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Giornata agroalimentare Cna: necessità di maggiore sostegno alle imprese femminili e flessibilità del lavoro le esigenze del settore

(di Emanuele Cenghiaro, consigliere Argav) Anche in un contesto difficile come quello odierno, chi opera nel mondo della ristorazione può avere successo. L’importante è avere le idee chiare, la voglia di fare e la capacità di essere originali. Come ce l’hanno i titolari degli esercizi che i soci Argav hanno potuto incontrare durante la Giornata dell’Agroalimentare Cna Veneto, svoltasi a Treviso lo scorso 23 ottobre.

Una tradizionale occasione di confronto

Un appuntamento che è ritornato, dopo quello del 2023, e che ha visto un momento di condivisione e confronto tra rappresentanti della stampa e alcuni associati e dirigenti del settore alimentare Cna di varie città del Veneto. Un settore questo che raggruppa oltre 35mila imprese in Italia per un ampia gamma di lavorazioni, dalla panificazione alle paste fresche, dalla gastronomia ai formaggi, dalle lavorazioni di carne e pesce alle conserve vegetali fino ai distillati e ai liquori, alla pasticceria e alla gelateria.

Le realtà agroalimentari incontrate

Due le imprese della ristorazione che hanno ospitato l’incontro veneto, in territorio trevigiano: la Pasticceria Sarti di Gianandrea Salvestrin a San Vito di Altivole (piazza S. Vito, 7), una vera istituzione nel territorio, e Castelli in Aria, aperto da due giovani, Max (Massimo Cecchin) e Denj, a Castelfranco Veneto (via Romanina, 14), un “concept” ristorativo che punta alla qualità e si propone contemporaneamente, in ambienti separati, sia come spazio per aperitivo che per cenare. Due perle nei rispettivi settori, capaci di attraversare un momento critico come quello del covid e del suo post, e di ripartire con vero e proprio slancio.

I problemi di fare impresa al femminile

Un tema che è emerso dall’incontro è quello dell’imprenditoria femminile e della conciliazione delle esigenze familiari con la famiglia. La grande maggioranza delle 1.211 pasticcerie artigiane venete, ad esempio, è ancora oggi a conduzione familiare. Non solo: secondo i dati forniti da Cna, quasi la metà è a conduzione femminile, ben 523 (43% del totale). Lo ha confermato Catia Olivetto, presidente Cna Dolciari e Panificatori Veneto, che ha spiegato come il trend sia confermato anche dalle iscrizioni negli istituti professionali. «Questo settore – ha detto la Olivetto – si dimostra una volta di più come una vera opportunità di lavoro per le donne come imprenditrici. Perché non sia un trend passeggero, però, è nostro compito cercare di creare una flessibilità diversa da quella esistente, per conciliare le esigenze sia della famiglia, sia dei giovani. E puntare su una formazione sempre più qualificante». Non solo donne, ma anche “giovani” donne: nelle iscrizioni all’Ebav, l’Ente Bilaterale Artigianato Veneto, nella categoria degli alimentaristi, le under 35 rappresentano il 60,9% del totale delle iscritte, che a loro volta sono il 52,5% del totale.

Flessibilità nei contratti un obiettivo da raggiungere

Flessibilità è anche la parola usata per il capitolo lavoro, in particolare giovanile. Perché i giovani di oggi hanno esigenze e aspettative diverse. «Si dovrebbe dare respiro più ampio a strumenti come i voucher, sotto il profilo del monte ore e del compenso massimo. Strumenti che aiutano le imprese nei picchi di lavoro, ma anche il lavoratore in cerca di un impiego extra; mediamente infatti le persone che vengono a fare catering o a lavorare al ristorante nel fine settimana hanno un altro lavoro e quindi lo fanno per pagare il mutuo, poter andare in vacanza o avere qualche soldo in più per i figli», ha spiegato Mirco Froncolati, presidente Cna Ristorazione Veneto.

