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30 giugno 2017, all’incontro Argav-Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) ambiente protagonista

Questa sera, venerdì 30 giugno, dalle ore 19.00, avrà luogo ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) il consueto incontro mensile Argav-Wigwam moderato dal presidente Fabrizio Stelluto.

Saranno ospiti Cristiano Corazzari, assessore Territorio Regione Veneto, per presentare la nuova Legge Regionale sul Consumo del Suolo; Michele Boato, presidente Ecoistituto Alex Langer, per presentare il nuovo libro “Quelli delle cause vinte”; Andrea Vettoretti, chitarrista concertista di fama internazionale, insegnante al Conservatorio di Trieste, per parlare della sua produzione musicale legata all’ambiente. Ci sarà anche una comunicazione ANBI sullo stato delle risorse idriche della regione.

Ospiti Wigwam. Parteciperanno, inoltre, Luca Giacomazzi, veneto trapiantato nelle Marche, conduttore con la famiglia dell’agriturismo “Al respiro nel bosco” di Camporotondo di Fiastrone (Mc) per presentare il progetto Trek “Campo Base Sibillini 6.5” e  Bruno Luciano Sanavia, scrittore e storico, per presentare il suo ultimo libro per l’Ecomuseo della Saccisica. Dulcis in fundo, il giornalista chef Efrem Tassinato, nostro anfitrione, presenterà e guiderà all’assaggio di prodotti tipici selezionati ad hoc per la serata.

20 e 21 maggio 2017, ultimo fine settimana di eventi per la Settimana nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione

Tanti gli appuntamenti che si svolgeranno in Veneto amche questo fine settimana nell’ambito della Settimana Nazionale della Bonifica ed Irrigazione, promossa dall’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) all’insegna del tema “Acqua: identità e futuro dei territori”.

Visite alle “cattedrali dell’acqua” nel Padovano. Molti  grandi impianti idraulici saranno sede di visite guidate per avvicinare i cittadini ai temi della salvaguardia idrogeologica (prevenzione da alluvioni, allagamenti e frane), ma anche della gestione delle acque e dell’ambiente. L’impianto del Consorzio di bonifica Bacchiglione aprirà al pubblico sabato e domenica, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00, con l’accensione degli storici motori diesel negli orari 11-15-17. Domenica alle 15.00 si terrà inoltre la premiazione del concorso “Il consorzio di bonifica fra i banchi di scuola”. Sabato 20 maggio, il Consorzio di bonifica Adige Euganeo organizza lungo il canale Sorgaglia, in comune di Agna, la pulizia degli argini del canale in collaborazione con la Protezione Civile di Agna. Alle 11.30 presso il Municipio di Santa Margherita d’Adige, si terrà invece l’inaugurazione delle opere di irrigazione a servizio del bacino Cavariega nei comuni di Montagnana, Megliadino San Fidenzio, Megliadino San Vitale, Saletto, Santa Margherita d’Adige, Ospedaletto Euganeo, Ponso e Carceri. Visita invece all’idrovora Vampadore, in località Valli a Megliadino San Fidenzio (PD).

Eventi nel Veneziano e nel Trevigiano. Il Consorzio Acque Risorgive, dalle 14.30, sarà all’Oasi Lycaena di Salzano per la premiazione delle 44 classi che hanno aderito al progetto didattico “Acqua, Ambiente e Territorio – Ama il tuo fiume”, organizzato in collaborazione con il Centro Civiltà dell’Acqua Onlus. Domenica 21 il Consorzio organizza una giro in bici in collaborazione con l’ass.ne Fiab-Ciclo Liberi da Mestre all’Oasi di Noale con visita guidata dell’Oasi noalese e successiva prosecuzione verso la Treviso Ostiglia; rientro, in parte lungo l’asta del Dese, fino a Mestre. Partenza ore 9.00, rientro alle 17.30. Il Consorzio ha poi collaborato con gli organizzatori della 13° edizione della “Marcia dei 3 canai”, marcia non competitiva a passo libero con partenza da Cazzago di Pianiga (VE), lungo gli argini dei corsi d’acqua gestiti dal Consorzio. Il Consorzio Piave, invece, aprirà al pubblico, dalle 15.30 alle 18.30, l’idrovora di Portesine a Roncade. Il personale sarà a disposizione per illustrare la storia dell’idrovora, vecchia e nuova, e i benefici che la sua costruzione hanno portato al territorio. Apertura degli impianti idrovori nel weekend per il Consorzio di bonifica Veneto Orientale che sarà a disposizione dei cittadini per visite guidate all’idrovora Sindacale a Concordia Sagittaria,  all’idrovora Cittanova a San Donà di Piave e ad Eraclea, all’idrovora Torre di Fine. In quest’ultima, alle 18.30, si terrà un evento con l’associazione Vivi Torre di Fine dal titolo:”Le nostre origini”. Seguirà aperitivo e musica grazie al “Coro el Piave” che si diletterà in Canti Popolari e della Grande Guerra.  Domenica 21, all’idrovora Sindacale, si terrà un laboratorio per bambini 3-6 anni a cura della Ludoteca Mary Poppins mentre i genitori saranno accompagnati in una visita guidata dell’impianto.

