• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Grappa World Award, una distilleria trentina la regina della prima edizione del concorso dedicato alle grappe italiane, il 26 luglio la premiazione a Isera (TN)

E’ la Distilleria Pezzi di Campodenno (Trento), la regina della prima edizione del Grappa World Award, il concorso dedicato alle grappe italiane ideato dall’Associazione Nazionale Città del Vino nell’ambito del concorso enologico internazionale che si è svolto a Frascati dal 30 maggio al 2 giugno di quest’anno.

Spirito del concorso, il legame tra prodotto e territorio. La Distilleria Pezzi ha conquistato una Gran Medaglia d’Oro (punteggio 93.5) con Mèmora 1950 (grado alcolico 43%, maturata in piccole botti legno), e una Medaglia d’Oro (90.75) con la grappa Riserva Barrique 2019 (grado alcolico 41%). “Questa prima edizione del concorso dedicato alle grappe italiane – afferma Paolo Benvenuti, direttore dell’Associazione Città del Vino – è stata un vero e proprio “numero zero”, un esperimento destinato a crescere e a diventare un appuntamento annuale con la rassegna enologica internazionale delle Città del Vino. Vogliamo contribuire a promuovere la qualità dei nostri distillati più prestigiosi sempre mantenendo inalterato lo spirito del concorso, la valorizzazione del legame tra prodotto e territorio”.

La premiazione della prima edizione del Grappa World Award si svolgerà il 26 luglio a Isera (Trento) nella Casa del Vino della Vallagarina, alle ore 18. Interverranno, tra gli altri, il presidente delle Città del Vino Floriano Zambon, il coordinatore delle Città del Vino del Trentino Alto Adige Franco Nicolodi, l’ambasciatore delle Città del Vino Carlo Rossi. Al termine verrà presentato e sarà degustato un particolare drink dal titolo “Gocce di Spirito“.

Fonte: Servizio stampa Associazione Città del Vino

XIV Rapporto sul turismo del vino in Italia, senza impegno politico non c’è crescita

cantina sociale di Gambellara

Un settore in buona salute ma che stenta a decollare e a non sfruttare tutto il suo potenziale economico e occupazionale per la mancanza di forti strategie pubblico-private che mettano in rete e a sistema le risorse di un Paese in cui il vino e il buon cibo sono fortemente interconnessi con le bellezze artistiche e paesaggistiche di tanti territori. E’ quanto emerge dai dati dell’anteprima del XIV Rapporto sul Turismo del Vino in Italia, curato dall’Università di Salerno per conto delle Città del Vino, forniti nei giorni scorsi alla Bit (Borsa Italiana del Turismo) di Milano, alla presenza di Floriano Zambon (presidente Città del Vino), Giuseppe Festa (professor dell’Università di Salerno, direttore scientifico del corso di perfezionamento in Wine Business e curatore del Rapporto), Carlo Pietrasanta (presidente del Movimento Turismo del Vino).

Istituzioni e privati, rapporti ancora labili. Il XIV Osservatorio evidenzia, già nel titolo – “Attualità e prospettive nell’evoluzione dell’enoturismo – Le reti di collaborazione tra enti pubblici (soprattutto “Piccoli Comuni”) e operatori del comparto” – la necessità di rafforzare la collaborazione sui territori tra istituzioni e operatori privati. Se, infatti, il livello medio dei servizi degli operatori enoturistici (cantine, ristoratori, albergatori, etc) sul territorio comunale è giudicato discreto (7,05 in media, con quasi il 40% delle risposte che riconosce un voto pari o superiore a 8), ben 2 Comuni su 3 hanno già buoni rapporti di collaborazione con la Strada dei Vini o dei sapori del territorio, il cui funzionamento però è ritenuto poco più che sufficiente (6,12 in media); ma per lo più per mancanza di risorse economiche a sostegno della programmazione di attività. Tuttavia quasi 6 Comuni su 10 hanno realizzato negli ultimi 5 anni uno o più progetti per migliorare i servizi agli enoturisti, con grande vantaggio anche per le cantine e gli altri operatori privati. Infatti, gli enoturisti che arrivano nel territorio comunale, in termini di percentuale sul fatturato delle aziende vitivinicole, sembrano incidere in media per il 31,35% e per il 37,44% sul fatturato della filiera (ristoranti, alberghi, altri produttori tipici, etc). E ancora. Più di 2 Comuni su 3 (69,41%) non prevedono la tassa di soggiorno e circa il 40% dei Comuni non ha un ufficio turistico; quando c’è, non si procede a stime ragionate delle presenze enoturistiche. Secondo i Comuni, l’attività su cui dovrebbero investire gli operatori per migliorare i servizi agli enoturisti è al primo posto la formazione del personale (35,81%), seguita dalla pubblicità (27,16%).

