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5 novembre 2023, Granze di Camin (PD), manifestazione contro ampliamento Alì “Diciamo assieme basta al consumo del suolo”

IMG-20231101-WA0006Riceviamo dal Circolo Wigwam Presidio ilpresidio@wigwam.it e dal Comitato cittadini Granze cittadini.granze@libero.it la seguente comunicazione:

“I disastri ambientali oramai evidenti e da tutti imputati alla mala gestione del territorio e alla cementificazione compulsiva non bastano per riportare il business nei corretti binari dell’interesse delle Comunità Locali. Ed è così che la zona industriale di Padova si allarga ancora al suo intorno, così come un tempo, consumando ancora terreno vergine, terreno agricolo, nonostante che al suo interno vi siano intere zone inattive con capannoni vuoti lasciati a deperire. Una zona industriale che l’attuale giunta Giordani ha scelto di espandere oltre il limite prefissato nel Piano degli Interventi per accontentare l’attività produttiva di un imprenditore privato, ALI’ S.p.a. con sede in via Olanda”.

“ALI’ S.p.a. caso emblematico, nel 2021 deposita al SUAP di Padova un progetto di ampliamento dell’attuale sede operativa in via Svezia mediante la realizzazione di tre nuovi depositi (uno di questi alto 35 metri) che vanno ad occupare una superficie di 154.850 mq. di superficie in zona agricola, al di fuori del perimetro della zona industriale. Così facendo ALI’ S.p.a. chiede al Comune di approvare una Variante urbanistica al Piano degli Interventi per trasformare l’area in questione da agricola a industriale”. 

“I cittadini di Granze e di Camin di Padova riuniti in comitato affermano che ben presto vedranno così scomparire quel poco di territorio che si era salvato dalla precedente urbanizzazione industriale degli anni ’60 del secolo scorso, assistendo, ancora una volta, impotenti a tale misfatto. Dicono che la proposta di piantumazione di nuovi alberi è una misura che non risolve i problemi connessi al consumo di suolo, anche perché l’area a verde è obbligatoria all’interno del lotto per normativa, ma un modo di presentare come sostenibile un progetto che va totalmente nella direzione opposta. E gridano a gran voce “non ci facciamo abbindolare nemmeno dallo specchietto per allodole dei posti di lavoro perché, come indicato nella relazione illustrativa di ALI’ S.p.a., il sistema d’immagazzinaggio è del tutto meccanizzato.  Nella zona industriale di Padova esistono numerose aree con magazzini o ex fabbriche abbandonate: aree che potrebbero essere riutilizzate o rigenerate, senza bisogno di sottrarre altro terreno vergine, certo con costi maggiori, ma è evidente che ogni nuovo metro quadro di suolo cementificato produce danni che si sommano in modo esponenziale. Inoltre, ci domandiamo se siano questi i posti di lavoro che vogliamo e che le istituzioni e gli enti locali devono sostenere. Noi crediamo invece che le Amministrazioni Pubbliche dovrebbero favorire solo quelle iniziative economiche che creano posti di lavoro coerenti con le politiche di contrasto della crisi climatica ed ecologica.”

Il programma di “Diciamo assieme basta al consumo di suolo!” di domenica 5 novembre 2023 a Granze di Camin – Padova. Ritrovo alle ore 10:30 piazzetta Beffagna Via delle Granze Sud, 49 passeggiata aree verdi della Zip, passeggiata lungo Via Polonia Riviera Maestri del Lavoro, picchetto davanti al capannone di Ali Spa  in via Svezia, passeggiata in Via Villa Ruffina.

Fonte: Wigwam
 

Consumo del suolo, alla base sta la perdita del senso del valore del cibo

agricolturaConsumo di suolo agricolo, urbanizzazione senza pianificazione, illegalità e speculazioni edilizie sono tutti fenomeni conseguenti al fatto che la società attuale ha perso la consapevolezza che tutto il cibo proviene dalla terra e che questo cibo ha un costo. Non c’è alimentazione senza almeno un agricoltore in qualche parte del mondo, il cui lavoro dovrebbe essere premiato e invece è spesso sfruttato. Queste e altre riflessioni sono state al centro del convegno “Territorio e creazione: destinazione comune dei beni e valore dell’agricoltura”, che Coldiretti Rovigo ha organizzato lo scorso 3 novembre per i sacerdoti delle parrocchie polesane. Il tema anticipa quello della Giornata del Ringraziamento secondo le indicazioni della Cei.