Eventi nel Vicentino ed in Polesine. A Zugliano, alle 9.00 ci sarà l’apertura ai visitatori della Centrale Elettrica “Ziche”. In collaborazione con la Fondazione Ca’ Vendramin, sarà invece possibile visitare negli orari 9.30/12.30 e 15.00/18.00 gli spazi espositivi del Museo Regionale della Bonifica Ca’ Vendramin in Comune di Taglio di Po.

Fonte: Servizio stampa Anbi

13-21 maggio 2017, torna la Settimana Nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione, tante le occasioni per scoprire il territorio dal punto di vista ambientale

Impianto idrovoro (foto Anbi)

Da sabato 13 a domenica 21 maggio 2017 torna la Settimana Nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione, cartellone di appuntamenti mirati a far conoscere le attività dei Consorzi di bonifica sul territorio. Il tema 2017, “Acqua, sfida di identità e futuro per l’agricoltura e la sicurezza dei territori”,  propone i compiti istituzionali originari degli enti consortoli (oggi anche in campo ambientale ed energetico): difesa idrogeologica ed irrigazione.

Cosa vedere? Protagoniste sono le “cattedrali dell’acqua”, cioè i grandi impianti idrovori, che lasciano sbalorditi i visitatori, ad iniziare dai più piccoli, per i quali la “Settimana” è diventata, negli anni, l’appuntamento conclusivo di percorsi didattici, frequentati durante l’anno. Edizione dopo edizione, la manifestazione, organizzata dal sistema ANBI, ha messo in campo proposte nuove  (passeggiate, giri in bici, manifestazioni sportive, mostre, concerti, spettacoli, esercitazioni, visite guidate, ecc.). Programma della manifestazione a questo link.

Fonte: Servizio Stampa Anbi

15 marzo 2017, in Veneto è la Giornata dell’Irrigazione e nel veronese s’inaugura il canale L.E.B. Ma in generale, le riserve d’acqua (ed economiche) scarseggiano.

Mercoledì 15 marzo alle ore 9.30 il Consorzio di bonifica di II grado L.E.B, nel corso della Giornata dell’irrigazione veneta 2017, organizza il convegno “#LEB is green”, che si terrà in sala Bressan nella sede Coldiretti di Cologna Veneta (Vr), in via Serenissima/Strada provinciale 7. L’incontro metterà in luce i benefici dell’opera irrigua ed è realizzato in collaborazione con Anbi Veneto e i tre consorzi di bonifica Alta Pianura, Adige Euganeo e Bacchiglione.

Stagione irrigua 2017. L’incontro terminerà con l’apertura delle paratoie del canale L.E.B., alle ore 12.30, in via Tiro a segno 7, dando il via ufficiale alla stagione irrigua 2017 che però, già presenta delle difficoltà. Ne parla Giuseppe Romano, imprenditore agricolo, presidente Anbi Veneto (Associazione dei Consorzi di Bonifica del Veneto) e del Consorzio di bonifica Piave.

La situazione. “Il problema non si nota ora, ma le temperature si stanno alzando, presto comincerà a esserci bisogno di irrigazione per l’agricoltura che finora non ha utilizzato nemmeno un litro d’acqua per le proprie attività e la prospettiva non è delle migliori. Speriamo che possa esserci una Primavera e un’Estate sopra la media per le piovosità altrimenti avremmo una grandissima difficoltà a garantire l’irrigazione”.

I bacini montani rappresentano una riserva sufficiente? “Hanno acqua sufficiente a garantire l’irrigazione agricola per 35, 40 giorni. Normalmente è previsto che lo scioglimento delle nevi li riempia di nuovo man mano che si svuotano, ma se in montagna non c’è riserva nevosa e i laghi sono al 60, 65%, non si può andare avanti a lungo”.

Sarà ancora emergenza siccità?Più che un’emergenza, la siccità è una costante. Abbiamo avuto problemi di siccità nel 2003 – 2005 – 2009 – 2015 – 2016. Qui c’è una forte miopia da parte del sistema politico che sta facendo pochissimo per infrastrutturare i sistemi irrigui, per ammodernarli in modo da utilizzare meglio le scarse risorse idriche e poter avere con la stessa acqua maggiore capacità di irrigazione”.

I costi di ammodernamento del sistema irriguo veneto. “Sono presidente del consorzio Piave: a noi servirebbero 350 milioni di euro. La beffa è che l’ultimo piano irriguo nazionale stanzia per 7 anni (2014 – 2021) 280 milioni di euro per tutta l’Italia. Sono fondi comunitari co-finanziati tra Stato e Regioni, ma sono assolutamente insufficienti, non siamo neppure nell’ordine di grandezza della necessità dei dieci Consorzi di bonifica del Veneto”.

Quali le necessità in Veneto. “Il prodotto interno lordo dell’agricoltura nel Veneto è di 5 miliardi e 500 milioni. Questo è il dato da cui bisogna partire in termini di ricchezza. Abbiamo progetti cantierabili per l’irrigazione per oltre un miliardo, per il sistema complessivamente potrebbero servire 3,5 miliardi. Può sembra una cifra alta, ma bisogna considerare qual è il Pil dell’agricoltura in questa Regione e quanti sono i posti di lavoro coinvolti. La siccità è destinata ad essere una costante, non possiamo continuare a pregare e sperare senza fare nulla di concreto”.

