
I primati dell’agroalimentare veneto fanno gola al malaffare. I fenomeni illegali non risparmiano le filiere del sistema regionale proprio per le ottime perfomance del comparto che rappresentano una ricchezza, terreno fertile per gli interessi illeciti. A confermarlo, il secondo rapporto promosso dall‘Osservatorio Agromafie-Fondazione promosso da Coldiretti con il contributo della Regione Veneto e presentato all’Università di Verona a fine novembre 2023.
Come quello precedente, il dossier è frutto di un lavoro collettivo, messo in campo da un tavolo cui hanno partecipato attivamente l’ex Ispettorato Interregionale del lavoro del Nord-Est, i carabinieri del Reparto Tutela Agroalimentare, il nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Venezia, l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Nord-est, oltre ai dirigenti della Coldiretti regionale e dell’Osservatorio per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e la promozione della trasparenza.
Nel dossier sono sono stati affrontati temi importanti che i relatori hanno esposto quali le nuove forme di caporalato, ma anche il tema delle pratiche commerciali sleali con il ruolo di vigilanza dell’ICQRF, e le indebite appropriazioni di fondi comunitari. Il volume racchiude inoltre il punto di vista dei cittadini, delle imprese, delle istituzioni sulla percezione del malaffare nel comparto agroalimentare.
Un business che in Italia vale 24,5 miliardi di euro con una crescita che sembra non risentire della stagnazione dell’economia italiana e internazionale. Dal rapporto emerge un quadro dove si evidenzia che il settore agricolo in Veneto cresce e genera occupazione, come testimonia l’incremento di oltre l’11% del numero di occupati nel settore, in controtendenza rispetto all’andamento complessivo della Regione, pressoché stabile (-0,2%). Una crescita che interessa tutte le province ad eccezione di Belluno con un trend in controtendenza rispetto all’andamento nazionale, che perde il 2,1%. “Serve garantire la legalità a tutela di tutti gli agricoltori e dei consumatori – ha detto Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto –. Gli interessi delle organizzazioni criminali nel settore agricolo sono in crescita. Il cibo è divenuto una delle aree prioritarie di investimento della malavita che ne comprende la strategicità in tempo di crisi perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la via quotidiana della persone”.
Con oltre 82mila le imprese agricole censite nella Regione, il 7%del totale nazionale, il settore agricolo genera un fatturato di oltre 6 miliardi di euro in aumento dell’8% nell’ultimo quinquennio. Un ruolo cruciale è assunto dalle attività connesse con la Regione Veneto che si colloca al 5° posto in Italia con 5.698 aziende, subito dopo la Toscana al primo posto (7.624), la Lombardia (6.347), il Trentino Alto-Adige (6.203) e l’Emilia-Romagna (5.725). Tra le principali attività al primo posto l’attività agrituristica con 1.454 realtà dislocate sul territorio regionale. Inoltre, con 9 miliardi di prodotti agroalimentari regionali destinati sui mercati internazionali, l’export regionale contribuisce ad alimentare i buoni risultati raggiunti dal cibo italiano sulle tavole di tutto il mondo. Le performance della Regione coprono il 14% dell’export agroalimentare complessivo italiano, che nel 2022 ha raggiunto il record storico di 61 miliardi di euro. Crescono in questa direzione tutte le Province venete, dai migliori risultati di Vicenza (+60%) a Rovigo (+7%).
Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto
Filed under: agromafie | Tagged: agromafie, dossier Coldiretti agromafie | Leave a comment »
La malavita è arrivata a controllare almeno cinquemila locali della ristorazione con il business delle agromafie che è salito a 24,5 miliardi di euro nell’alimentare dal campo alla tavola. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base del rapporto agromafie nell’esprimere apprezzamento per l’ultima operazione della polizia di Milano contro il crimine organizzato con il sequestro di quote societarie di alcuni ristoranti e pizzerie per oltre 10 milioni di euro e l’arresto di 9 persone legate alla ‘Ndrangheta calabrese che riciclavano i soldi sporchi della criminalità organizzata nella grande ristorazione nel Nord Italia.
L’agropirateria e la contraffazione di prodotti del Made in Italy valgono ogni anno un fatturato da 60 miliardi di euro. Un fenomeno, quello dell’italian sounding, che non risparmia il Veneto. L’elenco del cibo fake non è di poco conto: tra il falso Prosecco, il finto Asiago, persino la “povera” polenta che viene venduta nei supermercati stranieri confezionata con svariati nomi, per non dimenticarci dell’Amarone che addirittura in Canada viene distribuito con un wine kit che nulla ha a che fare con il vero vino, ma piuttosto una miscela di fantasia “insaporita” con i trucioli per dare quel che di barricato: insomma tutto nel mondo, in qualsiasi modo, è “BelPaese”.
Via libera dal Consiglio dei Ministri al disegno di legge contro i reati agroalimentari, approvati i decreti legislativi del Mipaaf sul riordino di Agea e sulla riforma della legislazione forestale con la creazione del Testo unico foreste.
Un libro inchiesta