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Irrigazione e sicurezza idraulica, raddoppiati i costi, i Consorzi di bonifica chiedono sostegno alla Regione Veneto

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“I costi energetici peseranno sempre più nei bilanci dei Consorzi di bonifica a causa dei mutamenti climatici che richiedono lavoro extra sia per il pompaggio di acqua irrigua in estate, sia per il funzionamento delle idrovore chiamate a mantenere in sicurezza il territorio in presenza di precipitazioni dal carattere sempre più torrenziale” Ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto, l’associazione dei Consorzi di bonifica, intervenuto nei giorni scorsi in Regione nelle audizioni della Commissione Bilancio.

La richiesta. “I Consorzi di bonifica sono tenuti al pareggio di bilancio e non vogliono gravare interamente sulle spalle di agricoltori e cittadini, già oberati dall’inflazione, chiediamo pertanto alla Regione un impegno finanziario concreto.” Dati alla mano, il 2022, tra siccità e caro bolletta, passerà agli annali come annus horribilis anche per il sistema dei Consorzi di bonifica cui spetta la sicurezza idraulica e la gestione dell’acqua irrigua e che, a tal proposito, gestiscono circa 400 impianti di pompaggio per l’irrigazione a pressione e altrettanti impianti idrovori. “Secondo le nostre previsioni – ha spiegato il direttore di ANBI Veneto Andrea Crestani in Commissione-, a fronte di un +15% di energia utilizzata, i Consorzi del Veneto dovranno far fronte a una bolletta del 103% in più rispetto all’anno scorso. In euro significa 19 milioni non previsti a inizio anno: da 18,2 milioni del 2021 ai 37 milioni del 2022”. Nell’audizione ANBI Veneto ha anche chiesto alla regione di sostenere il “Piano Laghetti”, attualmente in fase di definizione, fondamentale per realizzare invasi in grado di aumentare la capacità del territorio di trattenere acqua da utilizzare nei periodi siccitosi.

Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto

Bonifica: tavolo tecnico al lavoro con i Consorzi per ridurre consumi idrici in agricoltura, prorogata di 3 anni la scadenza delle concessioni

L’obiettivo è ridurre del 12 per cento entro il 2022 i prelievi d’acqua a fini irrigui nelle campagne venete coniugando la salvaguardia degli ecosistemi dei corsi d’acqua con le esigenze di una produzione agricola di qualità. Questo il compito che la Regione Veneto, su proposta dell’assessore all’agricoltura e alla bonifica Giuseppe Pan, ha affidato al tavolo tecnico costituito dai responsabili delle Direzioni regionali Difesa Suolo, Geni civili e Servizi forestali e Agroambiente, delle Commissioni Via, nonché dal direttore dell’Associazione dei Consorzi di Bonifica.

Il gruppo di lavoro, che si avvarrà della collaborazione dei Dipartimenti di Ingegneria civile e di Agronomia dell’Università di Padova per le attività di studio, dovrà approfondire e proporre interventi per ridurre i prelievi a scopo irriguo dei Consorzi di bonifica, in particolare dai grandi corsi d’acqua, e dovrà programmare al meglio l’uso della risorsa acqua nei 17 sottoschemi in cui si articola la rete irrigua veneta, formata da canali e scoli, che attinge dai principali fiumi. “Gestire la risorsa idrica secondo criteri di efficienza, quando è scarsa, è sempre più difficile – spiega l’assessore Pan – tenuto conto della complessità di coniugare gli usi civili, legati all’approvvigionamento idropotabile e all’allontanamento dei reflui di scarico dei depuratori, con i fabbisogni dell’agricoltura, dell’industria, della produzione di energia idroelettrica, nonché con la tutela degli ecosistemi acquatici. Ci siamo prefissi di riuscire, entro 3 anni, a definire un quadro di programmazione dell’irrigazione nel territorio regionale”. A tal fine, la Giunta veneta ha prorogato per altri tre anni le autorizzazioni ai Consorzi di bonifica per le derivazioni ad uso irriguo in forma collettiva, dando così tempo sino al 2022 per la redazione del quadro programmatorio regionale dell’irrigazione. Intanto, in via sperimentale, i Consorzi sono invitati a ridurre del 12 per cento le principali derivazioni dai corsi d’acqua già autorizzate.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Estate 2015, mezzo miliardo di metri cubi d’acqua per fronteggiare in Veneto il periodo torrido, ma non è ancora emergenza siccità

4-Irrigazione-in-Agricoltura_html_57386c50-e1437129203987Mentre è in corso anche in Veneto l’ondata di caldo africano che ha investito l’Italia, i Consorzi di bonifica sono al lavoro per garantire l’acqua irrigua ai 600 mila ettari di campagne venete. Giuseppe Romano, presidente Unione Veneta Bonifiche:Negli ultimi 15 giorni abbiamo garantito alle nostre campagne mezzo miliardo di metri cubi d’acqua, necessari alla produzione del “made in Italy” agroalimentare della nostra regione”.