L’irrigazione attuale. Abbiamo 600 mila ettari di irrigazione strutturati, di cui 50 mila con l’irrigazione goccia a goccia che è quella che dà risultati migliori con un consumo d’acqua molto inferiore. Bisognerebbe allargare questo tipo di irrigazione e quella a pioggia. Abbiamo poi altri 200 mila ettari di irrigazione “di soccorso” che si fa a un terreno quando si verificano condizioni non previste tali da pregiudicare la resa della coltura in atto”.

Fonte: Servizio Stampa Anbi

 

Criticità idrauliche in Veneto, intervista Anbi a Luigi D’Alpaos

I bacini di laminazione sono la risposta definitiva alle criticità idrauliche in Veneto. L’ing. Luigi D’Alpaos, professore emerito dell’Università di Padova, risponde nell’intervista girata da Anbi Veneto.

Fonte: Servizio Stampa Anbi Veneto

La bonifica cambia immagine

slideDa oggi si scrive ANBI, ma si legge Associazione Nazionale Consorzi per la Tutela e la Gestione del Territorio e delle Acque Irrigue: è questa la nuova immagine dell’organismo, cui fanno riferimento i circa 120 consorzi di bonifica, operanti in Italia ed il cui logo è stato presentato a Roma.

Non solo bonifica. “Avevamo necessità di trasmettere all’opinione pubblica, fin dal logo, la nostra mission. Pur non rinnegando il significato dell’originario bonum facere, il termine bonifica ha però assunto oggi un’accezione spesso diversa da ciò che noi quotidianamente facciamo. Da qui, la necessità di una rivisitazione dell’immagine, che coinvolge pienamente anche la nostra comunicazione” spiega il presidente ANBI, Francesco Vincenzi. La nuova politica comunicativa dell’associazione va “in rete” in concomitanza con l’Expo, dove anche ANBI è presente con il sistema irriguo “esperto” Irriframe ed il progetto “La civiltà dell’acqua in Lombardia”, mirato a fare inserire il paesaggio irriguo lombardo nel patrimonio Unesco.

Risparmiare l’acqua. A Milano sarà anche attiva l’app Irrivoice, evoluzione del sistema Irriframe, che si annuncia come autentica novità “made in Italy” presente all’esposizione universale, alla cui carta d’intenti ha aderito anche ANBI. “Condividiamo pienamente lo spirito della Carta di Milano – precisa Massimo Gargano, direttore Generale ANBI – In tale quadro si inserisce a buon titolo Irriframe, tecnologia ricca di etica, che ha già suscitato l’interesse sia dell’Unione Europea che di numerosi Paesi dell’area mediterranea.” La nuova comunicazione ANBI verte attorno al portale (www.anbi.it) e dal quale, tra l’altro, si può accedere al rinnovato settimanale ANBINFORMA così come al magazine “Ambienti d’Acqua”, pensato come occasione di riflessione, ricca di contributi esterni, sui temi precipui dell’attività dei consorzi di bonifica: difesa idrogeologica, gestione e tutela delle acque a prevalente uso irriguo, salvaguardia ambientale, energie rinnovabili.

Prossimi eventi. All’orizzonte, ANBI annuncia anche la Settimana Nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione 2015, che si terrà in tutta Italia dal 16 al 24 maggio prossimi; con lo slogan “La Terra nutre, l’Uomo la divora” saranno centinaia gli eventi disseminati lungo la Penisola per far conoscere, in maniera informale, l’attività dei consorzi. Come tradizione, saranno due i momenti salienti del cartellone: l’attenzione verso le scuole con le conclusioni dei percorsi didattici, iniziati ad inizio anno scolastico e l’apertura al pubblico, grazie a visite guidate nei due fine settimana, delle “cattedrali dell’acqua”, vale a dire i grandi impianti idraulici.

Fonte: ANBI

Presentato il Report “Manutenzione Italia: Consorzi di bonifica in azione per #italiasicura”

Dissesto idrogeologicoL’Anbi (Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni) ha presentato nei giorni scorsi a Roma nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri l’annuale Piano per la Riduzione del Rischio Idrogeologico ribattezzato Report “Manutenzione Italia: Consorzi di bonifica in azione per #italiasicura”.

Circa il 10% del Bel Paese ad elevato rischio idrogeologico. Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’Anbi, Francesco Vincenzi, che ha tra l’altro detto: “Secondo dati del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, il 9,8% della Penisola è costituito da aree ad elevata criticità idrogeologica: si tratta dell’82% dei comuni, dove si stimano a rischio 6.250 scuole, 550 ospedali, circa 500.000 aziende (agricole comprese), 1.200.000 edifici residenziali e non. Con riferimento alla popolazione si calcolano 6.154.011 abitanti in aree ad elevata criticità idraulica (dati I.S.P.R.A. – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e circa 22 milioni di abitanti su territori a rischio medio. Un recente studio attesta che l’Italia è il Paese europeo maggiormente interessato da fenomeni franosi: sono state censite 499.511 frane (pari a circa il 70% delle frane mappate in Europa). Secondo stime I.S.P.R.A., la popolazione esposta a fenomeni franosi in Italia ammonta a 1.001.174 abitanti. Anche nel 2014 piogge intense e violente hanno colpito il territorio del nostro Paese; i danni sono ingenti ed ammonterebbero, secondo indicazioni provenienti da dichiarazioni ufficiali, ad oltre 4 miliardi di euro.”