In Veneto, 25 mila imprese Cna attive nei servizi di ristorazione

Quella di contratti meno ingessati è quindi una battaglia che Cna promette di portare avanti con più forza nei prossimi anni, soprattutto per preservare, in tutti i settori dell’alimentare, le famiglie: perché anche tra le 25mila imprese attive nei servizi di ristorazione venete queste sono preponderanti. Non solo: sono esse a difendere la tradizione della cucina italiana, candidata a diventare patrimonio Unesco, facendo da argine e offrendo alternative alle proposte delle catene, la cui offerta troppo spesso si basa sul contenimento del prezzo piuttosto che sul fornire l’alta qualità e nel promuovere la gastronomia territoriale. «Per sostenere il patrimonio culturale enogastronomico italiano – ha aggiunto Mirco Froncolati,  – si deve fare comprendere al cliente che un determinato servizio e una determinata qualità devono avere come corrispettivo un giusto prezzo, che permetta ai ristoratori di investire non solo in attrezzature, ma anche nella possibilità di offrire prospettive di carriera al personale, capitale umano preziosissimo».

La filiera agroalimentare artigianale incentiva il turismo sostenibile

Secondo CNA, la filiera agroalimentare si intreccia a quella del turismo, in particolare quello sostenibile: che, al di là dei numeri positivi, deve puntare alla crescita qualitativa. Una crescita che deve passare in particolare dalle piccole imprese, che di questo comparto sono l’ossatura, e che per l’organizzazione artigiana deve puntare – contro eccessi e ingolfamenti come quelli che stanno portando a proteste contro il “troppo turismo” e a ticket per limitarne i numeri – a favorire un decentramento territoriale, valorizzando i centri che sono minori solo sulla carta, e la destagionalizzazione.

11 settembre, soci Argav in Polesine per l’iniziativa “Tutti pazzi per le paste”, organizzata in collaborazione con CNA Veneto e CNA Padova e Rovigo

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La ripresa delle attività Argav dopo la pausa estiva avverrà oggi, lunedì 11 settembre, con l’iniziativa “Tutti pazzi per le paste” organizzata in collaborazione con la Confederazione Nazionale Artigianato e Piccole Imprese Veneto e sezione di Padova e Rovigo.

Cna, associazione di micro, piccole e medie imprese e artigiani desidera mostrare alla stampa di settore come nascono le eccellenze artigianali del territorio attraverso la visita di due imprese che si occupano, in modo diverso, di “paste”: un giovane pastificio, nato dalle mani di Sara e Samuele, ed una pasticceria che festeggia i primi 50 anni di attività guardando all’innovazione e alla crescita di nuove generazioni di imprenditori.

L’appuntamento è alle 10.00 per la visita al pastificio artigianale “Il Tortellaio matto”, a Boara Pisani (via 1° Maggio, 57). Alle 13.00 è prevista la visita alla “Schiesari Catering &Banqueting a Ceregnano (via San Francesco d’Assisi, 412). Alle 15.00, infine, è in programma la visita all’impresa “Schiesari Pasticceria” di Villadose (via S, Leonardo, 5b).

Agroalimentare: l’Italian Sounding si “mangia” il successo dell’export, mentre il mercato interno è in fase di stallo

Prodotti a denominazione Veneto

Le cifre sono incoraggianti: secondo le stime di CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato) Veneto, nel 2023 il valore dell’export per l’agroalimentare italiano arriverà a sfiorare i 70 miliardi. Un trend in crescita nonostante gli anni di pandemia e la guerra in Ucraina che ha stoppato le esportazioni verso l’ampio bacino del mercato russo. Tutto sembra andare a gonfie vele quindi: se nel 2010 l’export valeva 28,1 miliardi di euro, nel 2022 anno di ripresa post Covid è arrivato a 60 miliardi e ci sono ancora margini di crescita.

Luci... Un mercato che vede il Veneto (15,4%), assieme a Lombardia (16,2%) ed Emilia Romagna (15,9%) coprire quasi la metà delle esportazioni nazionali, con un 47,5%. L’agroalimentare veneto cresce del +13,7% nel 2022, passando a 9 miliardi di euro. Per cibi e bevande, una crescita del +7% all’anno; il vino in particolare ha segnato una performance di eccellenza superando il 35% per esportazioni dell’ammontare complessivo e doppiando il Piemonte, secondo solo al Trentino-Alto Adige per quanto riguarda il valore delle aree vitate con 140mila euro per ettaro contro i 267mila euro appunto per il Trentino.

