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Erba da sfalcio, scarto che può diventare biogas

ErbaTrasformare gli scarti in materia prima per produrre energia pulita. Questo l’obiettivo del Progetto europeo “Gr3, Grass to green gas”, di cui Veneto Agricoltura è partner“Il progetto, che coinvolge 11 regioni europee, tra cui il Veneto – spiega Giustino Mezzalira, direttore Settore Ricerca di Veneto Agricoltura – mira a promuovere l’utilizzo degli sfalci d’erba derivanti dalla gestione del territorio come risorsa per la produzione di biogas. L’energia potenziale dell’erba proveniente dalla manutenzione di aree urbane, agricole e protette rimane ampiamente sottoutilizzata in Europa”.

Area di prova nel veronese. Sono migliaia i chilometri di fasce erbose lungo i canali che i Consorzi di Bonifica sfalciano regolarmente. Tonnellate di erba che vengono tagliate, trinciate e lasciate in loco.“Un peccato perché l’erba potrebbe essere utilizzata negli impianti di biogas – ha commentato Antonio Tomezzoli, presidente del Consorzio di Bonifica Veronese– anche se ha un potenziale energetico minore del mais. Organizzandosi con le strutture di stoccaggio e i macchinari adeguati si può rendere conveniente un’operazione di manutenzione del territorio che va in ogni caso fatta due volte l’anno durante la stagione estiva per mantenere i canali sgombri e favorire il deflusso dell’acqua. Il Consorzio sta attrezzando un’area di prova per valutarne la fattibilità operativa”.

Gli ostacoli ad un progetto conveniente. Le barriere all’impiego dell’erba da sfalcio e dei residui erbacei sono un’insufficiente conoscenza ed espansione di tecnologie idonee per la falciatura, la conservazione e la digestione anaerobica di residui di erba, l’assenza o mancanza di cooperazione tra gli operatori della filiera e alcuni di natura giuridica. La valorizzazione degli stessi come fonte di energia rinnovabile nella produzione di biogas renderebbe economiche numerose operazioni attualmente svolte per la manutenzione delle aree verdi anche nelle città. Veneto Agricoltura ha calcolato che nei capoluoghi di provincia regionali e nelle zone turistiche costiere come il lago di Garda, la raccolta derivante dallo sfalcio potrebbe superare le 500 tonnellate l’anno di sostanza secca. Una quantità sufficiente a rendere conveniente l’impiego nella produzione di biogas. “Veneto agricoltura è alla costante ricerca – ha concluso Federico Correale di Veneto Agricoltura – di filiere che garantiscano opportunità di reddito alle aziende del settore primario e tutela dell’ambiente. Una buona filiera è quella che da valore a un sotto prodotto o che si integra perfettamente con le altre attività agricole, non quella che vi sottrae terreno”.

Fonte: Veneto Agricoltura

Agroenergie, nuove misure fiscali, settore rischia default

agroenergie“Dopo gli interventi normativi introdotti con il decreto “Destinazione italia”, che ha ridotto pesantemente i prezzi minimi di vendita dell’energia elettrica da fonti rinnovabili, l’aggravio fiscale previsto con il provvedimento approvato dal Governo il 18 aprile scorso rischia di compromettere definitivamente l’equilibrio economico-finanziario delle imprese agricole che hanno investito nel settore delle rinnovabili”. Così Agrinsieme, il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, commenta le nuove misure fiscali introdotte dal governo sul settore delle agro energie.

Pesante tassazione. La determinazione del reddito con l’aliquota del 25% sull’ammontare dei corrispettivi, con il cambio delle regole d’imposizione “in corso d’opera”, produce, infatti, effetti dirompenti sui piani d’investimento e sulle fonti di finanziamento bancario. “Peraltro – sottolinea Agrinsieme – la pesante tassazione genera un gettito di gran lunga superiore a quanto stimato dal Governo, che impone un profondo ripensamento della misura , in particolare per i settori del biogas e delle biomasse, che utilizzano materia prima agroforestale, effluenti zootecnici, sottoprodotti, con positive ricadute economiche sul territorio”. Occorre, a parere del coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, assolutamente rivedere l’impianto delle nuove norme, al fine di assicurare un futuro alle rinnovabili agricole che stanno dando un grande contributo alla diminuzione delle emissioni e più in generale alla tutela dell’ambiente. “In questo ambito è indispensabile rilanciare una strategia di settore che eviti provvedimenti estemporanei, con effetti retroattivi”.

