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22 dicembre 2022, ritorna in presenza e si svolge a Lonigo (VI) il terzo appuntamento del Trittico Vitivinicolo 2022 di Regione Veneto, Veneto Agricoltura e Avepa

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“Il Veneto con circa 12 milioni di ettolitri di vino prodotti nel 2022 si conferma regione leader in Italia, davanti a Puglia (10,6 mln hl), Emilia-Romagna (7,4 mln hl) e Sicilia (4,3 mln hl)”. Ad annunciarlo è l’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Federico Caner, in vista della presentazione di tutti i numeri dell’ultima vendemmia in programma giovedì 22 dicembre (ore 10:00) a Lonigo-VI presso la cantina Collis Wine Group. L’occasione è data dal terzo focus dello storico Trittico Vitivinicolo 2022, evento di Regione VenetoVeneto Agricoltura e Avepa, che finalmente dopo due anni, causa pandemia, tornerà a svolgersi in presenza.

Nel corso dell’incontro, aperto al pubblico (iscrizioni qui: https://trittico3-2022.eventbrite.it), sarà presentato l’atteso consuntivo dell’ultima vendemmia nel Veneto, suddiviso per provincia e tipologia di uva, risultante dalle dichiarazioni di produzione dei viticoltori elaborate dagli uffici regionali e da Avepa; inoltre si discuterà di mercati internazionali del vino, a partire dall’export di vino veneto e dei canali di distribuzione utilizzati dalla aziende vitivinicole. Nel frattempo, Veneto Agricoltura ha appena pubblicato un interessante report che inquadra il vigneto regionale e la forza trainante del comparto vitivinicolo veneto. Vediamo alcuni passaggi dell’elaborato che è disponibile su https://bit.ly/3hEMNi8.

La superficie viticola regionale ha raggiunto quasi i 100.000 ettari (+30% rispetto al 2012), investiti prevalentemente a Glera-Prosecco (36.150 ettari) e Pinot Grigio (16.020 ettari). Si pensi che insieme questi due vitigni rappresentano oltre il 52% del vigneto regionale. Per quanto riguarda i prezzi delle uve spuntati quest’anno dai produttori, considerando tutte le tipologie viticole presenti in Veneto, risulta una quotazione media di 0,76 euro/kg (+0,7% rispetto al 2021). Nel dettaglio, a livello provinciale si sono registrati rialzi per Treviso e Verona, mentre per Padova la variazione annua resta negativa. Infatti, per Verona (0,79 euro/Kg) si rileva un aumento annuo del +10,2%, mentre per Treviso (0,90 euro/kg) la crescita delle quotazioni delle uve si è fermata solo al +0,8% rispetto all’anno precedente. Per la provincia di Padova (0,57 euro/Kg), invece, si rileva una perdita pari al -9,9% rispetto a quanto fatto registrare nel 2021.

Passando all’export di vino veneto, l’analisi di Veneto Agricoltura conferma la risalita delle vendite di vino veneto all’estero, dopo la fase di stasi registrata nel 2020. Lo scorso anno, il fatturato regionale del settore ha sfiorato i 2,5 miliardi di euro, segnando un nuovo record storico e registrando un rialzo annuo delle vendite oltreconfine del +11,1%. Anche i quantitativi di vino veneto esportati sono aumentati, arrivando pure in questo caso al record storico con 786 milioni di kg e una crescita del +7,2% rispetto al 2020. A sottolineare quanto sia stata felice l’annata 2021 per l’export vinicolo veneto c’è anche il prezzo medio di vendita, che è salito fino a 3,17 euro/kg (+3,7%). Il 41,6% dei vini veneti venduti all’estero è rappresentato da vini spumanti che, dopo la frenata registrata nel 2020 a causa delle restrizioni per Covid, hanno ripreso un’inesorabile ascesa delle vendite, per la maggior parte di Prosecco, confermate anche per il 2022. Stati Uniti, Germania e Regno Unito sono le principali destinazioni del vino veneto all’estero (51%).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

Vino. L’Osservatorio Uiv/Vinitaly dà indicatori del settore in frenata, con -16% per i fatturati nel 2023

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Voci di costo lievitate e vendite in flessione, crollo della redditività, ansia da recessione. Per il vino italiano, reduce da anni di crescita importante sui mercati mondiali, il grande freddo è già arrivato, e si farà sentire per tutto il 2023. Lo dice l’indagine congiunturale dell’Osservatorio Uiv/Vinitaly, presentata nei giorni scorsi al wine2wine di Veronafiere, nel corso del convegno di filiera che ha aperto l’evento dedicato al vino.

