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21 febbraio 2016, a Venezia i grandi vini bianchi friulani, sloveni e croati in degustazione a “Gradito l’Abito Rosso”, evento organizzato da FISAR

Gar 2016 (1)Dopo il successo dlle cinque edizioni precedenti, FISAR (Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori) di Venezia dedica un evento prestigioso ai grandi vini bianchi di qualità del Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Croazia, con l’evento “Gradito l’Abito Rosso” che avrà luogo nel cuore della città, nelle sale del The Westin Europa & Regina Venice, domenica 21 Febbraio 2016 dalle ore 11:00 alle 19:00.

Suoli vocati, esposizioni e microclimi favorevoli. “Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Croazia, terre di grandi vini bianchi” è una assodata e riconosciuta certezza nel mondo degli appassionati e dei consumatori di vini pregiati. I numerosi “terroir”, fatti di suoli vocati, esposizioni e microclimi favorevoli, sono una fonte di emozionante seduzione, quando il consumatore scopre o riscopre l’eleganza e la personalità dei tanti vini da vitigni a bacca bianca di queste aree. Chardonnay, Friulano, Malvasia istriana, Picolit, Pinela, Pinot bianco, Pinot grigio, Ramandolo, Ribolla gialla, Riesling, Sauvignon, Traminer aromatico, Verduzzo friulano, Vitovska, Zelen, insieme agli ormai più che “storici” assemblaggi bianchi, lasciano il segno e rivelano spesso un appeal elegante e unico, ricercato ed apprezzato tanto dall’esperto che dal comune consumatore.

Ingresso 20 euro, ridotto 15 euro per soci Fisar, Ais, Fis, Slow Food , ONAV e ONAF.

Fonte: servizio stampa FISAR

Amarone, export determinante, ma nel 2015 un ruolo importante per il fatturato è stata anche la vendita diretta in cantina

Anteprima AmaroneSe l’estero rappresenta una componente fondamentale del mercato dell’Amarone, la mappatura di quello interno rivela una presenza importante di questo vino nel canale Horeca (25%) ed un ruolo altrettanto importante della vendita diretta in cantina che, sebbene sia pari a circa il 12% a livello medio di aziende, arriva a superare il 20% nel caso dei produttori più piccoli. Quei produttori che faticano ad arrivare agli scaffali della GDO, canale di vendita presidiato dalle aziende di maggiori dimensioni (con oltre 10 milioni di fatturato).

Turismo volano per le vendite all’estero. Un dato positivo, emerso dall’Osservatorio dei Vini della Valpolicella curato da Wine Monitor di Nomisma e presentato nel corso del convegno inaugurale di Anteprima Amarone 2012, che, come dice Christian Marchesini, presidente del Consorzio, “conferma il ruolo di brand Ambassador del territorio nel mondo del grande rosso veronese, ma soprattutto volano per lo sviluppo dell’economia locale e la sua valorizzazione turistica”. “Secondo il 35% dei produttori, è la denominazione d’origine a rappresentare il principale fattore di successo dell’Amarone all’estero, prima ancora della notorietà del brand aziendale (lo pensa il 21%) e dell’origine italiana (15%)”, sottolinea Denis Pantini di Wine Monitor di Nomisma, “In effetti, quasi 1 produttore su 2 ritiene anche che la zona di produzione rappresenti il principale fattore strategico su cui puntare per valorizzare maggiormente l’Amarone all’estero”.

USA, Cina, Russa e Canada i mercati del futuro. Per le aziende, i mercati di punta sui quali vale la pena investire nella promozione dell’Amarone (e quindi sui quali si intravvedono prospettive di crescita) figurano Stati Uniti, Cina, Russia e Canada. Aree queste, assieme al Nord Europa, dove si concentra il 60% dell’Amarone della Valpolicella che varca i confini del Bel Paese. D’altronde, circa il 45% dei produttori ritiene che sui mercati esteri si riesca a spuntare un prezzo mediamente più alto a quello del mercato nazionale (1 produttore su 5 dichiara di ottenere prezzi più alti di oltre il 10%). La percezione dei produttori trova conferma anche nelle statistiche. Stati Uniti, Cina e Canada figurano tra i primi mercati al mondo per valore di consumo di vini rossi oltre ad essere quelli che negli ultimi cinque anni hanno registrato le crescite più alte di tali valori, assieme proprio alla Russia. Non solo. Guardando alle prospettive di sviluppo per il prossimo quinquennio, sono gli stessi mercati ad evidenziare le crescite più alte.

