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Etichetta facoltativa carni bovine: ottimo lavoro di squadra

Grande soddisfazione e compiacimento per il lavoro svolto a più mani – ha detto Fabiano Barbisan, presidente del Consorzio L’Italia Zootecnica e Unicarve, nell’apprendere, quasi in diretta, la notizia che la Commissione Ambiente, Sanità pubblica e Sicurezza alimentare (Envi), ha appena soppresso l’art. 14 della Proposta di Regolamento presentato dalla Commissione Europea che, di fatto, prevedeva, con una riga, di far sparire l’etichettatura facoltativa delle carni bovine.

Questo secondo round è andato bene ed ora si dovrà attendere l’accordo che Consiglio dei Ministri Eu e Parlamento dovranno trovare per presentare il testo definitivo in Aula di proposta di regolamento, tenuto conto che gli uffici legislativi dei vari Gruppi sono al lavoro per interpretare correttamente le modifiche che sono state apportate all’Art. 16 del Reg. 1760/2000 e valutare il “conflitto” di due “considerando” che dovranno essere sistemati prima del voto parlamentare. “E’ stato un ottimo lavoro di squadra – ha affermato Barbisan – che ha visto Parlamentari Europei di diverso schieramento politico tenere in considerazione le nostre richieste, sostenendole al momento opportuno. Molto rimane ancora da fare per garantire il mantenimento dell’etichettatura facoltativa, ma ho fiducia che i prossimi passaggi, decisivi, ci portino ad un risultato positivo. Per scaramanzia – ha concluso Barbisan – rinvio i ringraziamenti ufficiali alle persone che si sono molto impegnate nelle prime due fasi (Commissione Agri e Commissione Envi) a quando sarà chiusa definitivamente la partita perché porteremo la nostra carne etichettata a Bruxelles e li inviteremo tutti ad una grande grigliata liberatoria”.

(Fonte: Asterisconet.it)

Conosciamo davvero la bistecca che mangiamo? I soci ARGAV in visita a UNICARVE

Nell’ambito delle iniziative di aggiornamento professionale organizzate da ARGAV, sabato 16 giugno p.v. i soci saranno ospiti di Unicarve, l’Associazione di produttori di carne bovine del Triveneto diretta da Giuliano Marchesin, socio ARGAV, per la visita all’azienda agricola Nuova Annia (via Annia 92-94) di Lugugnana di Portogruaro (VE).

All’insegna del tema “conosciamo la bistecca che mangiamo”, la giornata studio consentirà di approfondire le nostre conoscenze al riguardo. Programma: ore 10.30 Arrivo all’azienda agricola, visita guidata a magazzini alimentazione, stalla di sosta, stalle ingrasso, impianto di biogas; ore 12.30 dibattito conviviale sulla “bistecca”; ore 15.00 visita alla Valle Zignago (Ha. 800 tra canneti, valle di pesca e coltivazioni).

PAC post 2013, De Castro: “A giugno miglioreremo l’attuale proposta di Cioloş”

«Il 18 e 19 giugno prossimi, la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo inoltrerà le proprie controproposte su quanto avanzato dal commissario Cioloş. Potremmo avere una Pac molto diversa da quella che è stata illustrata dal commissario europeo. E soprattutto faremo in modo che la redistribuzione delle risorse non penalizzi l’Italia». Così Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura a Strasburgo, annuncia ad Eurocarne, il salone internazionale delle tecnologie e prodotti per la lavorazione, conservazione, refrigerazione e distribuzione delle carni, organizzato da Veronafiere insieme con Ipack-Ima Spa e in corso di svolgimento fino ad oggi.

Anche i suinocoltori potranno accedere ai contributi Pac. De Castro, che ha partecipato alla 43ª assemblea annuale di Uniceb insieme al direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, ha indicato la strada per sostenere l’agricoltura italiana all’interno di un contesto europeo che non mette più il settore primario al primo posto nelle voci di spesa del bilancio Ue.  Quanto alla richiesta dei suinicoltori di accedere ai contributi della Pac, l’ex ministro De Castro offre ampie rassicurazioni. «Non saranno più esclusi – osserva – dal momento che con l’ocm unica potranno accedere ai contributi Pac, al pari di tutti gli altri settori».