…e ombre. Nonostante l’ottima salute del settore, la proiezione internazionale della filiera è ancora inferiore al potenziale e l’Italia si posiziona al 5^ posto tra i Paesi europei per esportazioni agroalimentari. Quali gli impedimenti ad una maggior competitività? Primo tra tutti un fenomeno relativamente recente: l’Italian Sounding, vale a dire l’utilizzo di denominazioni, riferimenti geografici e immagini che evocano i prodotti italiani su prodotti commercializzati all’estero che in realtà di italiano non hanno praticamente nulla. Secondo le stime di CNA Veneto, questo fenomeno che nel mondo copre un giro d’affari pari a 79 miliardi di euro e corrisponde ad una perdita di 9 miliardi sull’attuale export agroalimentare, per prodotti quali il grana padano e il prosecco. Se l’Italian Sounding si trasformasse in fatturato, il potenziale di export nazionale sarebbe di circa 130 miliardi. «Le esportazioni di prodotti alimentari veneti e italiani continuano a crescere – commenta Mirco Froncolati, presidente CNA Agroalimentare e Ristorazione Veneto –. Se riuscissimo ad incidere sulle problematiche legate alla contraffazione e a questo fenomeno, potremmo farle volare. Dal lato della domanda interna, tuttavia, il dato che preoccupa di più il settore agroalimentare è quello dei consumi delle famiglie venete che secondo le stime nel 2023 saranno in una fase di stallo con una crescita di appena + 0,7%, un significativo rallentamento rispetto al 2022 (+5,1%). La spesa per alimentari e bevande delle famiglie ha subito una contrazione del -3,4% tra il 2021 e il 2022. La nostra regione perde su questo lato il vantaggio rispetto alle altre Regioni, e se a ciò aggiungiamo che le aspettative di inflazione salgono in modo significativo (in rialzo del +5% nei prossimi 12 mesi secondo la Bce), è più che mai necessario supportare le categorie di imprese agroalimentari che si rivolgono esclusivamente al mercato interno con una politica industriale di lungo respiro.»

Due le problematiche da risolvere. «L’Italia è la prima nazione per biodiversità – aggiunge Catia Olivett, presidente CNA Dolciari e Panificatori Veneto – e il Veneto primeggia per la varietà e la ricchezza di prodotti Dop e Igp. La Dop economy veneta vale 4.817 milioni, e con 89 prodotti ha un peso del 48% sul settore Agroalimentare regionale, un valore che va oltre il doppio rispetto alla media nazionale (21%). Per continuare a crescere dobbiamo però strutturare gli accompagnamenti verso l’export più a misura di micro e piccola impresa. I dati ci mostrano la loro grande abilità a superare le crisi, ma siamo ancora lontani dal modello tedesco. A nostro avviso, due sono le problematiche da risolvere. La prima: semplificare le procedure per gli impianti fotovoltaici per le PMI, poiché nel nostro territorio secondo i dati della Regione Veneto sul 2019 – ultimo rilevamento disponibile – la dipendenza energetica è pari al 92,3%, lontana anche dalla media nazionale del 73%. La seconda, contrastare in maniera strutturata le pratiche commerciali sleali che riguardano la filiera agroalimentare, così da salvaguardare il nostro Made in Italy e recuperare parte delle risorse che vengono disperse a causa di questi fake food. Come CNA stiamo chiedendo l’apertura del tavolo di concertazione.»

Fonte: Servizio stampa CNA Veneto

Feste pasquali: il turismo spinge la ripresa, ma pesano gli aumenti. Secondo CNA Veneto, sarà: “Una Pasqua comunque “buona” e di qualità”.