Urbanizzazione in pianura, circa il 20%. Vincenzi ha proseguito: “L’ISPRA, in un recente rapporto sull’uso del territorio (fine febbraio 2014), ha di nuovo sottolineato le gravi conseguenze della cementificazione e quindi dell’impermeabilizzazione del suolo, che negli ultimi anni ha più che raddoppiato la propria incidenza per abitante rispetto agli anni ’50: da 178 a 369 metri quadrati. Risultato: il suolo urbanizzato occupa oggi il 7,3% della superficie nazionale (60 anni fa era il 2,9%), ben oltre la media europea, pari al 4,6%. Se consideriamo che si costruisce soprattutto su terreni pianeggianti, facilmente accessibili e che in Italia sono relativamente pochi, la percentuale di urbanizzazione in pianura si avvicina al 20%: in sostanza sono stati sottratti all’assorbimento naturale della pioggia ed all’agricoltura 1,32 milioni di ettari, prevalentemente fra i terreni migliori del punto di vista agricolo; superfluo è sottolineare anche le conseguenze da un punto di vista produttivo ed occupazionale. Si è inoltre verificato un notevole degrado degli ambienti rurali, in particolare nelle zone di collina e di bassa montagna, con frequente abbandono dell’attività agricola e delle connesse sistemazioni idrauliche con conseguente aumento dell’erosione del suolo. A ciò bisogna aggiungere lo spopolamento della montagna, i disboscamenti, l’eccessivo consumo del suolo, la forte presenza dell’uomo sulle coste: sono elementi, che incidono profondamente sulla fragilità del territorio, rendendolo paradossalmente vulnerabile in un caso per la mancata presenza dell’uomo, nell’altro per l’eccessiva pressione su risorse quali acqua e suolo. A tali fattori si è poi unita la variabilità climatica con il conseguente regime di piogge intense e concentrate nello spazio e nel tempo.”

Costi da tre a cinque volte superiori rispetto alla spesa per interventi strutturali preventivi. Il Presidente A.N.B.I. ha poi insistito: “Secondo stime correnti per risarcire e riparare i danni dopo le alluvioni, si è speso da tre a cinque volte più di quanto sarebbe stato necessario per adottare interventi strutturali preventivi e programmabili, quindi maggiormente trasparenti, nelle zone interessate. Fra il 2010 e il 2012 il costo del dissesto idrogeologico è stato stimato in 7,5 miliardi di euro (in media 2,5 miliardi l’anno), mentre nei 65 anni precedenti era stato, in valore attuale, di 54 miliardi di euro (in media 0,83 miliardi l’anno). Il Ministero dell’Ambiente calcolava, nel 2008, che per mettere in sicurezza idrogeologica le zone a maggior rischio del territorio italiano sarebbero stati necessari almeno 40 miliardi di euro in 15 anni. In pratica con le somme spese in risarcimenti e riparazioni dei danni nelle sole località colpite si sarebbe potuta realizzare la difesa dell’intero territorio, abbattendo i costi futuri ed evitando tante vittime. E’ necessario, quindi – ha continuato – un programma di messa in sicurezza del territorio attraverso la manutenzione, che garantisca un’idonea regolazione idraulica ed assicuri quelle condizioni di conservazione del suolo, indispensabili alla vita civile ed alle attività produttive anche attraverso regole e norme comportamentali. Per tale ragione ad un piano di azioni per la riduzione del rischio idrogeologico deve unirsi un provvedimento legislativo destinato a risolvere il problema del consumo del suolo. Manutenzione ed usi del territorio sono un binomio inscindibile, cui è subordinata in gran parte la sicurezza territoriale del Paese.”

Piano di gestione del rischio alluvioni da pubblicare entro giugno 2015. Vincenzi ha quindi allargato l’orizzonte: “E’ anche necessaria un’importante svolta nella progettazione urbanistica, che garantisca, con precise norme, l’invarianza idraulica negli interventi, che incidono sulle trasformazioni del territorio. In caso contrario l’impermeabilizzazione continuerà a ridurre le capacità di ritenzione idrica del terreno originario con inevitabili gravi danni in occasione delle piogge.” Si è quindi soffermato sulle nuova opportunità derivanti da Bruxelles: “La prevenzione dei rischi è un tema chiave per azioni future anche in materia di politica comunitaria di coesione. In tale ambito rientrano i piani per l’attuazione della Direttiva Europea 2007/60: si tratta dei piani di gestione del rischio alluvioni a livello di distretto idrografico, che gli Stati membri devono provvedere ad ultimare e pubblicare entro il 22 Giugno 2015.”