(Fonte: Confagricoltura)

Alimenti Vs Combustibili, l’annosa questione dibattuta a Bruxelles

agroenergieLa produzione di biocarburanti non è all’origine dei prezzi elevati e volatili, che sono causati dai fondamentali del mercato quali i prezzi del petrolio, i tassi di cambio, le condizioni meteorologiche estreme e le restrizioni ad hoc della politica commerciale.

Paesi in via di sviluppo, preservati dalle fluttuazioni dei prezzi agricoli mondiali. Questa constatazione figura fra i risultati di un recente studio realizzato da Michael Schmitz, economista agrario dell’Università di Giessen (D), e presentato nei giorni scorsi a Bruxelles. I mercati locali nei Paesi in via di sviluppo sono, infatti, regolarmente preservati dalle fluttuazioni dei prezzi agricoli mondiali, mentre le forti oscillazioni dei prezzi verificatesi negli ultimi anni sui mercati agricoli mondiali hanno avuto soltanto un impatto limitato sulle regioni in cui la popolazione soffre la fame.

(Fonte: Europe Direct Veneto)

Dalla benzina al biometano, una soluzione “green” è possibile

4873_BiometanoSostituire benzina e gasolio con il biometano. A breve termine può sembrare una “missione impossibile”, ma nel lungo periodo questa può essere una strada concreta da percorrere. Il biometano è infatti un carburante poco inquinante e già diffuso in diversi Paesi europei. Nella città di Malmoe, in Svezia, gli autobus urbani sono alimentati col biometano prodotto negli impianti di depurazione delle acque reflue e nei centri di trattamento dei rifiuti organici. Soluzioni che potrebbero essere applicate anche in Trentino.

Progetto europeo Biomaster. Il Trentino, infatti, assieme alla Regione della Scania (Svezia), alla Contea di Norfolk (Inghilterra) e alla Regione di Malopolska (Polonia) rappresenta la zona italiana di approfondimento sulle tematiche legate al biometano, partecipando al progetto europeo Biomaster. I partner trentini del progetto sono Fondazione Edmund Mach, Dolomiti Energia, ACSM Primiero, Centro Ricerche Fiat – Sede di Trento e Trentino Trasporti.

Il biometano. Ma torniamo al focus del progetto Biomaster, ovvero il biometano. Come si realizza? Partendo dalle biomasse si produce biogas che viene purificato in biometano, un combustibile alternativo, ottenuto da fonti rinnovabili, che può essere impiegato nei veicoli alla stregua del metano di origine fossile e che, inoltre, può essere immesso nella rete del gas naturale. Per questi motivi viene utilizzato per il trasporto pubblico (come in Svezia), oppure per la rete del gas naturale (in Inghilterra). Molti Stati europei hanno già legiferato in quest’ottica definendo sia la qualità del biometano sia le modalità di copertura dei costi per l’allacciamento alla rete e per la distribuzione attraverso le stazioni di rifornimento. In Italia il biometano è attualmente argomento di discussione presso i Ministeri competenti, ma il nostro è un Paese certamente interessato, da un lato per l’estensione della rete del gas naturale (oltre 31.000 km, la più ampia in Europa), dall’altro per il numero di mezzi a metano in circolazione (circa 700.000, il numero più alto nel Vecchio Continente).

Forte limite la mancanza di stazione di rifornimento provviste di pompa a metano. E il Trentino come si configura in questo scenario? Da un’indagine svolta nei mesi scorsi dai partners trentini è emerso un elevato interesse verso questo tipo di carburante, ritenuto a ragione meno inquinante del metano fossile. Tuttavia, la scarsa presenza di stazioni di rifornimento provviste di pompa a metano (in provincia sono solo 4) rappresenta un forte limite alla diffusione di veicoli a gas naturale. Per modificare questa situazione la Provincia autonoma di Trento ha recentemente approvato un regolamento che prevede di arrivare a 17 stazioni di rifornimento sul territorio, agevolando le modalità per la realizzazione degli impianti e rendendo obbligatorio per le nuove stazioni di rifornimento anche la presenza della pompa a metano oltre che a idrometano.