In un anno, distribuiti 5 miliardi di metri cubi d’acqua. “E’ proprio in periodi siccitosi come questo che viene valorizzato il valore ambientale che l’acqua offre non solo all’agricoltura ma anche al territorio e al paesaggio. La pratica irrigua nell’alta pianura veneta infatti, contribuisce fortemente a ricaricare la falda acquifera e a tenere in vita le risorgive a valle”, continua Romano. I consorzi di bonifica del Veneto provvedono a distribuire annualmente all’agricoltura veneta 5 miliardi di metri cubi d’acqua, necessari all’irrigazione di 600 mila ettari di cui 200 mila strutturati e 400 mila di soccorso. Tutto ciò è possibile grazie ad una quotidiana gestione di una rete di canali ad uso esclusivamente irriguo da 8.425 km, oltre a circa 10.000 km di rete promiscua (scolo e irrigazione). Il 67% della superficie irrigabile è servito da irrigazione da rete promiscua, il 26% da irrigazione attrezzata a gravità e il 7% da irrigazione attrezzata in pressione.

Non si può ancora parlare di siccità, ma di allarme per le risorse idriche. “La stagione estiva – conclude Romano – ha vissuto alternate condizioni di piovosità, per cui stiamo fronteggiando in maniera ottimale la stagione estiva particolarmente calda e non possiamo ancora parlare di emergenza siccità.”

Fonte: Unione Veneta Bonifiche

Massimo Gargano, presidente A.N.B.I.: “Le emergenze ambientali del paese hanno una sola risposta, la prevenzione”

“L’emergenza idrogeologica del territorio e la grande macchia oleosa sul fiume Po devono obbligare ad un’univoca riflessione: la necessità della prevenzione.” Lo afferma Massimo Gargano, Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.) a margine della Preconferenza Organizzativa dei Consorzi di bonifica del Nordest, svoltasi a Mogliano Veneto, in provincia di Treviso.

Norme ambientali per le aziende non agricole da rivedere. Intervenendo sull’allarme ambientale, che sta interessando il più grande fiume italiano, aggiunge: “Sarebbe bastato che lo sversamento di petrolio fosse avvenuto fra qualche settimana (a stagione irrigua avviata) e quello che oggi è un gravissimo danno ambientale si sarebbe rivelato anche una iattura economica dalle pesanti conseguenze per il settore primario padano. Il paventato blocco dell’irrigazione, infatti, comporterebbe, se prolungato nei giorni, danni per milioni di euro alle coltivazioni in campo che, lungo l’asta del Po, vanno dai seminativi all’ortofrutta fino all’aglio IGP ed ai prati stabili; senza contare l’enorme tragedia, che rappresenterebbe l’ingresso della massa oleosa nel delta polesano e le ancora incerte conseguenze, che potrebbero avere, per la salubrità idrica, i depositi di sostanze inquinanti rilasciati sul fondo dalla macchia oleosa. Non capisco perché – insiste Gargano – al deposito di Villasanta non siano state applicate quelle norme di prevenzione ambientale che, invece, sono imposte alle aziende agricole.”

I Consorzi di bonifica nordestini uniti per la riduzione del rischio idreologico
. Intervenendo sulla situazione idrogeologica a Nordest, Gargano ha ricordato come dal quotidiano lavoro dei Consorzi di bonifica sia scaturita la proposta di Piano Nazionale per la Riduzione del Rischio Idrogeologico, fatto di progetti perlopiù immediatamente cantierabili: nel Veneto si tratta di 346 progetti per un importo complessivo di 703 milioni di euro; in Friuli Venezia Giulia, i progetti sono 6 per una spesa totale di 323 milioni di euro; in Trentino Alto Adige, 1 progetto per un importo di 3 milioni di euro; prevedono perlopiù interventi di manutenzione e adeguamento della rete idraulica di scolo delle acque a difesa dei centri abitati.

(fonte Anbi)