Nata – parteciperanno tra gli altri, oltre alla preside Damiana Tervilli, gli studenti dell’Istituto Cerletti e della Fondazione ITS, i rappresentanti degli Istituti di Geisenheim e di San Michele all’Adige, il sindaco di Conegliano Floriano Zambon, il direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto Daniela Beltrame e la famiglia Carpenè.

Formazione attiva scuola-imprese. Nel corso del convegno, saranno illustrati i risultati della ricerca condotta dagli allievi del Cerletti e della Fondazione ITS, che opera in collaborazione con l’Università di Padova e di cui è presidente Rosanna Carpenè, da sempre legata all’attività della Scuola Enologica e della Fondazione. “L’approfondimento che gli allievi hanno anticipato al Vinitaly – spiega Carpenè – è incentrato sul Metodo Classico e sulla continua ricerca condotta per giungere alle tecniche di spumantizzazione correntemente applicate. Un interessante percorso di analisi storica oltre che scientifica, che è stato condiviso e condotto in sinergia con gli altri Istituti Europei. Come presidente della Fondazione, avverto sempre attuale ed impellente la necessità di contribuire all’innovazione educativa del settore, esortando in primis gli studenti ad intraprendere percorsi formativi altamente professionalizzanti e parimenti le medesime imprese del territorio ad investire nel “capitale umano” rappresentato dalle nuove generazioni”.

A fare gli onori di “Scuola”, sarà la preside dell’Istituto Cerletti e direttore della Fondazione ITS Damiana Tervilli, che ha sottolineato l’importanza della celebrazione di un anniversario così significativo: “Se oggi siamo qui a festeggiare questa storica tappa, il primo ringraziamento va alla famiglia Carpenè, il cui capostipite Antonio è stato con Giovanni Battista Cerletti  fondatore  nel 1876 della Scuola Enologica. Da allora, seguendo il  loro insegnamento, l’Istituto Cerletti si è affermato nel panorama formativo nazionale ed internazionale, distinguendosi per la qualità della formazione nonché per essere un interlocutore privilegiato nel rapporto tra Istituzioni Pubbliche ed Imprese”.

Fonte: Servizio Stampa Carpenè Malvolti

Vini Lison-Pramaggiore (Ve), i terreni ricchi di “caranto” donano aromi e qualità, l’esperienza dei soci ARGAV nella cantina di Toni Bigai

Soci Argav da Toni Bigai

I soci ARGAV partecipanti alla lezione in vigna da Toni Bigai

(di Omar Bison) Proseguono gli appuntamenti in azienda del sodalizio Argav-Unaga e FIS Veneto. Dopo il corso sul vino e la vitivinicoltura specifico per comunicatori e giornalisti, la ripresa delle giornate didattiche si è svolta presso l’Azienda “A Mi Manera” di Toni Bigai zona Lison – Pramaggiore (VE).

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Soci Argav in visita alla cantina A Mi Manera

Personaggio eclettico, originale, fantasioso e comunque innamorato del vino e della viticoltura al punto da sforzarsi sempre e comunque di viverlo e produrlo “a modo suo”. Durante la lezione, svoltasi soprattutto in vigneto alla presenza, tra gli altri, del prof. Giovanni Cargnello, agronomo ed enologo di fama e di Riccardo Fabbio, sommelier, si è parlato di qualità in vigna: dalla scelta della cultivar al clone, dal portainnesto al il sesto di impianto, dai diversi sistemi allevamento  alle potature verdi e secche. Una sola certezza: la cura del vigneto e le scelte colturali determinano la qualità dell’uva, che sta alla base della qualità del vino.

