• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Agrinsieme Veneto: “scelte PAC del Ministero in fatto di zootecnica da carne mancano di visione strategica, bene ha fatto Manzato a non aderire”

5/5/11, Piove di Sacco (Pd), visita soci azienda Dimensione Carne, fasi lavorazione

La decisione con cui l’assessore regionale Franco Manzato non ha aderito, unico in Italia, agli orientamenti ministeriali relativi ai criteri di funzionamento della nuova PAC (Politica Agricola Comunitaria), ha trovato il pieno consenso e l’appoggio incondizionato delle associazioni agricole aderenti ad Agrinsieme Veneto.

Penalizzata in particolare la zootecnia da carne. La presa di posizione di Manzato, commentano, è da condividere, perché il documento ministeriale manca di visione strategica per tutti i comparti produttivi agricoli ed in particolare per la zootecnia da carne: un comparto già in difficoltà per la crisi generale del mercato e gravemente colpito dall’impostazione adottata per la riforma della PAC, al quale sono riservate risorse insufficienti. Sarebbe opportuno, invece, utilizzare tutto il plafond nazionale previsto per i pagamenti accoppiati (15%), al fine di destinare ulteriori risorse finanziarie al bovino da carne. Il plafond destinato a tale comparto appare assolutamente inadeguato anche alla luce delle scelte operate in merito dai principali Paesi concorrenti, scelte ben più favorevoli di quelle italiane per la zootecnia da carne e che quindi rischiano di mettere fuori mercato la nostra produzione.

Comparto zootecnia da carne, Veneto prima regione italiana. Agrinsieme Veneto ricorda che il valore della produzione del bovino da carne vale per la nostra regione ben oltre mezzo miliardo di euro all’anno con quasi 210.000 tonnellate di produzione di carne, che rappresentano poco più del 25% della produzione nazionale. In questo comparto il Veneto risulta la prima regione italiana. L’orientamento ministeriale, spiegano i rappresentanti di Agrinsieme Veneto, penalizza un comparto di importanza strategica per tutta l’agricoltura nazionale ed in particolare per quella veneta. Ne deriveranno gravi ripercussioni sull’occupazione e su tutte le attività a monte e a valle, che danno vita ad una filiera fra le più ricche ed articolate di tutta l’economia veneta. Alla zootecnia, infatti, sono legate a monte le produzioni foraggere e cerealicole per l’alimentazione del bestiame, a valle i macelli e l’agroindustria mangimistica, senza tenere conto dell’intensa attività veterinaria, di assistenza tecnica e di controllo. Di conseguenza la scelta dell’assessore Manzato di “chiamarsi fuori” va appoggiata completamente. Non si può, infatti, avallare in alcun modo una linea che, nonostante le critiche serie ed argomentate giunte dal mondo agricolo al Ministero, rimane fortemente e ottusamente penalizzante per un comparto di importanza vitale per tutta l’economia agricola e agroalimentare di un intero Paese.

(Fonte: Agrinsieme Veneto)

 

 

Agrinsieme Veneto: spot Expo 2015 criminalizza il consumo di carne

Carne equinaAgrinsieme Veneto contro il promo Expo 2015. In una nota, il coordinamento che riunisce le sigle associative regionali Confagricoltura, CIA, Legacoop Agroalimentare, Confcooperative-Fedagri, Agci- Agrital, precisa infatti: “Lo spot televisivo, destinato a far scoprire a tutti gli italiani Expo Milano, ha individuato alcuni elementi cardine molto importanti per la comunicazione dei temi e valori di Expo Milano 2015. Lo afferma l’agenzia Sarà 186united che ha realizzato lo spot. Uno di questi “elementi cardine” è la criminalizzazione del consumo di carne: Per produrre un chilo di carne sono necessari 15.000 litri d’acqua. In altre parole: chi si nutre di carne, poca o tanta non importa, contribuisce a distruggere l’ecosistema del pianeta”.