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A pochi giorni dalla Pasqua, CNA Veneto fa il punto sulla situazione del comparto. Catia Olivetto, presidente CNA Dolciari e Panificatori Veneto, afferma: «Si è tornati a lavorare come prima del Covid, ma anche quest’anno c’è una flessione, seppur lieve rispetto a quanto accaduto nei due precedenti: le persone hanno senz’altro una minor capacità di spesa e comprano meno, anche se scelgono la qualità.»

Sul fronte turistico la ripresa è evidente. Prosegue Olivetto: “Nel 2022 i turisti che hanno pernottato in Veneto sono stati 18,1 milioni, registrando un +53% rispetto ad un 2021 caratterizzato ancora da restrizioni legate alla pandemia: il passaggio infatti in zona bianca è avvenuto dal giugno 2021 e solo nel mese di luglio 2021 è atterrato il primo aereo dagli USA dopo oltre 2 anni. Segno positivo anche rispetto ai tempi precedenti alla crisi sanitaria con un +2,6% delle presenze rispetto al 2019, in particolare tedeschi (+8,4%), austriaci (+6,7%), olandesi (+1,5%), belgi (+0,9%), irlandesi (+8,1%). Ci si attende quindi che la favorevole onda turistica – per la prossima Pasqua si prevede un tutto esaurito nelle località venete – confermi la ripresa anche per l’economia del periodo: turismo, ristorazione, prodotti della tradizione pasquale”.

Costi e aumenti che si ripercuotono, oltre che nelle tasche del consumatore, anche sulla gestione di impresa. «Il mese di marzo ha visto ulteriori rincari su alcune delle materie prime fondamentali per il nostro comparto – prosegue Olivetto – si parla di aumenti tra il 5 ed il 10% su uova, burro e latte. Questi non sono solo costi in più, ma di fatto per gli imprenditori si trasformano in una diminuzione dei ricavi, perché è proprio dai ricavi – rimasti più o meno uguali – che vengono sottratti i costi maggiorati per non penalizzare l’attività e soprattutto per mantenere intatto il livello di qualità dei prodotti.»

Gli aumenti: il costo del tuorlo d’uovo al chilo è passato da € 5,7/kg i primi di marzo, a € 6,25/kg al 29/03/2023; le uova da € 0,17 al pezzo (09/03/2023) a € 0,18 al pezzo (29/03/2023); la farina da € 0,81/kg (16/02/2023) a € 0,95/kg (28/03/2023). Se si considerano le quantità necessarie per le produzioni pasquali è evidente come questi aumenti pesino sull’imprenditoria prima ancora che sui consumatori:«In una settimana – spiega la presidente Olivetto, titolare di una pasticceria, abbiamo utilizzato 360 uova; 12 chili di albume d’uovo; 36 chili di tuorlo; 8 chili di misto uovo; 200 chili di farina; 100 chili di zucchero; 69 litri di latte; 120 chili di burro.»

Cambiano quindi le strategie per districarsi tra gli aumenti, ma la Pasqua sarà comunque di qualità nella scelta dei prodotti tradizionali così come nelle più moderne specialità: «Il turismo darà una spinta ai consumi nelle città d’arte e nelle località turistiche – concludeOlivetto – forse un po’ penalizzati potrebbero essere i piccoli centri e i negozi di vicinato. Secondo le nostre previsioni, gli acquisti saranno di qualità; magari si risparmierà per gli omaggi, ma sulla tavola di Pasqua ci saranno le tradizionali focacce artigianali, la colomba classica e la Colomba in tutte le varianti più moderne e golose.»

Fonte: CNA Veneto

Rincari, carrelli della spesa più cari e più vuoti, CNA Veneto chiede al Governo interventi ad hoc e azioni di sostegno

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Il nuovo anno è iniziato sotto un pesante ‘effetto Domino’ a cui, già nel 2022, aveva dato inizio l’esorbitante aumento dei costi dell’energia. La fine degli sconti sulle accise con il conseguente rialzo dei prezzi dei carburanti e l’incremento dei pedaggi autostradali stanno impattando gravemente sul comparto del trasporto merci veneto, con pesantissime conseguenze anche per le imprese dell’intera filiera agroalimentare. In Italia, infatti, l’85% delle merci viaggia su gomma; una percentuale al rialzo per i beni alimentari, e in particolare per il fresco. Attualmente il prezzo del gasolio è di 1,890 euro al litro: dal 1° gennaio scorso i pedaggi autostradali e il rifornimento per un veicolo pesante incideranno per 10.300 euro in più l’anno sulle casse delle imprese di trasporto.