Secondo lo studio, il surplus di costi registrato quest’anno dalle imprese italiane – 1,5 miliardi, l’83% in più, derivanti dai soli aumenti dei prezzi energetici e delle materie prime secche, come tappi, vetro e carta – complicherà i bilanci 2022 delle imprese. A partire dal Margine operativo lordo, previsto quest’anno al 10%, in discesa rispetto al 25% del 2021 e peggiore anche dell’annus horribilis 2020, quando l’indicatore di redditività riscontrato era al 17%. Ma la vera doccia fredda sarà nel 2023: in uno scenario recessivo il Mol andrà in caduta libera (4%), con un fatturato, a -16%, che in molti casi non riuscirà a coprire costi in decremento (-11%) ma comunque relativamente alti. In termini monetari, la riduzione del Mol attesa per l’anno prossimo è di circa 900 milioni di euro, attestandosi così a 530 milioni di euro contro il miliardo e 400 milioni del 2022 e i 3,4 miliardi del 2021. 

Relativamente al mercato, l’Osservatorio di Unione italiana vini e Vinitaly prevede per il 2022 una chiusura d’anno con vendite generali in calo dell’1% a volume (41,4 milioni di ettolitri), per un valore in aumento, grazie all’horeca e alla vendita diretta, del 6%, a 14,3 miliardi. Molto meglio l’estero sulla dinamica valoriale (+10% contro +1% del mercato italiano), mentre i volumi sono attesi stabili in Italia e in leggera contrazione sui mercati internazionali, in particolare Usa, Germania, ma anche Cina e ovviamente Russia. Il dato del valore – rileva l’analisi – non deve però trarre in inganno: l’incremento, del tutto inflattivo, del 7% sul prezzo medio non basta a coprire i costi, come dimostrato dalle richieste delle imprese alla distribuzione di aumentare i listini mediamente del 12%. 

DichiarazioniLuca Rigotti, coordinatore settore vino Alleanza delle Cooperative: “Il vino cooperativo si trova nelle stesse difficoltà in cui si trova l’intero settore: parliamo di costi ormai ingestibili, dall’energia alla logistica, e di difficoltà nel reperimento delle materie prime. Per la vendemmia 2021 riusciamo ad avere dei risultati soddisfacenti, ma per la prossima sarà impossibile non andare ad incidere sulla remunerazione dell’uva. Credo che ci sia un problema di aziende meno strutturate che dovranno per forza fare un percorso di accorpamento, di fusione o di ri-organizzazione: ci sono tante forme per diventare più competitive e in questo modo ridurre i costi. Sicuramente sarà un anno difficile, ci sono tanti problemi collegati ad uno scenario socio-economico-politico liquido, che dà insicurezza. Il mondo del vino deve fare squadra per far capire che siamo un’economia importante e che vogliamo un sistema vino maturo, che percorre la strada della sostenibilità”. Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi: “Il vulnus del nostro settore è il divario tra domanda e offerta. Produciamo troppo: non possiamo impiantare continuamente, prima di fare il vino bisogna pensare a chi, dove e come venderlo. Quello della qualità è un problema risolto da tempo grazie proprio al lavoro degli enologi e dei produttori che ci permettono di svolgerlo. Ora è giunto il momento di lavorare sul rapporto tra domanda e offerta, e solo poi possiamo dare valore attraverso il patrimonio materiale e immateriale del nostro Paese. Come ci insegnano i francesi, non dobbiamo parlare delle uve ma del nostro territorio, quello nessuno lo può rubare. Dobbiamo dare importanza a ciò che è nostro”. Micaela Pallini, presidente di Federvini: “Le aziende si trovano a fronteggiare momenti molto difficili. Quando si parla di misure antiinflazione, quindi di lavorare sui tassi di interesse, per l’Italia del vino occorre considerare i nostri 3 mercati di riferimento – Stati Uniti, Germania e Regno Unito – che iniziano a mostrare segnali di difficoltà. Negli Stati Uniti in particolare nel 2023 i tassi dovrebbero crescere del 5-7% e potrebbero arrivare al 10%. Questo è un tema molto importante perché influirà sui consumatori americani. Il grande tema per il prossimo anno è quello di alcool e salute: l’health warning irlandese purtroppo è andato avanti, nonostante il parere contrario di tanti. Tra i temi prioritari, quello dei fondi promozionali della Pac e degli accordi di libero scambio”. 

