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Nuove varietà di riso e viti resistenti ai cambiamenti climatici

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Nuove varietà di riso e viti  resistenti, pomodori con tolleranza a stress, meli con cicli vegetativi più lunghi. E ancora: flussimetri, stazioni meteo, elettrovalvole e modelli predittivi che indicheranno come comportarsi nei campi in caso di carenze idriche e situazioni meteo anomale. L’agricoltura si affida alla ricerca per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici, che stanno stravolgendo le stagioni e i cicli delle colture, causando danni e perdita di redditività. Una ricerca che ha già un piede nel futuro con interessanti sperimentazioni, presentate nei giorni scorsi al convegno di Verona “Cambiamenti climatici e frutticoltura: subirne le conseguenze o gestirle?”, promosso da Confagricoltura Verona in collaborazione con Crédit Agricole, e moderato da Antonio Boschetti, direttore dell’Informatore Agrario.

Interventi. “I cambiamenti climatici, con frutta e orticole falcidiate da eventi sempre più violenti e imprevedibili, stanno mettendo a dura prova l’agricoltura, che anche quest’anno ha pagato un prezzo altissimo con intere colture decimate da grandine e tempeste, oltre che da gelate tardive e lunghi periodi di siccità – ha detto Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona -. Abbiamo già parziali risposte dalle tecnologie più avanzate per cercare di gestire gli eventi imprevedibili, ma la strada è ancora lunga. Dovremo sempre di più puntare su strumenti innovativi come app, big data, sensori, immagini satellitari e droni, che potranno rendere le coltivazioni italiane più adatte al clima che cambia”. Secondo Davide Leonardi, vicedirettore regionale di Crédit Agricole, “sarà importante garantire forme di sostegno dedicate in questo delicato passaggio, che sta avendo un impatto enorme sui bilanci delle aziende agricole”. Giordano Emo Capodilista, vicepresidente nazionale di Confagricoltura e Paolo Ferrarese, vicepresidente regionale, hanno auspicato più attenzione e sostegno per le imprese agricole e un’accelerazione sulla ricerca, che in Italia e in Europa vede ancora molti pregiudizi nei confronti delle tecniche più innovative. Stefano Vaccari, direttore del Crea, Consiglio per la ricerca e l’economia in agricoltura, ha spiegato che 2.213 persone stanno lavorando nell’istituto per la ricerca italiana, di cui buona parte impegnata sulle nuove frontiere che sono  la genomica, la precisione, l’energia e la sostenibilità. “I cambiamenti climatici stanno spostando i paradigmi e i punti di riferimento – ha chiarito -. Le gemme anticipano i tempi, le gelate arrivano in tarda primavera, tornano fitopatie che non si vedevano da vent’anni, come la maculatura bruna delle pere. Stiamo perciò lavorando per produrre nuove varietà di piante che si adattino alle nuove condizioni, senza però cambiare il prodotto, perché anche tra vent’anni i consumatori vorranno il Prosecco, i kiwi e le mele veronesi, l’Amarone.  Con il genome editing, che non è ogm perché si rafforzano le piante utilizzando il loro dna, stiamo ottenendo piante di glera resistenti alle malattie, altre allo stress idrico e altre ancora agli eccessi di calore. Stiamo lavorando anche sull’agricoltura di precisione con sistemi previsionali per la difesa delle colture, di simulazione per ottimizzare le risorse idriche, di previsione delle rese per i seminativi”.