Andando nel dettaglio del posizionamento e delle quote di mercato dell’Amarone all’estero, la Germania  (18%), la Svizzera (14%) e il Canada (13%) si configurano come i principali paesi di destinazione. A ruota seguono gli Stati Uniti (10%), la Scandinavia (principalmente con Danimarca e  Svezia) e il Regno Unito. Proprio alla luce della rilevanza che questi mercati detengono, l’Osservatorio sui Vini della Valpolicella ha dedicato quest’anno un approfondimento sul consumatore canadese e sulle abitudini di comportamento che esprime nei confronti dell’Amarone. Dalla survey condotta da Wine Monitor di Nomisma su un campione di circa 1.200 responsabili di acquisto delle famiglie, è emerso un tasso di penetrazione dei vini rossi italiani pari al 44%, con i rossi della Valpolicella a quota 25% e, tra questi, l’Amarone con il 19%.

L’identikit del consumatore canadese interessato all’Amarone della Valpolicella lo descrive con un buon reddito familiare (oltre 75.000 dollari canadesi annui), con alto titolo di studio e che soprattutto e, per motivi diversi, ha viaggiato in Italia. Un elemento questo che conferma la strategicità della valorizzazione del territorio della Valpolicella – come anche segnalato dagli stessi produttori – nella comunicazione dei suoi vini attraverso alcuni tratti distintivi chiave quali: l’italianità, la capacità di abbinarsi con i cibi e il peculiare processo di produzione. Anteprima Amarone 2012 è stata organizzata dal Consorzio di Tutela Vini Valpolicella con la partecipazione di 74 aziende che hanno presentano l’annata 2012 ed una selezione di annate storiche. L’evento è stato realizzato al Palazzo della Gran Guardia di Verona in collaborazione con la Regione Veneto, la Banca Popolare di Verona e la Camera di Commercio di Verona.

Fonte: Consorzio Valpolicella

 

Il terzo incontro ARGAV-FIS-UNAGA va alla scoperta delle terre del Piave, dove è il Raboso ad essere protagonista

Partecipanti corso

partecipanti corso ARGAV-FIS-UNAGA

(di Omar Bison) Prosegue il corso specifico per giornalisti e comunicatori del vino promosso da Argav – Unaga e FIS Veneto (Fondazione Italiana Sommelier) in virtù di un protocollo d’intesa sottoscritto dalle due associazioni che hanno condiviso principi e finalità comuni. In particolare favorire la conoscenza del vino, i rudimenti di enologia, viticoltura e le basi della degustazione internazionale riconosciuta per parlarne e scriverne sempre di più in maniera consona a vantaggio di tutto il mondo che ruota attorno al vino in tutti i suoi risvolti.

uve in apassimento cecchettoPer la terza lezione dedicata ai vini speciali (spumanti, liquorosi e aromatizzati) abbiamo goduto dell’ospitalità di Giorgio Cecchetto produttore di Tezze di Piave, frazione del comune di Vazzola (Tv), proveniente da una storica famiglia contadina con radicate tradizioni vitivinicole. In cattedra i sommelier FIS Filippo Busato, Massimiliano Masini e Mauro Businaro. Nelle terre della DO (Denominazione d’Origine) Piave comanda il Raboso. Il Raboso Piave, vitigno autoctono a bacca nera lavorato nella classica, storica versione DOC e da qualche anno vinificato con la veste DOCG “Malanotte del Piave” (dal nome dell’antico Borgo Malanotte di Tezze di Piave) che prevede l’appassimento di parte delle uve, da un minimo del 15% ad un massimo del 30%. Ed è attorno al Raboso, alla sua riscoperta, al suo rilancio, alle sue diverse declinazioni, fino al passito e al metodo classico rosato (Rosa Bruna), che l’azienda Cecchetto è cresciuta imponendosi nei mercati, anche internazionali.
La consapevolezza dell’importanza di tutelare un patrimonio da affidare integro e inossidabile alle generazioni che verranno – sostiene da tempo Giorgio Cecchetto- mi ha sempre spronato al rispetto per il suolo, l’acqua, le piante, attraverso scelte ponderate e  tecniche produttive che prediligono un basso impatto ambientale”.