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

Vino, Valpolicella. All’insegna del motto “Appassimento, ritorno al futuro”, prosegue l’iter di candidatura dell’antica tecnica vinicola a patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

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Al via la “fase 2” della candidatura Unesco della “tecnica di appassimento delle Uve della Valpolicella”, che nei giorni scorsi ha visto l’intero territorio della denominazione veronese fare squadra a La Collina dei Ciliegi (Grezzana, VR) per rilanciare e testimoniare il supporto della comunità al riconoscimento della pratica enologica come “patrimonio culturale immaterialedell’umanità. Presentato lo scorso Vinitaly, il processo di riconoscimento entra ora nel vivo grazie alla “call to action” organizzata dal Comitato promotore, sotto il coordinamento del Consorzio per la Tutela dei Vini della Valpolicella, con il claim “Appassimento, ritorno al futuro”, sigillo di un impegno intergenerazionale nella valorizzazione di una pratica virtuosa usata per vinificare i rossi migliori del territorio, tra cui l’Amarone e il Recioto, tramandata da oltre 1500 anni.

Prima tecnica vinicola ad essere candidata. Per Christian Marchesini, presidente del Consorzio della Valpolicella capofila dell’iniziativa: “L’appassimento delle uve è, non a caso, la prima tecnica vitivinicola ad essere candidata come patrimonio culturale dell’umanità. Si tratta infatti di un savoir faire che ha scritto la storia ma anche l’economia del nostro territorio, ne ha plasmato i prodotti definendone la qualità, contribuendo a disegnare la geografia e l’evoluzione sociale, l’etica del lavoro e l’imprenditorialità, le festività e i ritmi stagionali. Un tassello fondamentale della nostra identità che non può essere dato per scontato, e che deve essere compreso e valorizzato anche e soprattutto dalle nuove generazioni”. “Il riconoscimento Unesco rappresenta un’occasione importante per le comunità coinvolte– spiega Pier Luigi Petrillo, presidente dell’organo degli esperti mondiali della convenzione Unesco per il patrimonio culturale immateriale –. Oltre a comportare una spinta alla tutela della tradizione e del paesaggio bioculturale in cui viene esercitata, ne assicura la trasmissione alle nuove generazioni e favorisce una fruizione collettiva anche di tradizioni e riti ad essa collegati, stimolando la crescita del territorio e la consapevolezza del patrimonio culturale e identitario”. Per Massimo Gianolli, vicepresidente della Rete Valpantena e presidente de La Collina dei Ciliegi che ha ospitato l’evento: “Appassimento vuol dire non solo vino di qualità, ma anche radici, impresa, valore aggiunto: una vision collettiva che non può non coinvolgere, trasversalmente, tutti gli stakeholders del territorio e che vedrà la Valpantena protagonista nel sostenere il progetto”. Proprio i giovani della Valpolicella, con il neonato Consorzio Gruppo Giovani, si sono schierati in prima fila per sostenere la candidatura e rilanciare la declinazione young del Recioto, il vino più antico della denominazione. Nata su impulso del Consorzio di tutela proprio per intercettare il cambio generazionale del tessuto produttivo del territorio, la compagine riunisce circa 50 protagonisti under 40 impegnati a fare rete e a portare le istanze e prospettive dei più giovani anche all’interno delle policy consortili.

L’Unesco ha fino ad oggi riconosciuto come Patrimonio Immateriale 631 elementi in 140 Paesi del mondo, a rappresentatività della diversità e della creatività umana. Per ottenere il riconoscimento l’elemento candidato deve essere trasmesso da generazione in generazione; deve essere costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in stretta correlazione con l’ambiente circostante e con la sua storia; deve permettere alle comunità, ai gruppi nonché alle singole persone di elaborare dinamicamente il senso di appartenenza sociale e culturale; deve promuovere il rispetto per le diversità culturali e per la creatività umana e, infine, deve diffondere l’osservanza del rispetto dei diritti umani e della sostenibilità dello sviluppo di ciascun paese.

