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Agrinsieme Veneto: “scelte PAC del Ministero in fatto di zootecnica da carne mancano di visione strategica, bene ha fatto Manzato a non aderire”

5/5/11, Piove di Sacco (Pd), visita soci azienda Dimensione Carne, fasi lavorazione

La decisione con cui l’assessore regionale Franco Manzato non ha aderito, unico in Italia, agli orientamenti ministeriali relativi ai criteri di funzionamento della nuova PAC (Politica Agricola Comunitaria), ha trovato il pieno consenso e l’appoggio incondizionato delle associazioni agricole aderenti ad Agrinsieme Veneto.

Penalizzata in particolare la zootecnia da carne. La presa di posizione di Manzato, commentano, è da condividere, perché il documento ministeriale manca di visione strategica per tutti i comparti produttivi agricoli ed in particolare per la zootecnia da carne: un comparto già in difficoltà per la crisi generale del mercato e gravemente colpito dall’impostazione adottata per la riforma della PAC, al quale sono riservate risorse insufficienti. Sarebbe opportuno, invece, utilizzare tutto il plafond nazionale previsto per i pagamenti accoppiati (15%), al fine di destinare ulteriori risorse finanziarie al bovino da carne. Il plafond destinato a tale comparto appare assolutamente inadeguato anche alla luce delle scelte operate in merito dai principali Paesi concorrenti, scelte ben più favorevoli di quelle italiane per la zootecnia da carne e che quindi rischiano di mettere fuori mercato la nostra produzione.

Comparto zootecnia da carne, Veneto prima regione italiana. Agrinsieme Veneto ricorda che il valore della produzione del bovino da carne vale per la nostra regione ben oltre mezzo miliardo di euro all’anno con quasi 210.000 tonnellate di produzione di carne, che rappresentano poco più del 25% della produzione nazionale. In questo comparto il Veneto risulta la prima regione italiana. L’orientamento ministeriale, spiegano i rappresentanti di Agrinsieme Veneto, penalizza un comparto di importanza strategica per tutta l’agricoltura nazionale ed in particolare per quella veneta. Ne deriveranno gravi ripercussioni sull’occupazione e su tutte le attività a monte e a valle, che danno vita ad una filiera fra le più ricche ed articolate di tutta l’economia veneta. Alla zootecnia, infatti, sono legate a monte le produzioni foraggere e cerealicole per l’alimentazione del bestiame, a valle i macelli e l’agroindustria mangimistica, senza tenere conto dell’intensa attività veterinaria, di assistenza tecnica e di controllo. Di conseguenza la scelta dell’assessore Manzato di “chiamarsi fuori” va appoggiata completamente. Non si può, infatti, avallare in alcun modo una linea che, nonostante le critiche serie ed argomentate giunte dal mondo agricolo al Ministero, rimane fortemente e ottusamente penalizzante per un comparto di importanza vitale per tutta l’economia agricola e agroalimentare di un intero Paese.

(Fonte: Agrinsieme Veneto)

 

 

Eurocarne 2015, dal 25 giugno il “Road Show” in Italia con focus su bovini, suini e trend di mercato

Road Show Eurocarne 2015Incontrare gli operatori delle filiere delle carni sul territorio e favorire una riflessione sui bisogni e le prospettive, per migliorare la redditività complessiva e stimolare nuove opportunità di business. Ci pensa Eurocarne, che in vista della 26ª edizione, in programma a Verona dal 10 al 13 maggio 2015, organizza un Road Show in tre città, con approfondimenti specifici. «Questi focus su tematiche specifiche della filiera sono uno dei vantaggi dell’organizzazione diretta di Eurocarne da parte di Veronafiere – dichiara il presidente di Veronafiere, Ettore Rielloche può contare dalla prossima edizione del 2015 su una più forte internazionalità e su soluzioni a misura degli espositori, dei visitatori e delle diverse filiere della carne».