Fondi Pac drasticamente ridotti per l’Italia. Per l’Italia, il plafond complessivo fra il primo e il secondo pilastro (ovvero aiuti diretti e sviluppo rurale) subirà una contrazione di 280 milioni di euro l’anno. «Siamo convinti – sostiene il numero uno della Comagri al Parlamento europeo – che dopo il passaggio in Aula e grazie ai poteri attribuiti dal Trattato di Lisbona, l’attuale proposta di riforma della Pac migliorerà». In che modo, parlando di carne bovina? «Attraverso una maggiore flessibilità sul nuovo articolo 68 (sulla qualità, nda) – afferma De Castro – facendo programmazione produttiva e con un sostegno specifico accoppiato». Sembra comunque certo, secondo quanto annunciato dal presidente di Uniceb, Renzo Fossato – riconfermato per acclamazione anche per il triennio 2012-2014 – «che le future disponibilità economiche per gli aiuti diretti con la nuova Pac saranno largamente inferiori a quelli attuali. Per questo sollecitiamo il Governo italiano a riservarne una consistente percentuale alla zootecnia».

(Fonte: Veronafiere)

Carne veneta 2010: bene l’avicolo, tiene il suino, cede il bovino

Carne veneta in chiaro scuro. Così recitano i numeri assemblati e analizzati dai tecnici di Veneto Agricoltura  presentati di recente al convegno sull’andamento agroalimentare veneto 2010. Per un 2010 sovrapponibile al 2009 il 2011 si prospetta in recupero per quanto riguarda le macellazioni nonostante si preveda un’ulteriore contrazione dei consumi domestici. Di seguito il dettaglio per tipologia di carne.

Bovina. La produzione veneta 2010 è stimata in circa 205.300 tonnellate (-1,8% sul 2009). In tre anni la produzione si è quindi ridotta di quasi il 7%. Sommandosi al calo produttivo la flessione delle quotazioni degli animali da macello, il fatturato del comparto dei bovini da carne è stimato in 453 milioni di euro (-1,5%). Le province più importanti per produzione restano Verona (29% del totale), Padova (22%) e Treviso (20%). La consistenza del patrimonio bovino destinato alla produzione di carne in Veneto (vitelli sotto l’anno e vitelloni maschi e femmine tra 1 e 2 anni), sulla base dell’inventario Istat al 1° dicembre 2010 ammonta a poco più di 370.000 capi (-2,5%) pari a circa il 28% del totale nazionale. Di questi poco più di 240.000 sono vitelloni (-3% sul 2009). La tenuta nazionale delle macellazioni esprime una ripresa delle importazioni di animali vivi da allevamento che sono complessivamente aumentati, secondo i dati Coeweb dell’Istat, del 17% (quasi 1,17 milioni di capi). L’esame della bilancia commerciale evidenzia una crescita delle importazioni di carni fresche e refrigerate di circa il 5% pari a 4,2 milioni di quintali. In calo le carni congelate (-2,5%). Per quanto riguarda gli animali da ristallo la situazione è leggermente migliorata rispetto al 2009 con quotazioni mediamente in discesa, per quanto diverse a seconda delle razze. Dalla Francia il 70% dei capi vivi (930.000 capi, +2,3% sul 2009). Il Veneto rimane la più importante regione per importazione di capi vivi (621.000 capi) con il 47% del totale (-2,4% sul 2009). In diminuzione i consumi delle famiglie secondo l’Ismea: -4,6% in quantità.

Suina. Scende a 162 milioni di euro (-2% sul 2009) il fatturato del comparto suinicolo veneto (8% del totale nazionale) a fronte di una contrazione produttiva dell’1% (137.000 tonnellate). Verona e Treviso insieme realizzano più della metà della produzione regionale. L’abbattimento di suini in Italia è aumentato nel 2010 (+1,3%) pari a circa 13,7 milioni di capi macellati. In aumento anche l’importazione di animali vivi destinati al macello (+12%). A fronte di un andamento complessivamente negativo delle filiere dei suini certificati DOP che registrano, sulle cosce certificate, una riduzione del 2,4% sul 2009 (-3,3% prosciutto di Parma), la produzione del prosciutto veneto Berico – Euganeo aumenta nel 2010 del 35% (85.000 cosce). Aumentati i costi alimentari (+6,5%) e quindi il costo del prodotto finito.