Interventi disattesi. Oltre all’adozione di norme sull’invarianza idraulica, Anbi chiede la definizione di norme forti sull’invarianza della disponibilità di acqua come condizione di ogni nuovo insediamento abitativo o produttivo. “Il Governo – ha evidenziato Vincenzi – in più occasioni aveva posto in evidenza che sarebbero stati necessari 40 miliardi in 15 anni per realizzare un piano di azioni ed interventi per la sicurezza del territorio. Con la Legge Finanziaria 2010 si sarebbe dovuto iniziare a realizzare tale programma, giacchè tale legge prevedeva che le risorse, assegnate per il risanamento ambientale con delibera C.I.P.E. e pari a 1.000 milioni di euro, fossero destinate a piani straordinari per la sicurezza del territorio, comprendenti gli interventi aventi priorità assoluta ed atti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico.Fu quindi deciso di procedere all’utilizzazione di tali risorse attraverso Accordi di Programma tra Ministero dell’Ambiente e Regioni, che contemplassero il cofinanziamento regionale, definendo la scala di priorità degli interventi. Furono quindi stipulati tali Accordi di Programma con l’individuazione degli specifici interventi e delle relative priorità, prevedendo un impegno complessivo di € 2.097.771.266,00 tra finanziamento statale e cofinanziamento regionale. Per ogni Accordo fu nominato un Commissario con il compito di provvedere alla realizzazione degli interventi previsti. Sia per le mancate disponibilità dei fondi, sia per la complessità delle procedure, risultava speso, a luglio 2014, meno del 4% di quanto previsto!

 Nel 2014, il “decreto competitività”. “Così, la priorità indicata dal Governo – continua Vincenzi -, relativa alle azioni per la riduzione del dissesto idrogeologico, registra una prima concreta azione attuativa nell’istituzione, a giugno 2014 presso la Presidenza del Consiglio, della Struttura di Missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, avente il compito specifico di accelerare l’attuazione degli interventi di messa in sicurezza del territorio, di coordinare le azioni di tutte le strutture dello Stato e gli enti operanti nel settore, di supportare la nuova programmazione delle risorse per il ciclo 2014-2020. Per la stessa finalità il cosiddetto “decreto competitività” del 2014 ha affidato la responsabilità della realizzazione degli interventi ai Presidenti delle Regioni in qualità di Commissari straordinari delegati, attribuendo loro importanti poteri sostitutivi e di deroga. Un successivo decreto legge ha reso ordinaria l’attribuzione, ai Presidenti di Regione, di funzioni per gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico avviando contemporaneamente un procedimento di ricognizione sullo stato di attuazione di tutti gli interventi finanziati anche in data antecedente al 2009 per procedere alla revoca delle risorse economiche non ancora utilizzate e destinarle ad interventi altrettanto urgenti, ma immediatamente cantierabili. L’obiettivo è stato quello di trasformare in cantieri oltre 2 miliardi di euro non spesi dal 1998 per ridurre situazioni di emergenza territoriale (casse di espansione e vasche di laminazione di fiumi e torrenti, argini anti-alluvioni, briglie per la regimentazione delle acque, messa in sicurezza di frane, stabilizzazione di versanti a rischio, etc.). E’ questa la prima volta- ha sottolineato Vincenzi – che l’Italia sul tema del contrasto al rischio idrogeologico fa un salto di qualità ed investe sulla salvaguardia del territorio e sulla prevenzione, anziché concentrarsi sull’intervento in fase di emergenza”.

Aperti 450 cantieri, ma procedure ancora farraginose. Come certificato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri ha ricordato Vincenzi – da giugno a dicembre 2014, in tutta Italia, sono stati aperti 450 cantieri per circa 700 milioni di euro in lavori finalizzati alla prevenzione del rischio idrogeologico. Finalmente esiste oggi un database chiaro di ciò che serve all’Italia per ridurre i suoi immensi rischi di frane e alluvioni. Le Regioni, con le Autorità di bacino e la Protezione Civile, hanno per altro indicato la necessità di circa 5200 opere per un fabbisogno di 19 miliardi di euro; i ritardi nelle procedure autorizzative dei progetti sono però notevolissime, per cui molto ancora si deve fare nel semplificare le procedure. Contemporaneamente la Struttura di Missione presso Palazzo Chigi ha raccolto, insieme al Ministero dell`Ambiente, le proposte regionali per 2 piani: il Piano nazionale per la difesa del suolo 2014-2020 (risorse tra i 7 ed i 9 miliardi di euro) ed il Piano stralcio destinato alle aree metropolitane. Per il Piano nazionale, le proposte giunte dalle Regioni ammontano a una spesa di 16.357 milioni, di cui 875 milioni con progettazione esecutiva e 2.029 milioni con progettazione definitiva: ci sono quindi interventi per circa 2,9 miliardi di euro, cantierabili in tempi brevi appena il Piano avrà il via libera.”

