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Oscar Green Veneto 2017, premiati i giovani talenti dell’agricoltura, padovani i due che contenderanno il premio nazionale a Roma il prossimo settembre

da sinistra, Arianna Frison, Silvia Girotto, Sara Migliorini, Rino Bernard, Valentina Tomezzoli, Andrea Barbetta

Nella Villa della Torre Allegrini a Fumane (Vr) il 24 luglio scorso sono stati eletti i sei vincitori veneti dell’Oscar Green di Coldiretti, scelti dalla giuria tra i cento che ambivano al premio, che riconosce i nuovi talenti dell’agricoltura, quelli più rivolti al sociale, innovativi e che puntano alla sostenibilità ambientale, valorizzando la tradizione per internazionalizzare l’impresa. Ecco di seguito i nomi dei vincitori.

Categoria campagna-amica, Rino Bernard Azienda Agricola La Giasena (BL). Non c’è frutto sulle Dolomiti che non diventi succo. Rino Bernard, nel piccolo paese alle pendici del Nevegal, raccoglie mirtilli, fragole, more, ribes, lamponi, uva spina e sambuco, li spreme, li pastorizza, li imbottiglia e li distribuisce con una rete di agenti e attraverso i distributori automatici. Tanti i turisti che dopo una scarpinata in montagna trovano in vetta una vending machine con le confezioni de “La Giasena”: una cosa sorprendente quanto originale l’idea di questo ragazzo che insieme a tanti altri della sua generazione regala ad un territorio difficile una nuova possibilità. La giuria ha sottolineato un particolare che rende speciale questa realtà: con il titolare lavorano anche dei collaboratori del Bangladesh integrati nel sistema e operativi nella filiera.

Categoria agri-you Sara Migliorini Società Agricola Rio (PD). E’ proprio vero che in campagna si cambia musica. Per Sara Migliorini è stato così e tra bellezze naturali, suoni spontanei e armonia del paesaggio prendere la nota giusta è più facile. Concerti e composizioni melodiche nell’orto biologico oppure in giardino stregano grandi e piccini coinvolgendoli in libere espressioni canore e sonore fino a diventare un’orchestra spontanea con animazione canti e balli che fanno dei visitatori una vera comunità. Sara è impegnata anche nel recupero di colture innovative come rose antiche ad uso alimentare, frumento antico, canapa e lino.

Categoria fare-rete Andrea Barbetta Melovita (PD). “Ma se il melograno cresce in tutto il mondo, perché non coltivarlo in Veneto?”. Per Andrea Barbetta, 27enne agronomo padovano, questa domanda è diventata un tarlo. Così, ragionando con gli amici che come lui si sono appassionati alla pianta, ha dato spinta ad un progetto che in poco tempo è diventato realtà. La prima ad essere catturata dall’idea è stata Elena Migliorini, tecnologa alimentare. A sua volta, Elena ha coinvolto il fratello Fabio, agricoltore, e ancora Silvia Friso, neolaureata in scienze della comunicazione, e Atena Margola, laureata in scienze agrarie e orientata al marketing. I cinque hanno tutti un ruolo ben definito nell’organigramma della startup MeloVita, che conta circa dieci ettari piantati tra le province di Padova e Vicenza, un laboratorio ospitato nell’acceleratore d’impresa H-Farm a Cà Tron di Roncade (TV) e già molte presenze nelle fiere di settore. L’idea di abbinare bontà e proprietà salutistiche per consumatori, grande distribuzione, industria farmaceutica e rete omeopatica li ha portati ad elaborare confezioni «ready to eat» a base di semi morbidi, con imballaggi ricavati dalla stessa buccia, ed ancora marmellate, succhi, puntando anche al primo miele.

Categoria Crea – Azienda agricola Luigi e Silvia Girotto (PD). Possiamo definirli “figli dei fiori”, non perché nostalgici degli anni ’70, ma perché esaltano le virtù floreali delle piante che coltivano attraverso una linea cosmetica che regala, oltre che una nuova giovinezza ai clienti, anche una seconda vita a rose, fiordalisi, gigli e iris. L’impegno dei due titolari è pure orientato valorizzazione della patata Americana di Anguillara, indimenticabile tubero della tradizione contadina veneta.

