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Ultima ora, epidemia “lingua blu”, Regione conferma vaccini gratuiti anche per i bovini nelle aree di restrizione

220px-bluetongue_virusVaccini gratuiti anche per i bovini nelle aree di restrizione per puntare alla eradicazione della malattia e certificazioni veterinarie per la movimentazione dei capi a carico dei servizi veterinari delle Ulss, sono le due nuove azioni che la Regione Veneto  intende assumere per contenere e debellare l’epidemia di ‘blue tongue’, la febbre catarrale maligna che sta colpendo greggi e armenti negli alpeggi del Bellunese, del Trevigiano e del Vicentino e che, con la ‘demonticazione’ dei capi, rischia di arrivare anche in pianura.

Campagna vaccinale. “Nella riunione odierna con i responsabili dei servizi veterinari e di sicurezza alimentare, del dipartimento Agricoltura e del dipartimento Prevenzione della Regione Veneto abbiamo monitorato gli esiti delle prime azioni condotte per contenere l’epidemia e definito il piano d’azione per l’eradicazione del virus”, informano gli assessori Giuseppe Pan (agricoltura) e Luca Coletto (sanità),  che lavorano in tandem per la gestione dell’emergenza. “Dopo l’acquisto delle 104 mila dosi per la vaccinazione in massa degli ovicaprini delle tre province interessate di Belluno, Treviso e Vicenza  e aver reso obbligatoria la profilassi per i bovini soggetti alle ‘zone di restrizione’ con spese a carico dei proprietari, ora procediamo a intensificare la campagna vaccinale in modo di arrivare a coprire almeno l’80 per cento del patrimonio zootecnico bersaglio del virus”.

Una questione di interesse pubblico. La Regione Veneto provvederà quindi ad acquistare e a fornire alle Ulss  dosi gratuite di vaccino per i bovini delle zone soggette ‘a restrizione’ e renderà gratuito il rilascio da parte dei servizi veterinari del certificato obbligatorio per la movimentazione degli animali. “Di norma, tale certificazione è a carico degli allevatori, in quanto funzionale agli interessi delle aziende – spiega Pan –ma in questo caso, poiché la prevenzione del contagio del virus della ‘lingua blu’ è questione di interesse pubblico, sarà la Regione a farsene carico. Di concerto con l’assessore alla sanità predisporrò un provvedimento, da sottoporre alla Giunta, che renda gratuito il costo delle attestazioni veterinarie per la movimentazioni dei bovini, attualmente pari a 32,5 euro”. Per permettere la vaccinazione dell’intero patrimonio zootecnico delle specie sensibili,  la Regione punta, inoltre, alla collaborazione con gli allevatori e le associazioni di categoria per le operazioni di somministrazione. Le aziende che dispongono del veterinario aziendale sono invitate a provvedere in proprio alla somministrazione del vaccino. Le altre potranno rivolgersi ai Servizi veterinari delle Ulss, che – prospettano i due assessori – adotteranno tariffe calmierate.

Effetti. “La ‘Blue tongue’ non è una malattia trasmissibile all’uomo – ricordano Coletto e  Pan – ed è letale solo per gli ovicaprini, non per i bovini. Tuttavia ha pesanti riflessi sulla movimentazione e sui prezzi di mercato del patrimonio zootecnico. Lavoriamo, quindi, per debellare il virus, con un piano vaccinale di copertura a lungo termine”. Nel frattempo i servizi veterinari delle Ulss delle aree interessate dai focolai  hanno già provveduto a vaccinare oltre 20 mila capi e a monitorare buona parte degli animali all’alpeggio (ovicaprini e bovini): oltre la metà dei bovini saliti nei mesi estivi nelle malghe hanno superato i test di controllo e sono già rientrati nelle stalle di pianura. Nelle aree a maggior rischio di diffusione proseguono i controlli clinici negli allevamenti, i prelievi di sangue e di siero a campione e i controlli sul latte, oltre al posizionamento di trappole entomologiche per monitorare la circolazione virale.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Epidemia “lingua blu”, Regione attiva vaccinazione di massa per ovicaprini, quella dei bovini, al momento a carico dei proprietari

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Vaccini solo per gli ovini e bovini liberi di ammalarsi, è questa la considerazione  di Coldiretti di fronte al diffondersi dell’epidemia da blu tongue, espressa all’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan durante l’incontro con il consiglio provinciale dell’organizzazione agricola padovana.

Retromarcia regionale. “A causa delle scarse risorse di cassa la priorità d’intervento è nei confronti di pecore e capre in quanto il numero di capi soddisfa le scorte economiche accantonate in caso di simili calamità.  Ma se a vacche, manze buoi e vitelli non viene riservato lo stesso trattamento il virus non sarà mai eradicato dal territorio veneto”, afferma Martino Cerantola, presidente regionale dell’organizzazione agricola.  Coldiretti sottolinea l’improvvisa retromarcia degli uffici della Regione Veneto che di primo acchito  avevano garantito una copertura totale, fatto salvo poi verificare con il pallottoliere che i soldi non bastano e quindi operare le vaccinazioni solo per i greggi. “Cosi facendo il Veneto non sarà mai zona indenne a meno che gli imprenditori non si assumano direttamente l’onere del costo del vaccino: soluzione questa che non aiuta di certo gli allevatori già provati da una crisi di mercato senza fine con effetti speculativi già in atto”. Coldiretti  chiede che” le colpe di qualche falla sanitaria europea non ricadano per l’ennesima volta sugli agricoltori che hanno interesse quotidianamente di  difendere le mandrie e a garantire la salubrità delle carni ai consumatori. I servizi sanitari regionali su questo non possono sgarrare altrimenti  saranno responsabili della scomparsa di migliaia di stalle”.