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Soci ARGAV in visita alla cantina A Mi Manera di Toni Bigai

Filosofia della cantina: raccogli il grappolo che vorresti mangiare. “Dico sempre ai collaboratori impegnati nella vendemmia – sostiene Toni Bigai – di non raccogliere grappoli di uva, che non mangerebbero”. La giornata è proseguita con la degustazione didattica, accompagnati dai sommelier della FIS Veneto, Massimiliano Masini e Antonio Iodedo, che hanno presentato e accompagnato l’assaggio di “Ghemme” e “Gattinara”, esaltandone i punti in comune a partire dal vitigno (nebbiolo), ma anche rilevando le caratteristiche organolettiche specifiche e in particolare l’influenza dei terroir di riferimento. Tra i vini di Bigai sono stati degustati: ”A mi manera” bianco (ottenuto da una base di uve Tocai Friulano, macerate nella buccia congiuntamente a piccoli quantitativi di uve Malvasia Istriana, Chardonnay, Piccolit Friulano), vino battonato (rimontato settimanalmente nei propri lieviti) per otto mesi circa fino ad avere profumi ed ampiezza del gusto di notevole spessore; a seguire,  Tai 2014 e Chardonnay.  

La zona “Lison-Pramaggiore”, è caratterizzata da terreni pianeggianti, venutisi a creare nel corso dei millenni ad opera delle glaciazioni e dei successivi depositi alluvionali, trasportati dalle acque di scioglimento degli antichi ghiacciai, che andavano ritirandosi. Inoltre, negli stessi terreni, si riscontra, a debole profondità, la formazione di vari strati di aggregazione di carbonati, da cui ne esce il tipico detto locale “terreni ricchi di caranto“. È proprio in questi terreni che si riconferma ciò, che è conosciuto da tempo e cioè che i terreni ricchi di calcio producono vini pregiati, ricchi di sostanze aromatiche.

Vino: Testo unico approvato in Commissione Agricoltura alla Camera

Vino con grappoloL’approvazione in commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati del Testo unico del Vino rappresenta un importante passo in avanti condiviso da tutta la filiera. L’Italia punta così ad avere una sola norma di riferimento per il settore vitivinicolo, unificando, aggiornando e razionalizzando le leggi esistenti.

Semplificazione burocratica. Il Testo unico vuole essere uno strumento di riferimento per la strategia italiana di rafforzamento del nostro vino e del percorso di semplificazione burocratica che si sta portando avanti. Ora è necessario procedere velocemente nell’iter parlamentare per arrivare presto alla approvazione definitiva di questo importante documento che si rivolge ad un settore che vale più di 14 miliardi di euro e che in questi anni ha dimostrato di essere a tutti gli effetti un modello.

Fonte: Europe Direct Veneto

Nuovi vitigni “super” resistenti ai cambiamenti climatici e alle malattie, se ne è parlato a Vinitaly 2016

Vigneto a Conegliano (TV)

Vigneto a Conegliano (TV)

Nuovi progressi dalle biotecnologie per aiutare i vitivinicoltori a coltivare uve con minor uso di fitofarmaci e ottenere vini sostenibili a vantaggio della salute dei consumatori. Se ne è parlato a Vinitaly 2016 nel convegno organizzato da L’Informatore Agrario in collaborazione con la manifestazione, Crea ed Ersa.

Potenzialità, limiti e prospettive delle viti resistenti. E’ questo un tema di grande attualità in un momento storico felice per il vino italiano, basti pensare che sono stati richiesti 66.000 ettari di autorizzazioni per la coltivazione della vite, di cui 40.000 tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, due regioni sensibili all’impiego di varietà frutto di incroci e resistenti alle malattie per coniugare salute e business. “Dopo che l’UE ha introdotto una direttiva per ridurre l’impatto e i rischi legati all’uso dei prodotti fitosanitari, la difesa integrata è diventata un must, sono nati norme locali e protocolli viticoli di eccellenza, ad esempio in Valpolicella e in Valdobbiadene – spiega Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario. ”L’aumento della temperatura di circa 2°C nelle principali zone viticole e la comparsa di nuove malattie come la virosi del Pinot grigio oggi impongono di pensare a nuove soluzioni a basso impatto ambientale coome l’impiego di varietà resistenti naturalmente”.

Università di Udine, registrate 10 varietà di vitigni resistenti alle malattie. “In Europa la viticoltura occupa il 3% della superficie agricola e impiega il 65% di tutti i fungicidi in agricoltura (68.000 ton all’anno) (Eurostat, 2007) – ha spiegato Raffaele Testolin, dell’Università di Udine. Per fortuna alcuni ricercatori da 150 anni lavorano per ottenere varietà ottenute da incroci di viti che oggi sono cloni degli originali e garantiscono resistenza alle malattie e al clima con ottime performance in campo”. In particolare dal 1998 l’Università di Udine ha introdotto oltre 800 accessioni di vite in collezione, lavorando sul genoma. Dieci le varietà registrate, metà a bacca bianca e metà a bacca rossa: da Sauvignon a Cabernet Sauvignon a Merlot a Tocai friulano.