Categoria Impresa-2-terra per la Bottega Italiana di Castelfranco Veneto (TV). Arianna Frison è una dei tanti giovani produttori agricoli della marca trevigiana. Ha inaugurato insieme ad altri agricoltori una bottega italiana che si affaccia sulla piazza centrale del centro storico di Castelfranco. Oltre ad occuparsi di vendita tradizionale secondo i principi della filiera corta ha costruito un sito e-commerce per la vendita e commercializza i prodotti presso i punti vendita di campagna amica e negli agriturismi di Terranostra. L’obbiettivo è creare una piattaforma distributiva per mettere in rete tutti i prodotti delle aziende.

Categoria we-green Valentina Tomezzoli Società Agricola Tomsland S.S. (VR). L’amore per la natura e il riso hanno spinto Valentina, laureata al Politecnico di Milano in design, a dedicarsi all’azienda di famiglia, produttrice di Vialone Nano Igp biologico. L’attività iniziata dal papà aveva già un’impronta “eco-friendly”, ma con l’arrivo della nuova generazione gli spunti si sono moltiplicati. Un esempio: da un packaging multi-materico (carta e metallo) e multicolore, si è passati alle bottiglie di vetro riciclato e serigrafate a un unico colore, dove bontà, bellezza e sostenibilità si coniugano alla perfezione. Azienda con certificato di sostenibilità ambientale.

Giovani agricoltori, aumentati del 12  per cento. “Le classifiche europee sull’occupazione continuano ad evidenziare un Italia fanalino di coda con la crescita delle condizioni di povertà, una precarizzazione del lavoro affermata e la percentuale più alta di giovani che non lavorano. Eppure c’è un’altra Italia, reale e autentica, tenace e bella: quella dei neo agricoltori che investono in agricoltura che sono aumentati del 12%. Il cambiamento di tendenza viene proprio dal primario che sta esprimendo al sistema economico tutto il suo potenziale”, ha ricordato Martino Cerantola, presidente di Coldiretti Veneto.

Necessarie politiche giovanili più coraggiose da parte di chi governa. “Tanto fermento imprenditoriale ha come riflesso anche la grande capacità di investimento del Programma di Sviluppo Rurale, tra i primi in Europa in termini di possibilità di spesa. Occorre saper leggere la spinta di modernità manifestata dagli under 40 perché gli strumenti a disposizione non sempre riescono a cogliere al meglio la propulsione all’intraprendenza. Nell’ultimo bando di primo insediamento, ad esempio, sono arrivate più di 500 domande ma sappiamo già che solo 300 saranno finanziate. Tra le 200 escluse ci sono sicuramente dei progetti d’avanguardia che non stanno dentro le griglie di valutazione perché sono business plan estremamente pionieri. Sollecitiamo l’Assessorato a non prendere solo atto ma ad impegnarsi verso politiche giovanili più coraggiose che prevedano altri metodi di intervento come l’accesso al credito, i fondi rotazione e il sostegno alle start up con aiuti alternativi“, ha aggiunto Alex Vantini, delegato regionale di Giovani Impresa.

Banca della Terra. Altra questione che sta a cuore ai dirigenti di Giovani Impresa è la Banca della Terra veneta. “Il capitale immobiliare è insostituibile per qualsiasi attività agricola, è ora di procedere con la prima gara di assegnazione dei molti ettari liberi controllati dai Comuni”.

Padovani gli sfidanti al premio nazionale. Il Veneto ora affida nelle mani di Andrea Barbetta e Sara Migliorini la sfida per una vittoria nazionale, il prossimo settembre a Roma.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

 

La politica ondivaga (per fortuna) di Coldiretti

Fabrizio Stelluto presidente ARGAV(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) Ho sempre pubblicamente dichiarato l’insussistenza, se non come affermazione generale di principio, della politica del “km.0” soprattutto dopo la miriade di declinazioni, che ha avuto; il rischio è un evidente “effetto boomerang“: infatti, se tutti applicassero il verbo coldirettiano, che fine farebbe l’export agroalimentare italiano, vino in primis?