Risparmio idrico. Raffaele Giaffreda, ricercatore della Fondazione Bruno Kessler, ente di ricerca al top in Italia con oltre 400 ricercatori e 11 centri dedicati alle tecnologie e all’innovazione, ha sottolineato che il 20 per cento del territorio europeo è già interessato da condizioni di scarsità d’acqua. “Dobbiamo mettere a punto sistemi di risparmio della risorsa – ha precisato – utilizzando sensori che monitorano il contenuto di acqua nelle piante, ma anche reti ad ampia copertura, stazioni meteo, big data. La sensoristica potrà aiutarci anche con le gelate, per capire quando e dove intervenire, oppure nel monitorare le temperature. Tutto questo, però non può ricadere solo sulle spalle degli agricoltori: serve un approccio multidisciplinare che veda in campo istituzioni, enti di ricerca e altri attori del settore”. Oltre a Lucio Fedrigo, direttore di Gestifondo Impresa, che ha illustrato i nuovi strumenti che affiancheranno gli agricoltori nella gestione dei rischi, erano presenti nel parterre numerosi esponenti della politica. Oltre a Elisa De Berti, vicepresidente della Regione Veneto, che vede nel Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) un’opportunità per spingere l’acceleratore sulla sostenibilità, era presente Marco Andreoli, presidente della Terza commissione della Regione Veneto, che ha puntualizzato come il Veneto abbia il 23% della superficie agricola assicurata per 1,25 miliardi, prima regione in Italia per valore. “I risarcimenti e gli interventi compensativi sono però sempre insoddisfacenti – ha chiosato -, basti pensare che per i danni da gelate di quest’anno, stimati in 220 milioni solo per il Veneto, il ministero ha stanziato160 milioni per tutta Italia, peraltro non ancora assegnati. Nel Psr noi continueremo a dare un sostegno per realizzazione di impianti antibrina, antigrandine e antinsetto. In dicembre lanceremo un bando da 150 milioni con il quale finanzieremo, tra l’altro, attrezzature per il risparmio idrico e investimenti volti alla prevenzione”. Infine l’eurodeputato Paolo Borchia ha espresso preoccupazione per la nuova Pac, la Politica agricola comune, “che dà sempre più oneri e compiti agli agricoltori, tirando però il cordone della borsa sui contributi. Anche gli obiettivi Ue sull’impatto climatico zero entro il 2050 sono poco credibili, in quanto non siamo dotati delle tecnologie necessarie per attuare la rivoluzione verde”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Verona

Giovedì 23 luglio 2020 l’Ordine degli Ingegneri veneziano presenta la “Carta di Venezia Climate Change” nella Scuola Grande di San Rocco a Venezia

Gli effetti di una passata alluvione in Veneto

L’Ordine e il Collegio Ingegneri Venezia presenteranno giovedì 23 luglio 2020 alle ore 17:30 la “Carta di Venezia Climate Change”, documento che definisce posizione, orientamenti e azioni concrete sul tema del cambiamento climatico. Si tratta di un lavoro multidisciplinare realizzato da una Commissione di ingegneri esperti. Il documento verrà presentato con un convegno a Venezia che si svolgerà nella Scuola Grande di San Rocco (registrazione dalle ore 17:00).

Il tempo per agire è adesso. Gli ingegneri Mariano Carraro e Maurizio Pozzato, presidenti dell’Ordine e del Collegio, commentano con soddisfazione il prezioso lavoro poiché “i cambiamenti climatici sono alla base del fenomeno dell’incremento acque alte a Venezia, paradigma dei rischi che corrono tutte le aree costiere italiane e del pianeta, ma che a Venezia, per l’insieme dei suoi elevati valori ambientali, paesaggistici, culturali, storici, evocano il culmine del rischio di perdita di un patrimonio che appare a tutti come insostituibile. “L’impressione è che questo importante tema non sia stato preso ancora di petto dai decisori, dalle amministrazioni e dai cittadini – evidenzia l’ingegner Sandro Boato, coordinatore della Commissione – che non ci riguardi direttamente, e vada sì affrontato, ma con una certa calma, come se fossero interessate solo le generazioni future; in realtà il tempo per agire è già scaduto, la temperatura del pianeta sta aumentando e continuerà a salire, solo con azioni drastiche e decise l’aumento potrà essere limitato, ma non certo evitato”.