Debutto a Padova. L’Eurocarne 2015 Road Show inizierà il prossimo 25 giugno alle ore 10 a Legnaro (Padova), presso la sede dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (viale dell’Università, 10, Legnaro). Dopo la presentazione delle peculiarità del nuovo corso di Eurocarne 2015 (appuntamento comune a tutte le tappe del Road Show), il tema che analizzerà l’Osservatorio di Eurocarne sarà la Politica agricola comune 2020 rispetto alle carni bovine e alle opportunità per riorganizzare il settore in Italia. Seguirà la presentazione di una case history legata al packaging tra innovazione e praticità, con particolare attenzione al confezionamento sottovuoto. Si concluderà con una degustazione di carni a cura dell’Associazione macellai veronesi, presieduta da Mario Giuliatti.

A luglio tocca a Reggio Emilia. Il secondo appuntamento sarà invece dedicato alla filiera suinicola e si svolgerà il prossimo 2 luglio a Reggio Emilia (ore 10), nella sede provinciale di Confesercenti (via Giuseppe Galliano, 8D, Reggio Emilia). Si parlerà di qualità e delle sue evoluzioni, dal punto di vista degli allevatori. Sotto la lente finiranno anche le tecniche sull’appendimento e la stagionatura dei salumi, vista dal segmento industriale e nell’ottica di guadagnare marginalità. Chiuderà una degustazione di mortadella del Salumificio Palmieri.

E poi si termina a Milano. La terza tappa sarà invece a Milano ed è in calendario per il prossimo 9 luglio (ore 10), alla Scuola de La Cucina Italiana (piazza Aspromonte, 15, Milano). L’attenzione si concentrerà sui nuovi trend nel banco carni, nella grande distribuzione organizzata e in macelleria. Seguirà uno show cooking e una degustazione, realizzato dalla macelleria Pellegrini, una delle più importanti in Italia.

Strumenti di approfondimento del mercato. «Eurocarne 2015 vuole offrire un servizio in più agli operatori del comparto carneo, con focus altamente specializzati sulle filiere e sui consumi – afferma il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovaniperché riteniamo indispensabile fornire strumenti utili di valutazione per affrontare il futuro. Se ad esempio il futuro della suinicoltura, nonostante le difficoltà che attraversa, sono piuttosto rosee, con consumi previsti in aumento a livello mondiale, differente è la situazione delle carni rosse, il cui mercato dovrà individuare soluzioni per fronteggiare un probabile calo delle vendite in Italia e in alcuni Paesi dell’Unione europea. I Road Show di Eurocarne, come tappe di avvicinamento alla manifestazione del prossimo maggio a Verona, vogliono essere dei vademecum per la filiera».

(Fonte: VeronaFiere)

Ancora una scandalo sollecita l’etichettatura della carne

mucche in stallaDopo l’operazione condotta dal NAS di Perugia che ha sgominato una organizzazione nazionale dedita all’illecita commercializzazione di bovini con marchi auricolari contraffatti e dichiarati falsamente di razza pregiata, il presidente del Consorzio L’Italia Zootecnica e Unicarve, Fabiano Barbisan, si è detto particolarmente preoccupato per «il Regolamento in itinere confezionato dalla Commissione ed approvato recentemente dal Parlamento Europeo, che regolamenta la tracciabilità elettronica dei bovini, nata obsoleta, costosa ed inutile ai fini della sicurezza sanitaria ed alimentare, usata, tra l’altro, come grimaldello per introdurre, con una riga, l’abrogazione dell’etichettatura facoltativa delle carni bovine, per fare un favore all’industria dell’anonimato».

Microchip superato da anni in Italia con il prelievo del DNA. «C’è da rimanere basiti – continua Barbisan – di come si comporta l’Unione Europea in materia di tracciabilità dei prodotti, con la scusa della “libertà di mercato” e non solo, ma anche dell’incompetenza nell’introdurre norme costose ed inutili, come ad esempio l’utilizzo del microchip per l’identificazione dei bovini, senza prevedere il prelievo contestuale del DNA, già da anni sperimentato in Italia. Spero che i ministri Lorenzin e Martina riescano ancora a fare qualcosa per modificare questo scempio di Regolamento ed ascoltino noi allevatori piuttosto che affidarsi ai “Gruppi di Alto Livello” dell’Unione Europea, che le cose le studiano a tavolino».