Giorgio CecchettoSperimentare, guardando al passato con rispetto, quasi con deferenza, per programmare il futuro. Tra le numerose collaborazioni con le università, scuole enologiche ed istituzioni del territorio veneto, i progetti di zonazione della DOC ma anche gli studi, tutt’ora in corso, per analizzare le peculiarità organolettiche di un Raboso affinato  su botti di legno autoctono (castagno, ciliegio, acacia e gelso) invece delle solite botti di rovere americano, francese o di slavonia. Può mancare un Raboso liquoroso? Giorgio Cecchetto pensa di no e a questa possibile scoperta, che alcuni viticoltori veneti di riferimento nel panorama enologico regionale ritengono di enorme prospettiva, sta dedicando una buona parte degli appassimenti in corso.

Assaggio anche de vini in anfora. La giornata si è poi svolta scorrevole, didattica, spaziando dagli spumanti metodo Martinotti al Classico (Rosa Bruna compresa), per arrivare al “Gelsaia”, il padrone di casa, fino al Vermuth e tutto in abbinamento a formaggi e insaccati del territorio diversi per struttura, consistenza, stagionatura. Grande esperienza sensoriale conclusa con una provocazione che ha lasciato il segno. Il Ribolla di Jasko Gravner, azienda di Oslavia, Gorizia, vino ottenuto da una lunghissima macerazione sulle bucce in anfore di terra cotta interrate e che dopo questo periodo viene inserito in grandi botti di rovere per circa quattro anni per poi essere imbottigliato e commercializzato. Niente di meglio per rimettere in discussione certezze e convinzioni.

Programma di sostegno per la viticoltura in Veneto, 17,7 milioni di euro per ristrutturazione e riconversione vigneti e investimenti in azienda

vigneto-viti-uva-da-vino-filari-IMG_5149-667x500-cs-Con la pubblicazione sul Bur lo scorso 8 gennaio, sono stati aperti i termini per concorrere ai contributi in conto capitale per gli investimenti effettuati dalle piccole e medie aziende vitivinicole per la produzione, la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti.

Si tratta di 4,26 milioni di euro messi a bando nel 2016 per accrescere la competitività dei vini veneti. Per i contributi agli investimenti per la produzione, distribuzione e commercializzazione dei vini le istanze devono invece essere presentate entro il 45° giorno dalla pubblicazione della delibera sul Bur, cioè entro il 22 febbraio 2016. Di prossima pubblicazione, inoltre, l’apertura dei bandi per beneficiare degli aiuti previsti dal piano regionale di ristrutturazione e riconversione dei vigneti, di cui al Programma nazionale di sostegno per la viticoltura,  per una disponibilità finanziaria di 13,45 milioni di euro. I moduli per le domande saranno pubblicati sul Bur del prossimo 22 gennaio. La predisposizione e distribuzione dei moduli e la gestione tecnica, finanziaria, e amministrativa delle istanze spetta ad Avepa, l’agenzia regionale per i pagamenti in agricoltura.

Da migliore l’efficenza delle aziende vitivinicola, compresa quella energetica. “I risultati ottenuti in questi anni con il piano regionale di ristrutturazione e riconversione sono stati rilevanti – sottolinea l’assessore regionale all’agricoltura, Giuseppe Pan – in quanto hanno contribuito significativamente alla valorizzazione del patrimonio viticolo veneto, consentendo di adeguare l’offerta enologica ai mutamenti dei gusti dei consumatori e di impostare dei modelli di sesti di impianto e di forme di allevamento funzionali a un maggiore livello di meccanizzazione delle operazioni di campagna, nell’ottica del miglioramento qualitativo delle nostre già eccellenti produzioni.  Analogamente, con gli aiuti agli investimenti in attrezzature e strutture di lavorazione e distribuzione – conclude Pan – la Regione sostiene il rendimento e la competitività delle imprese venete che producono e commercializzano vini, al fine di migliorarne l’efficienza, compresa quella energetica”.