Registrate varietà resistenti anche in Trentino. Siccità, eccessiva piovosità sono gli eventi metereologici estremi che oggi affliggono la viticoltura,  emergono anche problematiche legate ai nuovi ambienti dove coltivare la vite nel mondo. “La variabilità e la biodiversità favoriscono il miglioramento genetico della vite – ha detto Marco Stefanini, della Fondazione E. Mach. Tra il 1999 e il 2010 abbiamo individuato 270 genotipi resistenti alla botrite e ai marciumi, oggi abbiamo circa 20 prototipi di viti resistenti ottenute da Teroldego e Marzemino; abbiamo inoltre iscritto nel Registro nazionale delle varietà Rebo, Sennen, Gosen e Goldtraminer”.

Legislazione, non va di pari passo con la ricerca. Fervida, peraltro, la ricerca su portainnesti super performanti, come ha testimoniato Lucio Brancadoro, dell’Università di Milano. “Oggi le scienze omiche offrono la possibilità in genomica di studiare dal DNA al fenotipo, individuando le variazioni specifiche ed effettuando modificazioni mirate nei singoli geni – ha spiegato Michele Morgante, dell’Università di Udine. La cisgenica permette inoltre di inserire uno o pochi geni che determinano la resistenza in varietà già esistenti”. Ma se gli studi sono in fase avanzata, la legislazione sulle viti resistenti non lo è altrettanto. “Oggi si possono utilizzare i vini ottenuti da varietà resistenti solo dove sono ammesse alla coltivazione e per vini da tavola o a indicazione geografica, dove c’è una nuova apertura in ambito europeo” ha detto Paolo Giorgetti, del MIPAAF, ufficio DISVR. Blocco, invece, sull’impiego delle varietà resistenti per i vini Docg e Doc in ambito UE. Una nuova importante strada verrà però tracciata a partire dai nuovi progetti legati al finanziamento attribuito dal Mipaaf al Crea. “I 21 milioni di Euro per la ricerca triennale finalizzati anche alle biotecnologie puntano a fare riacquistare agli studiosi italiani il ruolo di leadership che avevano vent’anni fa – ha detto Alessandra Gentile, delegato del Crea. La sfida è usare le biotecnologie e i progetti di sequenziamento dei genomi per realizzare varietà resistenti a malattie, stress abiotici e migliorare la qualità sia dal punto di vista organolettico sia nutrizionali in vitivinicoltura e in molte filiere tipiche dell’agroalimentare made in Italy”.

Di genetica e, in particolare, di biogenetica, si parlerà sempre di più in futuro. “Dalla collaborazione tra ricerca e mondo produttivo potranno nascere le premesse per conoscere e sfruttare il potenziale che nasce dalla conoscenza degli aspetti “sommersi” della vite, a vantaggio non solo della resistenza ma anche della qualità– spiega Attilio Scienza, del Disaa dell’Università di Milano – “Per avere efficacia e vincere le resistenze dei Paesi mediterranei, l’Italia, che ha un ruolo pionieristico, dovrà però estendere gli studi anche al Sud, vincendo i timori per la coltivazione della vite in ambienti non tradizionali”.