Su 420 comuni, 85 hanno risposto all’indagine. Per quasi il 90% dei rispondenti il flusso di arrivi in cantina e il fatturato dell’enoturismo sono aumentati o almeno rimasti stabili rispetto ai dati del precedente Osservatorio: circa 14 milioni di accessi enoturistici nel 2017 per un fatturato di almeno 2,5 miliardi euro. Il XIV Rapporto Turismo Vino – Anteprima 2018 ha preso a campione i Comuni associati a Città del Vino, invitati a rispondere prima tramite email (universo) e successivamente tramite promemoria telefonico (campione). Al termine dell’indagine risultano 85 rispondenti “effettivi”. Il perimetro d’indagine, in conclusione, riguarda 85 Comuni su 420 (ossia il 20,24%). “Per quanto riguarda il modello territoriale enoturistico, pensato soprattutto, ma non solo, per i piccoli Comuni – commenta il professor Giuseppe Festa – sembra emergere qualche differenza di valutazione nella rilevanza percepita dagli operatori della filiera enoturistica tra piccoli Comuni e Comuni non piccoli. In tal senso, la legge sui piccoli Comuni offre diverse soluzioni per incrementare la collaborazione enoturistica sul territorio in una prospettiva di governance. Il Rapporto evidenzia, infine, un’intensa vivacità dei Comuni rispondenti nell’impegnarsi in attività di supporto all’enoturismo. Allo stesso tempo – conclude Festa – si avverte una richiesta di maggior collaborazione, aggregazione e integrazione, per la cui realizzazione sembra naturale coinvolgere in un ruolo sempre più strategico l’Associazione Nazionale Città del Vino, a partire dal rafforzamento dell’Osservatorio del Turismo del Vino”.

Documento “programmatico” da parte delle Città del vino. “L’enoturismo è un’occasione preziosa per la promozione, l’occupazione e le economie locali. La politica deve farne tesoro, ci aspettiamo un impegno serio durante la prossima legislatura per mettere finalmente a sistema un settore dal grande potenziale che ha bisogno però d’essere guidato”, avverte il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon. Proprio nei giorni scorsi le Città del Vino hanno inviato alle segreterie dei partiti un documento “programmatico” che affronta alcuni temi chiave rappresentati dai sindaci dell’Associazione, che mette in rete oltre 420 Comuni italiani a vocazione vitivinicola. Tra i punti messi all’attenzione della politica: il piano regolatore delle Città del Vino, lo sfruttamento delle nuove tecnologie a livello turistico, il sostegno alle Città d’Identità e al terzo settore e lo sviluppo dell’enoturismo, anche con il contributo delle Strade del Vino, il punto d’incontro naturale tra cantine, operatori privati e strategie pubbliche delle istituzioni locali”.

Fonte: Servizio stampa Città del Vino

Conegliano-Valdobbiadene Città Europea del Vino 2016

Conegliano citta europea vino 2016

Nella foto, da sx Floriano Zambon e Luciano Fregonese davanti al borgo di Rolle

E’ Conegliano-Valdobbiaden (TV) la “Capitale della Cultura Enologica Europea 2016”. La nomina è stata annunciata da Recevin, la Rete comunitaria delle 1.000 Città del Vino, riunitasi per l’occasione nella sede del Parlamento Ue, a Bruxelles.