Fonte: Regione Veneto

30-31 gennaio 2016, sempre più “social” l’Anteprima Amarone che si tiene a Verona. In presentazione l’annata 2012.

Anteprima Amarone 2012Sarà una versione 2.0, la tredicesima edizione di Anteprima Amarone in programma al Palazzo della Gran Guardia di Verona il 30 e 31 gennaio. Diventato negli anni l’appuntamento di spicco organizzato dal Consorzio Valpolicella, Anteprima Amarone, diventa sempre più “social” con la pagina Facebook in primo piano. Notizie sulla Denominazione, spunti e approfondimenti dedicati all’Amarone saranno gli argomenti che il pubblico potrà trovare sul sito multilingue dedicato, oltre alle informazioni e ai profili delle aziende partecipanti.

Oltre settanta i produttori presenti. Che proporranno in degustazione la nuova annata, ma anche annate storiche. Gli ospiti potranno così scoprire le potenzialità dell’Amarone confrontando le caratteristiche delle diverse vallate e le peculiarità del territorio. Modernità e tradizione evidenziano i diversi stili e le diverse filosofie aziendali. L’Amarone della Valpolicella e il suo successo, oramai riconosciuto a livello mondiale, saranno i protagonisti del convegno di apertura (riservato alla stampa e agli addetti ai lavori), moderato da Andrea Scanzi che, con il presidente Christian Marchesini, si confronteranno sul lavoro del Consorzio, sulla presentazione tecnica dell’annata a cura di Diego Tommasi del Cra di Conegliano e sulle performance registrate nei mercati esteri dalla Denominazione, presentate da Denis Pantini di Nomisma.

 L’ingresso al pubblico è previsto dalle ore 16.00 alle ore 19.00 di sabato 30 gennaio e dalle ore 10.00 alle 18.00 di domenica 31 gennaio. I biglietti sono disponibili in prevendita sul sito www.anteprimaamarone.it (prezzo del biglietto € 30).

Fonte: Consorzio Tutela Vini Valpolicella)

 

 

Vino. Nel 2015, vendemmia ed export stellari in Veneto

Vino con grappolo

Da un’estate solare non poteva che uscirne una vendemmia stellare. Sono infatti oltre 12,5 milioni i quintali di uva raccolti quest’anno nel Veneto, che segna addirittura un +19,89% rispetto al 2014. Di questi, ben 7,6 milioni sono destinati alla produzione di vini DOC e DOCG e quasi 4 milioni ai vini IGT.

Due i macrosistemi che, cifre alla mano, si stagliano sul restante comparto vitivinicolo regionale: da una parte il “mondo Prosecco” (con il 61,9% della produzione) e dall’altra il “sistema Verona” (27,1%) con i suoi Valpolicella, Soave, Bardolino e Bianco di Custoza. Tra le prime dieci Denominazioni, solo Colli Berici e Venezia non rientrano in questi due “sistemi giganti”. Tutti i numeri della vendemmia 2015, appena raccolti, sono stati presentati a Lonigo (VI) in occasione del tradizionale appuntamento finale del Trittico Vitivinicolo, iniziativa – unica nel suo genere il Italia – promossa da Regione, Veneto Agricoltura-Europe Direct Veneto e Avepa, che in tre mosse (a giugno, agosto e dicembre) tiene monitorato durante tutto l’anno il comparto del vino veneto.

Export con il vento in poppa. Se la vendemmia è stata da record – ricordiamo che il Veneto è la prima regione italiana per produzione di uva da vino – anche l’export viaggia con il vento in poppa, ponendo anche, anche in questo caso, la nostra regione in cima alla graduatoria delle più importanti regioni italiane esportatrici di vino. Basti pensare che per l’anno che si sta concludendo si prevede un incremento delle esportazioni di vino veneto del 10% rispetto al 2014, quando avevano già raggiunto l’impressionante cifra di ben 1,67 miliardi di euro, lasciandosi alle spalle il Piemonte (0,98 miliardi) e la Toscana (0,76).