Fonte: Servizio stampa Consorzio vini Valpolicella

Vigneto Italia, superficie media in crescita, specie in Veneto, diminuiscono però le imprese vinicole

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In vent’anni le aziende vitivinicole del nostro Paese si sono ridotte di oltre 500 mila unità, ma la superficie vitata ha tenuto (-11%, con -1% nell’ultimo decennio) e le 255 mila aziende rimaste (erano 791 mila nel 2000) sono oggi più strutturate, con una superficie media degli ettari vitati in crescita del 174%. Lo rileva l’Osservatorio di Unione italiana vini, che ha elaborato l’ultimo censimento agricolo dell’Istat aggiornato al 2020.

Francia ancora lontana da raggiungere. Per il presidente di Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi: “L’Italia sta progressivamente strutturando le proprie imprese vinicole nel rispetto delle varietà produttive, che sono la vera ricchezza del nostro vino. La strada è quella giusta, anche se manca ancora molto per avvicinarsi alla superficie media dei nostri principali competitor. La Francia che conta una dimensione media per azienda di 5 volte superiore alla nostra”.

Meno aziende ma con appezzamenti in media più grandi, specie al Nord, dove la superficie media della vigna è di 3,4 ettari, contro una media nazionale a 2,5 (erano 0,9 nel 2000 e 1,6 dieci anni dopo). Guardando alla superficie vitata, i picchi si riscontrano in Friuli Venezia Giulia (5,5 ettari), poi, 4 in Lombardia 3,8, in Veneto (che ha la crescita maggiore: +295%), 3,6 in Toscana, 3,4 in Piemonte. Secondo Uiv, sono 255.000 le aziende viticole, che rappresentano il 23% del totale delle imprese agricole 1,1 milioni censite da Istat.

Fonte: Unione Italiana Vini

Documento Oms: tutto l’alcol è sempre cancerogeno, da ridurre il consumo di superalcolici, vino e birra almeno del 10% entro il 2025. Immediate le proteste del mondo del vino italiano.

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) – Regione Europa, nel quadro delle azioni di lotta alla diffusione del cancro, ha approvato, nella riunione tenutasi a Tel Aviv, un documento intitolato “European framework for action on alcohol 2022-2025”. Le nuove linee guida espresse dall’Oms sono state sottoscritte integralmente senza alcuna opposizione, nemmeno da parte della delegazione italiana, e prevedono l’attuazione di programmi di contrasto al consumo dell’alcol con l’obiettivo di una riduzione del -10% pro-capite entro il 2025.

Per raggiungere questo obiettivo, l’Oms proporrà ai Paesi europei l’aumento della tassazione sui prodotti a base di alcool, il divieto di fare pubblicità, promozione e marketing in qualsiasi forma di tali prodotti, la diminuzione stessa della produzione, l’obbligo di health warning (avviso di allarme per la salute) da stampigliare sulle etichette. L’Oms basa il suo programma sul concetto che “non ci sono livelli di sicurezza” nel consumo di bevande alcoliche e quindi l’obiettivo del taglio ai consumi dovrebbe colpire anche le bevande comunemente consumate durante i pasti come il vino e la birra, ma che sempre più hanno una pericolosa diffusione oltre ogni orario e tra la popolazione più giovane. La determinazione dell’Oms non fa quindi distinzioni sul quantitativo percentuale di alcol contenuto nelle bevande e auspica un sistema di allerta sanitario da apporre su tutte le bottiglie. L’ipotesi era stata presa in esame anche nell’ambito della “Global alcohol strategy” in discussione lo scorso maggio dal Parlamento europeo nell’ambito del “Cancer plan” da parte del Parlamento europeo.Ma in quel caso le pressioni dei produttori, in particolare quelli di vino, avevano ottenuto di accantonare la proposta, limitandosi a richiamare un semplice invito al ‘consumo responsabile’ di alcol.