La risposta della Regione. “Con il decreto di acquisto di 104 mila dosi di vaccini è partita la campagna regionale di vaccinazione di massa delle capre e delle pecore del Bellunese, del Vicentino e del Trevigiano contro la ‘blue tongue’, l’epidemia di febbre catarrale maligna che sta colpendo greggi, mandrie e allevamenti negli alpeggi del Bellunese, del Vicentino e del Trevigiano. Veicolata da un insetto, la malattia della ‘lingua blu’ (così  denominata perché causa dermatosi e ingrossamento della lingua sino a fermarne la circolazione sanguigna) non è una malattia trasmissibile all’uomo, né contamina carni e latte nei bovini, ma ha esiti letali nei capi ovicaprini“.

Colpiti ad oggi 72 capi. Continua la nota della Regione: “La diffusione dell’epidemia della febbre catarrale maligna è costantemente monitorata dai Servizi veterinari del Veneto sin da fine agosto, data del primo focolaio segnalato nel Feltrino. Sinora la ‘blue tongue’ ha già colpito 72 capi (dati aggiornati a due giorni fa, dal Servizio veterinario e di sicurezza alimentare della Regione Veneto), di cui 36 pecore, 2 capre, 1 muflone selvatico e 33 bovini. I focolai, inizialmente concentrati negli alpeggi del Feltrino, si sono progressivamente diffusi all’intera provincia di Belluno, al Vicentino e all’Alta Marca. L’epidemia è stata probabilmente innescata da capi infetti importati. I veterinari delle due Ulss bellunesi hanno iniziato ai primi di settembre a vaccinare capre e pecore, là dove si sono verificati i primi focolai e ora il Centro regionale acquisti in sanità (Cras) sta provvedendo, con procedura di urgenza e centralizzata, all’acquisto delle dosi di vaccino, necessarie per la copertura vaccinale (servono due dosi nel biennio) dei 52 mila capi ovicaprini stimati nelle tre province interessate, Belluno, Rovigo e Vicenza”.

Blue tongue vaccinazione resa falcoltativa dal Ministero della salute. A differenza della precedente epidemia del 2008, quando intervenne il Ministero della salute con un piano straordinario di vaccinazioni obbligatorie su tutto il patrimonio zootecnico, ora non esiste più l’obbligo vaccinale nei confronti della ‘blue tongue’. “Il ministero della Sanità ha reso facoltative le vaccinazioni,  scaricandone così l’onere sulle Regioni – mette in evidenza Pan – che devono quindi effettuarle solo utilizzando risorse proprie. Per ora abbiamo quindi dato precedenza al piano di vaccinazione  degli ovicaprini nelle aree interessate dai focolai, al fine di preservare il patrimonio zootecnico, con un impegno di spesa di circa 100 mila euro per l’acquisto delle dosi”. Il Servizio veterinario e di sicurezza animale della Regione Veneto prosegue i controlli clinici settimanali negli allevamenti, i prelievi di sangue e di siero a campione e i controlli sul latte, oltre al posizionamento di trappole entomologiche nelle aree a maggior rischio di diffusione per monitorare la circolazione virale.

Bovini, al momento la vaccinazione è a carico dei proprietari. Pan conclude: “Siamo consapevoli che per eradicare la malattia sarebbe necessario estendere la vaccinazione anche  ai circa 160 mila bovini presenti nelle zone interessate. L’attuale piano di profilassi richiede in via prioritaria la vaccinazione obbligatoria dei bovini che devono essere movimentati dalle zone di restrizione e di quelli da riproduzione, con spese però a carico dei proprietari. Per oggi è stato indetto un vertice con i tecnici dei servizi di prevenzione veterinaria sull’emergenza ‘blue tongue’ nel corso del quale, compatibilmente con le ristrette disponibilità del bilancio regionale, cercheremo di trovare una soluzione anche alle richieste delle organizzazioni professionali degli allevatori di bovini di essere  aiutati dalla Regione nel sostenere l’onere vaccinale”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

“Blue Tongue”, controlli veterinari negli alpeggi vicentini in vista della Transumanza

220px-bluetongue_virusCon settembre, inizia il rientro del bestiame dall’alpeggio ed i Servizi Veterinari e di Sicurezza alimentare della Regione Veneto stanno intensificando i controlli per prevenire la diffusione della ‘blue tongue’, la febbre catarrale maligna che colpisce capi bovini e ovicaprini con esiti letali per questi ultimi.

Periodo di feste. Il piano di monitoraggio straordinario, avviato ad agosto negli alpeggi del Bellunese, in questi giorni è stato esteso agli alpeggi vicentini per escludere la circolazione del virus nelle mandrie che si apprestano a rientrare in pianura. Sono, infatti, questi i giorni della ‘demonticazione’, che fa mobilitare centinaia di bovini dai pascoli di montagna alle stalle di pianura (tra le più imponenti, ricordiamo quella di Bressanvido). 

I casi sinora in Veneto. Secondo quanto rilevato dalla Rete di sorveglianza epidemiologica dei Servizi veterinari regionali, nella nostra regione si sono registrati 20 casi di animali infetti nelle province di Belluno e Treviso (le prime ad essere colpite) e 2 nella provincia di Vicenza. Dopo i primi provvedimenti di ‘restrizione’ che hanno circoscritto le aree interessate dai focolai, impedendo qualunque movimentazione degli animali, la Regione Veneto ha predisposto e inviato al Ministero della salute, il piano di vaccinazioni obbligatorie per gli ovicaprini (100 mila capi tra Vicenza, Treviso e Belluno) con spesa a carico del bilancio regionale. Le vaccinazioni per i bovini che devono spostarsi dalle ‘zone di restrizione’ sono, invece, a carico del proprietario. In attesa dell’approvazione ministeriale del piano vaccinale, i veterinari della Regione hanno provveduto a vaccinare pecore e capre nel Bellunese, là dove si sono verificati il maggior numero di focolai e di capi contagiati, al fine di garantire il benessere animale e la sopravvivenza delle greggi. In sinergia con l’Istituto Zooprofilattico delle Tre Venezie e con la collaborazione delle organizzazioni professionali degli allevatori, proseguono, quindi, i controlli clinici settimanali negli allevamenti, i prelievi di sangue e di siero a campione e i controlli sul latte, oltre al posizionamento di trappole entomologiche nelle aree a maggior rischio di diffusione per monitorare la circolazione virale.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Crisi zootecnia, le azioni messe in atto dall’Unione Europea per contrastarla e la circolare emanata dal Governo italiano