Un anno di eventi. Dopo il Portogallo, con Reguengos de Monsaraz Città Europea del Vino 2015, l’ambito titolo torna in Italia. Per tutto l’anno è previsto un ricco programma di appuntamenti, eventi, manifestazioni culturali ed enogastronomiche che animeranno i 15 Comuni del sistema territoriale di Conegliano-Valdobbiadene, l’area in cui si produce il Prosecco Superiore Docg. Il titolo è stato assegnato con la seguente motivazione: “il progetto presentato rappresenta al meglio la continuità di una manifestazione che vuole essere al centro dell’attenzione dell’Europa e del mondo nel promuovere la cultura, l’identità, i paesaggi, i territori del vino”.

Spirito di rete. “Il titolo è una conseguenza del percorso di rete messo in piedi con tutti i sindaci del Conegliano Valdobbiadene Docg, collaborazione secondo noi vincente – ha dichiarato il presidente Floriano Zambon, nonché sindaco di Conegliano -. Lo spirito della rete in un territorio così piccolo, di soli 15 Comuni, caratterizza anche il sistema complessivo delle Città del Vino che nella rete e con la rete può raggiungere obiettivi importanti: sia sul piano normativo che delle buone pratiche. Penso in particolare alla pianificazione urbanistica dei Comuni e alla promozione enoturistica dei territori”. “Aver ottenuto il riconoscimento di Città del Vino Europea 2016 dà prestigio e risalto a tutti i 15 Comuni dell’area Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco – ha sottolineato il sindaco di Valdobbiadene, Luciano Fregonese -. Il nostro territorio avanzando questa candidatura ha dimostrato di essere compatto e omogeneo pur nelle sue diversità interne”. “E’ solo l’inizio di un percorso che vedrà crescere le Città del Vino italiane e aumenterà le capacità del turismo enogastronomico, un fatto importante dopo anni di recessione”, ha dichiarato Benedetto De Pizzol, coordinatore delle Città del Vino del Veneto.

Questi i 15 Comuni Città Europea del Vino 2016: Conegliano, Susegana, San Vendemiano, Colle Umberto, Vittorio Veneto, Tarzo, Cison di Valmarino, Follina, Miane, San Pietro di Feletto, Refrontolo, Pieve di Soligo, Farra di Soligo, Vidor e Valdobbiadene. Il concorso al quale partecipano tutte le Città del Vino Europee della rete Recevin si pone l’obiettivo di mettere in risalto l’influenza della cultura enologica ed enoturistica nella società, nel paesaggio, nell’economia, nella gastronomia e nel patrimonio e il suo valore per l’Unione Europea. La Città Europea del Vino predispone un programma d’attività culturali, formative e di sensibilizzazione sul vino. In particolare promuove iniziative tese a rafforzare la sensibilizzazione verso la cultura e la tradizione vitivinicola coinvolgendo le comunità locali e impegnandosi a sviluppare eventi innovativi e relazioni con altre Città Europee del Vino. Non sono previsti contributi, pertanto le risorse necessarie per le attività programmate dalla città candidata sono a carico delle amministrazioni.

Fonte: Servizio Stampa Città del Vino

Enoturismo, crescita lenta ma costante. I dati del XII Osservatorio sul Turismo del Vino.

Vigneti_lowUna spesa enoturistica di 2,5 miliardi di euro condivisa tra cantine e territori, ma anche forti limitazioni alla crescita per mancanza di finanziamenti pubblici ad hoc e progetti pubblico-privati d’ampio respiro per far decollare un mercato – il turismo del vino – che potrebbe creare più occupazione, più benessere e qualità ambientale. Se la maggioranza delle cantine italiane deve perfezionare i servizi e l’offerta d’accoglienza, anche con una formazione professionale tuttora carente, i servizi dei Comuni sono percepiti appena “sufficienti” dalla metà del campione, a parte i casi d’eccellenza; tutto questo in un periodo di tagli e difficoltà di gettito per gli enti locali, sui quali pesa anche il recente stop all’imposta di soggiorno per quei Comuni che non l’avevano introdotta prima della manovra finanziaria 2016. Il dato del campione considerato dal rapporto, se proiettato a livello nazionale, lascerebbe supporre per il prossimo anno di toccare il tetto di 12 milioni di visite enoturistiche.