Germania, Stati Uniti e Regno Unito i mercati di riferimento. I vini veneti prendono principalmente la via della Germania (per 328 miliardi di euro), degli Stati Uniti (290) e del Regno Unito (272), dove gli spumanti (Prosecco in particolare) stanno letteralmente spopolando (129 milioni di euro il valore delle esportazioni Oltremanica, +71%); l’export dello spumante veneto sul totale nazionale ha così superato il 50%. Raggiunge invece quota 29,5%, sul totale italiano, l’export del vino veneto imbottigliato, i cui mercati di riferimento sono sempre la Germania (246 milioni di euro), gli Stati Uniti (208) e il Regno Unito (133). Tutti i dati dell’ultima vendemmia e dell’export veneto si possono trovare al seguente link: http://www.venetoagricoltura.org/basic.php?ID=6005

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Vino. Spumanti durante le feste, l’Italia torna a crescere nei consumi dopo 7 anni.

prosecco

Prosecco

Dicembre e le feste sono un barometro dei consumi degli italiani. “Dopo 7 anni di decrescita, per le bollicine italiane stimiamo durante i canonici 25 giorni di festa una ripresa molto significativa, segno di un ritorno d’innamoramento verso le bollicine. Purtroppo non è così per tutto l’alimentare. La strada del recupero è lunga”, dichiara Giampietro Comolli fondatore di Ovse-Ceves, (Osservatorio Studi Economici Vini Effervescenti).

Dopo anni di calo, controtendenza per le feste 2015-2016. Al botto della festa non si rinuncia, segnali di ripresa sul mercato nazionale anche per il vino tranquillo (+0,8%), evidenzia Ovse, soprattutto per le grandi marche: meno cesti variegati e ricchi di tante leccornie, ma qualche cartone intero di vino e spumanti in più. “Regalo molto apprezzato” è la dichiarazione più gettonata fra 5800 questionari di Ovse. Quindi un segnale che il consumo domestico tiene, partendo dall’acquisto in cantina. La crescita prevista è del 3,9%, passando da 54 mil/bottiglie stappate/vendute a 56,1 mil, più 3 milioni di bottiglie estere (una media di circa 2 milioni di bottiglie al giorno, ovvero un picco a Natale di 11 milioni e di 29 milioni a capodanno). Sul totale di bottiglie vendute, circa il 30% è consumato fuori casa, non ancora in grado di attaccare il mitico record del 48% degli anni boom.  Valori quasi stabili all’origine (+0,4%), valori in crescita al consumo. Il giro d’affari al consumo per queste feste sarà di 445 milioni di euro, in crescita del 2,2% rispetto al 2014.

Minori tappi per i metodi tradizioni leader, da Trento a Franciacorta: i topbrand Ferrari, Berlucchi, Bellavista insieme superano i 5 milioni di bottiglie stappate.  Regressione o conferma dati ultimi anni per Asti, Brachetto d’Acqui, Oltrepò Pavese. “Non hanno una motivazione prioritaria di scelta” questa la causa dei cali per certe bollicine. In horeca i segnali sono ancora molto stazionari, niente grandi numeri: segni positivi solo per le etichette leader e per il Prosecco doc. Anche per le feste 2015-2016 il fenomeno Prosecco spumante veneto si conferma il più richiesto. Valdobbiadene docg e Prosecco doc, particolarmente richiesti in cenoni e catering, segnano al consumo un prezzo, fra 3,60 e 6,90 euro/bott, confermati o in calo i prezzi di altre denominazioni. A ruba, il primo giro di offerte nella Gdo per Trento e Franciacorta, fra 5,70 e 8,75 euro/bott. Il Cartizze tiene il prezzo fra 9,50 e 14 euro, dimostrandosi il metodo italiano più caro in assoluto. Buoni segnali di crescita vengono anche dai piccoli brand locali, regionali, come Gavi e Lambrusco. Segnano ancora un calo il Cava spagnolo e altri di importazione, mentre lo Champagne cresce ma solo per i grandi brand e riserve;  calo invece delle etichette francesi di primo prezzo e mass market.