La conferma di tale contraddizione  arriva ora dall’accordo siglato dalla Cooperativa Ortoromi (sede centrale a Borgoricco, in provincia di Padova e seconda realtà italiana nella cosiddetta “quarta gamma”) proprio con Coldiretti Veneto e Coldiretti Basilicata per l’utilizzo preferenziale di materie prime provenienti da aziende agricole di tali territori. Evviva, ma risulta difficile pensare alla Basilicata come “a km.0” rispetto al Veneto o alla Campania (stabilimenti produttivi della OrtoRomi). A precisa domanda, si risponde che per “km.0” si intende tutta l’Italia ma, se la mettiamo così, in una logica europea e non protezionistica, Austria e Germania (senza contare Slovenia e Croazia) sono altrettanto, se non di più, vicine al Nordest!

In realtà, si è fatta un’intelligente operazione di partnership commerciale nell’interesse delle aziende, ma il sottoscritto Primo Accordo di Programmazione dell’Attività Economica (così si chiama) dimostra almeno tre cose: la prima è che, aldilà della distanza d’origine, va garantita la qualità del prodotto; la seconda è che a fare il mercato sono i consumatori (si pretende di avere sempre tutto a disposizione in barba al principio sacrosanto della stagionalità); il terzo è la conferma che, aldilà di ogni eclatante parola d’ordine, il contadino forse non ha più le scarpe grosse, ma mantiene il cervello fino!

Emergenza latte, 10 novembre 2015, allevatori veneti protestano a Pavia e a Mestre (VE)

latte-11Domani, martedì 10 novembre, una delegazione di allevatori veneti di Confagricoltura manifesterà denunciando la crisi del settore davanti allo stabilimento Lactalis – Galbani di Corteolona (Pavia) assieme ai colleghi di Lombardia e Piemonte. Sempre domani, Coldiretti, estende la protesta dalle industrie ai supermercati in tutte le regioni per fare conoscere ai cittadini i motivi della mobilitazione.

Confagricoltura: unitarietà di lotta, tagli agli enti inutili a favore degli allevatori. Per Lorenzo Nicoli, presidente dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli veneti “Il settore sta attraversando un periodo difficilissimo, se le nostre stalle dovessero chiudere, l’effetto a cascata sarebbe dirompente, c’è quindi la necessità di garantire la produzione italiana e veneta”. Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona, che parteciperà al presidio di domani: “Non possiamo più stare zitti di fronte all’indifferenza del Governo davanti ai gravissimi problemi del comparto latte, siamo pronti ad affiancarci a tutte le sigle sindacali che decideranno di compiere azioni di protesta. E’ una situazione economicamente insostenibile, per la quale vediamo un solo sbocco: ottenere il riconoscimento dello stato di crisi per il comparto lattiero-caseario“. L’unitarietà degli allevatori è nuovamente sottolineata da Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno: “C’è una spaccatura profonda nel settore zootecnico, non certamente voluta dagli allevatori o creata da Confagricoltura com’è evidente all’interno sia dell’Associazione Regionale sia nazionale degli Allevatori. A chi giova la divisione sindacale? Certamente non agli allevatori! Manca una politica lungimirante che sappia coniugare le specificità territoriali come quelle della montagna”. “Abbiamo perso il 15% del valore del latte dello scorso anno che già era già basso, afferma il presidente di Confagricoltura Vicenza Michele Negretto, che aggiunge: “Alcune aziende, stante gli investimenti compiuti, sono costrette paradossalmente a non chiudere per gli impegni presi. Per il presidente della Sezione Economica lattiero-casearia di Confagricoltura Veneto Fabio Curto: “I nostri costi di produzione sono certamente più alti di quanti producono per il latte in polvere e, pertanto, la Politica deve coerentemente agire di conseguenza. L’Italia deve inoltre, una volta per tutte, varare una concreta ed efficace politica per il settore avendo il coraggio di mettere mano anche a tutti quegli Enti e Associazioni che non sono efficienti, come ad esempio all’AGEA e all’AIA, e riversare le risorse direttamente nelle tasche degli allevatori“.