Avicola. La produzione veneta di carne avicola ha segnato un moderato incremento (+2,6%) rispetto al 2009 pari a 469.000 tonnellate (45% della produzione nazionale). Il fatturato ai prezzi di base è stimato in 583 milioni di euro (+2% sul 2009). La provincia leader continua a essere Verona, dove si concentra circa il 50% del fatturato regionale.  Una crescita trainata soprattutto dalla macellazione dei polli da carne (+3,4%), mentre continua il trend negativo dei tacchini (-2,2% come nel 2009). Il costo di produzione dei polli è aumentato del 5% e quello del tacchino del 2,3%. La produzione di uova è risultata in leggero aumento rispetto al 2009, attestandosi su poco più di 2 miliardi di pezzi (+1%) pari a un valore di 173 milioni di euro, in controtendenza rispetto all’andamento nazionale che, secondo l’UNA, ha subìto una leggera flessione (-2%).

Cunicola. Il comparto cunicolo nel 2010 si è trovato in difficoltà a causa sia della contrazione delle quotazioni che dell’incremento dei costi alimentari.  Secondo i dati disponibili presso l’Associazione “Coniglio Veneto”, nella nostra regione sono presenti circa 540 allevamenti professionali con più di 300 fattrici, che nel 2010 hanno prodotto quasi 26 milioni di capi, circa il 40% del totale nazionale.

(fonte Veneto Agricoltura)

 


Visita dei soci ARGAV a Dimensione Carne di Piove di Sacco (Pd), “azienda con il cuore sulla qualità”

5/5/11, Piove di Sacco (Pd), incontro stampa c/o azienda Dimensione Carne

(di Maurizio Drago, socio ARGAV) Visita di studio dei giornalisti ARGAV lo scorso 5 maggio a Dimensione Carne di Piove di Sacco (Pd), azienda a conduzione familiare che effettua la lavorazione e la trasformazione della carne, in particolare quella equina. Lorella Roncolato, una delle titolari, ha fatto da guida nell’azienda fondata dal padre, che 60 anni fa aprì una piccola macelleria di paese e la fece crescere con la passione e la determinazione di fare prodotti di alta qualità e che oggi conta una quindicina di dipendenti affiatati e appassionati del loro lavoro.

5/5/11, Piove di Sacco (Pd), lo stabilimento di Dimensione CarnePunto di forza aziendale, il fatto che i prodotti “sono tutti privi di farine, zuccheri, polifosfati aggiunti, coloranti, addensanti, glutine, lattosio e glutammato monopodico”. I controlli? “Ben vengano!  Siamo noi che li cerchiamo”- dice con orgoglio Lorella Roncolato,  che lancia il suo motto: un’azienda con il cuore sulla qualità. “Anzi – aggiunge Lorella – siamo piu’ rigidi noi rispetto alle normative”.  Il suo tempo lo dedica totalmente all’attività – gli stessi figli condividono con lei la stessa passione per l’azienda –  partecipa alle fiere italiane ed estere: dal Salone del Gusto, a Vinitaly, a Tuttofood, a quella di Varsavia in Polonia, tanto per citarne qualcuna.  “Siamo una piccola azienda ma abbiamo la forza e la voglia di crescere perché siamo convinti di avere un prodotto buono e sano, che proviene dalle nostre tradizioni culinarie. E ci teniamo che scriviate sul nostro prodotto, con obiettività”.

5/5/11, Piove di Sacco (Pd), all'interno dello stabilimento Dimensione Carne

Dal taglio alla salatura alla conservazione. Nello stabilimento di Dimensione Carne i giornalisti ARGAV hanno visitato le fasi della lavorazione: dal taglio, alla salatura, alla conservazione. Punto forte è  la lavorazione della carne essicata di cavallo. Lorella Roncolato non vuole chiamarla “sfilacci di cavallo” per non confondere il suo prodotto con quello piu’ industriale. Infatti, nel pranzo offerto per la degustazione dei prodotti, tutti i giornalisti hanno apprezzato il maggior sapore e l’ottima qualità del prodotto.

5/5/11, Corezzola (Pd), Ristorante La Fattoria, da sx lo chef Pietro, Maurizio Drago, Lorella Roncolato

E’ giusto citare  il ristorante La Fattoria di Concadalbero di Correzzola (Pd) dove si è incontrato lo chef Pietro che, con cortesia e bravura, ha aggiunto il suo “tocco”  presentando dei piatti gustosi con i prodotti di Dimensione Carne.