mucche in stallaLa Commissione europea ha definito i dettagli del pacchetto di aiuti da 500 milioni di euro presentato lo scorso luglio dal Commissario all’Agricoltura Phil Hogan per riequilibrare il settore zootecnico. Due i binari su cui corre il pacchetto di luglio: il primo è dato da 350 milioni di euro di dotazioni nazionali destinate agli Stati Membri per sostenere le piccole aziende zootecniche impegnate in azioni che contribuiscono alla sopravvivenza della loro attività e alla stabilizzazione del mercato; il secondo è rappresentato dai 150 milioni di euro di aiuti destinati alla riduzione della produzione di latte e all’estensione fino al mese di febbraio 2017 dell’intervento pubblico per il ritiro all’ammasso privato di latte scremato in polvere.

Nel dettaglio. I dettagli del pacchetto, che saranno pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE, sono stati illustrati nei giorni scorsi dallo stesso Hogan: I° binario, i 350 milioni di aiuti agli Stati Membri saranno disponibili per quei produttori e/o allevatori attivi nei settori del manzo, vitello, suini, pecore e capre che si impegnino con aggiustamenti eccezionali nella stabilizzazione del mercato e a rendere sostenibili le loro attività. Gli Stati Membri avranno la possibilità di raddoppiare i fondi europei con fondi nazionali, i cui beneficiari dovranno essere sempre produttori e allevatori. La data limite per spendere i fondi è fissata al 30 settembre 2017.

2° binario. Per quanto riguarda la misura da 150 milioni destinata alla riduzione della produzione lattierocasearia, le domande saranno accettate sino ad esaurimento del fondo e potranno essere presentate anche da organizzazioni di produttori o cooperative. Potranno presentare domanda quei produttori che hanno consegnato latte ai primi acquirenti a luglio 2016. Gli aiuti non potranno coprire più del 50% della riduzione delle consegne di latte rispetto al periodo di riferimento. I pagamenti potranno essere effettuati solo dopo che gli Stati Membri avranno verificato l’effettiva riduzione della produzione.

Il Governo italiano. In attuazione del regolamento UE, il Ministero delle Politiche Agricole Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ha emanato la Circolare che fissa le modalità di programmazione produttiva volontaria di latte da parte degli allevatori per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2016, regolamento delegato Ue (binario 2). Il finanziamento viene concesso su specifica richiesta degli allevatori interessati, è destinato a tutti i produttori attivi di latte bovino dell’Ue ed è limitato al latte bovino consegnato ai primi acquirenti.  L’aiuto economico è di 14 euro per 100 kg di latte consegnato in meno, in un periodo di tre mesi, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Qualora le richieste presentate superino il predetto quantitativo finanziabile, la Commissione adotta un coefficiente di riduzione dei quantitativi che sarà applicato a tutte le richieste presentate nell’Unione. Il regolamento prevede, altresì, l’applicazione di penali progressive sull’importo unitario nel caso in cui i richiedenti non rispettino l’entità della riduzione indicata nella domanda. Le domande sono presentate agli organismi pagatori competenti, secondo le modalità stabilite da Agea e dagli stessi organismi pagatori e possono essere presentate direttamente dal singolo allevatore o per mezzo di organizzazioni di produttori riconosciute o cooperative. Le domande di aiuto devono pervenire all’organismo pagatore competente entro i termini di seguito indicati: a) entro le ore 12:00 del 21 settembre 2016 per il primo periodo di riduzione riferito ad  ottobre, novembre e dicembre 2016; b) entro le ore 12:00 del 12 ottobre 2016 per il secondo periodo di riduzione riferito a novembre e dicembre 2016 e gennaio 2017; c) entro le ore 12:00 del 9 novembre 2016 per il terzo periodo di riduzione riferito a dicembre 2016 e gennaio e febbraio 2017; d) entro le ore 12:00 del 7 dicembre 2016 per il quarto periodo di riduzione riferito a gennaio, febbraio e marzo 2017.

Fonte: Europe Direct di Veneto Agricoltura/Ministero Politiche Agricole

Siglato accordo per la filiera lattiero-caseario italiana con organizzazioni agricole, cooperative, industria e Gdo

latte_16492Si è tenuta ieri, giovedì 26 novembre, la riunione del Tavolo della filiera lattiero casearia. Durante l’incontro è stato siglato dal Ministero delle politiche agricole alimentari forestali (Mipaaf) con le organizzazioni agricole, le cooperative, l’industria rappresentata da Assolatte e la Grande distribuzione organizzata l’accordo per la stabilità della filiera lattiero casearia italiana.

1 centesimo in più per litro venduto dalla stalla. L’intesa quadro raggiunta prevede, tra l’altro, l’impegno da parte del Ministero delle politiche agricole a destinare i 25 milioni di euro, provenienti dall’intervento straordinario europeo per il settore lattiero, agli allevatori come aiuti diretti per il latte prodotto e commercializzato nei mesi di dicembre 2015, gennaio e febbraio 2016. L’impatto stimato della misura è di 1 centesimo in più per litro venduto dalla stalla. Le parti hanno concordato anche l’utilizzo di meccanismi di indicizzazione da inserire nei contratti e la promozione dell’utilizzo di contratti standard per rendere più trasparenti i rapporti di filiera. La Gdo si impegna a realizzare campagne straordinarie di valorizzazione e promozione dei prodotti lattiero caseari italiani, attraverso iniziative che rendano facilmente riconoscibile l’origine da parte dei consumatori. “Abbiamo raggiunto un risultato concreto a favore dei nostri allevatori – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina -. Con l’accordo di oggi facciamo un deciso passo in avanti, sbloccando le relazioni tra i soggetti della filiera, con impegni utili a far ripartire il settore”.