Mucche nei centri vendita. Domani, dalle ore 9.30 gli allevatori veneti di Coldiretti porteranno le proprie vacche a rischio estinzione davanti all’Ipercoop di Mestre (VE) al Campo Grande, ma proteste ci saranno anche a Torino, Bologna, Milano, Roma e Bari.  “Faremo conoscere alle famiglie e ai bambini – spiega Martino Cerantola presidente di Coldiretti Veneto – da dove viene il latte e come si ottengono i formaggi senza polveri o semilavorati industriali. L’ incontro con i consumatori al momento di fare la spesa ha anche l’obiettivo di dare utili consigli nell’acquisto di prodotti lattiero-caseari per non cadere nell’inganno del falso Made in Italy“. Sotto accusa il latte, lo yogurt e i formaggi spacciati come italiani per la mancanza di una normativa chiara in etichetta, ma anche per l’utilizzo di sottoprodotti, dalle cagliate alle caseine, che mettono a rischio la qualità.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto/Coldiretti Veneto

 

Sposarsi in campagna, pronto il pacchetto “Agriwedding” targato Coldiretti

AgriweddingIl pacchetto costa circa 7 mila euro e conta un abito da sposa sartoriale, un menù tradizionale per circa 80 invitati, un servizio fotografico con annunci stampati in carta riciclata,  le bomboniere lavorate all’uncinetto o una bottiglia decorata dai ragazzi di una cooperativa sociale, una carrozza trainata da cavalli o l’utilizzo di una macchina d’epoca per gli spostamenti, una notte in agriturismo e la preparazione rilassante con sauna e bagni di fieno pre o post giorno delle nozze. Ingredienti base, a cui aggiungere gli optional del caso senza superare il livello della sobrietà imposta dalla capacità di spesa sempre più ridotta.

Tutto per il matrimonio, compreso il relax in caso di litigio. Al valore iniziale  si aggiunge quello immateriale legato alla relazione sociale che continua anche dopo la cerimonia, alla ricchezza manuale disponibile sul posto e l’originalità dell’offerta. E’ la proposta degli agriturismi di Terranostra, in collaborazione con Campagna Amica,  che in tempo di crisi, ma non degli affetti, lancia il matrimonio in campagna.  La sfida è stata raccolta dall’azienda “Alle Rose” di Massanzago in provincia di Padova, già operativa sul tema dopo aver festeggiato varie nozze di diverse nazionalità ed esigenze. La titolare Franca Dussin con la sua idea di “Agriwedding” si è aggiudicata oggi il titolo di ‘fattoria della tenerezza’. “La nostra disponibilità non finisce con la pianificazione dell’evento fino alla festa – spiega Franca Dussin – noi garantiamo la nostra presenza sul territorio e se serve siamo a disposizione in caso di litigi per un periodo di rilassamento magari anche con supporto di psicologo o terapeuta”.

Antichi Mestieri, pubblicato un libro. Con lei alla presentazione anche Tiziana Favaretto, vice presidente di Donne Impresa Coldiretti Veneto e collega in quanto operatrice agrituristica nel veneziano, dove le richieste di festeggiare il giorno più bello della vita in campagna fioccano anche qui. Tiziana ha ricordato il percorso che ha portato le agricoltrici fino a questo punto: “Esattamente qualche anno fa – ha ricordato – abbiamo cominciato a ricercare i mestieri in via d’estinzione, rispolverando un sapere antico quello dell’abilità manuale. Non con atteggiamento nostalgico – ha precisato – ma con l’intento di trasformare la tradizione in un’innovazione. Questo è un primo risultato come lo è stato il libro di Laura Simeoni che con Michele Rigo ha firmato le pagine di “Antichi Mestieri” edito da De Bastiani e diffuso nelle biblioteche e nelle scuole. Un sapere trascritto che ha un vissuto che intendiamo far studiare agli studenti come patrimonio necessario alla costruzione professionale delle nuove generazioni”.