Dall’estero segnali molto positivi, è un record dei record: in tutto il mondo saranno stappate (solo durante le feste e in 84 paesi) 165.000.000 di bottiglie (+24% sui consumi delle feste 2014). Azzardando ma basandoci su 25 anni di esperienza, questo volume può rappresentare il 47% del totale esportato nell’anno 2015 che rappresenterà anche un nuovo record. Già nel 2013 e poi nel 2014 l’Italia è diventato il primo paese al mondo per esportazione di vini spumanti e bollicine (escluso i frizzanti) e già durante le festività 2014 le bollicine effervescenti made in Italy erano le più stappate al mondo.  “Nel 2015 il superamento dei numeri  di Champagne, Cava ed altri da parte del fenomeno Valdobbiadene docg e Prosecco doc è ancora più evidente all’estero. Piace a tutti: tecnologia e qualità, alta beva e ampia scala abbinamenti, oltre a morbidezza e prezzo giusto, sono i punti di forza del Prosecco (docg-doc) per un consumatore sempre più attento e sempre più votato a scelte autonome e non guidate”, aggiunge Comolli. Che conclude: “Saranno gli Inglesi ancora una volta a superare gli Americani per il numero di calici bevuti durante queste feste di fine anno. I Tedeschi riagguantano la terza posizione a danni dei Russi, in fase molto critica e un po’ meno propensi a bere internazionale (sul 2014 + 55% la vendita di vini georgiani a Mosca), ma forse con segnali di ripresa a dicembre 2015. Il valore mondiale ( escluso Italia) del consumo durante le Feste 2015-2016  è pari a  1,570 mld $,  un + 19% sulla spesa del 2014”.

Fonte: Ovse-Ceves

 

Vendemmia 2015 e mercato del vino sotto la lente il 22 dicembre a Lonigo (VI) nell’incontro organizzato da Europe Direct Veneto-Veneto Agricoltura

Vino con grappoloGrazie a un’estate straordinaria, la vendemmia 2015 è stata eccezionale sia per qualità che per quantità. L’Italia, con una produzione di 48,9 milioni di ettolitri di vino ha superato la Francia (46,6) e distanziato la Spagna (36,6); da parte sua, il Veneto si è confermato prima regione italiana per produzione di uve da vino, ma non solo: con il “caso” Prosecco, inteso come fenomeno stellare, sta anche scompaginando il mercato mondiale.

Consumi interni del vino scesi del 19 per cento. Insomma, tutti soddisfatti, o quasi, perché sono ancora tante le cose che restano da fare, a cominciare dalla riconquista del mercato interno (dal 2008 i consumi sono scesi del 19%), dal rafforzamento della presenza dei nostri vini all’estero e dalla lotta alle truffe sempre in agguato. Il 22 dicembre (ore 14,30) a Lonigo (VI), nelle sale della cantina dei Colli Berici-Collis Group, saranno questi i temi affrontati nel tradizionale appuntamento di fine anno promosso da Veneto Agricoltura-Europe Direct Veneto, Regione Veneto e Avepa. Nell’occasione sarà presentato il consuntivo dell’ultima vendemmia nel Veneto, suddiviso per provincia e tipologia di uva, come risultante dalle dichiarazioni dei produttori. Inoltre, saranno poste sotto la lente una serie di questioni legate ai mercati internazionali e all’export del vino veneto. A questo link potete leggere il programma dell’incontro.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

 

Lugana e Bardolino, sinergia lacustre per l’anteprima delle due Doc a marzo 2016

locandina Il Chiaretto, il Lugana e il Bardolino della vendemmia 2015 si presenteranno al pubblico insieme domenica 6 e lunedì 7 marzo 2016 a Lazise (VR), sul lago di Garda, loro territorio di origine. L’iniziativa è firmata dai Consorzi di tutela del Bardolino e del Lugana, uniti nel proporre agli appassionati, alla stampa specializzata e agli operatori economici la nuova annata dei loro vini.