Cosa ne pensa il  mondo vitivinicolo. Le varietà registrate resistenti alle malattie hanno DNA simili alla Vitis vinifera, minori costi di produzione e oggi sono coltivate in Lombardia, Veneto, Bolzano e a Trento. “Oggi i progressi della ricerca sono stati recepiti – ha detto Luigino Bertolazzi, di Assoenologi. Se 100 anni fa eravamo in piena crisi filosserica, ci troviamo nel momento della sostenibilità per far recuperare alla terra quanto le abbiamo rubato. Tra gli esempi più eclatanti in chiave sostenibile cito quelli ottenuti dalla Valpolicella con programmi di difesa basati sulla confusione sessuale”. “L’Alto Adige è pionieristico con vini imbottigliati ottenuti da varietà resistenti – Christian Scrinzi, del GIV. Trentino e Friuli si stanno muovendo bene. Il Sud si sta chiedendo cosa piantare. In generale vi è una forte esigenza di vini senza chimica sia in campagna sia in cantina”. “Ci troviamo di fronte a normative diverse da Paese a Paese e regione e regione – spiega Eugenio Sartori, Vivai Cooperativi Rauscedo. A livello europeo abbiamo ottenuto l’approvazione dalla Germania e dalla Repubblica Ceca per vini da tavola igt. In Friuli venezia Giulia dopo test durati 10 anni siamo ancora fermi. La legislazione dovrebbe essere al passo con il mercato, altrimenti rischiamo di perdere terreno prezioso”. “Il mondo sta remando a occhi chiusi per il biologico e contro gli Ogm – ha detto  Antonio Cesari (Anga – Confagricoltura). Dobbiamo fare invece comprendere le opportunità vere del biologico e il significato in ambito scientifico della cisgenetica senza ostracizzarla”. “Il mondo vitivinicolo e i consorzi ripongono massima fiducia nella ricerca – ha commentato Arturo Stocchetti (Uvive). Le aziende sono molto favorevoli se si effettuano meno trattamenti, il terreno migliora le sue performance e si rispetta l’ambiente contenendo i costi”.

Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario

Conegliano-Valdobbiadene Città Europea del Vino 2016

Conegliano citta europea vino 2016

Nella foto, da sx Floriano Zambon e Luciano Fregonese davanti al borgo di Rolle

E’ Conegliano-Valdobbiaden (TV) la “Capitale della Cultura Enologica Europea 2016”. La nomina è stata annunciata da Recevin, la Rete comunitaria delle 1.000 Città del Vino, riunitasi per l’occasione nella sede del Parlamento Ue, a Bruxelles.

Un anno di eventi. Dopo il Portogallo, con Reguengos de Monsaraz Città Europea del Vino 2015, l’ambito titolo torna in Italia. Per tutto l’anno è previsto un ricco programma di appuntamenti, eventi, manifestazioni culturali ed enogastronomiche che animeranno i 15 Comuni del sistema territoriale di Conegliano-Valdobbiadene, l’area in cui si produce il Prosecco Superiore Docg. Il titolo è stato assegnato con la seguente motivazione: “il progetto presentato rappresenta al meglio la continuità di una manifestazione che vuole essere al centro dell’attenzione dell’Europa e del mondo nel promuovere la cultura, l’identità, i paesaggi, i territori del vino”.

Spirito di rete. “Il titolo è una conseguenza del percorso di rete messo in piedi con tutti i sindaci del Conegliano Valdobbiadene Docg, collaborazione secondo noi vincente – ha dichiarato il presidente Floriano Zambon, nonché sindaco di Conegliano -. Lo spirito della rete in un territorio così piccolo, di soli 15 Comuni, caratterizza anche il sistema complessivo delle Città del Vino che nella rete e con la rete può raggiungere obiettivi importanti: sia sul piano normativo che delle buone pratiche. Penso in particolare alla pianificazione urbanistica dei Comuni e alla promozione enoturistica dei territori”. “Aver ottenuto il riconoscimento di Città del Vino Europea 2016 dà prestigio e risalto a tutti i 15 Comuni dell’area Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco – ha sottolineato il sindaco di Valdobbiadene, Luciano Fregonese -. Il nostro territorio avanzando questa candidatura ha dimostrato di essere compatto e omogeneo pur nelle sue diversità interne”. “E’ solo l’inizio di un percorso che vedrà crescere le Città del Vino italiane e aumenterà le capacità del turismo enogastronomico, un fatto importante dopo anni di recessione”, ha dichiarato Benedetto De Pizzol, coordinatore delle Città del Vino del Veneto.