I calcoli. “Lasciamo ai medici nutrizionisti spiegare se si debba mangiar carne o meno, ed in quale quantità – continua la nota -, ma il dato dei 15.000 litri d’acqua necessari per produrre un kg di carne è una frottola. Una bugia, anche se ripetuta tante volte, non diventa una verità e stupisce che una simile frottola sia diventata un “cardine” di Expo Milano. Un manzo beve mediamente circa 4 litri di acqua al giorno ogni 100 Kg di peso vivo: considerando che durante tutto il ciclo produttivo un manzo abbia un peso medio, esagerando, di 500 kg e beva 20 litri di acqua al giorno, fanno 7.300 litri di acqua all’anno. Facendo una stima approssimativa dalla nascita alla macellazione (16-17 mesi per un peso tra i 600-700 kg) ) un manzo non beve più di 10.000 litri di acqua, circa 15 litri per ogni kg di peso vivo, quindi al massimo 45 litri di acqua per ogni Kg di carne. Come si passa da 45 litri a 15.000 litri?

Impronta idrica. Il dato dei 15.000 litri, molto fantasioso, è stato calcolato da Arjen Hoekstra, inventore dell’impronta idrica, sommando all’acqua che bevono i bovini o che serve per lavare le stalle e per irrigare le colture di mais e soia, anche l’acqua che viene utilizzata per estrarre i minerali ferrosi necessari per realizzare gli attrezzi agricoli, le attrezzature utilizzate negli allevamenti e nei macelli e per fabbricare i mezzi (camion, trattori, rimorchi ecc. ecc.) che servono per trasportare i cereali, gli animali e la carne ed i silos per gli stoccaggi. Chiunque sia provvisto di buon senso capisce che un calcolo siffatto è privo di qualsiasi logica, e meno male che i pubblicitari non hanno preso a riferimento un altro dato sul consumo di acqua, ancor più fantasioso. Secondo il prof. Arjen Hoekstra, un foglio di carta A4 ha un’impronta idrica di 10 litri. Un buon libro, a seconda del numero di pagine, consuma tra i 2.000 ed i 5.000 litri. Dobbiamo smettere anche di stampare i libri? Avanti di questo passo ed a qualcuno verrà la brillante idea di sopprimere l’umanità per salvare il pianeta – l’uomo consuma più acqua di tutti – e qualcun altro la prenderà sul serio. Il problema delle risorse idriche disponibili è troppo serio per essere affrontato con tanta superficialità”.

(Fonte: Agrinsieme Veneto)

Venerdì 13 dicembre 2013, Agrinsieme Veneto si riunisce a Verona per parlare di PAC 2020

programma 27 settembre PAC bozza 3All’indomani dell’approvazione dei dossier sulla riforma della PAC (Politica agricola comune) da parte del Parlamento Europeo (20 novembre 2013), Agrinsieme Veneto – il coordinamento che riunisce le sigle associative regionali Confagricoltura, CIA, Legacoop Agroalimentare, Confcooperative-Fedagri, Agci- Agrital – si interroga sull’impatto della nuova Pac per il nostro territorio e presenta all’assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato le proprie richieste e priorità per la tutela dell’agroalimentare veneto e il sostegno alla competitività delle imprese del settore.

Il convegno. Il momento di aggiornamento e confronto sarà offerto dal seminario “La Pac verso 2020”, che si terrà venerdì 13 dicembre presso il Centro Agroalimentare di Verona con inizio alle ore 9.30. I lavori si concentreranno sulla parte della riforma dedicata al regime dei pagamenti diretti, con uno sguardo specifico sul 2014, anno cruciale per gli agricoltori veneti: a loro è chiesto di prepararsi alle conseguenze della nuova Politica agricola comune, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2015 e sarà caratterizzata da un generalizzato calo di risorse a disposizione per il nostro Paese e la nostra regione, anche in conseguenza di una “torta europea” che deve essere spartita fra un maggior numero di stati membri.In particolare, ci si soffermerà sulle possibili conseguenze che i cambiamenti nei pagamenti diretti potranno avere sull’agroalimentare veneto, specialmente sul settore della zootecnia con riferimento al comparto della carne bovina.

Gli interventi. La mattinata, coordinata da Giangiacomo Bonaldi, coordinatore regionale di Agrinsieme e presidente di Confagricoltura Veneto, si aprirà con il saluto di Giambattista Polo, coordinatore di Agrinsieme della provincia di Verona; seguiranno la relazione introduttiva di Flavio Furlani, presidente Cia Veneto, e gli interventi di Antonio Melato, presidente Confcooperative Veneto-Fedagri, Vincenzo Lenucci, direttore area economica Confagricoltura (“I pagamenti diretti”), Stefano Quadro, Fedagri – Ufficio di Bruxelles, (“Gli interventi di mercato”) e Giuseppe Cornacchia, responsabile Dipartimento economico Cia (“Lo sviluppo Rurale”). Dopo il momento riservato al dibattito e previsto per le ore 11.30, gli interventi di Franco Manzato, assessore all’Agricoltura della Regione Veneto e Gianni Fava, assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia.