Se son rose…In questo senso,  da segnalare la storia di una start up presentata sotto il portico della casa Dussin: la diciasettenne Corinne Verdi di Padova ha varato la linea “Sesonrose” di aceto balsamico, confettura e zucchero a base di rose, rigorosamente bio. Grazie ad una coppia di vicini anziani, la giovane ha imparato una ricetta e con un pizzico di innovazione con il fratello l’ha tradotta in prodotto raffinato adottando anche i nonni come riconoscenza. “Un trionfo della sobrietà,  dei sentimenti, che aiuta a guardare al futuro con più serenità – ha commentato Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Veneto – la gente dei campi con il suo buon senso è ancora in grado di dare, allenando la società a ritrovare la fiducia anche nei momenti difficili. Una grande responsabilità a cui gli agricoltori non si sottraggono visto che si occupano di sicurezza alimentare, presidio del territorio e di salvaguardia ambientale”.

Fonte: Coldiretti Veneto

Coldiretti, no ai furbetti della casta dei campi

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiGrandi gruppi industriali, assicurativi e bancari, ma anche enti di diversa natura che non vivono certo di agricoltura sono l’elite intoccabile dei primi tremila beneficiari di contributi che ricevono un importo di oltre mezzo miliardo di euro mentre si chiedono sacrifici a tutti gli italiani a partire dagli agricoltori. La denuncia arriva dal presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo con riferimento alle scelte che stanno per essere fatte a livello nazionale nell’attuazione della riforma della politica agricola comune per il periodo 2014-2020.

Tax free. Si tratta – sottolinea la Coldiretti – di una casta di intoccabili che rappresenta appena lo 0,2 per cento degli interessati dagli interventi di politica agricola che riceve pero’ ben il 15 per cento delle risorse destinate all’agricoltura. Una rendita fondiaria e finanziaria che – precisa la Coldiretti – senza un deciso cambiamento nella programmazione nazionale rischia di essere mantenuta per i prossimi sette anni.  Molti di questi soggetti non contribuiscono alla previdenza agricola mentre altri nelle pieghe dell’attuale legislazione hanno creato società Spa ed Srl ad hoc per avere agevolazioni sull’Imu, sulla concessione edilizia, sull’acquisto dei terreni agricoli e anche sulle bioenergie facendo così – continua la Coldiretti – concorrenza sleale al reddito e all’attività dei veri agricoltori.

Necessaria discontinuità. “Ci auguriamo che in questo momento difficile per il Paese nessuno abbia la follia di mantenere questi insostenibili privilegi e ci si impegni invece per concentrare le poche risorse disponibili ai chi vive e lavora in agricoltura per il ruolo ambientale, economico e sociale che svolge per il Paese” ha concluso il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. “La lotta a tutte le rendite sembra finalmente rientrata nell’agenda della buona politica e di questo la Coldiretti se ne compiace perchè – ha concluso Moncalvo – sono necessarie grandi discontinuità sui temi della giustizia e dell’equità sociale per troppo tempo negati dalla malapolitica”.

(Fonte: Coldiretti)

 

 

Rifiuti: 20milioni di buste plastica in meno da smaltire nel 2011

Nel 2011 in Italia ci saranno circa 20 miliardi di sacchetti di plastica da smaltire in meno con un contributo determinante al contenimento dei rifiuti grazie al divieto di utilizzare quelli non biodegradabili che, con la riapertura dopo le feste di fine anno, tutti i negozi, supermarket e mercatini dovranno rispettare. E’ quanto stima la Coldiretti nel sottolineare che gli italiani consumano mediamente all’anno oltre 300 sacchetti a testa che diventano in gran parte rifiuto che va ad inquinare l’ambiente in modo  pressoché permanente poichè occorrono almeno 200 anni per decomporli.

