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Clima, raggiunto un livello di gas serra mai avuto in 800 mila anni, se ne è parlato all’incontro ARGAV-Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd)

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da sx Marco Monai, Fabrizio Stelluto, Andrea Crestani ed Hermes Redi

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Asiago Dop

 

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I produttori ospiti de “La cucina del Wigwam” dedicata all’Asiago Dop

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Nell’arco di 800 mila anni, nella Terra si sono alternati periodi caldi e di glaciazione, rintracciabili attraverso le registrazioni climatiche ottenenute con le analisi del terreno (carotaggi) . Ma in questo lunghissimo arco di tempo, la concentrazione nell’atmosfera di anidride carbonica (gas serra) non aveva mai superato il livello di guardia di 300 punti, fatto invece successo negli ultimi anni, in cui si sono registrati 380 punti con previsioni di crescita a 400. La colpa? Dell’uomo e della sua opera di antropizzazione (combustione gas fossili, deforestazione). A confermare, ancora una volta, il fatto che il cambiamento climatico in atto sia dovuto al fattore umano (dissesto idrogeologico compreso, con relativi tragici fatti che ogni anno colpiscono l’Italia), è arrivato l’intervento di Marco Monai, direttore del Centro Meteo di ARPAV, intervenuto all’incontro ARGAV-Wigwam del 24 ottobre scorso, incentrato sul tema dell’acqua (da contenere, regimare, valorizzare).

Raggiunto presto il punto di non-ritorno? A suffragio di quanto esposto da Monai, arriva anche l’ultimatum lanciato nel frattempo dal rapporto finale dell’Ipcc (il gruppo di esperti sui cambiamenti climatici dell’Onu): “Le emissioni mondiali di gas serra devono essere ridotte dal 40 al 70% entro il 2050 e sparire definitivamente dal 2100, perché la temperatura media della Terra e degli Oceani ha acquistato 0,85C tra il 1880 e il 2012 e resta poco tempo per contenere l’aumento della temperatura entro i 2 gradi centigradi, limite per evitare conseguenze tragiche per l’uomo e la natura”.

Pevisioni meteo, attendibili sono nell’arco di una settimana. Monai ha spiegato che i dati di elaborazione attendibili delle previsioni meteo a livello stagionale sono molto bassi e che per l’Italia è ancora più difficile prevedere il tempo meteorologico al di là della settimana, causa la morfologia del Paese, molto diversificata. Dunque, non si dovrebbe dar retta a coloro che all’inizio di ogni stagione annunciano gran freddo oppure gran caldo, attenendosi a consultare, di settimana in settimana, fonti di informazioni, anche web, accreditate dal punto di vista scientifico. A proposito della condizione idrogeologica del Veneto, Andrea Crestani, direttore di Unione Veneta Bonifiche, altro ospite dell’incontro, ha ribadito la responsabilità dell’uomo sul dissesto in atto nel Belpaese (“abbiamo costruito dove non si poteva”), informando che dagli anni 70/80 del secolo scorso, abbiamo perso terreno agricolo pari a 13 campi di calcio al giorno. Crestani ha spiegato che il Veneto sta migliorando per quanto riguarda il rischio alluvioni – nel 2013 sono stati aperti 130 cantieri utili al riguardo – ma non per quanto riguarda gli allagamenti dei centri urbani, su cui incidono anche le scelte delle amministrazioni locali.

La difesa ambientale della laguna di Venezia. Altro ospite dell’incontro è stato Hermes Redi, direttore di Consorzio Venezia Nuova,  ente concessionario del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Magistrato alle Acque di Venezia per la realizzazione dei piani di salvaguardia della Laguna di Venezia, tra i quali rientra anche il progetto MOSE, finito nella bufera per corruzione, tangenti e fondi neri. Al di là delle vicende giudiziarie – ancora in corso – che hanno travolto politici e imprenditori, Redi ha parlato di come il MOSE, che sarà completato a giugno 2017, non sia solo un progetto ingegneristico italiano per la difesa di Venezia dalle acque alte, ma anche un progetto di difesa ambientale. L’ente, infatti, è nato per salvaguardare Venezia e la laguna, un’area di 550 km quadrati afflitta da problemi di subsidenza, aumento livello maree, mareggiate, erosione, inquinamento, acque alte. A questo proposito, il Consorzio si è attivato nel rinforzare il litorale di Pellestrina, una cinquantina di chilometri in tutto, nell’aumentare la resilienza ambientale del territorio attraverso la ricostruzione di barene per oltre 1600 ettari, nel recuperare le isole abbandonate come le isole della Certosa e di San Servolo, nella difesa ambientale (40 km di canali industriali coperti e 100 km di rive rialzate e restaurate, adattamenti all’innalzamento del livello del mare, come ad esempio a Chioggia).

Tutte le forme dell’Asiago Dop. A fine serata, come è oramai tradizione negli incontri mensili ARGAV-Wigwam, Efrem Tassinato, chef-giornalista e nostro anfitrione, ha curato l’aspetto enogastronomico. La “Cucina del Wigwam”, ha portato in tavola il tema “Il formaggio Asiago DOP e le sue forme“. In particolare, si sono degustati gnocchi farciti al formaggio Asiago Dop (Agostini Elio di San Martino di Lupari), pasta fresca farcita al formaggio Asiago Dop (Pastificio Avesani di Bussolengo), vino Vespaiolo Breganze Doc (Cantina Maculan di Breganze), Asiago fresco Dop (Azienda Agricola Rela di Canove), birra Antoniana (Birrificio Antoniano di Villafranca Padovana), Asiago mezzano Dop (Consorzio Tutela Asiago Dop) e confettura (Azienda Agrituristica del vicentino), Asiago vecchio Dop (Consorzio Tutela Asiago Dop) e miele allo zafferano (Malga Asiago di Massimiliano Gnesotto di Asiago), Asiago stravecchio Dop (Azienda Agricola Rela di Canove e vino Torcolato di Breganze (Cantina Maculan di Breganze). Dulcis in fundo, abbiamo assegnato la deliziosa torta Ortigara (Pasticceria Carli di Asiago).