(Fonte: Agrinsieme Veneto)

I dubbi di Agrinsieme Veneto: a cosa serve questo DPEF predisposto dalla Regione per il 2014?

agricolturaUn lavoro apprezzabile, perché rappresenta un non facile tentativo di sintesi dell’ampio ed articolato quadro programmatico che dovrà orientare l’attività della Regione nel prossimo anno; ma, nello stesso tempo, un lavoro che presenta evidenti limiti di genericità ed astrattezza, in quanto gli obiettivi indicati non sono accompagnati né dalla previsione delle azioni che si intende porre in essere per raggiungerli né da un’indicazione di priorità. Questa la valutazione complessiva che Agrinsieme Veneto ha dato della proposta di DPEF 2014, chiedendosi se non sia giunto il momento di rivederne gli scopi e la natura.

Le priorità da perseguire. Agrinsieme Veneto ha ribadito che il Programma di Sviluppo Rurale 2014 – 2020 dovrà concentrare le risorse disponibili a favore delle imprese, per migliorarne la competitività e sostenerne lo sforzo di rinnovamento e adeguamento economico, evitando che le risorse stesse si disperdano in mille rivoli di dubbia utilità o in interventi che devono essere posti a carico della collettività. Ha ribadito l’importanza centrale del credito e delle assicurazioni: il primo da rilanciare anche come credito di conduzione a breve e puntando su di un Veneto Sviluppo rinnovato, in grado di rafforzare le garanzie a favore delle imprese; il sistema assicurativo da valorizzare a tutela del reddito anche per i rischi di mercato derivanti da cause specifiche. Due lacune del DPEF riguardano l’agriturismo e la riforma di Veneto Agricoltura, entrambi non menzionati. A proposito dell’agriturismo, Agrinsieme Veneto ha ribadito l’importanza di un suo inserimento all’interno di un contesto globale di sviluppo come parte costitutiva del sistema turistico complessivo. Di Veneto Agricoltura ha sottolineato che deve dedicarsi alla ricerca applicata ed alla sperimentazione negli ambiti di interesse delle imprese, ponendosi come obiettivo lo sviluppo, la valorizzazione ed il miglioramento della produzione agricola veneta e attivando strumenti efficaci per il trasferimento alle imprese delle conoscenze acquisite.

La parte del DPEF dedicata ai rapporti fra attività agricola ed ambiente ha suscitato in Agrinsieme Veneto fondate preoccupazioni, in quanto prevede una serie di impegni a carico degli agricoltori senza che venga neppure ventilata la possibilità di un sostegno o di una compensazione economica a loro vantaggio. E’ stato chiesto, quindi, che siano sempre chiariti fonte giuridica, natura, efficacia vincolante di ogni obbligo in materia ambientale che si pretende di imporre alle imprese agricole. Agrinsieme Veneto ha ribadito anche la necessità di riformare radicalmente il sistema vigente di risarcimento dei danni da fauna cacciabile ed attività venatoria a favore degli agricoltori, per la sua complessità burocratica ma, prima ancora, perché non consente alcun reale ristoro del danno subito. Si propone di sostituirlo con un Fondo specifico alimentato con il contributo della Regione e delle associazioni venatorie. Bisogna, inoltre, predisporre strumenti amministrativi e tecnici snelli ed efficaci per il contenimento della fauna ove la caccia è interdetta e in generaledi quella non cacciabile.

(Fonte: Agrinsieme – coordinamento di CIA, Confagricoltura, Confcooperative Fedagri, Legacoop Agroalimentare, AGCI Agrital nutre -)

A proposito di “Agrinsieme”, la posizione di Coldiretti Rovigo

toffoli giuriolo

da sx Adriano Toffoli, direttore Coldiretti Rovigo e Mauro Giuriolo, presidente Coldiretti Rovigo

“A Coldiretti non sono mai piaciuti i discorsi di facciata e neppure le ammucchiate senza un vero programma economico a difesa del reddito agricolo delle imprese professionali”. Così commenta il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo, la notizia della nascita del coordinamento Agrinsieme in Polesine.