Dal generale al particolare. “Dal Rapporto emergono chiaramente due evidenze – afferma Floriano Zambon, presidente di Città del Vino -. Il numero degli arrivi in cantina continua ad aumentare e il valore economico dell’enoturismo contribuisce sempre più alla ricchezza complessiva dell’Italia”.  Crescono nel 2015 gli arrivi rispetto al 2014, nonostante le criticità ricordate, ma l’enoturismo continua a non essere una destinazione per tutti: le “barriere architettoniche”, infatti, impediscono l’accesso ai luoghi del vino ai disabili nel 51,61% dei casi. Va peggio per i ristoranti delle aziende, “proibiti” a 7 disabili su 10. Colpisce anche la percezione degli operatori del settore sul mancato effetto Expo, considerato “troppo milanocentrico” e con scarse ricadute sui territori, in particolare i più periferici: oltre 8 cantine su 10 non hanno registrato benefici in termini di arrivi e visibilità dall’Esposizione Universale.

Protocollo d’intesa per azioni e strategie condivise. È quanto emerge dal XII Osservatorio sul Turismo del Vino presentato alla Bit di Milano da Città del Vino e Università di Salerno, che anticipa anche la nuova alleanza tra la rete dei 450 Comuni italiani a vocazione vitivinicola e il Movimento Turismo del Vino grazie a un protocollo d’intesa che consentirà alle due associazioni di intervenire in modo coordinato e condiviso su vari aspetti che riguardano lo sviluppo dell’enoturismo. Durante la presentazione – che si è tenuta presso lo stand della Regione Marche, le Città del Vino hanno annunciato anche i nuovi grandi eventi dell’anno in corso: il programma di Conegliano-Valdobbiadene “Città Europea del Vino 2016” (oltre 150 eventi sul territorio), la nuova edizione del concorso enologico delle Città del Vino Europee “La Selezione del Sindaco”, in programma a L’Aquila dal 26 al 28 maggio 2016; e Calici di Stelle (in programma dal 6 al 14 agosto), organizzata dal Movimento Turismo del Vino in collaborazione con le Città del Vino nelle piazze di oltre 200 Comuni italiani.

Enoturismo in Italia, analisi di un fenomeno. Nel 2014 nelle cantine intervistate sono state registrate 118.047  “visite enoturistiche”, nel senso che la stessa persona può aver visitato più cantine e anche la stessa cantina più volte nell’anno. Tale numero di arrivi ha prodotto un fatturato aziendale di 2.372.188 euro. La degustazione è gratuita nel 65,38% dei casi nel 2014 e nel 68,18% dei casi nel primo semestre 2015. Per le degustazioni a pagamento, la maggioranza delle cantine prevede un “biglietto” dai 5 a 10 euro a persona. 
Il dato del campione proiettato a livello nazionale lascerebbe supporre 11.804.700 “visite enoturistiche” e una stima di fatturato di 237.218.800 euro. Nel primo semestre 2015 sono stati registrati 73.804 arrivi e un fatturato relativo di 1.398.410 euro (stima nazionale: 7.380.400 di visite enoturistiche nel primo semestre, con 139.841.000 di euro di fatturato, e 14.760.800 visite enoturistiche in tutto il 2015, per una stima di fatturato aziendale di 279.682.000 euro). “Sono dati di notevole rilevanza – fa notare l’Osservatorio di Città del Vino – molto superiori alle cifre emergenti da altre valutazioni, ma da sottoporre a un pensoso giudizio di affidabilità, mancando nella maggior parte dei casi una sistematica rilevazione da parte delle aziende.”

Il valore del fatturato così espresso potrebbe ingannare dando l’impressione di essere clamorosamente sottostimato, poiché il valore dell’enoturismo italiano secondo l’Osservatorio 2015 si aggira intorno ai 2,5 miliardi di euro (Città del Vino, Anteprima BIT 2015). Si segnala, tuttavia, che si sta parlando del fatturato derivante esclusivamente dagli “arrivi in cantina”, da una parte escludendo l’indotto collegato (che moltiplica sul territorio fino a 5 la somma complessiva delle spese di viaggio, vitto, alloggio e simili) e dall’altra non potendo valorizzare con precisione la vendita “enoturistica” di bottiglie; poiché impossibile distinguere, tra numerose risposte non perfettamente congruenti, le vendite in cantina come “vendita” e le vendite in cantina come “enoturismo”.

Il valore dell’enoturismo come attività economica sul territorio si aggira dunque intorno a 1,2 miliardi di euro nel 2014 e a 1,4 miliardi nel 2015. A queste cifre bisogna aggiungere il fatturato della vendita in cantina derivante “esclusivamente” dall’enoturismo. Per tutti questi ragionamenti, in assenza di precise, se non impossibili, rilevazioni sul campo, è ragionevole affermare che il valore globale dell’enoturismo in Italia si confermi sui 2,5 miliardi di euro. Altri dati interessanti, il 47,54% delle cantine intervistate produce anche altri prodotti agricoli, mentre il 45,31% eroga anche servizi di accoglienza (ristorazione, pernottamento, etc.) e, in particolare, il 31,25% produce anche energia.

Le criticità dell’accoglienza enoturistica. Ci sono ancora tanti aspetti da migliorare per quanto riguarda l’offerta proposta e l’impegno delle pubbliche amministrazioni. Nelle aziende vitivinicole, ad esempio, le “barriere architettoniche” impediscono ai disabili l’accesso ai luoghi del vino nel 51,61% dei casi; ma sono comunque accessibili nel 48,39%. La sala ristorante è “proibita” ai disabili nel 70% dei casi e le cucine sono attrezzate per rispondere ad allergie e intolleranze alimentari solo nel 26,67% dei casi: 7 volte su 10 non lo sono. Tra le criticità per i servizi erogati dal Comune a sostegno dell’offerta enoturistica, il 50,01% dà un voto almeno pari a 6 (la sufficienza), ma il 49,99% giudica tali servizi insufficienti. I servizi erogati dai Comuni non sono considerati da tutti di buona qualità: il campione si spacca in due tra chi li giudica almeno sufficienti e chi li giudica decisamente insufficienti.

In generale, le aziende vitivinicole non sono ancora perfettamente organizzate per la ricezione enoturistica, sicuramente in termini di servizi, ma anche e soprattutto in termini informativi: non sanno prevedere quanti visitatori arriveranno, quanti sono gli arrivi effettivi, quanti hanno comprato come visitatori o come “clienti abituali”. Non si registrano le visite, e nemmeno i contatti, etc. Tuttavia, si avverte una diffusa percezione di ampi margini di sviluppo per l’enoturismo, dato che molti intervistati si stanno organizzando con servizi di ristorazione e pernottamento poiché ne hanno “continua richiesta”. “Una situazione che richiede almeno due direzioni di marcia: sul pubblico e il privato. Da una parte, con la giusta autocritica degli enti locali, va sviluppato un maggior dialogo tra Comuni e operatori con indagini di customer satisfaction e altri strumenti di raccolta di richieste, segnalazioni e suggerimenti – dichiara Zambon -. Dall’altra serve più cultura d’impresa nella progettazione, organizzazione ed erogazione dell’offerta enoturistica, a cominciare da corsi di formazione per gli imprenditori, i manager e gli addetti. Oltre il 30% del campione ammette di non aver usufruito di un corso di formazione”.

“La formazione – afferma Carlo Pietrasanta, presidente del Movimento Turismo del Vino – è un aspetto strategico per la qualità dell’accoglienza enoturistica in cantina. Molti passi avanti sono stati fatti e MTV ne è stato protagonista. Ora occorre che anche gli Enti pubblici, in particolare Governo e Regioni, facciano la loro parte per trovare le risorse necessarie a sostegno della formazione. Non basta fare buon vino: occorre saper accogliere i turisti, offrire servizi sempre più aggiornati ed efficienti, costruire una rete di relazioni tra i diversi soggetti pubblici e privati dei territori perché la qualità dell’offerta sia basata su idee e progetti condivisi. Molte cantine si stanno attrezzando e investono risorse. Già sarebbe un risultato vedergli riconosciuto questo sforzo, magari defiscalizzando gli investimenti fatti per sviluppare l’enoturismo”.

Stop alla tassa di soggiorno. La rete di 450 Comuni italiani a vocazione vitivinicola lancia l’allarme per i nuovi “tagli” agli enti locali previsti dallo stop all’imposta di soggiorno, che avrebbe portato nelle casse comunali per il prossimo anno almeno un milione di euro, prevista dalla manovra finanziaria 2016. Il provvedimento decretato dall’articolo 1 comma 26 della Legge di Stabilità sospende, infatti, fino al 31 dicembre 2016, il potere dei Comuni di deliberare aumenti di tributi.  Ciò vuol dire che i Comuni capoluogo di Provincia, le Unioni di Comuni nonché i Comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte si trovano momentaneamente impedita la possibilità di introdurla con effetto nel 2016, ovvero applicando per la prima volta il tributo, così come momentaneamente impedita la possibilità di apportare incrementi alle aliquote già in vigore nel 2015.

“A proposito di risorse – aggiunge Zambon – è opportuno che il Governo aggiorni e rifinanzi la legge sulle Strade del Vino, ormai ferma al 1999, andando poi ad armonizzare le diverse leggi regionali nate sulla scia di quella norma. E sempre in tema finanziario, appare incoerente aver introdotto per i Comuni la tassa di soggiorno, destinata a finanziare progetti e programmi di sviluppo turistico locale, se poi oggi non tutti i Comuni possono istituirla dato il blocco di nuove tasse, che appare più demagogico che realmente utile, creando una evidente disparità tra i territori che la possono applicare e quindi usufruire di quelle risorse e chi non ha soldi da investire. Non siamo certo esponenti del partito delle tasse, ma chiediamo perequazione e pari opportunità. Altrimenti intervenga lo Stato con programmi e finanziamenti ad hoc in favore dell’attrattività enoturistica nazionale che, come dimostra il nostro rapporto, ha grandi potenzialità di crescita”. “A destare preoccupazione è la disparità tra i territori introdotta dal provvedimento – afferma Paolo Benvenuti, direttore dell’Associazione Città del Vino – e chi, trovandosi in procinto di farlo, si vede oggi costretto a sospendere il percorso di condivisione con gli operatori del settore iniziato prima dell’approvazione della legge di stabilità. Contestualmente si rafforza il dubbio che la destinazione del relativo gettito non sempre finalizzato puntualmente a interventi in materia di turismo, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali, abbia inciso non poco su tale decisione, creando così una forte limitazione rispetto a chi ne progettava invece il buon utilizzo a favore del territorio”.

Un’Expo Milanocentrica. E veniamo ora all’Esposizione Universale di Milano, da poco conclusa. Due gli aspetti da sottolineare: l’Expo non ha portato grandi benefici diretti alle cantine in termini generali e di visibilità; le cantine hanno partecipato poco alle iniziative. Queste le risposte al questionario: il 71,88% non ha partecipato come operatore alle iniziative del Padiglione Vino; il 56,67% ha partecipato come visitatore alle iniziative del Padiglione Vino;
il 60,71% non ha partecipato come operatore ad altre iniziative dell’Expo;  il 77,42% ha partecipato come visitatore alle iniziative dell’Expo; l’84,38% non ha avuto benefici dall’Expo in termini di arrivi; l’84,38% non ha avuto benefici dall’Expo in termini di visibilità; l’83,87% non ha avuto benefici dall’Expo in termini generali. In sintesi, il contributo dell’Expo e del Padiglione Vino allo sviluppo della visibilità, dell’incoming e nelle ricadute dell’offerta enoturistica sui territori è giudicato sfavorevolmente dalla stragrande maggioranza del campione, con risposte negative sempre al di sopra dell’80%, come del resto e purtroppo già anticipato dall’Anteprima del XII Rapporto sul Turismo del Vino di Città del Vino alla BIT 2015).

La metodologia. La nuova indagine ha un’impostazione metodologica innovativa: ha preso come campione le cantine italiane, protagoniste dell’offerta enoturistica; le cantine sono state selezionate dal database di Città del Vino; il questionario è stato progettato da un gruppo di ricerca del corso di perfezionamento Universitario e aggiornamento culturale in Wine Business dell’Università degli Studi di Salerno ed è stato strutturato in sezioni/domande e testato su alcuni operatori del turismo del vino prima dell’indagine sul campo. Inoltre il questionario è stato concepito per essere completamente “online”, così da semplificare la compilazione dei campi, la correttezza delle risposte e il successivo allestimento del database. La metodologia così definita può essere considerata una Best Practice, grazie a un sistema d’indagine efficientemente replicabile in ricerche successive. Hanno risposto all’indagine 80 cantine, la cui produzione complessiva vale circa 480mila ettolitri. Poiché in Italia nel 2014 sono stati prodotti 44,7 milioni di ettolitri il campione rappresenta l’1% (per difetto) del panorama enologico italiano. Assumendo che possa esserci con tutte le limitazioni del caso un legame proporzionale tra produzione (variabile proxy) e servizio enoturistico (variabile indagata) i valori emersi dal campione sono moltiplicati per 100 per ottenere una stima nazionale.

Fonte: Servizio Stampa Associazione Città del Vino

Fusione dei piccoli Comuni, danni collaterali all’Italia del vino

bottiglie-di-vinoDal convegno di Scandiano (Re), dove si è parlato di Lambrusco e difesa dei vitigni italiani, arriva l’allarme dell’Associazione Nazionale Città del Vino: “Salve le Dop, Doc e Docg con il nome della varietà d’uva, ma un nuovo pericolo incombe sui territori: l’obbligo d’accorpamento sotto i 5mila abitanti. La proposta di legge crea scompiglio nelle denominazioni d’origine. Va bene aggregare servizi e funzioni, ma solo per rafforzare il terroir”.

Un Barolo di Barolo (739 abitanti) o della “frazione” di Barolo? Un Morellino di Scansano (4.500 persone) o della “località” Scansano? E il Barbaresco (670 abitanti), il Greco di Tufo (934), l’Aleatico di Gradoli (1.479), i vini della Costa d’Amalfi con le sottozone – meglio sottofrazioni o circoscrizioni?  – di Furore, Ravello e Tramonti? Nell’ordine: 837; 2.500 e 4.147 abitanti. E’ salva per ora Montalcino, che con 5.139 anime potrà conservare il titolo di Comune; finché la demografia lo consente.

Rischio confusione ed effetti collaterali. Dalla Val d’Aosta alla Sicilia, passando per Aymavilles e Morgex (Ao) fino a Montevago (Ag) e in decine di altri paesi del vino, la proposta di legge per obbligare i Comuni sotto i 5mila abitanti a fondersi, presentata alla Commissione Affari istituzionali della Camera da 20 parlamentari Pd, rischia di creare molta confusione ed effetti collaterali sul sistema delle denominazioni d’origine italiana, già ricca di vini conosciuti per il nome del Comune in cui sono prodotti, e con riflessi negativi anche sull’enoturismo e sulla produzione, per aspetti d’etichettatura, promozione, etc.