Il problema non si limita a quello che si vede tra i rifiuti delle città, ma occorre pensare, per esempio, a quello che accade nei fiumi italiani e più in generale del mondo, quando le sponde ad ogni piena si trasformano in vere discariche; oppure alle isole di plastica degli oceani dove per un gioco di correnti si accumulano quantità enormi di rifiuti plastici galleggianti che quando si degradano avvelenano le catene alimentari, uccidendo migliaia di animali e soffocando gli organismi sul fondo dei mari. Sulla terraferma – continua la Coldiretti – spesso i rifiuti di plastica sono bruciati e ciò comporta l’emissione di sostanze clima-alteranti come l’anidride carbonica e inquinanti come le diossine, composti pericolosissimi per la salute dell’uomo e dell’ambiente.

L’inquinamento derivante dai sacchetti non è legato solo allo smaltimento, ma anche alla produzione. Si stima, infatti, che per produrne 200 mila tonnellate vengano bruciate 430 mila tonnellate di petrolio. Numerose sono le iniziative per sostituire le vecchie buste di plastica: dal ritorno alle tradizionali sporte in fibre naturali del passato alla sostituzione della plastica con materiali innovativi biodegradabili come i nuovi ecoshopper realizzati in bioplastica ricavata da mais e da altre materie vegetali. Con mezzo chilo di mais e un chilo di olio di girasole – precisa la Coldiretti – è possibile produrre circa 100 bustine di bioplastica non inquinante (bio shopper).

Nei mercati e nei punti vendita degli agricoltori di Campagna Amica – conclude la Coldiretti – sono molteplici le iniziative per favorire questo passaggio come i progetti  “Porta la Sporta” e “Compostiamoci meglio” (vedi sul portale www.campagnamica.it nella sezione stili sostenibili). La Coldiretti di Rovigo ha ideato e messo a disposizione dei frequentatori dei mercati di Campagna amica, una capiente borsa riutilizzabile con i loghi “Punto campagna amica” e “Coldiretti 100% solo prodotti agricoli italiani”. Una shopper in vero cotone naturale con grammatura di 250 grammi al metro quadro: praticamente indistruttibile e non paragonabile alle leggere borse di iuta che si trovano comunemente in vendita.

(fonte Coldiretti)

Natale 2010: sotto l’albero gli italiani amano trovare prodotti enogastronomici

La maggioranza assoluta degli italiani adulti vorrebbe trovare sotto l’albero un prodotto dell’enogastronomia che, con il 52 per cento delle preferenze, e’ di gran lunga il regalo preferito. Lo ha reso noto la Coldiretti sulla base del sondaggio on line sul ”regalo che si vorrebbe trovare sotto l’albero”.

Tra i regali piu’ gettonati al secondo posto si posizionano i capi di abbigliamento con il 12 per cento, al terzo posto ci sono con l’11 per cento le novita’ della tecnologia informatica e a seguire libri, dvd e cd con il 9 per cento mentre il 16 per cento esprime scelte molto diversificate. La possibilita’ di donare un regalo enogastronomico e’ molto ampia e – sottolinea la Coldiretti – varia dalle piu’ tradizionali offerte dei cesti natalizi alle idee piu’ moderne e innovative che utilizzano il web per assicurare forniture di prodotti di qualita’ attraverso la formula dell‘adozione di un albero da frutto, un orto, una mucca o addirittura un maiale, la vera novita’ di successo del Natale 2010.

(fonte Asca.it)

A Natale, all’estero vola il Made in Italy alimentare

Con un aumento del 10 per cento vola il Made in Italy alimentare sulle tavole delle festività di tutto il mondo con l’export di vini, spumanti, grappa e liquori, panettoni, formaggi, salumi e pasta che questo Natale toccherà i 2,2 miliardi di euro. E’ quanto stima la Coldiretti nel sottolineare il grande successo nel mese delle feste natalizie dei prodotti alimentari italiani all’estero dove nonostante  la crisi cresce la domanda di prodotti tipici nazionali da regalare a se stessi a agli altri.

