Cosa significa lavorare oggi i terreni con il supporto dei cavalli? Per scoprirlo merita una visita la mostra di attrezzature per lavorare i campi con il traino dei cavalli curata dall’Associazione “Noi e il cavallo” in collaborazione con il mensile “Vita in Campagna”, allestita dal 3 al 6 novembre a Fieracavalli a Verona, nel Padiglione 1 – Salone del Turismo.
In Italia, un “fenomeno” agli inizi. “In Gran Bretagna, Svezia, Svizzera, Francia, Belgio e Germania è già un fenomeno, in Italia è agli inizi ed è in voga in modo particolare nell’agricoltura biologica, specie nelle piccole aziende in collina e in montagna di Veneto, Lombardia, Toscana, Umbria e Trentino Alto-Adige – spiega Giorgio Vincenzi, direttore del mensile “Vita in Campagna”. Il cavallo viene infatti utilizzato nei boschi per l’asporto del legname, in pieno campo per arature, lavorazioni del terreno, semine, sarchiature, lavorazione del foraggio, ecc.”. Tra le razze più impiegate nel nostro Paese troviamo il Tpr (cavallo agricolo italiano da Tiro pesante rapido), il Norico e l’Avelignese.
La filosofia “slow” e di rispetto va adottata anche per l’addestramento del cavallo. Il presupposto è non attendersi risultati immediati, ma instaurare un rapporto di reciproca intesa con l’animale educandolo con pazienza e impartendo ordini molto precisi con le redini o modulando il tono della voce. Chi desidera lavorare con i cavalli ha anche un’ampia scelta di attrezzature, in base a un monitoraggio realizzato da “Vita in Campagna” nel 2010. Si parte da un elemento base, il portattrezzi, utile per collegare l’animale all’attrezzatura vera e propria (1.800-2.500 euro) all’aratro (nelle due versioni: condotto a mano, con un costo di 1.400-2.000 euro, oppure da pieno campo, con un costo di circa 3.500 euro). La seminatrice comporta una spesa media di 3.500-6.000 euro, mentre il coltivatore prevede diversi regimi: a mano (1.350-2.200 euro), da pieno campo (con traino da 2- 3 cavalli sui 2.600 euro), canadese per piccoli appezzamenti (850 euro). Tra le possibilità di acquisto anche la barra falciante, l’andanatore e il voltafieno. “Anche se siamo nel periodo della tecnologia più sfrenata, fa piacere che ci siano ancora persone che si dedicano alla ricerca di un modo di vivere più a misura d’uomo. Naturalmente la trazione animale non può sostituire la meccanizzazione in agricoltura, ma possiamo certamente considerarla come una soluzione che in alcuni casi, in certi contesti, può costituire ancora una valida risposta ai problemi dell’agricoltura di collina e di montagna”, conclude Vincenzi.
(fonte Edizioni Informatore Agrario)
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