La proposta Anbi di investimento sulla montagna. ” Il 20 novembre 2014 – continua Vincenzi nella sua relazione – è stato inoltre presentato a Palazzo Chigi il primo stralcio del piano triennale 2014-2020: oltre un miliardo di euro destinato ad interventi per la sicurezza nelle città ed aree metropolitane. Per quanto concerne l’aspetto finanziario, il Ministro dell’Ambiente pone in evidenza che l’azione del Governo segue 2 linee di intervento: in primo luogo, il recupero di risorse assegnate a partire dal 1998, finalizzate al dissesto idrogeologico e non ancora utilizzate; in secondo luogo, la programmazione di nuove risorse a valere sul ciclo del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020. Il presidente Anbi lancia quindi un’idea: “Vi sono 4 miliardi di euro per l’occupazione sostenibile che i Consorzi di bonifica, fuori dal Patto di Stabilità ed in collaborazione ad esempio con locali cooperative di lavoro, sono disponibili ad investire sulla montagna, la cui fragilità è in continua crescita. Gli enti consortili sono anche pronti ad assumersi la responsabilità di colmare il vuoto istituzionale ed operativo, che l’abolizione di Province e Comunità Montane ha determinato: azioni di area vasta, impensabili per i Comuni, ma da realizzare e condividere con loro. E’ una innovazione di metodo, che si auspica venga concretamente recepita per le positive implicazioni in termini di messa in sicurezza dei territori montani, occupazione e garanzia di reddito nelle aree più difficili. L’adeguamento delle opere di bonifica – ha concluso Vincenzi – è condizione fondamentale per la sicurezza territoriale, indispensabile per qualunque attività economica: se non vi è stabilità del suolo non si realizzano investimenti per infrastrutture ed impianti.”

Prodotti “made in Italy” legati anche all’efficenza della rete di bonifica. Come più volte evidenziato, la produttività della maggior parte dei terreni agricoli, la qualità delle produzioni del “made in Italy”, la loro competitività e quindi il reddito delle imprese agricole dipende dalla efficienza della rete di bonifica, che conferisce sicurezza idraulica anche agli insediamenti civili, alle città e ad altri impianti industriali e commerciali nei comprensori affidati (basti ricordare l’Agro Pontino e vaste zone della Pianura Padana della Lombardia e del Veneto, gli aeroporti di Fiumicino e di Venezia, la ferrovia Roma-Napoli, l’autostrada Firenze-Roma: se non funzionassero le idrovore dei Consorzi tali zone rimarrebbero sommerse dalle acque). L’Anbi, pertanto, ha ritenuto utile procedere ad un ulteriore aggiornamento delle indicazioni già facenti parte di precedenti proposte con l’auspicio che di esse si possa tener conto da parte della Struttura di Missione per la mitigazione del rischio idrogeologico. Nel 2015 gli interventi proposti sono 3.335 per un importo complessivo di 8,4 miliardi di euro. Essi riguardano in prevalenza quelle azioni che non rientrano in azioni ordinarie, cui si fa fronte con i contributi dei privati: si tratta di manutenzioni straordinarie delle opere di bonifica, di sistemazione e regolazione idrauliche, di ripristino di fenomeni di dissesto idrogeologico.

2014,  anno “horribilis” per la sicurezza idrogeologica. All’iniziativa Anbi è intervenuto, fra gli altri, il Ministro dell’Ambiente e del Territorio, Gian Luca Galletti, che ha sottolineato lo sforzo di governance dell’esecutivo in un settore, la salvaguardia idrogeologica, bloccato più da pastoie burocratiche e disattenzioni che da carenza di finanziamenti comunque insufficienti ad una radicale soluzione del problema. In tali meandri normativi sono stati individuati 2 miliardi e 300 milioni di euro, cui se ne aggiungeranno almeno altri 5 dal Fondo di Coesione 2014-2015; l’obbiettivo è prevenire il rischio di frane ed alluvioni. “Il 2014 è stato un anno horribilis per la sicurezza idrogeologica: non solo si sono contate numerose vittime, ma si sono registrati ben 4 miliardi di danni, dato superiore ad una media già pesante.” A dirlo è stato Erasmo D’Angelis, Capo Struttura di Missione contro il Rischio Idrogeologico, cui è stata affidata la conclusione della mattinata di lavoro. Egli ha anche sottolineato la necessità di cambiare l’approccio superficiale, fin qui evidenziato dalla politica e spesso denunciato dalla stessa Anbi: “I Consorzi di bonifica- ha concluso D’Angelis – sono un braccio operativo dello Stato, il cui ruolo è destinato a crescere.”

Fonte: Anbi

Expo: sarà “Irriframe” il fiore all’occhiello dei Consorzi di bonifica italiani

bonifica2“Saremo presenti all’EXPO 2015 con il nostro modello di gestione del territorio, imitato nel mondo. I Consorzi di bonifica non solo sono un virtuoso esempio di federalismo applicato e di autogoverno del territorio, ma sono fucina di ricerca applicata, frutto di un’esperienza verificata ogni giorno. E’ nato così Irriframe, sistema irriguo esperto, evoluzione di una precedente, positiva esperienza attiva in Emilia-Romagna. Irriframe sarà l’eccellenza che ci rappresenterà all’Esposizione Universale: grazie alla combinazione di più parametri (condizioni climatiche, umidità del terreno, tipo di coltivazione e relativa fase fenologica, disponibilità idrica, ecc.) è in grado di fornire il miglior consiglio irriguo all’agricoltore, permettendo un risparmio medio del 25% nell’uso dell’acqua in agricoltura, una pratica indispensabile da cui dipende l’84% del rinomato “made in Italy” agroalimentare.” Ad annunciarlo nei giorni scorsi, è stato Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.), presentando a Milano, nella sede del Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi, i locali che fungeranno da base operativa per il Comitato Esecutivo, appositamente costituito.