Ogni prodotto ha dei costi nascosti. “Dobbiamo tornare a calcolare i costi dei prodotti in relazione ai costi collettivi che incorporano – ha detto Stefano Masini, responsabile dell’Area Ambiente e territorio della Confederazione nazionale Coldiretti -. Ogni prodotto ha dei costi nascosti, in termini di inquinamento ambientale, lavoro minorile, sfruttamento dei territori e delle collettività, che non rientra nel prezzo che si vede. Invece noi siamo abituati a comprare tutto sugli scaffali senza porci il problema del valore del cibo. Cibo industriale che non racconta una tradizione, un ambiente, una cultura: un cibo senza storia. Invece, ogni alimento è legato alla terra e mangiare è un atto agricolo: mangiare in modo responsabile significa chiedersi da dove viene e quali costi reali ha dietro quel prodotto. Erodiamo il suolo – ha dichiarato Masini – perché abbiamo perso il senso del valore del cibo come priorità. Il mondo in cui mangiamo determina l’utilizzo che facciamo del territorio”. “La nostra sfida – ha concluso Masini – è lavorare per un’agricoltura legata alle identità, alle differenze, ai luoghi, attenta ai bisogni dei territori. Solo così potremo essere competitivi”.

Il luogo come un entità ricca di vita, di valori. “Il suolo non può essere derubricato a merce – ha affermato don Paolo Bonetti, consigliere ecclesiastico della Confederazione Coldiretti – è un bene sociale oltre che economico. Per tutelarlo bisogna conservare la ruralità, nutrire il suolo perché esso continui a nutrirci e governarlo con strumenti efficaci”. Una motivazione etica per conservare la terra è stata anche il centro dell’intervento del vescovo di Adria Rovigo Lucio Soravito De Franceschi: “Le crescenti devastazioni della natura sono causate da uomini indifferenti alle esigenze dell’ordine e dell’armonia che reggono il creato”.

Importato più del 50 per cento del cibo che arriva sulla tavola. Il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo, tirando le somme ha fatto appello ai sacerdoti presenti affinché contribuiscano a scuotere le coscienze perché si faccia più viva l’attenzione quando si compra il cibo. “Territorio, sostenibilità, ambiente, istintività, trasparenza – ha detto Giuriolo – sono ormai cardini della nostra agricoltura e del nostro lavoro quotidiano di imprenditori agricoli. Ma ancora, nonostante questo impegno, non riusciamo a coprire i costi di produzione. Mancano ancora delle regole che mettano in trasparenza il valore del nostro lavoro. L’Italia importa più del 50 per cento del cibo che arriva sulle tavole e che arriva con regole e standard di sicurezza diversi dai nostri; intanto ogni giorno tante imprese agricole chiudono e il consumatore paga ciò che acquista 10 volte di più di quanto guadagna il produttore. Sono distorsioni che Coldiretti continuerà a combattere chiedendo sempre di più la trasparenza dell’origine, ma sappiamo che non siamo più soli come un tempo: ora abbiamo la vicinanza del consumatore ed una grande fetta della società, che stanno capendo che dietro ad ogni piatto c’è una storia, un valore, un lavoro di qualità e sicurezza”.

Fonte: Coldiretti Rovigo

Consumo del suolo, il ruolo dei fertilizzanti nella produzione di cibo

Assofertilizzanti, l’Associazione nazionale produttori di fertilizzanti che fa parte di Federchimica, ha commentato la presentazione del rapporto del Ministero dell’agricoltura sulla condizione del consumo del suolo e dell’agricoltura in Italia ricordando che : «il suolo è un bene comune e una risorsa preziosa per l’agricoltore, da tutelare e preservare dalle minacce derivate dal suo sfruttamento».

In quarant’anni, perso il 28% della superficie agricola utilizzata. L’allarme lanciato dal Ministero si fonda sulla consapevolezza che una sempre crescente cementificazione può produrre una perdita di fertilità, di produttività, di bellezza e cultura. Dal 1971 al 2010, infatti, abbiamo perso il 28% della superficie agricola utilizzata, un’area grande come la Lombardia, la Liguria e l’Emilia Romagna: ed è proprio in queste regioni che, negli ultimi 50 anni, è stato registrato il maggior incremento di popolazione.

Negli anni ’50 un ettaro di frumento produceva 1,4 tonnellate, oggi si arriva anche a 4. “Per soddisfare il fabbisogno alimentare nazionale, occorrerebbero 61 milioni di ettari disponibili: l’Italia ne dispone di poco più di 12. – ha affermato Francesco Caterini, Presidente di Assofertilizzanti – In questo contesto il supporto delle tecnologie più innovative, come i fertilizzanti, ha permesso di compensare scarsità di terreno con l’aumento della produttività. Se negli anni ’50 un ettaro a frumento produceva 1,4 tonnellate, oggi ne arriva a produrre anche 4». Il 46% degli italiani è preoccupato per il rischio che l’agricoltura non riesca a produrre cibo a sufficienza per tutti. I fertilizzanti, in questo contesto, svolgono un ruolo fondamentale per difendere il suolo dal progressivo impoverimento reintegrando gli elementi nutritivi prelevati dalle colture.

(Fonte: Asterisco Informazioni)