Gli impegni e le azioni del Mipaaf. Incrementare in accordo con il Ministero del Lavoro le risorse del programma indigenti da destinare all’acquisto di formaggi, sia per la seconda tranche del 2016 che per gli anni successivi. A queste risorse si potranno aggiungere quelle attivabili con la Legge di stabilità per il Fondo nazionale indigenti. Concordare con la filiera e le amministrazioni regionali un programma di semplificazione e promozione a vantaggio della filiera lattiero casearia e a tutela del reddito degli allevatori italiani. Le azioni si aggiungono agli interventi già stabiliti tra i quali: la cancellazione dell’Irap e dell’Imu agricola per tutte le aziende agricole con la Legge di stabilità, con un taglio di tasse da 600 milioni di euro. I 32 milioni di euro destinati all’aumento della compensazione Iva al 10% per le vendite di latte fresco, che equivale a 0,5 centesimi in più al litro venduto alla stalla. I 55 milioni di euro dal ‘Fondo latte’ per ristrutturare il debito e sostenere gli investimenti. L’ampliamento della compensazione delle quote latte tra produttori, ovvero 1260 allevatori in più rispetto alla Legge Zaia hanno ricevuto in totale 19 milioni di euro. Ggli aiuti accoppiati dei fondi Ue, destinati alla zootecnia oltre 200 milioni di euro.

Gli impegni delle industrie lattiero casearie e AssolattePromuovere l’utilizzo di un contratto standard per l’acquisto di latte, al fine di migliorare la trasparenza nei rapporti tra aziende produttrici di latte e primi acquirenti. Introdurre, nei contratti di acquisto, di meccanismi di indicizzazione basati su parametri rappresentativi dei mercati nazionali e internazionali, condividendone la metodologia con le organizzazioni agricole e avvalendosi anche del supporto tecnico di Ismea. Esporre sugli imballaggi alcune menzioni volontarie dell’origine dei prodotti, al fine di migliorare le informazioni fornite ai consumatori.

Gli impegni delle cooperative e delle organizzazioni agricole. Promuovere con l’industria lattiero-casearia l’applicazione del contratto standard. Condividere con l’industria lattiero-casearia iniziative programmatiche finalizzate alla pianificazione della produzione di latte prevedendo la possibilità di adeguare i contratti di fornitura. Condividere con l’industria lattiero-casearia e Assolatte, avvalendosi anche del supporto tecnico dell’Ismea, metodologie e meccanismi di indicizzazione del prezzo basati su parametri rappresentativi dei mercati nazionali e internazionali, da utilizzare nei contratti.

Gli impegni della Grande distribuzione organizzata (Gdo). Promuovere l’incremento dei volumi di vendita del latte e dei prodotti derivati, attivando iniziative straordinarie di promozione che incentivino l’acquisto di prodotti di origine italiana. Rendere più facilmente riconoscibile dai consumatori la provenienza dei prodotti lattiero-caseari, anche attraverso l’utilizzo sugli scaffali di cartelli dedicati a campagne informative sull’origine. Promuovere l’utilizzo di latte italiano nella referenza latte fresco a marca del distributore.

Coldiretti, “Una boccata d’ossigeno”. “L’accordo è un primo risultato concreto della nostra mobilitazione che ha coinvolto decine di migliaia di allevatori con presidi nelle industrie e nei supermercati dove abbiamo trovato il sostegno convinto dei cittadini nella difesa del latte, delle stalle e delle nostre campagne”. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel commentare l’intesa raggiunta con la multinazionale Lactalis sul prezzo del latte alla stalla che prevede in tutto il Nord per il prossimo trimestre un aumento di 2,1 centesimi al quale vanno aggiunti il centesimo garantito dal Ministero delle Politiche Agricole con aiuti straordinari dell’Unione Europea ma anche le risorse che le regioni lattiere direttamente interessate possono mettere a disposizione se vorranno sostenere gli allevatori delle loro realtà territoriali. Secondo l’ufficio studi della Coldiretti, tra effetti diretti ed indiretti sul mercato nazionale del latte l’accordo porterà almeno 340 milioni di euro su base annua in piu’ nelle stalle italiane, se ci sarà responsabilmente un allineamento di tutti i soggetti industriali presenti sul territorio nazionale. E’ una boccata di ossigeno alle imprese che si trovano in un grave momento di difficoltà ma – conclude Moncalvo – la battaglia della Coldiretti continua nelle sedi istituzionali per arrivare al piu’ presto alla corretta identificazione dei prodotti che usano latte italiano con l’indicazione in etichetta, che impedisca di spacciare come Made in Italy il prodotto importato.

Fonte: Servizio Stampa Ministero Politiche agricole alimentari forestali/Coldiretti Veneto

La partita del latte si vince assicurando il benessere animale

quote_lattePiù latte e di miglior qualità? Sì ma a un’unica condizione: solo se le vacche vivono in condizioni di benessere. È quanto è emerso a Cremona Fiere, alla Fiera Internazionale del Bovino da latte, nel convegno organizzato lo scorso ottobre da L’Informatore Agrario con Sata‐Aral in collaborazione con le Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona.