Acqua, preziosa e indispensabile risorsa. Nell’incontro, è stato anche annunciato che sarà Padiglione Italia ad ospitare la prossima Conferenza Organizzativa A.N.B.I., annuale momento di confronto, cui partecipano i rappresentanti dei circa 150 Consorzi di bonifica e di irrigazione, operanti in Italia. Introducendo la riunione, il presidente di URBIM, l’Unione Regionale dei Consorzi della Lombardia, Alessandro Folli, ha sottolineato come l’acqua sia un bene essenziale non solo per la vita stessa dell’uomo, ma anche per produrre cibo, offrire svago, creare ambienti e paesaggi gradevoli. Per questo “nutrire il pianeta“, l’obbiettivo cioè di EXPO, non può prescindere dalla risorsa acqua, che, sapientemente governata dai Consorzi di bonifica e di irrigazione, può assicurare una maggior produzione e una migliore qualità di beni alimentari. “Ma l’acqua – ha continuato Folli – è anche portatrice continua di disordine idraulico, con esondazioni dei fiumi, frane e disastri. Da qui la duplice azione dell’uomo per irrigare i terreni carenti d’acqua e salvaguardare il territorio da inondazioni e impaludamenti, tanto più necessaria ora che eventi estremi causati dai cambiamenti climatici (piogge eccessive alternate a periodi di siccità) rendono più fragile il territorio, più a rischio l’ambiente, più difficile l’agricoltura”.

Multifunzionalità dei Consorzi di bonifica. Il presidente Vincenzi ha sottolineato come, proprio per svolgere questa duplice funzione, siano operanti su oltre la metà del territorio nazionale 127 Consorzi di bonifica e di irrigazione, enti pubblici che, sotto il controllo dello Stato e delle Regioni, si autogovernano e provvedono, anche con finanziamenti dei propri associati, alla salvaguardia idraulica del territorio; all’irrigazione delle campagne con un aumento fino a cinque volte della produttività agricola; alla produzione di energia pulita; alla creazione di luoghi di svago e di ricreazione per gli abitanti e di oasi naturalistiche per la conservazione di molte specie animali e vegetali. “Una presenza e un ruolo, cioè, che contribuiscono in modo essenziale allo sviluppo sostenibile del nostro Paese”.

I progetti per l’Expo. “ANBI presenterà ad EXPO 2015 tre progetti specifici”, spiega il direttore dell’Associazione Massimo Gargano: 1) Irriframe, per il risparmio e una maggior efficienza nell’utilizzo dell’acqua irrigua, con minori costi per l’agricoltore. 2) Le situazioni e le criticità per la difesa del suolo. 3) La presentazione del progetto La civiltà dell’acqua per inserire i siti della bonifica nel patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Fonte: Unione Veneta Bonifiche

Irrigazione e bonifica, elementi fondamentali per la crescita del Paese

Massimo Gargano

Massimo Gargano

“Partiamo da un assunto, i Consorzi di bonifica e di irrigazione sono elementi fondanti di un’agricoltura determinante per la crescita economica del Paese secondo un nuovo modello di sviluppo, che abbia il territorio al proprio centro”. Ad affermarlo, è stato Massimo Gargano, presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazione (ANBI), nel corso della Conferenza Nazionale Acque Irrigue tenutasi nei giorni scorsi a Roma.

Risorsa idrica, fondamentale per il comparto agroalimentare. Oggi più che mai – continua Gargano – di fronte alla semplificazione dei livelli istituzionali con l’eliminazione di Province e Comunità Montane, i Consorzi di bonifica sono protagonisti del territorio secondo il principio di sussidiarietà, che voglio tradurre in principio di prossimità; dobbiamo dare vita, insieme ai Sindaci, a grandi campagne di ascolto, cui devono seguire azioni risolutive. In questo, grande attenzione va dedicata al Sud, dove si acuisce la forbice con lo sviluppo del Nord: per quanto ci concerne, non mancano esempi positivi come la Calabria, ma ci preoccupano la deriva di situazioni come quelle di Sicilia, Basilicata, Puglia.

Risparmio d’acqua. Il sistema irriguo esperto Irriframe, che fa già risparmiare annualmente 100 milioni di metri cubi d’acqua, punta a raggiungere i 500 nei prossimi anni. All’Unione Europea, che chiede il recupero dei costi della distribuzione irrigua, diciamo che l’irrigazione collettiva già lo fa, limitando l’intervento pubblico ai soli investimenti strutturali; allo stesso tempo, in Italia, notiamo che una legge importantissima come quella contro l’indiscriminato consumo di suolo agricolo si è arenata nella pastoie degli interessi di parte. Eppure, in questa Conferenza, presentiamo i dati di un’indagine dell’INEA, che dimostra la disponibilità degli italiani a contribuire, affinchè l’ambiente, ove l’acqua è elemento indispensabile, venga mantenuto. E’ un potenziale tesoretto, su cui riflettere in un momento, in cui servono investimenti: noi segnaliamo quelli per il Piano Irriguo Nazionale, per il Sud, per la pulizia dei bacini delle dighe!”. Conclude Gargano: “In un mondo che corre, l’Italia deve tornare a farlo; rallentare significa non fare gli interessi del Paese. All’Italia che sa di muffa, si deve contrapporre un’Italia frizzante. I Consorzi di bonifica, portatori di cultura e valori positivi, si mettono, ora come sempre, al servizio degli interessi della collettività”.