Fonte: Garantitaly.it

Carne bovina, gli allevatori europei chiedono norme per l’import

FieragricolaUna lettera dettagliata è stata consegnata al Commissario ENVI, il maltese Tonio Borg, per rappresentargli le preoccupazioni degli allevatori italiani, francesi, spagnoli ed irlandesi, in merito ai negoziati commerciali in atto tra Europa, Canada Stati Uniti d’America ed altri Paesi del Mercosur.

Paesi extra-Ue, minori standard sicurezza sanitaria e benessere animale. Il Consorzio L’Italia Zootecnica, rappresentato da Fabiano Barbisan e Giuliano Marchesin, la Fédération National Bovine, rappresentata da Jean-Pierre Fleury e Pierre Chevalier, l’Irisch Farmers’ Association, rappresentata da Henry Burns e Kevin Kinsela, nella loro lettera hanno posto l’accento sui minori standard di sicurezza sanitaria e di benessere animale in uso nei Paesi extra-EU, che tutti conoscono, ma che gli euro-burocrati e molte personalità politiche europee di spicco, ignorano o fanno finta di ignorare. In queste condizioni, dare il via libera ad un mercato senza controlli metterebbe in seria discussione la salute dei consumatori e pregiudicherà, con concorrenza sleale, il futuro degli allevamenti di carne bovina europei. Gli allevatori, si sottolinea nella lettera, non sono contro il libero mercato, sono contro a chi pretende di commercializzare prodotti alimentari con standard inferiori rispetto alle regole del Paese in cui esportano.

Carne bovina: gli italiani a sostegno dell’etichettatura. Il malcontento degli allevatori europei è stato rappresentato da tutti i rappresentanti delle associazioni presenti ed inoltre, il Consorzio “L’Italia Zootecnica” ha consegnato a Borg un dossier sull’assurdità di abolire l’etichettatura facoltativa delle carni bovine autorizzando al contempo gli USA a scrivere nella carne “priva di ormoni” che importeranno in Europa, “carne di alta qualità”. «Non lo possiamo scrivere sulle bistecche di Chianina, che sono IGP, ottenute allevando i bovini con un rigido disciplinare di qualità approvato dall’Unione Europea – ha detto il direttore del Consorzio Italia Zootecnica, Giuliano Marchesin, rivolgendosi a Borg – e voi autorizzate gli americani a farlo in barba alle regole imposte da anni dai Regolamenti?». Borg, ha replicato assicurando il suo interessamento alle richieste presentate, ma ha anche lasciato trapelare la sensazione di essere al capolinea, viste le imminenti elezioni europee. A termine dell’incontro è stato auspicato che nel semestre di presidenza italiana, ci sia un intervento autorevole per ripristinare negli accordi commerciali i livelli di sicurezza adeguati a salvaguardare la sicurezza alimentare di 500 milioni di cittadini europei ed evitare la concorrenza sleale.

(Fonte: Garantitaly.it)

PSR Veneto: meno burocrazia e più risorse da destinare alle imprese agricole

Mucche_al_pascoloSostenere la zootecnia come fattore strategico dello sviluppo dell’agroalimentare di qualità veneto, ridurre e sburocratizzare le misure di intervento del nuovo PSR (il Piano di Sviluppo Rurale) affinchè le risorse non vengano drenate in mille rivoli ma giungano direttamente alle imprese agricole attraverso priorità ben definite, su tutte l’innovazione e l’aggregazione. Questi i messaggi chiave emersi dal confronto-dibattito, organizzato nei giorni scorsi dalla cooperativa Latteria di Soligo a Villorba (TV).