Dimmi che stalla hai…Dati alla mano, un pool di esperti ha evidenziato infatti come le caratteristiche della stalla incidano sulla quantità della produzione e, quindi, anche sulla qualità della composizione del latte. “L’orientamento dell’edificio, forme, dimensioni, materiali, attrezzature e impianti fanno la differenza, soprattutto durante il periodo estivo” ha introdotto Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario. In questi casi, più che mai, gestire il microclima all’interno dell’edificio è strategico. “Una struttura ben coibentata, con una buona inerzia termica e con una adeguata altezza e pendenza della copertura può garantire una situazione di comfort per la maggior parte dell’anno, limitando le condizioni di stress a brevi periodi con temperature elevate, in cui può essere utile intervenire con sistemi di raffrescamento – ha sottolineato Gabriele Mattachini, del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali (DiSAA), Università degli Studi di Milano. Ad esempio, utilizzando un sistema di raffrescamento nelle ore centrali della giornata, la temperatura interna della struttura può essere mantenuta di 4‐5 °C inferiore rispetto alla temperatura registrata all’esterno dell’allevamento”.

Estati torride determinanti per quantità e qualità di produzione. Non prestare la dovuta attenzione a questi fattori può costare un calo dal 3 al 31% nella produzione di latte. Si è registrato nel primo rilevamento su 44 allevamenti e 2.400 vacche tra Lecco, Como e Varese effettuato dal Servizio di Assistenza Tecnica alle Aziende e l’Associazione Regionale Allevatori della Lombardia tra la fine di giugno e la prima settimana di luglio 2015. “In particolare, la bolla di calore tra il 4 e il 7 luglio ha generato un crollo del 12,5% nelle consegne di latte perdite di 170.00 litri al giorno pari a 6.000 € ‐ ha evidenziato Lucio Zanini (SATA, ARAL). Minori perdite si sono registrate in stalle grandi o medie, aperte e soprattutto poco affollate, in cui si è investito in sistemi di raffrescamento e dove i ventilatori erano posizionati correttamente”. Molto incide, anche, la prevenzione e il monitoraggio dello stato di benessere delle vacche, che possono essere gestiti dalla zootecnia di precisione. “Grazie a speciali sensori riusciamo a visualizzare e ad analizzare su pc e online: l’alimentazione, il movimento e la ruminazione di ogni vacca, con la possibilità di caratterizzare lo stress da calore di ogni animale – ha spiegato Andrea Galli, del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA) ‐Centro di ricerca per le produzioni foraggere e lattiero casearie (FLC) di Lodi. Possiamo così intervenire per tempo e in modo mirato, riducendo l’impatto negativo dello stress da calore sulla produzione di latte”.

Fonte: Servizio Stampa L’Informatore Agrario

La Burlina, unica razza bovina autoctona del Veneto, salvata dall’estinzione grazie al progetto Burbacco

Burline tra i pascoli del Monte Grappa

Burline tra i pascoli del Monte Grappa

Una filiera, dal latte al formaggio, nata per preservare la biodiversità e assicurare la salvaguardia dei pascoli montani, valorizzando – anche con la giusta remunerazione – una produzione di nicchia e il lavoro di tanti allevatori e malgari. E’ questo l’obiettivo ambizioso del Progetto Burbacco incentrato sulla salvaguardia della razza Burlina, unica razza bovina autoctona del Veneto per salvarla dall’estinzione: attualmente la popolazione censita è intorno a 600 capi (375 le vacche controllate tra le province di Treviso, Belluno e Vicenza).

Il Progetto Burbacco è nato poco più di due anni fa ed è stato sostenuto dal Piano di Sviluppo Rurale della Regione Veneto (MIS 124, PSR 2007-2013), realizzato da una associazione temporanea d’impresa costituita da A.Pro.La.V. (Associazione Produttori Latte del Veneto), APAT (Associazione Provinciale Allevatori Treviso), Università degli Studi di Padova (DAFNAE) e Centro Veneto Formaggi. Attraverso un sistema di incentivi agli allevatori è stato possibile valorizzare il latte (pagato fino a 5 centesimi in più) oltre aumentare i capi in stalla (cui va un contributo medio a bovino di 512 euro l’anno). Dal latte (da 20 a 24 quintali al giorno) ai formaggi di latte monorazza, Bastardo e Morlacco di Vacca Burlina: questo il progetto di filiera che coinvolge anche un caseificio locale (Centro Veneto Formaggi) e una GDO veneta, garantendo una capillare diffusione regionale.

Le analisi del latte di Burlina, risultati. “Abbiamo messo a confronto le qualità del latte di burline e frisone allevate nelle medesime condizioni – ha spiegato Marino Cassandro del Dipartimento DAFNE di Padovae, pur evidenziando gli stessi parametri in termini di grassi e proteine, il latte di burlina appare più caseificabile, dimostrando un minor tempo di coagulazione ed una maggiore forza del coagulo”. Una razza, quindi, che seppur meno produttiva (oltre -20% rispetto alla frisona), risulta particolarmente adatta per realizzare formaggi di alta qualità, ha caratteristiche di robustezza che la rendono più adatta ai pascoli montani. “Il Progetto Burbacco è un progetto di filiera che vuole salvaguardare la razza attraverso i formaggi tipici, Morlacco e Bastardo del Grappa mettendo a punto – ha continuato il professor Cassandro – un sistema integrato che riesca a tracciare il prodotto dal latte del singolo bovino sino al caseificio. Il prossimo passo sarà svolgere analisi del DNA per garantire una tracciabilità anche genetica che ci garantirà anche da potenziali frodi”. Grazie al supporto dell’Università è nato inoltre il primo disciplinare di produzione del Bastardo di Vacca Burlina.

Continuità del progetto. “L’Associazione Provinciale Allevatori di Treviso – ha spiegato il direttore Apat Roberto Santomasoha prestato assistenza tecnica ad 8 aziende trevigiane che attualmente allevano burline, per un totale di circa 250 vacche, animali che per la maggior parte passano l’estate nei pascoli di alpeggio del Monte Grappa e che trovano proprio nel fieno di produzione aziendale la razione alimentare base. L’obiettivo che ci ponevamo è in parte raggiunto: alcuni agricoltori hanno scelto di allevare esclusivamente burline perché più conveniente, specie nella Pedemontana, altri si stanno avvicinando al progetto”. Importante dare continuità al progetto anche attraverso il prossimo PSR, come ha spiegato Monica Vianello, dell’Ufficio innovazione, ricerca e sperimentazione della Regione Veneto.