 

 

 

 

I soci Argav in visita al Mose

25/06/10 I soci Argav durante la visita al MO.S.E. organizzata dal Consorzio Venezia Nuova (foto Mirka Cameran Schweiger)

(di Beatrice Tessarin) Mosè salvò il popolo ebraico dalle acque del mar Rosso, mentre fuggiva inseguito dai carri da guerra degli egiziani. Il MO.S.E., con una straordinaria assonanza tecnologica (è infatti l’acronimo di “modulo sperimentale elettromeccanico”) dovrebbe salvare Venezia dalle acque dell’Adriatico, nonostante l’inseguimento degli strascichi dei partiti del “no”.

25/06/10 Visita Mose soci Argav (foto Beatrice Tessarin)

L’Arsenale il futuro centro operatativo di controllo del Mose . Per dare un’occhiata da vicino, il 25 giugno, una trentina di soci dell’Argav sono stati ospiti del Consorzio Venezia Nuova, che ha messo a disposizione un intero staff tecnico per accompagnare i giornalisti all’Arsenale restaurato (che diventerà il centro operativo di controllo del “sistema Mose”), sui cantieri aperti alla bocca di Lido (dove sono in costruzione i giganteschi cassoni di calcestruzzo) e nella laguna Nord, per visitare la ricostruzione dell’ambiente morfologico delle barene. Una squisita ospitalità che ha permesso di vedere cose normalmente precluse ai cittadini comuni, anche perché, nonostante le dimensioni ciclopiche, i cantieri (circa 15 chilometri) sono tutti fronte mare e riforniti via acqua con circa 1600 metri di lavori subacquei. Nel solo cantiere della bocca di Lido, lavorano 180 operai, ma sono circa tremila le persone impegnate nelle opere dirette e nell’indotto.

25/06/10 I soci Argav in visita ai cantieri Mose (foto Beatrice Tessarin)

Cos’è il MO.S.E. Il “progetto Mose” è un sistema di dighe mobili (4 in tutto), costituite da paratoie allineate (78 complessivamente) che vanno dai 3,6 ai 4,5 metri di spessore per un’altezza variabile dai 18,5 ai 29,6 metri e lunghe 20 metri e che si alzeranno dal loro alloggiamento sottomarino in caso di pericolo di marea superiore ai 110 centimetri (ma potrebbero funzionare anche per livelli inferiori) e andranno ad isolare la laguna veneziana, chiudendo le tre bocche di porto (Lido, Malamocco e Chioggia) che la collegano col mare Adriatico. Insomma, 1600 metri di dighe fantasma, che in mezzora risalgono dal mare: una cosetta da niente nei giochi per bambini, un problemino maggiore nei giochi per ingegnere idraulico, tenendo conto dell’ambiente naturale in equilibrio terra-acqua, dell’impatto ambientale sugli habitat, del fatto che tutto si deve mimetizzare e far vivere le attività portuali come se niente fosse. Eppure si può fare. Il Mose è al 63 per cento e sarà operativo nel 2014.

25/06/10 Visita Mose soci Argav (foto Beatrice Tessarin)

Le opere di difesa passiva. Il lavoro maggiore e forse meno eclatante è, però, cominciato nel 1987, col recupero del litorale, il restauro dei moli, il rialzo delle rive urbane, l’escavo dei canali, il consolidamento delle difese a mare contro le mareggiate, il ripristino dell’ambiente morfologico con la creazione di nuove barene in laguna. Tutte opere di cosiddetta difesa passiva che mirano ad impedire l’erosione marina, a rompere il moto ondoso, a ridurre gli effetti del vento per “aiutare la natura a difendere Venezia”, come dicono al Consorzio Venezia Nuova. E consentire così alla tecnologia del Mose di essere l’ultima barriera della città, da attivare in caso di fallimento di un efficace sistema di difese passive, che oggi sono all’85 per cento del progetto. Un costo complessivo di circa 4.700 milioni di euro. Deve funzionare per forza. Ma, l’insieme delle opere e delle sperimentazioni multidisciplinari di questi vent’anni sono forse il vero miracolo del progetto Mose, perché hanno permesso di accumulare una mole di sapere unico al mondo. Tutto l’ingegno, la creatività, la tecnologia, la biologia e le scienze ambientali, unite all’esperienza dei veneziani, alla conoscenza anche storica del loro territorio, hanno creato uno know how economicamente monetizzabile ed esportabile.

25/06/10 Visita Mose soci Argav (foto Beatrice Tessarin)

Venezia e l’acqua: da sempre una relazione complicata. Si dice che il mondo salverà Venezia, perché tutte le migliori menti mondiali hanno concorso per tutelare la città serenissima, ma è possibile che sia invece Venezia a salvare il mondo, esportando le sue ormai millenarie conoscenze di come si sopravvive ai bordi di un mare che si alza costantemente.