Immediate e veementi le proteste del mondo del vino italiano contro il documento. «Queste nuove indicazioni dell’Oms – ha affermato Angelo Radica, presidente dell’Associazione nazionale Città del Vino – sono un ulteriore colpo al mondo del vino europeo e italiano in particolare, perché non tengono assolutamente conto del valore culturale delle produzioni vitivinicole e del fatto che bere vino, oggi, non è certo sintomo di alcolismo, ma semmai di piacevole convivenza». Secondo Unione italiana vini: “La storia ci ha insegnato come il proibizionismo non sia la soluzione per sconfiggere la piaga dell’alcolismo, ma soprattutto come il vino sia un simbolo del bere responsabile, della Dieta mediterranea, non certo protagonista del consumo smodato”. Per Coldiretti: “Il pronunciamento dell’OMS colpisce un settore strategico del Made in Italy agroalimentare con 12 miliardi di euro di fatturato. Aumento della tassazione, divieto di pubblicità o promozione e obbligo di health warning in etichetta rischiano in modo fuorviante di assimilare in consumo del vino alle sigarette con effetti disastrosi sui consumi con quasi un italiano su quattro (23%) che smetterebbe di bere o ne consumerebbe di meno”. Commenta Giangiacomo Bonaldi, presidente Federdoc: «Troviamo assolutamente discutibile un atteggiamento che sembra porre sullo stesso piano consumo consapevole e abuso. L’OMS sembra dimenticare che proprio l’attività di promozione ha portato, negli ultimi anni, ad abbassare i consumi del vino a livello mondiale». «Useremo il buonsenso – ha dichiarato Filiera Italia attraverso le parole del suo consigliere delegato Luigi Scordamaglia – e i consolidati dati scientifici esistenti per bloccare questi tentativi a cui si prestano organismi internazionali come l’OMS o europei come la Commissione che vorrebbe escludere vino e prodotti carnei dai programmi di promozione».Federvini auspica che la Commissione europea tenga conto di quanto espresso dal Parlamento europeo e lavori sulla lotta all’abuso di alcol ed eviti politiche sproporzionate che minano le comunità e i territori produttori di vino.

Fonte: Garantitaly.it

Bottega Gold premiato in India

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Il 16 luglio scorso, in occasione di Spiritz Selection Awards 2002, è stato assegnato un prestigioso riconoscimento all’azienda veneta Bottega Spa, più volte ospite dei nostri incontri mensili organizzati in collaborazione con Argav al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD). In particolare,  al concorso indiano dedicato ai vini e agli spirits, Bottega Gold, prosecco Doc Brut, ottenuto dalla vinificazione di uve Glera provenienti da Valdobbiadene, ha conseguito una medaglia Gold e una medaglia Grand Gold per la qualità del vino e per iI packaging. La cerimonia di premiazione si è tenuta a New Delhi presso l’hotel The Leela Palace che fa capo a una catena indiana di hotellerie di lusso. Il vino vittorioso si caratterizza per la bottiglia dalla livrea dorata, realizzata con un esclusivo processo di metallizzazione, grazie al quale il colore oro diventa parte integrante della superficie esterna del vetro.

Fonte: Servizio stampa Bottega Spa

Previsioni vendemmiali 2022, presentati i dati per il Nord Est

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“Il 2022 è un’annata caratterizzata da andamenti climatici anomali e da una siccità mai vista prima, che ha messo a dura prova i viticoltori veneti, impegnati anche a contrastare insidiose fitopatie”. Così l’assessore regionale all’Agricoltura ha introdotto il secondo focus del Trittico Vitivinicolo Veneto, “storico” evento (48^ edizione) organizzato lo scorso 24 agosto da Regione del Veneto e Veneto Agricoltura con AVEPA, ARPAV, CREA-VE e UVIVE, dedicato alle previsioni della vendemmia in Veneto, nel restante Nord Est, nelle principali regioni vitivinicole italiane (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia e Sicialia), nonché in Francia e Spagna. “Si è temuto che la produzione ne risentisse fortemente – ha proseguito l’assessore – ma le piogge di agosto, un’oculata gestione dei vigneti e la preparazione dei nostri viticoltori, hanno consentito di mantenere le produzioni su discreti livelli, pur se con qualche riduzione che, secondo le ultimissime stime, potrebbe raggiungere mediamente nella nostra regione il 10% rispetto allo scorso anno, con punte superiori nei vigneti di collina non irrigati. L’andamento meteo delle prossime settimane sarà determinante per una buona riuscita della vendemmia. A confortare è la buona qualità delle uve che dovrebbe consentire al vigneto veneto di mantenere il primato che già occupa a livello nazionale e a rafforzare la considerazione che i nostri vini hanno acquisito presso i consumatori nei mercati internazionali”.