A guidare la classifica di questo Natale è senza dubbio lo spumante italiano che all’estero fa segnare un aumento record del 21 per cento nelle spedizioni. Un successo che – sottolinea la Coldiretti – è il frutto della forte crescita in Germania (+10 per cento) che è il principale importatore, seguito dagli Stati Uniti (+15 per cento) e dal Regno Unito (+ 30 per cento). Tra i nuovi clienti del Made in Italy – precisa la Coldiretti – si fa luce la Russia che si classifica al quarto posto con un aumento record del 200 per cento e il Giappone che rimane però sostanzialmente stabile, sulla base degli andamenti registrati nei primi otto mesi del 2010. Complessivamente si stima che saranno circa 150 milioni le bottiglie si spumante Made in Italy consumate all’estero nel 2010 su una produzione complessiva di circa 340 milioni

Il Made in Italy più richiesto. Si tratta di risultati che – precisa la Coldiretti – trainano l’intero settore dei vini per i quali si registra complessivamente un aumento del 9 per cento che potrebbe far sfiorare a fine anno i 3,5 miliardi di euro il valore del fatturato realizzato nel 2010 sui mercati esteri dove rappresenta la principale voce dell’export agroalimentare nazionale. Ad essere richiesti molto richiesti sono anche i dolci nazionali prodotti della panetteria, della pasticceria o della biscotteria a partire dal panettone per il quale si stima che saranno consumati all’estro dieci milioni di pezzi, una quantità piu’ che raddoppiata negli ultimi venti anni. Ottimi risultati anche per la domanda di formaggi italiani che fanno registrare un aumento in valore delle esportazioni del 13 per cento e si stima che nel mese di Natale saranno spesi all’estero piu’ di 130 milioni di euro per gustarli, con il parmigiano reggiano ed il  grana padano in testa.  Sulle tavole mondiali delle feste – precisa la Coldiretti – si mangerà anche molta pasta italiana per un importo superiore a 150 milioni di euro che sancisce il primato nazionale a livello mondiale nella produzione e nell’esportazione di pasta.

Agropirateria in agguato. L’andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare da una piu’ efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale: All’estero – stima la Coldiretti – il falso Made il Italy a tavola fattura 50 miliardi di euro e sono falsi tre prodotti alimentari di tipo italiano su quattro. Le denominazioni Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono le piu’ copiate nel mondo con il Parmesan diffuso in tutti i continenti, dagli Stati Uniti al Canada, dall’Australia fino al Giappone, ma in vendita c’è anche il Parmesao in Brasile, il Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il Sud America, ma anche Pamesello in Belgio o Parmezan in Romania. Per non parlare del Romano, dell’Asiago e del Gorgonzola prodotti negli Stati Uniti dove si trovano anche il Chianti californiano e inquietanti imitazioni di soppressata calabrese, asiago e pomodori San Marzano “spacciate” come italiane. E in alcuni casi sono i marchi storici ad essere “taroccati” come nel caso della mortadella San Daniele e del prosciutto San Daniele prodotti in Canada. Un fenomeno che frena la diffusione del Made in Italy e che è causa di danni economici, ma anche di immagine. Il rischio reale è che si radichi nelle tavole internazionali un falso Made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili.

Il made in Italy vola, ma gli agricoltori…I risultati positivi delle esportazioni alimentari non si sono ancora adeguatamente trasferiti alle imprese agricole dove – conclude la Coldiretti – si registrano ancora in molti settori quotazioni al di sotto dei costi di produzione, a conferma delle pesanti distorsioni che permangono nel passaggio degli alimenti lungo la filiera dal campo alla tavola. La Coldiretti sta promuovendo un progetto per una filiera agricola tutta italiana con l’obiettivo di tagliare le intermediazioni e arrivare ad offrire, attraverso la rete di Consorzi Agrari, cooperative, mercati degli agricoltori di campagna amica, agriturismi e imprese agricole, prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo.