Presenti 90 produttori con circa 300 vini in degustazione. Per il Bardolino e il Chiaretto è l’ottava edizione dell’Anteprima, per il Lugana si tratta della prima volta. Oltre all’anteprima dei vini della vendemmia 2015 sono previste una “retrospettiva” dell’annata 2014 e una serie di degustazioni guidate di altri precedenti millesimi. La prima giornata è aperta al pubblico dalle 10 alle 18, la seconda è riservata agli operatori dalle 14 alle 21. “Crediamo nel valore del territorio e in particolar modo di una zona affascinante come quella del nostro lago di Garda – dicono Franco Cristoforetti e Luca Formentini, rispettivamente presidenti dei Consorzi del Bardolino e del Lugana – e dunque abbiamo ritenuto importante presentare congiuntamente le diverse e complementari anime produttive dell’area gardesana in un’iniziativa che si candida a diventare una delle maggiori anteprime vinicole nazionali. Ringraziamo il Comune di Lazise per aver condiviso gli obiettivi, divenendo nostro partner in questa nuova avventura”.

I vini hanno conosciuto negli ultimi sei anni un considerevole riposizionamento. Le denominazioni di origine del Lugana e del Bardolino, che ha anche la versione rosé del Chiaretto, sono state tra le prime ad essere istituite in Italia. Il Lugana, che si sviluppa su cinque comuni fra Lombardia e Veneto, è stato riconosciuto nel 1967. La doc del Bardolino, che interessa sedici comuni del Garda veronese e del suo entroterra, è del 1968. Le due zone confinano lungo la direttrice del fiume Mincio, emissario del lago di Garda. In tutto, si tratta di 4500 ettari di vigneto specializzato, di cui 3000 per il Bardolino e 1500 per il Lugana. Oggi il Bardolino è sesto per produzione fra le doc rosse italiane e il Lugana è settimo fra le bianche, mentre il Chiaretto è leader assoluto fra i vini rosati a menzione geografica. Complessivamente, Chiaretto, Lugana e Bardolino totalizzano vendite annue pari a 42 milioni di bottiglie, di cui 17 milioni di Bardolino, 15 di Lugana e 10 di Chiaretto, per un fatturato annuo globale pari a 125 milioni di euro, distribuito in maniera sostanzialmente equivalente fra le due denominazioni. Nell’ambito della doc del Bardolino ha ricevuto forte sviluppo la tipologia rosata del Chiaretto, cresciuta in sei anni da 4,5 a 10 milioni di bottiglie vendute. La doc del Lugana è al centro di una delle più significative performance nazionali sia in termini di volumi, ormai quasi raddoppiati, passando da 8 a 15 milioni di bottiglie, sia come prezzi, saliti del 35%, posizionandosi su una delle quotazioni medie più alte in Italia nel settore dei vini bianchi.

Fonte: servizio stampa L’Anteprima

Vino. Francia “appannata”, è il momento giusto per l’Italia di imporsi nel mercato internazionale

bottiglie-di-vinoIn occasione di “Wine to Wine” il forum sul business del vino tenutosi nei giorni scorsi a Veronafiere, si è tenuto il seminario di “Business Strategies“. Tra gli intervenuti, anche Paolo De Castro, coordinatore Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo. Che, in riferimento alla proposta di liberalizzazione dei nomi dei vini identitari, ha detto: “È chiaro che i nostri amici spagnoli e portoghesi vedono con interesse la possibilità di prendersi le nostre quote di mercato, ma stiamo lavorando perché ciò non avvenga e sembra che l’impegno preso dal commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale Hogan abbia ridotto questo rischio, anche se manteniamo la massima allerta. È assolutamente necessario – ha proseguito De Castro – mantenere il livello di protezione delle denominazioni fino ad oggi garantito. Il sistema Italia si deve muovere compatto, attivarsi per evitare che questa deriva liberista possa mettere in discussione gli sforzi di investimento fatti dai nostri consorzi”.