Più i conosciuti i formaggi che la razza. “Dobbiamo fare ancora uno sforzo per comunicare al meglio questo progetto che valorizza l’unica popolazione bovina veneta rimasta e i formaggi tipici del Grappa. Ce lo dicono – ha concluso il direttore A.Pro.La.V. Bruno Bernardianche i risultati delle indagini tra i consumatori condotte: il 60% degli intervistati conosce Morlacco e Bastardo del Grappa ma solo il 16% sa dell’esistenza della vacca Burlina, eppure la quasi totalità dei consumatori (il 97%) preferirebbe mangiare formaggi ottenuti con razze autoctone a parità di prezzo e un 24% sarebbe anche disposto a pagare un po’ di più. In questo A.Pro.La.V. è fortemente impegnata anche attraverso il Concorso dedicato ai Formaggi del Grappa che, ogni prima domenica di agosto da 19 anni, valorizza e fa conoscere il lavoro dei malgari”.

La storia della vacca burlina. La leggenda narra di una Regina di nome Burlina che governava le terre affacciate sul Mare del Nord. Terre da cui sono discesi i pastori del Popolo Cimbro portando con sé vacche bianche e nere fino ad arrivare alla Pedemontana Veneta. La Burlina, piccola, frugale e adatta ai pascoli impervi di montagna, è stata per secoli la vacca tradizionale degli alpeggi dell’Altopiano di Asiago e del Monte Grappa. A sconvolgere questo equilibrio fu il periodo fascista che, attraverso i provvedimenti per l’autarchia degli anni Quaranta, obbligò all’abbattimento di tutti i tori burlini a favore di razze più produttive (come racconta in un romanzo Mario Rigoni Stern), assegnando all’estinzione questa razza autoctona del Veneto. Basti dire che nel 1931 si contavano 15mila capi e oggi 600 (265 in provincia di Vicenza, 387 in quella di Treviso).

Fonte: Aprolav

7 giugno 2015, va in scena a Firenze la sfida tra Veneto e Toscana per la migliore battuta di carne al coltello

Unicarve Qualità VerificataC’è chi la definisce la sfida del secolo! Sarà perché il Vitellone ai cereali del Veneto osa sfidare la “regina” delle carni italiane, la mitica Chianina certificata con il marchio IGP ”Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale”. O sarà perché scendono in campo due macellai blasonati, da una parte il maestro macellaio Bruno Bassetto di Treviso, reduce dalla recente nomina a testimonial della carne veneta Qualità Verificata, dall’altra il maestro macellaio Enrico Ricci, che a Trequanda di Siena gestisce da quattro generazioni una macelleria storica, aperta nel 1895 all’insegna della carne bovina di pura razza Chianina.

Il trionfo della buona carne. Domenica 7 giugno, al Mercato Centrale di Firenze, dalle ore 12.00 alle ore 14.30, una giuria composta da giornalisti della stampa agricola della Toscana e del Veneto, semplici cittadini ed assaggiatori ufficiali, dovranno valutare sapore, tenerezza, colore e gusto della carne battuta al coltello, presentata al naturale e su crostini, condita con un filo d’olio extravergine di oliva ed un pizzico di sale. I due macellai diranno il taglio di carne prescelto all’inizio della gara e dovranno preparare 200 crostini in meno di un’ora, che saranno serviti alla giuria su piatti numerati, per non svelare la provenienza della carne.

Vegetariani, vegani, onnivori: rispetto reciproco. Comunque vada sarà una grande festa e a vincere saranno gli allevatori che ogni giorno, con il loro lavoro, rispettando il benessere animale ed alimentando con materie prime pregiate i bovini, forniscono ai consumatori carne eccellente. Una prova dell’utilità e della qualità della carne bovina per una sana e corretta alimentazione, arriva dall’Avis di Cremona che di recente ha scritto agli oltre 5.700 associati che “nell’ultimo anno, analizzando gli esami del sangue, è stato rilevato un progressivo aumento dei donatori carenti di ferro” e, continua il comunicato, “vi ricordiamo che i cibi più ricchi di ferro, utili al vostro organismo, sono le carni rosse”. Vegani e vegetariani vanno rispettati ma vanno rispettati anche gli onnivori perché il tema dell’alimentazione non è una “religione” ed anche le “piramidi alimentari” possono essere “rovesciate” se ognuno mangia la giusta dose di cibo, senza trascurarne alcuna e senza eccedere, accompagnando i piaceri della dieta mediterranea con una sana attività fisica, magari passeggiando in campagna e, perché no, visitando gli allevamenti e parlando con gli allevatori, per scoprire quanto amore e quanta passione dedicano ai loro animali.

Presentazione dell’apertivo “Carne & Bollicine” ideato da Unicarve. L’evento sarà anche il trionfo dei marchi distintivi della qualità: da una parte la Chianina certificata IGP ”Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale” allevata secondo il relativo disciplinare di produzione e dall’altra il Vitellone ai cereali, allevato secondo il Disciplinare Qualità Verificata, marchio istituzionale, registrato dalla Regione Veneto per distinguere le produzioni di qualità. Al termine della gara, nell’area verde del Ristorante Tosca del Mercato Centrale di Firenze, verrà presentato ufficialmente l’aperitivo “Carne & Bollicine”, ideato da Unicarve, che ha messo assieme la bontà della battuta di carne al coltello, su crostino croccante del Piave, con pizzico di sale e un filo d’olio extravergine Dop del Garda dei Fratelli Turri, accompagnato delle bollicine del Prosecco Valdobbiadene DOCG dell’Astoria vini, sponsor ufficiale del Giro d’Italia 2015.