Effetto globalizzazione a tavola: più ananas che pesche

Il consumo di ananas degli italiani e’ raddoppiato mentre si e’ quasi dimezzato quello delle pesche negli ultimi dieci anni, con le banane che sono addirittura diventate il terzo frutto piu’ consumato dagli italiani dopo mele e arance. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sugli effetti della globalizzazione a tavola dalla quale si evidenzia che la frutta straniera rappresenta oggi ben il 15% di quella consumata nonostante l’Italia sia il primo produttore di frutta e verdura in Europa. Accanto all’arrivo di frutta ”esotica”, negli ultimi dieci anni si e’ anche assistito ad una crescita degli sbarchi di frutta straniera ”contro” stagione come i mirtilli dall’Argentina (+560 per cento), le ciliegie dal Cile (+122 per cento) o l’uva dal Sudafrica (+50 per cento), prodotta in abbondanza anche in Italia. Una tendenza che, denuncia l’organizzazione agricola, ”comporta spreco di denaro, energia e inquinamento ambientale per i trasporti, spesso dovuta alla perdita di conoscenza dei cicli stagionali e amplificata dalla mancanza di trasparenza sull’origine dei prodotti in etichetta”, sulla quale la Coldiretti chiede di ”intensificare i controlli”.

(fonte Asca)

Pasta italiana…made in Grecia

La scandalosa importazione di pasta con falso marchio Made in Italy proveniente dalla Grecia mette a rischio l’immagine dell’agroalimentare nazionale in tutto il mondo e danneggia consumatori e agricoltori italiani, che vedono sottopagato il proprio grano. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente l’operazione della Guardia di Finanza e della dogana di Ancona che ha portato al sequestro, su tre rimorchi sbarcati da una traghetto greco e diretti nel Nord Italia, di sessantatre tonnellate di pasta che, benche’ prodotta all’estero riportava sulle confezioni la scritta “Made in Italy”’ oltre ad altri simboli e  iscrizioni tali da indurre il consumatore a ritenere la merce di origine italiana.

Italiani primi consumatori al mondo di pasta con 26 chili a testa. La pasta è il prodotto simbolo dell’alimentazione mediterranea e dell’Italia che detiene il primato nella produzione e nel consumo che è fissato – sottolinea la Coldiretti – attorno ai 26 chili a persona, tre volte superiore a quello di uno statunitense, di un greco o di un francese, cinque volte superiore a quello di un tedesco o di uno spagnolo e sedici volte superiore a quello di un giapponese. Ad essere danneggiati insieme ai consumatori ci sono gli agricoltori ai quali – precisa la Coldiretti – il grano duro  viene pagato intorno ai 22 centesimi al chilo mentre la pasta arriva a 1,4 euro al chilo secondo il servizio sms consumatori.

Frodi alimentari: danno per l’economia, il gusto e la salute degli italiani. L’azione delle forze dell’ordine è importante per contrastare il furto di immagine e di identità che subisce il vero Made in Italy, che rappresenta – sostiene la Coldiretti – il vero ostacolo alla crescita economica del settore agricolo e dell’intero Paese . Un danno incalcolabile per l’agricoltura italiana che – precisa la Coldiretti – vede sottopagati i propri prodotti senza alcun beneficio per i consumatori, anche per l’effetto della concorrenza sleale che vede sfacciatamente immesso in commercio cibo proveniente da chissà quale parte del mondo come italiano. Un piatto di pasta su quattro consumato nel mondo – conclude la Coldiretti – e’ fatto in Italia che è leader nella produzione con 3,2 milioni di tonnellate superiore a quella degli Stati Uniti (2 milioni di tonnellate), del Brasile (1 milione di tonnellate) e della Russia (858 mila tonnellate).

(fonte Coldiretti)