Scenario di riferimento. È quindi necessario agire – avvertono gli ingegneri – rapidamente e in modo coordinato avendo come faro l’ONU e l’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico). L’ONU ha adottato la Strategia 2030 per lo sviluppo sostenibile. La nuova Commissione Europea ha adottato il programma Green New Deal e l’Italia ha adottato il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. Sono tutti strumenti utili a fornire risposte efficaci per affrontare il problema e contenere i temuti effetti negativi. Entro il 2050, secondo il rapporto IPCC del 2018, dovranno essere azzerate le fonti di CO2, garantendo, nel contempo, la sostenibilità dell’economia del pianeta. Anche l’opinione pubblica è stata sensibilizzata su questo tema, basti pensare al movimento “Friday for future” organizzato dall’adolescente svedese Greta Tunberg. La “Carta di Venezia Climate Change” descrive lo scenario di riferimento, cioè come sta aumentando la temperatura, come si sta modificando il clima, rilevandone le cause e gli effetti. Sono le attività umane, nella loro molteplicità, la principale causa dell’aumento dei gas serra, che a loro volta causano l’incremento della temperatura. Ne sono responsabili i trasporti, le attività produttive, il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti di vita e di lavoro, la produzione di energia.

Abbandonare la consuetudine dell’usa e getta. “Siamo davanti a una sfida difficile che comporterà una modifica radicale ai nostri stili di vita – ribadiscono gli ingegneri – tra enormi disuguaglianze sociali ed economiche si dovranno contenere e ottimizzare i consumi di energia, evitando gli sprechi. Gli oggetti di uso quotidiano dovranno essere utilizzati più a lungo, la consuetudine dell’”usa e getta” dovrà essere rivista se non abbandonata, puntando a beni durevoli, per consentire ai nostri figli e nipoti di usufruire ancora delle risorse del pianeta. Attualmente consumiamo più di quanto il pianeta è in grado di rinnovare. Il giorno dell’anno in cui si supera tale limite è chiamato Earth Overshoot Day. Nel 2019 è stato il 19 luglio. Ciò significa che in sette mesi l’umanità consuma quello che la terra avrebbe a disposizione per un anno, sottraendo risorse a chi verrà dopo di noi.

Come affrontare la sfida per cercare di raggiungere risultati concreti? Bisogna agire su più fronti, coordinati e intervenire sulle cause del cambiamento climatico. Serve anche agire sugli effetti, per mitigare gli impatti, perché non si possono evitare. Sul fronte delle cause si dovrà agire riducendo fino ad azzerarle le emissioni di CO2 in atmosfera da tutte le fonti che la producono: industria, agricoltura, allevamento, trasporti. Un nodo fondamentale sarà costituito dalla transizione energetica. Si dovrà passare dalla produzione con utilizzo di combustibili fossili (attualmente la più diffusa) alla produzione da fonti rinnovabili come l’idrico (già ampiamente sfruttato) l’eolico, il solare termico, il fotovoltaico e altre fonti, con adeguati sistemi di accumulo. Tra le principali priorità dei progetti di ingegneria si dovrà pensare all’efficientamento energetico del patrimonio edilizio, sia pubblico che privato, per evitare le dispersioni di calore estive ed invernali. Anche il sistema dei trasporti dovrà essere fortemente modificato con l’incentivazione del trasporto collettivo, l’utilizzo di veicoli a trazione elettrica, la riduzione del pendolarismo favorendo il lavoro da casa poiché l’esperienza del Covid-19 ha dimostrato che in molte situazioni ciò è possibile”.