Assemblea Unicarve, riconfermato alla guida Barbisan, che striglia il Governo

Si è tenuta sabato 28 maggio scorso al Consorzio Agrario di Padova l’Assemblea Generale Unicarve (870 aziende di allevamento associate nel Triveneto, di cui il 90% in Veneto). Dopo l’approvazione del bilancio i Delegati hanno votato a scrutinio segreto il rinnovo del Consiglio Direttivo deliberando prima la riduzione da 20 a 12 Consiglieri. Sono risultati eletti 12 Consiglieri: Andretta Casimiro (VE), Barbisan Fabiano (VE), Fortuna Marco (VR), Guzzo Mario (PD), Legnaro Sergio (TV), Marchetti Roberto (VI), Meneghini Roberto (VR), Pangrazio Gabriele (VR), Patergnani Mariano (RO), Pesce Willi (VE), Scappin Ignazio (VR), Taschini Stefano (RO). Per il Collegio dei Probiviri: Pietro Omenetto, Clemente Pasti e Raffaele Castagna. Per il Collegio Sindacale: i dottori commercialisti Scappini Francesco, Lucio Leoni e Paolo Mingardo. Al termine della votazione, il Consiglio Direttivo, presente con tutti i suoi componenti, su proposta del Consigliere Anziano Ignazio Scappin ha votato all’unanimità la riconferma a Presidente per il quadriennio 2011-2015 di Fabiano Barbisan.

Barbisan, il Governo è sordo e cieco. Possibile che anche quando cerchi di proporre soluzioni che allo Stato non costano niente chi Governa sia sordo e cieco? – con questa battuta il riconfermato Presidente Barbisan ha introdotto le proposte di Unicarve per un Piano Carni Nazionale. La scarsa attenzione della pubblica amministrazione, ci fa indignare – ha detto Barbisan – citando ad esempio “l’assurda storia” del Sistema di Qualità Superiore Nazionale per la Zootecnia.  C’è solo un sistema per non fare i “mezzadri della carne”: avere un prodotto che non sia facilmente sostituibile nei banchi frigorifero dei punti vendita.  La risposta è la filosofia del nostro progetto: a parità di prezzo il consumatore riconosca ed acquisti la nostra carne piuttosto di quella estera! Quindi – ha ribadito Barbisan – vogliamo dar vita al Progetto per un Piano Carni Nazionale che veda coinvolti coloro i quali vogliono veramente aiutare la zootecnia bovina da carne ed emarginando i cosiddetti “perditempo” che delle riunioni e dell’aria fritta hanno condito la loro esistenza.

Politica comunitaria post 2013, orizzonti neri. L’intervento di Mario Catania all’Assemblea ha posto in modo inequivocabile il problema di cosa potrà capitare alla zootecnia bovina da carne al termine dell’attuale periodo di Politica Agricola Comunitaria che scade nel 2013. Se le intenzioni della Commissione e del Parlamento Europeo non muteranno si andrà ad un graduale accompagnamento per 2 o 3 anni degli interventi finanziari attualmente previsti per poi eliminarli completamente. Senza “titoli speciali” e con la “regionalizzazione” degli aiuti la zootecnia bovina da carne in Italia è destinata a chiudere. Da lunedì 30 maggio in Ungheria ci sarà un Consiglio Europeo straordinario che parlerà dei problemi della zootecnia – ha detto Catania, che accompagnerà in veste di esperto il Ministro dell’Agricoltura Romano – ed in quella sede faremo di tutto per rappresentare le istanze della zootecnia italiana. Istanze che tardano ad arrivare sul tavolo del Ministero visto che ancora una volta le rappresentanze sindacali ed economiche non sono riuscite, su richiesta esplicita del Ministero, a produrre un documento comune di salvaguardia degli interessi dei propri associati.

L’ok al Piano Carni Nazionale Unicarve dei Sindacati. “Dopo aver ascoltato la relazione del Presidente Barbisan, mi rendo conto che non c’è più tempo da perdere – ha detto Daniele Toniolo (CIA) – dobbiamo fare in modo che queste proposte vengano applicate e se qualcuno ha delle idee migliori le tiri fuori subito e non si metta a fare inutile ostruzionismo fine a se stesso”. D’accordo anche Luigi Andretta (Confagricoltura) sulla necessità di fare presto per dare un programma alla zootecnia bovina da carne prima che sia troppo tardi e prima che cali la scure dell’unione Europea sugli aiuti diretti agli allevatori. Favorevole anche Ettore Menozzi Piacentini (Coldiretti) ai percorsi di qualità, tracciabilità ed informazione al consumatore per la carne prodotta in Italia. Dello stesso avviso anche il rappresentante di Confcooperative Fedagri, Antonio Melato che ha condiviso il progetto presentato da Unicarve. Pronto a collaborare si è subito dichiarato il Direttore del Consorzio Agrario di Padova, Paolo Martin, ricordando la struttura capillare dei Consorzi Agrari che potrebbero diventare un ottimo punto di riferimento per la vendita diretta dei prodotti agricoli.