Questi i 15 Comuni Città Europea del Vino 2016: Conegliano, Susegana, San Vendemiano, Colle Umberto, Vittorio Veneto, Tarzo, Cison di Valmarino, Follina, Miane, San Pietro di Feletto, Refrontolo, Pieve di Soligo, Farra di Soligo, Vidor e Valdobbiadene. Il concorso al quale partecipano tutte le Città del Vino Europee della rete Recevin si pone l’obiettivo di mettere in risalto l’influenza della cultura enologica ed enoturistica nella società, nel paesaggio, nell’economia, nella gastronomia e nel patrimonio e il suo valore per l’Unione Europea. La Città Europea del Vino predispone un programma d’attività culturali, formative e di sensibilizzazione sul vino. In particolare promuove iniziative tese a rafforzare la sensibilizzazione verso la cultura e la tradizione vitivinicola coinvolgendo le comunità locali e impegnandosi a sviluppare eventi innovativi e relazioni con altre Città Europee del Vino. Non sono previsti contributi, pertanto le risorse necessarie per le attività programmate dalla città candidata sono a carico delle amministrazioni.

Fonte: Servizio Stampa Città del Vino

6-7 marzo 2016, anche il Lugana all’Anteprima di Bardolino e Chiaretto a Lazise (Vr)

AnteprimaLaziseSono complessivamente più di 300 i vini in degustazione all’Anteprima del Chiaretto, del Lugana e del Bardolino in programma domenica 6 e lunedì 7 marzo a Lazise, sulla riva orientale del lago di Garda, per iniziativa dei Consorzi di tutela del Bardolino e del Lugana, con il supporto del Comune di Lazise e della Regione Veneto. Presso lo storico edificio della Dogana Veneta 90 produttori proporranno ai loro stand 63 etichette di Chiaretto, 64 di Lugana e 60 di Bardolino dell’annata 2015, cui si aggiungono, in “retrospettiva”, 35 Lugana e 29 Bardolino del 2014, nonché una cinquantina di altri vini fra Chiaretto Spumante, Lugana Spumante e bottiglie di annate precedenti al 2014.

Domenica 6 marzo l’ingresso è aperto al pubblico dalle 10 alle 18. Per chi volesse farsi un’idea più rapida della nuova annata del Chiaretto, del Lugana e del Bardolino, domenica è possibile accedere anche alla motonave Brennero (ormeggiata davanti alla Dogana, sempre dalle 10 alle 18), dove i sommelier Ais di Verona serviranno gratuitamente 6 assaggi di Chiaretto, Lugana e Bardolino (2 per ciascuna tipologia), scegliendo tra le 187 etichette della nuova annata. Lunedì 7 gli stand della Dogana Veneta riapriranno dalle 14 alle 21, ma solo per gli operatori (enoteche, bar, ristoranti, hotel, distribuzioni). Sono quasi 150 i giornalisti e blogger accreditati, provenienti da più di 20 paesi del mondo.

Due Doc, un fatturato annuo di 125 milioni di euro. Se questi sono i numeri dell’Anteprima, ancora più significativi sono quelli riferiti all’apporto che il Lugana, il Bardolino e la sua versione rosé forniscono all’economia gardesana, con un fatturato annuo di 125 milioni di euro, distribuito in maniera equivalente fra le due doc, e senza contare l’indotto turistico, sempre più orientato al settore del vino. Complessivamente, le vendite annue sono pari a 42 milioni di bottiglie, di cui 17 milioni di Bardolino, 15 di Lugana e 10 di Chiaretto. Il Lugana, che si sviluppa su cinque comuni fra Lombardia e Veneto, è stato riconosciuto a doc nel 1967, mentre la denominazione del Bardolino, che interessa sedici comuni del Garda veronese e del suo entroterra, è del 1968. Le due zone confinano lungo la direttrice del fiume Mincio, emissario del lago di Garda. In tutto, si tratta di 4300 ettari di vigneto specializzato, di cui 3000 per il Bardolino e 1500 per il Lugana. Il Bardolino è sesto per produzione fra le doc rosse italiane e il Lugana è settimo fra le bianche, mentre il Bardolino Chiaretto è leader assoluto fra i vini rosati a menzione geografica.