I dati previsionali. Anche nel Veneto dunque si è acceso il semaforo verde che segna il via della vendemmia. I primi grappoli a cadere nei cesti sono quelli delle varietà precoci (Pinot e Chardonnay per basi spumante), ma va detto che in alcune aree del vicentino e del padovano la raccolta è iniziata subito dopo Ferragosto. Seguirà la vendemmia di tutte le altre varietà: Glera (Prosecco) dal 10 settembre, Merlot dal 13, Corvina dal 16, Garganega dal 19, solo per citare alcuni tra i principali vitigni veneti.  Il denominatore comune che ha caratterizzato, praticamente ovunque, l’annata vitivinicola in corso sono state le alte temperature e la scarsità di piogge, due fattori che avranno senz’altro una certa incidenza sulla produzione vendemmiale nel Veneto, ma anche nelle altre aree vitivinicole. Fortunatamente le precipitazioni registrate nel mese di agosto hanno raddrizzato una situazione che stava diventando allarmante, in particolare nei vigneti non serviti da irrigazione di soccorso. Anche le temperature, in particolare quelle notturne, da qualche giorno si sono notevolmente abbassate facendo ben sperare per una vendemmia molto interessante soprattutto per le varietà medio-tardive. Il Report analitico è disponibile al seguente link, unitamente alle slide presentate nel corso dell’incontro e ai video riguardanti la situazione pre-vendemmiale nelle principali regioni vitivinicole italiane, in Francia e Spagna: https://bit.ly/3PKLPMi

BellunoRispetto allo scorso anno, la produzione in provincia di Belluno potrebbe risultare inferiore addirittura del 30% rispetto allo scorso anno. Stress idrico e danni dovuti ad alcune forti grandinate non hanno lasciato un buon segnoPadova e Rovigo. Nell’area vitivinicola patavina e rodigina, come del resto in altre zone del Veneto, la situazione nei vigneti si presenta molto variabile in funzione della disponibilità di sistemi di irrigazione di soccorso e – nel padovano – a seconda che i vigneti si trovino in zona collinare o in pianura. Anche le numerose estirpazioni di vite colpite da Flavescenza dorata contribuiscono a ridurre le quantità che saranno vendemmiate. Sui Colli Euganei, rispetto al 2021, la produzione dovrebbe risultare in calo del 20%; nelle zone di pianura, invece, dove lo scorso anno la quantità di uva raccolta aveva subito una riduzione a seguito delle gelate primaverili, si stima un incremento di produzione di circa il 10%, soprattutto nei vigneti serviti da irrigazione di soccorso. La messa a dimora di nuovi impianti non ha certo compensato le riduzioni previste, per cui dovrebbe incidere solo di qualche punto percentuale (1-5%) sulla vendemmia complessiva. Treviso. Rispetto al 2021 nella Marca ci si aspetta una vendemmia in contrazione, con un range che va dal -10% al -20%, solo parzialmente compensato dall’entrata in produzione di nuovi vigneti. Le cause di questo calo sono molteplici: minore fertilità delle gemme, siccità, eventi grandini geni Flavescenza dorata che ha causato, soprattutto in alcune aree della provincia, l’estirpo/capitozzatura di numerose piante nei vigneti. Questo quadro potrebbe migliorare, soprattutto per le varietà meno precoci, qualora si verificassero delle piogge significative in tempo utile per la vendemmia, in parte sopraggiunte nei giorni scorsi. Venezia. La siccità e soprattutto le alte temperature di questa torrida estate hanno causato nei vigneti del veneziano un blocco della maturazione del frutto, causando la formazione di acinellature e scarso ingrossamento degli acini. Di conseguenza, le rese saranno sicuramente inferiori rispetto alle annate precedenti: per le uve a bacca bianca precoci (Pinot, Chardonnay) si prevede una diminuzione del 15-20% e probabilmente difficilmente si riuscirà a soddisfare i quantitativi massimi previsti dai disciplinari DO; per le uve bianche medio tardive e le uve nere le rese saranno inferiori alla media di circa il 10%, ma molto dipenderà dall’andamento climatico delle prossime settimane. In sostanza, eventuali piogge potrebbero influire positivamente sulle rese che comunque resteranno inferiori alle medie. Va ricordato che le viti giovani risultano essere le più colpite da siccità e alte temperature, per cui sia le rese che la qualità dell’uva risulteranno quest’anno al di sotto dei minimi stagionali e purtroppo ci saranno delle ripercussioni anche nelle prossime annate. Vicenza. Nel vicentino si prevede un calo produttivo del 15% rispetto allo scorso anno dovuto alle grandinate primaverili, ma soprattutto alla prolungata sofferenza delle viti dovuta alla calura estiva e alla siccità dei terreni. Per la sua fertilità, la Glera avrà una produzione di circa un 10% in più rispetto allo scorso anno, anche in considerazione che quest’anno non ci sono stati danni da gelo. La produzione dei vitigni medio-tardivi sarà invece influenzata dalle eventuali precipitazioni che si registreranno fino alla raccolta. I nuovi vigneti messi a dimora incideranno sulla produzione totale di circa il 2%. Verona. Anche nel veronese la vendemmia 2022 dovrebbe risultare leggermente inferiore rispetto allo scorso anno, in modo particolare per le produzioni a bacca rossa del comprensorio collinare che potrebbero risultare in calo anche del 10%. I motivi dell’eventuale variazione rispetto al 2021 riguardano in modo particolare la consistenza più ridotta del grappolo dovuta al prolungamento dell’insolazione e all’assenza di precipitazioni in tutti gli stadi vegetativi. Sulla resa complessiva l’entrata in produzione dei nuovi vitigni potrebbe incidere, da una analisi consorziale, tra l’1% e il 2%. Friuli-Venezia Giulia e Trentino Alto-Adige. In provincia di Trento si prevede un’annata media, leggermente inferiore al 2020 e superiore al 2021. Il peso medio del grappolo si stima inferiore alle premesse a causa dell’estate calda e dell’assenza di precipitazioni, nonostante la disponibilità di irrigazione di soccorso. In sintesi: annata media q.li +7%; Pinot grigio: invariato; Chardonnay: -5%; Muller Turgau.: +7%; Teroldego: +10%: Merlot: +7%: Marzemino: +7%. In provincia di Bolzano si stima un 10% di raccolta in più rispetto allo scorso anno. Il fattore principale è il ritorno alle rese massime per la DOC Alto Adige e DOC Lago di Caldaro, che erano state abbassate per decreto come misura per mitigare gli effetti negativi sul mercato e sulle cantine a causa della pandemia per Covid19. Per quanto riguarda i diversi vitigni, si può constatare che il numero di grappoli è simile alla media degli ultimi anni, tranne per Chardonnay e Pinot grigio per i quali si osserva un numero di grappoli minore rispetto all’anno scorso. Rispetto al 2021, i grappoli sono più compatti, con un numero di acini per grappolo superiore del 10%/20%; il peso degli stessi è invece inferiore con percentuali analoghe. In Friuli-Venezia Giulia si stima, in via prudenziale, una riduzione del 10% con punte fino al 15/20% laddove non è stato possibile irrigare.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Export vino italiano, allarmanti i dati di acquisto nella grande distribuzione di Usa, Germania e Regno Unito