Sul fronte degli effetti del cambiamento climatico vanno adottate le misure di adattamento. Si dovranno piantumare grandi quantitativi di alberi nelle città e in tutto il mondo allo scopo di assorbire in modo naturale la CO2 prodotta. La disponibilità di acqua sarà sempre più scarsa, specie in alcuni periodi dell’anno. La gestione delle acque andrà quindi ottimizzata. Il territorio andrà salvaguardato e difeso dai rischi di frane, smottamenti, allagamenti. Le aree costiere più a rischio di inondazione dovranno essere adeguatamente protette da dighe e altri sistemi di difesa passiva. Le conseguenze più preoccupanti riguarderanno probabilmente l’innalzamento dei mari. L’area veneta potrebbe essere davvero colpita pesantemente. Con un aumento della temperatura di 3,2° le previsioni stimano un innalzamento del mare fino a un metro. Ciò comporterebbe l’allagamento di vaste aree territoriali e perciò dovrebbero essere protette da adeguate arginature di contenimento. In questo scenario preoccupante, nel condividere le indicazioni dell’ONU e dell’IPCC, gli ingegneri possono avere un ruolo attivo e propositivo. L’ingegneria, con le sue capacità multidisciplinari, lancia un appello a tutti i professionisti. Serve implementare le innovazioni e mettersi a disposizione per studiare progetti strategici e operativi.
La “Carta di Venezia Climate Change” invita tutti a mettere in atto alternative possibili per fornire le soluzioni tecnologiche più idonee ed efficaci ad affrontare il problema nel medio e lungo termine.

Fonte: Servizio stampa Ordine Ingegneri Venezia

L’Artico in fiamme peggiora le conseguenze del cambiamento climatico, pochi anni ancora e raggiungeremo la fatidica soglia di aumento della temperatura di 1,5°C

Il giornale dell’Università di Padova, Il Bo Live, ha cercato di quantificare quanta CO2 si può ancora emettere nell’atmosfera prima di raggiungere il fatidico aumento di 1,5° C di temperatura rispetto all’era preindustriale. Ebbene, abbiamo il 66% di possibilità di raggiungere l’obiettivo massimo (aumento di 1,5 °C) se le emissioni ulteriori di CO2 non superano le 320 Gt (miliardi di tonnellate). Nel 2018, i miliardi di tonnellate di CO2 emessi sono stati 42 e, se continuassimo così, già nel 2026 avremmo raggiunto quota 320. Le possibilità si riducono al 50% se le emissioni ulteriori raggiungeranno le 480 Gt e scendono al 33% se le emissioni toccheranno le 740 Gt.

Ondata di caldo record. Nel sopra citato calcolo non sono stati, però, compresi gli effetti degli incendi che stanno devastando circa tre milioni di ettari di foresta in Siberia – un’area più grande della Sicilia -, nella regione della Jacuzia (dato rilasciato dalla Russia Federal Forestry Agency). Il fuoco divampato sta bruciando alberi e torba, quest’ultima contenente diversi tipi di materiale organico, come ad esempio carcasse di animali o insetti, non totalmente decomposto, per cui estremamente ricco di carbonio. La causa degli incendi, per quanto riguarda le regioni siberiane, sembra dovuta a fattori naturali. Le condizioni insolitamente calde e secche in alcune parti dell’emisfero settentrionale hanno infatti favorito gli incendi che si sono sviluppati nel circolo polare Artico. Il sistema di monitoraggio dell’atmosfera Copernico all’11 luglio scorso aveva segnalato più di 100 incendi intensi e di lunga durata. La Siberia però non è stato l’unico luogo colpito. Anche in Alaska sono stati registrati da inizio anno più di 400 incendi, con temperature che hanno raggiunto, il 4 luglio scorso, i 32 °C. Ondata di caldo record che è presente in tutta Europa e che ha visto, il 25 luglio, raggiungere temperature superiori ai 40° C in Belgio, Germania, Lussemburgo e Olanda.  A Parigi inoltre si sono raggiunti i 42.6 °C, cioè la temperatura massima raggiunta nella capitale francese dal quando è attiva la stazione meteorologica (1869, il record precedente era di 40.4 °C).