I tre vini hanno conosciuto negli ultimi sei anni un forte riposizionamento. Nell’ambito della doc del Bardolino c’è stato il boom della tipologia rosata del Chiaretto, cresciuta da 4,5 a 10 milioni di bottiglie. La doc del Lugana è al centro di una delle più significative performance nazionali sia in termini di volumi, ormai quasi raddoppiati, passando da 8 a 15 milioni di bottiglie, sia come prezzi, saliti del 35%, posizionandosi su una delle quotazioni medie più alte in Italia nel settore dei vini bianchi.

Per chi volesse aggiungere un tocco gastronomico agli assaggi dei vini dell’Anteprima, sul lungolago di Lazise sarà attiva domenica un’area street food dove sarà possibile gustare proposte quali i tortelli di zucca, la raclette con il formaggio Monte Veronese, il cotechino con la pearà, la polenta di Storo con il formaggio di malga, il baccalà con la polenta, le sarde in saor, gli gnocchi di malga, le trippe alla parmigiana.

Fonte: Servizio Stampa Anteprima Lazise

 

 

Vino: siglato accordo tra produttori del Nordest per il riconoscimento della Doc pinot grigio delle Venezie

Pinot_grigio_uveDopo due anni di trattative ha preso avvio ufficiale il percorso che porterà alla nascita del  marchio Doc “pinot grigio Doc delle Venezie”.

Nordest primo produttore mondiale. Con la firma apposta lo scorso 20 febbraio a Portogruaro, nella sede dell’Agenzia di sviluppo dell’area orientale del Veneto (Vegal), da parte dei rappresentanti delle associazioni del mondo agricolo, delle cantine sociali, degli imbottigliatori e dei consorzi di tutela vitivinicoli, alla presenza degli assessori all’agricoltura del Veneto Giuseppe Pan, del Friuli Venezia Giulia Cristiano Shaurli e del Trentino Michele Dallapiccola, si è costituita l’Associazione dei produttori vitivinicoli trentini, friulani e veneti. Che, con l’avvallo del ministero delle Politiche Agricole e Forestali, metterà a punto il disciplinare di produzione e porterà a termine il percorso per il riconoscimento ministeriale del marchio Doc.

Potenziale produttivo di oltre 200 milioni di bottiglie l’anno. L’ambita fascetta di stato andrà a qualificare come “pinot grigio Doc delle Venezie” un potenziale produttivo  di oltre 200 milioni di bottiglie l’anno, garantendo così riconoscibilità e tracciabilità ad una varietà che, seppure coltivata anche in altre parti del mondo, trova in Veneto, nel Friuli Venezia Giulia e in Trentino il principale bacino produttivo mondiale. L’area vocata a pinot del Nordest, infatti, vanta attualmente una superficie complessiva di quasi 20 mila ettari, che alimenta una produzione altamente pregiata tutelata con la denominazione di origine, sia da quelle tradizionali già conosciute dai consumatori, sia da quella di nuova istituzione “delle Venezie”. Con il nuovo marchio cresce e si afferma il sistema delle Doc del pinot grigio del Nordest, importante non solo per le evidenti ricadute in agricoltura, ma anche per l’intero sistema produttivo-manifatturiero e dei servizi, che esporta imponenti volumi di prodotto all’estero.

Le prime bottiglie in vendita per Natale 2016? “Con l’accordo siglato – commenta l’assessore all’agricoltura del Veneto, Giuseppe Pan – poniamo le basi per realizzare uno progetto lungimirante e strategico, di valenza nazionale, che valorizza una delle grandi tipicità e potenzialità del Nordest. Il 90 per cento del pinot grigio nazionale nasce nelle nostre terre e il riconoscimento del marchio Doc ‘delle Venezie’ garantirà a questa apprezzata varietà di guadagnare ulteriori quote di mercato in Italia e all’estero, ampliando ulteriormente le proprie potenzialità produttive”. La costituzione dell’associazione temporanea di scopo tra i produttori vitivinicoli trentini, friulani e venete è finalizzata ad ottenere prima dell’inizio della prossima vendemmia il riconoscimento ministeriale della Doc, in modo che le prime bottiglie di Pinot grigio delle Venezie, con l’inequivocabile fascetta di stato che contraddistingue i vini italiani a denominazione di origine protetta, possano essere in vendita per Natale 2016.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto