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Estate 2023, tra alghe, granchi blu e caldo torrido, anche le lagune sono in sofferenza

L'invasione delle alghe nelle lagune polesane

Alghe, granchio blu, temperature eccessive e scarsa circolazione dell’acqua: le lagune polesane sono in sofferenza. Lo afferma Alessandro Faccioli, responsabile Coldiretti Impresapesca dettagliando il quadro della situazione dopo aver relazionato ampiamente al convegno organizzato dal Cur di Rovigo all’interno del corso di laurea in “Water and geological risk engineering”. Negli anni scorsi, particolarmente nel 2022, una combinazione di fenomeni ha causato una prepotente moria di vongole. Questi molluschi sono minacciati dal clima ormai tropicalizzato al quale si aggiunge un nuovo problema che non è più da sottovalutare: la presenza della specie invasiva del granchio blu.

Fenomeno “acqua bianca”. “Non è la prima estate in cui gli ambienti lagunari si trovano in questa situazione – prosegue Faccioli -. Il quadro è peggiorato con l’arrivo della specie invasiva del Callinectes sapidus, un killer dei nostri molluschi che si sta appropriando delle nostre lagune, un danno non solo economico, che per il settore è decisamente grave, ma anche ambientale perché si sta mettendo a repentaglio la biodiversità. Nel frattempo, in questi giorni, è in atto la proliferazione di alghe di tipo ulva rigida e gracilaria e altre, in grandi quantità. Il fenomeno è dovuto allo scarso ricircolo idrico, ormai compromesso da tempo, un problema acuito dall’arrivo delle alte temperature. Le alghe, già visibili, stazionando in superficie, subiscono il fenomeno della decomposizione che, inevitabilmente, assorbe ossigeno dall’ambiente lagunare mettendo in difficoltà pesci e molluschi che vivono in quell’habitat. Questa decomposizione provoca un fenomeno comunemente chiamato “dell’acqua bianca”. Dal punto di vista visivo, le alghe stanno già invadendo la laguna; la proliferazione di queste e la loro decomposizione mettono a repentaglio l’ossigenazione dell’ambiente lagunare che necessita da tempo di interventi strutturali. La mancata ossigenazione della laguna porta alla moria delle altre specie che la vivono”.

Si confida nel Pnrr. “La situazione aggiornata degli ambienti di pesca è stata trasmessa anche al ministero competente tramite Coldiretti – prosegue Faccioli -. Sono indispensabili le soluzioni operative già chieste a più riprese dai pescatori alle istituzioni competenti: si tratta dei lavori di vivificazione. Sappiamo che sono molto costosi e le risorse sono difficili da reperire; per questo confidiamo nel Pnrr. Gli interventi sarebbero una soluzione a una questione economica e sociale dell’attività economica di pesca, ma affronterebbero allo stesso tempo un problema ambientale; le lagune sono ambienti fragili – conclude Faccioli -, sono ecosistemi basati su equilibri che oggi sono minacciati da più fronti, possiamo affermare con certezza che sono tutti fenomeni avversi legati ai cambiamenti climatici, ma anche la mancata operatività dell’uomo nella gestione delle lagune e delle bocche a mare ha sicuramente contribuito al peggioramento dell’ambiente”.

Un evento curioso: un “pesciolino” in laguna

(di Fabrizio Ferrari, socio ARGAV) In questo ultimo secolo abbiamo visto cose molto strane. I mutamenti climatici ci hanno abituato a non meravigliarci di nulla. Ormai da oltre un decennio si cattura il pesce balestra in Alto Adriatico, una specie tropicale che lentamente è risalita sempre più a Nord dagli anni ’70 del Novecento.

Cinque anni fa un capodoglio entrò tra una coppia di imbarcazioni che andavano a strascico con la volante davanti a Chioggia e, dopo alcuni colpi di coda, se n’andò dopo aver fatto a pezzi la rete e costretto gli equipaggi ad un mesto rientro in porto. Di capodogli in Alto Adriatico non esisteva memoria. Ora un altro evento che non si ricorda. Un tonno rosso ( Thunnus Thynnus ) di ben 230 chili è stato catturato la penultima settimana dello scorso aprile nella laguna di Venezia. Il grosso pelagico, certamente dell’età di dieci o undici anni, si è infilato in una rete da posta per la cattura delle seppioline, probabilmente per inseguire un branco di prede. I pescatori , che se ne stavano in barca tranquilli, hanno visto la rete muoversi in modo violento e strano, accorsi, hanno subito chiesto aiuto ad un equipaggio ch’era nei pressi.

Dieci uomini hanno impiegato più di un’ora per tirare a bordo il grosso esemplare finito in una fragile rete posizionata con paline ai margini di un canale lagunare. Una simile cattura era per loro davvero inimmaginabile. Ma se un tonno di quella grandezza ha un valore commerciale sostanzioso, c’è anche un risvolto di non poco conto. La cattura dei tonni è contingentata e chi l’esercita deve essere autorizzato. A tal punto c’è da chiedersi se la cattura sia stata davvero un colpo di fortuna o invece nasconda spiacevoli risvolti sanzionatori. Nell’ultimo mezzo secolo nella laguna di Venezia sono entrati e sono stati catturati esemplari di pesce luna, delfini, ma tonni mai!

Curioso è pure il periodo in cui è avvenuta la cattura. Usualmente i tonni giungono in Alto Adriatico lungo la costa italiana a fine agosto per poi ridiscendere lungo la costa istriana a settembre. Le catture di fine estate, in passato sono state anche abbondanti. Negli anni ’80 del Novecento, navi fattoria giapponesi giungevano a Porto Garibaldi per acquistare il tonno rosso catturato dai pescatori locali. Oggidì il mare non finisce mai di stupire. I mutamenti climatici, le variazioni delle correnti di profondità e dei tassi di salinità, hanno prodotto mutamenti strutturali della biomassa che mai avremmo immaginato e di cui non conosciamo la dinamica. Di questi tempi non è il caso di stupirsi di nulla. Può accadere di tutto!