(Fonte: Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige)

Biogas, il vero obiettivo è il 2050

Il decreto ministeriale in vigore dal 1° gennaio 2013 apre nuove opportunità per il biogas ma occorre una strategia di produzione che vada oltre il 2015. Questo in sintesi il parere dagli esperti convenuti alla Fiera del Bovino da Latte a Cremona sabato 27 ottobre scorso al convegno “La redditività del biogas con i nuovi incentivi” organizzato da L’Informatore Agrario alla Fiera del Bovino da latte a Cremona in collaborazione con Cremonafiere.

Obiettivo 20150, decarbonizzazione fino all’80%. «Tre anni sono un orizzonte temporale troppo corto per consentire l’organizzazione di una filiera e permettere all’industria di programmare investimenti in ricerca e sviluppo» spiega Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario. Da Sofia Mannelli, responsabile normativa di Chimica Verde Bionet, una visione di ampio respiro per un decreto «che premia maggiormente i sottoprodotti di origine biologica e disincentiva le colture dedicate». La Mannelli ha spiegato che «occorre tenere a mente l’obiettivo del 2050: la decarbonizzazione fino all’80% con energie rinnovabili come fonte primaria». Un obiettivo ambizioso per cui l’Italia può impegnarsi puntando sull’aggregazione tra aziende agricole interessate a sviluppare multifunzionalità con le bioenergie «Gli incentivi possono garantire così il ragggiungimento della grid party, cioè che le energie da fonti rinnovabili abbiano lo stesso prezzo delle energie tradizionali da fonti fossili».

Ulteriori contributi sono stati forniti da specialisti del settore. «Alla luce del nuovo decreto è importante pianificare cosa utilizzare come materia prima negli impianti a biogas perchè sono previste verifiche e le biomasse che usufruiscono delle tariffe incentivanti devono essere tracciate» ha detto Lorella Rossi, del Crpa (Centro ricerche e produzioni animali). Da Fabrizio Adani, del Dipartimento di scienze agrarie e ambientali dell’Università di Milano, soluzioni per abbattere il livello di azoto – l’agricoltura è una delle principali fonti di emissioni in atmosfera di azoto ammoniacale – per accedere ai bonus tariffari, «aumentando l’efficienza del digestato e sostituendo l’urea con fertilizzanti rinnovabili ottenuti dal digestato».

Gli scenari. Alessandro Ragazzoni del Dipartimento di economia e ingegneria agrarie dell’Università, dopo aver esposto scenari diversi per la redditività degli impianti, ha suggerito: «La strategia vincente sarebbe creare per gli impianti da reflui zootecnici una filiera integrata composta da alcuni “anelli”: quello legato alla produzione di carne bovina, suina e di latte». E ha aggiunto: «Partendo dalla produzione in stalla di latte e carne è determinante valutare quale sia il reddito complementare che la produzione di energia rinnovabile e di digestato fornisce all’imprenditore zootecnico». Ha concluso il convegno Gian Luca Migliorini, Engineering portfolio manager di RSA, che ha fatto chiarezza sugli aspetti assicurativi.

(Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario)

Biogas: per 34.000 aziende una nuova fonte di reddito, se ne parla il 27 ottobre 2012 nel convegno de L’Informatore Agrario alla Fiera del bovino da latte di Cremona (25-28/10/12)

Nuove prospettive di reddito con il biogas per le 34.000 aziende lattiero-casearie italiane grazie agli incentivi che saranno erogati dal 1̊ gennaio 2013. «Il decreto ministeriale dell’11 aprile 2012 favorisce la crescita di impianti con potenza al disotto dei 300 kW e alimentati a reflui zootecnici, riducendo al solo 30% la eventuale quota di insilati di cereali» spiega Alessandro Ragazzoni, docente all’Università di Bologna, relatore sabato 27 ottobre al convegno “La redditività del biogas con i nuovi incentivi” organizzato da L’Informatore Agrario alla Fiera del Bovino da latte (25-28 ottobre 2012) a Cremona in collaborazione con Cremonafiere.

ll biogas si fa strada nelle stalle italiane. Il comparto agroenergie italiano è destinato quindi nel tempo a cambiare volto segnando l’incremento di impianti di piccola taglia, in controtendenza rispetto al 2011 in cui, in base a dati diffusi dal Crpa, la classe di potenza tra i 500 e i 1.000 kW ha segnato +189%. «Negli ultimi dieci anni il settore del biogas ha registrato uno sviluppo esponenziale passando dai 50 impianti prima del 2000 ai 521 del 2011- chiarisce Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario-. In parallelo la potenza è aumentata: dai 3,3 MW installati prima del 2000 si è giunti ai 349,7 del 2011». Quanto alla dieta, da aprile 2007 a maggio 2011 si sono moltiplicati gli impianti alimentati a effluenti, sottoprodotti e colture dedicate, passati da 58 a 194 (+37,2%), con la conclusione che hanno raggiunto il primo posto come quota (57,9%) mentre quelli a base di soli effluenti zootecnici contano per il 29%. «Una quota destinata invece ad aumentare dall’anno prossimo» spiega Alessandro Ragazzoni.

Cremona e Brescia le provincie “zootecniche” con il record di impianti in Lombardia, regione capofila in Italia. Il convegno de L’Informatore Agrario metterà a confronto esperti su un settore in profonda evoluzione. In base al censimento Crpa, dal 2007 al 2011 gli impianti a biogas sono passati da 154 a 521. La regione leader è la Lombardia con 201 impianti seguita a grande distanza da Veneto (78), Piemonte (72) ed Emilia Romagna (63). Da notare che Lombardia e Piemonte vedono concentrati gli impianti proprio in provincie importanti per la zootecnia nazionale: rispettivamente Cremona, con 64 impianti (30,4% del totale regionale e 12,2% di quello nazionale) e Brescia con 49 (23,3% del totale regionale e 9,4% di quello nazionale). Per il Piemonte la capofila è Cuneo con 35 impianti sui 72 regionali, la potenza è passata dai 450 kW/impianto del 2010 a circa 750 kW nel 2011, con un incremento del 65%.

(Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario)

Bioenergie, giunta veneta ne fissa i limiti, Coldiretti plaude alla scelta

Bionergie sì, ma non ad ogni costo: non a scapito del territorio e non a scapito delle produzioni agricole destinate all’alimentazione. E’ questa in sostanza la scelta del Veneto, formalizzata lo scorso 7 agosto dalla giunta regionale su iniziativa dell’assessore all’agricoltura Franco Manzato di concerto con l’assessore all’energia Massimo Giorgetti e l’assessore all’ambiente Maurizio Conte, che ha individuato le aree e i siti considerati “non idonei alla costruzione e all’esercizio di impianti per la produzione di energia alimentati da biomasse, biogas e per produzione di biometano”.

Etica e mercato. “Il provvedimento – ha affermato Manzato – limita la possibilità di realizzare ovunque questi impianti ma limita anche l’impiego indiscriminato di produzioni vegetali, andando incontro alle esigenze etiche riferite alle finalità alimentari dell’agricoltura ed evitando turbative nel mercato per eccesso di domanda alimentare rispetto all’offerta. Nessun limite viene invece posto per l’impiego energetico degli scarti agroindustriali. Rimangono peraltro invariati i limiti per impianti al di sopra di 1 megawatt. Tutto questo – ha concluso Manzato – è in linea con le indicazioni del Ministero dello sviluppo sia per quanto riguarda la tutela del territorio, sia per quanto concerne la riduzione della dipendenza energetica da fonti fossili”.

Le aree ed i siti inadatti alla realizzazione e al funzionamento delle centrali a biomassa. Il provvedimento della Giunta veneta individua come non utilizzabili per la realizzazione di impianti di bioenergia:

  • siti che siano dichiarati patrimonio storico-architettonico e del paesaggio o inseriti nella lista mondiale dell’UNESCO;
  • aree e beni di notevole interesse culturale;
  • aree e immobili dichiarati di notevole interesse pubblico;
  • aree tutelate per legge; zone all’interno di coni visuali la cui immagine è storicizzata e identifica i luoghi in termini di notorietà internazionale di attrattività turistica;
  • zone umide di importanza internazionale, le Important Birds Areas;
  • le aree incluse nella Rete Natura 2000;
  • le aree naturali protette (nazionali, regionali e locali);
  • aree che svolgono funzioni determinanti per la conservazione della biodiversità;
  • aree di dissesto o rischio idrogeologico;
  • geositi;
  • aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate a consumo umano;
  • aree agricole interessate da produzioni biologiche, DOP, IGP, IGT, DOC, DOCG, produzioni tradizionali;
  • aree agricole di particolare pregio rispetto al contesto paesaggistico culturale.

Coldiretti: frenata la corsa all’accaparramento di 45 mila ettari a silomais. La delibera presentata in Giunta e sottoposta al parere del Consiglio regionale, oltre ad anticipare i passi concreti di un decreto nazionale che riveda la politica degli incentivi per l’agroenergia atteso da Coldiretti, ridimensiona la corsa all’accaparramento di ben 45 mila ettari coltivati a silomais per la realizzazione di impianti a biogas. Il rischio – spiega Coldiretti – è la lenta chiusura gli allevamenti, illusi dal percepimento di aiuti che porteranno alla loro stessa rovina, restituendo all’agricoltura altre colate di cemento e incalcolabili conseguenze ambientali. Lo snodo è ancora il sostegno pubblico (0.28 centesimi per kilowatt) accordato per la produzione di energia pulita che causa un fortissimo elemento di disturbo nell’economia agricola del Veneto. Secondo Coldiretti, infatti, cresce il costo della razione bovina per la quale il ceroso è ingrediente principale e aumenta il valore degli affitti per tutti gli agricoltori, viste le maggiori possibilità economiche degli speculatori che sono disposti a stipulare contratti di lunga durata con canoni di affitto molto elevati. Lo stop arriva proprio dalla Regione Veneto, la stessa che ha dato fino ad ora l’ok a quasi 170 cisterne per una potenza complessiva pari a 142 MW. La gran parte è di tipo misto, ovvero prevede la miscela anche se i liquami rappresentano una frazione minore. È quindi possibile stimare già ora un fabbisogno di terreni coltivati “ad hoc” di 14.000 ettari, di fatto sottratti alla filiera agro-zootecnica regionale. “Eppure – conclude Coldiretti – esiste in Veneto un potenziale inespresso di sotto prodotti che possono essere recuperati dal punto di vista energetico: 6,5 milioni di metri cubi di liquami, 4,8 milioni di tonnellate di letami e 357 mila tonnellate di scarti organici agro-industriali. La resa in metano minore di queste matrici rispetto al silomais potrebbe essere considerata, erogando incentivi maggiori per i sotto prodotti, in virtù della maggiore sostenibilità ambientale”.

(Fonte: Regione Veneto/Coldiretti Veneto)

“Biomasse: l’energia della tradizione che guarda al futuro”, incontro a Padova mercoledì 12 ottobre 2011

Il futuro delle biomasse in Italia e in Veneto sarà il tema al centro del convegno “Biomasse: l’energia della tradizione che guarda al futuro” in programma il prossimo 12 ottobre alla Camera di commercio di Padova (Centro conferenze alla Stanga, via Zanellato 21, dalle 9.15 alle 13.15).

Presentati gli indicatori di sostenibilità per le bioenergie. Studiosi dell’Università di Padova, politici, esperti internazionali, aziende e associazioni si confronteranno sul ruolo delle biomasse nello sviluppo energetico del Paese e della Regione Veneto. Si discuterà di cosa s’intende per biomasse oggi, quali sono i costi e benefici per chi le utilizza e quali sono le nuove tecnologie per il settore. Saranno presentati gli indicatori di sostenibilità concordati a livello mondiale per le bioenergie, i dati del primo Osservatorio Agroenergia in Italia, le politiche regionali venete in materia di biomasse e i casi di successo di “biomasse virtuose” con una testimonianza diretta delle aziende.

Relatori. All’incontro, organizzato dalla rivista di ambiente ed energia e-gazette, in collaborazione con Sib Siber, azienda bolognese specializzata nella produzione di energia da fonti rinnovabili, interverranno Arturo Lorenzoni dell’Università di Padova, Roberto Morandi della Regione Veneto, Giustino Mezzalira di Veneto Agricoltura, Michela Morese, del Segretariato Onu Global Bioenergy Partnership, Alessandro Marangoni, di Althesys, Piero Mattirolo di EnergEtica Onlus, e Marco Monari di Sib Siber. Il punto di vista delle associazioni emergerà nel dibattito moderato da Lorenza Gallotti, direttore di e-gazette, a cui parteciperanno Davide Sabbadin di Legambiente Veneto, Deborah Piovan di Confagricoltura Veneto e Giancarlo Lunardi di A.V.A. (Associazione Avicoltori Veneti).

(fonte Sib Siber)

ia libera UE a sistemi di certificazione dei biocarburanti

I biocarburanti possono costituire un’alternativa ecocompatibile ai combustibili fossili, ma si deve assicurarsi che le foreste tropicali e le torbiere ricche di carbonio non cedano il passo a piantagioni di olio di palma o di canna di zucchero e garantire che all’interno dell’UE si usino soltanto biocarburanti che consentano un risparmio di gas a effetto serra più elevato dei combustibili fossili. La sostenibilità dei biocarburanti deve essere verificata dagli Stati UE o dai sistemi di certificazione volontari approvati dalla Commissione europea, il cui riconoscimento si applica direttamente in tutti e 27 gli Stati europei.

Il Commissario europeo per l’energia Günther Oettinger ha affermato: “Dobbiamo garantire la sostenibilità dell’intera catena di produzione e di approvvigionamento dei biocarburanti. Per questo motivo abbiamo stabilito standard di sostenibilità senza eguali. I sistemi di certificazione riconosciuti a livello UE fanno in modo che tali standard siano raggiunti grazie a metodi di gestione esemplari in termini di trasparenza ed affidabilità.”

Per ottenere un sostegno governativo o essere considerati nell’ambito degli obiettivi nazionali vincolanti in materia di energie rinnovabili, i biocarburanti utilizzati all’interno dell’UE, di produzione locale o importati, devono soddisfare determinati criteri per prevenire la conversione di aree contraddistinte da un’elevata biodiversità e grandi stock di carbonio in zone di produzione di materie prime per biocarburanti. In pratica non si possono ritenere sostenibili i biocarburanti riconducibili a colture provenienti da terreni che in precedenza ospitavano foreste pluviali o praterie naturali con un ecosistema unico. Inoltre, le emissioni di gas a effetto serra generate dall’intera catena di produzione devono essere inferiori almeno del 35% rispetto ai combustibili fossili. Una soglia minima che è destinata ad aumentare nel tempo.

Entro il 2020 l’UE si è prefissata di aumentare almeno al 10% la quota di energie rinnovabili nel settore dei trasporti. I biocarburanti utilizzati per raggiungere tale obiettivo devono soddisfare specifici requisiti e non possono essere originati da prodotti di aree ad elevata biodiversità, come aree protette, oppure di aree ad alta concentrazione di carbonio, come foreste e praterie. I produttori possono scegliere se attestare il rispetto di tali requisiti avvalendosi di sistemi nazionali o aderendo a un sistema di certificazione volontario riconosciuto dalla Commissione europea. Se – una volta esaminato attentamente un sistema – la Commissione europea ritiene che sia in linea con condizioni poste dalla normativa sulle energie rinnovabili, concede il proprio riconoscimento per un periodo di cinque anni.

Dal vigneto, non solo uva ma anche compost per i campi e biomassa

L’innovazione nel vigneto è possibile? Si. Riguarda solo la produzione di vino? No. La sostenibilità del vigneto con l’utilizzo dei sottoprodotti di potatura e il mantenimento delle proprietà del suolo è uno dei temi che più interessano il mondo del vino oggi. E saranno questi i temi al centro di un meeting venerdì 21 gennaio 2011 presso l’Azienda Agricola Cescon Giuseppe e Antonella a Fossalta Maggiore di Chiarano (TV).

Il tema è oggetto di un preciso progetto avviato da CRA-VIT di Conegliano. Si parlerà in particolare del compost ottenuto dai tralci di potatura (sarmenti) da utilizzare come ammendante dei suoli, dell’utilizzo della massa legnosa a fini energetici e, per questo, della qualità dei fumi prodotti in termini di sicurezza per la salute pubblica. In definitiva verrà presa in esame l’intera filiera, dalla raccolta allo stoccaggio dei tralci, dalla loro combustione fino alle ceneri. Il progetto, che ha coinvolto anche Veneto Agricoltura, sarà presentato, tra gli altri, da Giustino Mezzalira, Federico Correale e Loris Agostinetto, tecnici dell’Azienda Regionale (PD) e da Diego Tomasi del CRA-VIT.

(fonte Veneto Agricoltura)