(fonte Unicarve)

Cauto ottimismo e voglia di essere protagonisti nel mercato: lo stato della zootecnia da carne alla vigilia della PAC post 2013

Si è concluso nei giorni scorsi il convegno nazionale sul futuro della Pac 2013 e la produzione zootecnica organizzato a Padova da Fedagri Confcooperative in collaborazione con Azove. Oltre 250 persone hanno assistito ai lavori che hanno coinvolto tecnici del settore e rappresentanti delle istituzioni quali: Maurizio Gardini Presidente di Fedagri, Giuseppe Borin, Direttore di Azove e Presidente della Consulta Bovina di Fedagri, il Prof. Vasco Boatto docente di Economia Agraria all’Università di Padova, Felice Assenza, Dirigente Mipaaf Politiche comunitarie e internazionali di mercato, l’Assessore Regionale all’Agricoltura Franco Manzato e il Presidente della Commissione Agricoltura al Parlamento Europeo Paolo De Castro. Presenti all’incontro anche i parlamentari europei Giancarlo Scottà e Sergio Berlato.

Preoccupazione e voglia di incidere in modo forte e positivo sulle future politiche agricole, hanno animato il corso dei lavori perché, a fronte di un cauto ottimismo basato su alcuni segnali positivi dei mercati, è forte il senso di oppressione della burocrazia che si teme possa aumentare con la nuova PAC e che vengano meno gli aiuti fin’ora garantiti al comparto. L’analisi si è soffermata in particolare su tre aspetti: il mercato, la politica agricola comunitaria e lo stato di salute della zootecnia da carne in Italia.

1/Interventi. On. Paolo De Castro – Pres. Commissione Europea Agricoltura. “Gli allevatori devono essere consapevoli che la riforma Pac non ci consentirà di mantenere livelli di aiuti diretti differenziati per settore. Per questo occorre trovare nuovi strumenti per salvaguardare le carni bovine, da ricercare attraverso i risparmi attivabili elevando i limiti minimi per accedere ai contributi oltre che da meccanismi nuovi simili all’attuale “articolo 68″ che prevede premi specifici per alcune filiere”. Franco Manzato – Ass.re Agricoltura Regione del Veneto. “In questo momento è fondamentale fare sinergie con altri operatori del settore per far fronte alle esigenze del comparto laddove l’ente pubblico non può più sostenere da solo il settore. Nella Conferenza Veneta per l’Agricoltura, chiusasi a febbraio, abbiamo fatto una riflessione che stiamo portando avanti con forza: nonostante la crisi il primario si dimostra un settore solido, ciò significa che è fondamentale investire molto di più sull’agricoltura in Italia. Gli Stati Generali dell’Agricoltura veneta hanno messo insieme oltre 1.500 operatori del settore per costruire insieme visione strategica comune per il Veneto. Oggi anche il Ministro Romano sta lanciando gli Stati Generali  del settore a livello nazionale, è una scelta importante perché la politica deve presentarsi ai tavoli internazionali con una visione chiara dell’orizzonte da raggiungere”.