Ministro Martina, CdB vantano esperienze d’avanguardia. “Siamo consci che 300 milioni in 7 anni, destinati dal P.O.N. (Piano Operativo Nazionale) al Piano Irriguo Nazionale, non sono molti, ma è meglio averli che no. Ora dobbiamo lavorare per incrementarli attraverso il Fondo di Coesione.” Risponde così il ministro alle Politiche Agricole Alimentari Forestali, Maurizio Martina, alle perplessità emerse nel corso della Conferenza. “Quello dell’acqua è uno dei fronti più esposti nei rapporti fra Paesi; i modelli idrici sono oggetto di un costante confronto internazionale. In Italia, c’è ancora da lavorare per ottimizzare l’utilizzo delle risorse idriche anche se possiamo vantare esperienze innovative e d’avanguardia come i Consorzi di bonifica. L’Expo sarà una straordinaria opportunità per presentarle”.

Paolo De Castro: tutelare suole e risorse idriche. “Il tema centrale in Italia come in Europa, in una logica di lungo periodo, è la gestione delle risorse naturali oggi sottoposte ad un forte stress, derivante soprattutto dalla crescente domanda alimentare dai Paesi asiatici. Dobbiamo quindi concentrarci sulla tutela di suolo e risorse idriche; non c’è alcuna concorrenza fra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica.” Lo afferma l’europarlamentare, Paolo De Castro, intervenendo da Bruxelles alla Conferenza Nazionale Acque Irrigue per la crescita e il lavoro, in corso di svolgimento a Roma. “Il settore agricolo-alimentare è l’unico, che sta crescendo nella difficile congiuntura economica del Paese e l’acqua ne è fattore determinante; non è più tollerabile alcuno spreco. In questo quadro, i Consorzi di bonifica hanno ed avranno un ruolo strategico; smettiamo, quindi, defatiganti discussioni sulla loro soppressione.”

(Fonte: ANBI)

 

 

 

 

 

La Sardegna siamo noi

img(di Cristina De Rossi, socio ARGAV) Partono le inchieste per disastro colposo, una nella Procura della Repubblica di Tempio Pausania, l’altra in quella di Nuoro, per accertare cause, fare chiarezza su come e quanto progettato, costruito, condonato, edificato negli ultimi anni dalle Amministrazioni coinvolte nel disastro sardo del 18 novembre.

E’ questo l’iter della Magistratura dopo lo scempio, la morte, la devastazione. Ma ai sedici morti non servirà. L’acqua scura, fangosa, violenta, con un urlo rabbioso, li ha trascinati via, lontano, come foglie secche. Non è bastato nemmeno il terrore negli occhi innocenti dei bambini, le loro grida disperate, a placare la furia dei fiumi straripanti, dei torrenti gonfi e deformi. Sembrava chiedessero un sacrificio, come gli dei dell’Olimpo, per ritornare a essere pacifici, a scorrere placidi dentro i loro alvei.

E’ bastata una forte perturbazione di alcune ore, carica di pioggia intensa e rapidissima, per ridare voce e potenza distruttiva e innescare la ribellione dei corsi d’acqua, soffocati dalle costruzioni, violentati dalla loro iniziale conformazione, accerchiati dalla mano dell’uomo che li ha voluti domare, sottomettere, snaturare.  Siamo tutti ormai consapevoli del punto di non ritorno in cui ci sta portando la nostra miopia ambientale, il nostro egoismo speculativo, il pensare che le risorse che la natura ci mette a disposizione non siano degne di rispetto.

Abbiamo bisogno di strumenti seri e rapidi nel prevenire i disastri ormai frequentissimi, a testimonianza di un Paese fragile e lasciato allo sbando. Costerebbe molto meno applicare Piani di Salvaguardia (uno per tutti il Piano per la Mitigazione del Rischio Idrogeologico presentato illo tempore dall’ANBI) giacenti nei cassetti. Le risorse ci sono, basterebbe impegnarsi davvero a fare opere “non elettoralmente di primo riscontro” perché poco visibili, ma essenziali per la nostra salvezza.

La difesa del suolo, la salvaguardia e la sicurezza dei territori non aspettano più: siamo già troppo in ritardo, rispetto alla velocità di intervento richiesta dai sempre più repentini e drammatici cambiamenti climatici. Ogni giorno in più che lasciamo all’incuria, all’abbandono, all’approssimazione, alla sottovalutazione delle conseguenze, può essere un ennesimo giorno di lutto, come oggi in Sardegna.

Attraverso il voto, abbiamo dato ai rappresentanti in Parlamento la delega per la gestione e l’amministrazione della cosa pubblica, ma non abbiamo consegnato nelle loro mani la delega della nostra vita.  E’ una delega che non si acquisisce con la norma del silenzio-assenso.  E i morti della Sardegna, mai come ora, parlano anche per i vivi.