Temperature medie già aumentate di 1,1°C. Uno degli aspetti principali del cambiamento climatico è l’innalzamento delle temperature. Quest’innalzamento però non è costante in tutto il globo, bensì più evidente ai poli. Le temperature medie sono già aumentate di 1,1 °C rispetto all’epoca preindustriale e la situazione non si sta certo arrestando.  Facendo degli esempi riferiti solamente ad un breve periodo (luglio 2019), in questo mese la stazione situata a 900 km dal Polo Nord ha misurato una temperatura di 16 °C, mentre in Groenlandia, e più precisamente a Qaarsut, la stazione meteo ha registrato 20.6 °C il 30 luglio scorso. Le alte temperature alle alte latitudini sono quindi un campanello d’allarme da non sottovalutare. Più aumenta la temperatura infatti e più alto è il rischio che si inneschi un effetto retroattivo. In gergo tecnico questo si chiama feedback positivo, cioè un processo che è in grado di amplificare gli effetti di una forzante climatica.

Rilascio di metano. Facendo l’esempio dei ghiacciai polari, lo scioglimento del permafrost, cioè di quel terreno ghiacciato al cui interno ci sono sedimenti congelati dei fondali marini, rimasti indisturbati dall’ultima era glaciale, causerebbe un rilascio di enormi masse di metano, un gas estremamente “riscaldante” che avrebbe un grande feedback positivo sul clima (è bene in questo caso non lasciarsi distrarre dal termine “positivo”, gli effetti com’è ovvio che sia, sarebbero decisamente negativi per il nostro pianeta e di conseguenza anche per l’uomo).

Fonte: Il Bo Live, il giornale dell’Università di Padova, autore Antonio Massariolo

Il contrasto al cambiamento climatico passa anche attraverso la filiera della birra

bicchiere birraIl CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), nell’ambito delle attività del progetto Birraverde della Rete Rurale Nazionale ha sviluppato, secondo un modello di economia circolare, alcune soluzioni per il recupero e riutilizzo degli scarti di produzione della birra (trebbie, lieviti esausti e acque di processo), pari circa al 90% delle materie prime utilizzate.

In particolar modo, dal punto di vista energetico, le trebbie se trattate (essiccate) possono divenire pellet per la produzione di calore reimpiegabile nel ciclo produttivo della birra o biochar (carbone vegetale) a seguito di un processo termochimico di pirogassificazione condotto con reattore pirolitico su piccolissima scala. Per quanto riguarda il pellet, i ricercatori del CREA, dopo aver sottoposto i campioni di trebbie di alcuni birrifici artigianali laziali ad analisi chimica per valutarne il potere calorifico e il contenuto in ceneri, hanno confermato l’impiego delle stesse quali combustibile per uso energetico grazie agli alti contenuti di carbonio e idrogeno, che conferiscono alle trebbie un elevato potere calorifico.

Impianti di produzione di piccola scala. Il modello impiegato è basato su impianti di produzione di piccola scala, adatti per l’impiego nei microbirrifici. Tale modello di trasformazione consente anche di contenere i costi derivanti dall’acquisto di pellet presenti sul mercato, producendo dei margini economici anche in condizioni di scarso sfruttamento dell’impianto (160 h/anno di utilizzo). I ricercatori del CREA, inoltre, hanno effettuato alcuni test preliminari per verificare la possibilità di produrre biochar da trebbie sfuse e da pellet 100% di trebbie. Attraverso un processo di pirolisi le trebbie disidratate e quelle pellettizzate hanno prodotto il biochar (contenuto in Carbonio= 90%), in un processo cosiddetto zero waste.

Ad oggi il biochar viene considerato un buon ammendante agricolo, con alto contenuto di carbonio e azoto, in grado di favorire la ritenzione idrica e degli elementi nutritivi, riducendo quindi il fabbisogno di acqua e di fertilizzanti chimici. Grazie alla sua struttura compatta, non viene degradato dai microrganismi presenti nel suolo, favorendo così lo stoccaggio del carbonio nel terreno, evitandone quindi il ritorno in atmosfera sotto forma di CO2 (come nel caso dei residui di potatura). Il biochar, pertanto, risulta l’unica tecnica di mitigazione dei cambiamenti climatici carbon negative, in grado cioè di sequestrare più carbonio di quanto ne emetta per produrre energia (ad ogni kg di biochar prodotto corrispondono 3 kg di CO2 sottratti dall’atmosfera). Queste sue peculiarità hanno fatto sì che venisse inserito nell’agenda dei prossimi negoziati internazionali sui cambiamenti climatici come strategia di mitigazione del cambiamento climatico. Il CREA è attualmente impegnato in ulteriori prove per la caratterizzazione del biochar ottenuto e il suo impiego in agricoltura.