2/Interventi. Giuseppe Borin – Pres. Consulta bovina Fedagri. “Alla PAC chiediamo il mantenimento del budget e la giusta attenzione alla distribuzione tra Paesi: attualmente l’Italia paga più di quanto riceve dall’Europa. E’ fondamentale inoltre che vengano mantenuti gli aiuti a titolo speciale, con parametri da individuare quali la consistenza dei capi o la perdita del reddito. Il passaggio dovrà essere graduale individuabile nei 3 o 5 anni ipotizzati. Come rappresentante di Azove, realtà cooperativa e unica Organizzazione di Produttori in Veneto, posso sostenere che per noi è fondamentale il riconoscimento delle OP come strumenti di gestione dei mercati, capaci di programmare l’offerta, migliorare la commercializzazione ed intervenire, in caso di necessità, con appositi fondi mutualistici. Da non sottovalutare inoltre il capitolo della promozione che diventa importante nel comunicare il valore aggiunto del nostro prodotto.” Maurizio Gardini – Presidente Fedagri Confcooperative. “Gli interventi della prossima Pac dovrebbero tener conto delle peculiarità del comparto zootecnico, caratterizzato da forti squilibri tra domanda ed offerta, dall’aumento dei costi di produzione e degli oneri burocratici (si pensi all’attuazione delle norme per il rispetto della direttiva nitrati o per la riduzione di gas serra), oltre che dall’aumento dei prezzi delle materie prime per l’alimentazione dei bovini, come mais e altri seminativi. Per questo auspichiamo che in sede di riforma comunitaria vengano introdotti nuovi strumenti di mercato, gestiti direttamente dalle OP, che potrebbero compensare l’eventuale perdita di valore dei diritti di pagamento unico aziendale al termine di un adeguato periodo transitorio che ci traghetti verso la Pac del futuro”.

3/Interventi. Prof. Vasco Boatto: “Questo è un momento cruciale per il futuro del comparto, che si ritrova a dover affrontare una riforma legittima di cui non si avvertiva l’esigenza, all’interno di uno scenario economico caratterizzato da luci ed ombre. Tra i segnali positivi c’è da registrare una ripresa della domanda e dei prezzi cui si contrappone un preoccupante aumento del costo delle materie prime. Veneto, Lombardia, Piemonte sono le tre regioni che continuano a trainare il comparto in Italia e la Francia continua ad essere il primo mercato di riferimento nell’acquisto di animali vivi da ristallo. E’ importante che la Politica Comunitaria riconosca le peculiarità dell’allevamento e del ruolo strategico che esso riveste per lo sviluppo dell’agroalimentare italiano, armonizzandole lo sviluppo con il resto dell’agricoltura e più in generale dell’economia.” Felice Assenza – Dirigente del MIPAAF. “In Europa ci stiamo muovendo alla ricerca di alleanze con altri Paesi, ma nell’ambito della zootecnia da carne ci sono delle difficoltà perché i nostri interessi divergono da quelli di Paesi a forte vocazione zootecnica come Germania, Francia e Inghilterra. Il contesto globale è a tinte fosche, in particolare ci preoccupa la volatilità dei prezzi. Per questo, per la prima volta anche all’interno del G20, l’agricoltura sta svolgendo un ruolo fondamentale e ci si sta concentrando sulle manovre da attuare per il contenimento della volatilità dei prezzi”.

Tutti i numeri della zootecnia, nel mondo…. La produzione negli ultimi 10 anni cresce in Brasile e India, mentre rimane sostanzialmente stazionaria la situazione in Europa.  Il consumo interno di carne di manzo e vitello è del 21% negli Stati Uniti, del 15 % in Europa e del 13 % in Brasile mentre non si è ancora verificato il previsto aumento dei consumi nei nuovi Paesi emergenti (Cina, Russia, Argentina, India e Messico). Aumenta la volatilità dei prezzi del prodotto finale con una riduzione dei margini di redditività ed un aumento consistente del rischio. Oggi l’Europa importa circa il 45%-50% del fabbisogno.

…in Italia…. Il consumo di carne bovina, dopo la forte crisi del biennio 2008-2009, fa registrare un avvio di ripresa, con una ripresa anche nelle importazioni delle carni fresche e refrigerate e un aumento dell’esportazione delle carni italiane congelate. Nel nostro Paese gli animali da meno di 1 anno a più di 2 anni sono 6.100.000 suddivisi al 72% al Nord, il 20% al Sud e solo l’8% al Centro. Dati Ismea testimoniano come il 51% del valore lungo la filiera produttiva sia intercettato dalla distribuzione, il 24% dalla materia prima, il 13 % dall’industria e il 12% dall’importazione. A pesare nella produzione sono inoltre: norme igienico sanitarie più rigide, burocrazia, elevati costi strutturali e di investimento e l’elevato fabbisogno di capitale circolante. Dagli anni ’90 ad oggi la PAC ha dato costante e fondamentale sostegno alla zootecnia, è importante che questo sostegno non venga meno mantenendo: budget adeguato, ripartendo le risorse per Paese, intervenendo a favore dei produttori “attivi”, mantenendo l’art. 68, riconoscendo le Organizzazioni di Produttori come strumenti per la gestione dei mercati.