PSR, “cantiere aperto”. Un affollato confronto tra produttori di latte del Veneto, dirigenti e assessore regionale all’Agricoltura, Franco Manzato per contribuire alla scrittura di un PSR che ad oggi, per dirla con le parole di Alberto Zannol, della Sezione Competitività dei Sistemi Agroalimentari della Regione Veneto: “E’ un cantiere aperto”. Forti le istanze che si sono levate dalla base per ridare dignità alla zootecnia da latte veneta che attraverso un momento di grave difficoltà. Manzato ha anticipato alcuni dei punti chiave della politica agricola regionale che intende perseguire col nuovo PSR 2014/2020 che avrà un budget da 1.184 milioni di euro: “Anzitutto la riduzione delle misure di finanziamento dalle oltre 130 del PSR 2007/2013 a 39 misure non di più. Questo significherà indirizzare le risorse sulle vere priorità: innovazione, aggregazione, inserimento dei giovani e reddito delle imprese. Secondo, privilegiare l’assegnazione diretta delle risorse alle imprese (portandola da 450 a 700 milioni) e limitando l’accesso a enti pubblici o para-pubblici. Questo dovrà tradursi in una riduzione dei GAL (Gruppi di Azione Locale) da 14 a 8, organizzati per ambiti omogenei: montagna, Pedemontana, Basso Veneto, zona costiera. Infine la costruzione di bandi semplificati per ridurre le incombenze burocratiche alle imprese e la creazione di strumenti finanziari per facilitare l’accesso al credito”.

Attenzione . In particolare per il settore zootecnico, un comparto in grave sofferenza che ha visto uno stillicidio di stalle costrette a chiudere i battenti negli ultimi anni, l’assessore Manzato ha assicurato un ampio sostegno attraverso il cosiddetto “fondo accoppiato” con il trasferimento di risorse dal primo pilastro (dei pagamenti diretti) al secondo (gli investimenti strutturali): “Non solo perché questo è il settore in maggior sofferenza, e non solo perché crediamo nella zootecnia veneta ma perché così stanno facendo i nostri diretti competitor come la Francia”. Ad interpretare le istanze della base dei produttori ci ha pensato il presidente di Latteria Soligo, Lorenzo Brugnera: “In troppi hanno girato intorno alle risorse per l’agricoltura, quello che chiediamo è che si torni ad investire nelle aziende, in formazione e innovazione, per essere più competitivi. Perché le risorse dell’agricoltura vadano più agli agricoltori e meno al territorio”.

Nuova PAC. E proprio sulla definizione di “agricoltore attivo” ha portato avanti la propria battaglia Coldiretti: “Dare risorse a chi lavora e vive di agricoltura – ha affermato il presidente provinciale Walter Feltrin – non più a chi, fingendosi agricoltore ha sottratto risorse in questi anni per interessi speculativi: su questo fronte ci siamo impegnati in Europa e in Italia e contiamo di aver vinto”. La battaglia sul fronte europeo però è tutt’altro che conclusa, mancano i decreto attuativi della nuova PAC e molti aspetti già approvati potrebbero tornare in discussione, è il timore dei dirigenti regionali che stanno redigendo il PSR. Sul punto è stato chiesto l’intervento dell’europarlamentare Giancarlo Scottà, membro della Commissione Agricoltura: “La Commissione Europea potrà pronunciarsi ancora su diversi atti delegati perciò sarà fondamentale un lavoro di presidio politico sia da parte di noi parlamentari che dei ministri”. Poi una considerazione generale sulla politica agricola comunitaria: “Ci siamo impegnati sul fronte della biodiversità, della tutela dell’acqua e dell’ambiente, del benessere animale, ora è tempo anche di mettere al centro l’uomo e di recuperare anche qualche posto di lavoro in questo settore”.

(Fonte: Latteria Soligo)

Zootecnia in Italia, a Fieragricola 2014 emergono luci ed ombre

mucche_allevatori«Le proiezioni sul settore lattiero dicono che nel 2020 la produzione di latte dovrebbe aumentare del 5% rispetto ad oggi, arrivando a 115mila tonnellate, mentre il numero di stalle dovrebbe scendere ulteriormente, fino a 23-24mila aziende». Lo dichiara il professor Daniele Rama, direttore dell’Osservatorio sul mercato dei prodotti zootecnici, a margine della presentazione degli annuari sul mercato del latte e della carne, curati dall’Associazione italiana allevatori (Aia) e l’Alta scuola di management ed economia agroalimentare dell’Università Cattolica (Smea).