Fonte: Europe Direct Veneto

13 marzo 2014, cambiamenti climatici, a Vallevecchia (Caorle-Venezia), meeting tecnico informativo

Vallevecchia, litorale

Vallevecchia, litorale

Cambiamento climatico e aspetti tecnici, risvolti economici e conseguenze su ambiente e attività agricole. Saranno questi i punti cardine del meeting, organizzato nell’ambito del progetto Life+ WSTORE2, previsto giovedì 13 marzo, ore 9.45 presso l’azienda agricola pilota e dimostrativa ValleVecchia di Veneto Agricoltura, a Caorle (VE).

Tutti sono invitati: stakeholders del mondo agricolo e delle pubbliche amministrazioni, rappresentanti del settore turistico, ambientalistico ed esperti naturalisti anche per raccogliere da essi indicazioni sulle problematiche e ragionare sulle strategie d’intervento per contrastare gli effetti negativi del cambiamento climatico. “WSTORE2” è un progetto co-finanziato dalla Commissione europea tramite il programma Life+, nato con lo scopo di migliorare la gestione delle acque dolci nelle aree marino-costiere nella prospettiva del cambiamento climatico, mettendo a punto una governance delle acque specifica per le zone costiere salmastre.

Riduzione di acqua dolce nelle aree costiere. L’innalzarsi delle temperature, il modificarsi delle intensità delle piogge e la loro distribuzione stagionale, hanno comportato una riduzione della disponibilità delle acque dolci nelle aree costiere, e di conseguenza l’aumento della salinità e la perdita di fertilità dei terreni. Con conseguenze sulle attività economiche, da quelle agricole a quelle turistiche, oltre all’impatto sull’ambiente e sulla fauna autoctona. Per approfondire il delicato tema del cambiamento climatico e della conseguente riduzione di acqua dolce nelle aree costiere saranno presenti le organizzazioni agricole di categoria, esperti agronomi e forestali ed esponenti dei Consorzi di Bonifica. L’appuntamento di giovedì prossimo rientra in una serie di tavoli di lavoro organizzati da Vegal – Gal Venezia Orientale, partner del progetto; si terrà a ValleVecchia in quanto luogo di attuazione del progetto e sede di Veneto Agricoltura, “lead partner” di WSTORE2, che vede coinvolti anche CER Canale Emiliano Romagnolo e il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

L’Unione Europea incentiva enti locali e regionali a investire nel campo energetico

La Commissione europea e la Banca europea per gli Investimenti hanno creato un meccanismo destinato a sostenere gli enti locali e regionali a investire nei campi dell’efficacia energetica e delle fonti di energia rinnovabile. La lotta contro il cambiamento climatico figura tra le priorità dell’Unione Europea ed è riconosciuto che tale sfida non potrà essere ottenuta senza il contributo degli enti locali. Il meccanismo “ELENA” (European Local Energy Assistance) intende sostenere città e regioni nel mettere in opera negli ambiti dell’efficacia energetica e delle fonti di energia rinnovabile progetti di investimento che sono già stati applicati con successo in altre regioni d’Europa. I progetti saranno valutati da ingegneri ed economisti della BEI. L’assistenza tecnica potrà essere fornita a un ente locale o regionale o ad altro organismo pubblico o gruppo di organismi pubblici dei Paesi partecipanti al Programma EIE – Energia Intelligente per l’Europa. Nel primo anno di funzionamento il meccanismo sarà dotato di un budget di 15 milioni di euro. Info: www.eib.org/elena

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Il Parlamento di Bruxelles ha dato il via libera al nuovo esecutivo, in carica fino al 2014. Dacian Ciolos il nuovo Commissario europeo all’Agricoltura