…In Veneto si registra una riduzione delle macellazioni e un calo dell’ingresso di bovini vivi: 621.278 nel 2010 contro gli 817.034 del 2005. In particolare si registrano forti contrazioni nelle province più vocate alla zootecnia: Padova da 149.839 capi nel 2003 a 112.696 nel 2010; Treviso da 188.070 (anno 2003) a 148.478 (anno 2010); Verona da 201.856 (anno 2003) a 179.313 (anno 2010); Vicenza da 94.260 (anno 2003) a 65.766 (anno 2010). In media hanno guadagnato le grandi aziende e in genere le realtà organizzate in filiera fino al consumo, perdono invece le aziende più piccole e comunque non organizzate in filiera.

(fonte Azove)

Benessere animale: gli allevatori veneti chiedono l’apertura della misura ad hoc nel piano di sviluppo rurale

Contando solo i soci Coldiretti Veneto, sono ben 258 gli allevatori di bovini ad aver presentato, in un solo bando dello scorso anno del Programma di Sviluppo Rurale, la domanda per aumentare il benessere il bestiame. Facendo riferimento alla misura 215 sono state in particolare le imprese di montagna a manifestare un forte interesse per questo strumento di finanziamento che sostiene quegli imprenditori zootecnici che scelgono di mandare al pascolo gli animali, investendo nel confort delle vacche all’interno della stalla, incentivando la distribuzione di paglia, garantendo migliori condizioni di stabulazione degli animali.

Oltre 500 allevatori veneti in attesa. Un successo tanto che i 7 milioni disponibili non sono bastati così da costringere la Regione Veneto ad integrare il capitolo. Nonostante questi ottimi risultati sembra che quest’anno la stessa esperienza non possa ripetersi, ignorando le istanze di un cospicuo numero di agricoltori, che a causa dei tempi ristretti non hanno concorso all’opportunità in passato. “Inspiegabile questo blocco – ha detto Giorgio Piazza –  Presidente di Coldiretti Veneto, durante la seduta del Tavolo Verde  – se il finanziamento c’è, la richiesta anche, manca quindi solo la volontà politica che risponderebbe alle attese di altri 500 allevatori veneti. Le risorse sono ampiamente ricavabili dall’asse 2 agroambientale – ha concluso Piazza –  che a tutt’oggi ha impegnato meno della metà della disponibilità”.

(fonte Coldiretti Veneto)

Da Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto appello unanime per il settore zootecnico

Gli Assessori all’Agricoltura delle Regioni Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto Tiberio Rabboni, Giulio De Capitani, Claudio Sacchetto e Franco Manzato si uniscono per denunciare la difficile situazione del settore zootecnico, fino ad oggi fiore all’occhiello dell’economia italiana. La mancanza di risorse mette in serio pericolo l’eccellenza zootecnica del nostro Paese.

“La mancata copertura finanziaria da parte del decreto milleproroghe delle attività di miglioramento genetico gestite dalle Associazioni Allevatori – affermano i quattro assessori regionali – oltre a destare seria e motivata preoccupazione per un settore allo stato attuale vero e proprio fiore all’occhiello dell’economia italiana, denota una scarsa attenzione da parte dello Stato nei confronti delle potenzialità caratterizzanti il comparto. Il recente incontro Stato-Regioni, nel corso del quale si è aperto un confronto con il fine di raggiungere una soluzione condivisa ed efficace, non ha portato al risultato auspicato: la proposta avanzata dal Ministro Galan di recuperare i finanziamenti necessari alle Apa spremendo ulteriormente i già limitati bilanci regionali, non è stata giudicata adeguata, e quindi applicabile”.

“Escludere dal sostegno finanziario le Associazioni Allevatori – sottolineano Rabboni, De Capitani, Sacchetto e Manzato – significa penalizzare in modo irreversibile tutto il settore della zootecnia e i comparti strettamente dipendenti dalle attività di miglioramento genetico a partire dalle attività di prevenzione e sicurezza alimentare. Un problema, quindi, non circoscritto solo al mondo agricolo, ma che coinvolge buona parte della società: ricerca, tracciabilità degli alimenti, posti di lavoro, sicurezza alimentare, innovazioni di tipo genetico, benessere animale”.