Filiera del latte italiana vale 27,8 miliardi di euro. «Solo 20 anni fa le stalle italiane da latte – ricorda il direttore generale di Aia, Paolo Scrocchi – erano 200mila, oggi sono 38mila e, come riportano le proiezioni degli analisti, caleranno ulteriormente di un altro 30 per cento». La filiera del latte vale, in Italia, 27,8 miliardi di euro e, secondo il «Rapporto 2013» illustrato in anteprima nazionale alle 111ª edizione di Fieragricola, in programma a Veronafiere fino a domenica, seppure alle prese con un trend discendente dei produttori, sta vivendo un momento positivo sul fronte del mercato, con riflessi positivi in particolare nelle regioni del Nord Italia, dove si concentra l’83,6% della produzione commercializzata nazionale. «Desta preoccupazione il dato della redditività per i produttori (-6,2%), anche per effetto dell’aumento dei costi espliciti», scrive il professor Renato Pieri, direttore di Smea.

Pesa sempre meno il comparto il comparto dei bovini da carne, che nell’arco di un decennio il settore ha perso il 5,4% rispetto al totale della produzione. In termini di valore il settore ha sfiorato nel 2012 i 3,6 miliardi di euro (+3,8% sul 2011). «Il problema riguarda la redditività nelle stalle – sostiene il presidente dell’Aia, Pietro Salcuni – e la difficoltà degli allevatori italiani di importare broutard dalla Francia, tanto che l’Aia presenterà entro l’anno un progetto interamente Made in Italy per rilanciare la linea vacca-vitello e incrementare gli animali da carne in purezza, sfruttando le vacche da latte». Un’opportunità che potrebbe trovare sostegno anche all’interno della nuova Politica comunitaria, che alla tutela della biodiversità dedica risorse specifiche.

Anche la suinicoltura soffre la crisi. «Il sistema nazionale di quotazione dei prezzi sconta ancora difficoltà – afferma il presidente dell’Associazione anazionale degli allevatori di suini, Andrea Cristini –. Il blocco nei giorni scorsi alle importazioni di carne suina imposto dalla Federazione Russa all’Unione europea, in seguito alla scoperta di un caso di peste africana in Lituania si sta riverberando negativamente sui listini delle carni suine in molti Paesi europei». Preoccupa anche il calo del numero delle scrofe allevate in Italia. «Oggi ci sono meno di 500.000 scrofe, il 30% in meno rispetto a cinque anni fa – prosegue Cristini –. Il timore degli allevatori che questo possa provocare un contraccolpo alle produzioni di qualità».

Partnership Aia-Ismea. A margine della presentazione degli annuari l’Associazione italiana allevatori ha siglato un protocollo d’intesa con Ismea, che collaborerà con Aia e l’Alta scuola di management ed economia agroalimentare, nella redazione dei prossimi rapporti annuali sul latte e la carne bovina. «Dobbiamo fornire ai nostri allevatori gli strumenti utili per conoscere l’andamento del mercato – precisa Scrocchi – e la sede di Fieragricola, vetrina internazionale dell’agricoltura è il luogo più idoneo per presentare una partnership di alto profilo».

(Fonte: Veronafiere)

Inizia Fieragricola 2014, fino al 9 febbraio la rassegna internazionale del settore primario tiene banco a Verona

FieragricolaApre oggi la 111ª edizione di Fieragricola, in programma a Verona fino a domenica 9 febbraio 2014 e sarà una fiera all’insegna della sostenibilità, dell’innovazione e della trasversalità. Elementi che incoronano Fieragricola fra le principali manifestazioni internazionali del comparto primario. Il presidente di Veronafiere, Ettore Riello, e il direttore generale, Giovanni Mantovani, riceveranno le numerose autorità previste per l’inaugurazione della rassegna internazionale dedicata al comparto primario. Sarà il sottosegretario alle Politiche agricole con delega all’Expo, Maurizio Martina, a tagliare il nastro, insieme con il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro.