Testo unico del vino e vino come patrimonio culturale. Al seminario, De Castro ha appaludito all’importanza del progetto di legge a firma del presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Luca Sani, per il riconoscimento del vino quale patrimonio culturale, “anche perché a Bruxelles stiamo cercando di controbattere a una vera e propria deriva tra uso e abuso di alcool secondo un approccio nordeuropeo”. “La prossima settimana il Testo Unico del vino passerà all’esame della Commissione Agricoltura e c’è la volontà di procedere all’approvazione attraverso la formula semplificata della legislativa”, ha detto Sani. “Abbiamo raggiunto un testo base – ha proseguito il presidente – e dal prossimo anno il registro unico sarà una realtà. Occorre investire su questo settore, per quello che rappresenta per il made in Italy e per l’agroalimentare più in generale”. Ma il provvedimento non parlerà solo di promozione in senso stretto: “Il riconoscimento del vino come patrimonio culturale del Paese è già importante per un Paese con un bagaglio storico culturale come l’Italia, ma questa misura si ripercuote anche nell’insegnamento di questa materia nei percorsi scolastici di attinenza al settore e nella distinzione del vino dagli altri alcolici – ha concluso Sani –. Dobbiamo pensare un programma di educazione al bere che parli di cultura e di ciò che il vino racconta della storia del nostro Paese”.

Promozione del vino. In merito al prossimo decreto sui fondi Ocm promozione, il presidente di Federvini, Sandro Boscaini, ha detto: “La promozione deve avere le gambe lunghe, ma noi ne abbiamo una zoppa e così non siamo in grado di comunicare il nostro vino, al contrario degli altri Paesi europei. Dobbiamo essere messi nelle condizioni di spendere bene i soldi a noi destinati, così come lo fanno Francia, Germania, Spagna e Portogallo. Purtroppo non è così e le nostre aziende sono molto preoccupate per l’iter del decreto che già quest’anno ha preso il via con 8 mesi di ritardo. In questo momento – ha concluso il presidente – le imprese non sono in grado di dire cosa avranno a disposizione e pianificare l’investimento. Tutto questo rende incredibilmente difficile fare proposte e soprattutto rende sgomenti gli importatori che trattano allo stesso tempo con i nostri colleghi europei, che conoscono i programmi con mesi di anticipo rispetto a noi”.

“Il vino italiano è un parco giochi per i winelover di tutto il mondo”, ma “è un cavallo di razza che abbiamo tenuto troppo tempo ai box”. È la sintesi del faccia a faccia tra Jancis Robinson critica, scrittrice e giornalista di vino per il Financial Times, e la Ceo di Business Strategies, Silvana Ballotta. “Non ho ricordi – ha aggiunto Jancis Robinson –che la qualità del vino italiano sia mai stata più alta di adesso: è la congiuntura perfetta per poter sfruttare appieno i cambiamenti sullo scenario globale. Tutto ciò che l’Italia deve fare è dimenticarsi della Francia. Mentre i cugini d’Oltralpe attraversano una crisi di fiducia che precede i tragici fatti di Parigi, l’Italia deve trovare il coraggio di affermare la propria identità”. Un’identità ancora giovane, come ha commentato Silvana Ballotta: “Il vino ha assunto solo recentemente la consapevolezza di non essere solo un prodotto agricolo e per questo è importante lavorare sulla promozione come ha fatto il settore della moda. Dobbiamo essere pronti a rischiare di più, anche alzando un po’ i prezzi. La comunicazione – ha proseguito la Ceo della società fiorentina che cura l’internazionalizzazione di oltre 400 aziende italiane – è fondamentale in questo processo, e il piano straordinario del viceministro Calenda è sicuramente una buona notizia, perché porterà una bella iniezione di fondi per la promozione. Ma non è solo una questione di denaro, è altrettanto importante spenderlo bene”. E sui mercati Far East, ha concluso Ballotta: “In Cina è ‘il piccolo passo che fa la lunga strada’. Bisogna sapersi e potersi muovere, mettere in campo una promozione che miri all’educazione del consumatore cinese. E in questo contesto il binomio con la gastronomia non può rappresentare un vincolo. Il vino deve potersi integrare e sperimentare con la cucina cinese, senza essere ghettizzato con quella italiana”. Infine, secondo Jancis Robinson, sono i vini italiani i veri candidati a riempire il vuoto lasciato dai grandi francesi: “Il Bordeaux in passato era il simbolo del vino pregiato, ora non è più di moda. Nel settore lusso i vini italiani possono colmare questa lacuna”.

Fonte: Servizio Stampa Business Strategies