L’appello è unanime e deciso: se il comparto zootecnico italiano vuol continuare a mantenere il suo primato – ribadiscono gli assessori delle Regioni più “zootecniche” d’Italia – deve poter essere sostenuto e appoggiato. La zootecnia del nostro Paese, simbolo di eccellenza  e qualità, non può passare in secondo piano, sono necessarie risorse per proseguire l’esperienza. Confidiamo che il governo nazionale accolga nel più breve tempo possibile la richiesta formulata a nome delle Regioni italiane dal Presidente Vasco Errani di un incontro con il governo alla presenza delle Organizzazioni Professionale e delle rappresentanze del mondo agricolo e sociale al fine di chiarire l’impatto della manovra sul sistema e trovare – concludono gli assessori regionali – una soluzione condivisa ed immediata alla grave situazione di emergenza”.

(fonte Regione Veneto)

FriulAdria nuovo partner di Unicarve per favorire i progetti di sviluppo sostenibile

Foto accordo Unicarve-FriulAdria

L’Associazione Produttori di Carni Bovine del Triveneto ha trovato un nuovo partner in Banca Popolare FriulAdria, che si è impegnata a sostenerne i progetti di sviluppo e l’attività in generale. L’accordo di collaborazione è stato sottoscritto nei giorni scors a Padova dal presidente di Unicarve Fabiano Barbisan e dal vicedirettore generale di FriulAdria Paolo Borin che hanno voluto in questo modo rafforzare una relazione ormai consolidata tra l’Associazione e l’istituto bancario.

Unicarve rappresenta oggi il punto di riferimento nazionale e comunitario del comparto zootecnico di bovini da carne. Le oltre 870 aziende agricole zootecniche associate immettono nel mercato oltre 300 mila bovini da carne delle categorie vitellone, giovenche e vitelli a carne bianca. Unicarve partecipa attivamente, inoltre, alla formazione del prezzo d’acquisto degli stalli e di vendita dei bovini ingrassati ed è capofila per un Piano Carni Bovine Nazionale. Fin dal gennaio 2005, ha promosso la costituzione di una cooperativa definita “laboratorio commerciale” per sviluppare azioni di filiera con obiettivo primario la vera tracciabilità del prodotto, puntando ad informare il consumatore con una etichetta completa e con l’apertura di un apposito sito internet per consentire di “vedere in faccia” chi ha allevato il bovino.

Favorire le realtà impegnate in progetti di sviuppo sosenibile. Per FriulAdria la nuova partnership con Unicarve rappresenta un ulteriore passo avanti nel progetto di sviluppo della banca in territorio veneto, dove conta già un centinaio di punti vendita sui circa 220 complessivi. Dopo aver stretto proficue collaborazioni con alcune importanti organizzazioni di categoria agricole e aver acquisito la tesoreria dell’Avepa (Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura), FriulAdria ha voluto mettere a disposizione di Unicarve e degli allevatori associati il know how in ambito agroalimentare che le deriva dall’appartenenza, insieme a Cariparma e Carispezia, al Gruppo Crédit Agricole. Il sostegno agli allevatori riuniti nell’associazione Unicarve dato da FrulAdria “risponde alla logica di favorire quelle realtà concretamente impegnate in progetti di sviluppo sostenibile, intendendo con ciò una stretta e certificata relazione città-campagna, la conoscenza diretta produttore-consumatore, la garanzia di prezzi giusti e convenienti sia per i produttori sia per i consumatori, la riduzione dell’impatto ambientale, la sicurezza alimentare e, in ultima analisi un
miglioramento  della qualità nel senso più ampio”.

Un comparto in crisi. “E’ un accordo importante – ha dichiarato il Presidente Unicarve Fabiano Barbisan – che s’inserisce in un quadro di rilancio della nostra zootecnia bovina da carne che da tempo, come Associazione Produttori Carni Bovine Unicarve, stiamo perseguendo. Il credito agevolato ed il sostegno a progetti sostenibili potranno dare ulteriori speranze ad un comparto segnato da una crisi di mercato, determinata dall’invasione di carne estera, a prezzi che rispecchiano “il livello di sicurezza alimentare dei Paesi che la esportano”, dallo strapotere della GDO e dai continui aumenti del costo delle materie prime. L’accordo con Friuladria – ha concluso Barbisan – rafforza in noi la volontà di proseguire il nostro cammino di allevatori e di sviluppo delle attività associative.”

(fonte Unicarve)