Farmer market. “Noi rappresentiamo la maggioranza assoluta dell’agricoltura polesana, ma se la restante parte vuol mettersi assieme per una rappresentanza unitaria è positivo e semplificatorio, anche se, per ora, non abbiamo visto un programma e, soprattutto, non abbiamo visto tavoli dove si presenta un unico rappresentante al posto di cinque. Viceversa, Coldiretti ha un progetto economico partito nel 2000, rompendo le ammucchiate di allora – continua il presidente – e, da soli contro tutti, abbiamo sostenuto la qualità delle produzioni legate al territorio, la sostenibilità e la valorizzazione del made in Italy, il dialogo col consumatore; ed è grazie all’opera di sensibilizzazione di Coldiretti se oggi la cultura del cibo è diventata un valore comune, e quelle stesse organizzazioni agricole che prendevano in giro i nostri “farmers’ markets”, oggi si mettono insieme a parlare di filiera corta, di produzioni sostenibili e di tutela dei consumatori e si danno battaglia per un posto in piazza delle loro aziende”.

Inviti. “Il nostro progetto è l’unico – aggiunge Giuriolo – che ha permesso a tante nostre imprese di fare reddito negli ultimi difficili anni ed anche i governi che si sono succeduti nell’ultimo decennio, ci hanno riconosciuto il merito di aver condotto un’azione positiva per lo sviluppo e la difesa dell’agricoltura italiana”. “Francamente – conclude Giuriolo – qui in Polesine non siamo stati invitati a nessun tavolo e degli inviti veniamo a sapere a mezzo stampa. Penso che tutto questo sia singolare e funzionale a chi ha da difendere altri tipi di interessi rispetto a quelli che oggi persegue la Coldiretti, nascondendosi dietro un “vogliamoci bene” come è avvenuto in passato”.

Ogm.  “Lo stravolgimento dei numeri è un basso tentativo di mistificare la realtà – aggiunge il direttore di Coldiretti Rovigo, Adriano Toffoli – In Polesine il 65 per cento delle aziende agricole sono associate Coldiretti e lavorano quasi il 50 per cento della superficie agricola coltivabile provinciale, come ampiamente documentato dai dati Avepa. E, in ogni caso, non è certo l’ampiezza della maglia poderale a fare l’impresa vincente, ma il progetto imprenditoriale. Anche in passato c’era gente che si voleva mettere assieme – ironizza il direttore Toffoli – Ma bisogna capire su quale programma comune. Dire sì o no agli Ogm, per esempio – prosegue il direttore di Coldiretti – è una questione di vitale importanza per le aziende polesane, che si difendono grazie al valore aggiunto dei prodotti tipici del territorio, che verrebbe invece del tutto azzerato con l’omologazione degli Ogm”.

Aflatossine. “Sulle aflatossine – ricorda il direttore – sottolineando che le imprese hanno bisogno di risposte più che di promesse, ci meraviglia che si continui ad inseguire la chimera dell’innalzamento del limite legale della contaminazione nel mais, quando il ministero della Salute stesso, ha scritto e ribadito nelle linee guida per affrontare l’emergenza (emanate il 16 gennaio), che una deroga al tenore massimo di aflatossine è “difficilmente perseguibile” per questioni di tutela della salute pubblica. Coldiretti si sta impegnando per dare risposte perseguibili nel breve periodo: prevenzione innanzitutto, sostegno alla ricerca e sperimentazione sui sistemi di detossificazione (che ci auguriamo portino presto a dei risultati, anche se su questo punto la ricerca ha perso molto tempo) e la richiesta al ministro del Mipaaf, Mario Catania, di stanziare dei fondi specifici per le aziende, nell’ambito dei provvedimenti conseguenti alla dichiarazione dello stato di eccezionale avversità atmosferica dovuto alla siccità 2012. Questo continuo riferimento all’innalzamento del limite legale delle aflatossine – conclude Toffoli – ha l’aria di una manovra per distogliere l’attenzione dal reale problema, che è la prevenzione e la formazione di tutti gli attori della filiera, che è attualmente l’unica strategia reale per far fronte, davvero, alla contaminazione da micotossine. Il limite legale è un palliativo che tende a scaricare il danno commerciale del mais contaminato tutto sulle imprese agricole produttrici, distogliendo dalle responsabilità di quegli operatori di filiera che non hanno saputo gestire l’emergenza. Tant’è vero che, come ci stanno riportando alcuni operatori, basta abbassare il prezzo del mais per trovare soluzioni di vendita”.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)