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È allarme per il mondo del vino Made in Italy: non vanno male le esportazioni, ma i dati dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly elaborati su base Nielsen parlano di un crollo nella Grande Distribuzione Organizzata dei tre Paesi che sono la principale destinazione dei vino italiano: Usa, Germania e Regno Unito. E va subito detto che la GdO è il canale che smercia quasi il 70% delle esportazioni italiane: il pericolo maggiore è quindi che, in presenza di scorte che si sono accumulate e di una domanda debole, nei prossimi mesi gli ordini subiscano un pesante rallentamento.

Stando alle rilevazioni effettuate in Usa, Germania e Regno Unito il calo dei volumi è del -10,6% per un controvalore di 2,26 mld di euro, cioè un -8,1%. La contrazione riguarda tutte le principali denominazioni: negli Usa il Pinot grigio, che rappresenta quasi la metà delle vendite di vini fermi, cede in volume quasi il -3% e viene superato a valore dai concorrenti neozelandesi del Sauvignon blanc; in difficoltà anche il Lambrusco e il Chianti, che vendono rispettivamente il -16% e il -11% delle bottiglie commercializzate nel pari periodo 2021. Nel Regno Unito il Prosecco è segnalato in forte calo, al -18%, come pure il Pinot grigio (-9%), il Sangiovese (-22%), il Primitivo (-18%) e il Montepulciano (-15%). In Germania il Primitivo cede oltre il -9% ma ancora peggio fanno il Pinot grigio (-18%), il Nero d’’Avola (-24%) e il Chianti (-19%). «Il timore – dice il segretario generale di Unione italiana vini, Paolo Castelletti – è che la contrazione dei consumi determini un rallentamento degli ordini nei prossimi mesi, ancor più quando il peso dell’inflazione si farà sentire più nettamente anche sugli scaffali esteri. La nostra speranza è nel canale della ristorazione che risulta essere in netta risalita. L’auspicio è che possa attenuare il più possibile l’effetto di una congiuntura che non aiuta».