In apertura, convegno sulla nuova PAC. Sono attese anche numerose autorità dall’estero, dal ministro agricolo della Lituania, Vigilijus Jukna, al direttore dell’Agenzia governativa facente capo al ministero dell’Agricoltura del Marocco, Mohamed El Guerrouj, al vicedirettore della Commissione Agricoltura di Bruxelles, José Manuel Souza Uva. Quest’ultimo è fra i relatori, insieme agli onorevoli Martina e De Castro, del professor Francesco Marangon, presidente della Società italiana di economia agraria, del convegno inaugurale (ore 11,15, Auditorium Verdi) su «Agricoltura europea tra nuova Pac e mercati globali». Gli interventi saranno preceduti dai saluti del numero uno di Veronafiere, Ettore Riello, del sindaco di Verona, Flavio Tosi, del presidente della Provincia, Giovanni Miozzi, del governatore del Veneto, Luca Zaia. Modera il giornalista Paolo De Debbio. Sotto la lente, le opportunità per l’agricoltura italiana ed europea alla luce della Politica agricola comune recentemente approvata e gli scenari futuri sui mercati internazionali, preso atto che la globalizzazione e le dinamiche di crescita di importanti realtà come Cina, Russia e Sudamerica hanno riflessi concreti anche sull’andamento dei listini all’interno dell’Unione europea.

Le scelte dei competitori europei in fatto di PAC. L’Italia è chiamata, nelle prossime settimane, a declinare su scala nazionale i criteri che la Politica agricola comune ha delegato agli Stati membri. Altri Paesi, in misura variabile competitori diretti dell’Italia, hanno già annunciato come si muoveranno. La Spagna ha fissato a 300 euro il limite minimo per la domanda di contributi Pac, la Germania sposterà dal 2015 il 4,5% dei fondi dal primo al secondo pilastro (dagli aiuti diretti allo sviluppo rurale); ai giovani sarà riconosciuto un pagamento addizionale di 50 euro per ettaro nel primo pilastro. Il Regno Unito ha annunciato che non amplierà la «black list» comunitaria sull’agricolture attivo, ma ha pianificato un trasferimento dei fondi dal primo al secondo pilastro del 10,6%, prevedendo di arrivare al 15% nel 2019. La Francia trasferirà il 3% dei fondi dal primo al secondo pilastro e utilizzerà tutto l’aiuto accoppiato – pari al 13% dei fondi assegnati – per la zootecnia da carne (675 milioni di euro) e da latte (140 milioni).

(Fonte: Veronafiere)

Agrinsieme Veneto: spot Expo 2015 criminalizza il consumo di carne

Carne equinaAgrinsieme Veneto contro il promo Expo 2015. In una nota, il coordinamento che riunisce le sigle associative regionali Confagricoltura, CIA, Legacoop Agroalimentare, Confcooperative-Fedagri, Agci- Agrital, precisa infatti: “Lo spot televisivo, destinato a far scoprire a tutti gli italiani Expo Milano, ha individuato alcuni elementi cardine molto importanti per la comunicazione dei temi e valori di Expo Milano 2015. Lo afferma l’agenzia Sarà 186united che ha realizzato lo spot. Uno di questi “elementi cardine” è la criminalizzazione del consumo di carne: Per produrre un chilo di carne sono necessari 15.000 litri d’acqua. In altre parole: chi si nutre di carne, poca o tanta non importa, contribuisce a distruggere l’ecosistema del pianeta”.

I calcoli. “Lasciamo ai medici nutrizionisti spiegare se si debba mangiar carne o meno, ed in quale quantità – continua la nota -, ma il dato dei 15.000 litri d’acqua necessari per produrre un kg di carne è una frottola. Una bugia, anche se ripetuta tante volte, non diventa una verità e stupisce che una simile frottola sia diventata un “cardine” di Expo Milano. Un manzo beve mediamente circa 4 litri di acqua al giorno ogni 100 Kg di peso vivo: considerando che durante tutto il ciclo produttivo un manzo abbia un peso medio, esagerando, di 500 kg e beva 20 litri di acqua al giorno, fanno 7.300 litri di acqua all’anno. Facendo una stima approssimativa dalla nascita alla macellazione (16-17 mesi per un peso tra i 600-700 kg) ) un manzo non beve più di 10.000 litri di acqua, circa 15 litri per ogni kg di peso vivo, quindi al massimo 45 litri di acqua per ogni Kg di carne. Come si passa da 45 litri a 15.000 litri?