Dacian Ciolos, nuovo Commissario europeo all'agricoltura

Nell’elenco dei Commissari designati a far parte della Commissione Barroso II° Dacian Ciolos si occuperà di agricoltura e sviluppo rurale. Già Ministro indipendente all’Agricoltura nel suo Paese, Ciolos, di etnia ungherese, è docente alla facoltà di agraria dell’Università di Cluji ed è il più giovane (40 anni) dei Commissari del gruppo Barroso II°. Ciolos eredita uno dei portafogli più importanti dal punto di vista del bilancio e della politica europea. La sua candidatura è stata spinta soprattutto dalla Francia e appoggiata da gran parte degli Stati membri. Il nuovo Commissario arriva nel momento più propizio per difendere il mantenimento di un bilancio forte per l’agricoltura europea, dopo una crisi economica che ha mostrato l’utilità degli aiuti agli agricoltori e di alcuni meccanismi di regolazione dei mercati.

La linea per il quinquennio 2010/2015 di Dacian Ciolos. Nel corso della sua esposizione, il neo commissario europeo all’agricoltura si è impegnato innanzitutto a difendere un bilancio “importante” per la PAC e in particolare il mantenimento di alcuni strumenti di regolazione, come le misure d’intervento in caso di ribasso improvviso dei redditi degli agricoltori e l’estensione ad altri settori, come quello ortofrutticolo, del sistema dei fondi di garanzia e di assicurazione dei redditi. Ciolos si è anche opposto ai Paesi che chiedono di introdurre un cofinanziamento nazionale sugli aiuti diretti e le spese di mercato, sostenendo che “finché si ha una politica comune, si deve avere un bilancio comunitario”. Cilos ha anche ricordato che è lo stesso Trattato di Lisbona a consolidare gli obiettivi della PAC, a cominciare dal garantire la sicurezza di approvvigionamento dei mercati europei di materie prime, nonché redditi rispettabili agli agricoltori. “Allo stesso tempo – ha aggiunto – la PAC dev’essere adeguata alle esigenze e alle sfide interne e internazionali”.

Orientamento europeo agroalimentare verso la qualità e la diversità. Circa il futuro della PAC, il neo-Commissario ha sottolineato che “la politica agricola europea deve rimanere una politica robusta ed equilibrata, in cui i pagamenti diretti svolgono un ruolo importante e che non bisogna reintrodurre i vecchi meccanismi d’orientamento della produzione, bensì trovare nuove soluzioni”. Ciolos ha sottolineato che la politica di Sviluppo rurale (2° pilastro della PAC) dovrà integrare le nuove sfide legate al cambiamento climatico (tra cui anche la riduzione delle emissioni di carbonio). “L’orientamento del settore agroalimentare europeo verso la qualità e la diversità – ha detto – è la nostra forza nel mercato internazionale. Questa strategia dev’essere consolidata con forza nei negoziati commerciali internazionali. Quando si parla di PAC non ci si riferisce solo ai nostri prodotti alimentari, ma anche ai milioni di posti di lavoro che l’agricoltura offre nell’UE. Per questo motivo è importante lavorare insieme per porre le basi dell’agricoltura di domani”.

Il gruppo di lavoro del neo-Commissario all’Agricoltura. Capo unità alla Direzione Generale Agricoltura al servizio Relazioni con la Corte dei conti europea sarà Georg Haeusler (41 anni, austriaco). Il vice capo di gabinetto sarà invece il rumeno Sorin Moisa (proveniente dalla DG Trasporti). Fra i membri del gabinetto troviamo Yves Madre (proveniente dal Ministero francese dell’Agricoltura e che rappresentava la Francia nell’ambito del Comitato speciale agricoltura) e Ico Von Wedel (un tedesco, prima alla DG Bilancio e attualmente al Segretariato generale della Commissione). Il portavoce di Dacian Ciolos sarà Roger Waite, giornalista britannico di 45 anni editore principale di AGRA FACTS,  bollettino specializzato sull’attualità agricola europea.
(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)