Fonte: Servizio Stampa Unicarve

Da allevatori a manager dopo l’incubo quote latte, presentato a Cremona il “cruscotto di gestione aziendale” SATA per la migliore gestione dell’azienda agricola

quote_latte Prezzi volatili e mercati instabili per il post quote latte impongono agli allevamenti italiani di fare bene i conti e di associarsi per trasformare o anche solo collocare il proprio latte. Questo, in estrema sintesi, il messaggio lanciato nel convegno “La realtà economico-finanziaria delle aziende da latte lombarde, secondo nuovi indici di competitività” organizzato da L’Informatore Agrario con SATA-Regione Lombardia e CremonaFiere alla Fiera Internazionale del Bovino da Latte a Cremona.

Lo scenario mondiale post quote latte. “Gli agricoltori devono necessariamente confrontarsi con un mercato mondiale dove produrre qualità rappresenta la chiave competitiva comunque, che si produca per le dop o meno” ha introdotto Antonio Boschetti, direttore responsabile de L’Informatore Agrario. “In base ai dati della Commissione europea, la media dei prezzi del latte in Europa nei primi sei mesi del 2014 è leggermente superiore (+0,6%) a quella del secondo semestre 2013. Questo aumento è dovuto alla domanda di latte in polvere della Cina, il più grande Paese importatore di prodotti lattiero-caseari, tra febbraio e marzo scorso, che ha fatto schizzare i prezzi in alto. “Ora sono in fase di calo, ma si tratta solo di una tendenza e comunque manteniamo livelli elevati – ha detto Daniele Rama, della Scuola Superiore di Economia Agraria (SMEA) dell’Università Cattolica di Cremona-. Non ci troviamo, quindi, in una crisi strutturale ma all’interno di un mercato con oscillazioni di prezzo che vanno governate e in cui i trend di crescita della domanda mondiale a 10-15 anni saranno positivi”. In questo contesto, la produzione in Europa continua a segnare aumenti (+18%), con Nuova Zelanda a quota +48%, Stati Uniti a +31% e Australia a +29%.

L’eccedenza di latte in UE dovuta all’embargo della Russia, importante importatore di derivati del latte, sta mostrando forti ripercussioni sull’equilibrio del mercato europeo e sta determinando una diminuzione del prezzo del latte che però per ora non coinvolge l’Italia. In questo scenario Rama ha prospettato alcune strategie di indirizzo per il nostro Paese: “Se la domanda a livello mondiale cresce, produrre di più non è la soluzione. Quello che conta è governare l’instabilità a livello aziendale e aggregato”. Sulla stessa linea d’onda Emanuele Oberto Tarena, di Intesa Sanpaolo, che ha tra i suoi clienti numerosi allevatori: “Occorre puntare su un piano condiviso con tutti gli attori della filiera”.

Prospettive per l’Italia a partire dallo studio SATA su 80 stalle lombarde. “Anche in un mercato in evoluzione a fare la differenza è l’efficienza dell’impresa e la capacità di fare utili – ha commentato Federico Giovanazzi, dirigente del settore Sviluppo di Industrie e Filiere Agroalimentari della Regione Lombardia. Il fatto che una piccola parte di aziende interessate dallo studio SATA abbia prodotto a costi pari a circa 30 Euro per 100 kg di latte, in linea con le quotazioni mondiali, lascia ben sperare”. “Tante aziende chiudono o vendono, il 50% delle imprese nello studio SATA è in rosso: una gestione virtuosa del bilancio farebbe la differenza” ha testimoniato l’allevatore lombardo Giovanni Venier, che ha partecipato al progetto SATA, da cui deriva lo studio presentato nel convegno alla Fiera Internazionale del Bovino. Un progetto che ha interessato nel 2013 un campione di 80 aziende lombarde che allevano da 50 a oltre 500 vacche, con produzioni che vanno da 50 a quasi 120 hl di latte venduto per vacca nell’anno. “Con il database che il Progetto economia ha generato abbiamo per la prima volta messo a punto dei valori di riferimento a livello economico, finanziario e monetario che ci consentiranno di realizzare un cruscotto economico dell’azienda zootecnica per una gestione economica efficiente delle nostre stalle” ha prospettato Michele Campiotti, specialista SATA per il settore gestione aziendale ed economia. Otto i parametri che l’allevatore deve tenere sott’occhio: il costo di produzione per 100 litri (euro), la Plv e l’utile netto per vacca allevata (euro), il capitale proprio su quello totale investito in azienda e gli indici finanziari Rod, Roi, Rot e Ros.

I risultati dell’indagine 2013. Tre le voci di costo più importanti dello studio, raffrontate a quelle del 2012 spiccano gli alimenti acquistati, la manodopera e gli affitti. “Per 100 litri di latte l’azienda media ricava 47,10 euro e riesce ad avere anche altri 12,54 euro da altre entrate, arrivando così a una plv complessiva di 59,64 euro per 100 litri. I costi di produzione totali, comprensivi in questo calcolo della manodopera familiare, raggiungono i 50,64 euro per 100 litri di latte, facendo rimanere 9,00 euro per la remunerazione degli altri beni apportati dall’imprenditore”.
L’andamento complessivo è simile a quello dello scorso anno (nel 2012 erano 32 su 70, il 45,7% gli allevamenti che chiudevano in negativo) con il 45% di allevamenti inefficienti. Si può notare anche un allargamento della forchetta: il valore massimo dista 2.872 euro da quello minimo (2.614 euro nel 2012). “Si conferma, quindi, anche quest’anno un divario attribuibile all’efficienza che va sicuramente da +1.000 a –1.000 euro – ha concluso Michele Campiotti. Basti pensare che l’azienda più efficiente avrebbe un utile netto pari 0 con il prezzo del latte (al lordo di Iva e premi) a 38,9 euro per 100 L, mentre l’azienda peggiore raggiungerebbe un utile netto 0 con il prezzo del latte a 70,7 euro per 100 L! In altre parole: una buona gestione può arrivare a valori di 20-30 euro per 100 litri di latte”.

Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario

Bovini da carne: al Veneto il primato in italia, ma nei ristoranti l’80% della carne viene dall’estero

Carne griglia Festa Agricoltura MiranoIl Veneto è la prima regione a livello nazionale per allevamento di bovini da carne, con 950 aziende e 420mila capi, per un valore di oltre 420 milioni di euro. Tra le province, Verona è in testa con il 29% della produzione, seguita da Padova (25%), Treviso (20%), Vicenza (12%), mentre Venezia, Rovigo e Belluno si spartiscono il restante 14 per cento. Nonostante questo primato, la carne servita nei ristoranti veneti è per l’80% straniera, secondo quanto dichiarato dal Consorzio Italia Zootecnica. A sottolinearlo, è stato il direttore dell’ente consortile, Giuliano Marchesin, nel corso della prima tappa dell’Eurocarne 2015 Road Show, tenutasi nei giorni scorsi a Legnaro, in provincia di Padova, nella sede dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. Un percorso dedicato alle filiere delle carni, come tappa di avvicinamento alla 26ª edizione di Eurocarne, in programma a Verona dal 10 al 13 maggio 2015 (www.eurocarne.it);

Zootecnia bovina del Veneto leader su scala nazionale, carne di importazione nei ristoranti. Un controsenso, diretta conseguenza del clima di incertezza che pesa sull’applicazione della nuova Politica agricola comune (Pac) 2020 per la zootecnia bovina da carne, cui si aggiunge il fatto che importare carne resta ancora la soluzione più conveniente, tanto che il 50% di quella che finisce sulle tavole italiane proviene da oltreconfine. In questo quadro, si assiste ad una continua riduzione di allevamenti, posti stalla e produzione: nel dubbio, gli allevatori italiani tengono meno capi per limitare eventuali perdite, con il risultato che nel solo 2013 il Veneto ha perso il 10% degli animali.  L’applicazione della nuova Pac, declinata per l’Italia dal Ministero delle Politiche agricole e dalle Regioni, non aiuta. «Dal 2015 gli allevatori percepiranno il 50% dei pagamenti diretti. Un taglio che inoltre vede penalizzate le aziende che possiedono meno terreni, visto che il plafond degli stanziamenti non sarà calcolato sul numero dei bovini, ma suddiviso a seconda degli ettari dell’impresa agricola – riassume Giuliano Marchesin, relatore all’Eurocarne 2015 Road Show di Legnaro –. Il rischio è che i finanziamenti si disperdano in mille rivoli, considerando, poi, che il tetto minimo di 250 euro, contro i 400 richiesti dagli allevatori, per la presentazione di domande di contributo Pac ha avuto come risultato la moltiplicazione delle istanze: 20mila solo in Veneto».

Zootecnica veneta, una strada in salita. Il leitmotiv è comunque sempre lo stesso: la coperta, per quanto la si tiri, è sempre più corta e le previsioni sul 2015 non sono confortanti: le richieste di contributi del settore zootecnico nazionale ammontano a 169 milioni di euro, a fronte dei 66 milioni che saranno effettivamente erogati sotto forma di premi accoppiati ai bovini allevati. Numeri che per la zootecnia da carne made in Veneto significano una strada in salita. Ne è convinto Giuliano Marchesin, che ha presentato a Legnaro i pilastri del Piano carni bovine nazionale. «Se non si portano a compimento le azioni progettate dagli allevatori e condivise dalla filiera entro il 2014 – ha spiegato all’Osservatorio Eurocarne – e con il mercato tradizionale caratterizzato da “carne anonima”, sarà veramente la fine de settore».

Controffensiva, istituire un marchio di qualità carne 100% italiana, a settembre si inizia. Nasce da qui la proposta degli allevatori di istituire un marchio di qualità per identificare la carne 100% made in Italy che tuteli il cliente finale e rilanci i consumi. «Il “Sigillo Italiano” di cui chiediamo al Ministero la registrazione – ha continuato Marchesin –, identificherebbe senza ombra di dubbio i bovini allevati secondo un disciplinare riconosciuto dal Sistema di Qualità nazionale Zootecnia». In questo il Veneto sta facendo da apripista, con il lancio ufficiale, a settembre, del marchio “Qualità Verificata” che ha già ottenuto il via libera dalla Regione. Per quanto riguarda il Sigillo Italiano e la sua promozione tra i consumatori, il finanziamento dell’iniziativa – secondo Marchesin – potrebbe arrivare dagli stessi attori della filiera grazie al riconoscimento dell’interprofessione della carne bovina: «Si parla di un prelievo nell’ordine di qualche millesimo per ogni chilo di carne». Per far questo, però, è necessario che tutto il settore legato all’allevamento – produzione, trasformazione e distribuzione – decida di fare squadra. Un’occasione per fare il punto sarà di sicuro Eurocarne, dal momento che la manifestazione internazionale di Veronafiere punta a coinvolgere tutti gli attori del comparto, in modo trasversale: associazioni allevatoriali italiane ed estere, servizi di mediazione e per import-export, industria e settore del meat processing, associazioni di categoria e consorzi, consorzi di prodotto, grande distribuzione, grossisti, laboratori artigianali.

Distribuzione carne GdO, l’85% è in confezione. Un aiuto ulteriore al progetto Sigillo Italiano nel campo della tracciabilità e della chiarezza nelle comunicazioni sul prodotto potrebbe arrivare anche dal moderno packaging, come ha spiegato Antioco Mei, business development manager di Sealed Air, multinazionale leader del settore del confezionamento delle carni: «Oggi, nella grande distribuzione organizzata l’85% delle vendite di carne si concentra su quelle confezionate e solo il 15% riguarda il banco, che non è più fulcro, ma vetrina. Un packaging moderno è quindi imprescindibile a livello di sicurezza alimentare e comunicazione, sia per il consumatore che per l’industria».

(Fonte: Verona Fiere)