Impronta idrica. Il dato dei 15.000 litri, molto fantasioso, è stato calcolato da Arjen Hoekstra, inventore dell’impronta idrica, sommando all’acqua che bevono i bovini o che serve per lavare le stalle e per irrigare le colture di mais e soia, anche l’acqua che viene utilizzata per estrarre i minerali ferrosi necessari per realizzare gli attrezzi agricoli, le attrezzature utilizzate negli allevamenti e nei macelli e per fabbricare i mezzi (camion, trattori, rimorchi ecc. ecc.) che servono per trasportare i cereali, gli animali e la carne ed i silos per gli stoccaggi. Chiunque sia provvisto di buon senso capisce che un calcolo siffatto è privo di qualsiasi logica, e meno male che i pubblicitari non hanno preso a riferimento un altro dato sul consumo di acqua, ancor più fantasioso. Secondo il prof. Arjen Hoekstra, un foglio di carta A4 ha un’impronta idrica di 10 litri. Un buon libro, a seconda del numero di pagine, consuma tra i 2.000 ed i 5.000 litri. Dobbiamo smettere anche di stampare i libri? Avanti di questo passo ed a qualcuno verrà la brillante idea di sopprimere l’umanità per salvare il pianeta – l’uomo consuma più acqua di tutti – e qualcun altro la prenderà sul serio. Il problema delle risorse idriche disponibili è troppo serio per essere affrontato con tanta superficialità”.

(Fonte: Agrinsieme Veneto)

Anche un allevatore-macellaio veneto alla fiera del “bue grasso” di Carrù (CN)

Andrea Mazzaro allevatore razza PiemonteAndrea Mazzaro non è un semplice macellaio, lui è anche allevatore, uno dei pochi della razza piemontese in Veneto. Autodidatta, diplomato sul “banco”, ha scelto di vendere la carne che lui stesso produce per dare la massima garanzia ai consumatori. Tutto questo accade nel giro di poco più di 40 chilometri: la macelleria è a Mogliano Veneto, in provincia di Treviso, la stalla sul Montello e l’abitazione a Quinto: un tragitto della bontà apprezzato pure dai clienti del supermercato di qualità “Eat’s” di Conegliano, con sedi anche a Milano e Verona di cui l’azienda è fornitore ufficiale.

Ambasciatore veneto del bovino piemontese. Talmente convinto del proprio lavoro da essere considerato a tutti gli effetti l’ambasciatore veneto del bovino del Piemonte. Per questo è stato accettato come “straniero” in gara alla rassegna zootecnica del “bue grasso” di Carrù a Cuneo in programma per il 12 dicembre prossimo. La Fiera ha origini antiche, poiché si hanno notizie che fin dal 1473 si tenevano mercati di bestiame con frequenza bisettimanale. Ora è diventata un tradizionale appuntamento commerciale e folkloristico, la cui importanza è diffusa anche fuori dai confini regionali.A questa manifestazione, che si tiene annualmente il secondo giovedì antecedente il Natale, sono ammessi esclusivamente bovini da macello di razza piemontese, suddivisi nelle categorie buoi, manzi, vitelle vitelli, vacche, manze, torelli e tori.

Amore non solo per la razza Piemontese, ma anche per la francese Blond d’Aquitaine. Scelti per la gara quattro esemplari di rara bellezza allevati nella stalla sul Montello, nati autoctoni in provincia di Cuneo sotto l’occhio vigile di un esperto che da tre generazioni si occupa di miglioramento genetico. I capi sono diventati grandi e grossi nel pieno regime di benessere animale, anzi possiamo dire con il massimo del confort: tutti i componenti della famiglia Mazzaro li coccolano con letti di paglia, fieno dell’Alpago e dei campi limitrofi, cereali a secco, acqua buona, e con materie prime di ottima qualità secondo tradizione, negli spazi rimodulati secondo la crescita. “Le “principesse” a quattro zampe di Andrea sono viziate – dice la sorella Patrizia che asseconda il fratello in questa impresa – hanno ossa minute ma si presentano assai robuste e cicciotte per dare la miglior porzione da gustare”. Nell’ agenda di Andrea Mazzaro c’è già in programma la partenza per la Garonna in Francia dove porterà le vacche “Blond d’Aquitaine” varietà detta anche Garonnese, ovvero il primo amore dell’imprenditore zootecnico trevigiano che ne conta un centinaio.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Come innalzare la qualità del latte attraverso l’alimentazione delle bovine, se ne parla oggi a Breganze (VI). Il 2 e 6/12, a Villorba (TV ) si parla invece del dopo quote latte e di sostenibilità.