Fonte: Servizio Stampa Associazione Città del Vino

Città del vino: no a tagli risorse decisi in Finanziaria 2010

I territori del vino italiani si schierano contro i tagli delle risorse decisi dalla Finanziaria 2010, che, tra le funzioni fondamentali dei comuni, esclude la promozione dello sviluppo della propria comunita’, trasformandoli in organismi destinati a dover unicamente gestire i tagli della spesa pubblica, anziche’ la valorizzazione dei propri territori. A dirlo, sono il presidente delle Citta’ del Vino Giampaolo Pioli ed il vice-presidente dell’associazione che riunisce quasi 600 comuni ad alta vocazione vitivinicola in tutta Italia, Fabrizio Montepara, unendosi all’allarme lanciato da Res Tipica, l’associazione delle Citta’ di Identita’ che rappresenta oltre 2.000 comuni, tra Citta’ dell’Olio, del Bio, del Pane, del Tabacco, del Castagno, I Borghi piu’ Belli d’Italia, e molte altre citta’ custodi delle produzioni di qualita’ e del patrimonio rurale, simboli del made in Italy nel mondo e alla base del turismo, voce fondamentale dell’economia italiana.

Togliere l’azione di promozione dei territori rurali ai comuni è un grave azzardo. Le Citta’ del Vino appoggiano Res Tipica che chiede di modificare sia il Ddl Calderoli e la Legge Finanziaria 2010, per quanto riguarda le funzioni fondamentali di comuni, province e citta’ metropolitane, in contrasto con quanto previsto dal Testo Unico, sia di rivedere le modalita’ di applicazione del Patto di Stabilita’, con l’eliminazione degli ”enti virtuosi” che hanno i conti in ordine. Per le Citta’ del Vino ”la promozione dei territori rurali e delle eccellenze che in questi si producono e’ uno strumento reale di azione a favore delle economie locali per la sostenibilita’ e la coesione sociale: toglierla ai comuni e’ un grave azzardo. Cosi’ come, se non si modifica il Patto di Stabilita’, aumentando la soglia dell’esenzione e l’eliminazione per quegli ”enti virtuosi”, sara’ difficile imprimere impulsi positivi alle economie locali”. Il rischio piu’ evidente e’ quello di forti ripercussioni in particolare sulle realta’ piu’ piccole (l’80% dei comuni in Italia, con meno di 5.000 abitanti) e sui loro territori rurali, e quindi sulla produzione agricola di qualita’ che sta alla base del made in Italy.

(fonte Asca)

Concorso manifesto 2011 Città del Vino: proposte raccolte fino al 30 novembre 2010

Tradurre in un’immagine unica lo spirito che anima i territori a piu’ alta vocazione vitivinicola d’Italia, quasi 600 tra piccole e grandi citta’ che dal nord al sud del Belpaese sono le ”custodi” dei terroir dove nascono i grandi vini italiani: ecco la mission di chi, fino al 30 novembre, vorra’ cimentarsi con creativita’ ed inventiva nel ‘‘Concorso per il manifesto 2011” delle Citta’ del Vino, aperto a tutti gli enoappassionati per realizzare l’immagine che accompagnerà le Citta’ del Vino per un intero anno di eventi e iniziative.

A idearla, gli enoapassionati. ”Lo spirito partecipativo delle Citta’ del Vino e la volonta’ di un profondo radicamento sul territorio attraverso il coinvolgimento di tutti, come di chi lo vive ogni giorno e ne conosce la storia e le tradizioni piu’ autentiche – spiega il presidente delle Citta’ del Vino Giampaolo Pioli – sono alla base della scelta di promuovere ogni anno questo concorso e di aprirlo a chiunque voglia partecipare, grafici, designer o semplicemente enoappassionati”. I bozzetti possono essere realizzati con qualunque tecnica, forme e colori, singolarmente o in gruppo, e l’opera migliore, sottoposta al giudizio di una giuria, rappresentera’ per un intero anno l’immagine delle Citta’ del Vino, dal manifesto ufficiale alla guida. L’autore ricevera’ un premio di 2.500 euro e un weekend da trascorrere in un agriturismo di una prestigiosa area vitivinicola italiana. Inoltre, e’ previsto un premio speciale per le scuole di primo e secondo grado: un buono del valore di 1.000 euro per l’acquisto di materiale didattico.

(fonte Associazione Città del Vino)