Fonte: Garantitaly.it

Mercoledì 24 agosto 2022, ore 10, previsioni vendemmiali on line di Regione Veneto e Veneto Agricoltura

Vigneto Montello Renzo(1)

Quest’anno, l’annata vitivinicola sarà ricordata per le alte temperature e la scarsità di piogge, che nel Veneto si protrae ormai da molti mesi. Le precipitazioni degli ultimi giorni, a macchia di leopardo,, sono servite poco, tanto che anche alcuni vigneti dotati di irrigazione a goccia mostrano un elevato stress idrico e termico. Ciononostante, la vendemmia 2022 non dovrebbe deludere i produttori, ma molto dipenderà da cosa succederà sotto il profilo meteo nei prossimi giorni. Se ne parlerà in modo più dettagliato mercoledì 24 agosto (ore 10:00) in occasione del convegno on-line promosso da Regione del Veneto e Veneto Agricoltura, con Avepa, Arpav, Crea-VE e UVIVE, (si veda: https://trittico2.eventbrite.it).

Premessa. Nel Veneto, tutti i vitigni presentano un anticipo fenologico di circa 10-15 giorni rispetto al 2021, a conferma che ci troviamo di fronte ad una tra le annate più precoci del nuovo secolo, seconda solo alla vendemmia del 2003. Un altro aspetto caratterizzante l’annata in corso è dato dal fatto che le scarse precipitazioni hanno permesso una tranquilla azione di difesa del vigneto dalle principali malattie, con un ridotto numero di interventi anticrittogamici e insetticidi. Tradotto: uve più sane e ambiente più pulito. Al momento, tutti i vitigni regionali presentano una buona fertilità, data dal numero di grappoli per ceppo, ma il raggiungimento dei quantitativi previsti dai disciplinari di produzione DOC e DOCG dipenderà dall’andamento meteo dei prossimi giorni. Comunque la produzione di uva nel Veneto dovrebbe registrare un calo del 10-15% rispetto allo scorso anno. Per quanto riguarda invece la qualità delle uve (grado zuccherino, acidità, acido malico, acido tartarico, ecc.) al momento risulta essere sotto scacco del clima. Serve qualche pioggia ristoratrice, certamente, ma ricordiamo che in questa fase della stagione l’uva necessità per lo più di giornate soleggiate e notti fresche e arieggiate. Occorrerebbe dunque un mix equilibrato di precipitazioni, sole temperature non eccessive. Per i vitigni a bacca nera più tardivi (Cabernet Sauvignon, Raboso Piave e veronesi) sarà fondamentale l’andamento meteo-climatico di settembre (quindi c’è più tempo a disposizione) e se tutto andrà per il verso giusto sarà possibile avere un’ottima evoluzione delle uve e una grande qualità (maturità fenolica, acidità totale, pH, zuccheri, ecc.), ma per gli altri vitigni, in particolare per quelli aromatici (Riesling, Traminer, Moscati, ecc.) i giochi si fanno in questa fase della stagione ed è proprio per questo motivo che tutti i produttori vitivinicoli in questo momento sono tutti col naso all’insù a scrutare il cielo.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Calici di Stelle. Da oggi, venerdì 29 luglio e fino al 15 agosto, musica, cultura e sapori nei borghi, nei giardini e nelle più belle piazze d’Italia di 102 Città del Vino.

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A partire da oggi, venerdì 29 luglio, torna Calici di Stelle, la più importante manifestazione enoturistica dell’estate, in programma in tutta Italia fino al 15 agosto con decine di iniziative tra cantine, vigne e piazze delle Città del Vino. Quest’anno all’insegna dell’Eno-Astronomia sono previsti tanti appuntamenti e spettacoli per ammirare il cielo di notte, sorseggiando ottimi vini in buona compagnia. Calici di Stelle è un evento ultra ventennale promosso da Movimento Turismo del Vino e Città del Vino, associazione nazionale che aggrega oltre 460 Comuni a vocazione vitivinicola. Per tutta la durata della manifestazione gli enoturisti potranno contemplare l’osservazione guidata delle stelle grazie ai volontari dell’Unione Astrofili Italiani, associazione con la quale è stata rinnovata la collaborazione e che promuove l’evento inserendolo nel calendario delle “astro iniziative” della UAI, in abbinamento a “Le Notti delle Stelle”. Il programma completo delle 102 Città del Vino italiane sul sito www.cittadelvino.it

Fonte: Servizio stampa Città del Vino