mucche in stallaFare buon latte per produrre formaggi ancora migliori. Questo il senso dell’incontro tecnico, organizzato da Latteria Soligo e dedicato ai propri produttori che si terrà oggi (29 novembre) a partire dalle 9,30, nella sala riunioni del caseificio vicentino di Breganze (via delle Miliane a Breganze-VI).

Sicurezza alimenti. L’incontro è curato dal prof. Andrea Formigoni, del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna, uno dei massimi esperti nazionali del settore che parlerà degli zuccheri nell’alimentazione della bovina da latte. Un tema, quello dell’alimentazione delle bovine dal latte di strettissima attualità perché legato sia alla sicurezza degli alimenti, sia al benessere dell’animale e quindi alla qualità della produzione, indispensabile per la realizzazione di formaggi di alta qualità. La correlazione diretta tra benessere animale e buon formaggio sarà al centro della lezione del prof. Formigoni: “L’alimentazione delle bovine intesa in senso quantitativo, qualitativo e come modalità di somministrazione, modula la composizione e la qualità casearia del latte influendo così sulle caratteristiche finali dei formaggi”.

L’influsso degli zuccheri nell’alimentazione delle bovine. Ecco allora che un approccio sempre più attento rispetto alla dieta delle bovine da latte, è la strada giusta da intraprendere, affiancando ai propri produttori il sostegno scientifico dei ricercatori: “Al di là dei ruoli determinanti svolti dai foraggi nel condizionare il benessere e le risposte dietetiche e produttive delle bovine, particolarmente interessanti – prosegue infatti il prof. Formigoni – sono le funzioni svolte da taluni nutrienti come gli amminoacidi, gli acidi grassi, gli amidi e gli zuccheri. Il peso nutrizionale di questi composti energetici negli ultimi anni è stato particolarmente rivalutato nell’alimentazione delle bovine ad elevata produzione per la capacità che essi hanno di influire positivamente sulla utilizzazione digestiva delle fibre e sui titoli lipidici del latte”.

Benessere animale. Se, da un lato, Latteria Soligo ha da tempo intrapreso la strada della collaborazione con i migliori centri di ricerca italiani, sia per il miglioramento degli allevamenti associati che per lo sviluppo di nuovi prodotti attenti alle esigenze dei consumatori, dall’altro, ha anche sottoscritto con i propri soci una carta etica dedicata proprio al benessere degli animali. Un patto racchiuso in quattro punti: 1) negli allevamenti le mucche vivono in modo confortevole, con buona circolazione d’aria e un numero di mangiatoie adeguato alle bovine presenti; 2) gli impianti di mungitura rispettano le norme internazionali per contribuire al benessere animale e non alterare la naturale qualità del latte; 3) le mucche sono nutrite con una dieta bilanciata conforme al loro fabbisogno nutrizionale. Nelle mangiatoie gli alimenti sono distribuiti a volontà e sempre disponibili; 4) tutto il processo dalla stalla alla centrale del latte è attentamente controllato e verificato.

2 e 6 dicembre, a Villorba (TV) si parla del dopo quote latte e di sostenibilità. Il ciclo di incontri voluto da Latteria Soligo per far il punto sullo stato del comparto zootecnico e lattiero caseario proseguirà con i seguenti appuntamenti: “Evoluzione del mercato e prospettive del settore lattiero-caseario dopo le quote latte” previsto lunedì 2 dicembre, ore 9,30 a Villorba (sede Apa, Vicolo Mazzini); “Alimentazione della vacca da latte, in un’ottica di sostenibilità economica e ambientale”  previsto venerdì 6 dicembre a Villorba (sede A.Pro.La.V. vicolo Mazzini), ore 10,30.

(Fonte: Latteria Soligo)