Costi che si ripercuotono sul carrello della spesa delle famiglie. In Veneto, nel 2021  la spesa media mensile di una famiglia per alimentari e bevande analcoliche è stata di 453 euro (dati Istat); nel 2022, in base all’inflazione degli alimentari e bevande analcoliche registrata nella nostra Regione, ogni famiglia veneta ha speso in media 41 euro in più al mese (elaborazione di CNA Veneto su dati Istat) per le spesa domestica.  L’aumento del prezzo del pane, considerando il periodo cumulato dei primi nove mesi dell’anno scorso, ha causato l’incremento medio della spesa dell’11,5% determinando una reazione dei consumatori che ha portato a una riduzione dei volumi acquistati del -7,7%, ma ciò non è bastato ad assorbire gli aumenti di prezzo, per cui la spesa è cresciuta del 2,9% (dati Ismea). Allo stesso modo, la spesa per i prodotti lattiero-caseari è aumentata nei primi nove mesi del 2022 del 4,1%. Per il latte, invece, con il mese di settembre scorso si è registrato un complessivo aggravio di spesa del 5% circa. Il settore delle carni fa registrare un incremento di spesa del 7,7% cui è corrisposta una diminuzione delle quantità acquistate pari al -1,6% e uno spostamento verso tagli e aree merceologiche più economiche. Per tutti i prodotti ortofrutticoli si rileva un incremento dei prezzi al consumo con una conseguente contrazione dei volumi acquistati. Per esempio i pomodori segnano un aumento del 19,4% del prezzo e una conseguente diminuzione dei volumi del -6,1%; l’insalata IV gamma segna un aumento del 14,6% del prezzo e una conseguente diminuzione dei volumi del -14,1% (dati Ismea).

Carrelli sempre più leggeri. La situazione è purtroppo chiara:  da un lato le imprese della filiera agroalimentare stanno facendo fronte al caro-bolletta e agli aumenti dei costi delle materie prime cercando di limitare gli aumenti per i clienti e piuttosto riducendo le marginalità; dall’altro gli autotrasportatori si trovano stretti tra l’incudine e il martello. Se continuerà così, la filiera non riuscirà più a reggere e a contenere gli incrementi dei costi di produzione i quali, affinché le imprese rimangano aperte, si ripercuoteranno a cascata sui consumatori finali. Le famiglie cercano di risparmiare per far fronte agli aumenti dei prodotti agroalimentari alleggerendo il carrello della spesa: i tagli generalizzati delle quantità acquistate oscillano dal -1% del latte fino al -31% del pesce fresco,  e allo spostamento delle preferenze verso prodotti dal valore unitario più basso. Gli alimenti verso i quali i consumatori tendono ad orientarsi sono quelli di largo consumo come pasta e uova che sono tra le poche referenze a non aver subito riduzioni delle quantità acquistate; mentre subiscono una battuta d’arresto i cibi etnici, le varie tipologie di “free from” e i cibi già pronti.

Aumenti non dovuti a speculazioni ma a necessità. «La crescita economica sarà influenzata dal protrarsi delle tensioni internazionali, delle spinte inflazionistiche e del rincaro delle materie prime – commenta Mirco Froncolati, presidente CNA Agroalimentare Veneto  – oltre al caro carburante che sta causando l’aumento ulteriore di tutto ciò che viaggia sulle nostre strade. Desideriamo rimarcare che noi operatori non aumentiamo i prezzi per speculare, ma per necessità: per poter investire in strutture, in attrezzature, e nella possibilità di mantenere posti di lavoro e offrire prospettive di carriera al personale. Chiediamo al Governo azioni di sostegno e interventi ad hoc per tutelare l’attività delle piccole e medie imprese dell’agroalimentare che consentano alle stesse di sopravvivere senza andare ad incidere in maniera pesante sull’economia delle famiglie. Ai rincari corrisponde una evidente e comprensibile contrazione degli acquisti da parte dei consumatori che potrebbe portare alla paralisi di molti comparti.»

Fonte: Servizio Stampa CNA Veneto

Nata Venetian Green Building, nuova Rete Innovativa Regionale che riunisce gli operatori veneti (al momento oltre 80) della filiera dell’edilizia e delle costruzioni per accelerare la trasformazione green dell’intero settore

Imprese, università e associazioni di categoria del Veneto uniscono le proprie forze per creare una rete votata all’innovazione nell’ambito dell’edilizia sostenibile. È questa la missione di Venetian Green Building Cluster, che riunisce gli operatori veneti della filiera dell’edilizia e delle costruzioni, nell’intento di accelerare la trasformazione green dell’intero settore, sostenendo processi di rigenerazione urbana ed edilizia sostenibile, promuovendo nuovi modelli di business connessi allo sviluppo di città intelligenti, all’Industria 4.0, alla trasformazione del mercato immobiliare, alla limitazione del consumo di suolo.

L’aggregazione è stata riconosciuta dalla Regione Veneto, con delibera 1304 della Giunta, come Rete Innovativa Regionale. Le Reti Innovative Regionali, definite dalla Legge Regionale del 30 maggio 2014 n. 13, sono sistemi di imprese e soggetti pubblici con sede in Veneto che operano in filiere strategiche per l’economia regionale, e promuovono iniziative e progetti rilevanti per l’economia del territorio.

Venetian Green Building Cluster, promossa dal Chapter Veneto di Green Building Council Italia, da Confindustria Venezia Rovigo, Fondazione Univeneto, CNA Veneto, ANCE Veneto, Unioncamere Veneto, Confartigianato Veneto, ANACI Veneto, conta – al momento – più di 80 aziende; la Rete lavorerà per lo sviluppo di un contesto urbano sostenibile, vivibile, attrattivo e competitivo, e favorirà la diffusione di un’edilizia ad alte prestazioni energetiche e ambientali. Il cluster darà vita a progetti di ricerca e innovazione che vedranno la collaborazione delle Università del Veneto e delle piccole, medie e grandi imprese, raccogliendo fondi regionali e nazionali e diventando punto di riferimento per l’aggiornamento professionale del settore e interlocutore strategico per le amministrazioni.

Studio e sperimentazione. La collaborazione tra università e imprese venete – già protagoniste dell’innovazione nel mondo – sarà diretta allo studio ed alla sperimentazione, ad esempio, di metodologie e tecnologie innovative a supporto della progettazione sostenibile di edifici e città, del restauro conservativo, del miglioramento delle performance di impianti ed involucri, dell’invenzione di nuovi materiali, della definizione di nuovi modelli finanziari in grado di sostenere la trasformazione del mercato.

Il Veneto è già all’avanguardia in questo settore e la sua accentuata sensibilità green emerge anche dai dati: secondo l’Annuario Statistico Regionale,  l’80% delle imprese è green e il 60% mira a ridurre il proprio impatto ambientale fin dalla fase di progettazione. Inoltre, la naturale vocazione all’export spinge il Veneto a migliorare ulteriormente gli standard ambientali dei propri prodotti e servizi. L’iniziativa regionale risponde ad un trend generale contenuto nell’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile e la Strategia Energetica Nazionale 2017, il piano decennale del Governo per anticipare e gestire il cambiamento energetico e che incoraggiano un miglioramento delle performance, soprattutto in ambito residenziale. E’ possibile aderire al progetto chiedendo informazioni a:
chapter.venetofvg@gbcitalia.org Ing. Mauro Roglieri – Tel. +39 041.5093110

Fonte: comunicazione stampa congiunta di Venetian Green Building Cluster, promossa dal Chapter Veneto di Green Building Council Italia, da Confindustria Venezia Rovigo, Fondazione Univeneto, Cna Veneto, Ance Veneto, Unioncamere Veneto, Confartigianato Veneto, Anaci Veneto